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UDIENZA
GENERALE (12 SETTEMBRE 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
12 settembre 2007
Maria ci guida
all’incontro con Cristo: così, il Papa all’udienza
generale, dedicata al viaggio in Austria. Ribadita
l’importanza del legame tra fede e ragione per il futuro
dell’Europa
La Chiesa, come Maria,
“è chiamata sempre a guardare Cristo per poterlo
mostrare ed offrire a tutti”: è quanto sottolineato dal
Papa nell’udienza generale in Piazza San Pietro,
dedicata al recente viaggio apostolico in Austria.
Benedetto XVI ha ricordato i momenti forti della visita,
incentrata sul pellegrinaggio al Santuario mariano di
Mariazell, in occasione dell’850.mo anniversario di
fondazione. Il Papa ha rivolto un particolare
ringraziamento all’arcivescovo di Vienna, il cardinale
Christoph Schönborn, e alle autorità austriache per
l’accoglienza ricevuta nella tre giorni in Austria. A
margine dell'udienza, il Papa ha incontrato Giovanni
Battista Pinna, l'imprenditore sardo per quasi 9 mesi
sotto sequestro, per la liberazione del quale il Papa
aveva lanciato un appello all'Angelus del 29 ottobre del
2006. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Guardare a Cristo”, andare incontro a Maria che ci
mostra Gesù: Benedetto XVI ha sintetizzato così il
significato del suo farsi pellegrino al Santuario di
Mariazell. Un viaggio apostolico che ha voluto anche
incoraggiare l’Europa a “portare avanti l’attuale
processo di unificazione sulla base di valori ispirati al
comune patrimonio cristiano”. Proprio Mariazell, ha
detto, è “uno dei simboli dell’incontro dei popoli
europei intorno alla fede cristiana”:
“Come dimenticare che l’Europa è portatrice di
una tradizione di pensiero che tiene legate fede, ragione
e sentimento? Illustri filosofi, anche indipendentemente
dalla fede, hanno riconosciuto il ruolo centrale svolto
dal cristianesimo per preservare la coscienza moderna da
derive nichilistiche o fondamentalistiche”.
Si è dunque soffermato sul pellegrinaggio vero e
proprio al Santuario di Mariazell, luogo, ha sottolineato,
tanto caro alle genti dell’Europa centro-orientale. “Lì
– ha detto – ho ammirato l’esemplare coraggio di
migliaia e migliaia di pellegrini che, nonostante la
pioggia e il freddo, hanno voluto essere presenti a questa
ricorrenza celebrativa”. Solo giungendo a Mariazell, è
stata la sua riflessione, “abbiamo pienamente
compreso” il senso del motto del viaggio: “Guardare a
Cristo”:
“Di fronte a noi stavano la statua della Madonna
che con una mano indica Gesù Bambino, e in alto, sopra
l’altare maggiore, il Crocifisso. Là il nostro
pellegrinaggio ha raggiunto la sua meta: abbiamo
contemplato il Volto di Dio in quel Bimbo in braccio alla
Madre e in quell’Uomo con le braccia spalancate.
Guardare Gesù con gli occhi di Maria significa incontrare
Dio Amore, che per noi si è fatto uomo ed è morto in
Croce”.
Ha poi ricordato di aver conferito il mandato ai
componenti dei consigli pastorali parrocchiali, ponendo
sotto la protezione di Maria “la grande rete delle
parrocchie al servizio della comunione e della
missione”. Non ha mancato poi di rammentare l’incontro
con i sacerdoti e i religiosi, persone, ha evidenziato,
che “nella semplicità e nell’umiltà della loro
umanità, si sforzano di offrire a tutti un riflesso della
bellezza di Dio, seguendo Gesù nella via della povertà,
della castità e dell’obbedienza, tre voti che vanno ben
compresi nel loro autentico significato cristologico, non
individualistico ma relazionale ed ecclesiale”. Quindi,
riecheggiando la sua omelia nella Cattedrale di Santo
Stefano a Vienna ha ribadito il valore della Domenica,
senza la quale, come insegnano i martiri di Abitene, non
possiamo vivere:
“Anche noi, cristiani del Duemila, non possiamo
vivere senza la Domenica: un giorno che dà senso al
lavoro e al riposo, attualizza il significato della
creazione e della redenzione, esprime il valore della
libertà e del servizio al prossimo… tutto questo è la
Domenica: ben più di un precetto!”
Ha così rivolto il pensiero alla sua visita
all’Abbazia benedettina di Heiligenkreuz. Un’occasione
per ribadire che “lo studio teologico non può essere
separato dalla vita spirituale e dalla preghiera” e che
è necessario un “connubio tra fede e ragione, tra cuore
e mente”. Infine, è tornato con la memoria
all’incontro con il mondo del volontariato, con quanti
si impegnano gratuitamente al servizio del prossimo. Il
Papa ha offerto una riflessione sull’essenza del
volontariato:
“Il volontariato non è soltanto un ‘fare’: è
prima di tutto un modo di essere che parte dal cuore, da
un atteggiamento di gratitudine verso la vita, e spinge a
‘restituire’ e condividere con il prossimo i doni
ricevuti”.
Per questo, ha aggiunto, l’azione del volontariato
“non va vista come un intervento tappabuchi nei
confronti dello Stato”, ma “piuttosto come una
presenza complementare e sempre necessaria per tenere viva
l’attenzione agli ultimi e promuovere uno stile
personalizzato negli interventi”. Dunque, ha
sottolineato, non c’è “nessuno che non possa essere
un volontario: anche la persona più indigente e
svantaggiata, ha sicuramente molto da condividere con gli
altri offrendo il proprio contributo per costruire la
civiltà dell’amore”. Concludendo questo appassionato
ricordo del viaggio-pellegrinaggio in Austria, il Papa ha
espresso l’auspicio che la Chiesa sappia rispondere alle
sfide dei nostri tempi:
“Una Chiesa maestra e testimone di un sì generoso
alla vita in ogni sua dimensione, una Chiesa che
attualizza la sua bimillenaria tradizione al servizio di
un futuro di pace e di vero progresso sociale per
l’intera famiglia umana”.
Al momento dei saluti, il Papa ha ricordato l’odierna
solennità del Santo Nome di Maria ed ha invitato in
particolare i giovani a farsi accompagnare dalla Madonna
“sul cammino d’una sempre più perfetta adesione al
Vangelo”.
Udienza
generale
Cari
fratelli e sorelle,
intendo
oggi soffermarmi a riflettere sulla visita pastorale che
ho avuto la gioia di compiere nei giorni scorsi in
Austria, Paese che mi è particolarmente familiare, sia
perché confinante con la mia terra natale sia per i
numerosi contatti che con esso ho sempre avuto. Motivo
specifico di questa visita era l’850.mo
anniversario del Santuario di Mariazell, il più
importante dell’Austria, prediletto anche dai fedeli
ungheresi e molto frequentato da pellegrini di altre
Nazioni limitrofe. Si è trattato dunque prima di tutto di
un pellegrinaggio, che ha avuto come motto "Guardare
a Cristo": andare incontro a Maria che ci mostra
Gesù. Ringrazio di cuore il Cardinale Schönborn,
Arcivescovo di Vienna, e l’intero Episcopato del Paese
per il grande impegno con cui hanno preparato e seguito la
mia visita. Ringrazio il Governo austriaco e tutte le
Autorità civili e militari che hanno prestato la loro
valida collaborazione; in particolare, ringrazio il Signor
Presidente Federale per la cordialità con cui mi ha
accolto ed accompagnato nei vari momenti della visita. La
prima tappa è stata presso la Mariensäule,
storica colonna su cui è collocata la statua della
Vergine Immacolata: lì ho incontrato migliaia di giovani
e ho iniziato il mio pellegrinaggio. Non ho mancato poi di
recarmi nella Judenplatz per rendere omaggio al monumento
che ricorda la Shoah.
Tenendo
conto della storia dell’Austria e dei suoi stretti
rapporti con la Santa Sede, come pure dell’importanza di
Vienna nella politica internazionale, il programma di
questo mio viaggio pastorale ha previsto gli incontri con
il Presidente della Repubblica e con il Corpo Diplomatico.
Si tratta di occasioni preziose, in cui il Successore di
Pietro ha la possibilità di esortare i Responsabili delle
nazioni a favorire sempre la causa della pace e
dell’autentico sviluppo economico e sociale. Guardando
specialmente all’Europa, ho rinnovato il mio
incoraggiamento a portare avanti l’attuale processo di
unificazione sulla base di valori ispirati al comune
patrimonio cristiano. Mariazell, del resto, è uno dei
simboli dell’incontro dei popoli europei intorno alla
fede cristiana. Come dimenticare che l’Europa è
portatrice di una tradizione di pensiero che tiene legate
fede, ragione e sentimento? Illustri filosofi, anche
indipendentemente dalla fede, hanno riconosciuto il ruolo
centrale svolto dal cristianesimo per preservare la
coscienza moderna da derive nichilistiche o
fondamentalistiche. L’incontro con le Autorità
politiche e diplomatiche a Vienna è stato dunque quanto
mai propizio per inserire il mio viaggio apostolico nel
contesto attuale del continente europeo.
Il vero e
proprio pellegrinaggio l’ho compiuto nella giornata di
sabato 8 settembre, festa della Natività di Maria, a cui
è intitolato il Santuario di Mariazell. Esso ebbe origine
nel 1157, quando un monaco benedettino della vicina
Abbazia di San Lambrecht, inviato a predicare in quel
luogo, sperimentò il prodigioso soccorso di Maria, di cui
portava con sé una piccola statua in legno. La cella (Zell)
dove il monaco ripose la statuetta divenne in seguito meta
di pellegrinaggi e, nel volgere di due secoli, fu
edificato un importante santuario, dove ancor oggi si
venera la Madonna delle Grazie, detta Magna Mater
Austriae. E’ stata per me una grande gioia ritornare
come Successore di Pietro in quel luogo santo e tanto caro
alle genti dell’Europa centro-orientale. Lì ho ammirato
l’esemplare coraggio di migliaia e migliaia di
pellegrini che, nonostante la pioggia e il freddo, hanno
voluto essere presenti a questa ricorrenza celebrativa,
con grande gioia e fede, e dove ho illustrato loro il tema
centrale della mia visita: "Guardare a Cristo",
tema che i Vescovi dell’Austria avevano sapientemente
approfondito nell’itinerario di preparazione durato nove
mesi. Ma solo giungendo nel Santuario abbiamo pienamente
compreso il senso di quel motto: guardare a Gesù. Di
fronte a noi stavano la statua della Madonna che con una
mano indica Gesù Bambino, e in alto, sopra l’altare
della Basilica, il Crocifisso. Là il nostro
pellegrinaggio ha raggiunto la sua meta: abbiamo
contemplato il volto di Dio in quel Bimbo in braccio alla
Madre e in quell’Uomo con le braccia spalancate.
Guardare Gesù con gli occhi di Maria significa incontrare
Dio Amore, che per noi si è fatto uomo ed è morto in
croce.
Al
termine della Messa a Mariazell, ho conferito il
"mandato" ai componenti dei Consigli pastorali
parrocchiali, che sono stati da poco rinnovati in tutta
l’Austria. Un eloquente gesto ecclesiale, col quale ho
posto sotto la protezione di Maria la grande
"rete" delle parrocchie al servizio della
comunione e della missione. Al Santuario ho vissuto poi
momenti di gioiosa fraternità con i Vescovi del Paese e
la Comunità benedettina. Ho incontrato i sacerdoti, i
religiosi, i diaconi e i seminaristi e con loro ho
celebrato i Vespri. Spiritualmente uniti a Maria, abbiamo
magnificato il Signore per l’umile dedizione di tanti
uomini e donne che si affidano alla sua misericordia e si
consacrano al servizio di Dio. Queste persone, pur con i
loro limiti umani, anzi, proprio nella semplicità e
nell’umiltà della loro umanità, si sforzano di offrire
a tutti un riflesso della bontà e della bellezza di Dio,
seguendo Gesù nella via della povertà, della castità e
dell’obbedienza, tre voti che vanno ben compresi nel
loro autentico significato cristologico, non
individualistico ma relazionale ed ecclesiale.
La
mattina di domenica ho poi celebrato la solenne Eucaristia
nella Cattedrale di Santo Stefano a Vienna. Nell’omelia,
ho voluto approfondire in modo particolare il significato
e il valore della Domenica, a sostegno del movimento
"Alleanza in difesa della domenica libera". A
questo movimento aderiscono anche persone e gruppi non
cristiani. Come credenti, naturalmente, abbiamo
motivazioni profonde per vivere il Giorno del Signore, così
come la Chiesa ci ha insegnato. "Sine dominico non
possumus!": senza il Signore e senza il suo
Giorno non possiamo vivere, dichiararono i martiri di
Abitene (attuale Tunisia) nell’anno 304. Anche noi,
cristiani del Duemila, non possiamo vivere senza la
Domenica: un giorno che dà senso al lavoro e al riposo,
attualizza il significato della creazione e della
redenzione, esprime il valore della libertà e del
servizio al prossimo… tutto questo è la domenica: ben
più di un precetto! Se le popolazioni di antica civiltà
cristiana abbandonano questo significato e lasciano che la
domenica si riduca a week-end o ad occasione per interessi
mondani e commerciali, vuol dire che hanno deciso di
rinunciare alla propria cultura.
Non
lontano da Vienna si trova l’Abbazia di Heiligenkreuz,
della Santa Croce, ed è stata per me una gioia visitare
quella fiorente comunità di monaci cistercensi, che
esiste senza interruzione da 874 anni! Annessa
all’Abbazia vi è la Scuola Superiore di Filosofia e
Teologia, che da poco ha acquisito il titolo di
"Pontificia". Rivolgendomi in particolare ai
monaci, ho richiamato il grande insegnamento di San
Benedetto circa l’Officio divino, sottolineando il
valore della preghiera come servizio di lode e di
adorazione dovuto a Dio per la sua infinita bellezza e
bontà. A questo servizio sacro nulla va anteposto –
dice la Regola benedettina (43,3) – così che tutta la
vita, con i tempi del lavoro e del riposo, sia
ricapitolata nella liturgia e orientata a Dio. Anche lo
studio teologico non può essere separato dalla vita
spirituale e dalla preghiera, come sostenne con forza
proprio San Bernardo di Chiaravalle, padre dell’Ordine
cistercense. La presenza dell’Accademia di Teologia
accanto all’Abbazia attesta questo connubio tra fede e
ragione, tra cuore e mente.
Ultimo
incontro del mio viaggio è stato quello con il mondo del
volontariato. Ho voluto così manifestare il mio
apprezzamento alle tante persone, di diverse età, che si
impegnano gratuitamente al servizio del prossimo, sia
nella comunità ecclesiale che in quella civile. Il
volontariato non è soltanto un "fare": è prima
di tutto un modo di essere, che parte dal cuore, da un
atteggiamento di gratitudine verso la vita, e spinge a
"restituire" e condividere con il prossimo i
doni ricevuti. In questa prospettiva, ho voluto
incoraggiare nuovamente la cultura del volontariato.
L’azione del volontario non va vista come un intervento
"tappabuchi" nei confronti dello Stato e delle
pubbliche istituzioni, ma piuttosto come una presenza
complementare e sempre necessaria per tenere viva
l’attenzione agli ultimi e promuovere uno stile
personalizzato negli interventi. Non c’è, pertanto,
nessuno che non possa essere un volontario: anche la
persona più indigente e svantaggiata, ha sicuramente
molto da condividere con gli altri offrendo il proprio
contributo per costruire la civiltà dell’amore.
In
conclusione, rinnovo il mio rendimento di grazie al
Signore per questa visita-pellegrinaggio in Austria. Meta
centrale è stato ancora una volta un Santuario mariano,
attorno al quale si è potuto vivere una forte esperienza
ecclesiale, come una settimana prima era accaduto a Loreto
con i giovani italiani. Inoltre a Vienna e a Mariazell è
apparsa in particolare la realtà viva, fedele e variegata
della Chiesa cattolica presente così numerosa negli
appuntamenti previsti. Si è trattato di una presenza
gioiosa e coinvolgente, di una Chiesa che, come Maria, è
chiamata sempre a "guardare a Cristo" per
poterlo mostrare ed offrire a tutti; una Chiesa maestra e
testimone di un "sì" generoso alla vita in ogni
sua dimensione; una Chiesa che attualizza la sua
bimillenaria tradizione al servizio di un futuro di pace e
di vero progresso sociale per l’intera famiglia umana.
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