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UDIENZA
GENERALE (13 APRILE 2011) |
Radio
Vaticana, 13 aprile 2011
Benedetto
XVI: non sono gli eroismi a fare la santità, ma l'amore
vissuto nella vita di tutti i giorni
I
Santi ci dicono che “è possibile per tutti”
percorrere la loro stessa strada, quella della santità.
Benedetto XVI lo ha ribadito durante la catechesi
all’udienza generale di questa mattina in Piazza San
Pietro. Con una lunga e sentita riflessione sul tema, il
Papa ha terminato il ciclo di catechesi dedicate alle
figure più importanti dell’antichità cristiana.
Quindi, in inglese, il Pontefice ha inviato un
videomessaggio di saluto ai partecipanti al terzo Raduno
nazionale delle famiglie di Melbourne. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
La storia cristiana è fatta di Santi-icona, le stelle
brillanti del firmamento della Chiesa. Ed è fatta di
santi nascosti, senza altari, devozioni né eroismi
visibili, che però fanno luce con la loro bontà alle
persone che incontrano; persone che talvolta possono
essere il Papa stesso. Lo ha confidato Benedetto XVI in
uno dei passaggi spontanei e più intensi dell’udienza
generale, tutta dedicata a una nuova spiegazione di
un’antica verità: che la santità è per chiunque,
purché si ami Dio e il prossimo. Indicando, verso la
fine, nei Santi celebrati dalla Chiesa degli esempi certi
da imitare, il Pontefice ha tuttavia fatto questa
distinzione:
“Per me non solo alcuni grandi santi che amo e che
conosco bene sono ‘indicatori di strada’, ma proprio
anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo
nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono
persone normali, per così dire, senza eroismo visibile,
ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della
fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della
Chiesa, è per me la più sicura apologia del
cristianesimo e il segno di dove sia la verità”.
Di una strada che è giusto ritenere impegnativa, ma
sbagliato considerare impercorribile, il Pontefice ha
sfatato anzitutto il primo errore. “Spesso – ha
osservato – si è portati ancora a pensare che la santità
sia una meta riservata a pochi eletti”. Invece, San
Paolo replica: il Santo è Gesù e allora chiunque,
unendosi a Lui, può stare vicino, vedere, ascoltare e
toccare Dio stesso:
“La santità, la pienezza della vita cristiana non
consiste nel compiere imprese straordinarie, ma
nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel
fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi
comportamenti. La misura della santità è data dalla
statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la
forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita
sulla sua”.
Ma bastano le forze umane, personali per rispondere
alla chiamata alla santità? La risposta, ha detto il
Pontefice, “è chiara”. La forza viene dall’alto ed
entra nell’uomo per grazia, tramite i Sacramenti, a
cominciare dal Battesimo:
“Una vita santa non è frutto principalmente del
nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio, il tre
volte Santo (cfr Is 6,3), che ci rende santi, è
l’azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro,
è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e
che ci trasforma (...) Ma Dio rispetta sempre la nostra
libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le
esigenze che esso comporta, chiede che ci lasciamo
trasformare dall’azione dello Spirito Santo, conformando
la nostra volontà alla volontà di Dio”.
Ma come si fa, si è domandato a questo punto il Papa,
a conformare le azioni personali a quelle di Cristo? Qui,
Benedetto XVI ha risposto con il Concilio Vaticano II, per
il quale la santità “non è altro che la carità
pienamente vissuta”. E ciò vuol dire vivere secondo lo
stile e i doveri propri del cristianesimo, che il
Pontefice ha raccomandato con particolare calore:
“Essenziale è non lasciare mai una domenica senza
un incontro con il Cristo Risorto nell'Eucaristia; questo
non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la
settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza
almeno un breve contatto con Dio (…) seguire, nelle
decisioni, gli ‘indicatori stradali’ che Dio ci ha
comunicato, che sono solo forme di carità”.
Noi cristiani, ha affermato il Papa, siamo come
“tessere del grande mosaico di santità che Dio va
creando nella storia”. E dunque, ha concluso:
“Non abbiamo paura di tendere verso l’alto,
verso le altezze di Dio; non abbiamo paura che Dio ci
chieda troppo, ma lasciamoci guidare in ogni azione
quotidiana dalla sua Parola, anche se ci sentiamo poveri,
inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il
suo amore”.
Di rilievo, al termine della catechesi in lingua
inglese, il saluto in videomessaggio inviato da Benedetto
XVI a coloro che, tra venerdì e domenica prossimi,
prenderanno parte al terzo Raduno nazionale delle famiglie
di Melbourne:
“This important event is an occasion…
Questo importante evento è per voi un'occasione non
solo per testimoniare i legami di affetto all'interno
delle singole famiglie, ma anche per approfondirli con la
più ampia famiglia di Dio, che è la Chiesa, così da
diventare protagonisti di una nuova umanità, di una
rinnovata cultura di amore e di unità, di vita e di
stabilità, dando gloria a Dio nostro Padre in ogni
momento”.
Il Pontefice ha inviato un saluto particolare, tra gli
altri, alle religiose di diverse Congregazioni che
partecipano al corso promosso dall’USMI e alle Suore Pie
Discepole del Divin Maestro, riunite in Capitolo generale.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 13 aprile 2011
La
santità
Cari
fratelli e sorelle,
nelle
Udienze generali di questi ultimi due anni ci hanno
accompagnato le figure di tanti Santi e Sante: abbiamo
imparato a conoscerli più da vicino e a capire che tutta
la storia della Chiesa è segnata da questi uomini e donne
che con la loro fede, con la loro carità, con la loro
vita sono stati dei fari per tante generazioni, e lo sono
anche per noi. I Santi manifestano in diversi modi la
presenza potente e trasformante del Risorto; hanno
lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro
vita da poter affermare con san Paolo “non vivo più io,
ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Seguire il loro
esempio, ricorrere alla loro intercessione, entrare in
comunione con loro, “ci unisce a Cristo, dal quale, come
dalla Fonte e dal Capo, promana tutta la grazia e tutta la
vita dello stesso del Popolo di Dio” (Conc. Ec. Vat. II,
Cost. dogm. Lumen
gentium 50). Al termine di questo ciclo di
catechesi, vorrei allora offrire qualche pensiero su che
cosa sia la santità.
Che cosa
vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo?
Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia
una meta riservata a pochi eletti. San Paolo, invece,
parla del grande disegno di Dio e afferma: “In lui –
Cristo – (Dio) ci ha scelti prima della creazione del
mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella
carità” (Ef 1,4). E parla di noi tutti. Al
centro del disegno divino c’è Cristo, nel quale Dio
mostra il suo Volto: il Mistero nascosto nei secoli si è
rivelato in pienezza nel Verbo fatto carne. E Paolo poi
dice: “E’ piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui
tutta la pienezza” (Col 1,19). In Cristo il Dio
vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile,
toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua
pienezza di grazia e di verità (cfr Gv 1,14-16).
Perciò, tutta l’esistenza cristiana conosce un’unica
suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula
che ricorre in tutti i suoi scritti: in Cristo Gesù. La
santità, la pienezza della vita cristiana non consiste
nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a
Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi
atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La
misura della santità è data dalla statura che Cristo
raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito
Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. E’
l’essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo:
“Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha
predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio
suo” (Rm 8,29). E sant’Agostino esclama:
“Viva sarà la mia vita tutta piena di Te”
(Confessioni, 10,28). Il Concilio
Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, parla con
chiarezza della chiamata universale alla santità,
affermando che nessuno ne è escluso: “Nei vari generi
di vita e nelle varie professioni un’unica santità è
praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di
Dio e … seguono Cristo povero, umile e carico della
croce, per meritare di essere partecipi della sua
gloria” (n. 41).
Ma rimane
la questione: come possiamo percorrere la strada della
santità, rispondere a questa chiamata? Posso farlo con le
mie forze? La risposta è chiara: una vita santa non è
frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre
azioni, perché è Dio, il tre volte Santo (cfr Is
6,3), che ci rende santi, è l’azione dello Spirito
Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di
Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma.
Per dirlo ancora una volta con il Concilio Vaticano II:
“I seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le
loro opere, ma secondo il disegno della sua grazia e
giustificati in Gesù Signore, nel battesimo della fede
sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi
della natura divina, e perciò realmente santi. Essi
quindi devono, con l’aiuto di Dio, mantenere nella loro
vita e perfezionare la santità che hanno ricevuta” (ibid.,
40). La santità ha dunque la sua radice ultima nella
grazia battesimale, nell’essere innestati nel Mistero
pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo
Spirito, la sua vita di Risorto. San Paolo sottolinea in
modo molto forte la trasformazione che opera nell’uomo
la grazia battesimale e arriva a coniare una terminologia
nuova, forgiata con la preposizione “con”: con-morti,
con-sepolti, con-risucitati, con-vivificati con
Cristo; il nostro destino è legato indissolubilmente al
suo. “Per mezzo del battesimo - scrive - siamo stati
sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo
fu risuscitato dai morti… così anche noi possiamo
camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Ma Dio
rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo
questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta,
chiede che ci lasciamo trasformare dall’azione dello
Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla volontà
di Dio.
Come può
avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni
diventino il pensare e l’agire con Cristo e di Cristo?
Qual è l’anima della santità? Di nuovo il Concilio
Vaticano II precisa; ci dice che la santità cristiana non
è altro che la carità pienamente vissuta. “«Dio è
amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in
lui» (1Gv 4,16). Ora, Dio ha largamente diffuso il
suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo,
che ci fu dato (cfr Rm 5,5); perciò il dono primo
e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio
sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui. Ma perché
la carità, come un buon seme, cresca nell’anima e vi
fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la
parola di Dio e, con l'aiuto della grazia, compiere con le
opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai
sacramenti, soprattutto all'Eucaristia e alla santa
liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera,
all'abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei
fratelli e all'esercizio di ogni virtù. La carità
infatti, vincolo della perfezione e compimento della legge
(cfr Col 3,14; Rm 13,10), dirige tutti i
mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al
loro fine. Forse anche questo linguaggio del Concilio
Vaticano II per noi è ancora un po' troppo solenne, forse
dobbiamo dire le cose in modo ancora più semplice. Che
cosa è essenziale? Essenziale è non lasciare mai una
domenica senza un incontro con il Cristo Risorto
nell'Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è
luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire
mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E,
nella strada della nostra vita, seguire gli “indicatori
stradali” che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto
con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che
cosa sia carità in determinate situazioni. Mi
sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza
della vita di santità: l’incontro col Risorto la
domenica; il contatto con Dio all’inizio e alla fine del
giorno; seguire, nelle decisioni, gli “indicatori
stradali” che Dio ci ha comunicato, che sono solo forme
di carità. Perciò il vero discepolo di Cristo si
caratterizza per la carità verso Dio e verso il
prossimo” (Lumen
gentium, 42). Questa è la vera semplicità,
grandezza e profondità della vita cristiana, dell'essere
santi.
Ecco
perché sant’Agostino, commentando il capitolo quarto
della Prima Lettera di san Giovanni, può affermare
una cosa coraggiosa: “Dilige et fac quod vis”,
“Ama e fa’ ciò che vuoi”. E continua: “Sia che tu
taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore;
sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni,
perdona per amore; vi sia in te la radice dell'amore,
poiché da questa radice non può procedere se non il
bene” (7,8: PL 35). Chi è guidato
dall’amore, chi vive la carità pienamente è guidato da
Dio, perché Dio è amore. Così vale questa parola
grande: “Dilige et fac quod vis”, “Ama e
fa’ ciò che vuoi”.
Forse
potremmo chiederci: possiamo noi, con i nostri limiti, con
la nostra debolezza, tendere così in alto? La Chiesa,
durante l’Anno Liturgico, ci invita a fare memoria di
una schiera di Santi, di coloro, cioè, che hanno vissuto
pienamente la carità, hanno saputo amare e seguire Cristo
nella loro vita quotidiana. Essi ci dicono che è
possibile per tutti percorrere questa strada. In ogni
epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della
geografia del mondo, i Santi appartengono a tutte le età
e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni
popolo, lingua e nazione. E sono tipi molto diversi. In
realtà devo dire che anche per la mia fede personale
molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento
della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo
alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono
“indicatori di strada”, ma proprio anche i santi
semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita,
che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per
così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà
di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà,
che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la
più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove
sia la verità.
Nella
comunione dei Santi, canonizzati e non canonizzati, che la
Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi
godiamo della loro presenza e della loro compagnia e
coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro
cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la
vita eterna.
Cari
amici, come è grande e bella, e anche semplice, la
vocazione cristiana vista in questa luce! Tutti siamo
chiamati alla santità: è la misura stessa della vita
cristiana. Ancora una volta san Paolo lo esprime con
grande intensità, quando scrive: “A ciascuno di noi è
stata data la grazia secondo la misura del dono di
Cristo… Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad
altri di essere profeti, ad altri ancora di essere
evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per
preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo
di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti
all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di
Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la
misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,7.11-13).
Vorrei invitare tutti ad aprirsi all’azione dello
Spirito Santo, che trasforma la nostra vita, per essere
anche noi come tessere del grande mosaico di santità che
Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo
splenda nella pienezza del suo fulgore. Non abbiamo paura
di tendere verso l’alto, verso le altezze di Dio; non
abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci
guidare in ogni azione quotidiana dalla sua Parola, anche
se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a
trasformarci secondo il suo amore. Grazie.
Saluti:
J’accueille
avec joie les pèlerins de langue française, particulièrement
les membres de l’Association Evangelizo! En
diffusant quotidiennement la Parole de Dieu, vous offrez
aux baptisés la possibilité de se configurer au Christ.
Je vous encourage dans cette noble mission. Je salue également
les Confréries de Saint-Eloi et de Charité. Chers pèlerins
venus de France, de Belgique, de Suisse et du Canada,
puissiez-vous par toute votre vie faire resplendir le
visage du Christ ressuscité. Bonne préparation à Pâques!
I am
pleased to greet the members of the European Society of
Temporomandibular Joint Surgeons meeting these days in
Rome. I also greet the participants in the World
Anesthesia Congress. My warm welcome goes to the priests
of the Institute for Continuing Theological Education of
the North American College. To the Saint Bonaventure Wind
Ensemble and Choir from Canada I express my gratitude for
their praise of God in song. Upon all the English-speaking
pilgrims present at today’s Audience, especially those
from England, Finland, the Philippines and the United
States, I invoke God’s abundant blessings.
Ganz
herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher, besonders die Gäste, die mit Bischof Gerhard
Ludwig Müller zur Ausstellungseröffnung „Veritas+Vita=Ars“
nach Rom gekommen sind, sowie die Verleger und Mitarbeiter
am Jugendkatechismus Youcat. Habt keine Angst, euch nach
dem hohen Ziel der Heiligkeit auszustrecken. Heilig kann
jeder werden, der mit Christus in lebendiger Verbindung
bleibt. In all unseren Unzulänglichkeiten wird der Herr
uns in seiner Gnade und Liebe formen.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los profesores y alumnos del Colegio
diocesano San Roque, de Valencia, al grupo de la Escuela
de la Santísima Trinidad, de Barcelona, así como a los
fieles provenientes de España, México, Argentina y otros
países latinoamericanos. Les invito a que se abran sin
miedo a la acción del Espíritu Santo, que con sus dones
transforma la vida, para responder a la vocación a la
santidad, a la cual el Señor nos llama a todos los
bautizados. Muchas gracias.
De coração
saúdo os peregrinos do Brasil e os portugueses da paróquia
de São Martinho do Bispo e da Escola da Lourinhã. Esta
vossa peregrinação a Roma seja para todos um encontro
com Jesus Cristo, que encha cada vez mais a vossa vida de
amor de Deus e do próximo. Sobre as vossas famílias e
comunidades desçam abundantes os favores divinos, que,
sobre todos invoco, ao dar-vos a Bênção Apostólica.
Saluto
in lingua polacca:
Witam
serdecznie obecnych tu pielgrzymów polskich. Bracia i
siostry, jeśli pragniemy, aby świat stał się
lepszym, bardziej sprawiedliwym, byśmy mogli żyć
w pokoju i wzajemnym zrozumieniu, nieodzowna jest świętość
życia każdego z nas. Przykład świętych
uczy nas, że jej osiągnięcie jest możliwe
niezależnie od wieku, zawodu, stanu, wykształcenia.
Niech nasze dążenie do świętości
przenika wezwanie Chrystusa: „Bądźcie więc
wy doskonali, jak doskonały jest Ojciec wasz
niebieski” (Mt 5, 48). Niech będzie
pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini polacchi qui presenti. Fratelli
e sorelle, se desideriamo che il mondo diventi più buono,
più giusto, affinché possiamo vivere nella pace e nella
comprensione reciproca, è indispensabile la santità
della vita di ognuno di noi. L’esempio dei santi ci
insegna che è possibile raggiungerla indipendentemente
dall’età, dalla professione, dallo stato e
dall’istruzione. Il nostro tendere alla santità si
fonda sull’esortazione di Cristo: “Siate dunque
perfetti, come perfetto è il Padre vostro che è nei
cieli” (Mt 5, 48). Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
pozdravujem slovenských veriacich, osobitne mládež zo
Žilinskej diecézy ako aj skupinu slovenských kňazov
z Rumunska.
Bratia a sestry, odporúčam vám prežívať
tieto dni Pôstu v duchu pokánia, ako návrat do
domu Otca, ktorý čaká každého z nás s otvoreným
náručím.
Ochotne udeľujem Apoštolské požehnanie vám i vašim
rodinám vo vlasti.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i fedeli slovacchi, particolarmente i giovani
provenienti dalla Diocesi di Žilina, come pure il gruppo
dei sacerdoti slovacchi dalla Romania.
Fratelli e sorelle, vi raccomando di vivere questi giorni
della Quaresima con spirito di penitenza come ritorno alla
casa del Padre, che attende ognuno di noi a braccia
aperte.
Volentieri imparto la Benedizione Apostolica a voi ed alle
vostre famiglie in Patria.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovena:
Lepo
pozdravljam vernike iz Celja v Sloveniji!
Prav malo
še manjka do velikonočnih praznikov. To vaše
romanje naj vam pomaga, da se boste nanje lepo pripravili:
naj premišljevanje Jezusovega trpljenja in vstajenja v
vas okrepi vero, upanje in ljubezen, da se boste po zgledu
svetih apostolov Petra in Pavla tudi vi povsem izročili
večno živemu Gospodu. Pri tem vašem prizadevanju
naj vas spremlja moj blagoslov!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un caro saluto ai pellegrini provenienti da Celje in
Slovenia!
Pochi
giorni mancano alle feste pasquali. Questo vostro
pellegrinaggio vi sia d’aiuto perché le possiate
celebrare ben preparati: la meditazione della passione e
della risurrezione di Gesù rafforzi la vostra fede,
speranza e carità affinché, sull’esempio dei SS.
Apostoli Pietro e Paolo, anche voi vi abbandoniate al
Signore che vive in eterno. In questo vostro impegno vi
accompagni la mia benedizione!
Saluto
in lingua ucraina:
З
любов’ю
вітаю
українських
паломників
і
закликаю
їх
відкрити
свої
серця на
дар Божої
любові,
щоб
принести
плоди
добра на
свою
Батьківщину.
Слава
Ісусу
Христу!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i pellegrini ucraini e li esorto ad aprire i
loro cuori al dono dell’amore di Dio, per portare frutti
di bene nella loro Patria. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar zarándokokat, különösképpen azokat,
akik Komáromból és Aradról érkeztek. Kedves Barátaim,
nagyböjt ideje a lelki megtisztulást szolgálja. Kérjük
az Urat, hogy megtérésünk igaz legyen és hogy
Krisztus-szeretetünk elmélyüljön! Ehhez adom apostoli
áldásomat Rátok és szeretteitekre.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i fedeli di lingua ungherese, specialmente i
gruppi che sono giunti da Komárno e da Arad. Cari amici,
il tempo di Quaresima è un’occasione di rinnovamento
spirituale. Chiediamo al Signore una vera conversione e
l’amore profondo a Cristo! Con questi voti benedico di
cuore voi e i vostri cari!
Sia lodato Gesù Cristo!
VIDEO-MESSAGGIO
I am
pleased to send my warm greetings to all who are gathering
at Xavier College in Melbourne for the Third National
Family Gathering. This important event is an occasion
for you not only to witness to the bonds of affection
within your individual families, but also to deepen them
with the wider family of God, which is the Church, so that
you become protagonists of a new humanity, a renewed
culture of love and unity, of life and stability, giving
glory to God our Father at all times. I assure you of my
prayers, especially for your children and for those who
are ill. Commending you to the Holy Family of Nazareth and
invoking the intercession of Saint Mary MacKillop, I
willingly impart my Apostolic Blessing as a pledge of joy
and peace.
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i fedeli che ricordano il 150°
anniversario di fondazione delle Suore Mantellate Serve di
Maria, di Pistoia; le Religiose di diverse Congregazioni
che partecipano al corso promosso dall’USMI; le Pie
Discepole del Divin Maestro riunite nel Capitolo Generale;
gli studenti del collegio San Carlo di Milano, del
collegio Bianconi di Monza e del centro Don Bosco di
Treviglio. Tutti ringrazio per la loro partecipazione e
invoco su ciascuno copiose benedizioni celesti.
Rivolgo,
infine, il mio saluto ai giovani, ai malati e agli sposi
novelli. In questo ultimo tratto della Quaresima, vi
esorto a proseguire con impegno il cammino spirituale
verso la Pasqua. Cari giovani, intensificate la
vostra testimonianza di amore fedele a Cristo Crocifisso.
Voi, cari malati, guardate alla Croce del Signore per
offrire con coraggio la prova della malattia. E voi, cari
sposi novelli, fate sì che la vostra unione sponsale sia
sempre vivificata dall'amore divino.
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