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UDIENZA GENERALE  (18 FEBBRAIO 2009) 

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 11 marzo 2009

Il Papa all'udienza generale: "no" al terrorismo, nessuno pregiudichi il processo di pace in Irlanda del Nord. La catechesi dedicata a San Bonifacio

“Prego perché nessuno si lasci vincere dall’orrenda tentazione della violenza”. L’appello di Benedetto XVI per la pace in Irlanda del Nord - messa in pericolo da due recenti attentati - ha caratterizzato l’udienza generale di questa mattina in Piazza San Pietro. Il Papa - che aveva dedicato la catechesi alla figura di San Bonifacio, vescovo vissuto nell’ottavo secolo - ha espresso la “ferma condanna” del terrorismo, chiedendo di “moltiplicare gli sforzi” per non “spegnere le tante speranze” accese dal processo di pace in Irlanda del Nord. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Tre morti come un fulmine a ciel sereno, in una terra per trent’anni ferita a sangue da un odio all’apparenza insanabile, e poi rappacificata per un altro decennio grazie al delicato equilibrio trovato e concordato in quel lontano Venerdì Santo del 1998. Ora nell’Irlanda del Nord le antiche paure sono tornate a serpeggiare tra la gente e Benedetto XVI non ha perso tempo per dire il suo “no” a questo soprassalto di violenza, costato la vita a due soldati britannici e a un poliziotto:
 
“Esprimo la più ferma condanna per tali esecrabili atti di terrorismo, che, oltre a profanare la vita umana, pongono in serio pericolo il processo politico in corso nell’Irlanda del Nord e rischiano di spegnere le tante speranze da esso suscitate nella regione e nel mondo intero. Prego il Signore affinché nessuno si lasci vincere nuovamente dall’orrenda tentazione della violenza, ma ognuno moltiplichi gli sforzi per continuare a costruire, attraverso la pazienza del dialogo, una società pacifica, giusta e riconciliata”.
 
Chi ai suoi tempi aveva lavorato, e con successo, per una società pacifica, giusta e riconciliata dai valori cristiani era stato 1300 anni fa proprio un vescovo anglosassone, San Bonifacio, definito da Benedetto XVI un “grande missionario” che diffuse il Vangelo nell’Europa centrale con tali “grandi risultati” da essere ricordato come “l’apostolo dei Germani”:
 
“Egli innestò nelle popolazioni germaniche un nuovo stile di vita più umano, grazie al quale venivano meglio rispettati i diritti inalienabili della persona (...) Paragonando questa sua fede ardente, questo zelo per il Vangelo alla nostra fede così spesso tiepida e burocratizzata, vediamo cosa dobbiamo fare e come rinnovare la nostra fede, per dare in dono al nostro tempo la perla preziosa del Vangelo”.
 
Grazie, dunque, a queste sue grandi qualità di apostolo - alle quali si aggiungeva una raffinata erudizione - Bonifacio chiese e ottenne da Papa Gregorio, che lo consacrò vescovo, di dirigersi tra i pagani del centro Europa, rinunciando alla tranquillità e agli studi della vita monastica. La sua scelta, ha ricordato Benedetto XVI, si tradusse in un impegno “instancabile”, sostenuto da monaci e monache dalla cui spiritualità proveniva e per i quali fondò nuovi monasteri. Questa dedizione e la fedeltà intangibile che ebbe con la Sede Apostolica cambiarono il volto del Vecchio continente:
 
“Frutto di questo impegno fu il saldo spirito di coesione intorno al Successore di Pietro che Bonifacio trasmise alle Chiese del suo territorio di missione, congiungendo con Roma l’Inghilterra, la Germania, la Francia e contribuendo così in misura determinante a porre quelle radici cristiane dell’Europa che avrebbero prodotto fecondi frutti nei secoli successivi”.
 
San Bonifacio morì martire nel 754: non morì il suo zelo e il suo stile pastorale, improntato alla “centralità della Parola di Dio” e alla assidua predicazione, che egli perseguì fino in tarda età. Uno stile, ha affermato il Papa, che ricorda ai credenti di oggi che “il cristianesimo, favorendo la diffusione della cultura, promuove il progresso dell’uomo”. E uno zelo che Benedetto XVI, al momento dei saluti, rivolgendosi ai vari gruppi diocesani presenti all’udienza, ha voluto indicare ad esempio con questa collettiva esortazione quaresimale:
 
“Cari amici, questo nostro tempo, del quale si sottolineano spesso le ombre che lo segnano, deve essere illuminato dal sole vivo della speranza, da Cristo nostra speranza. Egli ha promesso di restare sempre con noi e in molti modi manifesta la sua presenza. A voi il compito di annunciarne e testimoniarne l’indefettibile amore che ci accompagna in ogni situazione. Non stancatevi, pertanto di affidarvi a Cristo e di diffondere il suo Vangelo in ogni ambiente”.
 
Un momento toccante si è avuto quando il Papa, prima di salire sulla giardinetta per rientrare nel Palazzo apostolico, si è intrattenuto con Giampiero Steccato, un ex impiegato delle ferrovie di Piacenza di 58 anni, da 10 paralizzato dalla “sindrome di Locked-in”, benché pienamente cosciente. L’uomo, accompagnato dalla moglie Lucia e dai due figli, ha consegnato un messaggio a Benedetto XVI, nel quale scrive fra l’altro: “Vorrei trasmetterle quello che il mio corpo rischia di celare: ho voglia di vivere”. “Ringrazio infinite volte” il Signore “per il privilegio di esistere”.


BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 11 marzo 2009

 

San Bonifacio

Cari fratelli e sorelle,

oggi ci soffermiamo su un grande missionario dell’VIII secolo, che ha diffuso il cristianesimo nell’Europa centrale, proprio anche nella mia patria: san Bonifacio, passato alla storia come l’«apostolo dei Germani». Possediamo non poche notizie sulla sua vita grazie alla diligenza dei suoi biografi: nacque da una famiglia anglosassone nel Wessex attorno al 675 e fu battezzato col nome di Winfrido. Entrò molto giovane in monastero, attratto dall’ideale monastico. Possedendo notevoli capacità intellettuali, sembrava avviato ad una tranquilla e brillante carriera di studioso: divenne insegnante di grammatica latina, scrisse alcuni trattati, compose anche varie poesie in latino. Ordinato sacerdote all’età di circa trent’anni, si sentì chiamato all’apostolato tra i pagani del continente. La Gran Bretagna, sua terra, evangelizzata appena cent’anni prima dai Benedettini guidati da sant’Agostino, mostrava una fede così solida e una carità così ardente da inviare missionari nell’Europa centrale per annunziarvi il Vangelo. Nel 716 Winfrido con alcuni compagni si recò in Frisia (l’odierna Olanda), ma si scontrò con l’opposizione del capo locale e il tentativo di evangelizzazione fallì. Tornato in patria, non si perse d’animo, e due anni dopo si recò a Roma per parlare col Papa Gregorio II ed averne direttive. Il Papa, secondo il racconto di un biografo, lo accolse «col viso sorridente e lo sguardo pieno di dolcezza», e nei giorni seguenti tenne con lui «colloqui importanti» (Willibaldo, Vita S. Bonifatii, ed. Levison, pp. 13-14) e infine, dopo avergli imposto il nuovo nome di Bonifacio, gli affidò con lettere ufficiali la missione di predicare il Vangelo fra i popoli della Germania.

Confortato e sostenuto dall’appoggio del Papa, Bonifacio si impegnò nella predicazione del Vangelo in quelle regioni, lottando contro i culti pagani e rafforzando le basi della moralità umana e cristiana. Con grande senso del dovere egli scriveva in una delle sue lettere: «Stiamo saldi nella lotta nel giorno del Signore, poiché sono giunti giorni di afflizione e miseria... Non siamo cani muti, né osservatori taciturni, né mercenari che fuggono davanti ai lupi! Siamo invece Pastori solerti che vegliano sul gregge di Cristo, che annunciano alle persone importanti e a quelle comuni, ai ricchi e ai poveri la volontà di Dio... nei tempi opportuni e non opportuni...» (Epistulae, 3,352.354: MGH). Con la sua attività instancabile, con le sue doti organizzative, con il suo carattere duttile e amabile nonostante la fermezza, Bonifacio ottenne grandi risultati. Il Papa allora «dichiarò che voleva imporgli la dignità episcopale, perché così potesse con maggiore determinazione correggere e riportare sulla via della verità gli erranti, si sentisse sostenuto dalla maggiore autorità della dignità apostolica e fosse tanto più accetto a tutti nell'ufficio della predicazione quanto più appariva che per questo motivo era stato ordinato dall'apostolico presule» (Otloho, Vita S. Bonifatii, ed. Levison, lib. I, p. 127).

Fu lo stesso Sommo Pontefice a consacrare «Vescovo regionale» - cioè per tutta la Germania - Bonifacio, il quale riprese poi le sue fatiche apostoliche nei territori a lui affidati ed estese la sua azione anche alla Chiesa della Gallia: con grande prudenza restaurò la disciplina ecclesiastica, indisse vari sinodi per garantire l’autorità dei sacri canoni, rafforzò la necessaria comunione col Romano Pontefice: un punto che gli stava particolarmente a cuore. Anche i successori del Papa Gregorio II lo ebbero in altissima considerazione: Gregorio III lo nominò arcivescovo di tutte le tribù germaniche, gli inviò il pallio e gli diede facoltà di organizzare la gerarchia ecclesiastica in quelle regioni (cf Epist. 28: S. Bonifatii Epistulae, ed. Tangl, Berolini 1916); Papa Zaccaria ne confermò l’ufficio e ne lodò l’impegno (cfr Epist. 51, 57, 58, 60, 68, 77, 80, 86, 87, 89: op. cit.); Papa Stefano III, appena eletto, ricevette da lui una lettera, con cui gli esprimeva il suo filiale ossequio (cfr Epist. 108: op. cit.).

Il grande Vescovo, oltre a questo lavoro di evangelizzazione e di organizzazione della Chiesa mediante la fondazione di diocesi e la celebrazione di Sinodi, non mancò di favorire la fondazione di vari monasteri, maschili e femminili, perché fossero come un faro per l’irradiazione della fede e della cultura umana e cristiana nel territorio. Dai cenobi benedettini della sua patria aveva chiamato monaci e monache che gli prestarono un validissimo e prezioso aiuto nel compito di annunciare il Vangelo e di diffondere le scienze umane e le arti tra le popolazioni. Egli infatti giustamente riteneva che il lavoro per il Vangelo dovesse essere anche lavoro per una vera cultura umana. Soprattutto il monastero di Fulda - fondato verso il 743 - fu il cuore e il centro di irradiazione della spiritualità e della cultura religiosa: ivi i monaci, nella preghiera, nel lavoro e nella penitenza, si sforzavano di tendere alla santità, si formavano nello studio delle discipline sacre e profane, si preparavano per l'annuncio del Vangelo, per essere missionari. Per merito dunque di Bonifacio, dei suoi monaci e delle sue monache - anche le donne hanno avuto una parte molto importante in quest’opera di evangelizzazione - fiorì anche quella cultura umana che è inseparabile dalla fede e ne rivela la bellezza. Lo stesso Bonifacio ci ha lasciato significative opere intellettuali. Anzitutto il suo copioso epistolario, in cui lettere pastorali si alternano a lettere ufficiali e ad altre di carattere privato, che svelano fatti sociali e soprattutto il suo ricco temperamento umano e la sua profonda fede. Compose anche un trattato di Ars grammatica, in cui spiegava declinazioni, verbi, sintassi della lingua latina, ma che per lui diventava anche uno strumento per diffondere la fede e la cultura. Gli si attribuiscono pure una Ars metrica, cioè un'introduzione a come fare poesia, e varie composizioni poetiche e infine una collezione di 15 sermoni.

Sebbene fosse già avanzato negli anni, - era vicino agli 80 - si preparò ad una nuova missione evangelizzatrice: con una cinquantina di monaci fece ritorno in Frisia dove aveva iniziato la sua opera. Quasi presago della morte imminente, alludendo al viaggio della vita, scriveva al discepolo e successore nella sede di Magonza, il Vescovo Lullo: «Io desidero condurre a termine il proposito di questo viaggio; non posso in alcun modo rinunziare al desiderio di partire. È vicino il giorno della mia fine e si approssima il tempo della mia morte; deposta la salma mortale, salirò all'eterno premio. Ma tu, figlio carissimo, richiama senza posa il popolo dal ginepraio dell'errore, compi l'edificazione della già iniziata basilica di Fulda e ivi deporrai il mio corpo invecchiato per lunghi anni di vita» (Willibaldo, Vita S. Bonifatii, ed. cit., p. 46). Mentre stava iniziando la celebrazione della Messa a Dokkum (nell’odierna Olanda settentrionale), il 5 giugno del 754 fu assalito da una banda di pagani. Egli, fattosi avanti con fronte serena, «vietò ai suoi di combattere dicendo: “Cessate, figliuoli, dai combattimenti, abbandonate la guerra, poiché la testimonianza della Scrittura ci ammonisce di non rendere male per male, ma bene per male. Ecco il giorno da tempo desiderato, ecco che il tempo della nostra fine è venuto; coraggio nel Signore!”» (Ibid. pp. 49-50). Furono le ultime sue parole prima di cadere sotto i colpi degli aggressori. Le spoglie del Vescovo martire furono poi portate nel monastero di Fulda, ove ricevettero degna sepoltura. Già uno dei suoi primi biografi si esprime su di lui con questo giudizio: «Il santo Vescovo Bonifacio può dirsi padre di tutti gli abitanti della Germania, perché per primo li ha generati a Cristo con la parola della sua santa predicazione, li ha confermati con l'esempio, e infine ha dato per essi la vita, carità questa di cui non può darsi maggiore» (Otloho, Vita S. Bonifatii, ed. cit., lib. I, p. 158).

A distanza di secoli, quale messaggio possiamo noi oggi raccogliere dall’insegnamento e dalla prodigiosa attività di questo grande missionario e martire? Una prima evidenza si impone a chi accosta Bonifacio: la centralità della Parola di Dio, vissuta e interpretata nella fede della Chiesa, Parola che egli visse, predicò e testimoniò fino al dono supremo di sé nel martirio. Era talmente appassionato della Parola di Dio da sentire l’urgenza e il dovere di portarla agli altri, anche a proprio personale rischio. Su di essa poggiava quella fede alla cui diffusione si era solennemente impegnato al momento della sua consacrazione episcopale: «Io professo integralmente la purità della santa fede cattolica e con l'aiuto di Dio voglio restare nell'unità di questa fede, nella quale senza alcun dubbio sta tutta la salvezza dei cristiani». (Epist. 12, in S. Bonifatii Epistolae, ed. cit., p. 29). La seconda evidenza, molto importante, che emerge dalla vita di Bonifacio è la sua fedele comunione con la Sede Apostolica, che era un punto fermo e centrale del suo lavoro di missionario, egli sempre conservò tale comunione come regola della sua missione e la lasciò quasi come suo testamento. In una lettera a Papa Zaccaria affermava: «Io non cesso mai d'invitare e di sottoporre all'obbedienza della Sede Apostolica coloro che vogliono restare nella fede cattolica e nell'unità della Chiesa romana e tutti coloro che in questa mia missione Dio mi dà come uditori e discepoli» (Epist. 50: in ibid. p. 81). Frutto di questo impegno fu il saldo spirito di coesione intorno al Successore di Pietro che Bonifacio trasmise alle Chiese del suo territorio di missione, congiungendo con Roma l’Inghilterra, la Germania, la Francia e contribuendo così in misura determinante a porre quelle radici cristiane dell’Europa che avrebbero prodotto fecondi frutti nei secoli successivi. Per una terza caratteristica Bonifacio si raccomanda alla nostra attenzione: egli promosse l’incontro tra la cultura romano-cristiana e la cultura germanica. Sapeva infatti che umanizzare ed evangelizzzare la cultura era parte integrante della sua missione di Vescovo. Trasmettendo l’antico patrimonio di valori cristiani, egli innestò nelle popolazioni germaniche un nuovo stile di vita più umano, grazie al quale venivano meglio rispettati i diritti inalienabili della persona. Da autentico figlio di san Benedetto, egli seppe unire preghiera e lavoro (manuale e intellettuale), penna e aratro.

La testimonianza coraggiosa di Bonifacio è un invito per tutti noi ad accogliere nella nostra vita la parola di Dio come punto di riferimento essenziale, ad amare appassionatamente la Chiesa, a sentirci corresponsabili del suo futuro, a cercarne l’unità attorno al successore di Pietro. Allo stesso tempo, egli ci ricorda che il cristianesimo, favorendo la diffusione della cultura, promuove il progresso dell’uomo. Sta a noi, ora, essere all’altezza di un così prestigioso patrimonio e farlo fruttificare a vantaggio delle generazioni che verranno.

Mi impressiona sempre questo suo zelo ardente per il Vangelo: a quarant'anni esce da una vita monastica bella e fruttuosa, da una vita di monaco e di professore per annunciare il Vangelo ai semplici, ai barbari; a ottant'anni, ancora una volta, va in una zona dove prevede il suo martirio. Paragonando questa sua fede ardente, questo zelo per il Vangelo alla nostra fede così spesso tiepida e burocratizzata, vediamo cosa dobbiamo fare e come rinnovare la nostra fede, per dare in dono al nostro tempo la perla preziosa del Vangelo.

Saluti:

Chers frères et soeurs,
Je suis heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones. Je salue en particulier les nombreux jeunes présents ce matin, l’école militaire de Saint-Cyr, ainsi que le groupe du Cameroun, où j’aurai la joie de me rendre dans quelques jours. Vous aussi, à la suite de saint Boniface, aimez passionnément l’Église du Christ et soyez toujours des artisans d’unité. Que Dieu vous bénisse!

Dear Brothers and Sisters,
I offer a warm welcome to the members of the Parliamentary Assembly of the Mediterranean. I also greet the many student groups present today. Upon all the English-speaking pilgrims, especially the visitors from England, Denmark, Vietnam and the United States, I cordially invoke God’s blessings of joy and peace!

Liebe Brüder und Schwestern!
Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache. Das Vorbild des heiligen Bonifatius will uns anregen, daß auch wir leidenschaftlich die Kirche lieben und die Einheit mit dem Nachfolger Petri für die Verbreitung von Gottes Reich auf Erden suchen. Der Herr schenke euch und euren Familien Freude des Glaubens und seinen Frieden.

Queridos hermanos y hermanas:
Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los miembros del Rotary Club de Cuenca, acompañados por Monseñor José María Yanguas, Obispo de esta diócesis; a los formadores y alumnos del “Seminario Menor de la Asunción”, de Santiago de Compostela; y a los miembros de la Cofradía del Santísimo Cristo de las Tres Caídas, de Sevilla. Que la intercesión de San Bonifacio nos ayude a renovar nuestro compromiso en la tarea evangelizadora de la Iglesia, siendo testigos valientes de la Palabra de Dios. Muchas gracias.

Amados peregrinos de língua portuguesa, a minha saudação afectuosa para todos os presentes, nomeadamente para as Irmãs Carmelitas Mensageiras do Espírito Santo, com votos duma boa viagem de regresso às vossas terras e comunidades, que vos esperam transfigurados pela graça desta romagem penitencial aos túmulos dos Apóstolos. Também eu vo-lo desejo, pedindo ao Espírito divino que guie a vossa mente e os vossos passos pelas sendas dum encontro sempre novo e surpreendente com Jesus Cristo. Ele é a suspirada Bênção de Deus Pai para vós e toda a humanidade. 

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