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UDIENZA GENERALE  (26 ottobre 2011) 
 

Radio Vaticana,  26 ottobre 2011

Il Papa alla vigilia dell’incontro di Assisi: il regno di pace di Cristo non si estende con la forza, i cristiani non diventino lupi tra i lupi

◊ I cristiani non cedano mai alla tentazione “di diventare lupi tra i lupi”: è il monito di Benedetto XVI, alla Liturgia della Parola svoltasi stamani in Aula Paolo VI, in preparazione all’incontro interreligioso per la pace di domani ad Assisi. All’evento, che è stato introdotto dal cardinale vicario Agostino Vallini, hanno partecipato i fedeli della diocesi di Roma, oltre a gruppi di pellegrini di tutto il mondo. Il Papa ha auspicato che i cristiani siano strumenti di pace in un mondo lacerato dalle guerre e dagli egoismi. Prima del momento di preghiera, il Pontefice si era recato nella Basilica di San Pietro, dove ha salutato le migliaia di fedeli che non avevano trovato posto in Aula Paolo VI. Il maltempo ha, infatti, costretto a spostare l’udienza generale inizialmente programmata in Piazza San Pietro, come avviene tradizionalmente il mercoledì. Il servizio di Alessandro Gisotti:

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

“Tu es Petrus”

“Concedi all’umanità inquieta il dono della vera pace”: alla vigilia della Giornata di Assisi, il Papa prega per la pace e la giustizia nel mondo. E sottolinea che “chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace” e chi “costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”. Ecco perché nell’incontro di Assisi, spiega, vi saranno non solo membri di diverse religione ma anche uomini non credenti. Nell’omelia, il Papa si è soffermato in particolare sulla prima lettura, tratta dal libro di Zaccaria, che annuncia l’avvento di un re umile, un re che spezzerà gli archi di battaglia e annuncerà la pace alle nazioni:

“Gesù è re povero tra i poveri, mite tra coloro che vogliono essere miti. In questo modo egli è re di pace, grazie alla potenza di Dio, che è la potenza del bene, la potenza dell’amore”.

E’ un re, soggiunge il Papa, che “realizza la pace sulla Croce, congiungendo la terra e il cielo e gettando un ponte fraterno fra tutti gli uomini”:

“La Croce è il nuovo arco di pace, segno e strumento di riconciliazione, di perdono, di comprensione, segno che l’amore è più forte di ogni violenza e di ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince con il bene, con l’amore”.

L’orizzonte di questo re, osserva ancora il Papa, “non è quello di un territorio, di uno Stato, ma sono i confini del mondo”. E sottolinea che vediamo compiere questa comunione, questa unità nell’Eucaristia. E’ lì, afferma, che il Signore ci toglie dai nostri individualismi “per formare di noi un solo corpo, un solo regno di pace in un mondo diviso”:

“Dappertutto, in ogni realtà, in ogni cultura, dalle grandi città con i loro palazzi, fino ai piccoli villaggi con le umili dimore, dalle possenti cattedrali alla piccole cappelle, Egli viene, si rende presente; e nell’entrare in comunione con Lui anche gli uomini sono uniti tra di loro in un unico corpo, superando divisioni, rivalità, rancori”.

Ecco allora che chi vuole essere “discepolo del Signore”, deve essere pronto “anche alla passione e al martirio, a perdere la propria vita per Lui, perché nel mondo trionfino il bene, l’amore, la pace”:

“I cristiani non devono mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra i lupi; non è con il potere, con la forza, con la violenza che il regno di pace di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l’amore portato all’estremo, anche verso i nemici. Gesù non vince il mondo con la forza delle armi, ma con la forza della Croce, che è la vera garanzia della vittoria”.

Come San Paolo, osserva il Papa, “dobbiamo essere disposti a pagare di persona, a soffrire in prima persona l’incomprensione, il rifiuto, la persecuzione”. E avverte che “non è la spada del conquistatore che costruisce la pace, ma la spada del sofferente di chi sa donare la propria vita”. Di qui l’invocazione affinché i cristiani diventino “strumenti” di pace “in un mondo ancora lacerato da odio, da divisioni, da egoismi, da guerre”:

“Vogliamo chiedergli che l’incontro di domani ad Assisi, favorisca il dialogo tra persone di diversa appartenenza religiosa e porti un raggio di luce capace di illuminare la mente e il cuore di tutti gli uomini, perché il rancore ceda il posto al perdono, la divisione alla riconciliazione, l’odio all’amore, la violenza alla mitezza e nel mondo regni la pace”.

Nella sua introduzione, il cardinale Agostino Vallini ha lanciato un appello affinché il nome di Dio non sia “più strumentalizzato per giustificare le guerre e le violenze, ma al contrario sia la sorgente che favorisce il reciproco riconoscimento e il rispetto fra i popoli e le nazioni”. In più lingue, le intenzioni di preghiera, dall’arabo al cinese. In spagnolo si è pregato affinché i cristiani “riscoprano la via dell’unità e diventino un segno della pace, per la quale Cristo ha dato la sua vita”.

Canti

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Appello del Papa per le popolazioni colpite dal sisma in Turchia. Almeno 461 le vittime

◊ In Turchia si aggrava il bilancio delle vittime del terremoto di domenica scorsa. Secondo gli ultimi dati, le vittime sarebbero almeno 461, i feriti oltre 1350 e centinaia i dispersi. Prosegue, intanto, l’opera dei soccorritori: dopo il salvataggio di una neonata e di un bambino di dieci anni, l’ultima persona ad essere estratta viva dalle macerie, anche se in condizioni critiche, è stata un’insegnante di 27 anni. Al termine dell’incontro nell’Aula Paolo VI in Vaticano, Benedetto XVI ha lanciato, stamani, un accorato appello in favore delle popolazioni colpite dal sisma. Ascoltiamo le parole del Santo Padre nel servizio di Amedeo Lomonaco:

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

“In questo momento, il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone così duramente provate. L’Altissimo dia sostegno a tutti coloro che sono impegnati nell’opera di soccorso”.

E’ una corsa contro il tempo. Col passare delle ore si riducono le probabilità di trovare superstiti. Il Papa, oltre a ricordare quanti sono impegnati nei soccorsi, esorta ad essere uniti nella preghiera. Padre Domenico Bertogli da 45 anni in Turchia e parroco ad Antiochia:

“Si incontra Dio nella preghiera e nel silenzio, ma specialmente nella preghiera, perché è proprio il momento in cui l’uomo si mette di fronte a Dio. E così, nella preghiera, le divisioni tra il cristianesimo e le altre religioni diminuiscono, perché in definitiva Dio è unico. Mettersi dinanzi a Lui, nella nostra povertà, con le nostre debolezze e problemi, è un momento molto importante sia per un cristiano sia per un non cristiano".

In momenti così drammatici la solidarietà supera ogni divisione. La Turchia, in particolare, ha accettato ufficialmente gli aiuti offerti da diversi Paesi, tra cui anche Israele. Si tratta di un importante segnale di distensione fra Tel Aviv e Ankara. Ancora padre Bertogli:

“E’ un momento che ci fa sentire più solidali, ci fa sentire tutti creature di Dio. Davanti alla sofferenza, alla morte e alla distruzione, la prima cosa che dobbiamo abbattere sono proprio queste barriere ideologiche dei problemi esistenti tra le varie nazioni. Si devono superare queste barriere ideologiche e politiche. Si deve guardare veramente all’uomo, che è la cosa principale ed è anche la più bella, che ci fa sentire più vicini gli uni agli altri”.

Il premier turco, Tayyip Erdogan, ha ammesso che inizialmente ci sono stati problemi di coordinamento nella gestione degli aiuti ai terremotati, ma che ora la situazione è sotto controllo.

UDIENZA GENERALE

 

Cari fratelli e sorelle!

Sono lieto di accogliervi nella Basilica di San Pietro e di rivolgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi che purtroppo non avete trovato posto nell’Aula Paolo VI. Vi incoraggio a rafforzare la vostra adesione al Vangelo per essere sempre disponibili e pronti a compiere la volontà del Signore. Con questi voti, di cuore imparto a tutti voi la mia Benedizione, che volentieri estendo alle vostre famiglie e alle persone care.

* * *

Cari fratelli e sorelle,

oggi il consueto appuntamento dell’Udienza generale assume un carattere particolare, poiché siamo alla vigilia della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, che si terrà domani ad Assisi, a venticinque anni dal primo storico incontro convocato dal Beato Giovanni Paolo II. Ho voluto dare a questa giornata il titolo “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, per significare l’impegno che vogliamo solennemente rinnovare, insieme con i membri di diverse religioni, e anche con uomini non credenti ma sinceramente in ricerca della verità, nella promozione del vero bene dell’umanità e nella costruzione della pace. Come ho già avuto modo di ricordare, “Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio”.

Come cristiani, siamo convinti che il contributo più prezioso che possiamo dare alla causa della pace è quello della preghiera. Per questo motivo ci ritroviamo oggi, come Chiesa di Roma, insieme ai pellegrini presenti nell’Urbe, nell’ascolto della Parola di Dio, per invocare con fede il dono della pace. Il Signore può illuminare la nostra mente e i nostri cuori e guidarci ad essere costruttori di giustizia e di riconciliazione nelle nostre realtà quotidiane e nel mondo.

Nel brano del profeta Zaccaria che abbiamo appena ascoltato è risuonato un annuncio pieno di speranza e di luce (cfr Zc 9,10). Dio promette la salvezza, invita ad “esultare grandemente” perché questa salvezza si sta per concretizzare. Si parla di un re: “Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso” (v. 9), ma quello che viene annunciato non è un re che si presenta con la potenza umana, la forza delle armi; non è un re che domina con il potere politico e militare; è un re mansueto, che regna con l’umiltà e la mitezza di fronte a Dio e agli uomini, un re diverso rispetto ai grandi sovrani del mondo: “cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”, dice il profeta (ibidem). Egli si manifesta cavalcando l’animale della gente comune, del povero, in contrasto con i carri da guerra degli eserciti dei potenti della terra. Anzi, è un re che farà sparire questi carri, spezzerà gli archi di battaglia, annuncerà la pace alle nazioni (cfr v. 10).

Ma chi è questo re di cui parla il profeta Zaccaria? Andiamo per un momento a Betlemme e riascoltiamo ciò che l’Angelo dice ai pastori che vegliavano di notte facendo guardia al proprio gregge. L’Angelo annuncia una gioia che sarà di tutto il popolo, legata ad un segno povero: un bambino avvolto in fasce, posto in una mangiatoia (cfr Lc 2,8-12). E la moltitudine celeste canta “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (v. 14), agli uomini di buona volontà. La nascita di quel bambino, che è Gesù, porta un annuncio di pace per tutto il mondo. Ma andiamo anche ai momenti finali della vita di Cristo, quando Egli entra in Gerusalemme accolto da una folla festante. L’annuncio del profeta Zaccaria dell’avvento di un re umile e mansueto tornò alla mente dei discepoli di Gesù in modo particolare dopo gli eventi della passione, morte e risurrezione, del Mistero pasquale, quando riandarono con gli occhi della fede a quel gioioso ingresso del Maestro nella Città Santa. Egli cavalca un asina, presa in prestito (cfr Mt 21,2-7): non è su di una ricca carrozza, non è a cavallo come i grandi. Non entra in Gerusalemme accompagnato da un potente esercito di carri e di cavalieri. Egli è un re povero, il re di coloro che sono i poveri di Dio. Nel testo greco appare il termine praeîs, che significa i mansueti, i miti; Gesù è il re degli anawim, di coloro che hanno il cuore libero dalla brama di potere e di ricchezza materiale, dalla volontà e dalla ricerca di dominio sull’altro. Gesù è il re di quanti hanno quella libertà interiore che rende capaci di superare l’avidità, l’egoismo che c’è nel mondo, e sanno che Dio solo è la loro ricchezza. Gesù è re povero tra i poveri, mite tra quelli che vogliono essere miti. In questo modo Egli è re di pace, grazie alla potenza di Dio, che è la potenza del bene, la potenza dell’amore. E’ un re che farà sparire i carri e i cavalli da battaglia, che spezzerà gli archi da guerra; un re che realizza la pace sulla Croce, congiungendo la terra e il cielo e gettando un ponte fraterno tra tutti gli uomini. La Croce è il nuovo arco di pace, segno e strumento di riconciliazione, di perdono, di comprensione, segno che l’amore è più forte di ogni violenza e di ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince con il bene, con l’amore.

E’ questo il nuovo regno di pace in cui Cristo è il re; ed è un regno che si estende su tutta la terra. Il profeta Zaccaria annuncia che questo re mansueto, pacifico, dominerà “da mare a mare e dal Fiume fino ai confini della terra” (Zc 9,10). Il regno che Cristo inaugura ha dimensioni universali. L’orizzonte di questo re povero, mite non è quello di un territorio, di uno Stato, ma sono i confini del mondo; al di là di ogni barriera di razza, di lingua, di cultura, Egli crea comunione, crea unità. E dove vediamo realizzarsi nell’oggi questo annuncio? Nella grande rete delle comunità eucaristiche che si estende su tutta la terra riemerge luminosa la profezia di Zaccaria. E’ un grande mosaico di comunità nelle quali si rende presente il sacrificio di amore di questo re mansueto e pacifico; è il grande mosaico che costituisce il “Regno di pace” di Gesù da mare a mare fino ai confini del mondo; è una moltitudine di “isole della pace”, che irradiano pace. Dappertutto, in ogni realtà, in ogni cultura, dalle grandi città con i loro palazzi, fino ai piccoli villaggi con le umili dimore, dalle possenti cattedrali alle piccole cappelle, Egli viene, si rende presente; e nell’entrare in comunione con Lui anche gli uomini sono uniti tra di loro in un unico corpo, superando divisione, rivalità, rancori. Il Signore viene nell’Eucaristia per toglierci dal nostro individualismo, dai nostri particolarismi che escludono gli altri, per formare di noi un solo corpo, un solo regno di pace in un mondo diviso.

Ma come possiamo costruire questo regno di pace di cui Cristo è il re? Il comando che Egli lascia ai suoi Apostoli e, attraverso di loro, a tutti noi è: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli… Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19). Come Gesù, i messaggeri di pace del suo regno devono mettersi in cammino, devono rispondere al suo invito. Devono andare, ma non con la potenza della guerra o con la forza del potere. Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù invia settantadue discepoli alla grande messe che è il mondo, invitandoli a pregare il Signore della messe perché non manchino mai operai nella sua messe (cfr Lc 10,1-3); ma non li invia con mezzi potenti, bensì “come agnelli in mezzo ai lupi” (v. 3), senza borsa, bisaccia, né sandali (cfr v. 4). San Giovanni Crisostomo, in una delle sue Omelie, commenta: “Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi dell’aiuto del pastore” (Omelia 33, 1: PG 57, 389). I cristiani non devono mai cedere alla tentazione di diventare lupi tra i lupi; non è con il potere, con la forza, con la violenza che il regno di pace di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l’amore portato all’estremo, anche verso i nemici. Gesù non vince il mondo con la forza delle armi, ma con la forza della Croce, che è la vera garanzia della vittoria. E questo ha come conseguenza per chi vuole essere discepolo del Signore, suo inviato, l’essere pronto anche alla passione e al martirio, a perdere la propria vita per Lui, perché nel mondo trionfino il bene, l’amore, la pace. E’ questa la condizione per poter dire, entrando in ogni realtà: “Pace a questa casa” (Lc 10,5).

Davanti alla Basilica di San Pietro, si trovano due grandi statue dei santi Pietro e Paolo, facilmente identificabili: san Pietro tiene in mano le chiavi, san Paolo invece tiene nelle mani una spada. Per chi non conosce la storia di quest’ultimo potrebbe pensare che si tratti di un grande condottiero che ha guidato possenti eserciti e con la spada ha sottomesso popoli e nazioni, procurandosi fama e ricchezza con il sangue altrui. Invece è esattamente il contrario: la spada che tiene tra le mani è lo strumento con cui Paolo venne messo a morte, con cui subì il martirio e sparse il suo proprio sangue. La sua battaglia non fu quella della violenza, della guerra, ma quella del martirio per Cristo. La sua unica arma fu proprio l’annuncio di “Gesù Cristo e Cristo crocifisso” (1Cor 2,2). La sua predicazione non si basò “su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza” (v. 4). Dedicò la sua vita a portare il messaggio di riconciliazione e di pace del Vangelo, spendendo ogni sua energia per farlo risuonare fino ai confini della terra. E questa è stata la sua forza: non ha cercato una vita tranquilla, comoda, lontana dalle difficoltà, dalle contrarietà, ma si è consumato per il Vangelo, ha dato tutto se stesso senza riserve, e così è diventato il grande messaggero della pace e della riconciliazione di Cristo. La spada che san Paolo tiene nelle mani richiama anche la potenza della verità, che spesso può ferire, può far male; l’Apostolo è rimasto fedele fino in fondo a questa verità, l’ha servita, ha sofferto per essa, ha consegnato la sua vita per essa. Questa stessa logica vale anche per noi, se vogliamo essere portatori del regno di pace annunciato dal profeta Zaccaria e realizzato da Cristo: dobbiamo essere disposti a pagare di persona, a soffrire in prima persona l’incomprensione, il rifiuto, la persecuzione. Non è la spada del conquistatore che costruisce la pace, ma la spada del sofferente, di chi sa donare la propria vita.

Cari fratelli e sorelle, come cristiani vogliamo invocare da Dio il dono della pace, vogliamo pregarlo che ci renda strumenti della sua pace in un mondo ancora lacerato da odio, da divisioni, da egoismi, da guerre, vogliamo chiedergli che l’incontro di domani ad Assisi favorisca il dialogo tra persone di diversa appartenenza religiosa e porti un raggio di luce capace di illuminare la mente e il cuore di tutti gli uomini, perché il rancore ceda il posto al perdono, la divisione alla riconciliazione, l’odio all’amore, la violenza alla mitezza, e nel mondo regni la pace. Amen.


APPELLO

Cari fratelli e sorelle, prima di salutarvi nelle diverse lingue, comincio con un appello. In questo momento, il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone così duramente provate. L’Altissimo dia sostegno a tutti coloro che sono impegnati nell’opera di soccorso. Adesso saluto nelle diverse lingue.


Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, en particulier les membres de l’Association internationale Foi et Lumière, ainsi que le groupe de Cambrai avec l’archevêque, Monseigneur François Garnier, les paroisses et les jeunes venant de France et de Suisse. Je vous invite à prier pour la rencontre qui aura lieu demain à Assise avec des représentants des communautés chrétiennes, de diverses religions et des personnalités du monde de la culture et de la science. Puisse ce pèlerinage de la vérité et de la paix nous encourager à marcher toujours vers Dieu, et renforcer notre engagement au service de la paix. Bon séjour à tous !

I am happy to welcome all the English-speaking pilgrims and visitors here today. I ask you to accompany me in prayer as I journey tomorrow to Assisi for the celebration of the Day of Reflection, Dialogue and Prayer for Peace and Justice in the World, together with representatives of different religions. I extend special greetings to the pilgrims from the Diocese of Niigata in Japan celebrating their centenary. I also welcome those present from England, Denmark, Indonesia, the Philippines, South Korea, Vietnam and the United States. May Almighty God bless all of you!

Liebe Brüder und Schwestern aus den Ländern deutscher Sprache! Danke! Einen herzlichen Gruß richte ich zunächst an die Teilnehmer der Romwallfahrt des Internationalen Kolpingwerks. Seit der Seligsprechung von Adolph Kolping sind zwanzig Jahre vergangen. Wir hoffen alle, daß die Heiligsprechung nahe ist, aber wir brauchen noch Gebet dazu, damit wir das Wunder erhalten, das nötig ist. Aber ich freue mich, daß so viele gekommen sind, und ich sehe darin doch die Kraft des Kolpingwerks, welche eine Kraft des Glaubens in unserem Land ist. Wie ihr wißt und soeben gehört habt, werde ich morgen in Assisi zusammen mit Vertretern verschiedener Religionen einen Tag der Reflexion, des Gesprächs und des Gebets für den Frieden und die Gerechtigkeit in der Welt halten. Ich möchte euch einladen, euch im Gebet mit mir zu verbinden und den Herrn um seinen Segen für ein friedliches Miteinander aller Menschen und Völker zu bitten. Der dreifaltige Gott begleite uns bei unserem Reden und Tun und lasse uns stets seiner Nähe gewiß sein. Euch allen wünsche ich einen frohen Aufenthalt in Rom.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, en particular a los venidos de España, México, Costa Rica, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a ser incansables en construir la paz, y pedir al Señor que este don de su gracia reine en las naciones y en el corazón de todos los hombres.

Uma saudação amiga e encorajadora para todos os peregrinos de língua portuguesa, com menção especial dos grupos brasileiros de Aracajú, Cachoeira Paulista, Gama, Recife e Rio de Janeiro. Conto com a vossa oração pelos Representantes das várias Religiões que amanhã se reúnem em Assis, a bem da justiça e da paz sobre a terra. Sobre vós e vossos familiares, desça a minha Bênção.

Saluto in lingua polacca:

Drodzy Polacy, Bracia i Siostry. Serdecznie pozdrawiam was obecnych tu w Bazylice Świętego Piotra przy grobach apostolskich, przy ołtarzu błogosławionego Jana Pawła II. Niech waszą wiarę umocni spotkanie w tym świętym miejscu. Z serca wam błogosławię.

[Cari fratelli e sorelle polacchi. Saluto cordialmente voi qui presenti nella Basilica di San Pietro accanto ai sepolcri degli apostoli e all’altare del beato Giovanni Paolo II. Che la presenza in questo santo posto rafforzi la vostra fede. Vi benedico di cuore.]

Słowa pozdrowienia kieruję do polskich pielgrzymów. Jutro w Asyżu odbędzie się spotkanie z przedstawicielami religii świata na rzecz pokoju. W związku z tym organizowane jest w Polsce, w Bydgoszczy, sympozjum europejskich ekspertów na temat dialogu pomiędzy kulturami, cywilizacjami i religiami. Życzę im owocnej refleksji. Wam wszystkim tu obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.

Traduzione italiana:

Rivolgo una parola di saluto ai pellegrini polacchi. Domani ad Assisi si svolgerà l’incontro con i rappresentanti delle religioni del mondo per la causa della pace. In concomitanza viene organizzato in Polonia, a Bydgoszcz, un simposio degli esperti europei sul tema del dialogo tra culture, civiltà e religioni. Auguro loro una fruttuosa riflessione. Benedico di cuore voi, qui presenti, e i vostri cari.

Saluto in lingua croata:

Od srca pozdravljam sve hrvatske hodočasnike. Dragi prijatelji, okupljeni na nedjeljnom euharistijskom slavlju oko stola Gospodnjeg, hranite se Njegovim tijelom i krvlju kako biste živjeli u zajedništvu s Njime. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Saluto di cuore i pellegrini Croati. Cari amici, radunati intorno all’altare del Signore per l’Eucaristia domenicale, nutritevi con il Suo Corpo e Sangue affinché viviate in comunione con Lui. Siano lodati Gesù e Maria!

Saluto in lingua ceca:

Srdečně zdravím české poutníky. Drazí přátelé, žádám i vás, abyste duchovně provázeli Den reflexí, dialogu a modlitby za pokoj a spravedlnost ve světě, který se zítra bude konat v Assisi. Všem vám žehnám. Chvála Kristu.

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua ceca. Cari amici, anche a voi chiedo di accompagnare spiritualmente la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo che si terrà domani ad Assisi. A tutti la mia Benedizione. Sia lodato Gesù Cristo.

Saluto in lingua slovacca:

Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne zo Skalice, Blatného, Bystričian, Turčianskeho Petra, Trnavy a Žiliny.
Bratia a sestry, pozývam vás zjednotiť sa duchovne v modlitbe za Deň reflexie a dialógu, ktorý sa bude konať zajtra v Assisi. S láskou žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini slovacchi, specialmente quelli provenienti da Skalica, Blatné, Bystričany, Turčiansky Peter, Trnava e Žilina.
Fratelli e sorelle, vi invito ad unirvi spiritualmente alla preghiera per la Giornata di riflessione e dialogo che si svolgerà domani ad Assisi. Con affetto benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!

Saluto in lingua slovena:

Lepo pozdravljam romarje iz Martjancev v Sloveniji!
Naj vam sveta apostola Peter in Pavel, ki sta svoje zaupanje v Gospoda Jezusa ohranila vse do mučeniške smrti, izprosita tako močno vero, da je ne bodo omajale nobene preizkušnje. Naj bo z vami moj blagoslov!

Traduzione italiana:

Rivolgo un caro saluto ai pellegrini provenienti da Martjanci in Slovenia!
I santi Apostoli Pietro e Paolo che conservarono la loro fiducia nel Signore Gesù fino al loro martirio, intercedano per voi affinché otteniate una fede così salda che nessuna prova potrà mai far vacillare. Vi accompagni la mia benedizione!

* * *

E infine rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i giovani dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, accompagnati dal loro Pastore Mons. Giovan Battista Pichierri, e gli alunni della scuola “Sacro Cuore” di Roma. Su tutti invoco, per intercessione della Vergine Maria, ogni desiderato bene e formulo fervidi voti che ciascuno possa rendere una generosa testimonianza cristiana.

Saluto, infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli. L’esempio di San Francesco d’Assisi, sulla cui tomba sosterò domani in preghiera, sostenga voi, cari giovani, nell'impegno di quotidiana fedeltà a Cristo; incoraggi voi, cari ammalati, a seguire sempre Gesù nel cammino della prova e della sofferenza; aiuti voi, cari sposi novelli, a fare della vostra famiglia il luogo del costante incontro con l'amore di Dio e dei fratelli. Grazie a voi tutti. Buona giornata.

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