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UDIENZA
GENERALE (10 DICEMBRE 2008) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
10 dicembre 2006
Benedetto
XVI all’udienza generale: Cristo è l’inizio di una
storia nuova per l’uomo
Nessuno
diventa cristiano da sé, ma solo nell’incontro con Gesù
Cristo: è quanto sottolineato da Benedetto XVI
all’udienza generale di stamani in Aula Paolo VI. Il
Papa ha offerto ai fedeli una catechesi
sull’insegnamento di San Paolo circa la novità portata
da Gesù nella storia dell’uomo. Quindi, si è
soffermato sul significato profondo del Battesimo e
dell’Eucaristia e della Chiesa come Corpo mistico, tema
centrale della dottrina paolina. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
L’abuso della libertà che va contro la verità e la
volontà divina inquina le nostre realtà umane e in
particolare le relazioni fondamentali: quella con Dio,
quella tra l’uomo e la donna, quella tra l’uomo e la
natura. Benedetto XVI ha iniziato la sua catechesi da
questa costatazione ed ha subito sottolineato come tale
“inquinamento” venga superato da Gesù Cristo. Con
Lui, ci insegna San Paolo, la storia dell’uomo ha un
nuovo inizio: “Con Lui che viene da Dio,
comincia una nuova storia formata del suo 'sì' al Padre,
formata non dalla superbia di una falsa emancipazione, ma
dall’amore e dalla verità”.
Ma come, si è chiesto il Pontefice, Gesù arriva nella
mia vita, come la trasforma? La risposta fondamentale di
San Paolo è attraverso lo Spirito Santo, che a Pentecoste
ha creato la nuova umanità. Lo Spirito, che crea davvero
una nuova unità, supera le divisioni servendosi di due
elementi: l’annuncio della Parola e i Sacramenti, in
particolare il Battesimo e l’Eucaristia. Il Pontefice ha
così ribadito che la fede non è frutto del nostro
pensiero, ma un dono di Dio:
“La fede non viene dalla lettura ma
dall’ascolto. Non è una cosa solo interiore ma una
relazione, suppone un incontro, suppone l’esistenza
dell’altro che annuncia e crea comunione”.
Nessuno, è stata la riflessione di Benedetto XVI, può
farsi cristiano da sé. Solo Cristo può costituire la
Chiesa. E dalla Chiesa riceviamo la fede. Ha quindi
rivolto il suo pensiero al Battesimo. Questo Sacramento,
ha avvertito, è più di un lavaggio. E’ morte e
Risurrezione. D’altro canto, ha proseguito il Papa,
anche la materia fa parte del Sacramento. Il cristianesimo
non è una cosa puramente spirituale giacché implica il
corpo. E ancora, ha messo l’accento sulla radicale novità
rappresentata dal cristianesimo:
“Divenire cristiani è più che un’operazione
cosmetica che aggiungerebbe qualche cosa di bello ad una
esistenza già più o meno completa. E’ un nuovo inizio
e rinascita, morte e risurrezione”.
Il Pontefice ha quindi offerto la sua meditazione
sull’Eucaristia in San Paolo. La promessa della Nuova
Alleanza, ha detto, si realizza nel sacrificio d’amore
di Gesù Cristo. Ma qual è dunque il significato profondo
dell’Eucaristia?:
“Celebrare l’Eucarestia significa che Cristo ci
dà se stesso, il suo amore per conformarci a se stesso e
per creare così il mondo nuovo”.
Benedetto
XVI si è quindi soffermato sulla dimensione della
comunione nel Sacramento eucaristico. Cristo, ha
affermato, si unisce con ognuno di noi ma anche con chi è
prossimo a me e così ci unisce tutti a Lui. Ecco perché,
ha spiegato, un’Eucaristia senza solidarietà con gli
altri è un’Eucaristia abusata. Da questa
considerazione, ha aggiunto il Santo Padre, possiamo
cogliere il senso della dottrina paolina della Chiesa come
Corpo:
“La Chiesa non è solo una corporazione come lo
Stato. E’ un corpo, non è organizzazione ma è un
organismo”.
Il Papa ha infine rivolto il suo pensiero al matrimonio
che, ha detto, sarà autentico e ben vissuto, nella
costante crescita umano-affettiva, se rimarrà sempre
legato all’efficacia della Parola e al significato del
Battesimo. Quanto alla “dimensione teologica” del
matrimonio, in San Paolo - ha spiegato Benedetto XVI -
c’è “una reciprocità che si configura in una
dimensione verticale: la sottomissione vicendevole deve
adottare il linguaggio dell’amore, che ha il suo modello
nell’amore di Cristo verso la Chiesa”. Al momento dei
saluti, parlando ai pellegrini di lingua italiana, il Papa
ha affidato alla Beata Vergine di Loreto, della quale oggi
si celebra la memoria, i giovani, i malati e gli sposi
novelli.
UDIENZA
GENERALE
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 10 dicembre 2008
San
Paolo (16)
Il
ruolo dei Sacramenti
Cari
fratelli e sorelle,
seguendo
san Paolo abbiamo visto nella catechesi
di mercoledì scorso due cose. La prima è che la
nostra storia umana dagli inizi è inquinata dall'abuso
della libertà creata, che intende emanciparsi dalla
Volontà divina. E così non trova la vera libertà, ma si
oppone alla verità e falsifica, di conseguenza, le nostre
realtà umane. Falsifica soprattutto le relazioni
fondamentali: quella con Dio, quella tra uomo e donna,
quella tra l'uomo e la terra. Abbiamo detto che questo
inquinamento della nostra storia si diffonde sull’intero
suo tessuto e che questo difetto ereditato è andato
aumentando ed è ora visibile dappertutto. Questa era la
prima cosa. La seconda è questa: da san Paolo abbiamo
imparato che esiste un nuovo inizio nella storia e della
storia in Gesù Cristo, Colui che è uomo e Dio. Con Gesù,
che viene da Dio, comincia una nuova storia formata dal
suo sì al Padre, fondata perciò non sulla superbia di
una falsa emancipazione, ma sull'amore e sulla verità.
Ma adesso
si pone la questione: come possiamo entrare noi in questo
nuovo inizio, in questa nuova storia? Come questa nuova
storia arriva a me? Con la prima storia inquinata siamo
inevitabilmente collegati per la nostra discendenza
biologica, appartenendo noi tutti all'unico corpo
dell'umanità. Ma la comunione con Gesù, la nuova nascita
per entrare a far parte della nuova umanità, come si
realizza? Come arriva Gesù nella mia vita, nel mio
essere? La risposta fondamentale di san Paolo, di tutto il
Nuovo Testamento è: arriva per opera dello Spirito Santo.
Se la prima storia si avvia, per così dire, con la
biologia, la seconda si avvia nello Spirito Santo, lo
Spirito del Cristo risorto. Questo Spirito ha creato a
Pentecoste l'inizio della nuova umanità, della nuova
comunità, la Chiesa, il Corpo di Cristo.
Però
dobbiamo essere ancora più concreti: questo Spirito di
Cristo, lo Spirito Santo, come può diventare Spirito mio?
La risposta è che ciò avviene in tre modi, intimamente
connessi l'uno con l'altro. Il primo è questo: lo Spirito
di Cristo bussa alle porte del mio cuore, mi tocca
interiormente. Ma poiché la nuova umanità deve essere un
vero corpo, poiché lo Spirito deve riunirci e realmente
creare una comunità, poiché è caratteristico del nuovo
inizio il superare le divisioni e creare l’aggregazione
dei dispersi, questo Spirito di Cristo si serve di due
elementi di aggregazione visibile: della Parola
dell'annuncio e dei Sacramenti, particolarmente del
Battesimo e dell'Eucaristia. Nella Lettera ai Romani,
dice san Paolo: «Se con la tua bocca proclamerai: ‘Gesù
è il Signore’, e con il tuo cuore crederai che Dio lo
ha risuscitato dai morti, sarai salvo» (10,
9), entrerai cioè nella nuova storia, storia di vita
e non di morte. Poi san Paolo continua: «Ora, come
invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come
crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare?
Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?
E come lo annunceranno, se non sono stati inviati?» (Rm
10, 14-15). In un successivo passo dice ancora: «La
fede viene dall'ascolto» (Rm
10,17). La fede non è prodotto del nostro pensiero,
della nostra riflessione, è qualcosa di nuovo che non
possiamo inventare, ma solo ricevere come dono, come una
novità prodotta da Dio. E la fede non viene dalla
lettura, ma dall'ascolto. Non è una cosa soltanto
interiore, ma una relazione con Qualcuno. Suppone un
incontro con l'annuncio, suppone l'esistenza dell'altro
che annuncia e crea comunione.
E
finalmente l'annuncio: colui che annuncia non parla da sé,
ma è inviato. Sta entro una struttura di missione che
comincia con Gesù inviato dal Padre, passa agli apostoli
- la parola apostoli significa «inviati» - e continua
nel ministero, nelle missioni trasmesse dagli apostoli. Il
nuovo tessuto della storia appare in questa struttura
delle missioni, nella quale sentiamo ultimamente parlare
Dio stesso, la sua Parola personale, il Figlio parla
con noi, arriva fino a noi. La Parola si è fatta carne,
Gesù, per creare realmente una nuova umanità. Perciò la
parola dell'annuncio diventa Sacramento nel Battesimo, che
è rinascita dall'acqua e dallo Spirito, come dirà san
Giovanni. Nel sesto
capitolo della Lettera ai Romani san Paolo
parla in modo molto profondo del Battesimo. Abbiamo
sentito il testo. Ma forse è utile ripeterlo: «Non
sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù,
siamo battezzati nella sua morte? Per mezzo del Battesimo
siamo dunque stati sepolti insieme a Lui nella morte,
perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo
della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare
in una vita nuova» (6,3-4).
In questa
catechesi, naturalmente, non posso entrare in una
interpretazione dettagliata di questo testo non facile.
Vorrei brevemente notare solo tre cose. La prima: «siamo
stati battezzati» è un passivo. Nessun può battezzare
se stesso, ha bisogno dell'altro. Nessuno può farsi
cristiano da se stesso. Divenire cristiani è un processo
passivo. Solo da un altro possiamo essere fatti cristiani.
E questo “altro” che ci fa cristiani, ci dà il dono
della fede, è in prima istanza la comunità dei credenti,
la Chiesa. Dalla Chiesa riceviamo la fede, il Battesimo.
Senza lasciarci formare da questa comunità non diventiamo
cristiani. Un cristianesimo autonomo, autoprodotto, è una
contraddizione in sé. In prima istanza, questo altro è
la comunità dei credenti, la Chiesa, ma in seconda
istanza anche questa comunità non agisce da sé, secondo
le proprie idee e desideri. Anche la comunità vive nello
stesso processo passivo: solo Cristo può costituire la
Chiesa. Cristo è il vero donatore dei Sacramenti. Questo
è il primo punto: nessuno battezza se stesso, nessuno fa
se stesso cristiano. Cristiani lo diventiamo.
La
seconda cosa è questa: il Battesimo è più che un
lavaggio. È morte e risurrezione. Paolo stesso parlando
nella Lettera ai Galati della svolta della sua vita
realizzatasi nell'incontro con Cristo risorto, la descrive
con la parola: sono morto. Comincia in quel momento
realmente una nuova vita. Divenire cristiani è più che
un’operazione cosmetica, che aggiungerebbe qualche cosa
di bello a un’esistenza già più o meno completa. È un
nuovo inizio, è rinascita: morte e risurrezione.
Ovviamente nella risurrezione riemerge quanto era buono
nell'esistenza precedente.
La terza
cosa è: la materia fa parte del Sacramento. Il
cristianesimo non è una realtà puramente spirituale.
Implica il corpo. Implica il cosmo. Si estende verso la
nuova terra e i nuovi cieli. Ritorniamo all'ultima parola
del testo di san Paolo: così - dice - possiamo
“camminare in una nuova vita”. Elemento di un esame di
coscienza per noi tutti: camminare in una nuova vita.
Questo per il Battesimo.
Veniamo
adesso al Sacramento dell'Eucaristia. Ho già mostrato in
altre catechesi con quale profondo rispetto san Paolo
trasmetta verbalmente la tradizione sull'Eucaristia che ha
ricevuto dagli stessi testimoni dell'ultima notte.
Trasmette queste parole come un prezioso tesoro affidato
alla sua fedeltà. E così sentiamo in queste parole
realmente i testimoni dell'ultima notte. Sentiamo le
parole dell'Apostolo: «Io infatti ho ricevuto dal Signore
quello che a mia volta vi ho trasmesso. Il Signore Gesù
nella notte in cui veniva tradito prese del pane e dopo
aver reso grazie lo spezzò e disse: questo è il mio
Corpo che è per voi, fate questo in memoria di me. Allo
stesso modo dopo aver cenato prese anche il calice
dicendo: questo calice è la nuova alleanza nel mio
sangue, fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di
me» (1
Cor 11,23-25). È un testo inesauribile. Anche
qui, in questa catechesi, solo due brevi osservazioni.
Paolo trasmette le parole del Signore sul calice così:
questo calice è «la nuova alleanza nel mio sangue». In
queste parole si nasconde un accenno a due testi
fondamentali dell'Antico Testamento. Il primo accenno è
alla promessa di una nuova alleanza nel Libro del
profeta Geremia. Gesù dice ai discepoli e dice a noi:
adesso, in questa ora, con me e con la mia morte si
realizza la nuova alleanza; dal mio sangue comincia nel
mondo questa nuova storia dell'umanità. Ma è presente,
in queste parole, anche un accenno al momento
dell'alleanza del Sinai, dove Mosè aveva detto: “Ecco
il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi
sulla base di queste parole” (Es
24,8). Là si trattava di sangue di animali. Il sangue
degli animali poteva essere solo espressione di un
desiderio, attesa del vero sacrificio, del vero culto. Col
dono del calice il Signore ci dona il vero sacrificio.
L'unico vero sacrificio è l'amore del Figlio. Col dono di
questo amore, amore eterno, il mondo entra nella nuova
alleanza. Celebrare l'Eucaristia significa che Cristo ci dà
se stesso, il suo amore, per conformarci a se stesso e per
creare così il mondo nuovo.
Il
secondo importante aspetto della dottrina sull'Eucaristia
appare nella stessa prima Lettera ai Corinzi dove
san Paolo dice: «Il calice della benedizione che noi
benediciamo, non è forse comunione con il sangue di
Cristo? Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione
con il Corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi
siamo, benché molti, un corpo solo: tutti infatti
partecipiamo all'unico pane» (10,
16-17). In queste parole appare ugualmente il
carattere personale e il carattere sociale del Sacramento
dell'Eucaristia. Cristo si unisce personalmente ad ognuno
di noi, ma lo stesso Cristo si unisce anche con l'uomo e
con la donna accanto a me. E il pane è per me e anche per
l'altro. Così Cristo ci unisce tutti a sé e unisce tutti
noi, l’uno con l'altro. Riceviamo nella comunione
Cristo. Ma Cristo si unisce ugualmente con il mio
prossimo: Cristo e il prossimo sono inseparabili
nell'Eucaristia. E così noi tutti siamo un solo pane, un
solo corpo. Un’Eucaristia senza solidarietà con gli
altri è un’Eucaristia abusata. E qui siamo anche alla
radice e nello stesso tempo al centro della dottrina sulla
Chiesa come Corpo di Cristo, del Cristo risorto.
Vediamo
anche tutto il realismo di questa dottrina. Cristo ci dà
nell'Eucaristia il suo corpo, dà se stesso nel suo corpo
e così ci fa suo corpo, ci unisce al suo corpo risorto.
Se l'uomo mangia pane normale, questo pane nel processo
della digestione diventa parte del suo corpo, trasformato
in sostanza di vita umana. Ma nella santa Comunione si
realizza il processo inverso. Cristo, il Signore, ci
assimila a sé, ci introduce nel suo Corpo glorioso e così
noi tutti insieme diventiamo Corpo suo. Chi legge solo il cap.
12 della prima Lettera ai Corinzi e il cap.
12 della Lettera ai Romani potrebbe pensare che
la parola sul Corpo di Cristo come organismo dei carismi
sia solo una specie di parabola sociologico-teologica.
Realmente nella politologia romana questa parabola del
corpo con diverse membra che formano una unità era usata
per lo Stato stesso, per dire che lo Stato è un organismo
nel quale ognuno ha la sua funzione, la molteplicità e
diversità delle funzioni formano un corpo e ognuno ha il
suo posto. Leggendo solo il cap.
12 della prima Lettera ai Corinzi si potrebbe
pensare che Paolo si limiti a trasferire soltanto questo
alla Chiesa, che anche qui si tratti solo di una
sociologia della Chiesa. Ma tenendo presente questo
capitolo decimo vediamo che il realismo della Chiesa è
ben altro, molto più profondo e vero di quello di uno
Stato-organismo. Perché realmente Cristo dà il suo corpo
e ci fa suo corpo. Diventiamo realmente uniti col corpo
risorto di Cristo, e così uniti l'uno con l'altro. La
Chiesa non è solo una corporazione come lo Stato, è un
corpo. Non è semplicemente un’organizzazione, ma un
vero organismo.
Alla
fine, solo una brevissima parola sul Sacramento del
matrimonio. Nella Lettera ai Corinzi si trovano
solo alcuni accenni, mentre la Lettera agli Efesini
ha realmente sviluppato una profonda teologia del
Matrimonio. Paolo definisce qui il Matrimonio «mistero
grande». Lo dice «in riferimento a Cristo e alla sua
Chiesa» (5,
32). Va rilevata in questo passo una reciprocità che
si configura in una dimensione verticale. La sottomissione
vicendevole deve adottare il linguaggio dell'amore, che ha
il suo modello nell'amore di Cristo verso la Chiesa.
Questo rapporto Cristo-Chiesa rende primario l'aspetto
teologale dell'amore matrimoniale, esalta la relazione
affettiva tra gli sposi. Un autentico matrimonio sarà ben
vissuto se nella costante crescita umana e affettiva si
sforzerà di restare sempre legato all'efficacia della
Parola e al significato del Battesimo. Cristo ha
santificato la Chiesa, purificandola per mezzo del lavacro
dell'acqua, accompagnato dalla Parola. La partecipazione
al corpo e sangue del Signore non fa altro che cementare,
oltre che visibilizzare, una unione resa per grazia
indissolubile.
E alla
fine sentiamo la parola di san Paolo ai Filippesi: “Il
Signore è vicino” (Fil
4,5). Mi sembra che abbiamo capito che, mediante la
Parola e mediante i Sacramenti, in tutta la nostra vita il
Signore è vicino. Preghiamolo affinché possiamo sempre
più essere toccati nell'intimo del nostro essere da
questa sua vicinanza, affinché nasca la gioia – quella
gioia che nasce quando Gesù è realmente vicino.

Saluti:
Je suis
heureux d’accueillir les pèlerins francophones, en
particulier les religieuses du cours de formation de
formatrices à la vie consacrée et le groupe de la République
du Congo. Que l’enseignement de saint Paul vous aide à
approfondir votre communion au Christ et à l’Église,
notamment par la vie sacramentelle. Avec ma Bénédiction
apostolique!
I am
pleased to welcome the English-speaking pilgrims and
visitors here today, including groups from Australia and
the United States. I greet especially the newly professed
Missionaries of Charity from various countries. Upon all
of you, and upon your families and loved ones, I invoke
God’s blessings of joy and peace.
Gerne grüße
ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher. Gottes
Wort ist wirkmächtig. Wir wollen seine Botschaft in
unsere Herzen aufnehmen und als Kinder Gottes mitwirken,
daß sein Heil zu den Menschen gelangt. Gottes Segen
begleite euch durch diese Zeit des Advents.
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española, en
particular a los fieles de la Parroquia de San Benito, de
Gondomar, Pontevedra, y a los demás grupos venidos de
España, México y otros países latinoamericanos. Que la
doctrina del Apóstol Pablo renueve en vosotros la gracia
recibida en los sacramentos y os ayude a tomar conciencia
de vuestra condición de discípulos de Cristo y miembros
vivos de la Iglesia. Muchas gracias.
Amados
peregrinos de língua portuguesa, as minhas boas-vindas a
todos, com uma saudação deferente e amiga aos
Presidentes das Câmaras e respectivos munícipes do Alto
Tâmega. Imploro as bênçãos de Deus sobre os
respectivos compromissos institucionais para que,
inspirados pela solidariedade cristã, possam servir e
promover o bem comum da sociedade. Com estes votos e a
certeza da minha oração pelas intenções que vos
trouxeram a Roma, vos abençoo a vós, aos vossos
familiares e comunidades cristãs.
Saluto
in lingua croata:
Srdačno
pozdravljam hrvatske hodočasnike, a osobito
djelatnike Ministarstva prosvjete, znanosti, kulture i športa
Zapadnohercegovačke županije iz Bosne i Hercegovine.
Iščekujući u nadi slavni Kristov dolazak, živimo
dostojno sakramenta krštenja po kojem smo postali njegovi
učenici. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Saluto di
cuore i pellegrini croati, particolarmente gli impiegati
del Ministero dell’educazione, scienza, cultura e sport
della Contea di Nord-Erzegovina della Bosnia ed
Erzegovina. Aspettando nella speranza la gloriosa venuta
di Cristo, viviamo in conformità al Sacramento del
Battesimo per mezzo del quale siamo divenuti i suoi
discepoli. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua polacca:
Pozdrawiam
serdecznie obecnych tu Polaków. Zachęceni nauczaniem
świętego Pawła korzystajmy często z
sakramentów świętych. Ich owocem jest nasza
szczególna więź z Chrystusem, duch wzajemnej miłości
i odwaga w dawaniu świadectwa. Czas Adwentu niech będzie
dla nas okazją do pogłębienia życia
sakramentalnego. Niech będzie pochwalony Jezus
Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente tutti i Polacchi qui presenti. Incoraggiati
dell’insegnamento di San Paolo, accostiamoci spesso ai
Sacramenti della Chiesa. I loro frutti sono il nostro
particolare legame con Cristo, lo spirito d’amore
vicendevole e il coraggio nel rendere testimonianza. Il
tempo d’Avvento sia un’occasione concreta per
l’approfondimento della nostra vita sacramentale. Sia
lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
pozdravujem slovenských pútnikov z Bratislavy ako aj študentov
Grécko-katolíckeho gymnázia svätého Jána Krstiteľa
z Trebišova. Bratia a sestry, milí mladí, prajem vám,
aby ste prežívali tento Advent podľa vzoru Panny Márie
v radostnom očakávaní Spasiteľa. Zo srdca vás
žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i pellegrini slovacchi provenienti da
Bratislava come pure gli studenti del Ginnasio
greco-cattolico San Giovanni Battista di Trebišov.
Fratelli e sorelle, cari giovani, vi auguro di vivere
questo tempo di Avvento come la Vergine Maria nella
gioiosa attesa del Salvatore. Di cuore vi benedico. Sia
lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovena:
Lepo
pozdravljam člane skupnosti Barka iz Slovenije! Naj
vam to romanje ob deseti obletnici vašega druženja
pomaga, da boste imeli vedno bolj radi drug drugega pa
tudi Jezusa, našega Brata in Gospoda. Naj bo z vami moj
blagoslov!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai membri della Comunità dell’Arca
provenienti dalla Slovenia! Questo pellegrinaggio in
occasione del 10° Anniversario del vostro stare insieme
vi sia d’aiuto affinché possiate sempre di più volervi
bene gli uni gli altri, ed amare anche Gesù, nostro
Fratello e Signore. Vi accompagni la mia Benedizione!
* * *
Rivolgo
ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua
italiana. In particolare, saluto i rappresentanti della Federazione
Italiana Gioco Calcio dell’Umbria e i fedeli della Cappellania
Beato Giovanni XXIII e Beato Andrea Ferrari di Milano.
Saluto inoltre la Delegazione del Comune di Mazzarrone,
che ringrazio per il generoso dono dell’uva destinata ai
poveri di Roma.
Il mio
pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e
agli sposi novelli. La Beata Vergine di Loreto, di
cui oggi facciamo memoria, aiuti voi, cari giovani,
a disporre i vostri cuori ad accogliere Gesù, che ci
salva con la potenza del suo amore; conforti voi, cari malati,
che nella vostra esperienza di malattia condividete con
Cristo il peso della Croce, e incoraggi voi, cari sposi
novelli che da poco tempo avete fondato la vostra
famiglia, a crescere sempre più in quell'amore che Gesù
ci ha donato nel suo Natale.
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