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UDIENZA
GENERALE (13 ottobre 2010) |
Radio
Vaticana, 13 ottobre 2010
All'udienza
generale Benedetto XVI prega per i minatori cileni. La
catechesi sulla Beata Angela da Foligno
◊
La salvezza dei minatori del Cile – che in queste ore
stanno finalmente tornando alla luce dopo 69 giorni di
permanenza coatta sotto terra – affidata dal Papa alla
“bontà” di Cristo. E’ la breve preghiera che
Benedetto XVI ha levato questa mattina all’udienza
generale in Piazza San Pietro. Il Papa ha dedicato la
catechesi a una mistica del 13.mo secolo, la Beata Angela
da Foligno. Il servizio di Alessandro De Carolis:
La preghiera del Papa attraversa l’oceano e si stende
ad attirare i favori del cielo tra la polvere e le lacrime
di gioia di chi ha ricominciato a vivere dopo il lungo
incubo. Le brevi parole che Benedetto XVI pronuncia in
spagnolo davanti alla folla di Piazza San Pietro seguono
di pochi minuti l’uscita da lungo tunnel buio del
settimo minatore cileno, uno dei 33 protagonisti di una
delicata operazione di salvataggio che da ore ha catturato
le emozioni del mondo, collegato in diretta tv e web. A
Cristo e “alla sua divina bontà” prega Benedetto XVI...
“… sigo encomendando con esperanza…
...affido con speranza i minatori della regione di
Atacama, in Cile”.
La catechesi ha visto Benedetto XVI ancora addentro
alla feconda corrente spirituale del XIII secolo, dalla
quale emerge un’altra grande mistica, la Beata Angela da
Foligno. Benestante e inizialmente piuttosto mondana,
Angela si sposa presto, mette al mondo dei figli e,
afferma il Papa, con la superficialità con la quale è
stata educata “si permette di disprezzare” i
“penitenti”, coloro che per seguire Cristo vendevano a
quel tempo i propri beni per mettersi al servizio della
Chiesa in povertà e penitenza. La vita però si fa dura e
Angela ha modo di riflettere. Nel 1285, la svolta: la
futura Beata invoca San Francesco, che le appare in
visione, quindi decide di confessarsi. Parte da lì il suo
lento ma “ricco cammino spirituale”, un susseguirsi di
passi e di visioni interiori:
“Angela da Foligno presenta il suo ‘vissuto’
mistico, senza elaborarlo con la mente, perché sono
illuminazioni divine che si comunicano alla sua anima in
modo improvviso e inaspettato (...) Alla difficoltà per
Angela di esprimere la sua esperienza mistica si aggiunge
anche la difficoltà per i suoi ascoltatori di
comprenderla. Una situazione che indica con chiarezza come
l’unico e vero Maestro, Gesù, vive nel cuore di ogni
credente e desidera prenderne totale possesso”.
In realtà l’ascesi di Angela da Foligno è faticosa.
In una prima fase, spiega il Pontefice, in lei non c’è
la sensazione di essere amata di Dio, quanto piuttosto
“vergogna”, che si accompagna a un’acuta
consapevolezza del proprio peccato e alla paura della
dannazione:
"Questo ‘timore’ dell’inferno risponde al
tipo di fede che Angela aveva al momento della sua
“conversione”; una fede ancora povera di carità, cioè
dell’amore di Dio (...) Angela sente di dover dare
qualcosa a Dio per riparare i suoi peccati, ma lentamente
comprende di non aver nulla da darGli, anzi di ‘essere
nulla’ davanti a Lui”.
Nonostante abbia fatto una buona confessione, Angela
– prosegue Benedetto XVI – è combattuta nell’anima:
si trova perdonata ma è "ancora affranta dal
peccato, libera e condizionata dal passato, assolta ma
bisognosa di penitenza”. C’è ancora un passo prima di
arrivare al culmine di questa maturazione spirituale in
cui, afferma il Papa, “il perdono di Dio apparirà alla
sua anima come dono gratuito di amore del Padre”. E
questo passo è la comprensione del sacrificio estremo di
Gesù:
“Ciò che la salverà dalla sua ‘indegnità’ e
dal ‘meritare l’inferno’ non sarà la sua ‘unione
con Dio’ e il suo possedere la ‘verità’, ma Gesù
crocifisso, 'la sua crocifissione per me', il suo amore
(...) Contempla di preferenza il Cristo crocifisso, perché
in tale visione vede realizzato il perfetto equilibrio: in
croce c’è l’uomo-Dio, in un supremo atto di
sofferenza che è un supremo atto di amore”.
Un atto supremo di amore che però oggi il mondo
ignora, banalizza, preferisce dimenticare. E da questa
constatazione scaturisce la riflessione spontanea con la
quale il Papa conclude la catechesi:
“Oggi siamo tutti in pericolo di vivere come se
Dio non esistesse: sembra così lontano dalla vita
odierna. Ma Dio ha mille modi, per ciascuno il suo, di
farsi presente nell'anima, di mostrare che esiste e mi
conosce e mi ama. E la beata Angela vuol farci attenti a
questi segni con i quali il Signore ci tocca l'anima,
attenti alla presenza di Dio, per imparare così la via
con Dio e verso Dio, nella comunione con Cristo
Crocifisso”.
Tra i saluti in lingua, da rilevare quello in ungherese
con il quale Benedetto XVI ha voluto ricordare gli
abitanti di Kolontár, il villaggio colpito lo scorso 4
ottobre da un gravissimo disastro ambientale. Prego, ha
detto il Papa per coloro “che hanno dovuto lasciare le
loro case, e tutti coloro che sono stati colpiti dal fango
tossico, specialmente coloro che hanno perso la vita”.
Non è mancato un invito, in lingua polacca, a pregare per
il Sinodo della Chiesa del Medio Oriente, in corso da
alcuni giorni in Vaticano, e un saluto e un augurio per
una ulteriore crescita è stato indirizzato al gruppo
“Amici e Benefattori di Telepace”, in PIazza San
Pietro per il 20.mo di presenza dell’emittente a Roma.
L’ultimo pensiero del Papa, rivolto tradizionalmente ai
giovani, agli ammalati ed ai nuovi sposi, è stato
all’insegna della Madonna di Fatima, di cui il 13
ottobre si ricorda l'ultima apparizione, avvenuta nel
1917.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei parlarvi della beata Angela da Foligno, una grande
mistica medioevale vissuta nel XIII secolo. Di solito, si
è affascinati dai vertici dell’esperienza di unione con
Dio che ella ha raggiunto, ma si considerano forse troppo
poco i primi passi, la sua conversione, e il lungo cammino
che l’ha condotta dal punto di partenza, il "grande
timore dell’inferno", fino al traguardo, l’unione
totale con la Trinità. La prima parte della vita di
Angela non è certo quella di una fervente discepola del
Signore. Nata intorno al 1248 in una famiglia benestante,
rimase orfana di padre e fu educata dalla madre in modo
piuttosto superficiale. Venne introdotta ben presto negli
ambienti mondani della città di Foligno, dove conobbe un
uomo, che sposò a vent’anni e dal quale ebbe dei figli.
La sua vita era spensierata, tanto da permettersi di
disprezzare i cosiddetti "penitenti" - molto
diffusi in quell’epoca – coloro, cioè, che per
seguire Cristo vendevano i loro beni e vivevano nella
preghiera, nel digiuno, nel servizio alla Chiesa e nella
carità.
Alcuni
avvenimenti, come il violento terremoto del 1279, un
uragano, l’annosa guerra contro Perugia e le sue dure
conseguenze incidono nella vita di Angela, la quale
progressivamente prende coscienza dei suoi peccati, fino
ad un passo decisivo: invoca san Francesco, che le appare
in visione, per chiedergli consiglio in vista di una buona
Confessione generale da compiere: siamo nel 1285, Angela
si confessa da un Frate a San Feliciano. Tre anni dopo, la
strada della conversione conosce un’altra svolta: lo
scioglimento dai legami affettivi, poiché, in pochi mesi,
alla morte della madre seguono quelle del marito e di
tutti i figli. Allora vende i suoi beni e nel 1291
aderisce al Terz’Ordine di San Francesco. Muore a
Foligno il 4 gennaio 1309.
Il
Libro della beata Angela da Foligno,
in cui è raccolta la documentazione sulla nostra Beata,
racconta questa conversione; ne indica i mezzi necessari:
la penitenza, l’umiltà e le tribolazioni; e ne narra i
passaggi, il susseguirsi delle esperienze di Angela,
iniziate nel 1285. Ricordandole, dopo averle vissute, ella
cercò di raccontarle attraverso il Frate confessore, il
quale le trascrisse fedelmente tentando poi di sistemarle
in tappe, che chiamò "passi o mutazioni", ma
senza riuscire a ordinarle pienamente (cfr Il Libro
della beata Angela da Foligno, Cinisello Balsamo 1990,
p. 51). Questo perché l’esperienza di unione per la
beata Angela è un coinvolgimento totale dei sensi
spirituali e corporali, e di ciò che ella
"comprende" durante le sue estasi rimane, per
così dire, solo un’"ombra" nella sua mente.
"Sentii davvero queste parole - ella confessa dopo un
rapimento mistico -, ma quello che vidi e compresi, e che
egli [cioè Dio] mi mostrò, in nessun modo so o posso
dirlo, sebbene rivelerei volentieri quello che capii con
le parole che udii, ma fu un abisso assolutamente
ineffabile". Angela da Foligno presenta il suo
"vissuto" mistico, senza elaborarlo con la
mente, perché sono illuminazioni divine che si comunicano
alla sua anima in modo improvviso e inaspettato. Lo stesso
Frate confessore fa fatica a riportare tali eventi,
"anche a causa della sua grande e mirabile
riservatezza riguardo ai doni divini" (Ibid.,
p. 194). Alla difficoltà per Angela di esprimere la sua
esperienza mistica si aggiunge anche la difficoltà per i
suoi ascoltatori di comprenderla. Una situazione che
indica con chiarezza come l’unico e vero Maestro, Gesù,
vive nel cuore di ogni credente e desidera prenderne
totale possesso. Così in Angela, che scriveva ad un suo
figlio spirituale: "Figlio mio, se vedessi il mio
cuore, saresti assolutamente costretto a fare tutte le
cose che Dio vuole, perché il mio cuore è quello di Dio
e il cuore di Dio è il mio". Risuonano qui le parole
di san Paolo: "Non vivo più io, ma Cristo vive in
me" (Gal 2,20).
Consideriamo
allora solo qualche "passo" del ricco cammino
spirituale della nostra Beata. Il primo, in realtà, è
una premessa: "Fu la conoscenza del peccato, - come
ella precisa – in seguito alla quale l’anima ebbe un
gran timore di dannarsi; in questo passo pianse
amaramente" (Il Libro della beata Angela da
Foligno, p. 39). Questo "timore"
dell’inferno risponde al tipo di fede che Angela aveva
al momento della sua "conversione"; una fede
ancora povera di carità, cioè dell’amore di Dio.
Pentimento, paura dell’inferno, penitenza aprono ad
Angela la prospettiva della dolorosa "via della
croce" che, dall’ottavo al quindicesimo passo, la
porterà poi sulla "via dell’amore". Racconta
il Frate confessore: "La fedele allora mi disse: Ho
avuto questa divina rivelazione: «Dopo le cose che avete
scritto, fa’ scrivere che chiunque vuole conservare la
grazia non deve togliere gli occhi dell’anima dalla
Croce, sia nella gioia sia nella tristezza che gli concedo
o permetto»" (Ibid., p. 143). Ma in questa
fase Angela ancora "non sente amore"; ella
afferma: "L’anima prova vergogna e amarezza e non
sperimenta ancora l’amore, ma il dolore" (Ibid.,
p. 39), ed è insoddisfatta.
Angela
sente di dover dare qualcosa a Dio per riparare i suoi
peccati, ma lentamente comprende di non aver nulla da
darGli, anzi di "essere nulla" davanti a Lui;
capisce che non sarà la sua volontà a darle l’amore di
Dio, perché questa può solo darle il suo
"nulla", il "non amore". Come ella dirà:
solo "l’amore vero e puro, che viene da Dio, sta
nell’anima e fa sì che riconosca i propri difetti e la
bontà divina […] Tale amore porta l’anima in Cristo e
lei comprende con sicurezza che non si può verificare o
esserci alcun inganno. Insieme a questo amore non si può
mischiare qualcosa di quello del mondo" (Ibid.,
p. 124-125). Aprirsi solamente e totalmente all’amore di
Dio, che ha la massima espressione in Cristo: "O mio
Dio - prega - fammi degna di conoscere l’altissimo
mistero, che il tuo ardentissimo e ineffabile amore attuò,
insieme all’amore della Trinità, cioè l’altissimo
mistero della tua santissima incarnazione per noi. […].
Oh incomprensibile amore! Al di sopra di quest’amore,
che ha fatto sì che il mio Dio si è fatto uomo per farmi
Dio, non c’è amore più grande" (Ibid., p.
295). Tuttavia, il cuore di Angela porta sempre le ferite
del peccato; anche dopo una Confessione ben fatta, ella si
trovava perdonata e ancora affranta dal peccato, libera e
condizionata dal passato, assolta ma bisognosa di
penitenza. E anche il pensiero dell’inferno
l’accompagna perché quanto più l’anima progredisce
sulla via della perfezione cristiana, tanto più essa si
convincerà non solo di essere "indegna", ma di
essere meritevole dell’inferno.
Ed ecco
che, nel suo cammino mistico, Angela comprende in modo
profondo la realtà centrale: ciò che la salverà dalla
sua "indegnità" e dal "meritare
l’inferno" non sarà la sua "unione con
Dio" e il suo possedere la "verità", ma
Gesù crocifisso, "la sua crocifissione per me",
il suo amore. Nell’ottavo passo, ella dice: "Ancora
però non capivo se era bene maggiore la mia liberazione
dai peccati e dall’inferno e la conversione a penitenza,
oppure la sua crocifissione per me" (Ibid., p.
41). E’ l’instabile equilibrio fra amore e dolore,
avvertito in tutto il suo difficile cammino verso la
perfezione. Proprio per questo contempla di preferenza il
Cristo crocifisso, perché in tale visione vede realizzato
il perfetto equilibrio: in croce c’è l’uomo-Dio, in
un supremo atto di sofferenza che è un supremo atto di
amore. Nella terza Istruzione la Beata insiste su
questa contemplazione e afferma: "Quanto più
perfettamente e puramente vediamo, tanto più
perfettamente e puramente amiamo. […] Perciò quanto più
vediamo il Dio e uomo Gesù Cristo, tanto più veniamo
trasformati in lui attraverso l’amore. […] Quello che
ho detto dell’amore […] lo dico anche del dolore:
l’anima quanto contempla l’ineffabile dolore del Dio e
uomo Gesù Cristo, tanto si addolora e viene trasformata
in dolore" (Ibid., p. 190-191). Immedesimarsi,
trasformarsi nell’amore e nelle sofferenze del Cristo
crocifisso, identificarsi con Lui. La conversione di
Angela, iniziata da quella Confessione del 1285, arriverà
a maturazione solo quando il perdono di Dio apparirà alla
sua anima come il dono gratuito di amore del Padre,
sorgente di amore: "Non c’è nessuno che possa
portare scuse – ella afferma - perché chiunque può
amare Dio, ed egli non chiede all’anima se non che gli
voglia bene, perché egli l’ama ed è il suo amore"
(Ibid., p. 76).
Nell’itinerario
spirituale di Angela il passaggio dalla conversione
all’esperienza mistica, da ciò che si può esprimere
all’inesprimibile, avviene attraverso il Crocifisso.
E’ il "Dio-uomo passionato", che diventa il
suo "maestro di perfezione". Tutta la sua
esperienza mistica è, dunque, tendere ad una perfetta
"somiglianza" con Lui, mediante purificazioni e
trasformazioni sempre più profonde e radicali. In tale
stupenda impresa Angela mette tutta se stessa, anima e
corpo, senza risparmiarsi in penitenze e tribolazioni
dall’inizio alla fine, desiderando di morire con tutti i
dolori sofferti dal Dio-uomo crocifisso per essere
trasformata totalmente in Lui: "O figli di Dio, -
ella raccomandava - trasformatevi totalmente nel Dio-uomo
passionato, che tanto vi amò da degnarsi di morire per
voi di morte ignominiosissima e del tutto ineffabilmente
dolorosa e in modo penosissimo e amarissimo. Questo solo
per amor tuo, o uomo!" (Ibid., p. 247). Questa
identificazione significa anche vivere ciò che Gesù ha
vissuto: povertà, disprezzo, dolore, perché – come
ella afferma - "attraverso la povertà temporale
l’anima troverà ricchezze eterne; attraverso il
disprezzo e la vergogna otterrà sommo onore e grandissima
gloria; attraverso poca penitenza, fatta con pena e
dolore, possederà con infinita dolcezza e consolazione il
Bene Sommo, Dio eterno" (Ibid., p. 293).
Dalla
conversione all’unione mistica con il Cristo crocifisso,
all’inesprimibile. Un cammino altissimo, il cui segreto
è la preghiera costante: "Quanto più pregherai –
ella afferma - tanto maggiormente sarai illuminato; quanto
più sarai illuminato, tanto più profondamente e
intensamente vedrai il Sommo Bene, l’Essere sommamente
buono; quanto più profondamente e intensamente lo vedrai,
tanto più lo amerai; quanto più lo amerai, tanto più ti
diletterà; e quanto più ti diletterà, tanto
maggiormente lo comprenderai e diventerai capace di
capirlo. Successivamente arriverai alla pienezza della
luce, perché capirai di non poter comprendere" (Ibid.,
p. 184).
Cari
fratelli e sorelle, la vita della Beata Angela comincia
con un’esistenza mondana, abbastanza lontana da Dio. Ma
poi l'incontro con la figura di san Francesco e,
finalmente, l'incontro col Cristo Crocifisso risveglia
l'anima per La presenza di Dio, per il fatto che solo con
Dio la vita diventa vera vita, perché diventa, nel dolore
per il peccato, amore e gioia. E così parla a
noi la Beata Angela. Oggi siamo tutti in pericolo di
vivere come se Dio non esistesse: sembra così lontano
dalla vita odierna. Ma Dio ha mille modi, per ciascuno il
suo, di farsi presente nell'anima, di mostrare che esiste
e mi conosce e mi ama. E la Beata Angela vuol farci
attenti a questi segni con i quali il Signore ci tocca
l'anima, attenti alla presenza di Dio, per imparare così
la via con Dio e verso Dio, nella comunione con Cristo
Crocifisso. Preghiamo il Signore che ci renda attenti ai
segni della sua presenza, che ci insegni a vivere
realmente. Grazie.
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