|
UDIENZA GENERALE
(5 LUGLIO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
5 luglio 2006
DOBBIAMO
ESSERE SEMPRE PRONTI, A DICHIARARE
LA NOSTRA ADESIONE
A CRISTO: COSI’ BENEDETTO XVI ALLE MIGLIAIA DI FEDELI,
OGGI IN PIAZZA SAN PIETRO, ALL’ULTIMA UDIENZA GENERALE
PRIMA DELLE SUE VACANZE ESTIVE E ALLA VIGILIA DEL SUO
VIAGGIO A VALENCIA SABATO E DOMENICA PROSSIMA
|

|
“La
fede supera ogni umano interesse, ha sottolineato
Benedetto XVI, nell’ultima udienza generale,
stamane, prima delle vacanze estive, in Valle
d’Aosta, a Les Combes, dall’11 al 28 luglio. E
prima del viaggio a Valencia, in Spagna, sabato e
domenica prossimi, per partecipare al V Incontro
mondiale delle famiglie. Il servizio di Roberta
Gisotti:
|
**********
Decine
di migliaia di pellegrini, nonostante il caldo torrido,
hanno accolto Benedetto XVI in Piazza San Pietro per
ascoltare la sua catechesi dedicata oggi alla figura di
Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo. Secondo
la tradizione, “il discepolo prediletto”, colui che
“poggia il capo sul petto del Maestro durante l'Ultima
Cena, si trova ai piedi della Croce insieme alla Madre di
Gesù ed è infine testimone sia della Tomba vuota che
della stessa presenza del Risorto”. Giovanni, occupa
“un posto di rilievo” nella Chiesa di Gerusalemme e
Paolo lo annovera tra le ‘colonne’ della prima comunità
di cristiani. “Insieme con Pietro, davanti al Sinedrio
che li sta processando”, dichiara: “Noi non possiamo
tacere quello che abbiamo visto e ascoltato”. Un modello
per la nostra vita, ha sottolineato Benedetto XVI.
“Proprio
questa franchezza nel confessare la propria fede resta un
esempio e un monito per tutti noi ad essere sempre pronti
a dichiarare con decisione la nostra incrollabile adesione
a Cristo, anteponendo la fede a ogni calcolo o umano
interesse”.
Il
Papa ha quindi rievocato l’importanza di questo apostolo
per
la Chiesa
orientale, dove il culto di Giovanni si affermò a partire
dalla città di Efeso, dove, avrebbe a lungo operato
morendovi infine in età molto avanzata, e dove restano
ancora oggi le rovine di una grande Basilica a lui
intitolata, costruita dall’imperatore Giustiniano nel VI
secolo. Infine l’invocazione per tutti i seguaci di
Cristo:
“Il
Signore ci aiuti a metterci alla scuola di Giovanni per
imparare la grande lezione dell’amore così da sentirci
amati da Cristo ‘fino alla fine’ e spendere la nostra
vita per Lui”.
Dopo la catechesi durante i saluti nelle varie lingue, il
Santo Padre ha ricordato ai pellegrini polacchi che nel
mese di luglio si venera il preziosissimo Sangue di
Cristo. Ma “nel mondo – ha deprecato Benedetto XVI -
viene continuamente sparso il sangue umano innocente. Nei
cuori degli uomini, invece dell’amore evangelico, dimora
spesso l’odio, invece della cura per l’uomo, il
disprezzo e la sopraffazione”. Da qui la richiesta di
preghiere “affinché l’umanità contemporanea
sperimenti la forza del Sangue di Cristo versato sulla
Croce per la nostra salvezza”.
Poi,
rivolto ai fedeli sloveni, l’invito ad onorare la
memoria dei santi Cirillo e Metodio, festeggiati oggi in
Slovacchia, “esempio sublime … dell’unità della
fede”. Ed ancora rivolto ai giovani, l’incoraggiamento
ad imitare la “coraggiosa testimonianza evangelica”
del beato Piergiorgio Frassati, ricordato ieri.
Infine
l’augurio del Papa in vista del Simposio sulla
salvaguardia del Creato, che si terrà in Brasile dal 13
al 20 luglio, promosso dal patriarca di Costantinopoli
Bartolomeo I. Benedetto XVI ha auspicato che “tale
importante iniziativa contribuisca a promuovere un
rispetto sempre più grande per la natura, affidata da Dio
alle mani operose e responsabili dell’uomo”.
**********
LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
dedichiamo
l'incontro di oggi al ricordo di un altro membro molto
importante del collegio apostolico: Giovanni, figlio di
Zebedeo e fratello di Giacomo. Il suo nome, tipicamente
ebraico, significa "il Signore ha fatto grazia".
Stava riassettando le reti sulla sponda del lago di Tiberìade,
quando Gesù lo chiamò insieme con il fratello (cfr Mt
4,21; Mc 1,19). Giovanni fa sempre parte del gruppo
ristretto, che Gesù prende con sé in determinate
occasioni. E’ insieme a Pietro e a Giacomo quando Gesù,
a Cafarnao, entra in casa di Pietro per guarirgli la
suocera (cfr Mc 1,29); con gli altri due segue il
Maestro nella casa dell'archisinagògo Giàiro, la cui
figlia sarà richiamata in vita (cfr Mc 5,37); lo
segue quando sale sul monte per essere trasfigurato (cfr Mc
9,2); gli è accanto sul Monte degli Olivi quando davanti
all’imponenza del Tempio di Gerusalemme pronuncia il
discorso sulla fine della città e del mondo (cfr Mc
13,3); e, finalmente, gli è vicino quando nell'Orto del
Getsémani si ritira in disparte per pregare il Padre
prima della Passione (cfr Mc 14,33). Poco prima
della Pasqua, quando Gesù sceglie due discepoli per
mandarli a preparare la sala per la Cena, a lui ed a
Pietro affida tale compito (cfr Lc 22,8).
Questa
sua posizione di spicco nel gruppo dei Dodici rende in
qualche modo comprensibile l’iniziativa presa un giorno
dalla madre: ella si avvicinò a Gesù per chiedergli che
i due figli, Giovanni appunto e Giacomo, potessero sedere
uno alla sua destra e uno alla sua sinistra nel Regno (cfr
Mt 20,20-21). Come sappiamo, Gesù rispose facendo
a sua volta una domanda: chiese se essi fossero disposti a
bere il calice che egli stesso stava per bere (cfr Mt
20,22). L’intenzione che stava dietro a quelle parole
era di aprire gli occhi dei due discepoli, di introdurli
alla conoscenza del mistero della sua persona e di
adombrare loro la futura chiamata ad essergli testimoni
fino alla prova suprema del sangue. Poco dopo infatti Gesù
precisò di non essere venuto per essere servito ma per
servire e dare la propria vita in riscatto per la
moltitudine (cfr Mt 20,28). Nei giorni successivi
alla risurrezione, ritroviamo "i figli di Zebedeo"
impegnati con Pietro ed alcuni altri discepoli in una
notte infruttuosa, a cui segue per intervento del Risorto
la pesca miracolosa: sarà "il discepolo che Gesù
amava" a riconoscere per primo "il Signore"
e a indicarlo a Pietro (cfr Gv 21,1-13).
All'interno
della Chiesa di Gerusalemme, Giovanni occupò un posto di
rilievo nella conduzione del primo raggruppamento di
cristiani. Paolo infatti lo annovera tra quelli che chiama
le "colonne" di quella comunità (cfr Gal
2,9). In realtà, Luca negli Atti lo presenta insieme con
Pietro mentre vanno a pregare nel Tempio (cfr At
3,1-4.11) o compaiono davanti al Sinedrio a testimoniare
la propria fede in Gesù Cristo (cfr At 4,13.19).
Insieme con Pietro viene inviato dalla Chiesa di
Gerusalemme a confermare coloro che in Samaria hanno
accolto il Vangelo, pregando su di loro perché ricevano
lo Spirito Santo (cfr At 8,14-15). In particolare,
va ricordato ciò che afferma, insieme con Pietro, davanti
al Sinedrio che li sta processando: "Noi non possiamo
tacere quello che abbiamo visto e ascoltato" (At
4,20). Proprio questa franchezza nel confessare la propria
fede resta un esempio e un monito per tutti noi ad essere
sempre pronti a dichiarare con decisione la nostra
incrollabile adesione a Cristo, anteponendo la fede a ogni
calcolo o umano interesse.
Secondo
la tradizione, Giovanni è "il discepolo
prediletto", che nel Quarto Vangelo poggia il capo
sul petto del Maestro durante l'Ultima Cena (cfr Gv
13,21), si trova ai piedi della Croce insieme alla Madre
di Gesù (cfr Gv 19, 25) ed è infine testimone sia
della Tomba vuota che della stessa presenza del Risorto (cfr
Gv 20,2; 21,7). Sappiamo che questa identificazione
è oggi discussa dagli studiosi, alcuni dei quali vedono
in lui semplicemente il prototipo del discepolo di Gesù.
Lasciando agli esegeti di dirimere la questione, ci
contentiamo qui di raccogliere una lezione importante per
la nostra vita: il Signore desidera fare di ciascuno di
noi un discepolo che vive una personale amicizia con Lui.
Per realizzare questo non basta seguirlo e ascoltarlo
esteriormente; bisogna anche vivere con Lui e come Lui. Ciò
è possibile soltanto nel contesto di un rapporto di
grande familiarità, pervaso dal calore di una totale
fiducia. E’ ciò che avviene tra amici; per questo Gesù
ebbe a dire un giorno: "Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la vita per i propri amici ... Non
vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che
fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto
ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a
voi" (Gv 15,13.15).
Negli
apocrifi Atti di Giovanni l'Apostolo viene
presentato non come fondatore di Chiese e neppure alla
guida di comunità già costituite, ma in continua
itineranza come comunicatore della fede nell'incontro con
"anime capaci di sperare e di essere salvate"
(18,10; 23,8). Tutto è mosso dal paradossale intento di
far vedere l'invisibile. E infatti dalla Chiesa orientale
egli è chiamato semplicemente "il Teologo", cioè
colui che è capace di parlare in termini accessibili
delle cose divine, svelando un arcano accesso a Dio
mediante l'adesione a Gesù.
Il culto
di Giovanni apostolo si affermò a partire dalla città di
Efeso, dove, secondo un’antica tradizione, avrebbe a
lungo operato, morendovi infine in età straordinariamente
avanzata, sotto l'imperatore Traiano. Ad Efeso
l'imperatore Giustiniano, nel secolo VI, fece costruire in
suo onore una grande basilica, di cui restano tuttora
imponenti rovine. Proprio in Oriente egli godette e gode
tuttora di grande venerazione. Nell’iconografia
bizantina viene spesso raffigurato molto anziano –
secondo la tradizione morì sotto l’imperatore Traiano -
e in atto di intensa contemplazione, quasi
nell’atteggiamento di chi invita al silenzio.
In
effetti, senza adeguato raccoglimento non è possibile
avvicinarsi al mistero supremo di Dio e alla sua
rivelazione. Ciò spiega perché, anni fa, il Patriarca
Ecumenico di Costantinopoli, Atenagora, colui che il Papa
Paolo VI abbracciò in un memorabile incontro, ebbe ad
affermare: "Giovanni è all'origine della nostra più
alta spiritualità. Come lui, i ‘silenziosi’ conoscono
quel misterioso scambio dei cuori, invocano la presenza di
Giovanni e il loro cuore si infiamma" (O. Clément, Dialoghi
con Atenagora, Torino 1972, p. 159). Il Signore ci
aiuti a metterci alla scuola di Giovanni per imparare la
grande lezione dell’amore così da sentirci amati da
Cristo "fino alla fine" (Gv 13,1) e
spendere la nostra vita per Lui.
©
Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana
|
|