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UDIENZA
GENERALE (19 GENNAIO 2011) |
Radio
Vaticana, 19 gennaio 2011
Udienza
generale. Il Papa: unità dei cristiani nella fede e nella
condivisione dei beni, nessun cristiano deve essere povero
◊
Pur “segnata da difficoltà e incertezze”, la storia
del movimento ecumenico “è anche una storia di
fraternità”. E’ una delle affermazioni che hanno
caratterizzato questa mattina l’udienza generale di
Benedetto XVI in Aula Paolo VI, dedicata alla Settimana di
preghiera per l’unità dei cristiani, aperta ieri.
Parlando della condivisione dei beni, il Papa ha auspicato
che nessun cristiano sia povero nella Chiesa. Il servizio
di Alessandro De Carolis:
Uniti nell’ascolto degli Apostoli, nella condivisione
dei beni, nello spezzare il Pane eucaristico e nella
preghiera. I “quattro pilastri” della prima comunità
cristiana, quella indivisa, sono anche i pilastri del
cammino ecumenico. La catechesi di Benedetto XVI è
partita sostanzialmente da questo assunto. E’ sulla
strada delle origini, tracciata dai loro progenitori nella
fede, che i cristiani devono porre, ha affermato il Papa,
“l’unico solido fondamento sul quale progredire nella
costruzione dell’unità visibile della Chiesa”. E
duemila anni fa, se i cristiani erano visibilmente uniti
era proprio grazie alle “quattro caratteristiche” che
li distinguevano da tutti gli altri, scelte come
titolo-guida della Settimana 2011 e sulle quali il
Pontefice si è soffermato una ad una. Per prima cosa, ha
ribadito, è necessario partire dall’ascolto del
Vangelo, con quella fede con cui allora si ascoltavano i
dodici compagni di Cristo:
“Ancora oggi, la comunità dei credenti riconosce
nel riferimento all’insegnamento degli Apostoli la norma
della propria fede: ogni sforzo per la costruzione
dell’unità tra tutti i cristiani passa pertanto
attraverso l’approfondimento della fedeltà al depositum
fidei trasmessoci dagli Apostoli. Fermezza nella fede è
il fondamento della nostra comunione, è il fondamento
dell’unità cristiana”.
Secondo punto, la comunione fraterna. Condividere le
proprie sostanze, ha riconosciuto Benedetto XVI, ha
assunto nella storia della Chiesa “modalità sempre
nuove di espressione”. Una di queste, peculiare, è
quella dei rapporti di fraternità e di amicizia costruiti
tra cristiani di diverse confessioni:
“La storia del movimento ecumenico è segnata da
difficoltà e incertezze, ma è anche una storia di
fraternità, di cooperazione e di condivisione umana e
spirituale, che ha mutato in misura significativa le
relazioni tra i credenti nel Signore Gesù: tutti siamo
impegnati a continuare su questa strada”.
Ma la condivisione dei beni riveste anche un evidente
aspetto di giustizia sociale, come il Papa non ha mancato
di rilevare subito dopo esprimendo una precisa speranza
che è anche un segno della capacità dei cristiani di
oggi di sentirsi fra loro una famiglia:
“Nessuno nella comunità cristiana deve avere
fame, deve essere povero: questo è un obbligo
fondamentale. La comunione con Dio, realizzata come
comunione fraterna, si esprime, in concreto,
nell’impegno sociale, nella carità cristiana, nella
giustizia”.
Il terzo di quegli aspetti che, come ha asserito con
fermezza il Pontefice, “non sono un modello del
passato”, ma “devono sempre costituire la vita della
Chiesa”, riguarda la “frazione del pane”, ovvero la
celebrazione dell’Eucaristia:
“Durante questa settimana di preghiera per
l’unità è particolarmente vivo il rammarico per
l’impossibilità di condividere la stessa mensa
eucaristica, segno che siamo ancora lontani dalla
realizzazione di quell’unità per cui Cristo ha pregato.
Tale dolorosa esperienza, che conferisce anche una
dimensione penitenziale alla nostra preghiera, deve
diventare motivo di un impegno ancora più generoso da
parte di tutti affinché, rimossi gli ostacoli alla piena
comunione, giunga quel giorno in cui sarà possibile
riunirsi intorno alla mensa del Signore, spezzare insieme
il pane eucaristico e bere allo stesso calice”.
Parlando infine della quarta peculiarità dei
cristiani, la preghiera, Benedetto XVI ha parlato di
quella per eccellenza, il “Padre Nostro”, che esprime
– ha osservato – il “noi” della comunità
cristiana unita nel suo insieme:
“È provvidenziale il fatto che, nel cammino per
costruire l’unità, venga posta al centro la preghiera:
questo ci ricorda, ancora una volta, che l’unità non può
essere semplice prodotto dell’operare umano (…) Il
cammino verso l’unità visibile tra tutti i cristiani
abita nella preghiera, perché fondamentalmente l’unità
non la ‘costruiamo’ noi, ma la 'costruisce' Dio, viene
da Lui, dal Mistero trinitario, dall’unità del Padre
con il Figlio nel dialogo d’amore che è lo Spirito
Santo e il nostro impegno ecumenico deve aprirsi
all’azione divina, deve farsi invocazione quotidiana
dell’aiuto di Dio. La Chiesa è sua e non nostra”.
In apertura di catechesi, il Papa aveva ricordato come
agli inizi della storia cristiana lo Spirito Santo aveva
fatto di “persone di diversa lingua a cultura” un
“unico corpo” con l’obiettivo di “essere luogo di
unità e di amore”. Da queste premesse, ha concluso
Benedetto XVI, discende la “comune responsabilità”
che i cristiani hanno oggi “verso il mondo”:
“Dobbiamo offrire una forte testimonianza, fondata
spiritualmente e sostenuta dalla ragione, dell’unico Dio
che si è rivelato e ci parla in Cristo, per essere
portatori di un messaggio che orienti e illumini il
cammino dell’uomo del nostro tempo, spesso privo di
chiari e validi punti di riferimento. E’ importante,
allora, crescere ogni giorno nell’amore reciproco,
impegnandosi a superare quelle barriere che ancora
esistono tra i cristiani”.
Benedetto
XVI ai genitori che hanno perso figli: la sofferenza si
trasformi in speranza con l'aiuto di Maria
◊
Al termine dell’udienza generale il Papa ha salutato i
membri dell’Associazione “Figli in paradiso: ali tra
cielo e terra”, che riunisce i genitori colpiti dalla
morte, spesso tragica, dei figli. Ce ne parla Sergio
Centofanti.
Il saluto del Papa all’Associazione è affettuoso,
forte l’invito ai genitori:
“Non lasciatevi vincere dalla disperazione o
dall’abbattimento, ma trasformate la vostra sofferenza
in speranza, come Maria ai piedi della Croce”.
Calda la raccomandazione ai giovani:
“Nell’esuberanza dei vostri anni giovanili, non
mancate di calcolare i rischi e agite in ogni momento con
prudenza e senso di responsabilità, specialmente quando
siete alla guida di un autoveicolo, a tutela della vostra
vita e di quella altrui”.
Il Papa incoraggia i sacerdoti che accompagnano
spiritualmente le famiglie colpite dalla perdita di figli
a proseguire generosamente in questo importante servizio.
Quindi, assicura una speciale preghiera di suffragio per
tutti i giovani che hanno perso la vita:
“Sentite accanto a voi la loro spirituale
presenza: essi, come voi dite, sono ‘ali tra cielo e
terra’”.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle,
stiamo
celebrando la Settimana di Preghiera per l’Unità dei
Cristiani, nella quale tutti i credenti in Cristo sono
invitati ad unirsi in preghiera per testimoniare il
profondo legame che esiste tra loro e per invocare il dono
della piena comunione. È provvidenziale il fatto che, nel
cammino per costruire l’unità, venga posta al centro la
preghiera: questo ci ricorda, ancora una volta, che
l’unità non può essere semplice prodotto
dell’operare umano; essa è anzitutto un dono di Dio,
che comporta una crescita nella comunione con il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo. Il Concilio Vaticano II dice:
"Queste preghiere in comune sono senza dubbio un
mezzo molto efficace per impetrare la grazia dell'unità e
costituiscono una manifestazione autentica dei vincoli con
i quali i cattolici rimangono uniti con i fratelli
separati: «Poiché dove sono due o tre adunati nel nome
mio [dice il Signore], ci sono io in mezzo a loro» (Mt
18,20)." (Decr. Unitatis Redintegratio, 8). Il
cammino verso l’unità visibile tra tutti i cristiani abita
nella preghiera, perché fondamentalmente l’unità non
la "costruiamo" noi, ma la
"costruisce" Dio, viene da Lui, dal Mistero
trinitario, dall’unità del Padre con il Figlio nel
dialogo d’amore che è lo Spirito Santo e il nostro
impegno ecumenico deve aprirsi all’azione divina, deve
farsi invocazione quotidiana dell’aiuto di Dio. La
Chiesa è sua e non nostra.
Il tema
scelto quest’anno per la Settimana di Preghiera fa
riferimento all’esperienza della prima comunità
cristiana di Gerusalemme, così come è descritta dagli
Atti degli Apostoli; abbiamo sentito il testo: "Erano
assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e
nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle
preghiere" (At 2,42). Dobbiamo considerare che
già al momento della Pentecoste lo Spirito Santo discende
su persone di diversa lingua e cultura: ciò sta a
significare che la Chiesa abbraccia sin dagli inizi gente
di diversa provenienza e, tuttavia, proprio a partire da
tali differenze, lo Spirito crea un unico corpo. La
Pentecoste come inizio della Chiesa segna l’allargamento
dell’Alleanza di Dio a tutte le creature, a tutti i
popoli e a tutti i tempi, perché l’intera creazione
cammini verso il suo vero obiettivo: essere luogo di unità
e di amore.
Nel brano
citato degli Atti degli Apostoli, quattro caratteristiche
definiscono la prima comunità cristiana di Gerusalemme
come luogo di unità e di amore e san Luca non vuol solo
descrivere una cosa del passato. Ci offre questo come
modello, come norma della Chiesa presente, perché queste
quattro caratteristiche devono sempre costituire la vita
della Chiesa. Prima caratteristica, essere unita e ferma
nell’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli, poi
nella comunione fraterna, nella frazione del pane e nelle
preghiere. Come ho detto, questi quattro elementi sono
ancora oggi i pilastri della vita di ogni comunità
cristiana e costituiscono anche l’unico solido
fondamento sul quale progredire nella ricerca dell’unità
visibile della Chiesa.
Anzitutto
abbiamo l’ascolto dell’insegnamento degli Apostoli,
ovvero l’ascolto della testimonianza che essi rendono
alla missione, alla vita, alla morte e risurrezione del
Signore. È ciò che Paolo chiama semplicemente il
"Vangelo". I primi cristiani ricevevano il
Vangelo dalla bocca degli Apostoli, erano uniti dal suo
ascolto e dalla sua proclamazione, poiché il vangelo,
come afferma S. Paolo, "è potenza di Dio per la
salvezza di chiunque crede" (Rm 1,16). Ancora
oggi, la comunità dei credenti riconosce nel riferimento
all’insegnamento degli Apostoli la norma della propria
fede: ogni sforzo per la costruzione dell’unità tra
tutti i cristiani passa pertanto attraverso
l’approfondimento della fedeltà al depositum fidei
trasmessoci dagli Apostoli. Fermezza nella fede è il
fondamento della nostra comunione, è il fondamento
dell’unità cristiana.
Il
secondo elemento è la comunione fraterna. Al tempo della
prima comunità cristiana, come pure ai nostri giorni,
questa è l’espressione più tangibile, soprattutto per
il mondo esterno, dell’unità tra i discepoli del
Signore. Leggiamo negli Atti degli Apostoli che i primi
cristiani tenevano ogni cosa in comune e chi aveva
proprietà e sostanze le vendeva per farne parte ai
bisognosi (cfr At 2,44-45). Questa condivisione
delle proprie sostanze ha trovato, nella storia della
Chiesa, modalità sempre nuove di espressione. Una di
queste, peculiare, è quella dei rapporti di fraternità e
di amicizia costruiti tra cristiani di diverse
confessioni. La storia del movimento ecumenico è segnata
da difficoltà e incertezze, ma è anche una storia di
fraternità, di cooperazione e di condivisione umana e
spirituale, che ha mutato in misura significativa le
relazioni tra i credenti nel Signore Gesù: tutti siamo
impegnati a continuare su questa strada. Secondo elemento,
quindi, la comunione, che innanzitutto è comunione con
Dio tramite la fede; ma la comunione con Dio crea la
comunione tra di noi e si esprime necessariamente in
quella comunione concreta della quale parlano gli Atti
degli Apostoli, cioè la condivisione. Nessuno nella
comunità cristiana deve avere fame, deve essere povero:
questo è un obbligo fondamentale. La comunione con Dio,
realizzata come comunione fraterna, si esprime, in
concreto, nell’impegno sociale, nella carità cristiana,
nella giustizia.
Terzo
elemento: nella vita della prima comunità di Gerusalemme
essenziale era il momento della frazione del pane, in cui
il Signore stesso si rende presente con l’unico
sacrificio della Croce nel suo donarsi completamente per
la vita dei suoi amici: "Questo è il mio corpo
offerto in sacrificio per voi … questo è il calice del
mio Sangue … versato per voi". "La Chiesa vive
dell'Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto
un'esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi
il nucleo del mistero della Chiesa" (Giovanni
Paolo II, Enc. Ecclesia de Eucharistia, 1). La
comunione al sacrificio di Cristo è il culmine della
nostra unione con Dio e rappresenta pertanto anche la
pienezza dell’unità dei discepoli di Cristo, la piena
comunione. Durante questa settimana di preghiera per
l’unità è particolarmente vivo il rammarico per
l’impossibilità di condividere la stessa mensa
eucaristica, segno che siamo ancora lontani dalla
realizzazione di quell’unità per cui Cristo ha pregato.
Tale dolorosa esperienza, che conferisce anche una
dimensione penitenziale alla nostra preghiera, deve
diventare motivo di un impegno ancora più generoso da
parte di tutti affinché, rimossi gli ostacoli alla piena
comunione, giunga quel giorno in cui sarà possibile
riunirsi intorno alla mensa del Signore, spezzare insieme
il pane eucaristico e bere allo stesso calice.
Infine,
la preghiera - o come dice san Luca le preghiere - è la
quarta caratteristica della Chiesa primitiva di
Gerusalemme descritta nel libro degli Atti degli Apostoli.
La preghiera è da sempre l’atteggiamento costante dei
discepoli di Cristo, ciò che accompagna la loro vita
quotidiana in obbedienza alla volontà di Dio, come ci
attestano anche le parole dell’apostolo Paolo, che
scrive ai Tessalonicesi nella sua prima lettera:
"State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni
cosa rendete grazie: questa infatti è la volontà di Dio
in Cristo Gesù verso di voi" (1Ts 5, 16-18;
cfr. Ef 6,18). La preghiera cristiana,
partecipazione alla preghiera di Gesù, è per eccellenza
esperienza filiale, come ci attestano le parole del Padre
Nostro, preghiera della famiglia - il "noi" dei
figli di Dio, dei fratelli e sorelle - che parla al Padre
comune. Porsi in atteggiamento di preghiera significa
pertanto anche aprirsi alla fraternità. Solo nel
"noi" possiamo dire Padre Nostro. Apriamoci
dunque alla fraternità, che deriva dall’essere figli
dell’unico Padre celeste, ed essere disposti al perdono
e alla riconciliazione.
Cari
Fratelli e Sorelle, come discepoli del Signore abbiamo una
comune responsabilità verso il mondo, dobbiamo rendere un
servizio comune: come la prima comunità cristiana di
Gerusalemme, partendo da ciò che già condividiamo,
dobbiamo offrire una forte testimonianza, fondata
spiritualmente e sostenuta dalla ragione, dell’unico Dio
che si è rivelato e ci parla in Cristo, per essere
portatori di un messaggio che orienti e illumini il
cammino dell’uomo del nostro tempo, spesso privo di
chiari e validi punti di riferimento. E’ importante,
allora, crescere ogni giorno nell’amore reciproco,
impegnandosi a superare quelle barriere che ancora
esistono tra i cristiani; sentire che esiste una vera unità
interiore tra tutti coloro che seguono il Signore;
collaborare il più possibile, lavorando assieme sulle
questioni ancora aperte; e soprattutto essere consapevoli
che in questo itinerario il Signore deve assisterci, deve
aiutarci ancora molto, perché senza di Lui, da soli,
senza il "rimanere in Lui" non possiamo fare
nulla (cfr Gv 15,5).
Cari
amici, è ancora una volta nella preghiera che ci troviamo
riuniti - particolarmente in questa settimana - insieme a
tutti coloro che confessano la loro fede in Gesù Cristo,
Figlio di Dio: perseveriamo nella preghiera, siamo uomini
della preghiera, implorando da Dio il dono dell’unità,
affinché si compia per il mondo intero il suo disegno di
salvezza e di riconciliazione. Grazie.
Saluto in lingua italiana
Cari
fratelli e sorelle,
rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare saluto i rappresentanti
dell’Arciconfraternita della Misericordia di Firenze,
qui convenuti con l’Arcivescovo Mons. Giuseppe Betori, e
li esorto ad essere sempre più segno di carità,
specialmente verso i poveri e i sofferenti.
Saluto i
membri dell’Associazione "Figli in paradiso: ali
tra cielo e terra", di Galatone, diffusa in alcune
Regioni d’Italia. Voi, genitori, colpiti profondamente
dalla morte, spesso tragica, dei vostri figli, non
lasciatevi vincere dalla disperazione o
dall’abbattimento, ma trasformate la vostra sofferenza
in speranza, come Maria ai piedi della Croce. Desidero
raccomandare soprattutto a voi, giovani: nell’esuberanza
dei vostri anni giovanili, non mancate di calcolare i
rischi e agite in ogni momento con prudenza e senso di
responsabilità, specialmente quando siete alla guida di
un autoveicolo, a tutela della vostra vita e di quella
altrui. Desidero, inoltre, incoraggiare i sacerdoti, che
accompagnano spiritualmente le famiglie colpite dal lutto
per la perdita di uno o più figli, affinché proseguano
generosamente in questo importante servizio. Infine,
assicuro una speciale preghiera di suffragio per i vostri
figli e per tutti i giovani che hanno perso la vita.
Sentite accanto a voi la loro spirituale presenza: essi,
come voi dite, sono "ali tra cielo e terra".
Saluto
ora i giovani, i malati, e gli sposi novelli. Cari amici,
vi invito a pregare per l’unità dei cristiani. Tutti
voi che, con giovanile freschezza, o con sofferta
donazione, o con lieto amore sponsale vi impegnate ad
amare il Signore nel quotidiano adempimento del vostro
dovere, contribuite all’edificazione della Chiesa e alla
sua opera evangelizzatrice. Pregate, dunque, perché tutti
i cristiani accolgano la chiamata del Signore all’unità
della fede nell’unica sua Chiesa.
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