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UDIENZA
GENERALE (28 DICEMBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 28 dicembre 2011
Il Papa
all’udienza generale: è in famiglia che si impara a
pregare e a percepire il senso di Dio
◊ È la famiglia “la prima
scuola di preghiera”. Lo ha affermato Benedetto XVI, che
alla Santa Famiglia di Nazaret e al suo rapporto con la
preghiera ha dedicato stamattina l’ultima udienza
generale del 2011, presieduta in Aula Paolo VI. Il Papa ha
ripercorso gli anni dell’infanzia e della giovinezza di
Gesù insieme con Maria e Giuseppe, invitando i cristiani
a “riscoprire la bellezza di pregare insieme” in casa.
Il servizio di Alessandro De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Maestri del Maestro. Maria e Giuseppe maestri di
preghiera del Figlio di Dio. Un mistero, reso ancor più
nascosto dalla scarsità di informazioni ricavabili dal
Vangelo, che Benedetto XVI ha voluto indagare
intrecciando, nell’ultima catechesi dell’anno, il suo
ciclo di riflessioni sulla preghiera e la festa imminente
della Sacra Famiglia. Famiglia, quella dell’infanzia e
della giovinezza di Gesù, che – ha affermato – è
“icona della Chiesa domestica” per le famiglie
cristiane di oggi:
“La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la
prima scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin
dalla più tenera età, possono imparare a percepire il
senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio
dei genitori: vivere in un'atmosfera segnata dalla
presenza di Dio. Un’educazione autenticamente cristiana
non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se
non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile
riuscire a colmare questo vuoto”.
Un vuoto certamente sconosciuto agli abitanti della
casa di Nazaret dove ogni parola, gesto, azione rivelava
una “singolare intimità” con Dio. Come, certamente,
in Maria:
“La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo
modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a
titolo speciale, poiché è nel suo grembo che si è
formato, prendendo da lei anche un’umana somiglianza.
Alla contemplazione di Gesù nessuno si è dedicato con
altrettanta assiduità di Maria (...) Sulla scia del Beato
Papa Giovanni Paolo II, possiamo dire che la preghiera del
Rosario trae il suo modello proprio da Maria, poiché
consiste nel contemplare i misteri di Cristo in unione
spirituale con la Madre del Signore”.
Di Giuseppe il Vangelo non ha conservato parole, ma la
Chiesa conserva di lui l’immagine e la sostanza di una
persona, ha detto il Papa, “fedele, costante,
operosa”. E che “sicuramente – ha aggiunto – ha
educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria”, sia
portandolo con sé in sinagoga al sabato o alle “grandi
feste del popolo d’Israele”, sia praticandola nei
normali ritmi familiari:
“Giuseppe, secondo la tradizione ebraica, avrà
guidato la preghiera domestica sia nella quotidianità –
al mattino, alla sera, ai pasti -, sia nelle principali
ricorrenze religiose. Così, nel ritmo delle giornate
trascorse a Nazaret, tra la semplice casa e il laboratorio
di Giuseppe, Gesù ha imparato ad alternare preghiera e
lavoro, e ad offrire a Dio anche la fatica per guadagnare
il pane necessario alla famiglia”.
Più complesso il rapporto di Gesù giovane con la
preghiera. Benedetto XVI lo ha spiegato riferendosi
all’episodio di quando, dodicenne, Gesù viene ritrovato
dopo tre giorni dai genitori nel tempio di Gerusalemme,
intento a occuparsi – come dirà loro – delle “cose
del Padre mio”. È esattamente in questa parola,
“Padre”, pronunciata – ha osservato il Papa –
“con la consapevolezza del Figlio Unigenito”, che vi
è “la chiave di accesso al mistero della preghiera
cristiana”:
“Gesù ci insegna come essere figli, proprio
nell'essere col Padre nella preghiera. Il mistero
cristologico, il mistero dell'esistenza cristiana è
intimamente collegato, fondato sulla preghiera. Gesù
insegnerà un giorno ai suoi discepoli a pregare, dicendo
loro: quando pregate dite ‘Padre’. E, naturalmente,
non ditelo solo con una parola, ditelo con la vostra
esistenza, imparate sempre più a dire con la vostra
esistenza: ‘Padre’; e così sarete veri figli nel
Figlio, veri cristiani”.
Sia nell’occasione del ritrovamento di Gesù nel
tempio, sia in quella precedente, della presentazione del
Figlio al Tempio poco dopo la nascita, Maria e Giuseppe
vivono un aspetto tipico della preghiera, quello del
pellegrinaggio, una “espressione religiosa – ha
sottolineato il Papa – che si nutre di preghiera e al
tempo stesso la alimenta”. In definitiva, ha concluso
Benedetto XVI, “la Famiglia di Nazaret è il primo
modello della Chiesa in cui, intorno alla presenza di Gesù
e grazie alla sua mediazione, si vive tutti la relazione
filiale con Dio Padre, che trasforma anche le relazioni
interpersonali umane”. Un auspicio anche per le famiglie
di oggi, purché siano capaci di riscoprire il primo
valore necessario alla preghiera, che il Papa ha ricordato
citando Paolo VI:
“In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh!
se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera
ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo
storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella
esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio
di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri,
intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le
segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri
maestri”.
Ai saluti conclusivi, dopo le catechesi nelle altre
lingue, Benedetto XVI ha ricordato, fra gli altri, le
Missionarie Figlie del Calvario impegnate nel Capitolo
generale, e i Figli e le Figlie della Madonna del Divino
Amore, a 50 anni dall’approvazione pontificia e alla
loro istituzione canonica.
UDIENZA
GENERALE
Aula
Paolo VI
Mercoledì, 28 dicembre 2011
La
preghiera e la Santa Famiglia di Nazaret
Cari
fratelli e sorelle,
l’odierno
incontro si svolge nel clima natalizio, pervaso di intima
gioia per la nascita del Salvatore. Abbiamo appena
celebrato questo mistero, la cui eco si espande nella
liturgia di tutti questi giorni. È un mistero di luce che
gli uomini di ogni epoca possono rivivere nella fede e
nella preghiera. Proprio attraverso la preghiera noi
diventiamo capaci di accostarci a Dio con intimità e
profondità. Perciò, tenendo presente il tema della
preghiera che sto sviluppando in questo periodo nelle
catechesi, oggi vorrei invitarvi a riflettere su come la
preghiera faccia parte della vita della Santa Famiglia di
Nazaret. La casa di Nazaret, infatti, è una scuola di
preghiera, dove si impara ad ascoltare, a meditare, a
penetrare il significato profondo della manifestazione del
Figlio di Dio, traendo esempio da Maria, Giuseppe e Gesù.
Rimane
memorabile il discorso del Servo di Dio Paolo
VI nella sua visita
a Nazaret. Il Papa disse che alla scuola della Santa
Famiglia noi «comprendiamo perché dobbiamo tenere una
disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del
Vangelo e diventare discepoli del Cristo». E aggiunse: «In
primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse
in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed
indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da
tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e
tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret,
insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla
vita interiore, pronti a ben sentire le segrete
ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri» (Discorso
a Nazaret, 5 gennaio 1964).
Possiamo
ricavare alcuni spunti sulla preghiera, sul rapporto con
Dio, della Santa Famiglia dai racconti evangelici
dell’infanzia di Gesù. Possiamo partire dall’episodio
della presentazione di Gesù al tempio. San Luca narra che
Maria e Giuseppe, «quando furono compiuti i giorni della
loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè,
portarono il bambino a Gerusalemme, per presentarlo al
Signore» (2,22). Come ogni famiglia ebrea osservante
della legge, i genitori di Gesù si recano al tempio per
consacrare a Dio il primogenito e per offrire il
sacrificio. Mossi dalla fedeltà alle prescrizioni,
partono da Betlemme e si recano a Gerusalemme con Gesù
che ha appena quaranta giorni; invece di un agnello di un
anno presentano l’offerta delle famiglie semplici, cioè
due colombi. Quello della Santa Famiglia è il
pellegrinaggio della fede, dell’offerta dei doni,
simbolo della preghiera, e dell’incontro con il Signore,
che Maria e Giuseppe già vedono nel figlio Gesù.
La
contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello
insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo
speciale, poiché è nel suo grembo che si è formato,
prendendo da lei anche un’umana somiglianza. Alla
contemplazione di Gesù nessuno si è dedicato con
altrettanta assiduità di Maria. Lo sguardo del suo cuore
si concentra su di Lui già al momento
dell’Annunciazione, quando Lo concepisce per opera dello
Spirito Santo; nei mesi successivi ne avverte a poco a
poco la presenza, fino al giorno della nascita, quando i
suoi occhi possono fissare con tenerezza materna il volto
del figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella
mangiatoia. I ricordi di Gesù, fissati nella sua mente e
nel suo cuore, hanno segnato ogni istante dell’esistenza
di Maria. Ella vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di
ogni sua parola. San Luca dice: «Da parte sua [Maria]
custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc
2, 19), e così descrive l’atteggiamento di Maria
davanti al Mistero dell’Incarnazione, atteggiamento che
si prolungherà in tutta la sua esistenza: custodire le
cose meditandole nel cuore. Luca è l’evangelista che ci
fa conoscere il cuore di Maria, la sua fede (cfr 1,45), la
sua speranza e obbedienza (cfr 1,38), soprattutto la sua
interiorità e preghiera (cfr 1,46-56), la sua libera
adesione a Cristo (cfr 1,55). E tutto questo procede dal
dono dello Spirito Santo che scende su di lei (cfr 1,35),
come scenderà sugli Apostoli secondo la promessa di
Cristo (cfr At 1,8). Questa immagine di Maria che
ci dona san Luca presenta la Madonna come modello di ogni
credente che conserva e confronta le parole e le azioni di
Gesù, un confronto che è sempre un progredire nella
conoscenza di Gesù. Sulla scia del beato Papa Giovanni
Paolo II (cfr Lett. ap. Rosarium
Virginis Mariae) possiamo dire che la preghiera
del Rosario trae il suo modello proprio da Maria, poiché
consiste nel contemplare i misteri di Cristo in unione
spirituale con la Madre del Signore. La capacità di Maria
di vivere dello sguardo di Dio è, per così dire,
contagiosa. Il primo a farne l’esperienza è stato san
Giuseppe. Il suo amore umile e sincero per la sua promessa
sposa e la decisione di unire la sua vita a quella di
Maria ha attirato e introdotto anche lui, che già era un
«uomo giusto» (Mt 1,19), in una singolare intimità
con Dio. Infatti, con Maria e poi, soprattutto, con Gesù,
egli incomincia un nuovo modo di relazionarsi a Dio, di
accoglierlo nella propria vita, di entrare nel suo
progetto di salvezza, compiendo la sua volontà. Dopo aver
seguito con fiducia l’indicazione dell’Angelo - «non
temere di prendere con te Maria, tua sposa» (Mt
1,20) - egli ha preso con sé Maria e ha condiviso la sua
vita con lei; ha veramente donato tutto se stesso a Maria
e a Gesù, e questo l’ha condotto verso la perfezione
della risposta alla vocazione ricevuta. Il Vangelo, come
sappiamo, non ha conservato alcuna parola di Giuseppe: la
sua è una presenza silenziosa, ma fedele, costante,
operosa. Possiamo immaginare che anche lui, come la sua
sposa e in intima consonanza con lei, abbia vissuto gli
anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Gesù
gustando, per così dire, la sua presenza nella loro
famiglia. Giuseppe ha compiuto pienamente il suo ruolo
paterno, sotto ogni aspetto. Sicuramente ha educato Gesù
alla preghiera, insieme con Maria. Lui, in particolare, lo
avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato,
come pure a Gerusalemme, per le grandi feste del popolo
d’Israele. Giuseppe, secondo la tradizione ebraica, avrà
guidato la preghiera domestica sia nella quotidianità –
al mattino, alla sera, ai pasti -, sia nelle principali
ricorrenze religiose. Così, nel ritmo delle giornate
trascorse a Nazaret, tra la semplice casa e il laboratorio
di Giuseppe, Gesù ha imparato ad alternare preghiera e
lavoro, e ad offrire a Dio anche la fatica per guadagnare
il pane necessario alla famiglia.
E infine,
un altro episodio che vede la Santa Famiglia di Nazaret
raccolta insieme in un evento di preghiera. Gesù,
l'abbiamo sentito, a dodici anni si reca con i suoi al
tempio di Gerusalemme. Questo episodio si colloca nel
contesto del pellegrinaggio, come sottolinea san Luca: «I
suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la
festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono
secondo la consuetudine della festa» (2,41-42). Il
pellegrinaggio è un’espressione religiosa che si nutre
di preghiera e, al tempo stesso, la alimenta. Qui si
tratta di quello pasquale, e l’Evangelista ci fa
osservare che la famiglia di Gesù lo vive ogni anno, per
partecipare ai riti nella Città santa. La famiglia ebrea,
come quella cristiana, prega nell’intimità domestica,
ma prega anche insieme alla comunità, riconoscendosi
parte del Popolo di Dio in cammino e il pellegrinaggio
esprime proprio questo essere in cammino del Popolo di
Dio. La Pasqua è il centro e il culmine di tutto questo,
e coinvolge la dimensione familiare e quella del culto
liturgico e pubblico.
Nell’episodio
di Gesù dodicenne, sono registrate anche le prime parole
di Gesù: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo
essere in ciò che è del Padre mio?» (2,49). Dopo tre
giorni di ricerche, i suoi genitori lo ritrovarono nel
tempio seduto tra i maestri mentre li ascoltava ed
interrogava (cfr 2,46). Alla domanda perché ha fatto
questo al padre e alla madre, Egli risponde che ha fatto
soltanto quanto deve fare il Figlio, cioè essere presso
il Padre. Così Egli indica chi è il vero Padre, chi è
la vera casa, che Egli non fatto niente di strano, di
disobbediente. E' rimasto dove deve essere il Figlio, cioè
presso il Padre, e ha sottolineato chi è il suo Padre. La
parola «Padre» sovrasta quindi l'accento di questa
risposta e appare tutto il mistero cristologico. Questa
parola apre quindi il mistero, è la chiave al mistero di
Cristo, che è il Figlio, e apre anche la chiave al
mistero nostro di cristiani, che siamo figli nel Figlio.
Nello stesso tempo, Gesù ci insegna come essere figli,
proprio nell'essere col Padre nella preghiera. Il mistero
cristologico, il mistero dell'esistenza cristiana è
intimamente collegato, fondato sulla preghiera. Gesù
insegnerà un giorno ai suoi discepoli a pregare, dicendo
loro: quando pregate dite «Padre». E, naturalmente, non
ditelo solo con una parola, ditelo con la vostra
esistenza, imparate sempre più a dire con la vostra
esistenza: «Padre»; e così sarete veri figli nel
Figlio, veri cristiani.
Qui,
quando Gesù è ancora pienamente inserito nella vita
della Famiglia di Nazaret, è importante notare la
risonanza che può aver avuto nei cuori di Maria e
Giuseppe sentire dalla bocca di Gesù quella parola «Padre»,
e rivelare, sottolineare chi è il Padre, e sentire dalla
sua bocca questa parola con la consapevolezza del Figlio
Unigenito, che proprio per questo ha voluto rimanere per
tre giorni nel tempio, che è la «casa del Padre». Da
allora, possiamo immaginare, la vita nella Santa Famiglia
fu ancora più ricolma di preghiera, perché dal cuore di
Gesù fanciullo – e poi adolescente e giovane – non
cesserà più di diffondersi e di riflettersi nei cuori di
Maria e di Giuseppe questo senso profondo della relazione
con Dio Padre. Questo episodio ci mostra la vera
situazione, l'atmosfera dell'essere col Padre. Così la
Famiglia di Nazaret è il primo modello della Chiesa in
cui, intorno alla presenza di Gesù e grazie alla sua
mediazione, si vive tutti la relazione filiale con Dio
Padre, che trasforma anche le relazioni interpersonali,
umane.
Cari
amici, per questi diversi aspetti che, alla luce del
Vangelo, ho brevemente tratteggiato, la Santa Famiglia è
icona della Chiesa domestica, chiamata a pregare insieme.
La famiglia è Chiesa domestica e deve essere la prima
scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin dalla
più tenera età, possono imparare a percepire il senso di
Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei
genitori: vivere in un'atmosfera segnata dalla presenza di
Dio. Un’educazione autenticamente cristiana non può
prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si
impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire
a colmare questo vuoto. E, pertanto, vorrei rivolgere a
voi l’invito a riscoprire la bellezza di pregare assieme
come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret.
E così divenire realmente un cuor solo e un'anima sola,
una vera famiglia. Grazie.
Saluti:
Je salue
cordialement les pèlerins francophones, particulièrement
les prêtres congolais, les membres des Communautés
catholiques africaines francophones d’Italie et les
anciens élèves de l’Institution Saint-Jean de Douai.
Que ce temps de Noël soit pour tous l’occasion de
rendre plus intime et plus vraie votre relation avec le
Fils de Dieu fait homme. Bonne et heureuse année nouvelle
à tous !
I offer a
warm welcome to the students and teachers from the Oak
International Academies. Upon all the English-speaking
visitors present, including the pilgrimage groups from
Ireland, and the United States, I cordially invoke an
abundance of joy and peace in Christ our Newborn Saviour!
Von
Herzen grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher. Die Heilige Familie ist ein Vorbild für jede
christliche Familie, in der das Gebet einen ganz wichtigen
Platz hat, damit wir den Zusammenhalt mit Gott lernen, der
uns auch den Zusammenhalt untereinander schenkt. So lernen
in der Familie die Kinder das Beten, das Herz wird wach für
Gott! – Euch allen wünsche ich ein gesegnetes neues
Jahr.
Saludo a
los peregrinos de lengua española, en particular a los
fieles procedentes de la Diócesis de Girona, acompañados
por su Obispo, Monseñor Francesc Pardo, así como a los
demás grupos venidos de España, México y otros países
latinoamericanos. Invito a todos a descubrir la belleza de
rezar en el seno del hogar, asiduamente y en espíritu de
comunión, siguiendo así el ejemplo de la Sagrada Familia
de Nazaret. A la protección de Jesús, José y María
encomiendo a los padres y a las madres de familia, para
que inculquen en sus hijos el amor a la oración,
invocando junto a ellos el Santo Nombre de Dios. Os deseo
un feliz año nuevo y que el Señor os bendiga
copiosamente en estas fiestas y llene vuestro corazón de
alegría y paz. Muchas gracias.
Amados
peregrinos de língua portuguesa, a minha saudação amiga,
vendo a vossa presença como a ocasião propícia para
confiar ao Pai do Céu as vossas famílias e os sonhos de
bem que abrigam no coração. Recebei, como penhor de paz
e consolação, a minha Bênção Apostólica.
Saluto
in lingua polacca:
Pozdrawiam
obecnych tu Polaków. W atmosferze świąt Bożego
Narodzenia i bliskiego już Nowego Roku życzę
wszystkim wielu łask, a zwłaszcza daru pokoju,
radości i codziennego szczęścia. Niech wam
Bóg błogosławi!
Traduzione
italiana:
Saluto i
polacchi qui presenti. Nell’atmosfera del Natale e
dell’anno nuovo ormai vicino, auguro a tutti
un’abbondanza di grazie, e in particolare il dono della
pace, della gioia e della quotidiana felicità. Dio vi
benedica!
* * *
Rivolgo
un cordiale augurio natalizio ai pellegrini di lingua
italiana. Auguri a tutti voi! Saluto le Missionarie Figlie
del Calvario che celebrano in questi giorni il XVII
Capitolo Generale, come pure i Figli e le Figlie della
Madonna del Divino Amore nel 50° anniversario
dell’approvazione pontificia ed erezione canonica. Dò
un caloroso benvenuto ai numerosi gruppi parrocchiali e
alle associazioni, in particolare agli amici e volontari
della Fraterna Domus di Sacrofano, con l’augurio che la
luce di Cristo, che ha brillato sull’umanità nella
Notte di Natale, splenda in ciascuno di voi e vi
accompagni nel quotidiano impegno di testimoniare Gesù
nostro Salvatore.
Rivolgo
infine un pensiero affettuoso ai giovani, ai malati e agli
sposi novelli. La festa della Santa Famiglia che
celebreremo tra poco è occasione propizia per ripensare
le nostre relazioni e i nostri affetti. Cari giovani,
guardate alla Santa Famiglia e imitàtela, lasciandovi
plasmare dall’amore di Dio modello dell’amore umano.
Cari ammalati, con l'aiuto di Maria fidatevi sempre del
Signore, il quale conosce le vostre sofferenze e, unendole
alle sue, le offre per la salvezza del mondo. E voi, cari
sposi novelli, che volete edificare la vostra dimora sulla
roccia della Parola di Dio, rendete la vostra casa, ad
imitazione di quella di Nazareth, un luogo accogliente,
pieno di amore, di comprensione e di perdono.
Auguri a
tutti!
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