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UDIENZA
GENERALE (1 APRILE 2009) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 1 aprile 2009
Il
Papa all’udienza generale: la Chiesa al fianco dei
popoli africani per un futuro di pace. Il Papa prega per
la Beatificazione di Giovanni Paolo II
Per
costruire realmente “un futuro di riconciliazione e di
stabile pacificazione per tutti”, i popoli africani,
devono fondare la loro speranza nella Parola di Dio: è
l’esortazione di Benedetto XVI all’udienza generale di
stamani in Piazza San Pietro, gremita da almeno 20 mila
fedeli, nonostante la pioggia. Il Papa ha ripercorso i
momenti salienti del suo recente viaggio apostolico in
Camerun e Angola. Salutando i pellegrini polacchi,
Benedetto XVI ha ricordato l’eredità spirituale di Papa
Wojtyla alla vigilia del quarto anniversario della morte.
A margine dell’udienza, il commovente incontro con le
suore missionarie italiane, rapite in Kenya e liberate
dopo oltre tre mesi di prigionia. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Una visita per abbracciare idealmente tutti i popoli
africani: così Benedetto XVI ha tratteggiato il suo 11.mo
viaggio apostolico internazionale. Ritornando con la
memoria alla tappa camerunense della visita pastorale, il
Papa ha messo l’accento sull’importanza dell’Instrumentum
Laboris del secondo Sinodo per l’Africa. Un documento
consegnato alla Chiesa africana al termine della grande
Messa di Yaoundé, nella Festa di San Giuseppe:
“L’Assemblea sinodale si svolgerà a Roma, ma
essa è in un certo senso già iniziata nel cuore del
continente africano, nel cuore della famiglia cristiana
che là vive, soffre e spera. Per questo mi è parsa
felice la coincidenza della pubblicazione dello 'Strumento
di lavoro' con la festa di San Giuseppe, modello di fede e
di speranza come il primo Patriarca Abramo”.
La fede in Dio, ha proseguito, “è la garanzia di una
speranza affidabile, per l’Africa e per il mondo intero,
garanzia di un futuro di riconciliazione, di giustizia e
di pace”. Ed ha aggiunto: “Nella stagione attuale, che
vede l’Africa impegnata a consolidare l’indipendenza
politica e la costruzione delle identità nazionali in un
contesto ormai globalizzato, la Chiesa accompagna gli
africani, richiamando il grande messaggio del Concilio
Vaticano II”:
“In mezzo ai conflitti purtroppo numerosi e
drammatici che ancora affliggono diverse regioni di quel
continente, la Chiesa sa di dover essere segno e strumento
di unità e di riconciliazione, perché tutta l’Africa
possa costruire insieme un avvenire di giustizia, di
solidarietà e di pace, attuando gli insegnamenti del
Vangelo”.
Il Papa non ha mancato di ricordare i suoi incontri con
i vescovi del Camerun. L’urgenza
dell’evangelizzazione, la formazione dei seminaristi, la
promozione della pastorale familiare, la difesa dei poveri
e il contrasto delle sette religiose sono stati i temi
forti affrontati dal Papa con i presuli camerunensi. Nella
nunziatura di Yaoundé, ha rammentato, si è svolto
l’incontro con i rappresentanti della comunità
musulmana. Incontro nel quale è stata ribadita
“l’importanza del dialogo interreligioso e della
collaborazione tra cristiani e musulmani per aiutare il
mondo ad aprirsi a Dio”. Quindi, ha rivolto il pensiero
alla sua toccante visita al Centro Cardinal Léger di
Yaoundé per disabili e malati. Qui, ha affermato, vediamo
“un segno forte dell’azione umanizzante del messaggio
di Cristo” e si condivide con i sofferenti “la
speranza che proviene dalla fede”. Benedetto XVI ha
quindi svolto la sua riflessione sulla visita in Angola.
Un Paese, ha rilevato, uscito da una lunga guerra interna
ed impegnato ora in un’opera di riconciliazione e
ricostruzione che, è stato il suo monito, non può
avvenire a scapito dei più poveri:
“In Angola, si tocca veramente con mano quanto più
volte i miei venerati Predecessori hanno ripetuto: tutto
è perduto con la guerra, tutto può rinascere con la
pace. Ma per ricostruire una nazione ci vogliono grandi
energie morali. E qui, ancora una volta, risulta
importante il ruolo della Chiesa, chiamata a svolgere una
funzione educativa, lavorando in profondità per rinnovare
e formare le coscienze”.
Ha così ricordato la grande Messa del 21 marzo a
Luanda, il cui Patrono è San Paolo. Ancora una volta, ha
detto, l’esperienza dell’Apostolo delle Genti ci ha
parlato dell’incontro con il Risorto che trasforma le
persone e le società:
“Cambiano i contesti storici - e bisogna tenerne
conto - ma Cristo resta la vera forza di rinnovamento
radicale dell’uomo e delle comunità umane. Perciò
ritornare a Dio, convertirsi a Cristo significa andare
avanti, verso la pienezza della vita”.
Per esprimere la vicinanza della Chiesa agli sforzi di
ricostruzione dell’Angola, ha proseguito, si sono tenuti
due incontri speciali con i giovani e con le donne. Il
primo evento purtroppo rattristato dalla morte di due
ragazze rimaste schiacciate nella calca all’ingresso
dello stadio:
“L’Africa è un continente molto giovane, ma
troppi suoi figli, bambini e adolescenti hanno già subito
gravi ferite che solo Gesù Cristo, il Crocifisso Risorto
può sanare infondendo in loro, con il suo Spirito, la
forza di amare e di impegnarsi per la giustizia e la
pace”.
Alle donne, ha spiegato il Papa, ho ribadito “il loro
pieno diritto ad impegnarsi nella vita pubblica”, senza
che venga però mortificata la loro missione fondamentale
nella famiglia. Benedetto XVI ha dunque ringraziato quanti
si sono prodigati per la riuscita della visita pastorale.
Né ha mancato di ricordare l’azione generosa dei
missionari, dei religiosi e dei volontari ed ha esortato
tutti i fedeli a pregare per le popolazioni africane,
affinché “possano affrontare con coraggio le grandi
sfide sociali, economiche e spirituali del momento
presente”.
Al momento dei saluti, rivolgendosi ai pellegrini
polacchi, il Papa ha ricordato Giovanni Paolo II, nel
quarto anniversario della morte. “Che l’eredità
spirituale del vostro Grande Connazionale - è stato il
suo auspicio - ispiri la vostra vita personale, familiare,
sociale e nazionale. Insieme con voi chiedo nella
preghiera il dono della sua Beatificazione”.
Momento
particolarmente emozionante, a margine dell’udienza,
l’incontro del Papa con suor Maria Teresa Olivero e suor
Caterina Giraudo, le missionarie prigioniere in Somalia
per 102 giorni. Le religiose del Movimento contemplativo
missionario Padre Charles de Foucauld di Cuneo sono state
presentate al Santo Padre dal cardinale arcivescovo di
Torino, Severino Poletto. Significativo anche il saluto ad
una delegazione della Campagna italiana contro le mine
antiuomo, che ha voluto ringraziare il Papa per il suo
impegno contro le cluster bomb.
Sempre in italiano, il Pontefice ha rivolto un cordiale
saluto, tra gli altri, ai fedeli di Genova guidati dal
loro arcivescovo, il cardinale Angelo Bagnasco, venuti a
ricambiare la visita alla loro diocesi. Un saluto anche
alle Suore Calasanziane in occasione della chiusura
dell’anno dedicato alla fondatrice, la Beata Celestina
Donati.
Benedetto
XVI ha infine ricordato la figura di don Primo Mazzolari
in occasione del suo 50.mo anniversario della morte. Il
Papa ha auspicato che venga riscoperta “l’eredità
spirituale” e promossa “la riflessione sull’attualità
del pensiero di un così significativo protagonista del
cattolicesimo italiano del Novecento”:
“Auspico che il suo profilo sacerdotale limpido di
alta umanità e di filiale fedeltà al messaggio cristiano
e alla Chiesa, possa contribuire a una fervorosa
celebrazione dell’Anno Sacerdotale, che avrà inizio il
19 giugno prossimo”.
Nell'imminenza della Settimana Santa “in cui
ripercorreremo i momenti della passione, morte e
risurrezione di Cristo”, ha concluso il Papa,
“desidero invitarvi a compiere una pausa di intimo
raccoglimento, per contemplare questo sommo Mistero, da
cui scaturisce la nostra salvezza”.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle!
Come ho
preannunciato domenica
scorsa all’Angelus, quest’oggi mi soffermo
a parlare del recente
viaggio apostolico in Africa, il primo del mio
pontificato in quel continente. Esso si è limitato al
Camerun e all’Angola, ma idealmente con la mia visita
ho voluto abbracciare tutti i popoli africani e benedirli
nel nome del Signore. Ho sperimentato la tradizionale
calorosa accoglienza africana, che mi è stata riservata
dappertutto, e colgo volentieri questa occasione per
esprimere nuovamente la mia viva gratitudine agli
Episcopati dei due Paesi, ai Capi di Stato, a tutte le
Autorità e a quanti in vario modo si sono prodigati per
la riuscita di questa mia visita pastorale.
Il mio
soggiorno in terra africana è iniziato il 17 marzo a
Yaoundé, capitale del Camerun, dove sono venuto a
trovarmi immediatamente nel cuore dell’Africa, e non
solo geograficamente. Questo Paese infatti riassume molte
caratteristiche di quel grande continente, prima fra tutte
la sua anima profondamente religiosa, che accomuna tutti i
numerosissimi gruppi etnici che lo popolano. In Camerun,
oltre un quarto degli abitanti sono cattolici, e convivono
pacificamente con le altre comunità religiose. Per questo
il mio amato predecessore Giovanni
Paolo II, nel 1995, scelse proprio la capitale di
questa nazione per promulgare l’Esortazione apostolica Ecclesia
in Africa, dopo la prima Assemblea sinodale
dedicata appunto al continente africano. Questa volta, il
Papa vi è tornato per consegnare l’Instrumentum
laboris della seconda
Assemblea sinodale per l’Africa, in programma a Roma
per il prossimo ottobre e che avrà per tema: “La Chiesa
in Africa a servizio della riconciliazione, della
giustizia e della pace: «Voi siete il sale della terra
… Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14)”.
Negli
incontri che, a due giorni di distanza, ho avuto con gli
Episcopati, rispettivamente del Camerun
e dell’Angola
e São Tomé e Príncipe, ho voluto – tanto più in
questo Anno Paolino – richiamare l’urgenza
dell’evangelizzazione, che compete in primo luogo
proprio ai Vescovi, sottolineando la dimensione
collegiale, fondata sulla comunione sacramentale. Li ho
esortati ad essere sempre di esempio per i loro sacerdoti
e per tutti i fedeli, e a seguire attentamente la
formazione dei seminaristi, che grazie a Dio sono
numerosi, e dei catechisti, che diventano sempre più
necessari per la vita della Chiesa in Africa. Ho
incoraggiato i Vescovi a promuovere la pastorale del
matrimonio e della famiglia, della liturgia e della
cultura, anche per mettere in grado i laici di resistere
all’attacco delle sette e dei gruppi esoterici. Li ho
voluti confermare con affetto nell’esercizio della carità
e nella difesa dei diritti dei poveri.
Ripenso
poi alla solenne
celebrazione dei Vespri che si è tenuta a Yaoundé,
nella chiesa di Maria Regina degli Apostoli, Patrona del
Camerun, un tempio grande e moderno, che sorge nel luogo
in cui operarono i primi evangelizzatori del Camerun, i
Missionari Spiritani. Nella vigilia della solennità di
san Giuseppe, alla cui custodia premurosa Dio ha affidato
i suoi tesori più preziosi, Maria e Gesù, abbiamo reso
gloria all’unico Padre che è nei cieli, insieme ai
rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali.
Contemplando la figura spirituale di san Giuseppe, che ha
consacrato la sua esistenza a Cristo e alla Vergine Maria,
ho invitato i sacerdoti, le persone consacrate e i membri
dei movimenti ecclesiali a restare sempre fedeli alla loro
vocazione, vivendo alla presenza di Dio e
nell’obbedienza gioiosa alla sua Parola.
Nella
Nunziatura Apostolica di Yaoundé ho avuto l’opportunità
di incontrare anche i rappresentanti della comunità
musulmana in Camerun, ribadendo l’importanza del dialogo
inter-religioso e della collaborazione tra cristiani e
musulmani per aiutare il mondo ad aprirsi a Dio. E’
stato un incontro veramente molto cordiale.
Sicuramente
uno dei momenti culminanti del viaggio è stata la
consegna dell’Instrumentum laboris della II
Assemblea sinodale per l’Africa, avvenuta il 19
marzo – giorno di San Giuseppe e mio onomastico - nello
stadio di Yaoundé, al termine della solenne
Celebrazione eucaristica in onore di san Giuseppe. Ciò
è avvenuto nella coralità del popolo di Dio, “tra
canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa”
– come dice il Salmo
(42,5), del quale abbiamo fatto una concreta
esperienza. L’Assemblea
sinodale si svolgerà a Roma, ma essa è in un certo
senso già iniziata nel cuore del continente africano, nel
cuore della famiglia cristiana che là vive, soffre e
spera. Per questo mi è parsa felice la coincidenza della
pubblicazione dello “Strumento di lavoro” con la festa
di san Giuseppe, modello di fede e di speranza come il
primo patriarca Abramo. La fede nel “Dio vicino”, che
in Gesù ci ha mostrato il suo volto d’amore, è la
garanzia di una speranza affidabile, per l’Africa e per
il mondo intero, garanzia di un futuro di riconciliazione,
di giustizia e di pace.
Dopo la
solenne assemblea liturgica e la festosa presentazione del
Documento di lavoro, nella Nunziatura Apostolica di Yaoundé
ho potuto intrattenermi
con i Membri del Consiglio Speciale per l’Africa del
Sinodo dei Vescovi e vivere con essi un momento di
intensa comunione: abbiamo insieme riflettuto sulla storia
dell’Africa in una prospettiva teologica e pastorale.
Era quasi come una prima riunione del Sinodo stesso, in un
dibattito fraterno tra i diversi episcopati e il Papa
sulle prospettive del Sinodo della riconciliazione e della
pace in Africa. Il cristianesimo, infatti, - e questo si
poteva vedere - ha affondato fin dalle origini profonde
radici nel suolo africano, come attestano i numerosi
martiri e santi, pastori, dottori e catechisti fioriti
dapprima nel nord e poi, in epoche successive, nel resto
del continente: pensiamo a Cipriano, ad Agostino, alla
madre Monica, ad Atanasio; e poi ai martiri dell’Uganda,
a Giuseppina
Bakhita e a tanti altri. Nella stagione attuale, che
vede l’Africa impegnata a consolidare l’indipendenza
politica e la costruzione delle identità nazionali in un
contesto ormai globalizzato, la Chiesa accompagna gli
africani richiamando il grande messaggio del Concilio
Vaticano II, applicato mediante la prima e, ora, la seconda
Assemblea sinodale speciale. In mezzo ai conflitti
purtroppo numerosi e drammatici che ancora affliggono
diverse regioni di quel continente, la Chiesa sa di dover
essere segno e strumento di unità e di riconciliazione,
perché tutta l’Africa possa costruire insieme un
avvenire di giustizia, di solidarietà e di pace, attuando
gli insegnamenti del Vangelo.
Un segno
forte dell’azione umanizzante del messaggio di Cristo è
senz’altro il Centro Cardinal Léger di Yaoundé,
destinato alla riabilitazione delle persone portatrici di
handicap. Ne fu fondatore il Cardinale canadese Paul Émil
Léger, che là volle ritirarsi dopo il Concilio, nel
1968, per lavorare tra i poveri. In
quel Centro, successivamente ceduto allo Stato, ho
incontrato numerosi fratelli e sorelle che versano in
situazioni di sofferenza, condividendo con loro – ma
anche attingendo da loro – la speranza che proviene
dalla fede, anche in situazioni di sofferenza.
Seconda
tappa – e seconda parte del mio viaggio – è stata
l’Angola, Paese anch’esso per certi aspetti
emblematico: uscito infatti da una lunga guerra interna,
è ora impegnato nell’opera di riconciliazione e di
ricostruzione nazionale. Ma come potrebbero essere
autentiche questa riconciliazione e questa ricostruzione
se avvenissero a scapito dei più poveri, che hanno
diritto come tutti a partecipare alle risorse della loro
terra? Ecco perché, con questa mia visita,
il cui primo obiettivo è stato ovviamente di confermare
nella fede la Chiesa, ho inteso anche incoraggiare il
processo sociale in atto. In Angola si tocca veramente con
mano quanto più volte i miei venerati Predecessori hanno
ripetuto: tutto è perduto con la guerra, tutto può
rinascere con la pace. Ma per ricostruire una nazione ci
vogliono grandi energie morali. E qui, ancora una volta,
risulta importante il ruolo della Chiesa, chiamata a
svolgere una funzione educativa, lavorando in profondità
per rinnovare e formare le coscienze.
Il
Patrono della città di Luanda, capitale dell’Angola, è
san Paolo: per questo ho
scelto di celebrare l’Eucaristia con i sacerdoti, i
seminaristi, i religiosi, i catechisti e gli altri
operatori pastorali, sabato 21 marzo, nella chiesa
dedicata all’Apostolo. Ancora una volta
l’esperienza personale di san Paolo ci ha parlato
dell’incontro con Cristo Risorto, capace di trasformare
le persone e la società. Cambiano i contesti storici –
e bisogna tenerne conto –, ma Cristo resta la vera forza
di rinnovamento radicale dell’uomo e della comunità
umana. Perciò ritornare a Dio, convertirsi a Cristo
significa andare avanti, verso la pienezza della vita.
Per
esprimere la vicinanza della Chiesa agli sforzi di
ricostruzione dell’Angola e di tante regioni africane, a
Luanda ho voluto dedicare due incontri speciali
rispettivamente ai giovani
e alle donne.
Con
i giovani, nello stadio, è stata una festa di
gioia e di speranza, rattristata purtroppo dalla morte di
due ragazze, rimaste schiacciate nella calca
dell’ingresso. L’Africa è un continente molto
giovane, ma troppi suoi figli, bambini e adolescenti hanno
già subito gravi ferite, che solo Gesù Cristo, il
Crocifisso-Risorto, può sanare infondendo in loro, con il
suo Spirito, la forza di amare e di impegnarsi per la
giustizia e la pace. Alle donne, poi, ho reso omaggio per
il servizio che tante di loro offrono alla fede, alla
dignità umana, alla vita, alla famiglia. Ho ribadito il
loro pieno diritto ad impegnarsi nella vita pubblica,
tuttavia senza che venga mortificato il loro ruolo nella
famiglia, missione questa fondamentale da svolgere sempre
in responsabile condivisione con tutti gli altri elementi
della società e soprattutto con i mariti e padri. Ecco
dunque il messaggio che ho lasciato alle nuove generazioni
e al mondo femminile, estendendolo poi a tutti nella grande
assemblea eucaristica di domenica 22 marzo,
concelebrata con i Vescovi dei Paesi dell’Africa
Australe, con la partecipazione di un milione di fedeli.
Se i popoli africani – ho detto loro –, come
l’antico Israele, fondano la loro speranza sulla Parola
di Dio, ricchi del loro patrimonio religioso e culturale,
possono realmente costruire un futuro di riconciliazione e
di stabile pacificazione per tutti.
Cari
fratelli e sorelle, quante altre considerazioni ho nel
cuore e quanti ricordi mi riaffiorano alla mente pensando
a questo viaggio! Vi chiedo di ringraziare il Signore per
le meraviglie che Egli ha compiuto e che continua a
compiere in Africa grazie all’azione generosa dei
missionari, dei religiosi e delle religiose, dei
volontari, dei sacerdoti, dei catechisti, in giovani
comunità piene di entusiasmo e di fede. Vi domando pure
di pregare per le popolazioni africane, a me molto care,
perché possano affrontare con coraggio le grandi sfide
sociali, economiche e spirituali del momento presente.
Tutto e tutti affidiamo alla materna intercessione di
Maria Santissima, Regina dell’Africa, e dei Santi e
Beati africani.

Saluti:
Chers frères
et soeurs,
Je suis heureux d’accueillir les pèlerins francophones.
Je salue particulièrement les jeunes des lycées et collèges,
ainsi que les diocésains d’Annecy et la paroisse
Saint-Pierre et Saint-Paul de Montréal. Que la semaine
sainte qui approche soit pour vous tous l’occasion de
faire grandir votre foi dans le Christ mort et ressuscité.
Que Dieu vous bénisse!
Dear
Brothers and Sisters,
I welcome all the English-speaking visitors present today,
including the school and university groups from Denmark,
England, and America. As Holy Week draws close, may your
visit to Rome be a time of deep spiritual renewal. Upon
all of you I invoke God’s abundant blessings of joy and
peace.
Liebe Brüder
und Schwestern!
Mit Freude heiße ich alle deutschsprachigen Besucher
willkommen. Besonders begrüße ich natürlich die
Priester aus meinem heimatlichen Erzbistum München und
Freising in Begleitung von Weihbischof Siebler. Christus
hat uns in seiner Kirche geeint. An uns liegt es - wie das
Motto der Synode lautet -, Salz der Erde und Licht der
Welt sein, um seine Botschaft des Heils heute wirksam zu
verkünden. Der Herr segne euch alle und schenke euch eine
gesegnete Karwoche und gesegnete Osterzeit.
Queridos
hermanos y hermanas:
Saludo cordialmente a los fieles de lengua española, en
particular, a los peregrinos y estudiantes venidos de España,
México, Argentina y otros países latinoamericanos. Que
vuestra peregrinación a Roma os confirme en la fe y el
deseo de participar con un corazón renovado en el
misterio pascual de Cristo. Que Dios os bendiga.
A minha
saudação amiga para os fiéis da diocese de Portalegre,
para o grupo da escola do Olhão e demais peregrinos de língua
portuguesa, nomeadamente de Angola e São Tomé e Príncipe,
cujos compatriotas acabo de encontrar na minha Visita a África.
No Sucessor de Pedro, viram personificada esta grande Família
de Deus – a Igreja –, da qual todos os povos são
chamados a fazer parte e à qual, por graça divina e adesão
da fé, nós pertencemos. O anúncio desta verdade
despertou neles a certeza de que nunca estão sozinhos; e
recomeçaram a esperar e a sorrir. Amados peregrinos, peço-vos
que rezeis pelos povos da África para enfrentarem com
coragem os grandes desafios deste tempo. Presença
consoladora junto à cruz de seus filhos é Maria Santíssima,
a cuja materna protecção confio a vida e família deles
e de cada um de vós, ao dar-vos a minha Bênção.
Saluto
in lingua croata:
Velika mi
je radost pozdraviti hrvatske hodočasnike, a osobito
vjernike iz župe Svetog Kaja iz Solina. Približavamo se
Cvjetnici i spomenu Gospodinova ulaska u Jeruzalem. I on
se približava nama. Neka njegova blizina i vama bude
trajni razlog radosti kroz sve dane života. Hvaljen Isus
i Marija!
Traduzione
italiana:
Con
grande gioia saluto i pellegrini croati, particolarmente i
fedeli della parrocchia di San Kajo di Solin. Ci
avviciniamo alla Domenica delle Palme e alla memoria
dell’entrata del Signore a Gerusalemme. Anche lui si
avvicina a noi. La sua vicinanza sia anche per voi motivo
costante di gioia per tutti i giorni della vita. Siano
lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua polacca:
Witam
serdecznie pielgrzymów polskich. Jutro przypada czwarta
rocznica śmierci Sługi Bożego Jana Pawła
II. Wiem, że tak licznie przybywacie do jego grobu.
Niech spuścizna duchowa waszego Wielkiego Rodaka
inspiruje wasze życie osobiste, rodzinne, społeczne
i narodowe. Wraz z wami upraszam w modlitwie dar jego
beatyfikacji. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini polacchi. Domani ricorre il
quarto anniversario della morte del Servo di Dio Giovanni
Paolo II. So che in così gran numero state arrivando alla
sua tomba. Che l’eredità spirituale del vostro Grande
Connazionale ispiri la vostra vita personale, familiare,
sociale e nazionale. Insieme con voi chiedo nella
preghiera il dono della sua beatificazione. Sia lodato Gesù
Cristo.
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z farnosti
Bratislava-Lamač.
Bratia a sestry, Pôstna doba nás pobáda, aby sme uznali
v Ježišovi Kristovi našu najväčšiu nádej.
Pozývam vás, aby ste boli vo svete vernými svedkami
jeho Radostnej zvesti o vykúpení.
Zo srdca žehnám vás i vaše rodiny.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli
provenienti dalla parrocchia di Bratislava-Lamač.
Fratelli e sorelle, il tempo della Quaresima ci esorta a
riconoscere Gesù Cristo come nostra suprema speranza.
Vi invito ad essere nel mondo testimoni fedeli della Buona
Novella della redenzione.
Di cuore benedico voi e le vostre famiglie.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i fedeli di Genova che, guidati dal
loro Arcivescovo, il Cardinale Angelo Bagnasco, sono
venuti a ricambiare la mia visita alla loro Comunità
diocesana. Saluto i pellegrini delle Diocesi di Carpi, con
il loro Pastore Mons. Elio Tinti, di Isernia-Venafro,
accompagnati dal Vescovo Mons. Salvatore Visco, e i fedeli
della parrocchia Sant’Anna in Nettuno, con il Vescovo di
Albano, Mons. Marcello Semeraro. Saluto il pellegrinaggio
delle Suore Calasanziane in occasione della chiusura
dell’anno dedicato alla fondatrice la Beata Celestina
Donati. Ringrazio tutti per la gradita presenza, ed
assicuro la mia preghiera affinchè si rafforzi in
ciascuno il desiderio di testimoniare con ardore
missionario Cristo e il suo Vangelo.
Rivolgo
ora un pensiero speciale ai rappresentanti della
“Fondazione Don Primo Mazzolari” di Bozzolo, guidati
dal Vescovo di Mantova, Mons. Roberto Busti. Cari amici,
il cinquantesimo anniversario della morte di don Mazzolari
sia occasione opportuna per riscoprirne l’eredità
spirituale e promuovere la riflessione sull’attualità
del pensiero di un così significativo protagonista del
cattolicesimo italiano del Novecento. Auspico che il suo
profilo sacerdotale limpido di alta umanità e di filiale
fedeltà al messaggio cristiano e alla Chiesa, possa
contribuire a una fervorosa celebrazione dell’Anno
Sacerdotale, che avrà inizio il 19 giugno prossimo.
Saluto
infine i giovani, i malati, gli sposi
novelli. Nell'imminenza della Settimana Santa, in cui
ripercorreremo i momenti della passione, morte e
risurrezione di Cristo, desidero invitarvi a compiere una
pausa di intimo raccoglimento, per contemplare questo
sommo Mistero, da cui scaturisce la nostra salvezza.
Troverete in esso, cari giovani, la sorgente della
gioia e voi, cari ammalati, la consolazione
sentendo a voi vicino il volto sofferente del Salvatore. A
voi, cari sposi novelli, auguro di andare avanti
con fiducia nella strada comune appena intrapresa,
sostenuti dalla gioia di Cristo crocifisso e risorto.
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