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UDIENZA
GENERALE (15 settembre 2010) |
Radio
Vaticana, 15 settembre 2010
Appello
del Papa: dialogo e libertà religiosa contro le violenze
in Asia meridionale. Santa Chiara d'Assisi al centro della
catechesi
◊ Benedetto
XVI, giunto stamane in elicottero da Castel Gandolfo in
Vaticano per l’Udienza generale, si è detto preoccupato
per le violenze in diversi Paesi dell’Asia, chiedendo il
rispetto della libertà religiosa. L’appello stamane,
nell’aula Paolo VI, dopo la catechesi dedicata alla
figura di Santa Chiara d’Assisi. Il servizio di Roberta
Gisotti:
Il pensiero del Papa al termine dell’udienza è corso
ai ripetuti episodi di violenza, di cui ci riportano i
media in diversi Paesi asiatici.
“Seguo con preoccupazione gli avvenimenti
verificatisi in questi giorni in varie regioni dell’Asia
Meridionale, specialmente in India, in Pakistan ed in
Afghanistan. Prego per le vittime e chiedo che il rispetto
della libertà religiosa e la logica della riconciliazione
e della pace prevalgano sull’odio e sulla violenza”.
Dedicata a Chiara d’Asissi la catechesi di Benedetto
XVI, nell’ambito del ciclo riservato alle figure
femminili più rilevanti nella Chiesa del Medioevo:
“La sua testimonianza ci mostra quanto la Chiesa
tutta sia debitrice a donne coraggiose e ricche di fede
come lei, capaci di dare un decisivo impulso per il
rinnovamento della Chiesa”.
“Una delle sante più amate”, Chiara vissuta nel
1200, - ha ricordato il Papa - di famiglia nobile e
aristocratica, a 18 anni, destinata al matrimonio, “con
un gesto audace, ispirato dal profondo desiderio di
seguire Cristo e dall’ammirazione per Francesco”, suo
contemporaneo, lascia la casa paterna, e con l’amica
Bona di Guelfuccio raggiunge segretamente i frati minori
alla Porziuncola, e da lì a breve si trasferisce nella
chiesa di San Damiano, dove in un piccolo convento, resta
per oltre 40 anni fino alla morte, nel 1253, praticando
“in modo eroico le virtù che dovrebbero
contraddistinguere ogni cristiano”, ha raccomandato il
Santo Padre: ovvero “l’umiltà, lo spirito di pietà e
di penitenza, la carità”:
“Pur essendo la superiora, ella voleva servire in
prima persona le suore malate, assoggettandosi anche a
compiti umilissimi: la carità, infatti, supera ogni
resistenza e chi ama compie ogni sacrificio con
letizia”.
Canonizzata da Alessandro VI, solo dopo due anni dalla
morte, Chiara è stata – ha sottolineato Benedetto XVI
– la prima donna nella storia della Chiesa che abbia
composto una Regola scritta “perché il carisma di
Francesco - “non solo un maestro” “ma anche un amico
fraterno” – fosse conservato in tutte le comunità
femminili ispirate all’esempio dei due santi di Assisi,
che seppero trarre “dalla reciproca amicizia uno stimolo
fortissimo per percorrere la via della perfezione.”
“Cari amici: sono i santi coloro che cambiano il
mondo in meglio, lo trasformano in modo duraturo,
immettendo le energie che solo l’amore ispirato dal
Vangelo può suscitare. I santi sono i grandi benefattori
dell’umanità"!
Tra i fedeli raccolti nell’Aula Paolo VI, i
partecipanti a due pellegrinaggi dall’Iran e dalla
Guinea, oltre agli esponenti dell’Associazione nazionale
dei Bersaglieri. Nei saluti finali Benedetto XVI ha
raccomandato l’esempio della Beata Vergine Maria
Addolorata - di cui ricorre oggi la memoria - che
"con fede sostò presso la croce di suo Figlio".
“Cari giovani, non abbiate paura di restare anche
voi come Maria presso la Croce. Il Signore vi infonderà
il coraggio di superare ogni ostacolo nella vostra
quotidiana esistenza. E voi, cari ammalati, possiate
trovare in Maria conforto e sostegno per apprendere dal
Signore Crocifisso il valore salvifico della sofferenza.
Voi, cari sposi novelli, rivolgetevi con fiducia nei
momenti di difficoltà alla Vergine Addolorata, che vi
aiuterà ad affrontarli con la sua materna
intercessione”.
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 15 settembre 2010
Santa
Chiara d'Assisi
Cari
fratelli e sorelle,
una delle
Sante più amate è senz’altro santa Chiara d’Assisi,
vissuta nel XIII secolo, contemporanea di san Francesco.
La sua testimonianza ci mostra quanto la Chiesa tutta sia
debitrice a donne coraggiose e ricche di fede come lei,
capaci di dare un decisivo impulso per il rinnovamento
della Chiesa.
Chi era
dunque Chiara d’Assisi? Per rispondere a questa domanda
possediamo fonti sicure: non solo le antiche biografie,
come quella di Tommaso da Celano, ma anche gli Atti
del processo di canonizzazione promosso dal Papa solo
pochi mesi dopo la morte di Chiara e che contiene le
testimonianze di coloro che vissero accanto a lei per
molto tempo.
Nata nel
1193, Chiara apparteneva ad una famiglia aristocratica e
ricca. Rinunciò a nobiltà e a ricchezza per vivere umile
e povera, adottando la forma di vita che Francesco
d’Assisi proponeva. Anche se i suoi parenti, come
accadeva allora, stavano progettando un matrimonio con
qualche personaggio di rilievo, Chiara, a 18 anni, con un
gesto audace ispirato dal profondo desiderio di seguire
Cristo e dall’ammirazione per Francesco, lasciò la casa
paterna e, in compagnia di una sua amica, Bona di
Guelfuccio, raggiunse segretamente i frati minori presso
la piccola chiesa della Porziuncola. Era la sera della
Domenica delle Palme del 1211. Nella commozione generale,
fu compiuto un gesto altamente simbolico: mentre i suoi
compagni tenevano in mano torce accese, Francesco le tagliò
i capelli e Chiara indossò un rozzo abito penitenziale.
Da quel momento era diventata la vergine sposa di Cristo,
umile e povero, e a Lui totalmente si consacrava. Come
Chiara e le sue compagne, innumerevoli donne nel corso
della storia sono state affascinate dall’amore per
Cristo che, nella bellezza della sua Divina Persona,
riempie il loro cuore. E la Chiesa tutta, per mezzo della
mistica vocazione nuziale delle vergini consacrate, appare
ciò che sarà per sempre: la Sposa bella e pura di
Cristo.
In una
delle quattro lettere che Chiara inviò a sant’Agnese di
Praga, la figlia del re di Boemia, che volle seguirne le
orme, parla di Cristo, suo diletto Sposo, con espressioni
nunziali, che possono stupire, ma che commuovono:
“Amandolo, siete casta, toccandolo, sarete più pura,
lasciandovi possedere da lui siete vergine. La sua potenza
è più forte, la sua generosità più elevata, il suo
aspetto più bello, l’amore più soave e ogni grazia più
fine. Ormai siete stretta nell’abbraccio di lui, che ha
ornato il vostro petto di pietre preziose… e vi ha
incoronata con una corona d’oro incisa con il segno
della santità” (Lettera prima: FF, 2862).
Soprattutto
al principio della sua esperienza religiosa, Chiara ebbe
in Francesco d’Assisi non solo un maestro di cui seguire
gli insegnamenti, ma anche un amico fraterno. L’amicizia
tra questi due santi costituisce un aspetto molto bello e
importante. Infatti, quando due anime pure ed infiammate
dallo stesso amore per Dio si incontrano, esse traggono
dalla reciproca amicizia uno stimolo fortissimo per
percorrere la via della perfezione. L’amicizia è uno
dei sentimenti umani più nobili ed elevati che la Grazia
divina purifica e trasfigura. Come san Francesco e santa
Chiara, anche altri santi hanno vissuto una profonda
amicizia nel cammino verso la perfezione cristiana, come
san Francesco di Sales e santa Giovanna Francesca di
Chantal. Ed è proprio san Francesco di Sales che scrive:
“È bello poter amare sulla terra come si ama in cielo,
e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo
eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore
di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli
uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della
quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione,
gli affetti spirituali e diventano realmente un solo
spirito” (Introduzione alla vita devota III, 19).
Dopo aver
trascorso un periodo di qualche mese presso altre comunità
monastiche, resistendo alle pressioni dei suoi familiari
che inizialmente non approvarono la sua scelta, Chiara si
stabilì con le prime compagne nella chiesa di san Damiano
dove i frati minori avevano sistemato un piccolo convento
per loro. In quel monastero visse per oltre quarant’anni
fino alla morte, avvenuta nel 1253. Ci è pervenuta una
descrizione di prima mano di come vivevano queste donne in
quegli anni, agli inizi del movimento francescano. Si
tratta della relazione ammirata di un vescovo fiammingo in
visita in Italia, Giacomo di Vitry, il quale afferma di
aver trovato un grande numero di uomini e donne, di
qualunque ceto sociale che “lasciata ogni cosa per
Cristo, fuggivano il mondo. Si chiamavano frati minori
e sorelle minori e sono tenuti in grande
considerazione dal signor papa e dai cardinali… Le donne
… dimorano insieme in diversi ospizi non lontani dalle
città. Nulla ricevono, ma vivono del lavoro delle proprie
mani. E sono grandemente addolorate e turbate, perché
vengono onorate più che non vorrebbero, da chierici e
laici” (Lettera dell’ottobre 1216: FF,
2205.2207).
Giacomo
di Vitry aveva colto con perspicacia un tratto
caratteristico della spiritualità francescana cui Chiara
fu molto sensibile: la radicalità della povertà
associata alla fiducia totale nella Provvidenza divina.
Per questo motivo, ella agì con grande determinazione,
ottenendo dal Papa Gregorio IX o, probabilmente, già dal
papa Innocenzo III, il cosiddetto Privilegium
Paupertatis (cfr FF, 3279). In base ad esso,
Chiara e le sue compagne di san Damiano non potevano
possedere nessuna proprietà materiale. Si trattava di
un’eccezione veramente straordinaria rispetto al diritto
canonico vigente e le autorità ecclesiastiche di quel
tempo lo concessero apprezzando i frutti di santità
evangelica che riconoscevano nel modo di vivere di Chiara
e delle sue sorelle. Ciò mostra come anche nei secoli del
Medioevo, il ruolo delle donne non era secondario, ma
considerevole. A questo proposito, giova ricordare che
Chiara è stata la prima donna nella storia della Chiesa
che abbia composto una Regola scritta, sottoposta
all’approvazione del Papa, perché il carisma di
Francesco d’Assisi fosse conservato in tutte le comunità
femminili che si andavano stabilendo numerose già ai suoi
tempi e che desideravano ispirarsi all’esempio di
Francesco e di Chiara.
Nel
convento di san Damiano Chiara praticò in modo eroico le
virtù che dovrebbero contraddistinguere ogni cristiano:
l’umiltà, lo spirito di pietà e di penitenza, la carità.
Pur essendo la superiora, ella voleva servire in prima
persona le suore malate, assoggettandosi anche a compiti
umilissimi: la carità, infatti, supera ogni resistenza e
chi ama compie ogni sacrificio con letizia. La sua fede
nella presenza reale dell’Eucaristia era talmente grande
che, per due volte, si verificò un fatto prodigioso. Solo
con l’ostensione del Santissimo Sacramento, allontanò i
soldati mercenari saraceni, che erano sul punto di
aggredire il convento di san Damiano e di devastare la
città di Assisi.
Anche
questi episodi, come altri miracoli, di cui si conservava
la memoria, spinsero il Papa Alessandro IV a canonizzarla
solo due anni dopo la morte, nel 1255, tracciandone un
elogio nella Bolla di canonizzazione in cui leggiamo:
“Quanto è vivida la potenza di questa luce e quanto
forte è il chiarore di questa fonte luminosa. Invero,
questa luce si teneva chiusa nel nascondimento della vita
claustrale e fuori irradiava bagliori luminosi; si
raccoglieva in un angusto monastero, e fuori si spandeva
quanto è vasto il mondo. Si custodiva dentro e si
diffondeva fuori. Chiara infatti si nascondeva; ma la sua
vita era rivelata a tutti. Chiara taceva, ma la sua fama
gridava” (FF, 3284). Ed è proprio così, cari
amici: sono i santi coloro che cambiano il mondo in
meglio, lo trasformano in modo duraturo, immettendo le
energie che solo l’amore ispirato dal Vangelo può
suscitare. I santi sono i grandi benefattori dell’umanità!
La
spiritualità di santa Chiara, la sintesi della sua
proposta di santità è raccolta nella quarta lettera a
Sant’Agnese da Praga. Santa Chiara adopera un’immagine
molto diffusa nel Medioevo, di ascendenze patristiche, lo
specchio. Ed invita la sua amica di Praga a riflettersi in
quello specchio di perfezione di ogni virtù che è il
Signore stesso. Ella scrive: “Felice certamente colei a
cui è dato godere di questo sacro connubio, per aderire
con il profondo del cuore [a Cristo], a colui la cui
bellezza ammirano incessantemente tutte le beate schiere
dei cieli, il cui affetto appassiona, la cui
contemplazione ristora, la cui benignità sazia, la cui
soavità ricolma, il cui ricordo risplende soavemente, al
cui profumo i morti torneranno in vita e la cui visione
gloriosa renderà beati tutti i cittadini della celeste
Gerusalemme. E poiché egli è splendore della gloria,
candore della luce eterna e specchio senza macchia,
guarda ogni giorno questo specchio, o regina sposa di Gesù
Cristo, e in esso scruta continuamente il tuo volto, perché
tu possa così adornarti tutta all’interno e
all’esterno… In questo specchio rifulgono la beata
povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità” (Lettera
quarta: FF, 2901-2903).
Grati a
Dio che ci dona i Santi che parlano al nostro cuore e ci
offrono un esempio di vita cristiana da imitare, vorrei
concludere con le stesse parole di benedizione che santa
Chiara compose per le sue consorelle e che ancora oggi le
Clarisse, che svolgono un prezioso ruolo nella Chiesa con
la loro preghiera e con la loro opera, custodiscono con
grande devozione. Sono espressioni in cui emerge tutta la
tenerezza della sua maternità spirituale: “Vi benedico
nella mia vita e dopo la mia morte, come posso e più di
quanto posso, con tutte le benedizioni con le quali il
Padre delle misericordie benedisse e benedirà in cielo e
in terra i figli e le figlie, e con le quali un padre e
una madre spirituale benedisse e benedirà i suoi figli e
le sue figlie spirituali. Amen” (FF, 2856).
Saluti:
Je salue
les francophones présents et plus particulièrement les
participants au pèlerinage promu par la Conférence épiscopale
de Guinée, et conduits par l’Evêque de N’Zérékoré,
Mgr Guilavogui, et ceux du Diocèse de Nancy, en France,
guidés par Mgr Papin. Je n’oublie pas les pèlerins de
la Martinique, de Dijon et d’ailleurs. Puisse Dieu vous
bénir ! Bon séjour à Rome !
I welcome
the pilgrimage group from Iran, in the company of
Archbishop Thomas Meram. My cordial greeting also goes to
the participants in the international symposium of
Benedictine Nuns and Sisters. I also greet those taking
part in the biennial meeting of KPMG International. Upon
all the English-speaking visitors present at today’s
Audience, especially the pilgrim groups from England,
Scotland, Sweden, the United Arab Emirates, Australia and
the United States of America, I invoke God’s abundant
blessings.
Ganz
herzlich begrüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher; und aus den Niederlanden die Verantwortlichen
und Seminaristen des Theologischen Instituts Sint
Willibrord des Bistums Haarlem-Amsterdam in Begleitung von
Bischof Joseph Maria Punt. Allein die Heiligen können die
Welt dauerhaft zum Besseren verändern, denn durch sie
werden Kräfte wirksam, die nur die Liebe zu Christus
wecken kann. Gehen wir in ihre Schule und lassen wir uns
von ihnen zum Herrn führen. Euch allen wünsche ich eine
gesegnete Zeit in Rom.
Saludo a
los peregrinos de lengua española, en particular a los
profesores y alumnos de la Arquidiócesis de Salta, y a
los sacerdotes de la diócesis de Autlán, acompañados
por su Pastor, Monseñor Gonzalo Galván Castillo. Os
invito a agradecer a Dios el precioso papel que, con sus
obras y oraciones, desempeñan las Clarisas, como tantas
otras religiosas de clausura, para bien de toda la Iglesia.
Muchas gracias.
A minha
saudação a todos peregrinos de língua portuguesa,
nomeadamente para os grupos vindos do Brasil e para os fiéis
da Torreira e da diocese da Guarda, em Portugal. Que a graça
de Deus, pela intercessão de Santa Clara, fortaleça a
vossa vida para mostrardes a todos a felicidade que é
amar Jesus Cristo. De coração, dou-vos a minha Bênção,
extensiva às vossas famílias e comunidades.
Saluto
in lingua polacca:
Drodzy
polscy pielgrzymi. Dziś przypada wspomnienie Matki Bożej
Bolesnej. Powracają na pamięć słowa
ukrzyżowanego Pana: „Niewiasto, oto syn Twój”,
„Oto Matka twoja”. Chrystus sam zawierza swojej Matce
Jana, a wraz z nim wszystkie pokolenia uczniów. Zaprośmy
Ją do domu naszej codzienności, aby Jej opieka i
wstawiennictwo były dla nas wsparciem w czasie pomyślnym
i w dniach cierpienia. Niech będzie pochwalony Jezus
Chrystus.
Traduzione
italiana:
Cari
pellegrini polacchi. Oggi commemoriamo la Beata Maria
Vergine Addolorata. Ritornano alla memoria le parole del
Signore crocifisso: “Donna, ecco il tuo figlio”,
“Ecco la tua Madre”. Cristo stesso affida alla Madre
Giovanni e con lui tutte le generazioni dei discepoli.
InvitiamoLa nella casa del nostro quotidiano, perché la
sua protezione e la sua intercessione siano per noi un
sostegno nel tempo della serenità e nei giorni di
sofferenza. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
vítam slovenských pútnikov, osobitne z Nitry, Smoleníc,
Suchej nad Parnou, Vranova - Čemerného ako aj Chrámový
zbor Fraňa Madvu z Nitrianskeho Rudna.
Bratia a sestry, dnes Slovensko slávi slávnosť
svojej hlavnej patrónky, Sedembolestnej Panny Márie. Ježiš
ju dal za Matku každému z nás. Ona nech vás matersky
sprevádza na ceste k Nemu. Rád žehnám vás i vašich
drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana :
Con
affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi,
particolarmente a quelli provenienti da Nitra, Smolenice,
Suchá nad Parnou, Vranov - Čemerné, come pure al
Coro Fraňo Madva da Nitrianske Rudno.
Fratelli e sorelle, oggi la Slovacchia celebra la solennità
della sua Patrona principale, la Vergine Addolorata. Gesù
l’ha donata come madre ad ognuno di noi. Ella vi
accompagni maternamente sulla via verso di lui. Volentieri
benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
S radošću
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način
policajce i djelatnike Policijske uprave iz Splita. Dragi
prijatelji, neka Božji blagoslov bude uvijek nad vama i
nad vašim obiteljima te vas trajno čuva u radosti i
miru. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Con gioia
saluto tutti i pellegrini Croati, e in modo particolare i
poliziotti e gli ufficiali della Questura di Split. Cari
amici, la benedizione di Dio sia sempre su di voi e sulle
vostre famiglie e vi custodisca nella gioia e nella pace.
Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua lituana:
Nuoširdžiai
sveikinu maldininkus iš Lietuvos. Brangūs bičiuliai,
linkiu, kad kelionė į Romą sus tiprintų
jumyse įsitikinimą, jog esate Kristaus Bažnyčios
nariai. Laiminu jus kiekvieną.
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla
Lituania, Cari amici, auspico che la vostra visita a Roma
rafforzi la consapevolezza della vostra appartenenza alla
Chiesa di Cristo. A ciascuno la mia Benedizione
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto a tutti i pellegrini di lingua
italiana. In particolare, saluto i rappresentanti
dell’Associazione Mondo Libero; i fedeli della diocesi
di Chiavari, accompagnati dal loro Vescovo Mons. Alberto
Tanasini; gli esponenti dell’Associazione Nazionale
Bersaglieri. A tutti assicuro la mia preghiera perché il
Signore accompagni sempre con la sua grazia le vostre
aspirazioni e i vostri propositi.
Desidero
ora salutare con particolare affetto i giovani,
gli ammalati e gli sposi novelli.
Facciamo oggi memoria della Beata Vergine Maria
Addolorata, che con fede sostò presso la croce del suo
Figlio. Cari giovani, non abbiate paura di
restare anche voi come Maria presso la Croce. Il Signore
vi infonderà il coraggio di superare ogni ostacolo nella
vostra quotidiana esistenza. E voi, cari ammalati,
possiate trovare in Maria conforto e sostegno per
apprendere dal Signore Crocifisso il valore salvifico
della sofferenza. Voi, cari sposi novelli,
rivolgetevi con fiducia nei momenti di difficoltà alla
Vergine Addolorata, che vi aiuterà ad affrontarli con la
sua materna intercessione.
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