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UDIENZA
GENERALE (11 MAGGIO 2011) |
Radio
Vaticana, 11 maggio 2011
Il
Papa all’udienza generale: solo in Dio, l’uomo
digitale come quello delle caverne trova il senso della
sua vita
◊
“L’uomo è per sua natura religioso” ed è
naturalmente portato a cercare il suo Creatore: è quanto
sottolineato da Benedetto XVI che, all’udienza generale
in Piazza San Pietro, ha proseguito il suo ciclo di
catechesi sulla preghiera iniziato mercoledì scorso. Il
Papa ha rilevato che, nonostante le previsioni di quanti
presagivano la scomparsa delle religioni, si sperimenta
oggi una rinnovata esigenza di spiritualità. Il servizio
di Alessandro Gisotti:
“Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore
dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per
Dio”. Benedetto XVI cita il Catechismo della Chiesa
cattolica per mettere l’accento sulla natura religiosa
dell’essere umano. Certo, riconosce il Papa, “viviamo
in un’epoca in sui sono evidenti i segni del
secolarismo”. E tuttavia, se Dio “sembra sparito
dall’orizzonte di varie persone”, allo stesso tempo
“molti segni” ci indicano un risveglio del senso
religioso, una riscoperta dell’importanza di Dio per la
vita dell’uomo”:
“Guardando alla storia recente, è fallita la
previsione di chi, dall’epoca dell’Illuminismo,
preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una
ragione assoluta, staccata dalla fede, una ragione che
avrebbe scacciato le tenebre dei dogmatismi religiosi e
avrebbe dissolto il ‘mondo del sacro’, restituendo
all’uomo la sua libertà, la sua dignità e la sua
autonomia da Dio”.
“L’esperienza del secolo scorso, con le due
tragiche Guerre mondiali – ha detto ancora il Papa –
ha messo in crisi quel progresso che la ragione autonoma,
l’uomo senza Dio sembrava poter garantire”. Il
Pontefice ha così ribadito che l’uomo sente il bisogno
di trovare una luce per dare risposte alle domande sul
senso profondo della realtà. E ha ribadito che la
religiosità dell’uomo “non emerge solo dai mondi
antichi”, ma “attraversa tutta la storia dell’umanità”:
“L’uomo ‘digitale’ come quello delle
caverne, cerca nell’esperienza religiosa le vie per
superare la sua finitezza e per assicurare la sua precaria
avventura terrena. Del resto, la vita senza un orizzonte
trascendente non avrebbe un senso compiuto e la felicità,
alla quale tutti tendiamo, è proiettata spontaneamente
verso il futuro, in un domani ancora da compiersi”.
L’uomo, ha soggiunto, “sa che non può rispondere
da solo al proprio bisogno fondamentale di capire”. E ha
avvertito: “Per quanto si sia illuso e si illuda tuttora
di essere autosufficiente”, l’uomo “fa esperienza di
non bastare a se stesso”, “ha bisogno di aprirsi ad
altro”, a “qualcuno che possa donargli ciò che gli
manca”:
“L’uomo porta in sé una sete di infinito, una
nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un
desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che
lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il
desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di
potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare”.
Ha così riecheggiato quanto diceva San Tommaso
d’Aquino che definisce la preghiera “espressione del
desiderio che l’uomo ha di Dio”. Proprio questa
“attrazione verso Dio, che Dio stesso ha posto
nell’uomo – ha detto – è l’anima della
preghiera”. Del resto, ha constatato, “pregare è
difficile”, perché la preghiera ha il suo centro nel più
profondo della persona, “non è facilmente
decifrabile” e dunque “può essere soggetta a
fraintendimenti e mistificazioni”. Per questo, ha
avvertito, l’esperienza della preghiera è per tutti
“una sfida, una grazia da invocare, un dono di Colui al
quale ci rivolgiamo”. Si è poi soffermato sul gesto di
mettersi in ginocchio, tipico delle espressioni di
preghiera:
“E’ un gesto che porta in sé una radicale
ambivalenza: infatti, posso essere costretto a mettermi in
ginocchio – condizione di indigenza e di schiavitù -,
ma posso anche inginocchiarmi spontaneamente, dichiarando
il mio limite e, dunque, il mio avere bisogno di un
Altro”.
Dunque, ha affermato, la preghiera “che è apertura
ed elevazione del cuore a Dio, diviene così rapporto
personale con Lui”. Ed ha concluso la catechesi
invitando i fedeli a sostare maggiormente davanti a Dio
che si è rivelato in Gesù Cristo:
“...impariamo a riconoscere nel silenzio,
nell’intimo di noi stessi, la sua voce che ci chiama e
ci riconduce alla profondità della nostra esistenza, alla
fonte della vita, alla sorgente della salvezza, per farci
andare oltre il limite della nostra vita e aprirci alla
misura di Dio, al rapporto con Lui, che è Infinito
Amore”.
Un’esortazione alla preghiera che il Papa ha ribadito
al momento dei saluti ai pellegrini, in lingua italiana,
quando ha invitato i giovani, le famiglie e i malati a
valorizzare la preghiera mariana del Rosario.
Il Papa non ha infine mancato di rivolgere un saluto
particolare ai partecipanti al pellegrinaggio promosso
dalla “Società Divine Vocazioni”, in occasione della
Beatificazione del fondatore don Giustino Russolillo. Dal
Pontefice l’invito, sull’esempio del nuovo Beato, “a
proseguire nell’impegno di conformazione a Cristo,
tendendo alla misura alta della vita cristiana, la santità”.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei continuare a riflettere su come la preghiera e il
senso religioso facciano parte dell’uomo lungo tutta la
sua storia.
Noi
viviamo in un’epoca in cui sono evidenti i segni del
secolarismo. Dio sembra sparito dall’orizzonte di varie
persone o diventato una realtà verso la quale si rimane
indifferenti. Vediamo, però, allo stesso tempo, molti
segni che ci indicano un risveglio del senso religioso,
una riscoperta dell’importanza di Dio per la vita
dell’uomo, un’esigenza di spiritualità, di superare
una visione puramente orizzontale, materiale della vita
umana. Guardando alla storia recente, è fallita la
previsione di chi, dall’epoca dell’Illuminismo,
preannunciava la scomparsa delle religioni ed esaltava una
ragione assoluta, staccata dalla fede, una ragione che
avrebbe scacciato le tenebre dei dogmatismi religiosi e
avrebbe dissolto il “mondo del sacro”, restituendo
all’uomo la sua libertà, la sua dignità e la sua
autonomia da Dio. L’esperienza del secolo scorso, con le
due tragiche Guerre mondiali ha messo in crisi quel
progresso che la ragione autonoma, l’uomo senza Dio
sembrava poter garantire.
Il Catechismo
della Chiesa Cattolica afferma: “Mediante la
creazione Dio chiama ogni essere dal nulla
all’esistenza. … Anche dopo aver perduto la
somiglianza con Dio a causa del peccato, l’uomo rimane
ad immagine del suo Creatore. Egli conserva il desiderio
di colui che lo chiama all’esistenza. Tutte le religioni
testimoniano questa essenziale ricerca da parte degli
uomini” (n. 2566).
Potremmo dire - come ho mostrato nella scorsa
catechesi - che non c’è stata alcuna grande civiltà,
dai tempi più lontani fino ai nostri giorni, che non sia
stata religiosa.
L’uomo
è per sua natura religioso, è homo religiosus come
è homo sapiens e homo faber: “il
desiderio di Dio – afferma ancora il Catechismo
– è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo
è stato creato da Dio e per Dio” (n.
27). L’immagine del Creatore è impressa nel suo
essere ed egli sente il bisogno di trovare una luce per
dare risposta alle domande che riguardano il senso
profondo della realtà; risposta che egli non può trovare
in se stesso, nel progresso, nella scienza empirica. L’homo
religiosus non emerge solo dai mondi antichi, egli
attraversa tutta la storia dell’umanità. A questo
proposito, il ricco terreno dell’esperienza umana ha
visto sorgere svariate forme di religiosità, nel
tentativo di rispondere al desiderio di pienezza e di
felicità, al bisogno di salvezza, alla ricerca di senso.
L’uomo “digitale” come quello delle caverne, cerca
nell’esperienza religiosa le vie per superare la sua
finitezza e per assicurare la sua precaria avventura
terrena. Del resto, la vita senza un orizzonte
trascendente non avrebbe un senso compiuto e la felicità,
alla quale tendiamo tutti, è proiettata spontaneamente
verso il futuro, in un domani ancora da compiersi. Il Concilio
Vaticano II, nella Dichiarazione Nostra
aetate, lo ha sottolineato sinteticamente: “Gli
uomini attendono dalle varie religioni la risposta ai
reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come
oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura
dell'uomo [- chi sono io? -], il senso e il fine della
nostra vita, il bene e il peccato, l'origine e lo scopo
del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la
morte, il giudizio e la sanzione dopo la morte, infine
l'ultimo e ineffabile mistero che circonda la nostra
esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui
tendiamo” (n. 1). L’uomo sa che non può rispondere da
solo al proprio bisogno fondamentale di capire. Per quanto
si sia illuso e si illuda tuttora di essere
autosufficiente, egli fa l’esperienza di non bastare a
se stesso. Ha bisogno di aprirsi ad altro, a qualcosa o a
qualcuno, che possa donargli ciò che gli manca, deve
uscire da se stesso verso Colui che sia in grado di
colmare l’ampiezza e la profondità del suo desiderio.
L’uomo
porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di
eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore,
un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso
l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E
l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio,
sa di poterlo pregare. San Tommaso d’Aquino, uno dei più
grandi teologi della storia, definisce la preghiera
“espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio”.
Questa attrazione verso Dio, che Dio stesso ha posto
nell’uomo, è l’anima della preghiera, che si riveste
poi di tante forme e modalità secondo la storia, il
tempo, il momento, la grazia e persino il peccato di
ciascun orante. La storia dell’uomo ha conosciuto, in
effetti, svariate forme di preghiera, perché egli ha
sviluppato diverse modalità d’apertura verso l’Altro
e verso l’Oltre, tanto che possiamo riconoscere la
preghiera come un’esperienza presente in ogni religione
e cultura.
Infatti,
cari fratelli e sorelle, come abbiamo visto mercoledì
scorso, la preghiera non è legata ad un particolare
contesto, ma si trova inscritta nel cuore di ogni persona
e di ogni civiltà. Naturalmente, quando parliamo
della preghiera come esperienza dell’uomo in quanto
tale, dell’homo orans, è necessario tenere
presente che essa è un atteggiamento interiore, prima che
una serie di pratiche e formule, un modo di essere di
fronte a Dio prima che il compiere atti di culto o il
pronunciare parole. La preghiera ha il suo centro e
affonda le sue radici nel più profondo della persona;
perciò non è facilmente decifrabile e, per lo stesso
motivo, può essere soggetta a fraintendimenti e a
mistificazioni. Anche in questo senso possiamo intendere
l’espressione: pregare è difficile. Infatti, la
preghiera è il luogo per eccellenza della gratuità,
della tensione verso l’Invisibile, l’Inatteso e
l’Ineffabile. Perciò, l’esperienza della preghiera è
per tutti una sfida, una “grazia” da invocare, un dono
di Colui al quale ci rivolgiamo.
Nella
preghiera, in ogni epoca della storia, l’uomo considera
se stesso e la sua situazione di fronte a Dio, a partire
da Dio e in ordine a Dio, e sperimenta di essere creatura
bisognosa di aiuto, incapace di procurarsi da sé il
compimento della propria esistenza e della propria
speranza. Il filosofo Ludwig Wittgenstein ricordava che
“pregare significa sentire che il senso del mondo è
fuori del mondo”. Nella dinamica di questo rapporto con
chi dà senso all’esistenza, con Dio, la preghiera ha
una delle sue tipiche espressioni nel gesto di mettersi in
ginocchio. E’ un gesto che porta in sé una radicale
ambivalenza: infatti, posso essere costretto a mettermi in
ginocchio – condizione di indigenza e di schiavitù -,
ma posso anche inginocchiarmi spontaneamente, dichiarando
il mio limite e, dunque, il mio avere bisogno di un Altro.
A lui dichiaro di essere debole, bisognoso,
“peccatore”. Nell’esperienza della preghiera la
creatura umana esprime tutta la consapevolezza di sé,
tutto ciò che riesce a cogliere della propria esistenza
e, contemporaneamente, rivolge tutta se stessa verso
l’Essere di fronte al quale sta, orienta la propria
anima a quel Mistero da cui si attende il compimento dei
desideri più profondi e l’aiuto per superare
l’indigenza della propria vita. In questo guardare ad un
Altro, in questo dirigersi “oltre” sta l’essenza
della preghiera, come esperienza di una realtà che supera
il sensibile e il contingente.
Tuttavia
solo nel Dio che si rivela trova pieno compimento il
cercare dell’uomo. La preghiera che è apertura ed
elevazione del cuore a Dio, diviene così rapporto
personale con Lui. E anche se l’uomo dimentica il suo
Creatore, il Dio vivo e vero non cessa di chiamare per
primo l’uomo al misterioso incontro della preghiera.
Come afferma il Catechismo:
“Questo passo d’amore del Dio fedele viene sempre per
primo nella preghiera; il passo dell’uomo è sempre una
risposta. A mano a mano che Dio si rivela e rivela
l’uomo a se stesso, la preghiera appare come un appello
reciproco, un evento di alleanza. Attraverso parole e
atti, questo evento impegna il cuore. Si svela lungo tutta
la storia della salvezza” (n. 2567).
Cari
fratelli e sorelle, impariamo a sostare maggiormente
davanti a Dio, a Dio che si è rivelato in Gesù Cristo,
impariamo a riconoscere nel silenzio, nell’intimo di noi
stessi, la sua voce che ci chiama e ci riconduce alla
profondità della nostra esistenza, alla fonte della vita,
alla sorgente della salvezza, per farci andare oltre il
limite della nostra vita e aprirci alla misura di Dio, al
rapporto con Lui, che è Infinito Amore. Grazie.
Saluti:
Je salue
les pèlerins de langue française et les membres du Comité
Directeur de la Fédération Internationale des Corps et
Associations Consulaires ! Je vous exhorte tous à prier.
Invitez également à prier vos enfants, vos parents et
vos amis. Vous apprendrez à reconnaître dans le silence
de votre cœur, la voix du Dieu d’amour révélé en Jésus-Christ.
Avec ma bénédiction !
I offer a
warm greeting to the Missionary Benedictine Sisters of
Tutzing visiting Rome for a programme of spiritual renewal.
Upon all the English-speaking pilgrims and visitors
present at today’s Audience, especially those from
England, Australia, India, Indonesia, Japan, Canada and
the United States, I invoke an abundance of joy and peace
in the Risen Christ!
Mit
Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher. Lernen wir wieder neu, vor Gott still zu werden
und innezuhalten. Gerade in der Stille hören wir seine
Stimme, die uns zur Quelle des Lebens ruft, um uns über
alle Begrenzung hinauszuführen und auf die Größe Gottes
hin zu öffnen, zur Gemeinschaft mit ihm, der die
unendliche Liebe ist, nach der wir alle verlangen. Gott
segne und begleite Euch alle!
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los jóvenes de Guatapé, Colombia, así como
a los grupos provenientes de España, México, Panamá,
Argentina y otros países latinoamericanos. Os invito a
que entrando en el silencio de vuestro interior aprendáis
a reconocer la voz que os llama y os conduce a lo más
intimo de vuestro ser, para abriros a Dios, que es Amor
Infinito. Muchas gracias.
Amados
peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! A todos
saúdo com grande afeto e alegria, particularmente aos fiéis
brasileiros vindos das paróquias em Goiânia e Teresópolis,
e aos grupos da Família Franciscana e de Schoenstatt.
Aprendei a reconhecer no vosso íntimo a voz de Deus que,
na oração, chama à profundidade da vossa existência,
à fonte da vida e da salvação. Que Ele vos abençoe a vós
e as vossas famílias!
Saluto
in lingua polacca:
Serdeczne
pozdrowienie kieruję do Polaków. Moi drodzy, nasze
życie wiary kształtuje się na modlitwie,
gdy stajemy przed Bogiem, który objawił się w
Jezusie Chrystusie, w milczeniu uczymy się wsłuchiwać
w Jego głos, odkrywamy głębię Jego
nieskończonej miłości, która nadaje sens
naszemu istnieniu. Niech modlitwa wypełnia naszą
codzienność. Niech Bóg wam błogosławi.
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai polacchi. Carissimi, la nostra vita
di fede si modella nella preghiera, quando sostiamo
davanti a Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, nel
silenzio impariamo di ascoltare la sua voce, scopriamo le
profondità del suo infinito amore che dà senso alla
nostra esistenza. La preghiera riempia la nostra
quotidianità. Dio vi benedica!
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
zdravím poutníky z České republiky. V tomto
velikonočním období rozjímáme o tajemství Vzkříšeného
Krista. Ten, který nás znovu zrodil k novému životu, ať
vás naplní veškerou milostí a nebeskou útěchou.
Ze srdce vám žehnám! Chvála Kristu.
Traduzione
italiana:
Un
cordiale benvenuto ai pellegrini della Repubblica ceca. In
questo tempo pasquale contempliamo il mistero di Cristo
Risorto. Egli, che ci ha rigenerati a vita nuova, vi
ricolmi di ogni grazia e consolazione celeste. Vi benedico
di cuore! Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
S
uskrsnom radošću od srca pozdravljam i blagoslivljam
sve hrvatske hodočasnike, a osobito članove
Zajednice Krvi Kristove.
Želja je Uskrslog Gospodina da budemo misionari i svjedočimo
Njegovu ljubav svakom stvorenju. Ne bojte se odgovoriti
ovom pozivu. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Nel clima
della gioia pasquale di cuore saluto e benedico tutti i
pellegrini Croati e in modo particolare i membri
dell’Unione del Sangue di Cristo. Il desiderio del
Signore Risorto è di essere missionari e testimoniare il
Suo amore ad ogni creatura. Non abbiate paura di
rispondere a questa chiamata. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua lituana:
Su džiaugsmu
sveikinu maldininkus iš Lietuvos! Brangūs bičiuliai,
šį Marijai skirtą gegužės mėnesį,
pavedu jus Bažnyčios Motinos globai. Ji tepadeda
jums siekti teisingumo ir taikos. To linkėdamas,
laiminu jus ir jūsų šeimas. Garbė Jėzui
Kristui!
Traduzione
italiana:
Con gioia
saluto i pellegrini dalla Lituania! Cari amici, in questo
mese mariano di maggio voglio affidarvi alla Madonna –
Madre della Chiesa. Ella vi accompagni nella ricerca della
giustizia e della pace. Con questo auspicio benedico voi e
le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
vítam slovenských pútnikov, osobitne z Detvy, Starej
Ľubovne, Liptova, ako aj z Košíc: z Gymnázia svätej
Edity Steinovej a z Gymnázia svätých Košických mučeníkov.
Bratia a sestry, milí mladí, vaša návšteva Ríma - sídla
Petrovho nástupcu - nech vo vás posilní povedomie, že
aj vy patríte do Kristovej Cirkvi. S týmto želaním vás
zo srdca žehnám.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Con
affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi,
particolarmente a quelli provenienti da Detva, Stará
Ľubovňa, Liptov come pure a quelli da Košice:
dal Ginnasio S. Edith Stein e dal Ginnasio SS.
Martiri di Košice.
Fratelli e sorelle, cari giovani, la vostra visita a Roma
- sede del Successore di Pietro - rafforzi in voi la
coscienza della vostra appartenenza alla Chiesa di Cristo.
Con questo auspicio di cuore vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ucraina:
Щиро
вітаю
вірних з
України. У
цей
Марійський
місяць
вручаю
вас опіці
Пречистої
Діви, Мaтері
Церкви.
Нехай
Вона
перебуває
з вами у
цьому
вашому
паломництві.
Від
щирого
серця
уділяю
всім вам
та вашим
родинам
Апостольське
благословення.
Слава
Ісусу
Христу!
Traduzione
italiana:
Con
affetto saluto i fedeli ucraini. In questo mese mariano vi
affido alla Madonna, Madre della chiesa. Ella vi
accompagni in questo vostro pellegrinaggio. Di cuore
imparto a tutti voi e alle vostre famiglie la Benedizione
Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar zarándokokat! Első helyen köszöntöm
az egri főegyházmegye papjait, akik főpásztoruk,
Ternyák Érsek Úr vezetésével érkeztek, továbbá a
budapesti csoport tagjait és a bécsi Pázmáneum
csoportját. Május hónapjában a Boldogságos Szűz
Máriának, az Egyház Anyjának ajánlak Titeket.
Szívesen adom Rátok és az Úr szőlőjében végzett
munkátokra Apostoli Áldásomat.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Un
cordiale saluto ai pellegrini ungheresi, ai Sacerdoti
dell'Arcidiocesi di Eger, accompagati dal loro Pastore,
Mons. Ternyák, qui presente, ai membri dei gruppi
provenienti da Budapest e dal Pazmaneum di Vienna.
Fratelli e sorelle, in questo mese mariano di maggio
voglio affidarvi alla Madonna – Madre della Chiesa.
Volentieri benedico tutti voi e il vostro lavoro nella
vigna del Signore.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare saluto i partecipanti al pellegrinaggio
promosso dalla “Società Divine Vocazioni”, in
occasione della beatificazione del fondatore don Giustino
Russolillo e li invito, sull’esempio del nuovo Beato, a
proseguire nell’impegno di conformazione a Cristo,
tendendo alla misura alta della vita cristiana, la santità.
Saluto i fedeli della Diocesi di Gubbio, accompagnati dal
loro Pastore Mons. Mario Ceccobelli e qui convenuti
durante l’anno giubilare del patrono Sant’Ubaldo; a
ciascuno auguro un generoso impegno di testimonianza
cristiana per contribuire a diffondere il Vangelo in ogni
ambito della società.
Mi
rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi
novelli, esortando tutti ad intensificare la pia pratica
del santo Rosario, specialmente in questo mese di maggio
dedicato alla Madre di Dio. Invito voi, cari giovani, a
valorizzare questa tradizionale preghiera mariana, che
aiuta a meglio comprendere e assimilare i momenti centrali
della salvezza operata da Cristo. Esorto voi, cari malati,
a rivolgervi con fiducia alla Madonna mediante questo pio
esercizio, affidando a Lei tutte le vostre necessità.
Auguro a voi, cari sposi novelli, di fare della recita del
Rosario in famiglia un momento di crescita spirituale
sotto lo sguardo della Vergine Maria.
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