|
UDIENZA
GENERALE (13 GIUGNO 2007) |
Radio Vaticana,
13 giugno 2007
Benedetto
XVI all'udienza generale: ricercare nella storia della
Chiesa l'amore e le opere di Dio e non scandali e
sensazionalismi. Il saluto del Papa per gli 80 anni
dell'AVIS e gli auguri per gli studenti sotto esame
Guardare
alle “grandi opere di Dio” nella storia e amare la
Chiesa senza andare in cerca ad ogni costo “del
sensazionale o dello scandalistico”. E’ il messaggio
che emerge dalla 21.ma udienza generale del 2007, che
Benedetto XVI ha tenuto questa mattina in Piazza San
Pietro davanti a oltre 20 mila persone. La catechesi del
Papa si è soffermata sulla figura del vescovo Eusebio di
Cesarea, il primo storico del cristianesimo. Al momento
dei saluti, l’apprezzamento del Papa è andato in
particolare ai volontari dell’AVIS, l’Associazione
italiana donatori sangue, che festeggia l’80.mo di
fondazione. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Che chi guarda alla Chiesa cercandone l’errore,
amplificandone lo scandalo o interessandosi a ciò che fa
sensazione a livello epidermico lo faccia mosso dalla
curiosità e dal pregiudizio è un fatto innegabile. Non
così deve essere per un cristiano: la fede deve aiutarlo
ad aprire l’anima al “mistero”, per “rintracciare
nella storia della Chiesa i segni dell’amore di Dio” e
nella storia degli uomini le sue “grandi opere” di
salvezza. Benedetto XVI ha tracciato una linea netta tra
questi due atteggiamenti e lo ha fatto lasciandosi
ispirare dal modo in cui 1700 anni fa uno dei grandi
vescovi della prima era cristiana, Eusebio di Cesarea,
raccontò le gesta tanto di coloro che “come lupi
crudeli - scrisse - hanno spietatamente devastato il
gregge di Cristo”, quanto di quelli che, aggiunse,
“durante ogni generazione sono stati messaggeri della
Parola divina con la parola o con gli scritti”.
Telogo, esegeta, erudito, Eusebio decide di fare il
punto su tre secoli di storia della Chiesa, che da parte
sua condurrà questa verifica sulla sua evoluzione
dottrinale nel 325 con il celebre Concilio di Nicea. E’
grazie a dieci libri della “Storia Ecclesiastica” del
vescovo di Cesarea, ha spiegato il Papa, che “numerosi
eventi, personaggi e opere letterarie della Chiesa
antica” si salvano “da sicuro oblio”. I suoi volumi,
scritti con un “intento morale”, passano in rassegna
le vite di Santi e martiri, raccontano di eretici e di
apologeti, “leggendo” sempre in questa sequenza di
personaggi e avvenimenti la misericordia e la benevolenza
divine. Quella di Eusebio, ha affermato Benedetto XVI, “è
una storia ‘cristocentrica’, nella quale si svela
progressivamente il mistero dell’amore di Dio per gli
uomini” e il suo “modo di accostarsi alle vicende
della storia”, ha osservato il Papa, “interpella
vivacemente i credenti di ogni tempo”:
“Egli interpella anche noi: qual è il nostro
atteggiamento nei confronti delle vicende della Chiesa? È
l’atteggiamento di chi se ne interessa per una semplice
curiosità, magari andando in cerca del sensazionale e
dello scandalistico a ogni costo? Oppure è
l’atteggiamento pieno d’amore, e aperto al mistero, di
chi sa – per fede – di poter rintracciare nella storia
della Chiesa i segni dell’amore di Dio e le grandi opere
della salvezza da lui compiute? Se questo è il nostro
atteggiamento, non possiamo non sentirci stimolati a una
risposta più coerente e generosa, a una testimonianza più
cristiana di vita, per lasciare i segni dell'amore di Dio
anche alle future generazioni”.
“C’è un contenuto nascosto nella storia”, ha
concluso Benedetto XVI citando un eminente studioso di
Pastristica, il cardinale Jean Daniélou: il “mistero è
quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la
realtà autentica, nascosta dietro le apparenze”:
“A tanti secoli di distanza, anche oggi Eusebio di
Cesarea invita i credenti, invita noi, a stupirci, a
contemplare nella storia le grandi opere di Dio per la
salvezza degli uomini. E con altrettanta energia egli ci
invita alla conversione della vita. Infatti, di fronte a
un Dio che ci ha amati così, non possiamo rimanere
inerti. L’istanza propria dell’amore è che la vita
intera sia orientata all’imitazione dell’Amato.
Facciamo dunque di tutto per lasciare nella nostra vita
una traccia trasparente dell'amore di Dio”.
Al termine delle catechesi nella varie lingue,
Benedetto XVI ha indirizzato un saluto ai buddisti membri
della “Rissho Kosei-Kai” e inoltre, alla vigilia della
Giornata mondiale dei donatori di sangue, ha incoraggiato
i donatori italiani dell’AVIS a continuare “nel loro
importante servizio al prossimo”, da 80 anni ispirato -
ha detto - ai “valori della vita, della gratuità e
della solidarietà”. Quindi, rivolgendosi ai membri del
Gruppo Ricerca e Informazione Socio-Religiosa, il Papa ha
espresso il proprio apprezzamento per il loro lavoro su un
tema delicato:
“Mi compiaccio per il vostro impegno ecclesiale,
teso a presentare ai cristiani i pericoli connessi con la
diffusione delle sette e dei movimenti religiosi
alternativi”.
E un ultimo pensiero è andato ai giovani: “Per molti
vostri coetanei sono iniziate le vacanze - ha detto il
Papa - mentre per altri questo è tempo di esami. Vi aiuti
il Signore a vivere questo periodo con serenità e a
sperimentare la sua protezione”.
BENEDETTO XVI
Udienza
generale
Cari
fratelli e sorelle,
nella
storia del cristianesimo antico è fondamentale la
distinzione fra i primi tre secoli e quelli successivi al
Concilio di Nicea del 325, il primo ecumenico. Quasi
"a cerniera" fra i due periodi stanno la
cosiddetta "svolta costantiniana" e la pace
della Chiesa, come pure la figura di Eusebio, Vescovo di
Cesarea in Palestina. Egli fu l’esponente più
qualificato della cultura cristiana del suo tempo in
contesti molto vari, dalla teologia all’esegesi, dalla
storia all’erudizione. Eusebio è noto soprattutto come
il primo storico del cristianesimo, ma fu anche il più
grande filologo della Chiesa antica.
A
Cesarea, dove probabilmente è da collocare intorno al 260
la nascita di Eusebio, Origene si era rifugiato venendo da
Alessandria, e lì aveva fondato una scuola e un’ingente
biblioteca. Proprio su questi libri si sarebbe formato,
qualche decennio più tardi, il giovane Eusebio. Nel 325,
come Vescovo di Cesarea, egli partecipò con un ruolo di
protagonista al Concilio di Nicea. Ne sottoscrisse il Credo
e l’affermazione della piena divinità del Figlio di
Dio, definito per questo "della stessa sostanza"
del Padre (homooúsios tõ Patrí). E’
praticamente lo stesso Credo che noi recitiamo ogni
domenica nella Santa Liturgia. Sincero ammiratore di
Costantino, che aveva dato la pace alla Chiesa, Eusebio ne
ebbe a sua volta stima e considerazione. Celebrò
l’imperatore, oltre che nelle sue opere, anche con
discorsi ufficiali, tenuti nel ventesimo e nel trentesimo
anniversario della sua salita al trono, e dopo la morte,
avvenuta nel 337. Due o tre anni più tardi moriva anche
Eusebio.
Studioso
infaticabile, nei suoi numerosi scritti Eusebio si propone
di riflettere e di fare il punto su tre secoli di
cristianesimo, tre secoli vissuti sotto la persecuzione,
attingendo largamente alle fonti cristiane e pagane
conservate soprattutto nella grande biblioteca di Cesarea.
Così, nonostante l’importanza oggettiva delle sue opere
apologetiche, esegetiche e dottrinali, la fama imperitura
di Eusebio resta legata in primo luogo ai dieci libri
della sua Storia Ecclesiastica. È il primo che ha
scritto una Storia della Chiesa, che rimane fondamentale
grazie alle fonti poste da Eusebio a nostra disposizione
per sempre. Con questa Storia egli riuscì a salvare da
sicuro oblìo numerosi eventi, personaggi e opere
letterarie della Chiesa antica. Si tratta quindi di una
fonte primaria per la conoscenza dei primi secoli del
cristianesimo.
Ci
possiamo chiedere come egli abbia strutturato e con quali
intenzioni abbia redatto questa opera nuova. All’inizio
del primo libro lo storico elenca puntualmente gli
argomenti che intende trattare nella sua opera: "Mi
sono proposto di mettere per iscritto le successioni dei
santi apostoli e i tempi trascorsi, a partire da quelli
del nostro Salvatore fino a noi; tutte le grandi cose che
si dice siano state compiute durante la storia della
Chiesa; tutti coloro che hanno diretto e guidato
egregiamente le più illustri diocesi; e quelli che
durante ogni generazione sono stati messaggeri della
Parola divina con la parola o con gli scritti; e quali
furono e quanti e in quale periodo di tempo quelli che per
desiderio di novità, dopo essersi spinti il più
possibile nell’errore, sono diventati interpreti e
promotori di una falsa dottrina, e come lupi crudeli hanno
spietatamente devastato il gregge di Cristo; …e con
quanti e quali mezzi e in quali tempi fu combattuta da
parte dei pagani la Parola divina; e gli uomini grandi
che, per difenderla, sono passati attraverso dure prove di
sangue e di torture; e finalmente le testimonianze del
nostro tempo, e la misericordia e la benevolenza del
nostro Salvatore verso tutti noi" (1,1,1-2). In
questo modo Eusebio abbraccia diversi settori: la
successione degli Apostoli come ossatura della Chiesa, la
diffusione del Messaggio, gli errori, poi le persecuzioni
da parte dei pagani e le grandi testimonianze che sono la
luce in questa Storia. In tutto questo per lui traspaiono
la misericordia e la benevolenza del Salvatore. Eusebio
inaugura così la storiografia ecclesiastica, spingendo il
suo racconto fino al 324, anno in cui Costantino, dopo la
sconfitta di Licinio, fu acclamato unico imperatore di
Roma. È l'anno precedente al grande Concilio di Nicea che
poi offre la "summa" di quanto la Chiesa —
dottrinalmente, moralmente e anche giuridicamente —
aveva imparato in questi trecento anni.
La
citazione che abbiamo appena riportato dal primo libro
della Storia ecclesiastica contiene una ripetizione
sicuramente intenzionale. Per tre volte nell’arco di
poche righe ritorna il titolo cristologico di Salvatore,
e si fa esplicito riferimento alla "sua
misericordia" e alla "sua benevolenza".
Possiamo cogliere così la prospettiva fondamentale della
storiografia eusebiana: la sua è una storia "cristocentrica",
nella quale si svela progressivamente il mistero
dell’amore di Dio per gli uomini. Con genuino stupore,
Eusebio riconosce "che presso tutti gli uomini del
mondo intero solo Gesù è detto, confessato, riconosciuto
Cristo [cioè Messia e Salvatore del
mondo], che è ricordato con questo nome sia dai greci
sia dai barbari, che ancora oggi dai suoi discepoli sparsi
in tutto il mondo egli è onorato come re, ammirato più
di un profeta, glorificato come vero e unico sacerdote di
Dio; e più di tutto ciò, in quanto Logos di Dio
preesistente e tratto dall’essere prima di tutti i
tempi, egli ha ricevuto dal Padre onore degno di
venerazione, ed è adorato come Dio. Ma la cosa più
straordinaria di tutte è che quanti gli siamo consacrati
lo celebriamo non solo con le voci e il suono delle
parole, ma con tutte le disposizioni dell’animo, così
che mettiamo davanti alla nostra stessa vita la
testimonianza resa a lui" (1,3,19-20). Balza così in
primo piano un’altra caratteristica, che rimarrà
costante nell’antica storiografia ecclesiastica: è
"l’intento morale" che presiede al racconto.
L’analisi storica non è mai fine a se stessa; non è
fatta solo per conoscere il passato; piuttosto, essa punta
decisamente alla conversione, e ad una autentica
testimonianza di vita cristiana da parte dei fedeli. È
una guida per noi stessi.
In questo
modo Eusebio interpella vivacemente i credenti di ogni
tempo riguardo al loro modo di accostarsi alle vicende
della storia, e della Chiesa in particolare. Egli
interpella anche noi: qual è il nostro atteggiamento nei
confronti delle vicende della Chiesa? È l’atteggiamento
di chi se ne interessa per una semplice curiosità, magari
andando in cerca del sensazionale e dello scandalistico a
ogni costo? Oppure è l’atteggiamento pieno d’amore, e
aperto al mistero, di chi sa – per fede – di poter
rintracciare nella storia della Chiesa i segni
dell’amore di Dio e le grandi opere della salvezza da
lui compiute? Se questo è il nostro atteggiamento, non
possiamo non sentirci stimolati a una risposta più
coerente e generosa, a una testimonianza più cristiana di
vita, per lasciare i segni dell'amore di Dio anche alle
future generazioni.
"C’è
un mistero", non si stancava di ripetere quell’eminente
studioso dei Padri che fu il Cardinale Jean Daniélou:
"C’è un contenuto nascosto nella storia… Il
mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono
nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le
apparenze… Ma questa storia che Dio realizza per
l’uomo, non la realizza senza di lui. Arrestarsi alla
contemplazione delle ‘grandi cose’ di Dio
significherebbe vedere solo un aspetto delle cose. Di
fronte ad esse sta la risposta degli uomini" (Saggio
sul mistero della storia, ed. it., Brescia 1963, p.
182). A tanti secoli di distanza, anche oggi Eusebio di
Cesarea invita i credenti, invita noi, a stupirci, a
contemplare nella storia le grandi opere di Dio per la
salvezza degli uomini. E con altrettanta energia egli ci
invita alla conversione della vita. Infatti, di fronte a
un Dio che ci ha amati così, non possiamo rimanere
inerti. L’istanza propria dell’amore è che la vita
intera sia orientata all’imitazione dell’Amato.
Facciamo dunque di tutto per lasciare nella nostra vita
una traccia trasparente dell'amore di Dio.
|
|