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UDIENZA GENERALE  (19 SETTEMBRE 2007) 

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 19 settembre 2007

Benedetto XVI all'udienza generale: una società fondata sui valori cristiani è salda nella famiglia e nel bene comune. La catechesi dedicata a San Giovanni Crisostomo

 

San Giovanni Crisostomo, vissuto nel quarto secolo dopo Cristo, fu uno dei più grandi predicatori della Chiesa antica. A lui, Benedetto XVI ha dedicato la catechesi all’udienza generale di questa mattina, in Piazza San Pietro, davanti a 15 mila persone. Il Papa ha ribadito che i fondamenti della “lezione” del Crisostomo - del quale si ricordano i 1600 anni dalla morte - restano sempre attuali: la presenza di laici autenticamente cristiani nelle famiglia e nella società. Il servizio di Alessandro De Carolis:

L’età dell’infanzia è quella in cui si possono dare “le grandi direttive, la linea giusta alla vita”. Il matrimonio, se può contare su sposi ben formati dai valori cristiani, sbarra la strada al divorzio. E la vita sociale può essere altrettanto positiva se basata sul principio del “non interessarci solo di noi”. Insegnamenti antichi di 1600 anni sono risuonati in Piazza San Pietro, ripresi da Benedetto XVI e riproposti alle migliaia di persone presenti con un vigore accompagnato anche, in un tratto, da un apprezzato accenno satirico. Il Papa - che da diverse settimane sta conducendo catechesi sui Padri della Chiesa - ha presentato la figura di San Giovanni Crisostomo, cioè “Bocca d’oro”, appellativo che il futuro vescovo di Costantinopoli si guadagnò grazie alla sua straordinaria eloquenza. Filosofo e retore, eremita e pastore d’anime, San Giovanni Criostomo esercitò inizialmente il suo ministero nella città di nascita, Antiochia di Siria, periodo sul quale si è concentrata la catechesi del Pontefice. I 17 trattati, le 700 omelie e le 241 lettere scritti in vita dal Santo antiocheno e giunti fino a noi, ha spiegato Benedetto XVI, dimostrano il carattere non “speculativo” dei suoi insegnamenti:
 
“La sua è una teologia squisitamente pastorale, in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero, espresso dalla parola, e il vissuto esistenziale... Prossimo alla morte, scrisse che il valore dell’uomo sta nella 'conoscenza esatta della vera dottrina e nella rettitudine della vita'. Le due cose, conoscenza della verità e rettitudine nella vita, vanno insieme: la conoscenza deve tradursi in vita. Ogni suo intervento mirò sempre a sviluppare nei fedeli l’esercizio dell’intelligenza, della vera ragione, per comprendere e tradurre in pratica le esigenze morali e spirituali della fede”.
 
Un applauso di simpatia si è levato dalla folla quando il Papa si è soffermato sulle “22 vibranti omelie” pronunciate dal Crisostomo durante la cosiddetta “rivolta delle statue”. Ricordando la protesta degli antiocheni, che nel 387 distrussero le statue imperiali per protestare contro l’aumento delle tasse, Benedetto XVI ha osservato:
 
“Si vede che alcune cose nella storia non cambiano!” (applausi)
 
In questa immagine di San Giovanni Crisostomo, che si immerge nelle situazioni contingenti della propria epoca per invitare con calore i concittadini ad agire secondo uno stile cristiano, c’è la cifra della sua azione pastorale. Ciò che gli sta a cuore, ha affermato il Papa, è “lo sviluppo integrale della persona, nelle dimensioni fisica, intellettuale e religiosa”. Celebri sono le pagine che parlano delle varie fasi di sviluppo e della formazione dell’essere umano. Che sfocia, per molti, nel matrimonio, visto così dal Crisostomo:
 
“Gli sposi ben preparati sbarrano così la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù. Quando poi nasce il primo bambino, questi è ‘come un ponte; i tre diventano una carne sola, poiché il figlio congiunge le due parti’, e i tre costituiscono ‘una famiglia, piccola Chiesa’”.
 
L’efficacia inesausta degli insegnamenti di San Giovanni Crisostomo sta anche nella grande dignità che egli attribuiva ai laici, considerati non solo missionari ma come veri responsabili della “salvezza” gli uni degli altri. Benedetto XVI ha ripetuto un passo di un’antica omelia:
 
“’Questo è il principio della nostra vita sociale... non interessarci solo di noi!’ Il tutto si svolge tra due poli: la grande Chiesa e la ‘piccola Chiesa’, la famiglia, in reciproco rapporto. Come potete vedere, cari fratelli e sorelle, questa lezione del Crisostomo sulla presenza autenticamente cristiana dei fedeli laici nella famiglia e nella società, rimane ancor oggi più che mai attuale”.
 
Undici le lingue nelle quali il Papa ha rivolto saluti ai fedeli radunati nella Piazza, fra i quali era presente una delegazione di un Istituto dell’India che si ispira agli insegnamenti di Gandhi e che ha partecipato in Italia a un incontro del Movimento dei Focolari. Benedetto XVI ha poi salutato, fra gli altri, i Carmelitani e i Chierici Regolari della Madre di Dio, impegnati nei rispettivi Capitoli generali, e i partecipanti al corso di aggiornamento in Diritto canonico, promosso dall’Ateneo della Santa Croce. Vi esorto, ha detto a questi ultimi, “a far tesoro di tale preziosa occasione di formazione giuridica” per poter offrire alle vostre Diocesi e comunità “un servizio qualificato e zelante”.



Udienza generale

Cari fratelli e sorelle!

Quest'anno ricorre il sedicesimo centenario della morte di san Giovanni Crisostomo (407-2007). Giovanni di Antiochia, detto Crisostomo, cioè "Bocca d'oro" per la sua eloquenza, può dirsi vivo ancora oggi, anche a motivo delle sue opere. Un anonimo copista lasciò scritto che esse "attraversano tutto l'orbe come fulmini guizzanti". I suoi scritti permettono anche a noi, come ai fedeli del suo tempo, che ripetutamente furono privati di lui a causa dei suoi esili, di vivere con i suoi libri, nonostante la sua assenza. E’ quanto egli stesso suggeriva dall’esilio in una sua lettera (cfr A Olimpiade, Lettera 8,45).

Nato intorno al 349 ad Antiochia di Siria (oggi Antakya, nel sud della Turchia), vi svolse il ministero presbiterale per circa undici anni, fino al 397, quando, nominato Vescovo di Costantinopoli, esercitò nella capitale dell’Impero il ministero episcopale prima dei due esilî, seguiti a breve distanza l'uno dall'altro, fra il 403 e il 407. Ci limitiamo oggi a considerare gli anni antiocheni del Crisostomo.

Orfano di padre in tenera età, visse con la madre, Antusa, che trasfuse in lui una squisita sensibilità umana e una profonda fede cristiana. Frequentati gli studi inferiori e superiori, coronati dai corsi di filosofia e di retorica, ebbe come maestro Libanio, pagano, il più celebre rétore del tempo. Alla sua scuola, Giovanni divenne il più grande oratore della tarda antichità greca. Battezzato nel 368 e formato alla vita ecclesiastica dal Vescovo Melezio, fu da lui istituito lettore nel 371. Questo fatto segnò l’ingresso ufficiale del Crisostomo nel cursus ecclesiastico. Frequentò, dal 367 al 372, l'Asceterio, una sorta di seminario di Antiochia, insieme con un gruppo di giovani, alcuni dei quali divennero poi Vescovi, sotto la guida del famoso esegeta Diodoro di Tarso, che avviò Giovanni all'esegesi storico-letterale, caratteristica della tradizione antiochena.

Si ritirò poi per quattro anni tra gli eremiti sul vicino monte Silpio. Proseguì quel ritiro per altri due anni, vissuti da solo in una grotta sotto la guida di un "anziano". In quel periodo si dedicò totalmente a meditare "le leggi di Cristo", i Vangeli e specialmente le Lettere di Paolo. Ammalatosi, si trovò nell’impossibilità di curarsi da solo, e dovette perciò ritornare nella comunità cristiana di Antiochia (cfr Palladio, Vita 5). Il Signore - spiega il biografo - intervenne con l'infermità al momento giusto per permettere a Giovanni di seguire la sua vera vocazione. In effetti scriverà lui stesso che, posto nell'alternativa di scegliere tra le traversie del governo della Chiesa e la tranquillità della vita monastica, avrebbe preferito mille volte il servizio pastorale (cfr Sul sacerdozio, 6,7): proprio a questo il Crisostomo si sentiva chiamato. E qui si compie la svolta decisiva della sua storia vocazionale: pastore d'anime a tempo pieno! L’intimità con la Parola di Dio, coltivata durante gli anni del romitaggio, aveva maturato in lui l’urgenza irresistibile di predicare il Vangelo, di donare agli altri quanto egli aveva ricevuto negli anni della meditazione. L'ideale missionario lo lanciò così, anima di fuoco, nella cura pastorale.

Fra il 378 e il 379 ritornò in città. Diacono nel 381 e presbitero nel 386, divenne celebre predicatore nelle chiese della sua città. Tenne omelie contro gli ariani, seguite da quelle commemorative dei martiri antiocheni e da altre sulle festività liturgiche principali: si tratta di un grande insegnamento della fede in Cristo, anche alla luce dei suoi Santi. Il 387 fu l’"anno eroico" di Giovanni, quello della cosiddetta "rivolta delle statue". Il popolo abbatté le statue imperiali, in segno di protesta contro l'aumento delle tasse. In quei giorni di Quaresima e di angoscia a motivo delle incombenti punizioni da parte dell'imperatore, egli tenne le sue 22 vibranti Omelie sulle statue, finalizzate alla penitenza e alla conversione. Seguì il periodo della serena cura pastorale (387-397).

Il Crisostomo si colloca tra i Padri più prolifici: di lui ci sono giunti 17 trattati, più di 700 omelie autentiche, i commenti a Matteo e a Paolo (Lettere ai Romani, ai Corinti, agli Efesini e agli Ebrei), e 241 lettere. Non fu un teologo speculativo. Trasmise, però, la dottrina tradizionale e sicura della Chiesa in un'epoca di controversie teologiche suscitate soprattutto dall'arianesimo, cioè dalla negazione della divinità di Cristo. È pertanto un testimone attendibile dello sviluppo dogmatico raggiunto dalla Chiesa nel IV-V secolo. La sua è una teologia squisitamente pastorale, in cui è costante la preoccupazione della coerenza tra il pensiero espresso dalla parola e il vissuto esistenziale. È questo, in particolare, il filo conduttore delle splendide catechesi, con le quali preparava i catecumeni a ricevere il Battesimo. Prossimo alla morte, scrisse che il valore dell'uomo sta nella "conoscenza esatta della vera dottrina e nella rettitudine della vita" (Lettera dall'esilio). Le due cose, conoscenza della verità e rettitudine nella vita, vanno insieme: la conoscenza deve tradursi in vita. Ogni suo intervento mirò sempre a sviluppare nei fedeli l'esercizio dell'intelligenza, della vera ragione, per comprendere e tradurre in pratica le esigenze morali e spirituali della fede.

Giovanni Crisostomo si preoccupa di accompagnare con i suoi scritti lo sviluppo integrale della persona, nelle dimensioni fisica, intellettuale e religiosa. Le varie fasi della crescita sono paragonate ad altrettanti mari di un immenso oceano: "Il primo di questi mari è l'infanzia" (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Infatti "proprio in questa prima età si manifestano le inclinazioni al vizio e alla virtù". Perciò la legge di Dio deve essere fin dall’inizio impressa nell'anima "come su una tavoletta di cera" (Omelia 3,1 sul Vangelo di Giovanni): di fatto è questa l'età più importante. Dobbiamo tener presente come è fondamentale che in questa prima fase della vita entrino realmente nell’uomo i grandi orientamenti che danno la prospettiva giusta all’esistenza. Crisostomo perciò raccomanda: "Fin dalla più tenera età premunite i bambini con armi spirituali, e insegnate loro a segnare la fronte con la mano" (Omelia 12,7 sulla prima Lettera ai Corinzi). Vengono poi l'adolescenza e la giovinezza: "All'infanzia segue il mare dell'adolescenza, dove i venti soffiano violenti..., perchè in noi cresce... la concupiscenza" (Omelia 81,5 sul Vangelo di Matteo). Giungono infine il fidanzamento e il matrimonio: "Alla giovinezza succede l'età della persona matura, nella quale sopraggiungono gli impegni di famiglia: è il tempo di cercare moglie" (ibid.). Del matrimonio egli ricorda i fini, arricchendoli – con il richiamo alla virtù della temperanza – di una ricca trama di rapporti personalizzati. Gli sposi ben preparati sbarrano così la via al divorzio: tutto si svolge con gioia e si possono educare i figli alla virtù. Quando poi nasce il primo bambino, questi è "come un ponte; i tre diventano una carne sola, poiché il figlio congiunge le due parti" (Omelia 12,5 sulla Lettera ai Colossesi), e i tre costituiscono "una famiglia, piccola Chiesa" (Omelia 20,6 sulla Lettera agli Efesini).

La predicazione del Crisostomo si svolgeva abitualmente nel corso della liturgia, "luogo" in cui la comunità si costruisce con la Parola e l'Eucaristia. Qui l'assemblea riunita esprime l'unica Chiesa (Omelia 8,7 sulla Lettera ai Romani), la stessa parola è rivolta in ogni luogo a tutti (Omelia 24,2 sulla prima Lettera ai Corinzi), e la comunione eucaristica si rende segno efficace di unità (Omelia 32,7 sul Vangelo di Matteo). Il suo progetto pastorale era inserito nella vita della Chiesa, in cui i fedeli laici col Battesimo assumono l'ufficio sacerdotale, regale e profetico. Al fedele laico egli dice: "Pure te il Battesimo fa re, sacerdote e profeta" (Omelia 3,5 sulla seconda Lettera ai Corinzi). Scaturisce di qui il dovere fondamentale della missione, perché ciascuno in qualche misura è responsabile della salvezza degli altri: "Questo è il principio della nostra vita sociale... non interessarci solo di noi!" (Omelia 9,2 sulla Genesi). Il tutto si svolge tra due poli: la grande Chiesa e la "piccola Chiesa", la famiglia, in reciproco rapporto.

Come potete vedere, cari fratelli e sorelle, questa lezione del Crisostomo sulla presenza autenticamente cristiana dei fedeli laici nella famiglia e nella società, rimane ancor oggi più che mai attuale. Preghiamo il Signore perché ci renda docili agli insegnamenti di questo grande Maestro della fede.

 

 

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