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UDIENZA
GENERALE (20 ottobre 2010) |
Radio
Vaticana, 20 ottobre 2010
Il Papa
annuncia la creazione di 24 cardinali nel concistoro del
20 novembre
◊ Benedetto
XVI ha annunciato stamani, all’udienza generale, la
convocazione di un Concistoro, per il prossimo 20
novembre, nel quale creerà 24 cardinali, di cui 20
elettori. I nuovi porporati provengono da quattro
continenti: 15 gli europei, di cui 10 italiani. Quattro
gli africani, 4 gli americani, uno asiatico. Con il nuovo
Concistoro, i porporati saranno complessivamente 203, di
cui 121 elettori. Il servizio di Alessandro Gisotti:
Un annuncio gioioso per la Chiesa. Benedetto XVI, in un
clima festoso, ha annunciato all’udienza generale la
prossima creazione di 24 nuovi porporati. Ed ha
innanzitutto sottolineato l’importanza dei cardinali
nella vita della Chiesa ed in particolare per il
Pontefice:
“I Cardinali hanno il compito di aiutare il
Successore dell’Apostolo Pietro nell’adempimento della
sua missione di principio e fondamento perpetuo e visibile
dell’unità della fede e della comunione nella
Chiesa”.
Al prossimo concistoro, il terzo del Pontificato di
Benedetto XVI, riceveranno dunque la berretta cardinalizia
mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle
Cause dei Santi; mons. Mauro Piacenza, prefetto della
Congregazione per il Clero; mons. Gianfranco Ravasi,
presidente del Pontificio Consiglio della Cultura; mons.
Fortunato Baldelli, Penitenziere maggiore; mons. Velasio
De Paolis, presidente della Prefettura degli Affari
Economici della Santa Sede. Sempre tra gli ecclesiastici
di Curia, saranno creati cardinali l’arcivescovo
statunitense Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo
Tribunale della Segnatura Apostolica; il presule svizzero
Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la
Promozione dell’Unità dei Cristiani; mons. Robert
Sarah, della Guinea Conakry, presidente di Cor Unum.
Ancora, riceveranno la porpora mons. Paolo Sardi, vice
Camerlengo di Santa Romana Chiesa e pro-patrono
dell’Ordine di Malta, e mons. Francesco Monterisi,
arciprete della Basilica papale di San Paolo fuori le
Mura.
Tra i vescovi a capo di diocesi, saranno creati
cardinali mons. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo; mons.
Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e Frisinga,
mons. Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia. E ancora,
mons. Donald W. Wuerl, arcivescovo di Washington, mons.
Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa, mons.
Medardo Joseph Mazombwe, arcivescovo emerito di Lusaka,
mons. Malcom Ranjith Patabendige Don, arcivescovo di
Colombo, mons. Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo
brasiliano di Aparecida, l’arcivescovo emerito di Quito,
mons. Raul Eduardo Vela Chiriboga, e il patriarca di
Alessandria dei Copti, Antonio Naguib. Infine, il
Pontefice creerà anche quattro cardinali ultraottantenni
e dunque non elettori in Conclave. Si tratta di mons. José
Manuel Estepa Llaurens, spagnolo, arcivescovo ordinario
militare emerito; mons. Elio Sgreccia, già presidente
della Pontificia Accademia per la Vita; mons. Domenico
Bartolucci, già maestro direttore della Cappella Sistina,
e mons. Walter Brandmüller, tedesco, già presidente del
Pontificio Comitato di Scienze storiche. Il Papa ha
sottolineato come le diverse provenienze dei cardinali
riflettano l’universalità della Chiesa:
“Nella lista dei nuovi Porporati si riflette
l’universalità della Chiesa; essi, infatti, provengono
da varie parti del mondo e svolgono differenti compiti a
servizio della Santa Sede o a contatto diretto con il
Popolo di Dio quali Padri e Pastori di Chiese particolari.
Vi invito a pregare per i nuovi Cardinali, chiedendo la
particolare intercessione della Santissima Madre di Dio,
affinché svolgano con frutto il loro ministero nella
Chiesa”.
UDIENZA
GENERALE
Santa
Elisabetta d’Ungheria
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei parlarvi di una delle donne del Medioevo che ha
suscitato maggiore ammirazione; si tratta di santa
Elisabetta d’Ungheria, chiamata anche Elisabetta di
Turingia.
Nacque
nel 1207; gli storici discutono sul luogo. Suo padre era
Andrea II, ricco e potente re di Ungheria, il quale, per
rafforzare i legami politici, aveva sposato la contessa
tedesca Gertrude di Andechs-Merania, sorella di santa
Edvige, la quale era moglie del duca di Slesia. Elisabetta
visse nella Corte ungherese solo i primi quattro anni
della sua infanzia, assieme a una sorella e tre fratelli.
Amava il gioco, la musica e la danza; recitava con fedeltà
le sue preghiere e mostrava già particolare attenzione
verso i poveri, che aiutava con una buona parola o con un
gesto affettuoso.
La sua
fanciullezza felice fu bruscamente interrotta quando,
dalla lontana Turingia, giunsero dei cavalieri per
portarla nella sua nuova sede in Germania centrale.
Secondo i costumi di quel tempo, infatti, suo padre aveva
stabilito che Elisabetta diventasse principessa di
Turingia. Il langravio o conte di quella regione era uno
dei sovrani più ricchi ed influenti d’Europa
all’inizio del XIII secolo, e il suo castello era centro
di magnificenza e di cultura. Ma dietro le feste e
l’apparente gloria si nascondevano le ambizioni dei
principi feudali, spesso in guerra tra di loro e in
conflitto con le autorità reali ed imperiali. In questo
contesto, il langravio Hermann accolse ben volentieri il
fidanzamento tra suo figlio Ludovico e la principessa
ungherese. Elisabetta partì dalla sua patria con una
ricca dote e un grande seguito, comprese le sue ancelle
personali, due delle quali le rimarranno amiche fedeli
fino alla fine. Sono loro che ci hanno lasciato preziose
informazioni sull’infanzia e sulla vita della Santa.
Dopo un
lungo viaggio giunsero ad Eisenach, per salire poi alla
fortezza di Wartburg, il massiccio castello sopra la città.
Qui si celebrò il fidanzamento tra Ludovico ed
Elisabetta. Negli anni successivi, mentre Ludovico
imparava il mestiere di cavaliere, Elisabetta e le sue
compagne studiavano tedesco, francese, latino, musica,
letteratura e ricamo. Nonostante il fatto che il
fidanzamento fosse stato deciso per motivi politici, tra i
due giovani nacque un amore sincero, animato dalla fede e
dal desiderio di compiere la volontà di Dio. All’età
di 18 anni, Ludovico, dopo la morte del padre, iniziò a
regnare sulla Turingia. Elisabetta divenne però oggetto
di sommesse critiche, perché il suo modo di comportarsi
non corrispondeva alla vita di corte. Così anche la
celebrazione del matrimonio non fu sfarzosa e le spese per
il banchetto furono in parte devolute ai poveri. Nella sua
profonda sensibilità Elisabetta vedeva le contraddizioni
tra la fede professata e la pratica cristiana. Non
sopportava i compromessi. Una volta, entrando in chiesa
nella festa dell’Assunzione, si tolse la corona, la
depose dinanzi alla croce e rimase prostrata al suolo con
il viso coperto. Quando la suocera la rimproverò per quel
gesto, ella rispose: “Come posso io, creatura
miserabile, continuare ad indossare una corona di dignità
terrena, quando vedo il mio Re Gesù Cristo coronato di
spine?”. Come si comportava davanti a Dio, allo stesso
modo si comportava verso i sudditi. Tra i Detti delle
quattro ancelle troviamo questa testimonianza: “Non
consumava cibi se prima non era sicura che provenissero
dalle proprietà e dai legittimi beni del marito. Mentre
si asteneva dai beni procurati illecitamente, si adoperava
anche per dare risarcimento a coloro che avevano subito
violenza” (nn. 25 e 37). Un vero esempio per tutti
coloro che ricoprono ruoli di guida: l’esercizio
dell’autorità, ad ogni livello, dev’essere vissuto
come servizio alla giustizia e alla carità, nella
costante ricerca del bene comune.
Elisabetta
praticava assiduamente le opere di misericordia: dava da
bere e da mangiare a chi bussava alla sua porta, procurava
vestiti, pagava i debiti, si prendeva cura degli infermi e
seppelliva i morti. Scendendo dal suo castello, si recava
spesso con le sue ancelle nelle case dei poveri, portando
pane, carne, farina e altri alimenti. Consegnava i cibi
personalmente e controllava con attenzione gli abiti e i
giacigli dei poveri. Questo comportamento fu riferito al
marito, il quale non solo non ne fu dispiaciuto, ma
rispose agli accusatori: “Fin quando non mi vende il
castello, ne sono contento!”. In questo contesto si
colloca il miracolo del pane trasformato in rose: mentre
Elisabetta andava per la strada con il suo grembiule pieno
di pane per i poveri, incontrò il marito che le chiese
cosa stesse portando. Lei aprì il grembiule e, invece del
pane, comparvero magnifiche rose. Questo simbolo di carità
è presente molte volte nelle raffigurazioni di santa
Elisabetta.
Il suo fu
un matrimonio profondamente felice: Elisabetta aiutava il
coniuge ad elevare le sue qualità umane a livello
soprannaturale, ed egli, in cambio, proteggeva la moglie
nella sua generosità verso i poveri e nelle sue pratiche
religiose. Sempre più ammirato per la grande fede della
sposa, Ludovico, riferendosi alla sua attenzione verso i
poveri, le disse: “Cara Elisabetta, è Cristo che hai
lavato, cibato e di cui ti sei presa cura”. Una chiara
testimonianza di come la fede e l’amore verso Dio e
verso il prossimo rafforzino la vita familiare e rendano
ancora più profonda l’unione matrimoniale.
La
giovane coppia trovò appoggio spirituale nei Frati
Minori, che, dal 1222, si diffusero in Turingia. Tra di
essi Elisabetta scelse frate Ruggero (Rüdiger) come
direttore spirituale. Quando egli le raccontò la vicenda
della conversione del giovane e ricco mercante Francesco
d’Assisi, Elisabetta si entusiasmò ulteriormente nel
suo cammino di vita cristiana. Da quel momento, fu ancora
più decisa nel seguire Cristo povero e crocifisso,
presente nei poveri. Anche quando nacque il primo figlio,
seguito poi da altri due, la nostra Santa non tralasciò
mai le sue opere di carità. Aiutò inoltre i Frati Minori
a costruire ad Halberstadt un convento, di cui frate
Ruggero divenne il superiore. La direzione spirituale di
Elisabetta passò, così, a Corrado di Marburgo.
Una dura
prova fu l’addio al marito, a fine giugno del 1227
quando Ludovico IV si associò alla crociata
dell’imperatore Federico II, ricordando alla sposa che
quella era una tradizione per i sovrani di Turingia.
Elisabetta rispose: “Non ti tratterrò. Ho dato tutta me
stessa a Dio ed ora devo dare anche te”. La febbre, però,
decimò le truppe e Ludovico stesso cadde malato e morì
ad Otranto, prima di imbarcarsi, nel settembre 1227,
all’età di ventisette anni. Elisabetta, appresa la
notizia, ne fu così addolorata che si ritirò in
solitudine, ma poi, fortificata dalla preghiera e
consolata dalla speranza di rivederlo in Cielo, ricominciò
ad interessarsi degli affari del regno. La attendeva,
tuttavia, un’altra prova: suo cognato usurpò il governo
della Turingia, dichiarandosi vero erede di Ludovico e
accusando Elisabetta di essere una pia donna incompetente
nel governare. La giovane vedova, con i tre figli, fu
cacciata dal castello di Wartburg e si mise alla ricerca
di un luogo dove rifugiarsi. Solo due delle sue ancelle le
rimasero vicino, la accompagnarono e affidarono i tre
bambini alle cure degli amici di Ludovico. Peregrinando
per i villaggi, Elisabetta lavorava dove veniva accolta,
assisteva i malati, filava e cuciva. Durante questo
calvario sopportato con grande fede, con pazienza e
dedizione a Dio, alcuni parenti, che le erano rimasti
fedeli e consideravano illegittimo il governo del cognato,
riabilitarono il suo nome. Così Elisabetta, all’inizio
del 1228, poté ricevere un reddito appropriato per
ritirarsi nel castello di famiglia a Marburgo, dove
abitava anche il suo direttore spirituale Corrado. Fu lui
a riferire al Papa Gregorio IX il seguente fatto: “Il
venerdì santo del 1228, poste le mani sull’altare nella
cappella della sua città Eisenach, dove aveva accolto i
Frati Minori, alla presenza di alcuni frati e familiari,
Elisabetta rinunziò alla propria volontà e a tutte le
vanità del mondo. Ella voleva rinunziare anche a tutti i
possedimenti, ma io la dissuasi per amore dei poveri. Poco
dopo costruì un ospedale, raccolse malati e invalidi e
servì alla propria mensa i più miserabili e i più
derelitti. Avendola io rimproverata su queste cose,
Elisabetta rispose che dai poveri riceveva una speciale
grazia ed umiltà” (Epistula magistri Conradi,
14-17).
Possiamo
scorgere in quest’affermazione una certa esperienza
mistica simile a quella vissuta da san Francesco: il
Poverello di Assisi dichiarò, infatti, nel suo
testamento, che, servendo i lebbrosi, quello che prima gli
era amaro fu tramutato in dolcezza dell’anima e del
corpo (Testamentum, 1-3). Elisabetta trascorse gli
ultimi tre anni nell’ospedale da lei fondato, servendo i
malati, vegliando con i moribondi. Cercava sempre di
svolgere i servizi più umili e lavori ripugnanti. Ella
divenne quella che potremmo chiamare una donna consacrata
in mezzo al mondo (soror in saeculo) e formò, con
altre sue amiche, vestite in abiti grigi, una comunità
religiosa. Non a caso è patrona del Terzo Ordine Regolare
di San Francesco e dell’Ordine Francescano Secolare.
Nel
novembre del 1231 fu colpita da forti febbri. Quando la
notizia della sua malattia si propagò, moltissima gente
accorse a vederla. Dopo una decina di giorni, chiese che
le porte fossero chiuse, per rimanere da sola con Dio.
Nella notte del 17 novembre si addormentò dolcemente nel
Signore. Le testimonianze sulla sua santità furono tante
e tali che, solo quattro anni più tardi, il Papa Gregorio
IX la proclamò Santa e, nello stesso anno, fu consacrata
la bella chiesa costruita in suo onore a Marburgo.
Cari
fratelli e sorelle, nella figura di santa Elisabetta
vediamo come la fede, l'amicizia con Cristo creino il
senso della giustizia, dell'uguaglianza di tutti, dei
diritti degli altri e creino l'amore, la carità. E da
questa carità nasce anche la speranza, la certezza che
siamo amati da Cristo e che l'amore di Cristo ci aspetta e
così ci rende capaci di imitare Cristo e di vedere Cristo
negli altri. Santa Elisabetta ci invita a riscoprire
Cristo, ad amarLo, ad avere la fede e così trovare la
vera giustizia e l'amore, come pure la gioia che un giorno
saremo immersi nell'amore divino, nella gioia dell'eternità
con Dio. Grazie.
Saluti:
Je salue
les pèlerins francophones, en particulier, les jeunes,
les collégiens et les étudiants présents venus d’Alsace,
de Bretagne, du Languedoc et de Paris. Je salue
cordialement les pèlerins venus de loin, de l’Île de
la Réunion et du Canada qui vient de célébrer la
canonisation de l’admirable Frère André, plein de foi
et de simplicité. Je n’oublie pas les confirmés de
Fribourg en Suisse. Que Dieu vous bénisse et bon pèlerinage
à tous!
I am
pleased to welcome all the English-speaking pilgrims and
visitors present today. In particular, I extend greetings
to members of the Congregation of the Holy Cross and to
the Sisters of Saint Joseph and the Sacred Heart, along
with their students, friends and benefactors here for the
canonization of Saint André Bessette and Saint Mary
MacKillop. Upon all of you, I invoke God’s abundant
blessings.
Ganz
herzlich grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher. Liebe Brüder und Schwestern, die Gestalt der
heiligen Elisabeth zeigt uns, daß eine große Liebe zu
Gott und zum Nächsten, besonders zu den materiell und
auch geistlich Bedürftigen, dem Leben einen tiefen Sinn
schenkt. Diese große heilige Frau soll uns eine Fürsprecherin
sein, in der Nachfolge Christi voranzuschreiten.
Euch allen wünsche ich schöne Tage in Rom und Gottes
reichen Segen.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los miembros de la Cofradía escolapia del
Santísimo Cristo de la Expiración y María Santísima
del mayor dolor, de Granada; a los fieles de Alcobendas, a
los Oficiales del curso de Estado Mayor de la Academia Aérea
de Ecuador, así como a los demás grupos provenientes de
España, México y otros países latinoamericanos. Que la
figura de Santa Isabel de Hungría, modelo de caridad, nos
inspire también a nosotros a un amor intenso hacia Dios y
hacia el prójimo. Muchas gracias.
Amados fiéis
brasileiros da paróquia São Pedro Apóstolo de Pato
Bravo e todos os peregrinos de língua portuguesa, agradeço
a vossa visita e de coração vos saúdo, desejando que
esta peregrinação a Roma deixe a vida de cada um
iluminada pelo sentido e pelo amor de Deus e do próximo.
Sobre as vossas famílias e comunidades cristãs, desçam
abundantes favores divinos, que sobre todos invoco ao abençoar-vos
em nome do Senhor.
Saluto
in lingua polacca:
Witam
uczestniczących w tej audiencji pielgrzymów polskich.
Dzisiaj w Polsce przypada liturgiczne wspomnienie świętego
Jana z Kęt: filozofa, teologa na Uniwersytecie
Jagiellońskim, patrona archidiecezji krakowskiej. Był
pracowity, wytrwały, pobożny. Wyróżniał
się duchem miłosierdzia i troską o ubogich.
Uczmy się od niego wierności Chrystusowi i
Ewangelii. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto i
pellegrini polacchi partecipanti a quest’udienza. Oggi
in Polonia ricorre la memoria liturgica di San Giovanni da
Kęty, filosofo, teologo dell’Università
Jagellonica, patrono dell’Arcidiocesi di Cracovia. Era
laborioso, perseverante, pio. Si distinse per lo spirito
di misericordia e per la sollecitudine verso i poveri.
Impariamo da lui la fedeltà a Cristo e al Vangelo. Sia
lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua croata:
Srdačan
pozdrav upućujem hrvatskim hodočasnicima
pristiglima iz Šibenika i Makarske, kao i vjernike
Hrvatske katoličke misije iz Ludwigshafena.
Osnaženi u vjeri na grobovima apostola, svjedočite
Božju ljubav u vašem narodu svojim životom, ustrajnom
molitvom te marljivim i poštenim radom. Hvaljen Isus i
Marija!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini croati, provenienti da Šibenik
e da Makarska, come pure ai fedeli della Missione
cattolica Croata di Ludwigshafen. Rafforzati nella fede
sulle tombe degli apostoli, testimoniate l’amore di Dio
nel vostro popolo con la vita, la preghiera perseverante,
il lavoro diligente ed onesto. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
pozdravujem pútnikov zo Slovenska, osobitne z Bratislavy
a z Kostolnej pri Dunaji.
Bratia a sestry, dnešná katechéza nám predstavuje
postavu svätej Alžbety Uhorskej, aj vám takej blízkej.
Táto mimoriadna svedkyňa lásky k biednym, nech vás
povzbudí k stálemu konaniu skutkov milosrdenstva.
Zo srdca žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana :
Saluto
con affetto i pellegrini provenienti dalla Slovacchia,
particolarmente quelli da Bratislava e da Kostolná pri
Dunaji.
Fratelli e sorelle, l’odierna catechesi ci presenta la
figura di S. Elisabetta d’Ungheria, anche a voi cosi
vicina. Questa straordinaria testimone di amore verso i
poveri susciti in voi un rinnovato impegno nelle opere di
misericordia.
Di cuore benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar zarándokokat. Első helyen köszöntöm
a tarjáni híveket és a csíksomlyói csoport tagjait.
Mai katekézisemben Árpádházi Szent Erzsébetről,
a felebaráti szeretet védőszentjéről elmélkedtem.
Az ő közbenjárását és pártfogását kérve szívesen
adom apostoli áldásomat Kedves Mindannyiotokra.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini ungheresi, specialmente i fedeli
di Tarján e di Sumuleu Ciuc. Nella mia catechesi di oggi
mi sono soffermato sulla figura di Santa Elisabetta
d'Ungheria, su questa grande Santa della carità verso il
prossimo. Chiedendo la sua intercessione e protezione,
volentieri imparto a tutti voi la Benedizione Apostolica.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i partecipanti al pellegrinaggio
promosso dalle Suore Catechiste del Sacro Cuore, in
occasione della canonizzazione di santa Giulia Salzano, ed
auguro che il suo esempio vi sia di incoraggiamento, i
suoi insegnamenti vi orientino, e la sua intercessione vi
sostenga nelle fatiche quotidiane. Saluto i cresimati
della diocesi di Faenza-Modigliana, accompagnati dal loro
Vescovo Mons. Claudio Stagni, ed assicuro la mia preghiera
affinché ciascuno possa testimoniare, con il buon esempio
e l’assidua pratica delle virtù cristiane, gli
insegnamenti del Vangelo. Saluto i fedeli della parrocchia
Sacro Cuore di Gesù, in Viterbo, augurando di partecipare
con crescente generosità alla vita della comunità
cristiana.
Rivolgo,
infine, il mio pensiero ai giovani, ai malati ed agli
sposi novelli. Cari amici, il mese di ottobre ci invita a
rinnovare la nostra attiva cooperazione alla missione
della Chiesa. Con le fresche energie della giovinezza, con
la forza della preghiera e del sacrificio e con le
potenzialità della vita coniugale, sappiate essere
missionari del Vangelo, offrendo il vostro concreto
sostegno a quanti faticano per portarlo a chi ancora non
lo conosce.
* * *
ANNUNCIO
DI CONCISTORO
PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI
E adesso
con gioia annuncio che il prossimo 20 novembre terrò un
Concistoro nel quale nominerò nuovi Membri del Collegio
Cardinalizio. I Cardinali hanno il compito di aiutare il
Successore dell’Apostolo Pietro nell’adempimento della
sua missione di principio e fondamento perpetuo e visibile
dell’unità della fede e della comunione nella Chiesa
(cfr Lumen
gentium, n. 18).
Ecco i
nomi dei nuovi Porporati:
1. Mons. Angelo
Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle
Cause dei Santi;
2. S.B. Antonios
Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto);
3. Mons. Robert
Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor
Unum";
4. Mons. Francesco
Monterisi, Arciprete della Basilica Papale di San
Paolo fuori le Mura;
5. Mons. Fortunato
Baldelli, Penitenziere Maggiore;
6. Mons. Raymond
Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della
Segnatura Apostolica;
7. Mons. Kurt
Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la
Promozione dell'Unità dei Cristiani;
8. Mons. Paolo
Sardi, Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa;
9. Mons. Mauro
Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero;
10. Mons.
Velasio De Paolis, C.S., Presidente della
Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede;
11. Mons.
Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio
Consiglio della Cultura;
12. Mons.
Medardo Joseph Mazombwe, Arcivescovo emerito di
Lusaka (Zambia);
13. Mons.
Raúl Eduardo Vela Chiriboga, Arcivescovo emerito
di Quito (Ecuador);
14. Mons.
Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa
(Rep. Democratica del Congo);
15. Mons.
Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo (Italia);
16. Mons.
Donald William Wuerl, Arcivescovo di Washington
(Stati Uniti d'America);
17. Mons.
Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida
(Brasile);
18. Mons.
Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Warszawa (Polonia);
19. Mons.
Albert Malcolm Ranjith Patabendige Don, Arcivescovo
di Colombo (Sri Lanka);
20. Mons.
Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising
(Germania).
Ho
deciso, inoltre, di elevare alla dignità cardinalizia due
Presuli e due Ecclesiastici, che si sono distinti per la
loro generosità e dedizione nel servizio alla Chiesa.
Essi
sono:
1. Mons. José
Manuel Estepa Llaurens, Arcivescovo Ordinario Militare
emerito (Spagna);
2. Mons. Elio
Sgreccia, già Presidente della Pontificia Accademia
per la Vita (Italia);
3. Mons. Walter
Brandmüller, già Presidente del Pontificio Comitato
di Scienze Storiche (Germania);
4. Mons. Domenico
Bartolucci, già Maestro Direttore della Cappella
Musicale Pontificia (Italia).
Nella lista dei nuovi Porporati si riflette
l’universalità della Chiesa; essi, infatti, provengono
da varie parti del mondo e svolgono differenti compiti a
servizio della Santa Sede o a contatto diretto con il
Popolo di Dio quali Padri e Pastori di Chiese particolari.
Vi invito
a pregare per i nuovi Cardinali, chiedendo la particolare
intercessione della Santissima Madre di Dio, affinché
svolgano con frutto il loro ministero nella Chiesa.
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