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UDIENZA
GENERALE (18 MAGGIO 2011) |
Radio
Vaticana, 18 maggio 2011
Il
Papa: Dio è amore che perdona, ma ha bisogno di cuori
aperti al bene per salvare l'uomo dal male
◊
La preghiera ha in sé una forza divina capace di salvare
anche l’uomo più iniquo e di interrompere “la spirale
del peccato”. Lo ha affermato Benedetto XVI, che questa
mattina, all’udienza generale in Piazza San Pietro, ha
riflettuto sulla figura di Abramo e sulla sua capacità di
intercedere presso Dio per la salvezza dell’umanità. Il
Papa ha pregato perché anche oggi le città e i loro
abitanti si aprano a Dio, sconfiggendo la “tristezza”
che deriva dalla sua assenza. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Quella che il Papa racconta, in una catechesi tanto
profonda quanto coinvolgente, è la storia della forza
della preghiera di intercessione, da Abramo a Gesù. Dopo
aver introdotto per due mercoledì consecutivi il nuovo
ciclo di meditazioni dedicato alla preghiera come
“fenomeno universale”, perché presente in ogni
cultura, Benedetto XVI prende le mosse da un episodio che
vede protagonista il grande patriarca ebreo, “padre di
tutti i credenti”. La scena è quella del capitolo 18
della Genesi: Dio è pronto a distruggere gli abitanti di
Sodoma e Gomorra per la loro malvagità, Abramo gli sta
davanti e lo supplica con coraggiosa insistenza: davvero,
chiede, Dio sterminerà insieme i giusti con i colpevoli?
Davvero il Giudice giusto sarà così ingiusto da non
voler perdonare le città per intero, se in esse vi si
trovassero anche solo 50 innocenti? Con queste parole,
afferma il Papa, “Abramo mette davanti a Dio la necessità
di evitare una giustizia sommaria”. Di più,
appellandosi in quel modo a Dio, Abramo non si limita a
intercedere per gli innocenti, ma per tutti:
“Così facendo, mette in gioco una nuova idea di
giustizia: non quella che si limita a punire i colpevoli,
come fanno gli uomini, ma una giustizia diversa, divina,
che cerca il bene e lo crea attraverso il perdono che
trasforma il peccatore, lo converte e lo salva. Con la sua
preghiera, dunque, Abramo non invoca una giustizia
meramente retributiva, ma un intervento di salvezza che,
tenendo conto degli innocenti, liberi dalla colpa gli
empi, perdonandoli”.
Il pensiero di Abramo, rileva Benedetto XVI, “sembra
quasi paradossale” e si potrebbe sintetizzare così: non
si possono trattare gli innocenti come i colpevoli, perché
“questo sarebbe ingiusto”…
“…bisogna invece trattare i colpevoli come gli
innocenti, mettendo in atto una giustizia ‘superiore’,
offrendo loro una possibilità di salvezza, perché se i
malfattori accettano il perdono di Dio e confessano la
colpa lasciandosi salvare, non continueranno più a fare
il male, diventeranno anch’essi giusti, senza più
necessità di essere puniti”.
La giustizia di Dio è “superiore” perché Dio non
è la punizione, ma la misericordia. Abramo lo sa e
quindi, osserva Benedetto XVI, non chiede a Dio qualcosa
che è contro la sua giustizia, ma “bussa” al suo
cuore, anzi scava “negli abissi della misericordia
divina” osando di più, strappando quasi a Dio la
possibilità di salvezza per Sodoma e Gomorra anche solo
con dieci giusti, perché sa che il desiderio di Dio è
sempre quello di “salvare, dare vita, trasformare il
male in bene”:
“Con la sua supplica, Abramo sta prestando la
propria voce, ma anche il proprio cuore, alla volontà
divina: il desiderio di Dio è misericordia, amore e
volontà di salvezza (…) Con la voce della sua
preghiera, Abramo sta dando voce al desiderio di Dio, che
non è quello di distruggere, ma di salvare Sodoma, di
dare vita al peccatore convertito”.
Purtroppo, ricorda il Papa, neanche dieci giusti
vengono trovati in Sodoma e Gomorra e le città finiscono
distrutte. Dio è buono, dice, ma ha bisogno “di una
piccola particella di bene da cui partire per salvare un
grande male”, una “trasformazione dall’interno, un
qualche appiglio di bene” per tramutare “l’odio in
amore, la vendetta in perdono”. Per rintracciare
“dentro la realtà malata” quel “germe di bene che
può risanare e dare la vita”:
“Che nelle nostre città si trovi il germe di
bene; che facciamo di tutto perché siano non solo dieci i
giusti, per far realmente vivere e sopravvivere le nostre
città e per salvarci da questa amarezza interiore che è
l’assenza di Dio”.
Questa storia ha un epilogo straordinario. Se per
Sodoma e Gomorra la salvezza poteva dipendere dalla
presenza di dieci giusti, più avanti per Gerusalemme –
come dirà il profeta Geremia – sarà sufficiente anche
un solo giusto per essere salvata. “Il numero – nota
Benedetto XVI – è sceso ancora, la bontà di Dio si
mostra ancora più grande. Eppure questo ancora non basta,
la sovrabbondante misericordia di Dio non trova la
risposta di bene che cerca e Gerusalemme cade sotto
l’assedio del nemico”:
“Bisognerà che Dio stesso diventi quel giusto. E
questo è il mistero dell’Incarnazione: per garantire un
giusto Egli stesso si fa uomo (…) il Giusto definitivo,
il perfetto Innocente, che porterà la salvezza al mondo
intero morendo sulla croce, perdonando e intercedendo per
coloro che ‘non sanno quello che fanno’. Allora la
preghiera di ogni uomo troverà la sua risposta, allora
ogni nostra intercessione sarà pienamente esaudita”.
Al termine delle catechesi nelle varie lingue, il Papa
ha salutato i sacerdoti giunti al temine dei loro studi
nelle varie Università Pontificie di Roma, esortandoli
– una volta tornati nei loro Paesi d’origine - a
“mettere a frutto l'esperienza culturale e di comunione
sacerdotale” maturata negli anni di preparazione. Altri
saluti particolari hanno raggiunto i diaconi del Collegio
Urbano di Propaganda Fide e i religiosi della
Congregazione del Santissimo Sacramento e dei Missionari
Monfortani, riuniti in Capitolo generale. Da questi
incontri, ha auspicato Benedetto XVI, possa scaturire per
entrambi gli Istituti “un rinnovato ardore religioso per
servire con gioia il Vangelo”.
Dopo l’udienza generale il Papa ha ricevuto, in una
delle salette adiacenti l’Aula Paolo VI, il nuovo
segretario della Lega Araba, Nabil al-Arabi, che poi ha
incontrato anche il segretario per i Rapporti con gli
Stati, mons. Dominique Mamberti.
Accorato
appello di Benedetto XVI: tutti i fedeli preghino per la
Chiesa in Cina
◊
Una preghiera speciale per la Chiesa cinese: il Papa
l’ha rivolta al termine dell’udienza generale di
stamani. Con toni accorati Benedetto XVI ha chiesto a
tutti i fedeli del mondo di ricordare le sofferenze dei
cattolici in Cina e sostenere la loro fede, in modo
particolare martedì prossimo 24 maggio, nella festa della
Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, venerata con
grande devozione nel Santuario di Sheshan a Shanghai. Il
servizio di Roberta Gisotti:
“Cristo risorto dai morti, vincitore della morte e
del peccato” è “vivo e presente nella vita della
Chiesa e nelle vicende del mondo”. L’Amore di Dio –
ha constatato Benedetto XVI - “si espande
incessantemente fino agli estremi confini della terra e,
al tempo stesso, incontra rifiuto ed ostacoli in tutte le
parti del mondo”. “Come allora, ancora oggi, dalla
Croce alla Risurrezione”. Per questo, nel giorno della
Vergine Maria, Aiuto dei cristiani, “tutta la Chiesa”
si unirà in preghiera “con la Chiesa che è in Cina”:
“Là, come altrove, Cristo vive la sua passione.
Mentre aumenta il numero di quanti Lo accolgono come il
loro Signore, da altri Cristo è rifiutato, ignorato o
perseguitato”.
“La Chiesa in Cina, soprattutto in questo momento, -
ha detto il Papa - ha bisogno della preghiera della Chiesa
universale”. L’invito è rivolto in primo luogo ai
cattolici cinesi, ma anche a tutti i cattolici del mondo:
“…pregare per la Chiesa che è in Cina deve
essere un impegno: quei fedeli hanno diritto alla nostra
preghiera, hanno bisogno della nostra preghiera”.
“Quando Pietro era in carcere - ha ricordato il Santo
Padre - tutti hanno pregato con forza e hanno ottenuto che
un angelo lo liberasse”:
“Anche noi facciamo lo stesso: preghiamo
intensamente, tutti assieme, per questa Chiesa, fiduciosi
che, con la preghiera, possiamo fare qualcosa di molto
reale per essa”.
Se “i cattolici cinesi hanno detto molte volte di
volere “l’unità con la Chiesa universale”, e “con
il Successore di Pietro”, pregando – ha sollecitato il
Papa - possiamo ottenere “per la Chiesa in Cina di
rimanere una, santa e cattolica, fedele e ferma nella
dottrina e nella disciplina ecclesiale”:
“Essa merita tutto il nostro affetto”.
Ai vescovi, che “soffrono e sono sotto pressione
nell’esercizio del loro ministero episcopale”, “ai
sacerdoti e a tutti i cattolici che incontrano difficoltà
nella libera professione di fede” il Papa ha espresso la
sua “vicinanza”:
“Con la nostra preghiera possiamo aiutarli a
trovare la strada per mantenere viva la fede, forte la
speranza, ardente la carità verso tutti”.
Il Papa ha chiesto pure di scongiurare un rischio
presente:
“Con la preghiera possiamo ottenere che il loro
desiderio di stare nella Chiesa una e universale superi la
tentazione di un cammino indipendente da Pietro”.
Infine, l’invocazione alla Madonna:
“A Maria chiedo di illuminare quelli che sono nel
dubbio, di richiamare gli smarriti, di consolare gli
afflitti, di rafforzare quanti sono irretiti dalle
lusinghe dell’opportunismo”.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 18 maggio 2011
Cari
fratelli e sorelle,
nelle due
scorse catechesi abbiamo riflettuto sulla preghiera come
fenomeno universale, che - pur in forme diverse - è
presente nelle culture di tutti i tempi. Oggi, invece,
vorrei iniziare un percorso biblico su questo tema, che ci
guiderà ad approfondire il dialogo di alleanza tra Dio e
l’uomo che anima la storia della salvezza, fino al
culmine, alla parola definitiva che è Gesù Cristo.
Questo cammino ci porterà a soffermarci su alcuni
importanti testi e figure paradigmatiche dell’Antico e
del Nuovo Testamento. Sarà Abramo, il grande Patriarca,
padre di tutti i credenti (cfr Rm 4,11-12.16-17),
ad offrirci un primo esempio di preghiera, nell’episodio
dell’intercessione per le città di Sodoma e Gomorra. E
vorrei anche invitarvi ad approfittare del percorso che
faremo nelle prossime catechesi per imparare a conoscere
di più la Bibbia, che spero abbiate nelle vostre case, e,
durante la settimana, soffermarsi a leggerla e meditarla
nella preghiera, per conoscere la meravigliosa storia del
rapporto tra Dio e l’uomo, tra Dio che si comunica a noi
e l’uomo che risponde, che prega.
Il primo
testo su cui vogliamo riflettere si trova nel capitolo 18
del Libro della Genesi; si narra che la malvagità
degli abitanti di Sodoma e Gomorra era giunta al culmine,
tanto da rendere necessario un intervento di Dio per
compiere un atto di giustizia e per fermare il male
distruggendo quelle città. È qui che si inserisce Abramo
con la sua preghiera di intercessione. Dio decide di
rivelargli ciò che sta per accadere e gli fa conoscere la
gravità del male e le sue terribili conseguenze, perché
Abramo è il suo eletto, scelto per diventare un grande
popolo e far giungere la benedizione divina a tutto il
mondo. La sua è una missione di salvezza, che deve
rispondere al peccato che ha invaso la realtà
dell’uomo; attraverso di lui il Signore vuole riportare
l’umanità alla fede, all’obbedienza, alla giustizia.
E ora, questo amico di Dio si apre alla realtà e al
bisogno del mondo, prega per coloro che stanno per essere
puniti e chiede che siano salvati.
Abramo
imposta subito il problema in tutta la sua gravità, e
dice al Signore: «Davvero sterminerai il giusto con
l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città:
davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo
per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?
Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così
che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te!
Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la
giustizia?» (vv. 23-25). Con queste parole, con grande
coraggio, Abramo mette davanti a Dio la necessità di
evitare una giustizia sommaria: se la città è colpevole,
è giusto condannare il suo reato e infliggere la pena, ma
– afferma il grande Patriarca – sarebbe ingiusto
punire in modo indiscriminato tutti gli abitanti. Se nella
città ci sono degli innocenti, questi non possono essere
trattati come i colpevoli. Dio, che è un giudice giusto,
non può agire così, dice Abramo giustamente a Dio.
Se
leggiamo, però, più attentamente il testo, ci rendiamo
conto che la richiesta di Abramo è ancora più seria e più
profonda, perché non si limita a domandare la salvezza
per gli innocenti. Abramo chiede il perdono per tutta la
città e lo fa appellandosi alla giustizia di Dio; dice,
infatti, al Signore: «E non perdonerai a quel luogo per
riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?» (v.
24b). Così facendo, mette in gioco una nuova idea di
giustizia: non quella che si limita a punire i colpevoli,
come fanno gli uomini, ma una giustizia diversa, divina,
che cerca il bene e lo crea attraverso il perdono che
trasforma il peccatore, lo converte e lo salva. Con la sua
preghiera, dunque, Abramo non invoca una giustizia
meramente retributiva, ma un intervento di salvezza che,
tenendo conto degli innocenti, liberi dalla colpa anche
gli empi, perdonandoli. Il pensiero di Abramo, che sembra
quasi paradossale, si potrebbe sintetizzare così:
ovviamente non si possono trattare gli innocenti come i
colpevoli, questo sarebbe ingiusto, bisogna invece
trattare i colpevoli come gli innocenti, mettendo in atto
una giustizia “superiore”, offrendo loro una
possibilità di salvezza, perché se i malfattori
accettano il perdono di Dio e confessano la colpa
lasciandosi salvare, non continueranno più a fare il
male, diventeranno anch’essi giusti, senza più necessità
di essere puniti.
È questa
la richiesta di giustizia che Abramo esprime nella sua
intercessione, una richiesta che si basa sulla certezza
che il Signore è misericordioso. Abramo non chiede a Dio
una cosa contraria alla sua essenza, bussa alla porta del
cuore di Dio conoscendone la vera volontà. Certo Sodoma
è una grande città, cinquanta giusti sembrano poca cosa,
ma la giustizia di Dio e il suo perdono non sono forse la
manifestazione della forza del bene, anche se sembra più
piccolo e più debole del male? La distruzione di Sodoma
doveva fermare il male presente nella città, ma Abramo sa
che Dio ha altri modi e altri mezzi per mettere argini
alla diffusione del male. È il perdono che interrompe la
spirale del peccato, e Abramo, nel suo dialogo con Dio, si
appella esattamente a questo. E quando il Signore accetta
di perdonare la città se vi troverà i cinquanta giusti,
la sua preghiera di intercessione comincia a scendere
verso gli abissi della misericordia divina. Abramo - come
ricordiamo - fa diminuire progressivamente il numero degli
innocenti necessari per la salvezza: se non saranno
cinquanta, potrebbero bastare quarantacinque, e poi sempre
più giù fino a dieci, continuando con la sua supplica,
che si fa quasi ardita nell’insistenza: «forse là se
ne troveranno quaranta … trenta … venti … dieci»
(cfr vv. 29.30.31.32). E più piccolo diventa il numero,
più grande si svela e si manifesta la misericordia di
Dio, che ascolta con pazienza la preghiera, l’accoglie e
ripete ad ogni supplica: «perdonerò, … non distruggerò,
… non farò» (cfr vv. 26.28.29.30.31.32).
Così,
per l’intercessione di Abramo, Sodoma potrà essere
salva, se in essa si troveranno anche solamente dieci
innocenti. È questa la potenza della preghiera. Perché
attraverso l’intercessione, la preghiera a Dio per la
salvezza degli altri, si manifesta e si esprime il
desiderio di salvezza che Dio nutre sempre verso l’uomo
peccatore. Il male, infatti, non può essere accettato,
deve essere segnalato e distrutto attraverso la punizione:
la distruzione di Sodoma aveva appunto questa funzione. Ma
il Signore non vuole la morte del malvagio, ma che si
converta e viva (cfr Ez 18,23; 33,11); il suo
desiderio è sempre quello di perdonare, salvare, dare
vita, trasformare il male in bene. Ebbene, è proprio
questo desiderio divino che, nella preghiera, diventa
desiderio dell’uomo e si esprime attraverso le parole
dell’intercessione. Con la sua supplica, Abramo sta
prestando la propria voce, ma anche il proprio cuore, alla
volontà divina: il desiderio di Dio è misericordia,
amore e volontà di salvezza, e questo desiderio di Dio ha
trovato in Abramo e nella sua preghiera la possibilità di
manifestarsi in modo concreto all’interno della storia
degli uomini, per essere presente dove c’è bisogno di
grazia. Con la voce della sua preghiera, Abramo sta dando
voce al desiderio di Dio, che non è quello di
distruggere, ma di salvare Sodoma, di dare vita al
peccatore convertito.
E’
questo che il Signore vuole, e il suo dialogo con Abramo
è una prolungata e inequivocabile manifestazione del suo
amore misericordioso. La necessità di trovare uomini
giusti all’interno della città diventa sempre meno
esigente e alla fine ne basteranno dieci per salvare la
totalità della popolazione. Per quale motivo Abramo si
fermi a dieci, non è detto nel testo. Forse è un numero
che indica un nucleo comunitario minimo (ancora oggi,
dieci persone sono il quorum necessario per la
preghiera pubblica ebraica). Comunque, si tratta di un
numero esiguo, una piccola particella di bene da cui
partire per salvare un grande male. Ma neppure dieci
giusti si trovavano in Sodoma e Gomorra, e le città
vennero distrutte. Una distruzione paradossalmente
testimoniata come necessaria proprio dalla preghiera
d’intercessione di Abramo. Perché proprio quella
preghiera ha rivelato la volontà salvifica di Dio: il
Signore era disposto a perdonare, desiderava farlo, ma le
città erano chiuse in un male totalizzante e
paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire
per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo
il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva:
essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla
punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non
è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato,
quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé
il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle: «La
tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti
puniscono. Renditi conto e prova quanto è triste e amaro
abbandonare il Signore, tuo Dio» (Ger 2,19). È da
questa tristezza e amarezza che il Signore vuole salvare
l’uomo liberandolo dal peccato. Ma serve dunque una
trasformazione dall’interno, un qualche appiglio di
bene, un inizio da cui partire per tramutare il male in
bene, l’odio in amore, la vendetta in perdono. Per
questo i giusti devono essere dentro la città, e Abramo
continuamente ripete: «forse là se ne troveranno …».
«Là»: è dentro la realtà malata che deve esserci quel
germe di bene che può risanare e ridare la vita. E’ una
parola rivolta anche a noi: che nelle nostre città si
trovi il germe di bene; che facciamo di tutto perché
siano non solo dieci i giusti, per far realmente vivere e
sopravvivere le nostre città e per salvarci da questa
amarezza interiore che è l’assenza di Dio. E nella
realtà malata di Sodoma e Gomorra quel germe di bene non
si trovava.
Ma la
misericordia di Dio nella storia del suo popolo si allarga
ulteriormente. Se per salvare Sodoma servivano dieci
giusti, il profeta Geremia dirà, a nome
dell’Onnipotente, che basta un solo giusto per salvare
Gerusalemme: «Percorrete le vie di Gerusalemme, osservate
bene e informatevi, cercate nelle sue piazze se c’è un
uomo che pratichi il diritto, e cerchi la fedeltà, e io
la perdonerò» (5,1). Il numero è sceso ancora, la bontà
di Dio si mostra ancora più grande. Eppure questo ancora
non basta, la sovrabbondante misericordia di Dio non trova
la risposta di bene che cerca, e Gerusalemme cade sotto
l’assedio del nemico. Bisognerà che Dio stesso diventi
quel giusto. E questo è il mistero dell’Incarnazione:
per garantire un giusto Egli stesso si fa uomo. Il giusto
ci sarà sempre perché è Lui: bisogna però che Dio
stesso diventi quel giusto. L’infinito e sorprendente
amore divino sarà pienamente manifestato quando il Figlio
di Dio si farà uomo, il Giusto definitivo, il perfetto
Innocente, che porterà la salvezza al mondo intero
morendo sulla croce, perdonando e intercedendo per coloro
che «non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).
Allora la preghiera di ogni uomo troverà la sua risposta,
allora ogni nostra intercessione sarà pienamente
esaudita.
Cari
fratelli e sorelle, la supplica di Abramo, nostro padre
nella fede, ci insegni ad aprire sempre di più il cuore
alla misericordia sovrabbondante di Dio, perché nella
preghiera quotidiana sappiamo desiderare la salvezza
dell’umanità e chiederla con perseveranza e con fiducia
al Signore che è grande nell’amore. Grazie.
Saluti:
Chers pèlerins
de langue française, en particulier les collégiens et
les paroissiens présents ainsi que les pèlerins venus de
la lointaine Réunion et de Montréal au Canada, je vous
invite à vous procurer la Bible, à la lire et à la méditer.
Vous expérimentez alors l’infinie bonté et l’inépuisable
miséricorde de Dieu envers vous ! Bon pèlerinage à tous
!
I offer a
warm welcome to the alumni of the Venerable English
College on the occasion of their annual meeting in Rome. I
also greet the members of the Catholic-Pentecostal
Dialogue in Sweden, with prayerful good wishes for their
work for Christian unity. Upon all the English-speaking
pilgrims present at today’s Audience, especially those
from England, Australia, the Republic of China, India,
Indonesia, Sri Lanka and the United States, I invoke the
joy and peace of Christ our Risen Saviour.
Ein
herzliches Willkommen sage ich allen Pilgern und Gästen
aus den Ländern deutscher Sprache. Das Beispiel des
Abraham soll uns lehren, unser Herz der Barmherzigkeit
Gottes zu öffnen, um das Heil der Menschen zu bitten und
uns selbst um das Rechtsein zu mühen. Der auferstandene
Herr schenke euch allen seine Gnade.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los grupos provenientes de España, Colombia,
Venezuela, Chile, Argentina, México y otros países
latinoamericanos. Invito a todos a conocer cada vez más
la Biblia, a leerla y meditarla en la oración para
profundizar así en la maravillosa historia de Dios con el
hombre, y abrir el corazón a la sobreabundante
misericordia divina. Muchas gracias.
Uma saudação
amiga para os fiéis da paróquia da Covilhã e da diocese
de Maringá, para os Irmãos Maristas da província Brasil
Centro-Sul e demais peregrinos de língua portuguesa!
Cnvido-vos a aproveitar o percurso que faremos nas próximas
catequeses para conhecer melhor a Bíblia, que tendes –
penso eu – em casa. Durante a semana, parai um pouco a lê-la
e meditá-la na oração para aprenderdes a história
maravilhosa da relação entre Deus e o homem: Deus que Se
comunica a nós, e nós que Lhe respondemos rezando.
Sereis assim uma bênção no meio dos vossos irmãos,
como foi Abraão. A Virgem Mãe vos guie e proteja!
Saluto
in lingua polacca:
Serdecznie
pozdrawiam Polaków! Bracia i siostry! Błaganie za
niewiernymi miastami: Sodomą i Gomorą, zanoszone
do Boga przez Abrahama, naszego Ojca w wierze, niech będzie
przypomnieniem dla każdego z nas, byśmy w naszej
codziennej modlitwie z ufnością upraszali miłosierdzie
Boga dla siebie i całego świata. Do takiej
modlitwy zachęcają nas również: święta
Faustyna i błogosławiony Jan Paweł II.
Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente tutti i Polacchi! Fratelli e sorelle!
L’intercessione che Abramo, nostro padre nella fede,
rivolge a Dio a favore delle città infedeli, Sodoma e
Gomorra, sia per ciascuno di noi d’esempio per implorare
con fiducia nelle nostre preghiere quotidiane la
misericordia di Dio per noi e per il mondo intero. A tale
preghiera ci incoraggiano anche Santa Faustina e il beato
Giovanni Paolo II. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua ceca:
Jsem rád,
že mohu pozdravit české poutníky. Drazí přátelé,
děkuji vám, že jste tady. Buďte stále velkodušnějšími
svědky Krista a evangelia. Chvála Kristu a Marii!
Traduzione
italiana:
Sono
lieto di salutare i pellegrini cechi. Cari amici, vi
ringrazio della vostra presenza e vi esorto ad essere
sempre più generosi testimoni di Cristo e del Vangelo.
Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua croata:
S velikom
radošću pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a
osobito članove Udruge „Kraljica Katarina Kosača“
iz Mostara.
Dobri Pastir stoji na vratima svačijeg srca i kuca.
Ne bojte se otvoriti mu i pozvati ga da s vama dijeli život,
da svojom prisutnošću blagoslovi vaše radosti i teškoće.
Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Con
grande gioia saluto tutti i pellegrini Croati e, in modo
particolare, i membri dell’Associazione “Regina
Katarina Kosača” di Mostar. Il Buon Pastore sta
davanti alla porta del cuore e bussa a ciascuno. Non
abbiate paura di aprirGli e invitarLo affinché condivida
la vostra vita e, con la sua presenza, sostenga le gioie e
difficoltà. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
vítam slovenských pútnikov, osobitne zo Žiliny,
Bratislavy, Nitry a Hliníka nad Hronom.
Bratia a sestry, minulú nedeľu sme slávili Deň
modlitby za duchovné povolania. Proste Krista, Dobrého
Pastiera, aby posielal stále nových pracovníkov do
svojej služby.
Zo srdca vás žehnám.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Con
affetto do il benvenuto ai pellegrini slovacchi,
particolarmente quelli provenienti da Žilina, Bratislava,
Nitra e Hliník nad Hronom.
Fratelli e sorelle, domenica scorsa abbiamo celebrato la
Giornata di preghiera per le Vocazioni. Domandate a Cristo
Buon Pastore di mandare sempre nuovi lavoratori al suo
servizio.
Di cuore vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua rumena:
Adresez
un cordial salut vouă, pelerinilor români şi,
asigurând pentru voi şi pentru toţi conaţionalii
voştri o amintire în rugăciune, invoc peste
fiecare Binecuvântarea mea. Cristos a înviat!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto a voi, pellegrini rumeni e, mentre
assicuro per voi e per tutti i vostri connazionali un
ricordo nella preghiera, invoco su ciascuno la mia
Benedizione. Cristo è risorto!
Saluto
in lingua russa:
Сердечно
приветствую
российских
паломников.
Дорогие
друзья,
спасибо
вам за
визит.
Призывая
вас быть
радостными
свидетелями
Христа у
себя на
родине, от
всего
сердца
преподаю
Апостольское
благословение.
Слава
Иисусу
Христу!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini russi. Cari amici, vi
ringrazio per la vostra visita e, mentre vi esorto ad
essere gioiosi testimoni di Cristo nella vostra Patria, di
cuore vi imparto la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù
Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Szeretettel
köszöntöm a magyar híveket, elsősorban azokat,
akik Bágyogszovátról érkeztek. A Szent Péter és Pál
apostolok élete és vértanúsága által megszentelt városba
vezető zarándokutatok erősítse meg hitetek és
hűségtek az Egyházhoz.
Szívesen adom Rátok és minden családtagotokra Apostoli
Áldásomat.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i fedeli ungheresi, prima di tutto i membri
del gruppo della Parrocchia di Bágyogszovát. Il vostro
pellegrinaggio alla città consacrata dalla vita e dal
martirio dei santi Apostoli Pietro e Paolo rafforzi la
vostra fede e la vostra fedeltà alla Chiesa. A voi e a
tutti che vi sono cari, imparto la Benedizione Apostolica.
Sia lodato Gesù Cristo!
Cari
fratelli e sorelle!
Durante
il tempo pasquale, la liturgia canta a Cristo risorto dai
morti, vincitore della morte e del peccato, vivo e
presente nella vita della Chiesa e nelle vicende del
mondo. La Buona novella dell’Amore di Dio manifestatosi
in Cristo, Agnello immolato, Buon Pastore che dà la vita
per i suoi, si espande incessantemente fino agli estremi
confini della terra e, al tempo stesso, incontra rifiuto
ed ostacoli in tutte le parti del mondo. Come allora,
ancora oggi, dalla Croce alla Risurrezione.
Martedì,
24 maggio, è giorno dedicato alla memoria liturgica della
Beata Vergine Maria, Aiuto dei Cristiani, venerata con
grande devozione nel Santuario di Sheshan a Shanghai:
tutta la Chiesa si unisce in preghiera con la Chiesa che
è in Cina. Là, come altrove, Cristo vive la sua
passione. Mentre aumenta il numero di quanti Lo accolgono
come il loro Signore, da altri Cristo è rifiutato,
ignorato o perseguitato: “Saulo, Saulo, perché mi
perseguiti?” (At 9, 4). La Chiesa in Cina,
soprattutto in questo momento, ha bisogno della preghiera
della Chiesa universale. Invito, in primo luogo, tutti i
cattolici cinesi a continuare e a intensificare la propria
preghiera, soprattutto a Maria, Vergine forte. Ma anche
per tutti i cattolici del mondo pregare per la Chiesa che
è in Cina deve essere un impegno: quei fedeli hanno
diritto alla nostra preghiera, hanno bisogno della nostra
preghiera.
Sappiamo
dagli Atti degli Apostoli che, quando Pietro era in
carcere, tutti hanno pregato con forza e hanno ottenuto
che un angelo lo liberasse. Anche noi facciamo lo stesso:
preghiamo intensamente, tutti assieme, per questa Chiesa,
fiduciosi che, con la preghiera, possiamo fare qualcosa di
molto reale per essa.
I
cattolici cinesi, come hanno detto molte volte, vogliono
l’unità con la Chiesa universale, con il Pastore
supremo, con il Successore di Pietro. Con la preghiera
possiamo ottenere per la Chiesa in Cina di rimanere una,
santa e cattolica, fedele e ferma nella dottrina e nella
disciplina ecclesiale. Essa merita tutto il nostro
affetto.
Sappiamo
che, fra i nostri fratelli Vescovi, ci sono alcuni che
soffrono e sono sotto pressione nell’esercizio del loro
ministero episcopale. A loro, ai sacerdoti e a tutti i
cattolici che incontrano difficoltà nella libera
professione di fede esprimiamo la nostra vicinanza. Con la
nostra preghiera possiamo aiutarli a trovare la strada per
mantenere viva la fede, forte la speranza, ardente la
carità verso tutti ed integra l’ecclesiologia che
abbiamo ereditato dal Signore e dagli Apostoli e che ci è
stata trasmessa con fedeltà fino ai nostri giorni. Con la
preghiera possiamo ottenere che il loro desiderio di stare
nella Chiesa una e universale superi la tentazione di un
cammino indipendente da Pietro. La preghiera può
ottenere, per loro e per noi, la gioia e la forza di
annunciare e di testimoniare, con tutta franchezza e senza
impedimento, Gesù Cristo crocifisso e risorto, l’Uomo
nuovo, vincitore del peccato e della morte.
Con tutti
voi chiedo a Maria di intercedere perché ognuno di loro
si conformi sempre più strettamente a Cristo e si doni
con generosità sempre nuova ai fratelli. A Maria chiedo
di illuminare quelli che sono nel dubbio, di richiamare
gli smarriti, di consolare gli afflitti, di rafforzare
quanti sono irretiti dalle lusinghe dell’opportunismo.
Vergine Maria, Aiuto dei cristiani, Nostra Signora di
Sheshan, prega per noi!
* * *
E adesso,
rivolgo un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua
italiana. In particolare, saluto i sacerdoti del
Pontificio Collegio San Paolo Apostolo che hanno terminato
gli studi presso le varie Università Pontificie di Roma.
Cari sacerdoti, tornando nei vostri Paesi, sappiate
mettere a frutto l'esperienza culturale e di comunione
sacerdotale maturata in questi anni. Saluto voi, Diaconi
del Collegio Urbano de Propaganda Fide, e vi auguro di
testimoniare dappertutto che Gesù Cristo risponde
pienamente alle attese dell’uomo. Saluto i Capitolari
della Congregazione del Santissimo Sacramento e quelli
della Compagnia di Maria (Missionari Monfortani). Vi
accompagno, cari amici, con la preghiera ed auspico che
dai lavori dei vostri Capitoli Generali scaturisca per i
rispettivi Istituti un rinnovato ardore religioso per
servire con gioia il Vangelo. Saluto voi fedeli
dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano, accompagnati dal
vostro Arcivescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini: possa
questa visita alle tombe degli Apostoli apportare ricchi
frutti spirituali alla vostra Comunità diocesana.
Saluto
infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari
giovani, vi auguro di saper riconoscere, in mezzo alle
tante voci di questo mondo, quella di Cristo, che continua
a rivolgere il suo invito al cuore di chi sa mettersi in
ascolto. Siate generosi nel seguirlo, non abbiate timore
nel mettere le vostre energie e il vostro entusiasmo a
servizio del suo Vangelo. E voi, cari malati, apritegli il
cuore con fiducia; Egli non vi farà mancare la luce
consolante della sua presenza. Infine, a voi, cari sposi
novelli, auguro che le vostre famiglie rispondano alla
vocazione di essere trasparenza dell'amore di Dio. Grazie.
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Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana
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