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UDIENZA
GENERALE (12 ottobre 2011) |
Radio
Vaticana, 12 ottobre 2011
Benedetto
XVI all'udienza generale: nel buio dei dubbi o delle crisi
Dio è sempre vicino
◊
Credere alla presenza di Dio anche quando si attraversano
momenti difficili. È il messaggio che Benedetto XVI ha
ricavato dalla riflessione sul Salmo 126, proposto questa
mattina alle migliaia di fedeli che hanno partecipato
all’udienza generale in Piazza San Pietro. Al termine
dell’udienza, il Papa ha ribadito che il valore della
vita è sacro e deve essere “sommamente rispettato”.
Il servizio di Alessandro De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Dio fa meraviglie nella storia degli uomini”. Il
Salmo 126 celebra questa certezza da migliaia di anni e
Benedetto XVI ne ha dato una lettura attualizzata alle
circa 15 mila persone che lo hanno ascoltato in una Piazza
San Pietro illuminata da un caldo sole fuori stagione. Le
strofe del Salmo preso in considerazione – che narrano
del popolo d’Israele che rientra dall’esilio
babilonese – descrivono, ha spiegato il Papa,
l’altalenante susseguirsi dei sentimenti degli israeliti
verso Dio:
“Il popolo dell’alleanza, disperso tra i pagani,
si interroga dolorosamente su un Dio che sembra averlo
abbandonato. Perciò, la fine della deportazione e il
ritorno in patria sono sperimentati come un meraviglioso
ritorno alla fede, alla fiducia, alla comunione con il
Signore; è un ‘ristabilimento della sorte’ che
implica anche conversione del cuore, perdono, ritrovata
amicizia con Dio”.
Paura e gioia, i chiaroscuri dell’anima umana,
trovano – ha affermato Benedetto XVI – risposta nella
stabilità degli interventi divini che, ha detto, assumono
“spesso forme inaspettate, che vanno al di là di quanto
l’uomo possa immaginare”:
“Dio fa meraviglie nella storia degli uomini.
Operando la salvezza, si rivela a tutti come Signore
potente e misericordioso, rifugio dell’oppresso, che non
dimentica il grido dei poveri, che ama la giustizia e il
diritto e del cui amore è piena la terra”.
Questa certezza dell’agire divino, che vuole solo il
bene dell’umanità, dovrebbe aprire gli occhi e
allargare il cuore soprattutto dei cristiani. “Nella
nostra preghiera – ha indicato Benedetto XVI –
dovremmo guardare più spesso a come, nelle vicende della
nostra vita, il Signore ci ha protetti, guidati, aiutati e
lodarlo per quanto ha fatto e fa per noi”:
“Dobbiamo essere più attenti alle cose buone che
il Signore ci dà. Siamo sempre attenti ai problemi, alle
difficoltà e quasi non vogliamo percepire che ci sono
cose belle che vengono dal Signore. Questa attenzione, che
diventa gratitudine, è molto importante per noi e ci crea
una memoria del bene che ci aiuta anche nelle ore buie”.
La seconda parte del Salmo, ha proseguito il Papa,
sembra attraversata da un’“apparente
contraddizione”: quella buona sorte che Israele
celebrava nei primi versi come ristabilita, ora il
salmista sembra chiederla “come qualcosa ancora da
realizzare”. In modo particolare, il manifestarsi della
salvezza viene descritto attraverso l’azione della
semina, dove – ha osservato il Pontefice – si getta
nella terra “ciò che potrebbe ancora diventare pane”,
senza sapere se il raccolto andrà a buon frutto:
“Gettare il seme è un gesto di fiducia e di
speranza; è necessaria l’operosità dell’uomo, ma poi
si deve entrare in un’attesa impotente, ben sapendo che
molti fattori saranno determinanti per il buon esito del
raccolto e che il rischio di un fallimento è sempre in
agguato (...) È il mistero nascosto della vita, sono le
meravigliose “grandi cose” della salvezza che il
Signore opera nella storia degli uomini e di cui gli
uomini ignorano il segreto”.
La similitudine del Salmo, ha concluso Benedetto XVI,
trova la sua spiegazione nel mistero della morte e della
risurrezione di Gesù. Il credente che “attraversa quel
buio”, il buio della semina, è come il chicco di grano
“che muore per dare molto frutto”:
“La nostra storia, anche se segnata spesso da
dolore, da incertezze, da momenti di crisi, è una storia
di salvezza e di ‘ristabilimento delle sorti’ (...)
Dobbiamo imparare questo anche nelle notti buie; non
dimenticare che la luce c'è (...) È importante non
perdere questo ricordo della presenza di Dio nella nostra
vita”.
Al momento dei saluti, il Papa ne ha dedicato uno
speciale agli studenti di varie parti del mondo iscritti
al Pontificio Collegio San Paolo di Roma e un altro ai
rappresentanti della Legio Mariae, esortati, ha detto,
“a rendere una sempre più incisiva testimonianza
cristiana nei vari ambiti della società, sotto lo sguardo
materno della Vergine”. Di rilievo anche l’auspicio
rivolto ai partecipanti alla Conferenza nazionale di Sanità
pubblica:
“Il loro importante lavoro al servizio della
persona umana rechi frutti copiosi, rafforzando nei
cittadini la coscienza del valore sacro della vita ed
impegnandoli nella difesa del diritto di ogni essere umano
a vedere sommamente rispettato questo bene primario”.
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Strage
di copti al Cairo. Appello del Papa per una coesistenza
pacifica nel rispetto dei diritti delle minoranze
◊
Accorato appello del Papa, oggi, durante l’udienza
generale in Piazza San Pietro, in seguito alle violenze
scoppiate al Cairo, in Egitto, domenica scorsa, in cui
sono morti numerosi cristiani copto-ortodossi. Ce ne parla
Sergio Centofanti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Il Papa si è detto “profondamente rattristato dagli
episodi di violenza” verificatisi al Cairo durante una
manifestazione promossa domenica dai copto-ortodossi per
protestare contro l’attacco a una chiesa nell’Alto
Egitto incendiata dagli integralisti islamici, senza che i
responsabili fossero consegnati alla giustizia.
Manifestazione finita nel sangue: almeno 25 i cristiani
uccisi, altre fonti parlano di 36 vittime:
“Mi unisco al dolore delle famiglie delle vittime
e dell’intero popolo egiziano, lacerato dai tentativi di
minare la coesistenza pacifica fra le sue comunità, che
è invece essenziale salvaguardare, soprattutto in questo
momento di transizione”.
Benedetto XVI esorta i fedeli a pregare affinché la
società egiziana “goda di una vera pace, basata sulla
giustizia, sul rispetto della libertà e della dignità di
ogni cittadino”:
“Inoltre, sostengo gli sforzi delle autorità
egiziane, civili e religiose, in favore di una società
nella quale siano rispettati i diritti umani di tutti e,
in particolare, delle minoranze, a beneficio dell’unità
nazionale”.
Dopo la strage del Cairo, vacilla il governo egiziano:
voci di dimissioni dell’esecutivo, circolate ieri
pomeriggio, sono state successivamente smentite.
Dimissioni sono state presentate dal vice premier e
ministro delle Finanze, ma sono state respinte dal capo
della giunta militare Hussein Tantawi. Oggi, intanto, la
commissione elettorale egiziana ha iniziato a ricevere le
candidature per il prossimo voto parlamentare, previsto a
novembre. Ma come spiegare quanto accaduto domenica scorsa
al Cairo? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto a fra
Kamal William, ministro della provincia francescana in
Egitto:
Ascolta l'intervista trasmessa da Radio Vaticana
R. - Tutti cercano di spiegarlo, ma una cosa è strana:
come mai proprio in questo momento, in cui ci si sta
preparando alle elezioni del Parlamento? Sembra essere una
cosa già preparata per far slittare queste elezioni…
Un’altra cosa: come mai, poi, quando i cristiani
organizzano manifestazioni, c’è sempre uno scontro tra
l’esercito e i manifestanti? Una delle donne musulmane,
che era insieme con i cristiani per manifestare con loro e
rivendicare quello che loro rivendicavano, ha detto che
all’improvviso - da dietro - qualcuno ha sparato contro
i manifestanti…
D. - Alla pacifica protesta dei cristiani copti, si
sono uniti dunque anche giovani musulmani e molti di loro
hanno anche cercato di difendere i fedeli copti…
R. - Questo è sicuro ed è qui il problema. In tutte
le manifestazioni che ci sono state durante la rivoluzione
del 25 gennaio tutti si aiutavano, tutti si difendevano; i
musulmani facevano 'un cerchio' per proteggere i cristiani
affinché potessero pregare così come facevano i
cristiani che portavano l’acqua per le abluzioni per la
preghiera musulmana… C’è questa fusione di
sentimenti, questo volersi difendere e per questo quello
che è avvenuto domenica è inspiegabile: come mai ogni
manifestazione dei cristiani si conclude drammaticamente?
D. - Proprio stamani il Papa ha detto che il popolo
egiziano è lacerato dai tentativi di minare la
coesistenza pacifica. Una coesistenza - ha aggiunto il
Santo Padre - essenziale soprattutto in questo momento di
transizione...
R. - Sì, esatto, e io mi chiedo: come mai ogni volta,
che si fa un passo in avanti verso le elezioni
parlamentari - proprio oggi dovevano cominciare a
presentarsi i candidati per le elezioni - accade questo?
Come mai proprio in questo momento? Come mai ogni volta
che si compie un passo in avanti verso questa transizione
pacifica, succede qualcosa? Come mai ogni volta che c’è
una manifestazione cristiana finisce sempre in modo
drammatico nonostante fra la gente ci sia questo
sentimento di convivenza pacifica?
D. - C’è una convivenza pacifica fra cristiani e
musulmani, ma c’è anche una strategia dell’odio …
R. - Questa strategia dell’odio è difficile
sradicarla, perché esiste da secoli ed eliminarla del
tutto è difficile, specialmente ora che si lotta per
ottenere la maggioranza nelle elezioni parlamentari.
D. - A proposito di elezioni politiche che si terranno
a novembre in Egitto... Molti esperti temono che alle luci
della “primavera araba” a sostegno della democrazia,
si possono sovrapporre le ombre del fondamentalismo…
R. - Sì, questa paura c’è, ma la maggior parte
degli esperti dicono che i gruppi fondamentalisti non
avranno mai la maggioranza, al massimo il 20 per cento. Ma
i fondamentalisti musulmani giocano anche sull’ignoranza
che c’è nella popolazione. (mg)
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 12 ottobre 2011
Salmo
126
Cari
fratelli e sorelle,
nelle
precedenti catechesi abbiamo meditato su alcuni Salmi di
lamento e di fiducia. Quest’oggi vorrei riflettere con
voi su un Salmo dalle note festose, una preghiera che,
nella gioia, canta le meraviglie di Dio. È il Salmo
126 - secondo la numerazione greco latina 125 -, che
celebra le grandi cose che il Signore ha operato con il
suo popolo e che continuamente opera con ogni credente.
Il
Salmista, a nome di tutto Israele, inizia la sua preghiera
ricordando l’esperienza esaltante della salvezza:
«Quando
il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia» (vv. 1-2a).
Il Salmo
parla di una “sorte ristabilita”, cioè restituita
allo stato originario, in tutta la sua precedente
positività. Si parte, cioè, da una situazione di
sofferenza e di bisogno a cui Dio risponde operando
salvezza e riportando l’orante alla condizione di prima,
anzi arricchita e cambiata in meglio. È quello che
avviene a Giobbe, quando il Signore gli ridona tutto
quanto aveva perduto, raddoppiandolo ed elargendo una
benedizione ancora maggiore (cfr Gb 42,10-13), ed
è quanto sperimenta il popolo d’Israele ritornando in
patria dall’esilio babilonese. E’ proprio in
riferimento alla fine della deportazione in terra
straniera che viene interpretato questo Salmo:
l’espressione “ristabilire la sorte di Sion” è
letta e compresa dalla tradizione come un “far tornare i
prigionieri di Sion”. In effetti, il ritorno
dall’esilio è paradigma di ogni intervento divino di
salvezza perché la caduta di Gerusalemme e la
deportazione a Babilonia sono state un’esperienza
devastante per il popolo eletto, non solo sul piano
politico e sociale, ma anche e soprattutto sul piano
religioso e spirituale. La perdita della terra, la fine
della monarchia davidica e la distruzione del Tempio
appaiono come una smentita delle promesse divine, e il
popolo dell’alleanza, disperso tra i pagani, si
interroga dolorosamente su un Dio che sembra averlo
abbandonato. Perciò, la fine della deportazione e il
ritorno in patria sono sperimentati come un meraviglioso
ritorno alla fede, alla fiducia, alla comunione con il
Signore; è un “ristabilimento della sorte” che
implica anche conversione del cuore, perdono, ritrovata
amicizia con Dio, consapevolezza della sua misericordia e
rinnovata possibilità di lodarLo (cfr Ger
29,12-14; 30,18-20; 33,6-11; Ez 39,25-29). Si
tratta di un’esperienza di gioia straripante, di sorrisi
e grida di giubilo, talmente bella che “sembra di
sognare”. Gli interventi divini hanno spesso forme
inaspettate, che vanno al di là di quanto l’uomo possa
immaginare; ecco allora la meraviglia e la letizia che si
esprimono nella lode: “Il Signore ha fatto grandi
cose”. È quanto dicono le nazioni, ed è quanto
proclama Israele:
«Allora
si diceva tra le genti:
“Il Signore ha fatto grandi cose per loro”.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia» (vv. 2b-3).
Dio fa
meraviglie nella storia degli uomini. Operando la
salvezza, si rivela a tutti come Signore potente e
misericordioso, rifugio dell’oppresso, che non dimentica
il grido dei poveri (cfr Sal 9,10.13), che ama la
giustizia e il diritto e del cui amore è piena la terra
(cfr Sal 33,5). Perciò, davanti alla liberazione
del popolo di Israele, tutte le genti riconoscono le cose
grandi e stupende che Dio compie per il suo popolo e
celebrano il Signore nella sua realtà di Salvatore. E
Israele fa eco alla proclamazione delle nazioni, e la
riprende ripetendola, ma da protagonista, come diretto
destinatario dell’azione divina: «Grandi cose ha fatto
il Signore per noi»; “per noi”, o ancor più
precisamente, “con noi”, in ebraico ‘immanû,
affermando così quel rapporto privilegiato che il
Signore intrattiene con i suoi eletti e che troverà nel
nome Immanuel, “Dio con noi”, con cui viene
chiamato Gesù, il suo culmine e la sua piena
manifestazione (cfr Mt 1,23).
Cari
fratelli e sorelle, nella nostra preghiera dovremmo
guardare più spesso a come, nelle vicende della nostra
vita, il Signore ci ha protetti, guidati, aiutati e
lodarlo per quanto ha fatto e fa per noi. Dobbiamo essere
più attenti alle cose buone che il Signore ci dà. Siamo
sempre attenti ai problemi, alle difficoltà e quasi non
vogliamo percepire che ci sono cose belle che vengono dal
Signore. Questa attenzione, che diventa gratitudine, è
molto importante per noi e ci crea una memoria del bene
che ci aiuta anche nelle ore buie. Dio compie cose grandi,
e chi ne fa esperienza - attento alla bontà del Signore
con l'attenzione del cuore - è ricolmo di gioia. Su
questa nota festosa si conclude la prima parte del Salmo.
Essere salvati e tornare in patria dall’esilio è come
essere ritornati alla vita: la liberazione apre al
sorriso, ma insieme all’attesa di un compimento ancora
da desiderare e da domandare. È questa la seconda parte
del nostro Salmo che suona così:
«Ristabilisci,
Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime mieterà nella gioia.
Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni» (vv. 4-6).
Se
all’inizio della sua preghiera, il Salmista celebrava la
gioia di una sorte ormai ristabilita dal Signore, ora
invece la chiede come qualcosa ancora da realizzare. Se si
applica questo Salmo al ritorno dall’esilio, questa
apparente contraddizione si spiegherebbe con
l’esperienza storica, fatta da Israele, di un ritorno in
patria difficile, solo parziale, che induce l’orante a
sollecitare un ulteriore intervento divino per portare a
pienezza la restaurazione del popolo.
Ma il
Salmo va oltre il dato puramente storico per aprirsi a
dimensioni più ampie, di tipo teologico. L’esperienza
consolante della liberazione da Babilonia è comunque
ancora incompiuta, “già” avvenuta, ma “non
ancora” contrassegnata dalla definitiva pienezza. Così,
mentre nella gioia celebra la salvezza ricevuta, la
preghiera si apre all’attesa della realizzazione piena.
Per questo il Salmo utilizza immagini particolari, che,
con la loro complessità, rimandano alla realtà
misteriosa della redenzione, in cui si intrecciano dono
ricevuto e ancora da attendere, vita e morte, gioia
sognante e lacrime penose. La prima immagine fa
riferimento ai torrenti secchi del deserto del Neghev, che
con le piogge si riempiono di acqua impetuosa che ridà
vita al terreno inaridito e lo fa rifiorire. La richiesta
del Salmista è dunque che il ristabilimento della sorte
del popolo e il ritorno dall’esilio siano come
quell’acqua, travolgente e inarrestabile, e capace di
trasformare il deserto in una immensa distesa di erba
verde e di fiori.
La
seconda immagine si sposta dalle colline aride e rocciose
del Neghev ai campi che i contadini coltivano per trarne
il cibo. Per parlare della salvezza, si richiama qui
l’esperienza che ogni anno si rinnova nel mondo
agricolo: il momento difficile e faticoso della semina e
poi la gioia prorompente del raccolto. Una semina che è
accompagnata dalle lacrime, perché si getta ciò che
potrebbe ancora diventare pane, esponendosi a un’attesa
piena di incertezze: il contadino lavora, prepara il
terreno, sparge il seme, ma, come illustra bene la
parabola del seminatore, non sa dove questo seme cadrà,
se gli uccelli lo mangeranno, se attecchirà, se metterà
radici, se diventerà spiga (cfr Mt 13,3-9; Mc
4,2-9; Lc 8,4-8). Gettare il seme è un gesto di
fiducia e di speranza; è necessaria l’operosità
dell’uomo, ma poi si deve entrare in un’attesa
impotente, ben sapendo che molti fattori saranno
determinanti per il buon esito del raccolto e che il
rischio di un fallimento è sempre in agguato. Eppure,
anno dopo anno, il contadino ripete il suo gesto e getta
il suo seme. E quando questo diventa spiga, e i campi si
riempiono di messi, ecco la gioia di chi è davanti a un
prodigio straordinario. Gesù conosceva bene questa
esperienza e ne parlava con i suoi: «Diceva: “Così è
il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul
terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme
germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa» (Mc
4,26-27). È il mistero nascosto della vita, sono le
meravigliose “grandi cose” della salvezza che il
Signore opera nella storia degli uomini e di cui gli
uomini ignorano il segreto. L’intervento divino, quando
si manifesta in pienezza, mostra una dimensione
prorompente, come i torrenti del Neghev e come il grano
nei campi, evocatore quest’ultimo anche di una
sproporzione tipica delle cose di Dio: sproporzione tra la
fatica della semina e l’immensa gioia del raccolto, tra
l’ansia dell’attesa e la rasserenante visione dei
granai ricolmi, tra i piccoli semi gettati a terra e i
grandi cumuli di covoni dorati dal sole. Alla mietitura,
tutto è trasformato, il pianto è finito, ha lasciato il
posto a grida di gioia esultante.
A tutto
questo fa riferimento il Salmista per parlare della
salvezza, della liberazione, del ristabilimento della
sorte, del ritorno dall’esilio. La deportazione a
Babilonia, come ogni altra situazione di sofferenza e di
crisi, con il suo buio doloroso fatto di dubbi e di
apparente lontananza di Dio, in realtà, dice il nostro
Salmo, è come una semina. Nel Mistero di Cristo, alla
luce del Nuovo Testamento, il messaggio si fa ancora più
esplicito e chiaro: il credente che attraversa quel buio
è come il chicco di grano caduto in terra che muore, ma
per dare molto frutto (cfr Gv 12,24); oppure,
riprendendo un’altra immagine cara a Gesù, è come la
donna che soffre nelle doglie del parto per poter giungere
alla gioia di aver dato alla luce una nuova vita (cfr Gv
16,21).
Cari
fratelli e sorelle, questo Salmo ci insegna che, nella
nostra preghiera, dobbiamo rimanere sempre aperti alla
speranza e saldi nella fede in Dio. La nostra storia,
anche se segnata spesso da dolore, da incertezze, da
momenti di crisi, è una storia di salvezza e di
“ristabilimento delle sorti”. In Gesù, ogni nostro
esilio finisce, e ogni lacrima è asciugata, nel mistero
della sua Croce, della morte trasformata in vita, come il
chicco di grano che si spezza nella terra e diventa spiga.
Anche per noi questa scoperta di Gesù Cristo è la grande
gioia del “sì” di Dio, del ristabilimento della
nostra sorte. Ma come coloro che - ritornati da Babilonia
pieni di gioia – hanno trovato una terra impoverita,
devastata, come pure la difficoltà della seminagione e
hanno sofferto piangendo non sapendo se realmente alla
fine ci sarebbe stata la raccolta, così anche noi, dopo
la grande scoperta di Gesù Cristo - la nostra vita, la
verità, il cammino - entrando nel terreno della fede,
nella “terra della fede”, troviamo anche spesso una
vita buia, dura, difficile, una seminagione con lacrime,
ma sicuri che la luce di Cristo ci dona, alla fine,
realmente, la grande raccolta. E dobbiamo imparare questo
anche nelle notti buie; non dimenticare che la luce c'è,
che Dio è già in mezzo alla nostra vita e che possiamo
seminare con la grande fiducia che il “sì” di Dio è
più forte di tutti noi. E' importante non perdere questo
ricordo della presenza di Dio nella nostra vita, questa
gioia profonda che Dio è entrato nella nostra vita,
liberandoci: è la gratitudine per la scoperta di Gesù
Cristo, che è venuto da noi. E questa gratitudine si
trasforma in speranza, è stella della speranza che ci dà
la fiducia, è la luce, perché proprio i dolori della
seminagione sono l'inizio della nuova vita, della grande e
definitiva gioia di Dio.
Saluti:
Je salue
les pèlerins francophones, particulièrement les Petites
Sœurs de Jésus réunies en Chapitre général, les
Servants de Messes de Monthey, et les groupes venus de
France, spécialement de la Guadeloupe et de Guyane. Chers
amis, notre existence, souvent marquée par des
incertitudes, est une histoire de salut et de libération.
Puissions-nous marcher avec Jésus vers la maison du Père,
notre vraie patrie et chanter avec la Vierge Marie les
merveilles de Dieu dans notre vie ! Je vous bénis de
grand cœur.
I welcome
all the English-speaking pilgrims and visitors present at
today’s Audience, especially the members of the NATO
Defense College, and pilgrims from England, Scotland,
Ireland, Sweden, Lebanon, Australia, Indonesia, Malaysia,
Canada and the United States of America. Upon all of you I
invoke God’s abundant blessings of joy and peace!
Ganz
herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher, besonders die Neupriester und Gäste des Collegium
Germanicum et Hungaricum. Der Rosenkranzmonat Oktober
lädt uns ein, an der Hand der seligen Jungfrau Maria
Christus entgegenzugehen, der uns Erlösung und Heil
schenkt. Zusammen mit Maria dürfen auch wir Gott voll
Freude preisen: »Der Mächtige hat Großes an mir getan,
und sein Name ist heilig« (Lk 1,49). Gott begleite
Euch alle!
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a las Hermanas de la Sagrada Familia de Urgell,
que celebran con gozo la reciente beatificación de su
Fundadora, la Madre Anna María Janer, así como a los demás
grupos provenientes de España, Argentina, Colombia, Costa
Rica, Ecuador, Guatemala, México y otros países
latinoamericanos. Que Dios os acompañe y llene siempre
vuestra vida de alegría y paz. Muchas gracias.
Saúdo os
diversos grupos de peregrinos vindos do Brasil e demais
participantes de língua portuguesa, cujos passos e intenções
confio à Virgem Maria. Este mês de Outubro convida-nos a
perseverar na reza diária do terço; que, desta forma, as
vossas famílias se reúnam com a nossa Mãe do Céu, para
cooperarem plenamente com os desígnios de salvação que
Deus tem sobre vós. Com afecto concedo-vos, a vós e aos
vossos familiares, a minha Bênção Apostólica.
Saluto
in lingua polacca:
Serdeczne
pozdrowienie kieruję do polskich pielgrzymów, a
szczególnie do przedstawicieli Diecezji Tarnowskiej z
biskupem Wiktorem Skworcem. Moi drodzy, pielgrzymowanie do
grobów Apostołów niech umacnia waszą wiarę,
napełnia nadzieją i rozpala miłość
do Chrystusa i do Kościoła. Niech Bóg błogosławi
Wam, Waszym rodzinom i wspólnotom. Niech będzie
pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Un
cordiale saluto rivolgo ai pellegrini polacchi, e in
particolare ai rappresentanti della Diocesi di Tarnow con
S. E. Mons. Wiktor Skworc. Carissimi, il pellegrinaggio
alle tombe degli Apostoli rafforzi la vostra fede, colmi
di speranza e ravvivi l’amore per Cristo e per la
Chiesa. Dio benedica voi, le vostre famiglie e le comunità.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovacca:
Zo srdca
vítam slovenských pútnikov, osobitne z Bardejova a Prešova.
Bratia a sestry, ruženec je pre nás školou modlitby.
Nech vaša púť v tomto ružencovom mesiaci októbri,
vám pomôže objaviť krásu tejto modlitby, takej
jednoduchej, ale účinnej.
Rád žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď
Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Do un
cordiale benvenuto ai pellegrini slovacchi,
particolarmente a quelli provenienti da Bardejov e Prešov.
Fratelli e sorelle, il Rosario è per noi una scuola di
preghiera. Auguro che il vostro pellegrinaggio in questo
mese di ottobre dedicato al Rosario, vi aiuti a scoprire
la bellezza di questa preghiera semplice, ma efficace.
Volentieri benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù
Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar híveket, különösen is a budapesti, a
csilizközi és a besenyszögi csoport tagjait. A szent rózsafüzér
imádság végzése erősítsen meg benneteket a
hitben, a reményben és a szeretetben. A napokban
tartottuk meg Magyarok Nagyasszonya ünnepét. Az Ő közbenjárását
kérve szívesen adom rátok Apostoli Áldásomat. Dicsértessék
a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Mi
rivolgo adesso ai fedeli ungheresi, specialmente ai membri
dei gruppi arrivati da Budapest, da Csilizköz e da
Besenyszög. La preghiera del santo rosario vi rinsaldi
ancor di più nella fede, nella speranza e nell’amore.
In questi giorni abbiamo celebrato la festa della Magna
Domina Hungarorum. Chiedendo la Sua intercessione
imparto volentieri a voi la mia benedizione. Sia lodato
Gesù Cristo!
Saluto
in lingua lituana:
Nuoširdžiai
sveikinu piligrimus lietuvius, ypač tikinčiuosius
iš Šiaulių, kuriuos lydi jų vyskupas Eugenijus
Bartulis. Linkiu, kad apaštalų kapų aplankymas
duotų naujų dvasinių vaisių. Garbė
Jėzui Kristui.
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini lituani. In particolare
ai fedeli di Šiauliai, accompagnati dal loro Vescovo
Mons. Eugenijus Bartulis ed auspico che la visita alle
tombe degli apostoli porti rinnovati frutti spirituali.
Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua rumena:
Adresez
un cordial salut pelerinilor români. Dragi prieteni, în
această lună de octombrie pe care poporul creştin
o dedică în mod special Sfântului Rozariu, vă
invit să recitaţi cu crescândă devoţiune
această rugăciune mariană. Vă binecuvântez
din inimă. Lăudat să fie Isus Cristos!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini rumeni. Cari amici in
questo mese di ottobre che il popolo cristiano dedica in
modo particolare al Santo Rosario, vi invito a recitare
con crescente devozione questa preghiera mariana. Vi
benedico di cuore. Sia lodato Gesù Cristo!
APPELLO
Sono
profondamente rattristato dagli episodi di violenza, che
sono stati commessi a Il Cairo domenica scorsa. Mi unisco
al dolore delle famiglie delle vittime e dell’intero
popolo egiziano, lacerato dai tentativi di minare la
coesistenza pacifica fra le sue comunità, che è invece
essenziale salvaguardare, soprattutto in questo momento di
transizione. Esorto i fedeli a pregare affinché quella
società goda di una vera pace, basata sulla giustizia,
sul rispetto della libertà e della dignità di ogni
cittadino. Inoltre, sostengo gli sforzi delle autorità
egiziane, civili e religiose, in favore di una società
nella quale siano rispettati i diritti umani di tutti e,
in particolare, delle minoranze, a beneficio dell’unità
nazionale.
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto gli studenti provenienti da varie
Nazioni ed iscritti al Pontificio Collegio San Paolo in
Roma per il completamento dei loro studi. Saluto i
rappresentanti della Legio Mariae, convenuti
numerosi a questo incontro, e li esorto a rendere una
sempre più incisiva testimonianza cristiana nei vari
ambiti della società, sotto lo sguardo materno della
Vergine Maria. Saluto i partecipanti alla Conferenza
nazionale di Sanità pubblica ed auspico che il loro
importante lavoro al servizio della persona umana rechi
frutti copiosi, rafforzando nei cittadini la coscienza del
valore sacro della vita ed impegnandoli nella difesa del
diritto di ogni essere umano a vedere sommamente
rispettato questo bene primario.
Mi
rivolgo, ora, con tanto affetto ai giovani, agli ammalati
ed agli sposi novelli. Il mio pensiero va alla Madonna di
Fatima, di cui domani ricorderemo l'ultima apparizione.
Alla celeste Madre di Dio affido voi, cari giovani, perché
possiate generosamente rispondere alla chiamata del
Signore. Maria sia per voi, cari malati, conforto nella
sofferenza, ed accompagni voi, cari sposi novelli, nel
vostro incipiente cammino familiare.
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