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UDIENZA GENERALE
(4 OTTOBRE 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
4 ottobre 2006
IL
VANGELO CI METTE IN GUARDIA DAI PREGIUDIZI E CI INVITA A
NON ACCONTENTARCI DELLE PAROLE
MA A
FARE ESPERIENZA PERSONALE DI GESU’, NELLA DIMENSIONE
DIVINA E TERRENA
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E’
rientrato stamani in Vaticano Benedetto XVI, giunto
in elicottero dalla residenza di Castel Gandolfo,
concluso ormai il suo soggiorno estivo nella località
laziale, alle porte di Roma. Ad accoglierlo in
Piazza San Pietro 40 mila persone, raccolte per
l’udienza generale, incentrata oggi
sull’apostolo Bartolomeo, proseguendo nel ciclo di
catechesi iniziate a metà marzo dedicate al
rapporto tra Cristo e
la Chiesa
, nel cui ha ambito ha sviluppato a partire da
maggio il racconto di vita dei dodici Apostoli. Il
Servizio di Roberta Gisotti:
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Dio
“sorprende le nostre attese facendosi trovare proprio là
dove non ce lo aspetteremmo”, lo ha ricordato Benedetto
XVI alle migliaia di pellegrini, portando l’esempio
dell’apostolo Bartolomeo, identificato anche con il nome
di Natanaele, che significa “Dio ha dato”. A lui,
l’apostolo Filippo comunica di aver trovato “Gesù,
figlio di Giuseppe da Nazaret”. E Natanaele risponde con
un pregiudizio: “Da Nazaret può mai venire qualcosa di
buono”? Replica allora Filippo: “Vieni e vedi!”.
Dunque ha detto il Papa: “nel nostro rapporto con Gesù
non dobbiamo accontentarci delle sole parole”, “la
nostra conoscenza ha bisogno di un’esperienza viva”:
“La
testimonianza altrui è certamente importante, poiché di
norma tutta la nostra vita cristiana comincia con
l’annuncio che giunge fino a noi ad opera di uno o più
testimoni. Ma poi dobbiamo essere noi stessi a venir
coinvolti personalmente in una relazione intima e profonda
con Gesù”.
“Ecco
davvero un Israelita, in cui non c’è falsità”,
esclama Gesù incontrando Natanaele, che risponde: “Rabbì,
tu sei il figlio di Dio, tu sei il re d’Israele”. Si
tratta, ha spiegato il Santo Padre, di una confessione di
fede limpida, che pone in luce il doppio aspetto
complementare dell’identità di Gesù:
“Non
dobbiamo mai perdere di vista né l’una né l’altra di
queste due componenti, poiché se proclamiamo di Gesù
soltanto la dimensione celeste, rischiamo di farne un
essere etereo ed evanescente, e se al contrario
riconosciamo soltanto la sua concreta collocazione nella
storia, finiamo per trascurare la dimensione divina che
propriamente lo qualifica”.
Non
ci sono molte altre notizie sulla vita di Bartolomeo, ha
detto il Papa, constatando
come “l’adesione a Gesù può essere vissuta e
testimoniata anche senza il compimento di opere
sensazionali”.
Nei
saluti finali Benedetto XVI, il ricordo di San Francesco
d’Assisi nella festività odierna e un particolare
incoraggiamento ai partecipanti al Convegno internazionale
della famiglia di “Radio Maria” nel mondo, riuniti a
Collevalenza in Umbria, perché proseguano
“nell’impegno di diffondere, via etere,
l’inesauribile messaggio della salvezza di Cristo”.
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