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UDIENZA
GENERALE (13 DICEMBRE 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
13 dicembre 2006
AVVENTO,
UN TEMPO DI OPERE BUONE PER I CRISTIANI. LO
HA DETTO BENEDETTO XVI ALL’UDIENZA GENERALE IN AULA
PAOLO VI. LA GRATITUDINE DEL PAPA ALLA REGIONE CALABRIA
PER IL DONO DELL’ALBERO DI NATALE CHE ABBELLIRA’
PIAZZA SAN PIETRO DURANTE LE FESTE
In
questo tempo di Avvento, i cristiani “si sforzino di
essere primi nelle opere buone”. Con questa esortazione,
citando le parole di una lettera di San Paolo, Benedetto
XVI ha concluso questa mattina, in Aula Paolo VI, la
catechesi dell’udienza generale, dedicata a due fraterni
collaboratori dell’Apostolo delle Genti: Timoteo e Tito.
Poco prima, il Papa aveva esortato i fedeli della Calabria
a lavorare per la rinascita morale e sociale della loro
regione, ringraziata dal Pontefice anche per il dono
dell’albero di Natale, che il 20 dicembre verrà
inaugurato in Piazza San Pietro. Benedetta dal Papa anche
la fiaccola delle Universiadi 2007 che inizieranno il mese
prossimo a Torino. La cronaca della mattinata, nel
servizio di Alessandro De Carolis.
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Due
collaboratori fidati, quasi una promanazione fisica e
spirituale del più grande Apostolo dei pagani, S. Paolo.
La storia di Timoteo e Tito, che accompagnarono Paolo nei
suoi viaggi missionari tra l’Asia Minore e la Macedonia,
portando la forza della loro fresca conversione tra i
primi cristiani di Efeso e Corinto, è stata raccontata
con dovizia di particolari da Benedetto XVI, durante
l’udienza in Aula Paolo VI. Timoteo, ha detto il Papa,
“godeva di grande considerazione” presso Paolo, al
punto che questi lo considerava, e lo affermò
pubblicamente, un suo “alter ego”. Scrisse in una
delle lettere alle prime comunità cristiane: “Non ho
nessuno di animo tanto uguale” che possa occuparsi di
voi come avrei fatto io stesso. Anche Tito, ha proseguito
Benedetto XVI, fu definito da Paolo “mio vero figlio
nella fede comune” e divenne un simbolo della pace che
la nuova fede recava con sé, riportandola all’interno
della turbolenta comunità di Corinto. Passando in
rassegna le loro vicende, Benedetto XVI ha osservato:
“Se
consideriamo unitariamente le due figure di Timoteo e di
Tito, ci rendiamo conto di alcuni dati molto
significativi: il più importante è che Paolo si avvalse
di collaboratori nello svolgimento delle sue missioni.
Egli resta certamente l’apostolo per antonomasia
fondatore e pastore di molte chiese. Appare tuttavia
chiaro che egli non faceva tutto da solo, ma si appoggiava
a persone fidate che condividevano le sue fatiche e le sue
responsabilità”.
La
seconda considerazione, ha aggiunto subito dopo il Papa,
riguarda un’altra dote di questi collaboratori: la loro
disponibilità:
“Le
fonti concernenti Timoteo e Tito, mettono bene in luce la
loro prontezza nell’assumere incombenze varie,
consistenti spesso nel rappresentare Paolo anche in
occasioni non facili. In una parola, essi ci insegnano a
servire il Vangelo con generosità, sapendo che ciò
comporta anche un servizio alla Chiesa stessa”.
Benedetto
XVI ha terminato la catechesi leggendo alcune righe della
lettera di Paolo a Tito: “Coloro che credono in Dio si
sforzino di essere primi nelle opere buone”. Un
insegnamento particolarmente adatto ai giorni che portano
al Natale:
“Mediante
il nostro impegno concreto dobbiamo e possiamo scoprire la
verità di queste parole, e proprio in questo tempo di
Avvento essere anche noi ricchi di opere buone e così
aprire le porte del mondo a Cristo il nostro Salvatore”.
Prima
dell’udienza, verso le 10.30, il Papa era sceso in
Basilica per salutare i molti pellegrini di lingua
italiana, in particolare quelli calabresi, i cui vescovi
sono impegnati in questi giorni nella visita ad
Limina. Un saluto che ha riguardato anche il
monumentale albero di Natale – 33 metri di altezza per 9
tonnellate di peso e un addobbo di 20 mila luci - che la
regione italiana ha offerto quest’anno per
l’abbellimento di Piazza San Pietro durante le feste:
“Non
stancatevi di attingere con coraggio dal Vangelo la luce e
la forza per promuovere un’autentica rinascita morale,
sociale ed economica della vostra Regione. Siate testimoni
gioiosi di Cristo e infaticabili costruttori del suo Regno
di giustizia e di amore. Esprimo, infine, già da ora,
viva gratitudine alla Calabria per il dono dell’albero
natalizio, che proprio oggi è stato collocato in Piazza
S. Pietro. (applausi)
Un albero grande e bello: l’ho visto dalla mia
finestra!”
Prima
di congedarsi dalla folla in Aula Paolo VI, Benedetto XVI
ha salutato, tra gli altri, i rappresentanti della
Libreria Editrice Vaticana, insieme con un gruppo di
editori, in occasione dell’80° anniversario della sua
fondazione. Infine, il Papa ha benedetto la fiaccola delle
Universiadi di Torino 2007, in programma dal 17 al 27
gennaio prossimi, ne ha ricevuto in dono la bandiera e si
è intrattenuto brevemente con i membri della delegazione
del Comitato organizzatore.
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BENEDETTO XVI
Udienza
generale
Mercoledì, 13 dicembre 2006
Cari
fratelli e sorelle,
dopo aver
parlato a lungo del grande apostolo Paolo, prendiamo oggi
in considerazione i suoi due collaboratori più stretti:
Timoteo e Tito. Ad essi sono indirizzate tre Lettere
tradizionalmente attribuite a Paolo, delle quali due
destinate a Timoteo e una a Tito.
Timoteo
è un nome greco e significa «che onora Dio». Mentre
Luca negli Atti lo menziona sei volte, Paolo nelle sue
lettere fa riferimento a lui ben diciassette volte (in più
lo si trova una volta nella Lettera agli Ebrei). Se ne
deduce che agli occhi di Paolo egli godeva di grande
considerazione, anche se Luca non ritiene di raccontarci
tutto ciò che lo riguarda. L'Apostolo infatti lo incaricò
di missioni importanti e vide in lui quasi un alter
ego, come risulta dal grande elogio che ne traccia
nella Lettera ai Filippesi: «Io non ho nessuno
d'animo tanto uguale (isópsychon) come lui, che
sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre »
(2,20).
Timoteo
era nato a Listra (circa 200 km a nord-ovest di Tarso) da
madre giudea e padre pagano (cfr At 16,1). Il fatto
che la madre avesse contratto un matrimonio misto e non
avesse fatto circoncidere il figlio lascia pensare che
Timoteo sia cresciuto in una famiglia non strettamente
osservante, anche se è detto che conosceva le Scritture
fin dall’infanzia (cfr 2 Tm 3,15). Ci è stato
trasmesso il nome della madre, Eunice, ed anche quello
della nonna, Loide (cfr 2 Tm 1,5). Quando Paolo
passò per Listra all'inizio del secondo viaggio
missionario, scelse Timoteo come compagno, poiché «egli
era assai stimato dai fratelli di Listra e di Iconio» (At
16,2), ma lo fece circoncidere «per riguardo ai Giudei
che si trovavano in quelle regioni» (At 16,3).
Insieme con Paolo e Sila, Timoteo attraversò l'Asia
Minore fino a Troade, da dove passò in Macedonia. Siamo
inoltre informati che a Filippi, dove Paolo e Sila furono
coinvolti nell'accusa di disturbatori dell’ordine
pubblico e vennero imprigionati per essersi opposti allo
sfruttamento di una giovane ragazza come indovina da parte
di alcuni individui senza scrupoli (cfr At
16,16-40), Timoteo fu risparmiato. Quando poi Paolo fu
costretto a proseguire fino ad Atene, Timoteo lo raggiunse
in quella città e da lì venne inviato alla giovane
Chiesa di Tessalonica per avere notizie e per confermarla
nella fede (cfr 1 Ts 3,1-2). Si ricongiunse poi con
l'Apostolo a Corinto, portandogli buone notizie sui
Tessalonicesi e collaborando con lui
nell’evangelizzazione di quella città (cfr 2 Cor
1,19).
Ritroviamo
Timoteo a Efeso durante il terzo viaggio missionario di
Paolo. Da lì probabilmente l’Apostolo scrisse a
Filemone e ai Filippesi, e in entrambe le lettere Timoteo
risulta co-mittente (cfr Fm 1; Fil 1,1). Da
Efeso Paolo lo inviò in Macedonia insieme a un certo
Erasto (cfr At 19,22) e poi anche a Corinto con
l'incarico di recarvi una lettera, nella quale
raccomandava ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr 1
Cor 4,17; 16,10-11). Lo ritroviamo ancora come
co-mittente della Seconda Lettera ai Corinzi, e
quando da Corinto Paolo scrive la Lettera ai Romani
vi unisce, insieme a quelli degli altri, i saluti di
Timoteo (cfr Rm 16,21). Da Corinto il discepolo
ripartì per raggiungere Troade sulla sponda asiatica del
Mar Egeo e là attendere l'Apostolo diretto verso
Gerusalemme a conclusione del terzo viaggio missionario (cfr
At 20,4). Da quel momento sulla biografia di
Timoteo le fonti antiche non ci riservano che un accenno
nella Lettera agli Ebrei, dove si legge: «Sappiate
che il nostro fratello Timoteo è stato messo in libertà;
se arriva presto, vi vedrò insieme con lui» (13,23). In
conclusione, possiamo dire che la figura di Timoteo
campeggia come quella di un pastore di grande rilievo.
Secondo la posteriore Storia ecclesiastica di
Eusebio, Timoteo fu il primo Vescovo di Efeso (cfr 3,4).
Alcune sue reliquie si trovano dal 1239 in Italia nella
Cattedrale di Termoli nel Molise, provenienti da
Costantinopoli
Quanto
poi alla figura di Tito, il cui nome è di origine
latina, sappiamo che di nascita era greco, cioè pagano (cfr
Gal 2,3). Paolo lo condusse con sé a Gerusalemme
per il cosiddetto Concilio apostolico, nel quale fu
solennemente accettata la predicazione ai pagani del
Vangelo libero dai condizionamenti della legge mosaica.
Nella Lettera a lui indirizzata, l'Apostolo lo elogia
definendolo «mio vero figlio nella fede comune» (Tt
1,4). Dopo la partenza di Timoteo da Corinto, Paolo vi
inviò Tito con il compito di ricondurre quella indocile
comunità all’obbedienza. Tito riportò la pace tra la
Chiesa di Corinto e l’Apostolo, che ad essa scrisse in
questi termini: «Dio che consola gli afflitti ci ha
consolati con la venuta di Tito, e non solo con la sua
venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi.
Egli infatti ci ha annunziato il vostro desiderio, il
vostro dolore, il vostro affetto per me... A questa nostra
consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per
la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato
rinfrancato da tutti voi» (2 Cor 7,6-7.13). A
Corinto Tito fu poi ancora rimandato da Paolo - che lo
qualifica come «mio compagno e collaboratore» (2 Cor
8,23) - per organizzarvi la conclusione delle collette a
favore dei cristiani di Gerusalemme (cfr 2 Cor
8,6). Ulteriori notizie provenienti dalle Lettere
Pastorali lo qualificano come Vescovo di Creta (cfr Tt
1,5), da dove su invito di Paolo raggiunse l'Apostolo a
Nicopoli in Epiro (cfr Tt 3,12). In seguito andò
anche in Dalmazia (cfr 2 Tm 4,10). Siamo sprovvisti
di altre informazioni sugli spostamenti successivi di Tito
e sulla sua morte.
Concludendo,
se consideriamo unitariamente le due figure di Timoteo e
di Tito, ci rendiamo conto di alcuni dati molto
significativi. Il più importante è che Paolo si avvalse
di collaboratori nello svolgimento delle sue missioni.
Egli resta certamente l'Apostolo per antonomasia,
fondatore e pastore di molte Chiese. Appare tuttavia
chiaro che egli non faceva tutto da solo, ma si appoggiava
a persone fidate che condividevano le sue fatiche e le sue
responsabilità. Un’altra osservazione riguarda la
disponibilità di questi collaboratori. Le fonti
concernenti Timoteo e Tito mettono bene in luce la loro
prontezza nell’assumere incombenze varie, consistenti
spesso nel rappresentare Paolo anche in occasioni non
facili. In una parola, essi ci insegnano a servire il
Vangelo con generosità, sapendo che ciò comporta anche
un servizio alla Chiesa stessa. Raccogliamo infine la
raccomandazione che l'apostolo Paolo fa a Tito nella
lettera a lui indirizzata: «Voglio che tu insista su
queste cose, perché coloro che credono in Dio si sforzino
di essere i primi nelle opere buone. Ciò è bello e utile
per gli uomini» (Tt 3,8). Mediante il nostro
impegno concreto dobbiamo e possiamo scoprire la verità
di queste parole, e proprio in questo tempo di Avvento
essere anche noi ricchi di opere buone e così aprire le
porte del mondo a Cristo, il nostro Salvatore.
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