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UDIENZA
GENERALE (3 DICEMBRE 2008) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
3 dicembre 2006
Benedetto
XVI all’udienza generale: la venuta di Cristo è “il
fiume di bene” e di speranza che vince il male del
peccato originale
Al
“fiume del male” introdotto nella storia umana dal
peccato originale del primo Adamo, Dio ha opposto il
“fiume di puro bene” con la venuta di suo Figlio, il
“nuovo Adamo”. E’ in quest’ottica - ha affermato
Benedetto XVI nell’udienza generale di questa mattina -
che va compreso anche oggi il senso del peccato originale,
segno della libertà umana di optare per la violenza
piuttosto che per l’amore. Davanti ai circa settemila
fedeli di tutti i continenti in Aula Paolo VI, il Papa ha
invitato gli Istituti bancari e di credito a essere
solidali, in tempo di crisi economica, con le famiglie e
le fasce deboli della popolazione e a sostenere
l’attività produttiva. Il servizio di Alessandro De
Carolis:
L’esordio della storia della salvezza passa per un
supremo atto di infedeltà della creatura verso il suo
Creatore. Un peccato, quello di Adamo, sul quale
l’umanità di ogni epoca ha riflettuto cercando di
capire questo insondabile mistero e molto spesso di
rimuoverlo, in questo caso dimenticando - ha affermato
Benedetto XVI - ciò che San Paolo ha invece insegnato sin
dalla prima ora della Chiesa:
“Al centro della scena non si trova tanto Adamo
con le conseguenze del peccato sull'umanità, quanto Gesù
Cristo e la grazia che, mediante Lui, è stata riversata
in abbondanza sull'umanità (…) Pertanto, il confronto
che Paolo traccia tra Adamo e Cristo mette in luce
l’inferiorità del primo uomo rispetto alla prevalenza
del secondo”.
Ma, si è chiesto il Papa, che cos’è il peccato
originale? E soprattutto: è un’idea ancora oggi
sostenibile? C’è un “dato empirico” dal quale
bisogna partire per comprendere la grandezza del
successivo disegno d’amore di Dio:
“Il dato empirico è che esiste una contraddizione
nel nostro essere. Da una parte ogni uomo sa che deve fare
il bene e intimamente lo vuole anche fare. Ma, nello
stesso tempo, sente anche l'altro impulso di fare il
contrario, di seguire la strada dell'egoismo, della
violenza, di fare solo quanto gli piace anche sapendo di
agire così contro il bene, contro Dio e contro il
prossimo”.
Tanto la visione antica precedente a Cristo, quanto
quella atea successiva - ha spiegato il Papa - hanno in
sostanza asserito e ripetuto che sia il male sia il bene
sono forze che esistono da sempre e che l’uomo non può
dominare ma solo subire. Ma, ha obiettato Benedetto XVI:
“È una visione in fondo disperata: se è così,
il male è invincibile. Alla fine conta solo il proprio
interesse. E ogni progresso sarebbe necessariamente da
pagare con un fiume di male e chi volesse servire al
progresso dovrebbe accettare di pagare questo prezzo. La
politica, in fondo, è impostata proprio su queste
premesse: e ne vediamo gli effetti. Questo pensiero
moderno può, alla fine, solo creare tristezza e
cinismo”.
Del resto, ha proseguito il Papa, le notizie di varia
violenza che arrivano ogni giorno dal mondo sono una
conferma “innegabile” di quello che, ha detto il
Pontefice, è “il fiume sporco del male” entrato nella
storia col peccato originale. Tuttavia, ciò che conta - e
che San Paolo insegna - non è tanto quel peccato
originario in sé quanto ciò che è accaduto dopo,
dimostrazione che il male è una forza subordinata al bene
che è Dio:
“Dio ha introdotto la guarigione. È entrato in
persona nella storia. Alla permanente fonte del male ha
opposto una fonte di puro bene. Cristo crocifisso e
risorto, nuovo Adamo, oppone al fiume sporco del male un
fiume di luce. E questo fiume è presente nelle storia:
vediamo i santi, i grandi santi ma anche gli umili santi,
i semplici fedeli. Vediamo che il fiume di luce che viene
da Cristo è presente, è forte”.
L’Avvento, in fondo, è il supremo mistero d’amore
che risponde al mistero del male. E questa consapevolezza
ha fatto scaturire dal cuore di Benedetto XVI questa
preghiera spontanea:
"Vieni Gesù; vieni, dà forza alla luce e al
bene; vieni dove domina la menzogna, l'ignoranza di Dio,
la violenza, l'ingiustizia; vieni, Signore Gesù, dà
forza al bene nel mondo e aiutaci a essere portatori della
tua luce, operatori della pace, testimoni della verità.
Vieni Signore Gesù!".
Dopo la sintesi della catechesi nelle diverse lingue,
il Papa si è come di consueto dedicato ai saluti
particolari dei gruppi presenti all’udienza generale.
Oltre alla gratitudine verso la Federazione Italiana
Panificatori e Pasticceri, che ha donato dei panettoni
natalizi destinati alle opere di carità del Papa,
Benedetto XVI ha rivolto questo pensiero alla delegazione
della Banca di Credito Cooperativo del Lamentino:
“La vostra presenza, cari amici, mi offre
l’opportunità per porre in luce, specialmente in questo
tempo di difficoltà per tante famiglie, uno degli
obiettivi primari degli Istituti bancari e di credito, e
cioè la solidarietà nei confronti delle fasce più
deboli e il sostegno all’attività produttiva”.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle,
nell'odierna
catechesi ci soffermeremo sulle relazioni tra Adamo e
Cristo, delineate da san Paolo nella nota pagina della Lettera
ai Romani (5,12-21), nella quale egli consegna alla
Chiesa le linee essenziali della dottrina sul peccato
originale. In verità, già nella prima Lettera ai
Corinzi, trattando della fede nella risurrezione,
Paolo aveva introdotto il confronto tra il progenitore e
Cristo: "Come infatti in Adamo tutti muoiono, così
in Cristo tutti riceveranno la vita... Il primo uomo,
Adamo, divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo
divenne spirito datore di vita" (1 Cor 15,22.45).
Con Rm 5,12-21 il confronto tra Cristo e Adamo si
fa più articolato e illuminante: Paolo ripercorre la
storia della salvezza da Adamo alla Legge e da questa a
Cristo. Al centro della scena non si trova tanto Adamo con
le conseguenze del peccato sull'umanità, quanto Gesù
Cristo e la grazia che, mediante Lui, è stata riversata
in abbondanza sull'umanità. La ripetizione del
"molto più" riguardante Cristo sottolinea come
il dono ricevuto in Lui sorpassi, di gran lunga, il
peccato di Adamo e le conseguenze prodotte sull'umanità,
così che Paolo può giungere alla conclusione: "Ma
dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia" (Rm
5,20). Pertanto, il confronto che Paolo traccia tra
Adamo e Cristo mette in luce l’inferiorità del primo
uomo rispetto alla prevalenza del secondo.
D’altro
canto, è proprio per mettere in evidenza
l'incommensurabile dono della grazia, in Cristo, che Paolo
accenna al peccato di Adamo: si direbbe che se non fosse
stato per dimostrare la centralità della grazia, egli non
si sarebbe attardato a trattare del peccato che "a
causa di un solo uomo è entrato nel mondo e, con il
peccato, la morte" (Rm 5,12). Per questo se,
nella fede della Chiesa, è maturata la consapevolezza del
dogma del peccato originale è perché esso è connesso
inscindibilmente con l’altro dogma, quello della
salvezza e della libertà in Cristo. La conseguenza di ciò
è che non dovremmo mai trattare del peccato di Adamo e
dell’umanità in modo distaccato dal contesto salvifico,
senza comprenderli cioè nell’orizzonte della
giustificazione in Cristo.
Ma come
uomini di oggi dobbiamo domandarci: che cosa è questo
peccato originale? Che cosa insegna san Paolo, che cosa
insegna la Chiesa? È ancora oggi sostenibile questa
dottrina? Molti pensano che, alla luce della storia
dell'evoluzione, non ci sarebbe più posto per la dottrina
di un primo peccato, che poi si diffonderebbe in tutta la
storia dell'umanità. E, di conseguenza, anche la
questione della Redenzione e del Redentore perderebbe il
suo fondamento. Dunque, esiste il peccato originale o no?
Per poter rispondere dobbiamo distinguere due aspetti
della dottrina sul peccato originale. Esiste un aspetto
empirico, cioè una realtà concreta, visibile, direi
tangibile per tutti. E un aspetto misterico, riguardante
il fondamento ontologico di questo fatto. Il dato empirico
è che esiste una contraddizione nel nostro essere. Da una
parte ogni uomo sa che deve fare il bene e intimamente lo
vuole anche fare. Ma, nello stesso tempo, sente anche
l'altro impulso di fare il contrario, di seguire la strada
dell'egoismo, della violenza, di fare solo quanto gli
piace anche sapendo di agire così contro il bene, contro
Dio e contro il prossimo. San Paolo nella sua Lettera
ai Romani ha espresso questa contraddizione nel nostro
essere così: «C'è in me il desiderio del bene, ma non
la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene
che voglio, ma il male che non voglio» (7, 18-19). Questa
contraddizione interiore del nostro essere non è una
teoria. Ognuno di noi la prova ogni giorno. E soprattutto
vediamo sempre intorno a noi la prevalenza di questa
seconda volontà. Basta pensare alle notizie quotidiane su
ingiustizie, violenza, menzogna, lussuria. Ogni giorno lo
vediamo: è un fatto.
Come
conseguenza di questo potere del male nelle nostre anime,
si è sviluppato nella storia un fiume sporco, che
avvelena la geografia della storia umana. Il grande
pensatore francese Blaise Pascal ha parlato di una «seconda
natura», che si sovrappone alla nostra natura originaria,
buona. Questa "seconda natura" fa apparire il
male come normale per l'uomo. Così anche l'espressione
solita: «questo è umano» ha un duplice significato. «Questo
è umano» può voler dire: quest'uomo è buono, realmente
agisce come dovrebbe agire un uomo. Ma «questo è umano»
può anche voler dire la falsità: il male è normale, è
umano. Il male sembra essere divenuto una seconda natura.
Questa contraddizione dell'essere umano, della nostra
storia deve provocare, e provoca anche oggi, il desiderio
di redenzione. E, in realtà, il desiderio che il mondo
sia cambiato e la promessa che sarà creato un mondo di
giustizia, di pace, di bene, è presente dappertutto: in
politica, ad esempio, tutti parlano di questa necessità
di cambiare il mondo, di creare un mondo più giusto. E
proprio questo è espressione del desiderio che ci sia una
liberazione dalla contraddizione che sperimentiamo in noi
stessi.
Quindi il
fatto del potere del male nel cuore umano e nella storia
umana è innegabile. La questione è: come si spiega
questo male? Nella storia del pensiero, prescindendo dalla
fede cristiana, esiste un modello principale di
spiegazione, con diverse variazioni. Questo modello dice:
l'essere stesso è contraddittorio, porta in sè sia il
bene sia il male. Nell'antichità questa idea implicava
l'opinione che esistessero due principi ugualmente
originari: un principio buono e un principio cattivo. Tale
dualismo sarebbe insuperabile; i due principi stanno sullo
stesso livello, perciò ci sarà sempre, fin dall'origine
dell'essere, questa contraddizione. La contraddizione del
nostro essere, quindi, rifletterebbe solo la contrarietà
dei due principi divini, per così dire. Nella versione
evoluzionistica, atea, del mondo ritorna in modo nuovo la
stessa visione. Anche se, in tale concezione, la visione
dell'essere è monistica, si suppone che l'essere come
tale dall'inizio porti in se il male e il bene. L'essere
stesso non è semplicemente buono, ma aperto al bene e al
male. Il male è ugualmente originario come il bene. E la
storia umana svilupperebbe soltanto il modello già
presente in tutta l'evoluzione precedente. Ciò che i
cristiani chiamano peccato originale sarebbe in realtà
solo il carattere misto dell'essere, una mescolanza di
bene e di male che, secondo questa teoria, apparterrebbe
alla stessa stoffa dell'essere. È una visione in fondo
disperata: se è così, il male è invincibile. Alla fine
conta solo il proprio interesse. E ogni progresso sarebbe
necessariamente da pagare con un fiume di male e chi
volesse servire al progresso dovrebbe accettare di pagare
questo prezzo. La politica, in fondo, è impostata proprio
su queste premesse: e ne vediamo gli effetti. Questo
pensiero moderno può, alla fine, solo creare tristezza e
cinismo.
E così
domandiamo di nuovo: che cosa dice la fede, testimoniata
da san Paolo? Come primo punto, essa conferma il fatto
della competizione tra le due nature, il fatto di questo
male la cui ombra pesa su tutta la creazione. Abbiamo
sentito il capitolo 7 della Lettera ai Romani,
potremmo aggiungere il capitolo 8. Il male esiste,
semplicemente. Come spiegazione, in contrasto con i
dualismi e i monismi che abbiamo brevemente considerato e
trovato desolanti, la fede ci dice: esistono due misteri
di luce e un mistero di notte, che è però avvolto dai
misteri di luce. Il primo mistero di luce è questo: la
fede ci dice che non ci sono due principi, uno buono e uno
cattivo, ma c'è un solo principio, il Dio creatore, e
questo principio è buono, solo buono, senza ombra di
male. E perciò anche l'essere non è un misto di bene e
male; l'essere come tale è buono e perciò è bene
essere, è bene vivere. Questo è il lieto annuncio della
fede: c'è solo una fonte buona, il Creatore. E perciò
vivere è un bene, è buona cosa essere un uomo, una
donna, è buona la vita. Poi segue un mistero di buio, di
notte. Il male non viene dalla fonte dell'essere stesso,
non è ugualmente originario. Il male viene da una libertà
creata, da una libertà abusata.
Come è
stato possibile, come è successo? Questo rimane oscuro.
Il male non è logico. Solo Dio e il bene sono logici,
sono luce. Il male rimane misterioso. Lo si è presentato
in grandi immagini, come fa il capitolo 3 della Genesi,
con quella visione dei due alberi, del serpente, dell'uomo
peccatore. Una grande immagine che ci fa indovinare, ma
non può spiegare quanto è in se stesso illogico.
Possiamo indovinare, non spiegare; neppure possiamo
raccontarlo come un fatto accanto all'altro, perché è
una realtà più profonda. Rimane un mistero di buio, di
notte. Ma si aggiunge subito un mistero di luce. Il male
viene da una fonte subordinata. Dio con la sua luce è più
forte. E perciò il male può essere superato. Perciò la
creatura, l'uomo, è sanabile. Le visioni dualiste, anche
il monismo dell'evoluzionismo, non possono dire che l'uomo
sia sanabile; ma se il male viene solo da una fonte
subordinata, rimane vero che l'uomo è sanabile. E il
Libro della Sapienza dice: "Hai creato sanabili le
nazioni" (1, 14 volg). E finalmente, ultimo
punto, l’uomo non è solo sanabile, è sanato di fatto.
Dio ha introdotto la guarigione. È entrato in persona
nella storia. Alla permanente fonte del male ha opposto
una fonte di puro bene. Cristo crocifisso e risorto, nuovo
Adamo, oppone al fiume sporco del male un fiume di luce. E
questo fiume è presente nelle storia: vediamo i santi, i
grandi santi ma anche gli umili santi, i semplici fedeli.
Vediamo che il fiume di luce che viene da Cristo è
presente, è forte.
Fratelli
e sorelle, è tempo di Avvento. Nel linguaggio della
Chiesa la parola Avvento ha due significati: presenza e
attesa. Presenza: la luce è presente, Cristo è il nuovo
Adamo, è con noi e in mezzo a noi. Già splende la luce e
dobbiamo aprire gli occhi del cuore per vedere la luce e
per introdurci nel fiume della luce. Soprattutto essere
grati del fatto che Dio stesso è entrato nella storia
come nuova fonte di bene. Ma Avvento dice anche attesa. La
notte oscura del male è ancora forte. E perciò preghiamo
nell'Avvento con l'antico popolo di Dio: «Rorate caeli
desuper». E preghiamo con insistenza: vieni Gesù;
vieni, dà forza alla luce e al bene; vieni dove domina la
menzogna, l'ignoranza di Dio, la violenza, l'ingiustizia;
vieni, Signore Gesù, dà forza al bene nel mondo e
aiutaci a essere portatori della tua luce, operatori della
pace, testimoni della verità. Vieni Signore Gesù!
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