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UDIENZA
GENERALE (10 novembre 2010) |
Radio
Vaticana, 10 novembre 2010
All'udienza
generale il Papa ricorda la visita in Spagna e rinnova
l'appello all'Europa: si apra sempre di più a Dio
Il
racconto del suo recente viaggio apostolico a Santiago de
Compostela e Barcellona ha caratterizzato questa mattina
l’udienza generale di Benedetto XVI in Aula Paolo VI
gremita da circa 8 mila persone. Prima di svolgere la
catechesi, il Papa ha fatto una breve visita nella
Basilica di San Pietro per salutare i due gruppi
provenienti dalla Repubblica Ceca e da Carpineto Romano,
entrambi mete di una visita pastorale del Pontefice tra il
2009 e il 2010. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Sulle orme di Santiago e sulle tracce di un’Europa,
che a Compostela può ricordare com’è nata la sua
anima. E poi immerso in una meraviglia architettonica, che
ha tradotto la fede in bellezza e la liturgia in arte. Tra
questi due poli si è sviluppato il viaggio apostolico di
Benedetto XVI in Spagna. Il Santuario della Galizia è
stato meta della prima tappa del Papa “pellegrino – ha
detto – insieme con quanti numerosissimi” si sono
recati nei secoli a Compostela. “Dando, con emozione, il
tradizionale abbraccio al Santo”, ha soggiunto:
“ … pensavo a come questo gesto di accoglienza e
amicizia sia anche un modo di esprimere l’adesione alla
sua parola e la partecipazione alla sua missione. Un segno
forte della volontà di conformarsi al messaggio
apostolico, il quale, da un lato, ci impegna ad essere
fedeli custodi della Buona Novella che gli Apostoli hanno
trasmesso, senza cedere alla tentazione di alterarla,
sminuirla o piegarla ad altri interessi, e, dall’altro,
trasforma ciascuno di noi in annunciatori instancabili
della fede in Cristo, con la parola e la testimonianza
della vita in tutti i campi della società”.
Il Pontefice ha detto di aver pregato durante la
cerimonia perché il “Cammino di Santiago” continui a
mantenere “vivo il genuino significato religioso,
spirituale e penitenziale, senza cedere alla banalità,
alla distrazione e alle mode” e continui pure “ad
essere punto di riferimento per l’Europa di oggi”,
continente invitato “ad aprirsi sempre di più a Dio”:
“Conservare e rafforzare l’apertura al
trascendente, così come un dialogo fecondo tra fede e
ragione, tra politica e religione, tra economia ed etica,
permetterà di costruire un’Europa che, fedele alle sue
imprescindibili radici cristiane, possa rispondere
pienamente alla propria vocazione e missione nel mondo”.
Il ricordo di Benedetto XVI è andato quindi alla
solenne Messa di dedicazione della Basilica minore della
Sagrada Familia di Barcellona. Una costruzione per la
quale il Papa ha speso parole di totale ammirazione:
“Quella splendida opera - ricchissima di
simbologia religiosa, preziosa nell’intreccio delle
forme, affascinante nel gioco delle luci e dei colori -
quasi un’immensa scultura in pietra, frutto della fede
profonda, della sensibilità spirituale e del talento
artistico di Antoni Gaudí, rinvia al vero santuario, il
luogo del culto reale, il Cielo, dove Cristo è entrato
per comparire al cospetto di Dio in nostro favore”.
La vita stessa del grande architetto catalano, ha
sottolineato il Papa, fu esemplare dal punto di vista
cristiano, al punto – ha affermato – che “si può
dire che, mentre Gaudì lavorava alla costruzione del
tempio, Dio costruiva in lui l’edificio spirituale,
rafforzandolo nella fede e avvicinandolo sempre più
all’intimità con Cristo”:
“In quell’edificio così imponente, egli ha
posto la propria genialità al servizio del bello (...) Il
famoso architetto considerò questo lavoro come una
missione nella quale era coinvolta tutta la sua persona
(...) Intraprese così un’intensa pratica di preghiera,
digiuno e povertà, avvertendo la necessità di prepararsi
spiritualmente per riuscire ad esprimere nella realtà
materiale il mistero insondabile di Dio”.
Benedetto XVI ha terminato la catechesi ricordando la
visita nell’Istituto del “Nen Deu”, che si occupa
dell’assistenza di bambini diversamente abili,
esprimendo di nuovo tutto il suo compiacimento per
l’opera di carità svolta dalla benemerita istituzione.
Quindi, ha invocato preghiere per la prossima Giornata
mondiale della gioventù, che lo vedrà nell'estate 2011
di nuovo in Spagna, a Madrid.
Prima dell’udienza in Aula Paolo VI, il Papa aveva
fatto una precedente sosta nella Basilica di San Pietro
per rivolgere un saluto ai due gruppi in arrivo dalla
Repubblica Ceca e da Carpineto Romano – circa 2.500
persone in totale – entrambi giunti in pellegrinaggio a
Roma per ringraziare Benedetto XVI delle visite da lui
compiute nelle loro terre. Tra i saluti successivi
all’udienza, il Papa ne ha indirizzato uno ai
partecipanti al convegno nazionale del “Fogolar Furlan”,
incoraggiati “a tenere vivo quello spirito di religiosità,
di pace, di giustizia, di concordia, che è sempre stato
– ha riconosciuto il Pontefice – alla base della
storia della terra friulana”.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle!
Sono
lieto di accogliervi e di rivolgere a ciascuno di voi il
mio cordiale benvenuto. In particolare, saluto voi, fedeli
di Carpineto Romano, qui convenuti con il vostro Pastore
Mons. Lorenzo Loppa, per ricambiare la visita, breve ma
intensa, che ho avuto la gioia di compiere nella vostra
terra, nello scorso mese di settembre, in occasione del
bicentenario della nascita di Papa Leone XIII. Cari amici,
desidero rinnovare a tutti il mio vivo ringraziamento per
la calorosa accoglienza che mi avete riservato in quella
circostanza. Penso alla disponibilità delle Autorità
civili, segnatamente del Sindaco e del Consiglio comunale,
come pure al solerte impegno del vostro Vescovo, del
Parroco e dei loro collaboratori, specialmente nella
preparazione della Celebrazione eucaristica, così ben
curata e partecipata. Il ricordo di quell’evento, carico
di significato ecclesiale e spirituale, ravvivi in
ciascuno il desiderio di approfondire sempre di più la
vita di fede, nel solco degli insegnamenti del vostro
illustre concittadino Papa Leone XIII, la cui coraggiosa
azione pastorale suscitò un provvido rinnovamento
dell’impegno dei cattolici nella società.
Cari
amici, non stancatevi di affidarvi a Cristo e di
annunciarlo con la vostra vita, in famiglia e in ogni
ambiente. È questo che gli uomini anche oggi attendono
dalla Chiesa. Con tali sentimenti, di cuore imparto a
tutti la mia Benedizione, che volentieri estendo alle
vostre famiglie e a tutte le persone care.
Srdečně
zdravím vás, poutníky z České republiky, kteří
jste se zde sešli v tak hojném počtu, abyste
oplatili mou návštěvu, kterou jsem s radostí
vykonal ve vaší zemi v minulém roce. Milí přátelé,
vítám vás! Uchovávám si milou a vděčnou
vzpomínku na svou příjemnou cestu do vaší krásné
země. Myslím zvlášť na vlídnou ochotu vážených
představitelů veřejného života, na vřelé
přijetí, kterého se mi dostalo od ctihodných bratří
v biskupském úřadu, od kněží, zasvěcených
osob i od všech věřících, kteří chtěli
s nadšením vyjádřit svou víru kolem Petrova nástupce.
Vnímal jsem rovněž pozornost, kterou mi věnovali
i ti, kdo, byť vzdáleni od církve, hledají přesto
skutečné duchovní lidské hodnoty, jichž chce být
katolické společenství radostným svědkem.
Prosím Pána, aby milosti oné cesty přinesly plody,
a přeji křesťanskému lidu České
republiky, aby opět s novým elánem a odvahou
vydával všude svědectví Evangeliu. Ze srdce vám všem
uděluji zvláštní Apoštolské požehnání, které
rozšiřuji vašim rodinám a celé vaší vlasti.
[Saluto
cordialmente voi pellegrini provenienti dalla Repubblica
Ceca, qui convenuti così numerosi per ricambiare la
visita che ho avuto la gioia di compiere nel vostro Paese
lo scorso anno. Cari amici, siate i benvenuti! Conservo un
caro e grato ricordo di quel mio piacevole viaggio nella
vostra bella terra. Penso in particolare alla deferente
cortesia delle distinte Autorità; alla calorosa
accoglienza che ho ricevuto dai venerati Fratelli
nell’Episcopato, dai sacerdoti, dalle persone consacrate
e da tutti i fedeli, che hanno voluto esprimere con
entusiasmo la loro fede, attorno al successore di Pietro.
Mi ha colpito anche l’attenta considerazione che mi
hanno riservato anche quanti, pur essendo lontani dalla
Chiesa, sono tuttavia in ricerca di valori umani
spirituali autentici, di cui la stessa comunità cattolica
vuole essere gioiosa testimone. Prego il Signore di far
fruttificare le grazie di quel viaggio, e auguro che il
popolo cristiano della Repubblica Ceca, prosegua, con
rinnovato slancio, a rendere dappertutto una coraggiosa
testimonianza evangelica. A tutti voi imparto di cuore una
speciale Benedizione Apostolica, estensibile alle vostre
famiglie e all’intera vostra Patria.]
CATECHESI
DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA
Cari
fratelli e sorelle!
Oggi
vorrei ricordare con voi il Viaggio Apostolico a Santiago
di Compostela e Barcellona, che ho avuto la gioia di
compiere sabato e domenica scorsi. Mi sono recato là per
confermare nella fede i miei fratelli (cfr Lc
22,32); l’ho fatto come testimone di Cristo Risorto,
come seminatore della speranza che non delude e non
inganna, perché ha la sua origine nell’infinito amore
di Dio per tutti gli uomini.
La prima
tappa è stata Santiago. Fin dalla cerimonia di benvenuto,
ho potuto sperimentare l’affetto che le genti di Spagna
nutrono verso il Successore di Pietro. Sono stato accolto
veramente con grande entusiasmo e calore. In quest’Anno
Santo Compostelano, ho voluto farmi pellegrino insieme con
quanti, numerosissimi, si sono recati a quel celebre
Santuario. Ho potuto visitare la "Casa
dell’Apostolo Giacomo il Maggiore", il quale
continua a ripetere, a chi vi giunge bisognoso di grazia,
che, in Cristo, Dio è venuto nel mondo per riconciliarlo
a sé, non imputando agli uomini le loro colpe.
Nell’imponente
Cattedrale di Compostela, dando, con emozione, il
tradizionale abbraccio al Santo, pensavo a come questo
gesto di accoglienza e amicizia sia anche un modo di
esprimere l’adesione alla sua parola e la partecipazione
alla sua missione. Un segno forte della volontà di
conformarsi al messaggio apostolico, il quale, da un lato,
ci impegna ad essere fedeli custodi della Buona Novella
che gli Apostoli hanno trasmesso, senza cedere alla
tentazione di alterarla, sminuirla o piegarla ad altri
interessi, e, dall’altro, trasforma ciascuno di noi in
annunciatori instancabili della fede in Cristo, con la
parola e la testimonianza della vita in tutti i campi
della società.
Vedendo
il numero di pellegrini presenti alla Santa Messa solenne
che ho avuto la grande gioia di presiedere a Santiago,
meditavo su che ciò che spinge tanta gente a lasciare le
occupazioni quotidiane e intraprendere il cammino
penitenziale verso Compostela, un cammino a volte lungo e
faticoso: è il desiderio di giungere alla luce di Cristo,
cui anelano nel profondo del loro cuore, anche se spesso
non lo sanno esprimere bene a parole. Nei momenti di
smarrimento, di ricerca, di difficoltà, come pure
nell’aspirazione a rafforzare la fede e a vivere in modo
più coerente, i pellegrini a Compostela intraprendono un
profondo itinerario di conversione a Cristo, che ha
assunto in sé la debolezza, il peccato dell’umanità,
le miserie del mondo, portandole dove il male non ha più
potere, dove la luce del bene illumina ogni cosa. Si
tratta di un popolo di silenziosi camminatori, provenienti
da ogni parte del mondo, che riscoprono l’antica
tradizione medioevale e cristiana del pellegrinaggio,
attraversando borghi e città permeate di cattolicesimo.
In quella
solenne Eucaristia, vissuta dai tantissimi fedeli presenti
con intensa partecipazione e devozione, ho chiesto con
fervore che quanti si recano in pellegrinaggio a Santiago
possano ricevere il dono di diventare veri testimoni di
Cristo, che hanno riscoperto ai crocevia delle suggestive
strade verso Compostela. Ho pregato anche perché i
pellegrini, seguendo le orme di numerosi Santi che nel
corso dei secoli hanno compiuto il "Cammino di
Santiago", continuino a mantenerne vivo il genuino
significato religioso, spirituale e penitenziale, senza
cedere alla banalità, alla distrazione, alle mode. Quel
cammino, intreccio di vie che solcano vaste terre formando
una rete attraverso la Penisola Iberica e l’Europa, è
stato e continua ad essere luogo di incontro di uomini e
donne delle più diverse provenienze, uniti dalla ricerca
della fede e della verità su se stessi, e suscita
esperienze profonde di condivisione, di fraternità e di
solidarietà.
E’
proprio la fede in Cristo che dà senso a Compostela, un
luogo spiritualmente straordinario, che continua ad essere
punto di riferimento per l’Europa di oggi nelle sue
nuove configurazioni e prospettive. Conservare e
rafforzare l’apertura al trascendente, così come un
dialogo fecondo tra fede e ragione, tra politica e
religione, tra economia ed etica, permetterà di costruire
un’Europa che, fedele alle sue imprescindibili radici
cristiane, possa rispondere pienamente alla propria
vocazione e missione nel mondo. Perciò, certo delle
immense possibilità del Continente europeo e fiducioso in
un suo futuro di speranza, ho invitato l’Europa ad
aprirsi sempre più a Dio, favorendo così le prospettive
di un autentico incontro, rispettoso e solidale, con le
popolazioni e le civiltà degli altri Continenti.
Domenica,
poi, ho avuto la gioia veramente grande di presiedere, a
Barcellona, la Dedicazione della chiesa della Sacra
Famiglia, che ho dichiarato Basilica Minore. Nel
contemplare la grandiosità e la bellezza di
quell’edificio, che invita ad elevare lo sguardo e
l’animo verso l’Alto, verso Dio, ricordavo le grandi
costruzioni religiose, come le cattedrali del Medioevo,
che hanno segnato profondamente la storia e la fisionomia
delle principali Città dell’Europa. Quella splendida
opera - ricchissima di simbologia religiosa, preziosa
nell’intreccio delle forme, affascinante nel gioco delle
luci e dei colori - quasi un’immensa scultura in pietra,
frutto della fede profonda, della sensibilità spirituale
e del talento artistico di Antoni Gaudí, rinvia al vero
santuario, il luogo del culto reale, il Cielo, dove Cristo
è entrato per comparire al cospetto di Dio in nostro
favore (cfr Eb 9,24). Il geniale architetto, in
quel magnifico tempio, ha saputo rappresentare
mirabilmente il mistero della Chiesa, alla quale i fedeli
sono incorporati con il Battesimo come pietre vive per la
costruzione di un edificio spirituale (cfr 1Pt
2,5).
La chiesa
della Sacra Famiglia fu concepita e progettata da Gaudí
come una grande catechesi su Gesù Cristo, come un cantico
di lode al Creatore. In quell’edificio così imponente,
egli ha posto la propria genialità al servizio del bello.
Infatti, la straordinaria capacità espressiva e simbolica
delle forme e dei motivi artistici, come pure le
innovative tecniche architettoniche e scultoree, evocano
la Fonte suprema di ogni bellezza. Il famoso architetto
considerò questo lavoro come una missione nella quale era
coinvolta tutta la sua persona. Dal momento in cui accettò
l’incarico della costruzione di quella chiesa, la sua
vita fu segnata da un cambiamento profondo. Intraprese così
un’intensa pratica di preghiera, digiuno e povertà,
avvertendo la necessità di prepararsi spiritualmente per
riuscire ad esprimere nella realtà materiale il mistero
insondabile di Dio. Si può dire che, mentre Gaudí
lavorava alla costruzione del tempio, Dio costruiva in lui
l’edificio spirituale (cfr Ef 2,22),
rafforzandolo nella fede e avvicinandolo sempre più
all’intimità di Cristo. Ispirandosi continuamente alla
natura, opera del Creatore, e dedicandosi con passione a
conoscere la Sacra Scrittura e la liturgia, egli seppe
realizzare nel cuore della Città un edificio degno di Dio
e, perciò stesso, degno dell’uomo.
A
Barcellona, ho visitato anche l’Opera del "Nen Déu",
un’iniziativa ultracentenaria, molto legata a quella
Arcidiocesi, dove vengono curati, con professionalità e
amore, bambini e giovani diversamente abili. Le loro vite
sono preziose agli occhi di Dio e ci invitano
costantemente ad uscire dal nostro egoismo. In quella
casa, sono stato partecipe della gioia e della carità
profonda e incondizionata delle Suore Francescane dei
Sacri Cuori, del generoso lavoro di medici, di educatori e
di tanti altri professionisti e volontari, che operano con
encomiabile dedizione in quell’Istituzione. Ho anche
benedetto la prima pietra di una nuova Residenza che sarà
parte di questa Opera, dove tutto parla di carità, di
rispetto della persona e della sua dignità, di gioia
profonda, perché l’essere umano vale per quello che è,
e non solo per quello che fa.
Mentre
ero a Barcellona, ho pregato intensamente per le famiglie,
cellule vitali e speranza della società e della Chiesa.
Ho ricordato anche coloro che soffrono, in particolare in
questi momenti di serie difficoltà economiche. Ho tenuto
presente, allo stesso tempo, i giovani - che mi hanno
accompagnato in tutta la visita a Santiago e Barcellona
con il loro entusiasmo e la loro gioia - perché scoprano
la bellezza, il valore e l’impegno del Matrimonio, in
cui un uomo e una donna formano una famiglia, che con
generosità accoglie la vita e la accompagna dal suo
concepimento fino al suo termine naturale. Tutto quello
che si fa per sostenere il matrimonio e la famiglia, per
aiutare le persone più bisognose, tutto ciò che accresce
la grandezza dell’uomo e la sua inviolabile dignità,
contribuisce al perfezionamento della società. Nessuno
sforzo è vano in questo senso.
Cari
amici, rendo grazie a Dio per le giornate intense che ho
trascorso a Santiago di Compostela e a Barcellona. Rinnovo
il mio ringraziamento al Re e alla Regina di Spagna, ai
Principi delle Asturie e a tutte le Autorità. Rivolgo
ancora una volta il mio pensiero riconoscente e affettuoso
ai cari Fratelli Arcivescovi di quelle due Chiese
particolari e ai loro collaboratori, come pure a quanti si
sono generosamente prodigati affinché la mia visita in
quelle due meravigliose Città fosse fruttuosa. Sono stati
giorni indimenticabili, che rimarranno impressi nel mio
cuore! In particolare, le due Celebrazioni eucaristiche,
accuratamente preparate e intensamente vissute da tutti i
fedeli, anche attraverso i canti, tratti sia dalla grande
tradizione musicale della Chiesa, sia dalla genialità di
autori moderni, sono stati momenti di vera gioia
interiore. Dio ricompensi tutti, come solo Lui sa fare; la
Santissima Madre di Dio e l’Apostolo san Giacomo
continuino ad accompagnare con la loro protezione il loro
cammino. L’anno prossimo, a Dio piacendo, mi recherò di
nuovo in Spagna, a Madrid, per la Giornata Mondiale della
Gioventù. Affido fin d’ora alla vostra preghiera questa
provvida iniziativa, affinché sia occasione di crescita
nella fede per tanti giovani.
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