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UDIENZA
GENERALE (26 GENNAIO 2011) |
Radio
Vaticana, 26 gennaio 2011
Il
Papa all'udienza generale parla di S. Giovanna d'Arco:
esempio di santità per chi è impegnato in politica
◊
Benedetto XVI, all’Udienza generale, invita ad
abbracciare una misura alta della vita cristiana e chiede
ai laici impegnati in politica di guardare alla santità
di Giovanna d’Arco, giudicata eretica dalle autorità
ecclesiastiche del suo tempo e condannata alla terribile
morte del rogo. Circa tremila i pellegrini presenti
stamane nell’Aula Paolo VI Il servizio di Roberta
Gisotti.
“Bontà”, “coraggio” e “straordinaria
purezza”: le qualità di Giovanna d’Arco, ricordate da
Benedetto XVI nella sua catechesi dedicata alla santa
francese, morta a 19 anni nel 1431, accostata dal Papa a
Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia e d’Europa,
“due giovani donne del popolo, laiche e consacrate nella
verginità”, “mistiche impegnate” fuori dal
chiostro, “in mezzo alle realtà più drammatiche della
Chiesa e del mondo del loro tempo”, ha sottolineato il
Santo Padre accostandole alle “sante donne che rimasero
sul Calvario, vicino a Gesù crocifisso” mentre gli
Apostoli erano fuggiti. “Donne forti che alla fine del
Medioevo, portarono senza paura la grande luce del Vangelo
nelle complesse vicende della storia”. Sono gli anni
nella Chiesa del grande scisma d’Occidente e di continui
conflitti in Europa: Francia e Inghilterra si fronteggiano
nella "Guerra dei cent’anni". Giovanna a soli
17 anni entra nell’agone politico per mediare senza
successo una vera pace nella giustizia tra i due popoli
cristiani; impegnata nella lotta di liberazione della città
di Orleans cade prigioniera dei suoi nemici, processata da
giudici ecclesiastici è riconosciuta eretica e condannata
al rogo:
“La liberazione del suo popolo è un’opera di
giustizia umana, che Giovanna compie nelle carità, per
amore di Gesù. Il suo è un bell’esempio di santità
per i laici impegnati in politica, soprattutto nelle
situazioni più difficili.”
Ha ripercorso, il Papa, la storia santa di Giovanna,
dalla vocazione maturata all’età di 13 anni rimasta nel
privato, fino agli ultimi due intensi anni della sua vita
pubblica, un anno di azione e un anno di passione,
concluso con il "Processo di condanna"...
“… i giudici di Giovanna sono radicalmente
incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua
anima: non sapevano di condannare una Santa”.
“Vengono alla mente – ha aggiunto Benedetto XVI –
le parole di Gesù secondo le quali i misteri di Dio sono
rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono
nascosti a dotti e sapienti.” Per questo, anche
l’appello di Giovanna al giudizio del Papa viene
respinto dal Tribunale:
“Questo processo è una pagina sconvolgente della
storia della santità e anche una pagina illuminante sul
mistero della Chiesa, che, secondo le parole del Concilio
Vaticano II, è 'allo stesso tempo santa e sempre
bisognosa di purificazione'”.
Bisogna attendere circa 25 anni per avere il
"Processo di nullità", sotto il Pontificato di
Callisto III. Sarà poi Benedetto XV a canonizzare
Giovanna d’Arco nel 1920.
“Una luminosa testimonianza” per i nostri giorni,
ha concluso il Papa:
“…Santa Giovanna d’Arco ci invita ad una
misura alta della vita cristiana: fare della preghiera il
filo conduttore delle nostre giornate; avere piena fiducia
nel compiere la volontà di Dio, qualunque essa sia;
vivere la carità senza favoritismi, senza limiti e
attingendo, come lei, nell'Amore di Gesù un profondo
amore per la Chiesa”.
Nei saluti finali ai pellegrini – circa
tremila presenti stamane nell’Aula Paolo VI – anche
quello ad alcuni studenti di una scuola di Hong Kong;
infine il ricordo della memoria liturgica dei Santi
Timoteo e Tito discepoli di San Paolo.
Da segnalare, infine, il tentativo di due fedeli
maltesi di scavalcare le transenne per consegnare al Papa
una busta, cercando di attirare la sua attenzione con
delle grida. La busta, ritirata dalla Gendarmeria
vaticana, conteneva – ha riferito padre Ciro
Benedettini, vicedirettore della Sala Stampa vaticana –
"messaggi devozionali".
UDIENZA
GENERALE
Santa
Giovanna d'Arco
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei parlarvi di Giovanna d'Arco, una giovane santa
della fine del Medioevo, morta a 19 anni, nel 1431. Questa
santa francese, citata più volte nel Catechismo della
Chiesa Cattolica, è particolarmente vicina a santa
Caterina da Siena, patrona d'Italia e d'Europa, di cui ho
parlato in una recente
catechesi. Sono infatti due giovani donne del popolo,
laiche e consacrate nella verginità; due mistiche
impegnate, non nel chiostro, ma in mezzo alle realtà più
drammatiche della Chiesa e del mondo del loro tempo. Sono
forse le figure più caratteristiche di quelle “donne
forti” che, alla fine del Medioevo, portarono senza
paura la grande luce del Vangelo nelle complesse vicende
della storia. Potremmo accostarle alle sante donne che
rimasero sul Calvario, vicino a Gesù crocifisso e a Maria
sua Madre, mentre gli Apostoli erano fuggiti e lo stesso
Pietro lo aveva rinnegato tre volte. La Chiesa, in quel
periodo, viveva la profonda crisi del grande scisma
d'Occidente, durato quasi 40 anni. Quando Caterina da
Siena muore, nel 1380, ci sono un Papa e un Antipapa;
quando Giovanna nasce, nel 1412, ci sono un Papa e due
Antipapa. Insieme a questa lacerazione all'interno della
Chiesa, vi erano continue guerre fratricide tra i popoli
cristiani d'Europa, la più drammatica delle quali fu
l'interminabile “Guerra dei cent’anni” tra Francia e
Inghilterra.
Giovanna
d'Arco non sapeva né leggere né scrivere, ma può essere
conosciuta nel più profondo della sua anima grazie a due
fonti di eccezionale valore storico: i due Processi che
la riguardano. Il primo, il Processo di Condanna (PCon),
contiene la trascrizione dei lunghi e numerosi
interrogatori di Giovanna durante gli ultimi mesi della
sua vita (febbraio-maggio 1431), e riporta le parole
stesse della Santa. Il secondo, il Processo di Nullità
della Condanna, o di “riabilitazione” (PNul),
contiene le deposizioni di circa 120 testimoni oculari di
tutti i periodi della sua vita (cfr Procès de
Condamnation de Jeanne d'Arc, 3 vol. e Procès en
Nullité de la Condamnation de Jeanne d'Arc, 5 vol.,
ed. Klincksieck, Paris l960-1989).
Giovanna
nasce a Domremy, un piccolo villaggio situato alla
frontiera tra Francia e Lorena. I suoi genitori sono dei
contadini agiati, conosciuti da tutti come ottimi
cristiani. Da loro riceve una buona educazione religiosa,
con un notevole influsso della spiritualità del Nome
di Gesù, insegnata da san Bernardino da Siena e
diffusa in Europa dai francescani. Al Nome di Gesù viene
sempre unito il Nome di Maria e così, sullo sfondo
della religiosità popolare, la spiritualità di Giovanna
è profondamente cristocentrica e mariana. Fin
dall'infanzia, ella dimostra una grande carità e
compassione verso i più poveri, gli ammalati e tutti i
sofferenti, nel contesto drammatico della guerra.
Dalle sue
stesse parole, sappiamo che la vita religiosa di Giovanna
matura come esperienza mistica a partire dall'età di 13
anni (PCon, I, p. 47-48). Attraverso la
“voce” dell'arcangelo san Michele, Giovanna si sente
chiamata dal Signore ad intensificare la sua vita
cristiana e anche ad impegnarsi in prima persona per la
liberazione del suo popolo. La sua immediata risposta, il
suo “sì”, è il voto di verginità, con un nuovo
impegno nella vita sacramentale e nella preghiera:
partecipazione quotidiana alla Messa, Confessione e
Comunione frequenti, lunghi momenti di preghiera
silenziosa davanti al Crocifisso o all'immagine della
Madonna. La compassione e l’impegno della giovane
contadina francese di fronte alla sofferenza del suo
popolo sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con
Dio. Uno degli aspetti più originali della santità di
questa giovane è proprio questo legame tra esperienza
mistica e missione politica. Dopo gli anni di vita
nascosta e di maturazione interiore segue il biennio
breve, ma intenso, della sua vita pubblica: un anno di azione
e un anno di passione.
All'inizio
dell'anno 1429, Giovanna inizia la sua opera di
liberazione. Le numerose testimonianze ci mostrano questa
giovane donna di soli 17 anni come una persona molto forte
e decisa, capace di convincere uomini insicuri e
scoraggiati. Superando tutti gli ostacoli, incontra il
Delfino di Francia, il futuro Re Carlo VII, che a Poitiers
la sottopone a un esame da parte di alcuni teologi
dell'Università. Il loro giudizio è positivo: in lei non
vedono niente di male, solo una buona cristiana.
Il 22
marzo 1429, Giovanna detta un'importante lettera al Re
d'Inghilterra e ai suoi uomini che assediano la città di
Orléans (Ibid., p. 221-222). La sua è una
proposta di vera pace nella giustizia tra i due popoli
cristiani, alla luce dei nomi di Gesù e di Maria, ma è
respinta, e Giovanna deve impegnarsi nella lotta per la
liberazione della città, che avviene l'8 maggio. L'altro
momento culminante della sua azione politica è
l’incoronazione del Re Carlo VII a Reims, il 17 luglio
1429. Per un anno intero, Giovanna vive con i soldati,
compiendo in mezzo a loro una vera missione di
evangelizzazione. Numerose sono le loro testimonianze
riguardo alla sua bontà, al suo coraggio e alla sua
straordinaria purezza. E' chiamata da tutti ed ella stessa
si definisce “la pulzella”, cioè la vergine.
La passione
di Giovanna inizia il 23 maggio 1430, quando cade
prigioniera nelle mani dei suoi nemici. Il 23 dicembre
viene condotta nella città di Rouen. Lì si svolge il
lungo e drammatico Processo di Condanna, che inizia
nel febbraio 1431 e finisce il 30 maggio con il rogo. E'
un grande e solenne processo, presieduto da due giudici
ecclesiastici, il vescovo Pierre Cauchon e l'inquisitore
Jean le Maistre, ma in realtà interamente guidato da un
folto gruppo di teologi della celebre Università di
Parigi, che partecipano al processo come assessori. Sono
ecclesiastici francesi, che avendo fatto la scelta
politica opposta a quella di Giovanna, hanno a priori un
giudizio negativo sulla sua persona e sulla sua missione.
Questo processo è una pagina sconvolgente della storia
della santità e anche una pagina illuminante sul mistero
della Chiesa, che, secondo le parole del Concilio Vaticano
II, è “allo stesso tempo santa e sempre bisognosa di
purificazione” (LG, 8). E’ l'incontro
drammatico tra questa Santa e i suoi giudici, che sono
ecclesiastici. Da costoro Giovanna viene accusata e
giudicata, fino ad essere condannata come eretica e
mandata alla morte terribile del rogo. A differenza dei
santi teologi che avevano illuminato l'Università di
Parigi, come san Bonaventura, san Tommaso d'Aquino e il
beato Duns Scoto, dei quali ho parlato in alcune
catechesi, questi giudici sono teologi ai quali mancano la
carità e l'umiltà di vedere in questa giovane l’azione
di Dio. Vengono alla mente le parole di Gesù secondo le
quali i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei
piccoli, mentre rimangono nascosti ai dotti e sapienti che
non hanno l'umiltà (cfr Lc 10,21). Così, i
giudici di Giovanna sono radicalmente incapaci di
comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima: non
sapevano di condannare una Santa.
L'appello
di Giovanna al giudizio del Papa, il 24 maggio, è
respinto dal tribunale. La mattina del 30 maggio, riceve
per l'ultima volta la santa Comunione in carcere, e viene
subito condotta al supplizio nella piazza del vecchio
mercato. Chiede a uno dei sacerdoti di tenere davanti al
rogo una croce di processione. Così muore guardando Gesù
Crocifisso e pronunciando più volte e ad alta voce il
Nome di Gesù (PNul, I, p. 457; cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, 435). Circa 25 anni più
tardi, il Processo di Nullità, aperto sotto
l'autorità del Papa Callisto III, si conclude con
una solenne sentenza che dichiara nulla la condanna (7
luglio 1456; PNul, II, p 604-610). Questo lungo
processo, che raccolse le deposizioni dei testimoni e i
giudizi di molti teologi, tutti favorevoli a Giovanna,
mette in luce la sua innocenza e la perfetta fedeltà alla
Chiesa. Giovanna d’Arco sarà poi canonizzata da
Benedetto XV, nel 1920.
Cari
fratelli e sorelle, il Nome di Gesù, invocato
dalla nostra Santa fin negli ultimi istanti della sua vita
terrena, era come il continuo respiro della sua anima,
come il battito del suo cuore, il centro di tutta la sua
vita. Il “Mistero della carità di Giovanna d'Arco”,
che aveva tanto affascinato il poeta Charles Péguy, è
questo totale amore di Gesù, e del prossimo in Gesù e
per Gesù. Questa Santa aveva compreso che l’Amore
abbraccia tutta la realtà di Dio e dell'uomo, del cielo e
della terra, della Chiesa e del mondo. Gesù è sempre al
primo posto nella sua vita, secondo la sua bella
espressione: “Nostro Signore servito per primo” (PCon,
I, p. 288; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 223).
Amarlo significa obbedire sempre alla sua volontà. Ella
afferma con totale fiducia e abbandono: "Mi affido a
Dio mio Creatore, lo amo con tutto il mio cuore" (ibid.,
p. 337). Con il voto di verginità, Giovanna consacra
in modo esclusivo tutta la sua persona all'unico Amore di
Gesù: è “la sua promessa fatta a Nostro Signore di
custodire bene la sua verginità di corpo e di anima” (ibid.,
p. 149-150). La verginità dell'anima è lo stato di
grazia, valore supremo, per lei più prezioso della
vita: è un dono di Dio che va ricevuto e custodito con
umiltà e fiducia. Uno dei testi più conosciuti del primo
Processo riguarda proprio questo: “Interrogata se
sappia d'essere nella grazia di Dio, risponde: Se non vi
sono, Dio mi voglia mettere; se vi sono, Dio mi voglia
custodire in essa” (ibid., p. 62; cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, 2005).
La nostra
Santa vive la preghiera nella forma di un dialogo continuo
con il Signore, che illumina anche il suo dialogo con i
giudici e le dà pace e sicurezza. Ella chiede con
fiducia: “Dolcissimo Dio, in onore della vostra santa
Passione, vi chiedo, se voi mi amate, di rivelarmi come
devo rispondere a questi uomini di Chiesa” (ibid., p.
252). Gesù è contemplato da Giovanna come il “Re del
Cielo e della Terra”. Così, sul suo stendardo, Giovanna
fece dipingere l'immagine di “Nostro Signore che tiene
il mondo” (ibid., p. 172): icona della sua
missione politica. La liberazione del suo popolo è
un’opera di giustizia umana, che Giovanna compie nella
carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell’esempio
di santità per i laici impegnati nella vita politica,
soprattutto nelle situazioni più difficili. La fede è la
luce che guida ogni scelta, come testimonierà, un secolo
più tardi, un altro grande santo, l’inglese Thomas
More. In Gesù, Giovanna contempla anche tutta la realtà
della Chiesa, la “Chiesa trionfante” del Cielo, come
la “Chiesa militante” della terra. Secondo le sue
parole, ”è un tutt'uno Nostro Signore e la Chiesa” (ibid.,
p. 166). Quest’affermazione, citata nel Catechismo
della Chiesa Cattolica (n. 795), ha un carattere
veramente eroico nel contesto del Processo di Condanna,
di fronte ai suoi giudici, uomini di Chiesa, che la
perseguitarono e la condannarono. Nell'Amore di Gesù,
Giovanna trova la forza di amare la Chiesa fino alla fine,
anche nel momento della condanna.
Mi piace
ricordare come santa Giovanna d’Arco abbia avuto un
profondo influsso su una giovane Santa dell'epoca moderna:
Teresa di Gesù Bambino. In una vita completamente
diversa, trascorsa nella clausura, la carmelitana di
Lisieux si sentiva molto vicina a Giovanna, vivendo nel
cuore della Chiesa e partecipando alle sofferenze di
Cristo per la salvezza del mondo. La Chiesa le ha riunite
come Patrone della Francia, dopo la Vergine Maria. Santa
Teresa aveva espresso il suo desiderio di morire come
Giovanna, pronunciando il Nome di Gesù (Manoscritto B,
3r), ed era animata dallo stesso grande amore verso
Gesù e il prossimo, vissuto nella verginità consacrata.
Cari
fratelli e sorelle, con la sua luminosa testimonianza,
santa Giovanna d’Arco ci invita ad una misura alta della
vita cristiana: fare della preghiera il filo conduttore
delle nostre giornate; avere piena fiducia nel compiere la
volontà di Dio, qualunque essa sia; vivere la carità
senza favoritismi, senza limiti e attingendo, come lei,
nell'Amore di Gesù un profondo amore per la Chiesa.
Grazie.
Saluti:
Chers pèlerins
francophones, que le témoignage lumineux de sainte Jeanne
d’Arc, patronne secondaire de la France avec sainte Thérèse
de Lisieux, soit un appel à aimer le Christ et à vous
engager, avec foi et détermination, au service des autres
dans la charité! Bon séjour à tous!
I am
pleased to greet the student groups from Hong Kong and the
United States of America, as well as the group of Army
Chaplains from Great Britain. Upon all the
English-speaking pilgrims and visitors present at
today’s Audience I cordially invoke God’s abundant
blessings.
Gerne grüße
ich alle Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher
Sprache. Die heilige Jeanne d’Arc gibt uns ein hohes
Beispiel für ein Leben aus dem Glauben. Das Gebet möge
der Leitfaden auch in unserem Alltag sein, ebenso das
Vertrauen in Gottes Güte und die Liebe zum Nächsten, in
dem wir Christus erkennen. Um so mehr werden wir lebendige
Glieder der Kirche und können sichtbar machen, daß
Christus und die Kirche zusammengehören. Der Herr segne
euch alle.
Saludo a
los peregrinos de lengua española, en particular a los
fieles de la Parroquia de Santa Fe, a los Hermanos de la
Cofradía de Nuestro Padre Jesús Nazareno de la Fuensanta,
de Morón de la Frontera, a los profesores venidos de
Chile, así como a los demás grupos procedentes de España,
Méjico y otros países latinoamericanos. Que a ejemplo de
Santa Juana de Arco encontréis en el amor a Jesucristo la
fuerza para amar y servir a la Iglesia de todo corazón.
Muchas gracias.
Saúdo,
com afecto, a todos vós, amados peregrinos de língua
portuguesa, desejando queesta peregrinação a Roma vos
encha de luz e fortaleza no vosso testemunho cristão,
para confessardes Jesus Cristo como único Salvador e
Senhor da vossa vida: fora d'Ele, não há vida nem
esperança de a ter. Com Cristo, ganha sentido a vida que
Deus vos confiou. Para cada um de vós e família, a minha
Bênção!
Saluto
in lingua polacca:
Z
serdecznym pozdrowieniem zwracam się do Polaków.
Wczoraj zakończyliśmy tydzień modlitw o
jedność chrześcijan. Niemniej nigdy nie możemy
przestać modlić się i podejmować wysiłki,
aby budować braterską jedność
wszystkich uczniów Chrystusa. Przynagla nas Jego modlitwa:
„Ojcze Święty, zachowaj ich w Twoim imieniu,
które Mi dałeś, aby tak jak My stanowili jedno”
(J 17, 11). Niech Bóg wam błogosławi!
Traduzione
italiana:
Con un
cordiale saluto mi rivolgo ai polacchi. Ieri abbiamo
concluso la settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani. Tuttavia non possiamo mai cessare di pregare e
di intraprendere iniziative per costruire la fraterna unità
dei discepoli di Cristo. Ci sollecita la Sua preghiera:
“Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai
dato, perché siano una cosa sola, come noi” (Gv
17, 11). Dio vi benedica!
* * *
Rivolgo
ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana,
in particolare ai fedeli della parrocchia Santissima
Annunziata in Brescello, ai rappresentanti della Legione
Carabinieri dell’Umbria e ai soci delle ACLI di
Campobasso. Auguro che questo incontro possa accrescere in
ciascuno il desiderio di testimoniare il Vangelo nella
vita di ogni giorno.
Ed ora un
particolare saluto ai giovani, ai malati ed agli sposi
novelli. Ricorre, oggi, la memoria liturgica dei santi
Timoteo e Tito, discepoli di san Paolo. Cari giovani, come
questi servi fedeli del Vangelo, vi invito a rendere
sempre più salda e convinta la vostra adesione a Gesù,
per essere veri testimoni in questa società. Invito anche
voi, cari malati, sul loro esempio, a fare vostri i
sentimenti di Cristo, per trovare conforto in Lui, che
continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni
uomo. E voi, cari sposi novelli, scoprite ogni giorno
nella vita coniugale il mistero di Dio che si dona per la
salvezza di tutti, affinché il vostro amore sia sempre più
vero, duraturo e solidale verso gli altri.
©
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