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UDIENZA GENERALE
(6 SETTEMBRE 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte: Radio Vaticana,
6 settembre 2006
IN
CRISTO L’UOMO VEDE DIO COM’E’: ALL’UDIENZA
GENERALE, BENEDETTO XVI PARLA DELL’APOSTOLO FILIPPO,
ESORTANDO I FEDELI A RIPETERE AL MONDO IL SUO “VIENI E
VEDI”. L’INVITO DEL PAPA A PREGARE PER LA SUA PROSSIMA
PARTENZA PER LA GERMANIA
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Incontrare
Gesù, amare Dio che Cristo rende evidente ai sensi
umani, annunciarlo a tutti, sapendo che il Vangelo
non è “una teoria astratta”. E’ la parabola
della vita cristiana, che Benedetto XVI ha posto al
centro della catechesi di oggi. L’udienza
generale, celebrata in Piazza San Pietro, è stata
dedicata dal Papa alla vita dell’apostolo Filippo
e si è conclusa con l’invito del Pontefice a
pregare per il suo imminente viaggio apostolico in
Germania, che inizierà sabato prossimo. Il servizio
di Alessandro De Carolis:
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Chi
guarda Gesù vede “com’è Dio”. Una verità
straordinaria nella sua essenzialità. L’impegno di ogni
cristiano è quindi quello di lasciarsi sedurre da Cristo
“e di condividere con gli altri”, testimoniandola,
“questa indispensabile compagnia”, per portare
l’umanità a Dio. Da Castel Gandolfo,
dove trascorrerà il mese di settembre.
(effetti
folla)
Benedetto
XVI è giunto in Piazza San Pietro per offrire questo
insegnamento ai circa 25 mila
fedeli che lo hanno festeggiato in questa caldo primo
mercoledì di settembre. Alla folla dell’udienza
generale – alla quale il Papa si è presentato oggi
calzando, durante il giro sulla giardinetta scoperta, un
cappello rosso, simile a quelli usati in passato da
Giovanni XXIII – Benedetto XVI ha presentato la figura
dell’apostolo Filippo. I Vangeli ne sottintendono il
prestigio in varie occasioni, ma è l’episodio del suo
botta e risposta con Natanaele
a rendere evidente, osserva il Papa, la sua tempra di
“vero testimone”. Allo scetticismo
del suo interlocutore, che non crede che da Nazareth possa
venire “qualcosa di buono” – e dunque nemmeno il
Messia – Filippo ribatte asciutto: “Vieni e vedi”:
“Possiamo
pensare che Filippo si rivolga pure a noi con quei due
verbi che suppongono un personale coinvolgimento.
L’Apostolo ci impegna a conoscere Gesù da vicino. In
effetti, l’amicizia ha bisogno della vicinanza, anzi in
parte vive di essa. Del resto,
non bisogna dimenticare che, secondo quanto scrive Marco,
Gesù scelse i Dodici con lo scopo primario che ‘stessero
con lui’ (…) Egli infatti
non è solo un Maestro, ma un Amico, anzi un Fratello.
Come potremmo conoscerlo a fondo restando lontani?
L’intimità, la familiarità, la consuetudine ci fanno
scoprire la vera identità di Gesù Cristo”.
Altri
passaggi evangelici esaltano la “concretezza”
dell’Apostolo, ad esempio durante la moltiplicazione dei
pani, quando con realismo Filippo afferma che nemmeno una
grossa cifra sarebbe sufficiente a sfamare la folla.
Oppure, quando si fa intermediario tra Gesù ed alcuni
estranei che vorrebbero conoscerlo. Un atteggiamento, nota
il Papa, cui prestare attenzione:
“Questo
ci insegna ad essere anche noi sempre pronti, sia ad
accogliere domande e invocazioni da qualunque parte
giungano, sia a orientarle verso il Signore, l'unico che
le può soddisfare in pienezza. E’ importante, infatti,
sapere che non siamo noi i destinatari ultimi delle
preghiere di chi ci avvicina, ma è il Signore: a lui
dobbiamo indirizzare chiunque si trovi nella necessità.
Ecco: ciascuno di noi dev'essere
una strada aperta verso di lui!”.
L’intera vita di Filippo può essere letta,
dunque, come un contatto, a livello
ogni volta più profondo, con aspetti della
“Rivelazione” portata da Gesù. Un mistero che il Papa
sintetizza così:
“Per
esprimerci secondo il paradosso dell’Incarnazione,
possiamo ben dire che Dio si è dato un volto umano,
quello di Gesù, e per conseguenza d’ora in poi, se
davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non abbiamo
che da contemplare il volto di Gesù!”.
Dunque,
ha concluso la catechesi Benedetto XVI, ecco “lo scopo
cui deve tendere la nostra vita: incontrare Gesù come lo
incontrò Filippo, cercando di vedere in lui il Padre
celeste. Se questo impegno mancasse, verremmo
rimandati sempre solo a noi come in uno specchio, e
saremmo sempre più soli! Filippo invece ci insegna a
lasciarci conquistare da Gesù, a stare con lui, e a
invitare anche altri a condividere questa indispensabile
compagnia”.
(canto
- applausi)
Al
termine delle catechesi nella varie
lingue, Benedetto XVI ha salutato come sempre
alcuni gruppi di fedeli – tra i quali i partecipanti al
Congresso internazionale dei laici carmelitani – quindi
si è accomiatato invitando i fedeli a pregare per la sua
prossima visita in Germania, dal 9 al 14 settembre:
“Ringrazio
il Signore per l’opportunità che mi offre di recarmi,
per la prima volta dopo la mia elezione a Vescovo di Roma,
in Baviera mia terra di origine. Accompagnatemi, cari
amici, in questa mia vista, che affido alla Vergine Santa.
Sia Lei a guidare i miei passi: sia Lei a ottenere per il
popolo tedesco una rinnovata primavera di fede e di civile
progresso”.
(applausi)
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LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle,
proseguendo
nel tratteggiare le fisionomie dei vari Apostoli, come
facciamo da alcune settimane, incontriamo oggi Filippo.
Nelle liste dei Dodici, egli è sempre collocato al quinto
posto (così in Mt 10,3; Mc 3,18; Lc
6,14; At 1,13), quindi sostanzialmente tra i primi.
Benché Filippo fosse di origine ebraica, il suo nome è
greco, come quello di Andrea, e questo è un piccolo segno
di apertura culturale da non sottovalutare. Le notizie che
abbiamo di lui ci vengono fornite dal Vangelo di Giovanni.
Egli proveniva dallo stesso luogo d’origine di Pietro e
di Andrea, cioè Betsaida (cfr Gv 1,44), una
cittadina appartenente alla tetrarchìa di uno dei figli
di Erode il Grande, anch’egli chiamato Filippo (cfr Lc
3,1).
Il Quarto
Vangelo racconta che, dopo essere stato chiamato da Gesù,
Filippo incontra Natanaele e gli dice: “Abbiamo trovato
colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i
Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Gv
1,45). Alla risposta piuttosto scettica di Natanaele
(“Da Nazaret può forse venire qualcosa di buono?”),
Filippo non si arrende e controbatte con decisione:
“Vieni e vedi!” (Gv 1,46). In questa risposta,
asciutta ma chiara, Filippo manifesta le caratteristiche
del vero testimone: non si accontenta di proporre
l’annuncio, come una teoria, ma interpella direttamente
l’interlocutore suggerendogli di fare lui stesso
un’esperienza personale di quanto annunciato. I medesimi
due verbi sono usati da Gesù stesso quando due discepoli
di Giovanni Battista lo avvicinano per chiedergli dove
abita. Gesù rispose: “Venite e vedrete” (cfr Gv
1,38-39).
Possiamo
pensare che Filippo si rivolga pure a noi con quei due
verbi che suppongono un personale coinvolgimento. Anche a
noi dice quanto disse a Natanaele: “Vieni e vedi”.
L’Apostolo ci impegna a conoscere Gesù da vicino. In
effetti, l’amicizia, il vero conoscere l’altro, ha
bisogno della vicinanza, anzi in parte vive di essa. Del
resto, non bisogna dimenticare che, secondo quanto scrive
Marco, Gesù scelse i Dodici con lo scopo primario che
“stessero con lui” (Mc 3,14), cioè
condividessero la sua vita e imparassero direttamente da
lui non solo lo stile del suo comportamento, ma
soprattutto chi davvero Lui fosse. Solo così infatti,
partecipando alla sua vita, essi potevano conoscerlo e poi
annunciarlo. Più tardi, nella Lettera di Paolo agli
Efesini, si leggerà che l’importante è “imparare il
Cristo” (4,20), quindi non solo e non tanto ascoltare i
suoi insegnamenti, le sue parole, quanto ancor più
conoscere Lui in persona, cioè la sua umanità e divinità,
il suo mistero, la sua bellezza. Egli infatti non è solo
un Maestro, ma un Amico, anzi un Fratello. Come potremmo
conoscerlo a fondo restando lontani? L’intimità, la
familiarità, la consuetudine ci fanno scoprire la vera
identità di Gesù Cristo. Ecco: è proprio questo che ci
ricorda l’apostolo Filippo. E così ci invita a
“venire”, a “vedere”, cioè ad entrare in un
contatto di ascolto, di risposta e di comunione di vita
con Gesù giorno per giorno.
Egli,
poi, in occasione della moltiplicazione dei pani,
ricevette da Gesù una precisa richiesta, alquanto
sorprendente: dove, cioè, fosse possibile comprare il
pane per sfamare tutta la gente che lo seguiva (cfr Gv
6,5). Allora Filippo rispose con molto realismo:
“Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure
perché ognuno di loro possa riceverne anche solo un
pezzo” (Gv 6,7). Si vedono qui la concretezza e
il realismo dell’Apostolo, che sa giudicare gli
effettivi risvolti di una situazione. Come poi siano
andate le cose, lo sappiamo. Sappiamo che Gesù prese i
pani e, dopo aver pregato, li distribuì. Così si realizzò
la moltiplicazione dei pani. Ma è interessante che Gesù
si sia rivolto proprio a Filippo per avere una prima
indicazione su come risolvere il problema: segno evidente
che egli faceva parte del gruppo ristretto che lo
circondava. In un altro momento, molto importante per la
storia futura, prima della Passione, alcuni Greci che si
trovavano a Gerusalemme per la Pasqua “si avvicinarono a
Filippo ... e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo
andarono a dirlo a Gesù” (Gv 12,20-22). Ancora
una volta, abbiamo l’indizio di un suo particolare
prestigio all’interno del collegio apostolico.
Soprattutto, in questo caso, egli fa da intermediario tra
la richiesta di alcuni Greci – probabilmente parlava il
greco e potè prestarsi come interprete – e Gesù; anche
se egli si unisce ad Andrea, l’altro Apostolo con un
nome greco, è comunque a lui che quegli estranei si
rivolgono. Questo ci insegna ad essere anche noi sempre
pronti, sia ad accogliere domande e invocazioni da
qualunque parte giungano, sia a orientarle verso il
Signore, l'unico che le può soddisfare in pienezza. E’
importante, infatti, sapere che non siamo noi i
destinatari ultimi delle preghiere di chi ci avvicina, ma
è il Signore: a lui dobbiamo indirizzare chiunque si
trovi nella necessità. Ecco: ciascuno di noi dev'essere
una strada aperta verso di lui!
C'è poi
un'altra occasione tutta particolare, in cui entra in
scena Filippo. Durante l’Ultima Cena, avendo Gesù
affermato che conoscere Lui significava anche conoscere il
Padre (cfr Gv 14,7), Filippo quasi ingenuamente gli
chiese: “Signore, mostraci il Padre, e ci basta» (Gv
14,8). Gesù gli rispose con un tono di benevolo
rimprovero: “Filippo, da tanto tempo sono con voi e
ancora non mi conosci? Colui che vede me, vede il Padre!
Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? Non credi che io
sono nel Padre e il Padre è in me? ... Credetemi: io sono
nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,9-11).
Queste parole sono tra le più alte del Vangelo di
Giovanni. Esse contengono una rivelazione vera e propria.
Al termine del Prologo del suo Vangelo, Giovanni afferma:
“Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio
unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha
rivelato” (Gv 1,18). Ebbene, quella
dichiarazione, che è dell’evangelista, è ripresa e
confermata da Gesù stesso. Ma con una nuova sfumatura.
Infatti, mentre il Prologo giovanneo parla di un
intervento esplicativo di Gesù mediante le parole del suo
insegnamento, nella risposta a Filippo Gesù fa
riferimento alla propria persona come tale, lasciando
intendere che è possibile comprenderlo non solo mediante
ciò che dice, ma ancora di più mediante ciò che egli
semplicemente è. Per esprimerci secondo il paradosso
dell’Incarnazione, possiamo ben dire che Dio si è dato
un volto umano, quello di Gesù, e per conseguenza d’ora
in poi, se davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non
abbiamo che da contemplare il volto di Gesù! Nel suo
volto vediamo realmente chi è Dio e come è Dio!
L’evangelista
non ci dice se Filippo capì pienamente la frase di Gesù.
Certo è che egli dedicò interamente a lui la propria
vita. Secondo alcuni racconti posteriori (Atti di
Filippo e altri), il nostro Apostolo avrebbe
evangelizzato prima la Grecia e poi la Frigia e là
avrebbe affrontato la morte, a Gerapoli, con un supplizio
variamente descritto come crocifissione o lapidazione.
Vogliamo concludere la nostra riflessione richiamando lo
scopo cui deve tendere la nostra vita: incontrare Gesù
come lo incontrò Filippo, cercando di vedere in lui Dio
stesso, il Padre celeste. Se questo impegno mancasse,
verremmo rimandati sempre solo a noi come in uno specchio,
e saremmo sempre più soli! Filippo invece ci insegna a
lasciarci conquistare da Gesù, a stare con lui, e a
invitare anche altri a condividere questa indispensabile
compagnia. E vedendo, trovando Dio, trovare la vera vita.
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