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UDIENZA
GENERALE (16 FEBBRAIO 2011) |
Radio
Vaticana, 16 febbraio 2011
All’udienza
generale, il Papa parla di San Giovanni della Croce: la
fede non è un fardello, ma luce per la nostra vita
◊
Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’udienza
generale di stamani, in Aula Paolo VI, a San Giovanni
della Croce, grande mistico del XVI secolo, amico di Santa
Teresa d’Avila. Il Papa ha ripercorso la vita del Santo
spagnolo e si è soffermato sull’insegnamento spirituale
del “Dottore mistico” e riformatore dei carmelitani.
La sua dottrina, ha osservato il Papa, descrive “un
cammino sicuro per giungere alla santità, lo stato di
perfezione cui Dio chiama tutti noi”. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
San Giovanni della Croce, ha detto Benedetto XVI, ci
insegna che seguire Cristo “non è un fardello”, ma è
la luce che ci aiuta nella vita di ogni giorno. Il Papa ha
rammentato che l’esistenza del Santo spagnolo non fu un
“volare sulle nuvole mistiche”: fu invece molto dura,
“pratica e concreta”. Di qui, ha sottolineato che
l’esperienza di San Giovanni della Croce è un modello
per tutti, non solo per poche anime elette:
“Se un uomo reca in sé un grande amore, questo
amore gli dà quasi ali, e sopporta più facilmente tutte
le molestie della vita, perché porta in sé questa grande
luce; questa è la fede: essere amato da Dio e lasciarsi
amare da Dio in Cristo Gesù”.
La santità, ha affermato il Papa, non è opera nostra,
ma è un aprire le finestre della nostra anima alla luce
di Dio, affinché possa trasformare la nostra vita. Santità,
ha soggiunto, è dunque innanzitutto lasciarsi amare da
Dio:
“Preghiamo il Signore perché ci aiuti a trovare
questa santità di lasciarsi amare da Dio, che è la
vocazione di noi tutti e la vera redenzione”.
Ha così ripercorso la vita di San Giovanni della
Croce, segnata da sofferenze, difficoltà e incomprensioni
sempre superate con un’incrollabile fiducia nel Signore.
Ed ha ricordato l’amicizia spirituale con Teresa
d’Avila, assieme alla quale riformarono la famiglia
religiosa carmelitana. Il Pontefice ha enumerato le opere
maggiori del Santo: “Ascesa al Monte Carmelo”,
“Notte oscura”, “Cantico spirituale” e “Fiamma
d’amor viva”. Ad accomunare questi testi mistici è il
cammino di purificazione progressiva dell’anima per
scalare la vetta della perfezione cristiana. Una vetta
simboleggiata dal Monte Carmelo:
“Tale purificazione è proposta come un cammino
che l’uomo intraprende, collaborando con l'azione
divina, per liberare l'anima da ogni attaccamento o
affetto contrario alla volontà di Dio. La purificazione,
che per giungere all'unione d’amore con Dio dev’essere
totale, inizia da quella della vita dei sensi e prosegue
con quella che si ottiene per mezzo delle tre virtù
teologali: fede, speranza e carità, che purificano
l'intenzione, la memoria e la volontà”.
Del resto, San Giovanni della Croce, nella “Notte
oscura”, descrive l'aspetto “passivo”, ossia
l'intervento di Dio nel processo di “purificazione”
dell'anima. “Lo sforzo umano, infatti – ha
sottolineato il Papa – è incapace da solo di arrivare
fino alle radici profonde delle inclinazioni e delle
abitudini cattive della persona: le può solo frenare, ma
non sradicarle completamente”. D’altro canto, ha
rilevato, quello che rende l'anima pura e libera “è
eliminare ogni dipendenza disordinata dalle cose”:
“Il lungo e faticoso processo di purificazione
esige lo sforzo personale, ma il vero protagonista è Dio:
tutto quello che l'uomo può fare è 'disporsi', essere
aperto all'azione divina e non porle ostacoli. Vivendo le
virtù teologali, l’uomo si eleva e dà valore al
proprio impegno. Il ritmo di crescita della fede, della
speranza e della carità va di pari passo con l’opera di
purificazione e con la progressiva unione con Dio fino a
trasformarsi in Lui”.
Quando si giunge a questa meta, ha constatato,
“l’anima si immerge nella stessa vita trinitaria”
così da amare Dio “con il medesimo amore con cui Egli
la ama, perché la ama nello Spirito Santo”. Ecco perché,
ha detto il Pontefice, San Giovanni della Croce sostiene
che “non esiste vera unione d’amore con Dio se non
culmina nell’unione trinitaria”.
Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha rivolto un
pensiero affettuoso alle Missionarie della Carità
presenti in Aula Paolo VI, ringraziandole per la
“gioiosa testimonianza cristiana che rendono nei diversi
continenti, sulle orme della loro indimenticabile
fondatrice” Madre Teresa di Calcutta. Quindi, ha rivolto
un saluto ai coordinatori regionali dell’Apostolato del
mare, in occasione del convegno promosso dal Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti,
incoraggiandoli ad “individuare adeguate risposte
pastorali ai problemi dei marittimi e delle loro
famiglie”.
UDIENZA GENERALE
San
Giovanni della Croce
Cari
fratelli e sorelle,
due
settimane fa ho presentato la figura della grande
mistica spagnola Teresa di Gesù. Oggi vorrei parlare di
un altro importante Santo di quelle terre, amico
spirituale di santa Teresa, riformatore, insieme a lei,
della famiglia religiosa carmelitana: san Giovanni della
Croce, proclamato Dottore della Chiesa dal Papa Pio XI,
nel 1926, e soprannominato nella tradizione Doctor
mysticus, “Dottore mistico”.
Giovanni
della Croce nacque nel 1542 nel piccolo villaggio di
Fontiveros, vicino ad Avila, nella Vecchia Castiglia, da
Gonzalo de Yepes e Catalina Alvarez. La famiglia era
poverissima, perché il padre, di nobile origine toledana,
era stato cacciato di casa e diseredato per aver sposato
Catalina, un'umile tessitrice di seta. Orfano di padre in
tenera età, Giovanni, a nove anni, si trasferì, con la
madre e il fratello Francisco, a Medina del Campo, vicino
a Valladolid, centro commerciale e culturale. Qui frequentò
il Colegio de los Doctrinos, svolgendo anche alcuni
umili lavori per le suore della chiesa-convento della
Maddalena. Successivamente, date le sue qualità umane e i
suoi risultati negli studi, venne ammesso prima come
infermiere nell'Ospedale della Concezione, poi nel
Collegio dei Gesuiti, appena fondato a Medina del Campo:
qui Giovanni entrò diciottenne e studiò per tre anni
scienze umane, retorica e lingue classiche. Alla fine
della formazione, egli aveva ben chiara la propria
vocazione: la vita religiosa e, tra i tanti ordini
presenti a Medina, si sentì chiamato al Carmelo.
Nell’estate
del 1563 iniziò il noviziato presso i Carmelitani della
città, assumendo il nome religioso di Mattia. L’anno
seguente venne destinato alla prestigiosa Università di
Salamanca, dove studiò per un triennio arti e filosofia.
Nel 1567 fu ordinato sacerdote e ritornò a Medina del
Campo per celebrare la sua Prima Messa circondato
dall'affetto dei famigliari. Proprio qui avvenne il primo
incontro tra Giovanni e Teresa di Gesù. L’incontro fu
decisivo per entrambi: Teresa gli espose il suo piano di
riforma del Carmelo anche nel ramo maschile dell'Ordine e
propose a Giovanni di aderirvi “per maggior gloria di
Dio”; il giovane sacerdote fu affascinato dalle idee di
Teresa, tanto da diventare un grande sostenitore del
progetto. I due lavorarono insieme alcuni mesi,
condividendo ideali e proposte per inaugurare al più
presto possibile la prima casa di Carmelitani Scalzi:
l’apertura avvenne il 28 dicembre 1568 a Duruelo, luogo
solitario della provincia di Avila. Con Giovanni formavano
questa prima comunità maschile riformata altri tre
compagni. Nel rinnovare la loro professione religiosa
secondo la Regola primitiva, i quattro adottarono un nuovo
nome: Giovanni si chiamò allora “della Croce”, come
sarà poi universalmente conosciuto. Alla fine del 1572,
su richiesta di santa Teresa, divenne confessore e vicario
del monastero dell’Incarnazione di Avila, dove la Santa
era priora. Furono anni di stretta collaborazione e
amicizia spirituale, che arricchì entrambi. Α quel
periodo risalgono anche le più importanti opere teresiane
e i primi scritti di Giovanni.
L’adesione
alla riforma carmelitana non fu facile e costò a Giovanni
anche gravi sofferenze. L’episodio più traumatico fu,
nel 1577, il suo rapimento e la sua incarcerazione nel
convento dei Carmelitani dell'Antica Osservanza di Toledo,
a seguito di una ingiusta accusa. Il Santo rimase
imprigionato per mesi, sottoposto a privazioni e
costrizioni fisiche e morali. Qui compose, insieme ad
altre poesie, il celebre Cantico spirituale.
Finalmente, nella notte tra il 16 e il 17 agosto 1578,
riuscì a fuggire in modo avventuroso, riparandosi nel
monastero delle Carmelitane Scalze della città. Santa
Teresa e i compagni riformati celebrarono con immensa
gioia la sua liberazione e, dopo un breve tempo di
recupero delle forze, Giovanni fu destinato in Andalusia,
dove trascorse dieci anni in vari conventi, specialmente a
Granada. Assunse incarichi sempre più importanti
nell'Ordine, fino a diventare Vicario Provinciale, e
completò la stesura dei suoi trattati spirituali. Tornò
poi nella sua terra natale, come membro del governo
generale della famiglia religiosa teresiana, che godeva
ormai di piena autonomia giuridica. Abitò nel Carmelo di
Segovia, svolgendo l'ufficio di superiore di quella
comunità. Nel 1591 fu sollevato da ogni responsabilità e
destinato alla nuova Provincia religiosa del Messico.
Mentre si preparava per il lungo viaggio con altri dieci
compagni, si ritirò in un convento solitario vicino a Jaén,
dove si ammalò gravemente. Giovanni affrontò con
esemplare serenità e pazienza enormi sofferenze. Morì
nella notte tra il 13 e il 14 dicembre 1591, mentre i
confratelli recitavano l'Ufficio mattutino. Si congedò da
essi dicendo: “Oggi vado a cantare l'Ufficio in
cielo”. I suoi resti mortali furono traslati a Segovia.
Venne beatificato da Clemente X nel 1675 e canonizzato da
Benedetto XIII nel 1726.
Giovanni
è considerato uno dei più importanti poeti lirici della
letteratura spagnola. Le opere maggiori sono quattro: Ascesa
al Monte Carmelo, Notte oscura, Cantico spirituale e Fiamma
d'amor viva.
Nel Cantico
spirituale, san Giovanni presenta il cammino di
purificazione dell’anima, e cioè il progressivo
possesso gioioso di Dio, finché l’anima perviene a
sentire che ama Dio con lo stesso amore con cui è amata
da Lui. La Fiamma d'amor viva prosegue in questa
prospettiva, descrivendo più in dettaglio lo stato di
unione trasformante con Dio. Il paragone utilizzato da
Giovanni è sempre quello del fuoco: come il fuoco quanto
più arde e consuma il legno, tanto più si fa
incandescente fino a diventare fiamma, così lo Spirito
Santo, che durante la notte oscura purifica e
“pulisce” l'anima, col tempo la illumina e la scalda
come se fosse una fiamma. La vita dell'anima è una
continua festa dello Spirito Santo, che lascia intravedere
la gloria dell'unione con Dio nell'eternità.
L’Ascesa
al Monte Carmelo presenta l'itinerario spirituale dal
punto di vista della purificazione progressiva dell'anima,
necessaria per scalare la vetta della perfezione
cristiana, simboleggiata dalla cima del Monte Carmelo.
Tale purificazione è proposta come un cammino che
l’uomo intraprende, collaborando con l'azione divina,
per liberare l'anima da ogni attaccamento o affetto
contrario alla volontà di Dio. La purificazione, che per
giungere all'unione d’amore con Dio dev’essere totale,
inizia da quella della vita dei sensi e prosegue con
quella che si ottiene per mezzo delle tre virtù
teologali: fede, speranza e carità, che purificano
l'intenzione, la memoria e la volontà. La Notte oscura
descrive l'aspetto “passivo”, ossia l'intervento
di Dio in questo processo di “purificazione”
dell'anima. Lo sforzo umano, infatti, è incapace da solo
di arrivare fino alle radici profonde delle inclinazioni e
delle abitudini cattive della persona: le può solo
frenare, ma non sradicarle completamente. Per farlo, è
necessaria l’azione speciale di Dio che purifica
radicalmente lo spirito e lo dispone all'unione d'amore
con Lui. San Giovanni definisce “passiva” tale
purificazione, proprio perché, pur accettata dall'anima,
è realizzata dall’azione misteriosa dello Spirito Santo
che, come fiamma di fuoco, consuma ogni impurità. In
questo stato, l’anima è sottoposta ad ogni genere di
prove, come se si trovasse in una notte oscura.
Queste
indicazioni sulle opere principali del Santo ci aiutano ad
avvicinarci ai punti salienti della sua vasta e profonda
dottrina mistica, il cui scopo è descrivere un cammino
sicuro per giungere alla santità, lo stato di perfezione
cui Dio chiama tutti noi. Secondo Giovanni della Croce,
tutto quello che esiste, creato da Dio, è buono.
Attraverso le creature, noi possiamo pervenire alla
scoperta di Colui che in esse ha lasciato una traccia di sé.
La fede, comunque, è l’unica fonte donata all'uomo per
conoscere Dio così come Egli è in se stesso, come Dio
Uno e Trino. Tutto quello che Dio voleva comunicare
all'uomo, lo ha detto in Gesù Cristo, la sua Parola fatta
carne. Gesù Cristo è l’unica e definitiva via al Padre
(cfr Gv 14,6). Qualsiasi cosa creata è nulla in
confronto a Dio e nulla vale al di fuori di Lui: di
conseguenza, per giungere all'amore perfetto di Dio, ogni
altro amore deve conformarsi in Cristo all’amore divino.
Da qui deriva l'insistenza di san Giovanni della Croce
sulla necessità della purificazione e dello svuotamento
interiore per trasformarsi in Dio, che è la meta unica
della perfezione. Questa “purificazione” non consiste
nella semplice mancanza fisica delle cose o del loro uso;
quello che rende l'anima pura e libera, invece, è
eliminare ogni dipendenza disordinata dalle cose. Tutto va
collocato in Dio come centro e fine della vita. Il lungo e
faticoso processo di purificazione esige certo lo sforzo
personale, ma il vero protagonista è Dio: tutto quello
che l'uomo può fare è “disporsi”, essere aperto
all'azione divina e non porle ostacoli. Vivendo le virtù
teologali, l’uomo si eleva e dà valore al proprio
impegno. Il ritmo di crescita della fede, della speranza e
della carità va di pari passo con l’opera di
purificazione e con la progressiva unione con Dio fino a
trasformarsi in Lui. Quando si giunge a questa meta,
l'anima si immerge nella stessa vita trinitaria, così che
san Giovanni afferma che essa giunge ad amare Dio con il
medesimo amore con cui Egli la ama, perché la ama nello
Spirito Santo. Ecco perché il Dottore Mistico sostiene
che non esiste vera unione d’amore con Dio se non
culmina nell’unione trinitaria. In questo stato supremo
l'anima santa conosce tutto in Dio e non deve più passare
attraverso le creature per arrivare a Lui. L’anima si
sente ormai inondata dall'amore divino e si rallegra
completamente in esso.
Cari
fratelli e sorelle, alla fine rimane la questione: questo
santo con la sua alta mistica, con questo arduo cammino
verso la cima della perfezione ha da dire qualcosa anche a
noi, al cristiano normale che vive nelle circostanze di
questa vita di oggi, o è un esempio, un modello solo per
poche anime elette che possono realmente intraprendere
questa via della purificazione, dell'ascesa mistica? Per
trovare la risposta dobbiamo innanzitutto tenere presente
che la vita di san Giovanni della Croce non è stata un
“volare sulle nuvole mistiche”, ma è stata una vita
molto dura, molto pratica e concreta, sia da riformatore
dell'ordine, dove incontrò tante opposizioni, sia da
superiore provinciale, sia nel carcere dei suoi
confratelli, dove era esposto a insulti incredibili e a
maltrattamenti fisici. E’ stata una vita dura, ma
proprio nei mesi passati in carcere egli ha scritto una
delle sue opere più belle. E così possiamo capire che il
cammino con Cristo, l'andare con Cristo, “la Via”, non
è un peso aggiunto al già sufficientemente duro fardello
della nostra vita, non è qualcosa che renderebbe ancora
più pesante questo fardello, ma è una cosa del tutto
diversa, è una luce, una forza, che ci aiuta a portare
questo fardello. Se un uomo reca in sé un grande amore,
questo amore gli dà quasi ali, e sopporta più facilmente
tutte le molestie della vita, perché porta in sé questa
grande luce; questa è la fede: essere amato da Dio e
lasciarsi amare da Dio in Cristo Gesù. Questo lasciarsi
amare è la luce che ci aiuta a portare il fardello di
ogni giorno. E la santità non è un'opera nostra, molto
difficile, ma è proprio questa “apertura”: aprire e
finestre della nostra anima perché la luce di Dio possa
entrare, non dimenticare Dio perché proprio nell'apertura
alla sua luce si trova forza, si trova la gioia dei
redenti. Preghiamo il Signore perché ci aiuti a trovare
questa santità, lasciarsi amare da Dio, che è la
vocazione di noi tutti e la vera redenzione. Grazie.
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