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UDIENZA
GENERALE (11 agosto 2010) |
Radio
Vaticana, 11 AGOSTO 2010
Benedetto
XVI all’udienza generale: martirio cristiano, atto
supremo di amore. Solidarietà con gli alluvionati
Il
martirio, “forma di amore totale a Dio”, è stato il
tema centrale della catechesi di Benedetto XVI,
all’udienza generale di stamani (11 agosto) al Palazzo
Apostolico di Castel Gandolfo. Il Papa ha ricordato che in
questi giorni facciamo memoria di alcuni Santi martiri,
come San Lorenzo, Edith Stein e Massimiliano Kolbe, che
hanno seguito il Signore fino in fondo. Quindi, ha
esortato i fedeli a seguire il loro esempio per vincere
l’egoismo e l’individualismo con l’amore di Dio che
trasforma il mondo. Salutando i pellegrini polacchi, il
Papa ha rivolto un pensiero particolare a quanti sono
stati colpiti dalle alluvioni. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Dove si fonda il martirio? Benedetto XVI ha iniziato la
sua catechesi da questo interrogativo. La risposta, ha
detto, è in realtà semplice: “Sulla morte di Gesù,
sul suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla
Croce affinché noi potessimo avere la vita”:
“E’ la logica del chicco di grano che muore per
germogliare e portare vita (cfr Gv 12,24). Gesù è il
chicco di grano venuto da Dio, il chicco di grano divino,
che si lascia cadere sulla terra, che si lascia spezzare,
rompere nella morte e, proprio attraverso questo, si apre
e può così portare frutto nella vastità del mondo” .
Il martire segue il Signore fino in fondo, ha
proseguito, “accettando liberamente di morire per la
salvezza del mondo, in una prova suprema di amore”. Da
dove nasce dunque la forza per affrontare il martirio?
“Dalla profonda e intima unione con Cristo, perché
il martirio e la vocazione al martirio non sono il
risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad
un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono
della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria
vita per amore a Cristo e alla Chiesa e così al mondo”.
“Se leggiamo le vite dei martiri – ha rilevato il
Papa – rimaniamo stupiti per la serenità e il coraggio
nell’affrontare la sofferenza e la morte: la potenza di
Dio si manifesta pienamente nella debolezza, nella povertà
di chi si affida a Lui e ripone solo in Lui la propria
speranza (cfr 2Cor 12,9). Ma è importante sottolineare
che la grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di
chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e
la esalta:
“Il martire è una persona sommamente libera,
libera nei confronti del potere del mondo. Una persona
libera che in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la
sua vita, e in un supremo atto di fede, di speranza e di
carità, si abbandona nelle mani del suo Creatore e
Redentore; sacrifica la propria vita per essere associato
in modo totale al Sacrificio di Cristo sulla Croce. Con
una parola: il martirio è un grande atto di amore in
risposta all’immenso amore di Dio”.
Certo, ha detto il Pontefice, “probabilmente noi non
siamo chiamati al martirio”. Tuttavia, è stata la sua
esortazione, “nessuno di noi è escluso dalla chiamata
divina alla santità, a vivere in misura alta
l’esistenza cristiana”:
“Tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui
sembrano prevalere egoismo e individualismo, dobbiamo
assumerci come primo e fondamentale impegno quello di
crescere ogni giorno in un amore sempre più grande a Dio
e ai fratelli per trasformare questo nostro mondo”.
Salutando i pellegrini di lingua tedesca, il Papa ha
quindi rivolto un pensiero speciale a San Massimiliano
Kolbe che, nell’inferno di Auschwitz, ha salvato un
padre di famiglia dalla morte ed ha spezzato la follia
della violenza. “Questa commovente testimonianza della
fede, della speranza e dell’amore – ha detto il Papa
– sollecita anche noi a seguire Cristo e a crescere,
giorno dopo giorno, nell’amore nei riguardi di Dio e dei
nostri fratelli”. Al momento dei saluti in polacco, il
Pontefice ha quindi rivolto un pensiero speciale a quanti
sono stati colpiti dalle alluvioni. “Chiedo a Dio – ha
detto il Papa – che dia loro le forze per sopportare le
avversità e stimoli i cuori degli uomini di buona volontà
al generoso ed efficace aiuto”.
UDIENZA
GENERALE
BENEDETTO
XVI
Cari
fratelli e sorelle,
oggi,
nella Liturgia ricordiamo santa Chiara d’Assisi,
fondatrice delle Clarisse, luminosa figura della quale
parlerò in una delle prossime Catechesi. Ma in questa
settimana - come avevo già accennato nell’Angelus
di domenica scorsa - facciamo memoria anche di alcuni
Santi martiri, sia dei primi secoli della Chiesa, come san
Lorenzo, Diacono, san Ponziano, Papa, e san Ippolito,
Sacerdote; sia di un tempo a noi più vicino, come santa
Teresa Benedetta della Croce, Edith
Stein, patrona d’Europa, e san Massimiliano Maria
Kolbe. Vorrei allora soffermarmi brevemente sul martirio,
forma di amore totale a Dio.
Dove si
fonda il martirio? La risposta è semplice: sulla morte di
Gesù, sul suo sacrificio supremo d’amore, consumato
sulla Croce affinché noi potessimo avere la vita (cfr Gv
10,10). Cristo è il servo sofferente di cui parla il
profeta Isaia (cfr Is 52,13-15), che ha donato se
stesso in riscatto per molti (cfr Mt 20,28). Egli
esorta i suoi discepoli, ciascuno di noi, a prendere ogni
giorno la propria croce e seguirlo sulla via dell’amore
totale a Dio Padre e all’umanità: “chi non prende la
propria croce e non mi segue – ci dice, – non è degno
di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà,
e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la
troverà” (Mt 10,38-39). E’ la logica del
chicco di grano che muore per germogliare e portare vita
(cfr Gv 12,24). Gesù stesso “è il chicco di
grano venuto da Dio, il chicco di grano divino, che si
lascia cadere sulla terra, che si lascia spezzare, rompere
nella morte e, proprio attraverso questo, si apre e può
così portare frutto nella vastità del mondo”
(Benedetto XVI, Visita
alla Chiesa luterana di Roma [14 marzo 2010]). Il
martire segue il Signore fino in fondo, accettando
liberamente di morire per la salvezza del mondo, in una
prova suprema di fede e di amore (cfr Lumen
Gentium, 42).
Ancora
una volta, da dove nasce la forza per affrontare il
martirio? Dalla profonda e intima unione con Cristo, perché
il martirio e la vocazione al martirio non sono il
risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad
un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono
della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria
vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo.
Se leggiamo le vite dei martiri rimaniamo stupiti per la
serenità e il coraggio nell’affrontare la sofferenza e
la morte: la potenza di Dio si manifesta pienamente nella
debolezza, nella povertà di chi si affida a Lui e ripone
solo in Lui la propria speranza (cfr 2 Cor 12,9).
Ma è importante sottolineare che la grazia di Dio non
sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il
martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il
martire è una persona sommamente libera, libera nei
confronti del potere, del mondo; una persona libera, che
in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la sua vita,
e in un supremo atto di fede, di speranza e di carità, si
abbandona nelle mani del suo Creatore e Redentore;
sacrifica la propria vita per essere associato in modo
totale al Sacrificio di Cristo sulla Croce. In una parola,
il martirio è un grande atto di amore in risposta
all’immenso amore di Dio.
Cari
fratelli e sorelle, come dicevo mercoledì
scorso, probabilmente noi non siamo chiamati al
martirio, ma nessuno di noi è escluso dalla chiamata
divina alla santità, a vivere in misura alta
l’esistenza cristiana e questo implica prendere la croce
di ogni giorno su di sé. Tutti, soprattutto nel nostro
tempo in cui sembrano prevalere egoismo e individualismo,
dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno
quello di crescere ogni giorno in un amore più grande a
Dio e ai fratelli per trasformare la nostra vita e
trasformare così anche il nostro mondo. Per intercessione
dei Santi e dei Martiri chiediamo al Signore di infiammare
il nostro cuore per essere capaci di amare come Lui ha
amato ciascuno di noi.
Saluti:
Je suis
heureux de saluer les pèlerins francophones présents ce
matin et plus particulièrement le groupe de l’École
normale supérieure de Paris et les pèlerins venus de la
République Centrafricaine. Cette semaine nous donne de célébrer
plusieurs martyrs insignes. Que leurs vies données soient
pour chacun un exemple de courage et de foi en réponse à
l’immense acte d’amour du Christ sur la Croix !
Puissiez-vous passer d’excellentes vacances !
I greet
all the English-speaking pilgrims present today. I
especially welcome the young altar servers from Malta and
their families, and I thank them for their faithful
service in Saint Peter’s Basilica. I also greet the
pilgrimage groups from Nigeria, Indonesia and the United
States. In this month of August, when the Church
commemorates so many martyrs, let us give thanks for all
those who followed Christ to the end by offering their own
lives in union with his sacrifice on the Cross. May their
act of supreme love and surrender to God inspire us on the
way of holiness and charity towards our brothers and
sisters. Commending you and your families to their
intercession, I cordially invoke upon you God’s abundant
blessings.
Einen
herzlichen Gruß richte ich an die deutschsprachigen
Pilger und Besucher und heiße besonders die vielen
Jugendlichen aus dem Ferienlager in Ostia willkommen. Am nächsten
Samstag begehen wir den Gedenktag des bekannten Märtyrerpriesters
Maximilian Maria Kolbe. Durch den freiwilligen Gang in den
Hungerpunker hat er in der Hölle von Auschwitz einen
unschuldigen Familienvater vor dem Tod bewahrt und so den
Irrsinn der Gewalt durchbrochen. Dieses bewegende Zeugnis
des Glaubens, der Hoffnung und der Liebe spornt auch uns
an, Jesus Christus nachzufolgen und Tag für Tag in der
Liebe zu Gott und zu unseren Mitmenschen zu wachsen. Dazu
erbitte ich euch allen den Beistand des Heiligen Geistes.
Saludo a
los peregrinos de lengua española. En particular a los
grupos de fieles venidos de España, México y otros Países
Latinoamericanos. Queridos hermanos: Dios nos llama a
todos a la santidad. Nos llama a seguir más de cerca de
Cristo, esforzándonos en transformar este mundo con la
fuerza del amor a Dios y a los hermanos. Fijándonos en el
ejemplo de los santos y los mártires, pidamos al Señor
que inflame nuestros corazones, para que seamos capaces de
amar como Él nos ha amado. Que Dios os bendiga.
Amados
peregrinos de língua portuguesa, uma cordial saudação
de boas-vindas para todos, nomeadamente para os grupos
vindos do Brasil e para os fiéis portugueses da diocese
do Porto. Cristo chama todos os batizados à santidade.
Que o exemplo e a intercessão dos mártires vos ajude a
assumir o empenho de crescer a cada dia no amor a Deus e
aos irmãos para que assim possais transformar o mundo!
Que Deus abençoe a vós e as vossas famílias.
Saluto
in lingua polacca:
Serdeczne
pozdrowienie kieruję do Polaków. Jednoczę się
duchowo z tymi, którzy w ostatnich dniach ucierpieli z
powodu powodzi. Proszę Boga, aby dał im siły
do znoszenia przeciwności i pobudził serca ludzi
dobrej woli do ofiarnej i skutecznej pomocy. Niech wam Bóg
błogosławi!
Traduzione
italiana:
Un
cordiale saluto rivolgo ai Polacchi. Mi unisco
spiritualmente a coloro che negli ultimi giorni hanno
sofferto a causa delle alluvioni. Chiedo a Dio che dia
loro le forze per sopportare le avversità e stimoli i
cuori degli uomini di buona volontà al generoso ed
efficace aiuto. Dio vi benedica!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
vítam slovenských pútnikov, osobitne z Čerman,
Hruboňova a Bánoviec nad Bebravou. Bratia a sestry,
budúcu nedeľu budeme sláviť sviatok
Nanebovzatia Panny Márie. Ona nech vás matersky sprevádza
na ceste do našej nebeskej vlasti. Ochotne žehnám vás
i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Con
affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi,
particolarmente a quelli provenienti da Čermany,
Hruboňovo e Bánovce nad Bebravou. Fratelli e
sorelle, domenica prossima celebreremo la festa
dell’Assunzione della Vergine Maria. La Madonna vi
accompagni maternamente sulla via verso la nostra patria
celeste. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia
lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i partecipanti al ciclo pellegrinaggio
Monza-Roma. Nel ringraziarvi per la vostra presenza, sono
lieto di invocare su ciascuno l’abbondanza dei doni
dello Spirito per un rinnovato fervore spirituale e
apostolico.
E adesso
cantiamo insieme il Pater noster in latino.
©
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