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UDIENZA
GENERALE (10 OTTOBRE 2007) |
Radio Vaticana,
10 ottobre 2007
All'udienza
generale, Benedetto XVI prega per il rafforzamento del
dialogo fra cattolici e ortodossi. La catechesi dedicata a
Sant'Ilario di Poitiers
Il
dialogo ecumenico tra cattolici e ortodossi si conferma
tra le priorità dell'attuale Pontificato nel cammino
verso l’unità di tutti i cristiani. Benedetto XVI ha
rivolto uno specifico appello stamane al termine
dell’udienza generale in piazza San Pietro, dedicata
alla figura di Sant’Ilario di Poitiers. Il servizio di
Roberta Gisotti:
Ha chiesto, il Papa, a tutti i fedeli di pregare perchè i
lavori della Commissione mista internazionale per il
dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa
ortodossa, riunita da lunedì scorso a Ravenna, abbiano
buon fine. Si tratta della decima Sessione plenaria della
Commissione chiamata a riflettere sulle “Conseguenze
ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale
della Chiesa - Comunione ecclesiale, conciliarità e
autorità”. “Un tema teologico - ha sottolineato
Benedetto XVI - di particolare interesse ecumenico”:
“Vi chiedo di unirvi alla mia preghiera affinché questo
importante incontro aiuti a camminare verso la piena
comunione tra cattolici e ortodossi, e si possa giungere
presto a condividere lo stesso Calice del Signore”.
E bene figura in questo contesto l’esempio delle virtù
di Sant’Ilario di Poitiers, dottore della Chiesa, tra i
grandi vescovi del IV secolo, cui il Papa ha dedicato
l’odierna catechesi. Seppe infatti Sant’Ilario - nel
confronto con gli ariani che ritenevano “il Figlio di
Dio” soltanto “una creatura, sia pure eccellente” -
dosare “fortezza” e “mansuetudine” “in difesa
della divinità di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio come
il Padre, che lo ha generato fin dall’eternità”.
Sant’Ilario, che a questa causa - ha ricordato Benedetto
XVI - consacrò tutta la sua vita, fu “sempre fermo
nell’opposizione agli ariani radicali”, ma mostrò un
spirito conciliante verso “coloro che accettavano di
confessare che il Figlio era somigliante al Padre”, pure
cercando di condurli “alla confessione dell’eguale
divinità del Padre e del Figlio”:
“Proprio per questo il cammino verso Cristo è aperto a
tutti, anche se è richiesta sempre la conversione
personale”.
Il Santo Padre ha concluso la sua catechesi con la
preghiera di Sant’Ilario a Dio per mantenersi sempre
fedele alla fede del Battesimo, perché “la fedeltà a
Dio è un dono della sua grazia”.
Nei saluti alle decine di migliaia di pellegrini e turisti
di tutto il mondo, raccolti in piazza San Pietro,
Benedetto XVI ha richiamato la figura del Beato Giovanni
XXIII, del quale domani ricorre la memoria liturgica,
perché “la sua indimenticabile testimonianza
evangelica” possa incoraggiare in particolare gli
ammalati, specie i “piccoli amici dell’Istituto per la
cura dei tumori di Milano”, venuti ad ascoltare la
parola del Papa.
Presenti all’udienza anche le Figlie di San Giuseppe,
giunte a margine del loro Capitolo generale, ed i
rappresentanti della Famiglia Dominicana, arrivati per
festeggiare l’ottavo centenario della fondazione del
primo monastero domenicano. Ad incontrare il Papa, oggi,
anche un gruppo di monaci buddisti dello Sri Lanka, che
hanno portato in omaggio alcuni libri.
Infine un indirizzo di Benedetto XVI rivolto al mondo
dello sport:
“Saluto inoltre la Delegazione del Centro sportivo
italiano e dell’associazione Calcio Ancona e li
incoraggio ad operare affinché il gioco del calcio
diventi sempre più strumento di educazione ai valori
etici e spirituali della vita”.
Ricordiamo
che la squadra calcistica dell’Ancona ha firmato nei
giorni scorsi un accordo di collaborazione con il CSI, il
Centro sportivo italiano, aderendo al Codice etico
dell’organizzazione cattolica per la promozione dello
sport. I dirigenti della società marchigiana hanno
regalato al Papa una maglia con la scritta
"Benedetto" ed il numero "16", oltre
un gagliardetto e un pallone bianco rosso con le firme di
tutti i calciatori, mentre il presidente del CSI, Edio
Costantini, ha offerto al Santo Padre un volume.
Udienza
generale
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei parlare di un grande Padre della Chiesa di
Occidente, sant'Ilario di Poitiers una delle grandi figure
di Vescovi del IV secolo. Nel confronto con gli ariani,
che consideravano il Figlio di Dio Gesù una creatura, sia
pure eccellente, ma solo creatura, Ilario ha consacrato
tutta la sua vita alla difesa della fede nella divinità
di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio come il Padre, che lo
ha generato fin dall'eternità.
Non
disponiamo di dati sicuri sulla maggior parte della vita
di Ilario. Le fonti antiche dicono che nacque a Poitiers,
probabilmente verso l'anno 310. Di famiglia agiata,
ricevette una solida formazione letteraria, ben
riconoscibile nei suoi scritti. Non sembra che sia
cresciuto in un ambiente cristiano. Egli stesso ci parla
di un cammino di ricerca della verità, che lo condusse
man mano al riconoscimento del Dio creatore e del Dio
incarnato, morto per darci la vita eterna. Battezzato
verso il 345, fu eletto Vescovo della sua città natale
intorno al 353-354. Negli anni successivi Ilario scrisse
la sua prima opera, il Commento al Vangelo di Matteo.
Si tratta del più antico commento in lingua latina che ci
sia pervenuto di questo Vangelo. Nel 356 Ilario assiste
come Vescovo al sinodo di Béziers, nel sud della Francia,
il “sinodo dei falsi apostoli”, come egli stesso lo
chiama, dal momento che l'assemblea fu dominata dai
vescovi filoariani, che negavano la divinità di Gesù
Cristo. Questi “falsi apostoli” chiesero
all'imperatore Costanzo la condanna all'esilio del Vescovo
di Poitiers. Così Ilario fu costretto a lasciare la
Gallia durante l'estate del 356.
Esiliato
in Frigia, nell'attuale Turchia, Ilario si trovò a
contatto con un contesto religioso totalmente dominato
dall'arianesimo. Anche lì la sua sollecitudine di Pastore
lo spinse a lavorare strenuamente per il ristabilimento
dell'unità della Chiesa, sulla base della retta fede
formulata dal Concilio di Nicea. A questo scopo egli avviò
la stesura della sua opera dogmatica più importante e
conosciuta: il De Trinitate (Sulla Trinità).
In essa Ilario espone il suo personale cammino verso
la conoscenza di Dio e si preoccupa di mostrare che la
Scrittura attesta chiaramente la divinità del Figlio e la
sua uguaglianza con il Padre non soltanto nel Nuovo
Testamento, ma anche in molte pagine dell'Antico, in cui
già appare il mistero di Cristo. Di fronte agli ariani
egli insiste sulla verità dei nomi di Padre e di Figlio e
sviluppa tutta la sua teologia trinitaria partendo dalla
formula del Battesimo donataci dal Signore stesso: “Nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Il Padre
e il Figlio sono della stessa natura. E se alcuni passi
del Nuovo Testamento potrebbero far pensare che il Figlio
sia inferiore al Padre, Ilario offre regole precise per
evitare interpretazioni fuorvianti: alcuni testi della
Scrittura parlano di Gesù come Dio, altri invece mettono
in risalto la sua umanità. Alcuni si riferiscono a Lui
nella sua preesistenza presso il Padre; altri prendono in
considerazione lo stato di abbassamento (kenosi),
la sua discesa fino alla morte; altri, infine, lo
contemplano nella gloria della risurrezione. Negli anni
del suo esilio Ilario scrisse anche il Libro dei
Sinodi, nel quale riproduce e commenta per i suoi
confratelli Vescovi della Gallia le confessioni di fede e
altri documenti dei sinodi riuniti in Oriente intorno alla
metà del IV secolo. Sempre fermo nell'opposizione agli
ariani radicali, sant'Ilario mostra uno spirito
conciliante nei confronti di coloro che accettavano di
confessare che il Figlio era somigliante al Padre
nell’essenza, naturalmente cercando di condurli verso la
piena fede, secondo la quale non vi è soltanto una
somiglianza, ma una vera uguaglianza del Padre e del
Figlio nella divinità. Anche questo mi sembra
caratteristico: lo spirito di conciliazione che cerca di
comprendere quelli che ancora non sono arrivati e li
aiuta, con grande intelligenza teologica, a giungere alla
piena fede nella divinità vera del Signore Gesù Cristo.
Nel 360 o
il 361, Ilario poté finalmente tornare dall’esilio in
patria e subito riprese l'attività pastorale nella sua
Chiesa, ma l'influsso del suo magistero si estese di fatto
ben oltre i confini di essa. Un sinodo celebrato a Parigi
nel 360 o nel 361 riprende il linguaggio del Concilio di
Nicea. Alcuni autori antichi pensano che questa svolta
antiariana dell'episcopato della Gallia sia stata in larga
parte dovuta alla fortezza e alla mansuetudine del Vescovo
di Poitiers. Questo era appunto il suo dono: coniugare
fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto
interpersonale. Negli ultimi anni di vita egli compose
ancora i Trattati sui Salmi, un commento a
cinquantotto Salmi, interpretati secondo il principio
evidenziato nell'introduzione dell'opera: «Non c'è
dubbio che tutte le cose che si dicono nei Salmi si devono
intendere secondo l'annunzio evangelico, in modo che,
qualunque sia la voce con cui lo spirito profetico ha
parlato, tutto sia comunque riferito alla conoscenza della
venuta del Signore nostro Gesù Cristo, incarnazione,
passione e regno, e alla gloria e potenza della nostra
risurrezione» (Instructio Psalmorum 5). Egli vede
in tutti i Salmi questa trasparenza del mistero di Cristo
e del suo Corpo che è la Chiesa. In diverse occasioni
Ilario si incontrò con san Martino: proprio vicino a
Poitiers il futuro Vescovo di Tours fondò un monastero,
che esiste ancor oggi. Ilario morì nel 367. La sua
memoria liturgica si celebra il 13 gennaio. Nel 1851 il
beato Pio IX lo proclamò Dottore della Chiesa.
Per
riassumere l’essenziale della sua dottrina, vorrei dire
che Ilario trova il punto di partenza della sua
riflessione teologica nella fede battesimale. Nel De
Trinitate Ilario scrive: Gesù «ha comandato di
battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo (cfr Mt 28,19), cioè nella
confessione dell'Autore, dell'Unigenito e del Dono. Uno
solo è l'Autore di tutte le cose, perché uno solo è
Dio Padre, dal quale tutto procede. E uno solo il
Signore nostro Gesù Cristo, mediante il quale
tutto fu fatto (1 Cor 8,6), e uno solo
è lo Spirito (Ef 4,4), dono in tutti...
In nulla potrà essere trovata mancante una pienezza così
grande, in cui convergono nel Padre, nel Figlio e nello
Spirito Santo l'immensità nell'Eterno, la rivelazione
nell'Immagine, la gioia nel Dono» (De Trinitate
2,1). Dio Padre, essendo tutto amore, è capace di
comunicare in pienezza la sua divinità al Figlio. Trovo
particolarmente bella la seguente formula di sant’Ilario:
"Dio non sa essere altro se non amore, non sa essere
altro se non Padre. E chi ama non è invidioso, e chi è
Padre lo è nella sua totalità. Questo nome non ammette
compromessi, quasi che Dio sia padre in certi aspetti, e
in altri non lo sia» (ivi 9,61).
Per
questo il Figlio è pienamente Dio senza alcuna mancanza o
diminuzione: «Colui che viene dal perfetto è perfetto,
perché chi ha tutto, gli ha dato tutto» (ivi 2,8).
Soltanto in Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo,
trova salvezza l'umanità. Assumendo la natura umana, Egli
ha unito a sé ogni uomo, «si è fatto la carne di tutti
noi» (Tractatus in Psalmos 54,9); «ha assunto in
sé la natura di ogni carne, e divenuto per mezzo di essa
la vite vera, ha in sé la radice di ogni tralcio» (ivi
51,16). Proprio per questo il cammino verso Cristo è
aperto a tutti - perché egli ha attirato tutti nel suo
essere uomo - anche se è richiesta sempre la conversione
personale: «Mediante la relazione con la sua carne,
l'accesso a Cristo è aperto a tutti, a patto che si
spoglino dell'uomo vecchio (cfr Ef 4,22) e lo
inchiodino alla sua croce (cfr Col 2,14); a patto
che abbandonino le opere di prima e si convertano, per
essere sepolti con lui nel suo battesimo, in vista della
vita (cfr Col 1,12; Rm 6,4)» (ivi 91,9).
La fedeltà
a Dio è un dono della sua grazia. Perciò sant'Ilario
chiede, alla fine del suo trattato sulla Trinità, di
potersi mantenere sempre fedele alla fede del battesimo.
E’ una caratteristica di questo libro: la riflessione si
trasforma in preghiera e la preghiera ritorna riflessione.
Tutto il libro è un dialogo con Dio. Vorrei concludere
l’odierna catechesi con una di questa preghiere, che
diviene così anche preghiera nostra: «Fa’, o Signore -
recita Ilario in modo ispirato - che io mi mantenga sempre
fedele a ciò che ho professato nel simbolo della mia
rigenerazione, quando sono stato battezzato nel Padre, nel
Figlio e nello Spirito Santo. Che io adori te, nostro
Padre, e insieme con te il tuo Figlio; che io meriti il
tuo Spirito Santo, il quale procede da te mediante il tuo
Unigenito... Amen» (De Trinitate 12,57).
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