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UDIENZA
GENERALE (3 GENNAIO 2007) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
3 gennaio 2007
RINNOVIAMO
L’IMPEGNO AD APRIRE A CRISTO IL CUORE E
LA MENTE, CONTRASTANDO LE DIVERSE FORME DI RIFIUTO DI DIO,
COME LE RIDUZIONI DELLA FIGURA DI CRISTO: E’
L’ESORTAZIONE DI BENEDETTO XVI NELLA PRIMA UDIENZA
GENERALE DEL 2007, TENUTA IN AULA PAOLO VI
All’inizio
del nuovo anno va dato nuovo slancio all’impegno di
aprire a Cristo la mente e il cuore, rifuggendo le forme
subdole e pericolose di rifiuto di Dio. E’
l’esortazione di Benedetto XVI ai fedeli, nella prima
udienza generale del 2007, tenuta in un’Aula Paolo VI
gremita di fedeli. La catechesi del Papa è stata tutta
incentrata sulla figura di Gesù, davanti al quale, ha
avvertito, non si può restare indifferenti. Il servizio
di Alessandro Gisotti:
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“Nel
Bambino di Betlemme ogni uomo scopre di essere
gratuitamente amato da Dio”: è la riflessione offerta
ai fedeli da Benedetto XVI, che ha sottolineato come chi
si fermi davanti al Figlio di Dio che giace inerme nel
presepe “non può non sentirsi sorpreso da questo evento
umanamente incredibile”. Un evento che cambia per sempre
la storia dell’uomo:
“Nella
luce del Natale si manifesta a ciascuno di noi
l’infinita bontà di Dio. In Gesù il Padre celeste ha
inaugurato una nuova relazione con noi; ci ha resi
‘figli nello stesso Figlio’”.
San
Giovanni, apostolo prediletto del Signore, ricorda il
Papa, sottolinea che noi siamo realmente figli di Dio,
“apparteniamo veramente alla famiglia che ha Dio come
Padre”. E ciò pèrché Gesù, Figlio Unigenito, “è
venuto a porre la sua tenda in mezzo a noi, per radunare
tutte le genti in un’unica famiglia, in un solo
popolo”. Nel
Natale, afferma ancora, “risuona nel mondo intero
l’annuncio semplice e sconvolgente: “Dio ci ama”.
“Noi amiamo – dice san Giovanni - perché egli ci ha
amati per primo”. E ribadisce che “questo mistero è
ormai affidato alle nostre mani perché, sperimentando
l’amore divino, viviamo protesi verso le realtà del
cielo, cercando anzitutto il Regno e la sua giustizia”.
Tuttavia, constata il Papa, la gioia del Natale “non ci
fa però dimenticare il mistero del male, il potere delle
tenebre che tenta di offuscare lo splendore della luce
divina”.
“E’
il dramma del rifiuto di Cristo, che, come in passato, si
manifesta e si esprime anche oggi in tanti modi diversi.
Forse persino più subdole e pericolose sono le forme del
rifiuto di Dio nell’era contemporanea: dal netto rigetto
all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla
presentazione di un Gesù modernizzato, o, meglio,
postmodernizzato. Un Gesù uomo, ridotto a semplice
‘maestro di saggezza’ e privato della sua divinità;
oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il
personaggio di una fiaba”.
Ma
Gesù, prosegue, “non si stanca di proporre il suo
Vangelo a tutti, sapendo di essere segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori”.
“Solo il Bambino, che giace nel Presepe – avverte il
Pontefice – possiede il vero segreto della vita”. Per
questo, “chiede di fargli spazio in noi, nelle nostre
case e nelle nostre città”. Dinnanzi a Lui, è il
richiamo del Papa, “non si può restare indifferenti”.
Parole corredate da una viva esortazione per il 2007:
“All’inizio
di questo nuovo anno, ravviviamo in noi l’impegno di
aprire a Cristo la mente ed il cuore, manifestandogli
sinceramente la volontà di vivere da veri amici suoi.
Diventeremo così collaboratori del suo progetto di
salvezza e testimoni di quella gioia che Egli ci dona
perché la diffondiamo in abbondanza attorno a noi”.
Benedetto
XVI indica anche l’atteggiamento che ci deve
caratterizzare nell’accogliere il Bambino. “Ci viene
in aiuto – sottolinea – la semplicità dei pastori e
la ricerca dei Magi”, e ancora “ci è di esempio la
docilità di Maria e la sapiente prudenza di Giuseppe”.
Non solo, il Papa ricorda che “gli oltre duemila anni di
storia cristiana sono pieni di esempi di uomini e
donne”, che “hanno creduto al mistero del Natale,
hanno aperto le braccia all’Emmanuele divenendo con la
loro vita fari di luce e di speranza”. E’ il segno che
l’amore di Gesù “lega a sé quanti lo accolgono in un
duraturo rapporto di amicizia e di fraternità”. “In
compagnia di Gesù – ha concluso il Papa, parlando a
braccio – il cammino faticoso diventa di gioia.
Camminiamo insieme a Gesù e così questo anno sarà
felice e buono”.
Al
momento dei saluti, il Papa ha dedicato un pensiero
speciale alle Capitolari dell’Unione Santa Caterina da
Siena delle Missionarie della Scuola,
che celebrano in questi giorni il loro capitolo generale.
A loro, l’augurio del Papa affinché “il mistero
dell’Incarnazione, che meditiamo in questo tempo
liturgico”, le “conduca ad una sempre più solida
fedeltà alla vostra missione nella Chiesa”. Infine, ha
salutato i fedeli della parrocchia di Maria Santissima
Immacolata in Scauri, che ricordano il 75.mo anniversario
di erezione canonica della loro comunità parrocchiale.
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BENEDETTO XVI
Udienza
generale
Cari
fratelli e sorelle,
grazie
per il vostro affetto. Auguro un Buon Anno a tutti voi!
Questa prima Udienza generale del nuovo anno si svolge
ancora nel clima natalizio, in una atmosfera che ci invita
alla gioia per la nascita del Redentore. Venendo nel
mondo, Gesù ha sparso con abbondanza tra gli uomini doni
di bontà, di misericordia e di amore. Quasi interpretando
i sentimenti degli uomini di ogni tempo, l’apostolo
Giovanni osserva: "Quale grande amore ci ha
dato il Padre per essere chiamati figli di Dio" (1
Gv 3,1). Chi si ferma a meditare davanti al Figlio di
Dio che giace inerme nel presepe non può non sentirsi
sorpreso da quest’evento umanamente incredibile; non può
non condividere lo stupore e l’umile abbandono della
Vergine Maria, che Dio ha scelto come Madre del Redentore
proprio per la sua umiltà. Nel Bambino di Betlemme ogni
uomo scopre di essere gratuitamente amato da Dio; nella
luce del Natale si manifesta a ciascuno di noi
l’infinita bontà di Dio. In Gesù il Padre celeste ha
inaugurato una nuova relazione con noi; ci ha resi
"figli nello stesso Figlio". E’ proprio su
questa realtà che, durante questi giorni, san Giovanni ci
invita a meditare con la ricchezza e la profondità della
sua parola, della quale abbiamo sentito un brano.
L’Apostolo
prediletto del Signore sottolinea che figli noi "lo
siamo realmente" (1 Gv 3,1): non siamo
soltanto creature, ma siamo figli; in questo modo Dio è
vicino a noi; in questo modo ci attira a sé nel momento
della sua incarnazione, nel suo farsi uno di noi. Quindi
apparteniamo veramente alla famiglia che ha Dio come
Padre, perché Gesù, il Figlio Unigenito, è venuto a
porre la sua tenda in mezzo a noi, la tenda della sua
carne, per radunare tutte le genti in un’unica famiglia,
famiglia di Dio, appartenente realmente all’Essere
divino, uniti in un solo popolo, una sola famiglia. E’
venuto per rivelarci il vero volto del Padre. E se adesso
noi usiamo la parola Dio, non si tratta più di una realtà
conosciuta soltanto da lontano. Noi conosciamo il volto di
Dio: è quello del Figlio, venuto per rendere più vicine
a noi, alla terra, le realtà celesti. Nota san Giovanni:
"In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad
amare Dio, ma è lui che ha amato noi" (1 Gv
4,10). Nel Natale risuona nel mondo intero l’annuncio
semplice e sconvolgente: "Dio ci ama". "Noi
amiamo – dice san Giovanni - perché egli ci ha amati
per primo" (1 Gv 4,19). Questo mistero è
ormai affidato alle nostre mani perché, sperimentando
l’amore divino, viviamo protesi verso le realtà del
cielo. E questo, diciamo, è anche l’esercizio di questi
giorni: vivere realmente protesi verso Dio, cercando
anzitutto il Regno e la sua giustizia, certi che il resto,
tutto il resto ci sarà dato in sovrappiù (cfr Mt
6,33). A crescere in questa consapevolezza ci aiuta il
clima spirituale del tempo natalizio.
La gioia
del Natale non ci fa però dimenticare il mistero del male
(mysterium iniquitatis), il potere delle tenebre
che tenta di oscurare lo splendore della luce divina: e,
purtroppo, sperimentiamo ogni giorno questo potere delle
tenebre. Nel prologo del suo Vangelo, più volte
proclamato in questi giorni, l’evangelista Giovanni
scrive: "La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre
non l’hanno accolta" (1,5). E’ il dramma del
rifiuto di Cristo, che, come in passato, si manifesta e si
esprime, purtroppo, anche oggi in tanti modi diversi.
Forse persino più subdole e pericolose sono le forme del
rifiuto di Dio nell’era contemporanea: dal netto rigetto
all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla
presentazione di un Gesù cosiddetto modernizzato o
postmodernizzato. Un Gesù uomo, ridotto in modo diverso
ad un semplice uomo del suo tempo, privato della sua
divinità; oppure un Gesù talmente idealizzato da
sembrare talora il personaggio di una fiaba.
Ma Gesù,
il vero Gesù della storia, è vero Dio e vero Uomo e non
si stanca di proporre il suo Vangelo a tutti, sapendo di
essere "segno di contraddizione perché siano svelati
i pensieri di molti cuori", come ebbe a profetizzare
il vecchio Simeone (cfr Lc 2, 32–33). In realtà,
solo il Bambino che giace nel presepe possiede il vero
segreto della vita. Per questo chiede di accoglierlo, di
fargli spazio in noi, nei nostri cuori, nelle nostre case,
nelle nostre città e nelle nostre società. Risuonano
nella mente e nel cuore le parole del prologo di Giovanni:
"A quanti lo hanno accolto, ha dato potere di
diventare figli di Dio" (1,12). Cerchiamo di
essere tra quelli che lo accolgono. Dinanzi a Lui non si
può restare indifferenti. Anche noi, cari amici, dobbiamo
continuamente prendere posizione. Quale sarà dunque la
nostra risposta? Con quale atteggiamento lo accogliamo? Ci
viene in aiuto la semplicità dei pastori e la ricerca dei
Magi che, attraverso la stella, scrutano i segni di Dio;
ci è di esempio la docilità di Maria e la sapiente
prudenza di Giuseppe. Gli oltre duemila anni di storia
cristiana sono pieni di esempi di uomini e donne, di
giovani e adulti, di bambini ed anziani che hanno creduto
al mistero del Natale, hanno aperto le braccia
all’Emmanuele divenendo con la loro vita fari di luce e
di speranza. L’amore che Gesù, nascendo a Betlemme, ha
recato nel mondo, lega a sé quanti lo accolgono in un
duraturo rapporto di amicizia e di fraternità. Afferma
san Giovanni della Croce: "Dio dandoci tutto, cioè
suo Figlio, ha detto ormai in Lui tutto. Fissa gli occhi
su Lui solo … e vi troverai anche più di quanto chiedi
e desideri" (Salita del monte Carmelo, Libro
I, Ep. 22, 4-5).
Cari
fratelli e sorelle, all’inizio di questo nuovo anno
ravviviamo in noi l’impegno di aprire a Cristo la mente
ed il cuore, manifestandogli sinceramente la volontà di
vivere da veri amici suoi. Diventeremo così collaboratori
del suo progetto di salvezza e testimoni di quella gioia
che Egli ci dona perché la diffondiamo in abbondanza
attorno a noi. Ci aiuti Maria ad aprire il cuore
all’Emmanuele, che ha assunto la nostra povera e fragile
carne per condividere insieme a noi il faticoso cammino
della vita terrena. In compagnia di Gesù, tuttavia,
questo cammino faticoso diventa un cammino di gioia.
Andiamo insieme con Gesù, camminiamo con Lui, e così
l’anno nuovo sarà un anno felice e buono.
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