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UDIENZA
GENERALE (26 ottobre 2011) |
Radio
Vaticana, 26 ottobre 2011
Il
Papa alla vigilia dell’incontro di Assisi: il regno di
pace di Cristo non si estende con la forza, i cristiani
non diventino lupi tra i lupi
◊
I cristiani non cedano mai alla tentazione “di diventare
lupi tra i lupi”: è il monito di Benedetto XVI, alla
Liturgia della Parola svoltasi stamani in Aula Paolo VI,
in preparazione all’incontro interreligioso per la pace
di domani ad Assisi. All’evento, che è stato introdotto
dal cardinale vicario Agostino Vallini, hanno partecipato
i fedeli della diocesi di Roma, oltre a gruppi di
pellegrini di tutto il mondo. Il Papa ha auspicato che i
cristiani siano strumenti di pace in un mondo lacerato
dalle guerre e dagli egoismi. Prima del momento di
preghiera, il Pontefice si era recato nella Basilica di
San Pietro, dove ha salutato le migliaia di fedeli che non
avevano trovato posto in Aula Paolo VI. Il maltempo ha,
infatti, costretto a spostare l’udienza generale
inizialmente programmata in Piazza San Pietro, come
avviene tradizionalmente il mercoledì. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Tu es Petrus”
“Concedi all’umanità inquieta il dono della vera
pace”: alla vigilia della Giornata di Assisi, il Papa
prega per la pace e la giustizia nel mondo. E sottolinea
che “chi è in cammino verso Dio non può non
trasmettere pace” e chi “costruisce pace non può non
avvicinarsi a Dio”. Ecco perché nell’incontro di
Assisi, spiega, vi saranno non solo membri di diverse
religione ma anche uomini non credenti. Nell’omelia, il
Papa si è soffermato in particolare sulla prima lettura,
tratta dal libro di Zaccaria, che annuncia l’avvento di
un re umile, un re che spezzerà gli archi di battaglia e
annuncerà la pace alle nazioni:
“Gesù è re povero tra i poveri, mite tra coloro
che vogliono essere miti. In questo modo egli è re di
pace, grazie alla potenza di Dio, che è la potenza del
bene, la potenza dell’amore”.
E’ un re, soggiunge il Papa, che “realizza la pace
sulla Croce, congiungendo la terra e il cielo e gettando
un ponte fraterno fra tutti gli uomini”:
“La Croce è il nuovo arco di pace, segno e
strumento di riconciliazione, di perdono, di comprensione,
segno che l’amore è più forte di ogni violenza e di
ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince
con il bene, con l’amore”.
L’orizzonte di questo re, osserva ancora il Papa,
“non è quello di un territorio, di uno Stato, ma sono i
confini del mondo”. E sottolinea che vediamo compiere
questa comunione, questa unità nell’Eucaristia. E’ lì,
afferma, che il Signore ci toglie dai nostri
individualismi “per formare di noi un solo corpo, un
solo regno di pace in un mondo diviso”:
“Dappertutto, in ogni realtà, in ogni cultura,
dalle grandi città con i loro palazzi, fino ai piccoli
villaggi con le umili dimore, dalle possenti cattedrali
alla piccole cappelle, Egli viene, si rende presente; e
nell’entrare in comunione con Lui anche gli uomini sono
uniti tra di loro in un unico corpo, superando divisioni,
rivalità, rancori”.
Ecco allora che chi vuole essere “discepolo del
Signore”, deve essere pronto “anche alla passione e al
martirio, a perdere la propria vita per Lui, perché nel
mondo trionfino il bene, l’amore, la pace”:
“I cristiani non devono mai cedere alla tentazione
di diventare lupi tra i lupi; non è con il potere, con la
forza, con la violenza che il regno di pace di Cristo si
estende, ma con il dono di sé, con l’amore portato
all’estremo, anche verso i nemici. Gesù non vince il
mondo con la forza delle armi, ma con la forza della
Croce, che è la vera garanzia della vittoria”.
Come San Paolo, osserva il Papa, “dobbiamo essere
disposti a pagare di persona, a soffrire in prima persona
l’incomprensione, il rifiuto, la persecuzione”. E
avverte che “non è la spada del conquistatore che
costruisce la pace, ma la spada del sofferente di chi sa
donare la propria vita”. Di qui l’invocazione affinché
i cristiani diventino “strumenti” di pace “in un
mondo ancora lacerato da odio, da divisioni, da egoismi,
da guerre”:
“Vogliamo chiedergli che l’incontro di domani ad
Assisi, favorisca il dialogo tra persone di diversa
appartenenza religiosa e porti un raggio di luce capace di
illuminare la mente e il cuore di tutti gli uomini, perché
il rancore ceda il posto al perdono, la divisione alla
riconciliazione, l’odio all’amore, la violenza alla
mitezza e nel mondo regni la pace”.
Nella sua introduzione, il cardinale Agostino Vallini
ha lanciato un appello affinché il nome di Dio non sia
“più strumentalizzato per giustificare le guerre e le
violenze, ma al contrario sia la sorgente che favorisce il
reciproco riconoscimento e il rispetto fra i popoli e le
nazioni”. In più lingue, le intenzioni di preghiera,
dall’arabo al cinese. In spagnolo si è pregato affinché
i cristiani “riscoprano la via dell’unità e diventino
un segno della pace, per la quale Cristo ha dato la sua
vita”.
Canti
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Appello
del Papa per le popolazioni colpite dal sisma in Turchia.
Almeno 461 le vittime
◊
In Turchia si aggrava il bilancio delle vittime del
terremoto di domenica scorsa. Secondo gli ultimi dati, le
vittime sarebbero almeno 461, i feriti oltre 1350 e
centinaia i dispersi. Prosegue, intanto, l’opera dei
soccorritori: dopo il salvataggio di una neonata e di un
bambino di dieci anni, l’ultima persona ad essere
estratta viva dalle macerie, anche se in condizioni
critiche, è stata un’insegnante di 27 anni. Al termine
dell’incontro nell’Aula Paolo VI in Vaticano,
Benedetto XVI ha lanciato, stamani, un accorato appello in
favore delle popolazioni colpite dal sisma. Ascoltiamo le
parole del Santo Padre nel servizio di Amedeo Lomonaco:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“In questo momento, il pensiero va alle
popolazioni della Turchia duramente colpite dal terremoto,
che ha causato gravi perdite di vite umane, numerosi
dispersi e ingenti danni. Vi invito ad unirvi a me nella
preghiera per coloro che hanno perso la vita e ad essere
spiritualmente vicini a tante persone così duramente
provate. L’Altissimo dia sostegno a tutti coloro che
sono impegnati nell’opera di soccorso”.
E’ una corsa contro il tempo. Col passare delle ore
si riducono le probabilità di trovare superstiti. Il
Papa, oltre a ricordare quanti sono impegnati nei
soccorsi, esorta ad essere uniti nella preghiera. Padre
Domenico Bertogli da 45 anni in Turchia e
parroco ad Antiochia:
“Si incontra Dio nella preghiera e nel silenzio, ma
specialmente nella preghiera, perché è proprio il
momento in cui l’uomo si mette di fronte a Dio. E così,
nella preghiera, le divisioni tra il cristianesimo e le
altre religioni diminuiscono, perché in definitiva Dio è
unico. Mettersi dinanzi a Lui, nella nostra povertà, con
le nostre debolezze e problemi, è un momento molto
importante sia per un cristiano sia per un non
cristiano".
In momenti così drammatici la solidarietà supera ogni
divisione. La Turchia, in particolare, ha accettato
ufficialmente gli aiuti offerti da diversi Paesi, tra cui
anche Israele. Si tratta di un importante segnale di
distensione fra Tel Aviv e Ankara. Ancora padre Bertogli:
“E’ un momento che ci fa sentire più solidali, ci
fa sentire tutti creature di Dio. Davanti alla sofferenza,
alla morte e alla distruzione, la prima cosa che dobbiamo
abbattere sono proprio queste barriere ideologiche dei
problemi esistenti tra le varie nazioni. Si devono
superare queste barriere ideologiche e politiche. Si deve
guardare veramente all’uomo, che è la cosa principale
ed è anche la più bella, che ci fa sentire più vicini
gli uni agli altri”.
Il premier turco, Tayyip Erdogan, ha ammesso che
inizialmente ci sono stati problemi di coordinamento nella
gestione degli aiuti ai terremotati, ma che ora la
situazione è sotto controllo.
UDIENZA
GENERALE
Cari fratelli e sorelle!
Sono lieto di accogliervi nella Basilica di San Pietro
e di rivolgere il mio cordiale benvenuto a tutti voi che
purtroppo non avete trovato posto nell’Aula Paolo VI. Vi
incoraggio a rafforzare la vostra adesione al Vangelo per
essere sempre disponibili e pronti a compiere la volontà
del Signore. Con questi voti, di cuore imparto a tutti voi
la mia Benedizione, che volentieri estendo alle vostre
famiglie e alle persone care.
* * *
Cari
fratelli e sorelle,
oggi il
consueto appuntamento dell’Udienza generale assume un
carattere particolare, poiché siamo alla vigilia della Giornata
di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la
giustizia nel mondo, che si terrà domani ad Assisi,
a venticinque anni dal primo
storico incontro convocato dal Beato Giovanni Paolo II.
Ho voluto dare a questa giornata il titolo “Pellegrini
della verità, pellegrini della pace”, per significare
l’impegno che vogliamo solennemente rinnovare, insieme
con i membri di diverse religioni, e anche con uomini non
credenti ma sinceramente in ricerca della verità, nella
promozione del vero bene dell’umanità e nella
costruzione della pace. Come ho già avuto modo di
ricordare, “Chi è in cammino verso Dio non può non
trasmettere pace, chi costruisce pace non può non
avvicinarsi a Dio”.
Come
cristiani, siamo convinti che il contributo più prezioso
che possiamo dare alla causa della pace è quello della
preghiera. Per questo motivo ci ritroviamo oggi, come
Chiesa di Roma, insieme ai pellegrini presenti
nell’Urbe, nell’ascolto della Parola di Dio, per
invocare con fede il dono della pace. Il Signore può
illuminare la nostra mente e i nostri cuori e guidarci ad
essere costruttori di giustizia e di riconciliazione nelle
nostre realtà quotidiane e nel mondo.
Nel brano
del profeta Zaccaria che abbiamo appena ascoltato è
risuonato un annuncio pieno di speranza e di luce (cfr Zc
9,10). Dio promette la salvezza, invita ad “esultare
grandemente” perché questa salvezza si sta per
concretizzare. Si parla di un re: “Ecco, a te viene il
tuo re. Egli è giusto e vittorioso” (v. 9), ma quello
che viene annunciato non è un re che si presenta con la
potenza umana, la forza delle armi; non è un re che
domina con il potere politico e militare; è un re
mansueto, che regna con l’umiltà e la mitezza di fronte
a Dio e agli uomini, un re diverso rispetto ai grandi
sovrani del mondo: “cavalca un asino, un puledro figlio
d’asina”, dice il profeta (ibidem). Egli si
manifesta cavalcando l’animale della gente comune, del
povero, in contrasto con i carri da guerra degli eserciti
dei potenti della terra. Anzi, è un re che farà sparire
questi carri, spezzerà gli archi di battaglia, annuncerà
la pace alle nazioni (cfr v. 10).
Ma chi è
questo re di cui parla il profeta Zaccaria? Andiamo per un
momento a Betlemme e riascoltiamo ciò che l’Angelo dice
ai pastori che vegliavano di notte facendo guardia al
proprio gregge. L’Angelo annuncia una gioia che sarà di
tutto il popolo, legata ad un segno povero: un bambino
avvolto in fasce, posto in una mangiatoia (cfr Lc 2,8-12).
E la moltitudine celeste canta “Gloria a Dio nel più
alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli
ama” (v. 14), agli uomini di buona volontà. La nascita
di quel bambino, che è Gesù, porta un annuncio di pace
per tutto il mondo. Ma andiamo anche ai momenti finali
della vita di Cristo, quando Egli entra in Gerusalemme
accolto da una folla festante. L’annuncio del profeta
Zaccaria dell’avvento di un re umile e mansueto tornò
alla mente dei discepoli di Gesù in modo particolare dopo
gli eventi della passione, morte e risurrezione, del
Mistero pasquale, quando riandarono con gli occhi della
fede a quel gioioso ingresso del Maestro nella Città
Santa. Egli cavalca un asina, presa in prestito (cfr Mt
21,2-7): non è su di una ricca carrozza, non è a cavallo
come i grandi. Non entra in Gerusalemme accompagnato da un
potente esercito di carri e di cavalieri. Egli è un re
povero, il re di coloro che sono i poveri di Dio. Nel
testo greco appare il termine praeîs, che
significa i mansueti, i miti; Gesù è il re degli anawim,
di coloro che hanno il cuore libero dalla brama di potere
e di ricchezza materiale, dalla volontà e dalla ricerca
di dominio sull’altro. Gesù è il re di quanti hanno
quella libertà interiore che rende capaci di superare
l’avidità, l’egoismo che c’è nel mondo, e sanno
che Dio solo è la loro ricchezza. Gesù è re povero tra
i poveri, mite tra quelli che vogliono essere miti. In
questo modo Egli è re di pace, grazie alla potenza di
Dio, che è la potenza del bene, la potenza dell’amore.
E’ un re che farà sparire i carri e i cavalli da
battaglia, che spezzerà gli archi da guerra; un re che
realizza la pace sulla Croce, congiungendo la terra e il
cielo e gettando un ponte fraterno tra tutti gli uomini.
La Croce è il nuovo arco di pace, segno e
strumento di riconciliazione, di perdono, di comprensione,
segno che l’amore è più forte di ogni violenza e di
ogni oppressione, più forte della morte: il male si vince
con il bene, con l’amore.
E’
questo il nuovo regno di pace in cui Cristo è il re; ed
è un regno che si estende su tutta la terra. Il profeta
Zaccaria annuncia che questo re mansueto, pacifico,
dominerà “da mare a mare e dal Fiume fino ai confini
della terra” (Zc 9,10). Il regno che Cristo
inaugura ha dimensioni universali. L’orizzonte di questo
re povero, mite non è quello di un territorio, di uno
Stato, ma sono i confini del mondo; al di là di ogni
barriera di razza, di lingua, di cultura, Egli crea
comunione, crea unità. E dove vediamo realizzarsi
nell’oggi questo annuncio? Nella grande rete delle
comunità eucaristiche che si estende su tutta la terra
riemerge luminosa la profezia di Zaccaria. E’ un grande
mosaico di comunità nelle quali si rende presente il
sacrificio di amore di questo re mansueto e pacifico; è
il grande mosaico che costituisce il “Regno di pace”
di Gesù da mare a mare fino ai confini del mondo; è una
moltitudine di “isole della pace”, che irradiano pace.
Dappertutto, in ogni realtà, in ogni cultura, dalle
grandi città con i loro palazzi, fino ai piccoli villaggi
con le umili dimore, dalle possenti cattedrali alle
piccole cappelle, Egli viene, si rende presente; e
nell’entrare in comunione con Lui anche gli uomini sono
uniti tra di loro in un unico corpo, superando divisione,
rivalità, rancori. Il Signore viene nell’Eucaristia per
toglierci dal nostro individualismo, dai nostri
particolarismi che escludono gli altri, per formare di noi
un solo corpo, un solo regno di pace in un mondo diviso.
Ma come
possiamo costruire questo regno di pace di cui Cristo è
il re? Il comando che Egli lascia ai suoi Apostoli e,
attraverso di loro, a tutti noi è: “Andate dunque e
fate discepoli tutti i popoli… Ed ecco io sono con voi
tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt
28,19). Come Gesù, i messaggeri di pace del suo regno
devono mettersi in cammino, devono rispondere al suo
invito. Devono andare, ma non con la potenza della guerra
o con la forza del potere. Nel brano del Vangelo che
abbiamo ascoltato Gesù invia settantadue discepoli alla
grande messe che è il mondo, invitandoli a pregare il
Signore della messe perché non manchino mai operai nella
sua messe (cfr Lc 10,1-3); ma non li invia con
mezzi potenti, bensì “come agnelli in mezzo ai lupi”
(v. 3), senza borsa, bisaccia, né sandali (cfr v. 4). San
Giovanni Crisostomo, in una delle sue Omelie, commenta:
“Finché saremo agnelli, vinceremo e, anche se saremo
circondati da numerosi lupi, riusciremo a superarli. Ma se
diventeremo lupi, saremo sconfitti, perché saremo privi
dell’aiuto del pastore” (Omelia 33, 1: PG
57, 389). I cristiani non devono mai cedere alla
tentazione di diventare lupi tra i lupi; non è con il
potere, con la forza, con la violenza che il regno di pace
di Cristo si estende, ma con il dono di sé, con l’amore
portato all’estremo, anche verso i nemici. Gesù non
vince il mondo con la forza delle armi, ma con la forza
della Croce, che è la vera garanzia della vittoria. E
questo ha come conseguenza per chi vuole essere discepolo
del Signore, suo inviato, l’essere pronto anche alla
passione e al martirio, a perdere la propria vita per Lui,
perché nel mondo trionfino il bene, l’amore, la pace.
E’ questa la condizione per poter dire, entrando in ogni
realtà: “Pace a questa casa” (Lc 10,5).
Davanti
alla Basilica di San Pietro, si trovano due grandi statue
dei santi Pietro e Paolo, facilmente identificabili: san
Pietro tiene in mano le chiavi, san Paolo invece tiene
nelle mani una spada. Per chi non conosce la storia di
quest’ultimo potrebbe pensare che si tratti di un grande
condottiero che ha guidato possenti eserciti e con la
spada ha sottomesso popoli e nazioni, procurandosi fama e
ricchezza con il sangue altrui. Invece è esattamente il
contrario: la spada che tiene tra le mani è lo strumento
con cui Paolo venne messo a morte, con cui subì il
martirio e sparse il suo proprio sangue. La sua
battaglia non fu quella della violenza, della guerra, ma
quella del martirio per Cristo. La sua unica arma fu
proprio l’annuncio di “Gesù Cristo e Cristo
crocifisso” (1Cor 2,2). La sua predicazione non
si basò “su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla
manifestazione dello Spirito e della sua potenza” (v.
4). Dedicò la sua vita a portare il messaggio di
riconciliazione e di pace del Vangelo, spendendo ogni sua
energia per farlo risuonare fino ai confini della terra. E
questa è stata la sua forza: non ha cercato una vita
tranquilla, comoda, lontana dalle difficoltà, dalle
contrarietà, ma si è consumato per il Vangelo, ha dato
tutto se stesso senza riserve, e così è diventato il
grande messaggero della pace e della riconciliazione di
Cristo. La spada che san Paolo tiene nelle mani richiama
anche la potenza della verità, che spesso può ferire, può
far male; l’Apostolo è rimasto fedele fino in fondo a
questa verità, l’ha servita, ha sofferto per essa, ha
consegnato la sua vita per essa. Questa stessa logica vale
anche per noi, se vogliamo essere portatori del regno di
pace annunciato dal profeta Zaccaria e realizzato da
Cristo: dobbiamo essere disposti a pagare di persona, a
soffrire in prima persona l’incomprensione, il rifiuto,
la persecuzione. Non è la spada del conquistatore che
costruisce la pace, ma la spada del sofferente, di chi sa
donare la propria vita.
Cari
fratelli e sorelle, come cristiani vogliamo invocare da
Dio il dono della pace, vogliamo pregarlo che ci renda
strumenti della sua pace in un mondo ancora lacerato da
odio, da divisioni, da egoismi, da guerre, vogliamo
chiedergli che l’incontro di domani ad Assisi favorisca
il dialogo tra persone di diversa appartenenza religiosa e
porti un raggio di luce capace di illuminare la mente e il
cuore di tutti gli uomini, perché il rancore ceda il
posto al perdono, la divisione alla riconciliazione,
l’odio all’amore, la violenza alla mitezza, e nel
mondo regni la pace. Amen.
APPELLO
Cari
fratelli e sorelle, prima di salutarvi nelle diverse
lingue, comincio con un appello. In questo momento,
il pensiero va alle popolazioni della Turchia duramente
colpite dal terremoto, che ha causato gravi perdite di
vite umane, numerosi dispersi e ingenti danni. Vi invito
ad unirvi a me nella preghiera per coloro che hanno perso
la vita e ad essere spiritualmente vicini a tante persone
così duramente provate. L’Altissimo dia sostegno a
tutti coloro che sono impegnati nell’opera di soccorso.
Adesso saluto nelle diverse lingue.
Saluti:
Je salue
cordialement les pèlerins francophones, en particulier
les membres de l’Association internationale Foi et
Lumière, ainsi que le groupe de Cambrai avec l’archevêque,
Monseigneur François Garnier, les paroisses et les jeunes
venant de France et de Suisse. Je vous invite à prier
pour la rencontre qui aura lieu demain à Assise avec des
représentants des communautés chrétiennes, de diverses
religions et des personnalités du monde de la culture et
de la science. Puisse ce pèlerinage de la vérité et de
la paix nous encourager à marcher toujours vers Dieu, et
renforcer notre engagement au service de la paix. Bon séjour
à tous !
I am
happy to welcome all the English-speaking pilgrims and
visitors here today. I ask you to accompany me in prayer
as I journey tomorrow to Assisi for the celebration of the
Day of Reflection, Dialogue and Prayer for Peace and
Justice in the World, together with representatives of
different religions. I extend special greetings to the
pilgrims from the Diocese of Niigata in Japan celebrating
their centenary. I also welcome those present from
England, Denmark, Indonesia, the Philippines, South Korea,
Vietnam and the United States. May Almighty God bless all
of you!
Liebe Brüder
und Schwestern aus den Ländern deutscher Sprache! Danke!
Einen herzlichen Gruß richte ich zunächst an die
Teilnehmer der Romwallfahrt des Internationalen
Kolpingwerks. Seit der Seligsprechung von Adolph Kolping
sind zwanzig Jahre vergangen. Wir hoffen alle, daß die
Heiligsprechung nahe ist, aber wir brauchen noch Gebet
dazu, damit wir das Wunder erhalten, das nötig ist. Aber
ich freue mich, daß so viele gekommen sind, und ich sehe
darin doch die Kraft des Kolpingwerks, welche eine Kraft
des Glaubens in unserem Land ist. Wie ihr wißt und soeben
gehört habt, werde ich morgen in Assisi zusammen mit
Vertretern verschiedener Religionen einen Tag der
Reflexion, des Gesprächs und des Gebets für den Frieden
und die Gerechtigkeit in der Welt halten. Ich möchte euch
einladen, euch im Gebet mit mir zu verbinden und den Herrn
um seinen Segen für ein friedliches Miteinander aller
Menschen und Völker zu bitten. Der dreifaltige Gott
begleite uns bei unserem Reden und Tun und lasse uns stets
seiner Nähe gewiß sein. Euch allen wünsche ich einen
frohen Aufenthalt in Rom.
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española, en
particular a los venidos de España, México, Costa Rica,
Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos
a ser incansables en construir la paz, y pedir al Señor
que este don de su gracia reine en las naciones y en el
corazón de todos los hombres.
Uma saudação
amiga e encorajadora para todos os peregrinos de língua
portuguesa, com menção especial dos grupos brasileiros
de Aracajú, Cachoeira Paulista, Gama, Recife e Rio de
Janeiro. Conto com a vossa oração pelos Representantes
das várias Religiões que amanhã se reúnem em Assis, a
bem da justiça e da paz sobre a terra. Sobre vós e
vossos familiares, desça a minha Bênção.
Saluto
in lingua polacca:
Drodzy
Polacy, Bracia i Siostry. Serdecznie pozdrawiam was
obecnych tu w Bazylice Świętego Piotra przy
grobach apostolskich, przy ołtarzu błogosławionego
Jana Pawła II. Niech waszą wiarę umocni
spotkanie w tym świętym miejscu. Z serca wam błogosławię.
[Cari
fratelli e sorelle polacchi. Saluto cordialmente voi qui
presenti nella Basilica di San Pietro accanto ai sepolcri
degli apostoli e all’altare del beato Giovanni Paolo II.
Che la presenza in questo santo posto rafforzi la vostra
fede. Vi benedico di cuore.]
Słowa
pozdrowienia kieruję do polskich pielgrzymów. Jutro
w Asyżu odbędzie się spotkanie z
przedstawicielami religii świata na rzecz pokoju. W
związku z tym organizowane jest w Polsce, w
Bydgoszczy, sympozjum europejskich ekspertów na temat
dialogu pomiędzy kulturami, cywilizacjami i religiami.
Życzę im owocnej refleksji. Wam wszystkim tu
obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.
Traduzione
italiana:
Rivolgo
una parola di saluto ai pellegrini polacchi. Domani ad
Assisi si svolgerà l’incontro con i rappresentanti
delle religioni del mondo per la causa della pace. In
concomitanza viene organizzato in Polonia, a Bydgoszcz, un
simposio degli esperti europei sul tema del dialogo tra
culture, civiltà e religioni. Auguro loro una fruttuosa
riflessione. Benedico di cuore voi, qui presenti, e i
vostri cari.
Saluto
in lingua croata:
Od srca
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike. Dragi
prijatelji, okupljeni na nedjeljnom euharistijskom slavlju
oko stola Gospodnjeg, hranite se Njegovim tijelom i krvlju
kako biste živjeli u zajedništvu s Njime. Hvaljen Isus i
Marija!
Traduzione
italiana:
Saluto di
cuore i pellegrini Croati. Cari amici, radunati intorno
all’altare del Signore per l’Eucaristia domenicale,
nutritevi con il Suo Corpo e Sangue affinché viviate in
comunione con Lui. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
zdravím české poutníky. Drazí přátelé, žádám
i vás, abyste duchovně provázeli Den reflexí,
dialogu a modlitby za pokoj a spravedlnost ve světě,
který se zítra bude konat v Assisi. Všem vám žehnám.
Chvála Kristu.
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini di lingua ceca. Cari
amici, anche a voi chiedo di accompagnare spiritualmente
la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la
pace e la giustizia nel mondo che si terrà domani ad
Assisi. A tutti la mia Benedizione. Sia lodato Gesù
Cristo.
Saluto
in lingua slovacca:
Srdečne
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne zo Skalice,
Blatného, Bystričian, Turčianskeho Petra,
Trnavy a Žiliny.
Bratia a sestry, pozývam vás zjednotiť sa duchovne
v modlitbe za Deň reflexie a dialógu, ktorý
sa bude konať zajtra v Assisi. S láskou žehnám vás
i vašich drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini slovacchi, specialmente quelli
provenienti da Skalica, Blatné, Bystričany, Turčiansky
Peter, Trnava e Žilina.
Fratelli e sorelle, vi invito ad unirvi spiritualmente
alla preghiera per la Giornata di riflessione e dialogo
che si svolgerà domani ad Assisi. Con affetto benedico
voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovena:
Lepo
pozdravljam romarje iz Martjancev v Sloveniji!
Naj vam sveta apostola Peter in Pavel, ki sta svoje
zaupanje v Gospoda Jezusa ohranila vse do mučeniške
smrti, izprosita tako močno vero, da je ne bodo
omajale nobene preizkušnje. Naj bo z vami moj blagoslov!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un caro saluto ai pellegrini provenienti da Martjanci in
Slovenia!
I santi Apostoli Pietro e Paolo che conservarono la loro
fiducia nel Signore Gesù fino al loro martirio,
intercedano per voi affinché otteniate una fede così
salda che nessuna prova potrà mai far vacillare. Vi
accompagni la mia benedizione!
* * *
E infine
rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua
italiana. In particolare, saluto i giovani
dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie,
accompagnati dal loro Pastore Mons. Giovan Battista
Pichierri, e gli alunni della scuola “Sacro Cuore” di
Roma. Su tutti invoco, per intercessione della Vergine
Maria, ogni desiderato bene e formulo fervidi voti che
ciascuno possa rendere una generosa testimonianza
cristiana.
Saluto,
infine, i giovani, i malati e gli sposi novelli.
L’esempio di San Francesco d’Assisi, sulla cui tomba
sosterò domani in preghiera, sostenga voi, cari giovani,
nell'impegno di quotidiana fedeltà a Cristo; incoraggi
voi, cari ammalati, a seguire sempre Gesù nel cammino
della prova e della sofferenza; aiuti voi, cari sposi
novelli, a fare della vostra famiglia il luogo del
costante incontro con l'amore di Dio e dei fratelli.
Grazie a voi tutti. Buona giornata.
©
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