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UDIENZA
GENERALE (29 AGOSTO 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
29 agosto 2007
All'udienza
generale, la preghiera di Benedetto XVI per le vittime
delle calamità naturali e la condanna delle azioni
criminose contro il patrimonio ambientale
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La
natura e le persone sono minacciate dal
comportamento di alcuni irresponsabili: ne ha
parlato oggi Benedetto XVI all’udienza generale -
in piazza San Pietro, gremita da circa 12 mila
fedeli - riferendosi in particolare all’emergenza
incendi in Europa. Giunto in elicottero da Castel
Gandolfo, il Papa per ripararsi dal sole, è apparso
- sulla sua auto bianca per il consueto giro di
saluti - indossando il "galero", il
tradizionale cappello rosso a falda larga. Il
servizio di Roberta Gisotti:
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Addolorato
e preoccupato, il Santo Padre, per alcune “gravi calamità”,
riferendosi in particolare “alle inondazioni in alcuni
Paesi orientali come pure ai disastrosi incendi in Grecia,
in Italia e in altre nazioni europee”:
"Davanti a così drammatiche emergenze, che
hanno causato numerose vittime e ingenti danni materiali,
non si può non essere preoccupati per l’irresponsabile
comportamento di taluni che mettono a rischio
l’incolumità delle persone e distruggono il patrimonio
ambientale, bene prezioso dell’intera umanità".
Quindi la condanna e la richiesta di preghiere
particolari:
"Mi unisco a quanti giustamente stigmatizzano
tali azioni criminose e invito tutti a pregare per le
vittime di queste tragedie".
Riguardo la catechesi, il Papa si è soffermato sulla
figura di Gregorio, vescovo di Nissa, “tra i grandi
protagonisti della fioritura spirituale e culturale della
Cappadocia del IV secolo”. “Con la sua acuta
intelligenza e le sue vaste conoscenze filosofiche e
teologiche, egli - ha sottolineato Benedetto XVI - difese
la fede cristiana contro gli eretici, che negavano la
divinità del Figlio e dello Spirito Santo o
compromettevano la perfetta umanità di Cristo”.
Gregorio “con chiarezza” espresse la finalità dei
suoi studi, lo scopo supremo a cui mira la conoscenza: non
impiegare la vita in cose vane, ma trovare la luce che
consenta di discernere ciò che è veramente utile”,
trovando quel “bene supremo nel cristianesimo, grazie al
quale è possibile ‘l’imitazione della natura
divina’”. Gregorio insegna a riconoscere dentro noi
stessi “il riflesso della luce divina”:
"L’uomo ha dunque come fine la
contemplazione di Dio. Solo in essa potrà ritrovare il
suo appagamento. Per anticipare in qualche misura tale
obiettivo già in questa vita, egli deve progredire
incessantemente verso una vita spirituale, una vita in
dialogo con Dio”.
In altre parole - ha concluso il Papa - “la lezione
più importante” che questo grande ‘padre della
mistica’ San Gregorio Nisseno ci consegna è che “la
piena realizzazione dell’uomo consiste nella santità”.
In chiusura dell’udienza, i saluti nelle varie lingue
e un indirizzo particolare ad una delegazione di San
Marino, accompagnata dal vescovo, Luigi Negri, giunta in
Vaticano nel 25.mo anniversario della visita di Giovanni
Paolo II nella piccola Repubblica: “un evento così
significativo”, che Benedetto XVI ha auspicato possa
rinnovare l’adesione a Dio, “sorgente di luce, di
speranza e di pace”. Infine, il ricordo del Papa
dell’eroico esempio di San Giovanni Battista, del quale
si celebra oggi il martirio.
BENEDETTO XVI
Udienza
generale
Cari
fratelli e sorelle!
Nelle
ultime catechesi ho parlato di due grandi Dottori della
Chiesa del IV secolo, Basilio e Gregorio Nazianzeno,
Vescovo in Cappadocia, nell'attuale Turchia. Oggi ne
aggiungiamo un terzo, il fratello di Basilio, San Gregorio
di Nissa, che si è mostrato uomo di un carattere
meditativo, con grandi capacità di riflessione, e di una
vivace intelligenza, aperta alla cultura del suo tempo. Si
è rivelato così un pensatore originale e profondo nella
storia del cristianesimo.
Nacque
intorno al 335; la sua formazione cristiana fu curata
particolarmente dal fratello Basilio – da lui definito
«padre e maestro» (Ep. 13,4: SC 363,198)
– e dalla sorella Macrina. Compì gli studi, apprezzando
particolarmente la filosofia e la retorica. In un primo
tempo si dedicò all'insegnamento e si sposò. Poi
anch'egli, come il fratello e la sorella, si dedicò
interamente alla vita ascetica. Più tardi venne eletto
Vescovo di Nissa, e si dimostrò pastore zelante, così da
attirarsi la stima della comunità. Accusato di
malversazioni economiche dagli avversari eretici, dovette
per breve tempo abbandonare la sua sede episcopale, ma poi
vi rientrò trionfalmente (cfr Ep. 6: SC
363,164-170), e continuò ad impegnarsi nella lotta per
difendere la vera fede.
Soprattutto
dopo la morte di Basilio, quasi raccogliendone l'eredità
spirituale, cooperò al trionfo dell'ortodossia. Partecipò
a vari sinodi; cercò di dirimere i contrasti tra le
Chiese; prese parte attiva alla riorganizzazione
ecclesiastica e, come «colonna dell'ortodossia», fu un
protagonista del Concilio di Costantinopoli del 381, che
definì la divinità dello Spirito Santo. Ebbe vari
incarichi ufficiali da parte dell'imperatore Teodosio,
pronunciò importanti omelie e discorsi funebri, si dedicò
a comporre varie opere teologiche. Nel 394 partecipò
ancora a un sinodo tenutosi a Costantinopoli. Non è
conosciuta la data della sua morte.
Gregorio
esprime con chiarezza la finalità dei suoi studi, lo
scopo supremo a cui mira nel suo lavoro di teologo: non
impiegare la vita in cose vane, ma trovare la luce che
consenta di discernere ciò che è veramente utile (cfr In
Ecclesiasten hom. 1: SC 416,106-146).
Trovò questo bene supremo, nel cristianesimo, grazie al
quale è possibile «l’imitazione della natura divina»
(De professione christiana: PG 46, 244C).
Con la sua acuta intelligenza e le sue vaste conoscenze
filosofiche e teologiche, egli difese la fede cristiana
contro gli eretici, che negavano la divinità del Figlio e
dello Spirito Santo (come Eunomio e i macedoniani), o
compromettevano la perfetta umanità di Cristo (come
Apollinare). Commentò la Sacra Scrittura, soffermandosi
sulla creazione dell'uomo. Questo era per lui un tema
centrale: la creazione. Egli vedeva nella creatura il
riflesso del Creatore e trovava qui la strada verso Dio.
Ma egli scrisse anche un importante libro sulla vita di
Mosè, che presenta come uomo in cammino verso Dio: questa
salita verso il Monte Sinai diventa per lui un'immagine
della nostra salita nella vita umana verso la vera vita,
verso l'incontro con Dio. Egli ha interpretato anche la
preghiera del Signore, il Padre Nostro, e le Beatitudini.
Nel suo "Grande discorso catechetico" (Oratio
catechetica magna) espose le linee fondamentali della
teologia, non per una teologia accademica chiusa in se
stessa, ma per offrire ai catechisti un sistema di
riferimento da tener presente nelle loro istruzioni, quasi
il quadro nel quale si muove poi l'interpretazione
pedagogica della fede.
Gregorio,
inoltre, è insigne per la sua dottrina spirituale. Tutta
la sua teologia non era una riflessione accademica, ma
espressione di una vita spirituale, di una vita di fede
vissuta. Da grande "padre della mistica"
prospettò in vari trattati – come il De professione
christiana e il De perfectione christiana –
il cammino che i cristiani devono intraprendere per
raggiungere la vera vita, la perfezione. Esaltò la
verginità consacrata (De virginitate), e ne
propose un modello insigne nella vita della sorella
Macrina, che è rimasta per lui sempre una guida, un
esempio (cfr Vita Macrinae). Tenne vari
discorsi e omelie, e scrisse numerose lettere. Commentando
la creazione dell'uomo, Gregorio mette in evidenza che
Dio, «il migliore degli artisti, forgia la nostra natura
in maniera da renderla adatta all'esercizio della regalità.
Attraverso la superiorità stabilita dall'anima, e per
mezzo della stessa conformazione del corpo, Egli dispone
le cose in modo che l'uomo sia realmente idoneo al potere
regale» (De hominis opificio 4: PG
44,136B). Ma vediamo come l'uomo, nella rete dei peccati,
spesso abusi della creazione, non eserciti una vera
regalità. Per questo, infatti, per realizzare cioè una
vera responsabilità verso le creature, deve essere
penetrato da Dio e vivere nella sua luce. L'uomo, infatti,
è un riflesso di quella bellezza originaria che è Dio:
«Tutto quanto Dio creò era ottimo», scrive il santo
Vescovo. E aggiunge: «Lo testimonia il racconto della
creazione (cfr Gn 1,31). Fra le cose ottime c'era
anche l'uomo, ornato di una bellezza di gran lunga
superiore a tutte le cose belle. Che cos'altro, infatti,
poteva essere bello, al pari di chi era simile alla
bellezza pura e incorruttibile?... Riflesso e immagine
della vita eterna, egli era bello davvero, anzi
bellissimo, con il segno raggiante della vita sul suo
volto» (Homilia in Canticum 12: PG
44,1020C).
L'uomo è
stato onorato da Dio e posto al di sopra di ogni altra
creatura: «Non il cielo è stato fatto a immagine di Dio,
non la luna, non il sole, non la bellezza delle stelle,
nessun’altra delle cose che appaiono nella creazione.
Solo tu (anima umana) sei stata resa
immagine della natura che sovrasta ogni intelletto,
somiglianza della bellezza incorruttibile, impronta della
vera divinità, ricettacolo della vita beata, immagine
della vera luce, guardando la quale tu diventi quello che
Egli è, perché per mezzo del raggio riflesso proveniente
dalla tua purezza tu imiti Colui che brilla in te. Nessuna
cosa che esiste è così grande da essere commisurata alla
tua grandezza» (Homilia in Canticum 2: PG 44,805D).
Meditiamo questo elogio dell'uomo. Vediamo anche come
l'uomo sia degradato dal peccato. E cerchiamo di ritornare
alla grandezza originaria: solo se Dio è presente, l'uomo
arriva a questa sua vera grandezza.
L'uomo,
dunque, riconosce dentro di sé il riflesso della luce
divina: purificando il suo cuore, egli ritorna ad essere,
come era al principio, una limpida immagine di Dio,
Bellezza esemplare (cfr Oratio catechetica 6: SC
453,174). Così l’uomo, purificandosi, può vedere Dio,
come i puri di cuore (cfr Mt 5,8): «Se, con
un tenore di vita diligente e attento, laverai le brutture
che si sono depositate sul tuo cuore, risplenderà in te
la divina bellezza... Contemplando te stesso, vedrai in te
colui che è il desiderio del tuo cuore, e sarai beato» (De
beatitudinibus, 6: PG 44,1272AB). Quindi,
lavare le brutture che si sono depositate sul nostro cuore
e ritrovare in noi stessi la luce di Dio.
L'uomo ha
dunque come fine la contemplazione di Dio. Solo in essa
potrà trovare il suo appagamento. Per anticipare in
qualche misura tale obiettivo già in questa vita, egli
deve progredire incessantemente verso una vita spirituale,
una vita in dialogo con Dio. In altre parole – ed è
questa la lezione più importante che san Gregorio Nisseno
ci consegna – la piena realizzazione dell’uomo
consiste nella santità, in una vita vissuta nell'incontro
con Dio, che così diventa luminosa anche per gli altri,
anche per il mondo.
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