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UDIENZA
GENERALE (1 dicembre 2010) |
Radio
Vaticana, 1 dicembre 2010
Il
Papa all'udienza generale: l'amore materno di Dio sa
trasformare il male in un bene più grande
Chi
confida nell’amore di Dio non si vedrà mai deluso,
“perché le promesse di Dio sono sempre più grandi
delle nostre attese”. Con queste parole, Benedetto XVI
ha terminato la catechesi all’udienza generale di questa
mattina. Il Papa l’ha dedicata a una mistica vissuta a
cavallo tra il 14.mo e il 15.mo secolo, Giuliana di
Norwich, le cui visioni hanno messo in rilievo la
tenerezza “materna” dell’amore di Dio per l’umanità.
Il servizio di Alessandro De Carolis:
L’ottimismo della vita che nasce dalla certezza di
essere amati da Dio. Può essere condensata in questa
frase l’esperienza naturale e soprannaturale di “Madre
Giuliana”, come risulta dall’appellativo che campeggia
sul monumento funebre nel quale sono custodite le spoglie
di Giuliana di Norwich. Madre perché, ha spiegato
Benedetto XVI, fu in vita un punto di riferimento
spirituale per moltissime persone. Vivendo da anacoreta,
rinchiusa in una cella, la mistica maturò “una
sensibilità umana e religiosa finissima”. Allo stesso
modo accade oggi, ha osservato il Papa, con quelle donne e
quegli uomini “che si ritirano per vivere in compagnia
di Dio” e “proprio grazie a questa loro scelta,
acquisiscono un grande senso di compassione per le pene e
le debolezze degli altri”:
“Amiche ed amici di Dio, dispongono di una
sapienza che il mondo, da cui si allontanano, non possiede
e, con amabilità, la condividono con coloro che bussano
alla loro porta. Penso, dunque, con ammirazione e
riconoscenza, ai monasteri di clausura femminili e
maschili che, oggi più che mai, sono oasi di pace e di
speranza, prezioso tesoro per tutta la Chiesa,
specialmente nel richiamare il primato di Dio e
l’importanza di una preghiera costante e intensa per il
cammino di fede”.
Il significato delle sedici rivelazioni avute nel 1373,
e da lei descritte, vengono svelate a Giuliana di Norwich
dal Signore stesso, 15 anni dopo. Il libro che le riporta,
ha affermato il Papa, “contiene un messaggio di
ottimismo fondato sulla certezza di essere amati da Dio e
di essere protetti dalla sua Provvidenza”:
“Il tema dell’amore divino ritorna spesso nelle
visioni di Giuliana di Norwich che, con una certa audacia,
non esita a paragonarlo anche all’amore materno. È
questo uno dei messaggi più caratteristici della sua
teologia mistica. La tenerezza, la sollecitudine e la
dolcezza della bontà di Dio verso di noi sono così
grandi che, a noi pellegrini sulla terra, evocano
l’amore di una madre per i propri figli”.
La progressiva e profonda comprensione di questa realtà
di amore di Dio per l’uomo, ha osservato Benedetto XVI,
porta la mistica a cogliere il “messaggio centrale per
la vita spirituale” dei cristiani di ogni epoca:
“Dio è amore e solo quando ci si apre totalmente
a questo amore e si lascia che esso diventi l’unica
guida dell’esistenza, tutto viene trasfigurato, si
trovano la vera pace e la vera gioia e si è capaci di
diffonderle intorno a sé”.
Ma se “Dio è sommamente buono e sapiente, perché
esistono il male e la sofferenza degli innocenti?”
Questa domanda, ha riconosciuto il Papa, è da sempre una
“provocazione” per la fede. Lo fu anche per Giuliana
di Norwich, le cui parole sono citate nel “Catechismo
della Chiesa Cattolica”:
“Anche i santi si sono posti questa domanda.
Illuminati dalla fede, essi ci danno una risposta che apre
il nostro cuore alla fiducia e alla speranza: nei
misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio
sa trarre un bene più grande come scrisse Giuliana di
Norwich: 'Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere
fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e
perfettamente credere che tutto sarebbe finito in
bene…'”.
Da qui, ha terminato Benedetto XVI, giunge
l’ottimismo di un’antica mistica, che è perfettamente
moderna per questa consolante certezza che offre ai
credenti di oggi:
“Le promesse di Dio sono sempre più grandi delle
nostre attese. Se consegniamo a Dio, al suo immenso amore,
i desideri più puri e più profondi del nostro cuore, non
saremo mai delusi. 'E tutto sarà bene', 'ogni cosa sarà
per il bene': questo il messaggio finale che Giuliana di
Norwich ci trasmette e che anch’io vi propongo
quest’oggi.
Fra le oltre 3.500 persone radunate in Aula Paolo VI
per la prima udienza generale dell’Avvento, Benedetto
XVI ha salutato in particolare il gruppo delle Suore
Figlie di Santa Maria della Provvidenza, fondate dal Beato
Luigi Guanella e impegnate nel loro Capitolo generale.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle,
ricordo
ancora con grande gioia il Viaggio apostolico compiuto nel
Regno Unito nello scorso settembre. L’Inghilterra è una
terra che ha dato i natali a tante figure illustri che con
la loro testimonianza ed il loro insegnamento abbelliscono
la storia della Chiesa. Una di esse, venerata tanto dalla
Chiesa Cattolica quanto dalla Comunione anglicana, è la
mistica Giuliana di Norwich di cui vorrei parlarvi questa
mattina.
Le notizie
di cui disponiamo sulla sua vita – non molte – sono
desunte principalmente dal libro in cui questa donna gentile
e pia ha raccolto il contenuto delle sue visioni, intitolato
Rivelazioni dell’Amore divino. Si sa che è vissuta
dal 1342 al 1430 circa, anni tormentati sia per la Chiesa,
lacerata dallo scisma seguito al ritorno del Papa da
Avignone a Roma, sia per la vita della gente che subiva le
conseguenze di una lunga guerra tra il regno d’Inghilterra
e quello di Francia. Dio, però, anche nei tempi di
tribolazione, non cessa di suscitare figure come Giuliana di
Norwich, per richiamare gli uomini alla pace, all’amore e
alla gioia.
Come ella
stessa ci racconta, nel maggio del 1373, probabilmente il 13
di quel mese, fu colpita all’improvviso da una malattia
gravissima che in tre giorni sembrò portarla alla morte.
Dopo che il sacerdote, accorso al suo capezzale, le mostrò
il Crocifisso, Giuliana non solo riacquistò prontamente la
salute, ma ricevette quelle sedici rivelazioni che
successivamente riportò per iscritto e commentò nel suo
libro, le Rivelazioni dell’Amore divino. E fu
proprio il Signore che, quindici anni dopo questi
avvenimenti straordinari, le svelò il senso di quelle
visioni. "Vorresti sapere cosa ha inteso il tuo Signore
e conoscere il senso di questa rivelazione? Sappilo bene:
amore è ciò che Lui ha inteso. Chi te lo rivela?
L’amore. Perché te lo rivela? Per amore ... Così imparai
che nostro Signore significa amore" (Giuliana di
Norwich, Il libro delle rivelazioni, cap. 86, Milano
1997, p. 320).
Ispirata
dall’amore divino, Giuliana operò una scelta radicale.
Come un’antica anacoreta, scelse di vivere all’interno
di una cella, collocata in prossimità della chiesa
intitolata a san Giuliano, dentro la città di Norwich, ai
suoi tempi un importante centro urbano, vicino a Londra.
Forse, assunse il nome di Giuliana proprio da quello del
santo cui era dedicata la chiesa presso cui visse per tanti
anni, sino alla morte. Potrebbe sorprenderci e persino
lasciarci perplessi questa decisione di vivere
"reclusa", come si diceva ai suoi tempi. Ma non
era la sola a compiere tale scelta: in quei secoli un numero
considerevole di donne optò per questo genere di vita,
adottando delle regole appositamente elaborate per esse,
come quella composta da sant’Aelredo di Rievaulx. Le
anacorete o "recluse", all’interno della loro
cella, si dedicavano alla preghiera, alla meditazione e allo
studio. In tal modo, maturavano una sensibilità umana e
religiosa finissima, che le rendeva venerate dalla gente.
Uomini e donne di ogni età e condizione, bisognosi di
consigli e di conforto, le ricercavano devotamente. Quindi
non era una scelta individualistica; proprio con questa
vicinanza al Signore maturava in lei anche la capacità di
essere consigliera per tanti, di aiutare quanti vivevano in
difficoltà in questa vita.
Sappiamo
che anche Giuliana riceveva frequenti visite, come ci è
attestato dall’autobiografia di un’altra fervente
cristiana del suo tempo, Margery Kempe, che si recò a
Norwich nel 1413 per ricevere suggerimenti sulla sua vita
spirituale. Ecco perché, quando Giuliana era viva, era
chiamata, com’è scritto sul monumento funebre che ne
raccoglie le spoglie: "Madre Giuliana". Era
divenuta una madre per molti.
Le donne e
gli uomini che si ritirano per vivere in compagnia di Dio,
proprio grazie a questa loro scelta, acquisiscono un grande
senso di compassione per le pene e le debolezze degli altri.
Amiche ed amici di Dio, dispongono di una sapienza che il
mondo, da cui si allontanano, non possiede e, con amabilità,
la condividono con coloro che bussano alla loro porta.
Penso, dunque, con ammirazione e riconoscenza, ai monasteri
di clausura femminili e maschili che, oggi più che mai,
sono oasi di pace e di speranza, prezioso tesoro per tutta
la Chiesa, specialmente nel richiamare il primato di Dio e
l’importanza di una preghiera costante e intensa per il
cammino di fede.
Fu proprio
nella solitudine abitata da Dio che Giuliana di Norwich
compose le Rivelazioni dell’Amore divino, di cui ci
sono giunte due redazioni, una più breve, probabilmente la
più antica, ed una più lunga. Questo libro contiene un
messaggio di ottimismo fondato sulla certezza di essere
amati da Dio e di essere protetti dalla sua Provvidenza.
Leggiamo in questo libro le seguenti stupende parole:
"Vidi con assoluta sicurezza ... che Dio prima ancora
di crearci ci ha amati, di un amore che non è mai venuto
meno, né mai svanirà. E in questo amore Egli ha fatto
tutte le sue opere, e in questo amore Egli ha fatto in modo
che tutte le cose risultino utili per noi, e in questo amore
la nostra vita dura per sempre ... In questo amore noi
abbiamo il nostro principio, e tutto questo noi lo vedremo
in Dio senza fine" (Il libro delle rivelazioni,
cap. 86, p. 320).
Il tema
dell’amore divino ritorna spesso nelle visioni di Giuliana
di Norwich che, con una certa audacia, non esita a
paragonarlo anche all’amore materno. È questo uno dei
messaggi più caratteristici della sua teologia mistica. La
tenerezza, la sollecitudine e la dolcezza della bontà di
Dio verso di noi sono così grandi che, a noi pellegrini
sulla terra, evocano l’amore di una madre per i propri
figli. In realtà, anche i profeti biblici a volte hanno
usato questo linguaggio che richiama la tenerezza,
l’intensità e la totalità dell’amore di Dio, che si
manifesta nella creazione e in tutta la storia della
salvezza e ha il culmine nell’Incarnazione del Figlio.
Dio, però, supera sempre ogni amore umano, come dice il
profeta Isaia: "Si dimentica forse una donna del suo
bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue
viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non
ti dimenticherò mai" (Is 49, 15). Giuliana di
Norwich ha compreso il messaggio centrale per la vita
spirituale: Dio è amore e solo quando ci si apre,
totalmente e con fiducia totale, a questo amore e si lascia
che esso diventi l’unica guida dell’esistenza, tutto
viene trasfigurato, si trovano la vera pace e la vera gioia
e si è capaci di diffonderle intorno a sé.
Vorrei
sottolineare un altro punto. Il Catechismo della Chiesa
Cattolica riporta le parole di Giuliana di Norwich
quando espone il punto di vista della fede cattolica su un
argomento che non cessa di costituire una provocazione per
tutti i credenti (cfr nn. 304-314). Se Dio è sommamente
buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza
degli innocenti? Anche i santi, proprio i santi, si sono
posti questa domanda. Illuminati dalla fede, essi ci danno
una risposta che apre il nostro cuore alla fiducia e alla
speranza: nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche
dal male Dio sa trarre un bene più grande come scrisse
Giuliana di Norwich: "Imparai dalla grazia di Dio che
dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo
saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito
in bene…" (Il libro delle rivelazioni, cap.
32, p. 173).
Sì, cari
fratelli e sorelle, le promesse di Dio sono sempre più
grandi delle nostre attese. Se consegniamo a Dio, al suo
immenso amore, i desideri più puri e più profondi del
nostro cuore, non saremo mai delusi. "E tutto sarà
bene", "ogni cosa sarà per il bene": questo
il messaggio finale che Giuliana di Norwich ci trasmette e
che anch’io vi propongo quest’oggi. Grazie.
©
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