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UDIENZA
GENERALE (3 novembre 2010) |
Radio
Vaticana, 3 novembre 2010
Benedetto
XVI all’udienza generale prega per il viaggio in Spagna
e afferma: le coscienze vanno ripulite dalla
"spazzatura"
◊ “Preghiere
ferventi” ha chiesto Benedetto XVI, stamane, ai fedeli
raccolti nell’Aula Paolo VI per l’udienza generale, in
vista del viaggio apostolico che il Papa compirà questo
fine settimana in Spagna. Poi un accorato appello a fare
pulizia nella nostra coscienza. Il servizio di Roberta
Gisotti:
Pregate per me, ha detto il Santo Padre ai pellegrini
di lingua spagnola, alla vigilia della partenza, sabato
prossimo, per Santiago di Compostela, dove si unirà ai
fedeli ai piedi dell’Apostolo Giacomo, in questo Anno
giubilare. Poi andrò a Barcellona – ha aggiunto –
“dove avrò la gioia di consacrare il meraviglioso
Tempio della Sagrada Familia, opera del geniale architetto
Antonio Gaudì”, 128 anni dopo l’avvio
dell’imponente cantiere tutt’ora in attività:
"Voy como testigo de Cristo Resucitado…"
Vado come testimone del Cristo Risorto, - ha confidato
Benedetto - con il desiderio di portare a tutti la sua
Parola, nella quale possono incontrare la luce per vivere
con dignità e speranza per costruire un mondo
migliore".
Si è soffermato, il Papa, nella catechesi sulla figura
di Margherita d’Oingt, mistica del XIII secolo, di
antica e potente famiglia nobile del Lionese, “donna
santa e saggia”, “molto colta” e
“dall’intelligenza viva”, priora nella sua Certosa
fino alla morte, nel 1310. Margherita seppe “intuire –
ha sottolineato il Papa – l’ineffabile mistero di
Dio”, pure cogliendo “i limiti della mente
nell’afferrarlo e l’inadeguatezza della lingua umana
nell’esprimerlo”:
“Margherita d’Oingt ci invita a meditare
quotidianamente la vita di dolore e di amore di Gesù e
quella di sua Madre, Maria. Qui è la nostra speranza, il
senso del nostro esistere. Dalla contemplazione
dell’amore di Cristo per noi nascono la forza e la gioia
di rispondere con altrettanto amore, mettendo la nostra
vita a servizio di Dio e degli altri”.
Quindi l’invito a “lasciare entrare” - come
Margherita che solo a prima vista può apparire lontana da
noi tutti - “la luce di Cristo nella nostra
coscienza”, “perché sia pulita e illuminata, e
“capisca ciò che è vero e buono e ciò che è male”:
“La spazzatura non c'è solo in diverse strade del
mondo. C'è spazzatura anche nelle nostre coscienze e
nelle nostre anime. È solo la luce del Signore, la sua
forza e il suo amore che ci pulisce, ci purifica e ci dà
la retta via”.
Nei saluti, nelle varie lingue, Benedetto XVI ha
rivolto un indirizzo particolare ad una delegazione
ebraica di Anti-Defamation League e ai rappresentanti
delle comunità ebraica e cattolica di Pittsburg.
Infine, l’invito a giovani, malati e sposi novelli a
riflettere, “ancora una volta, sull’autentico
significato dell’esistenza umana”, dopo la solennità
di Tutti i Santi, la Commemorazione dei defunti e la
memoria domani di San Carlo Borromeo, a quattro secoli
dalla canonizzazione:.
"Questi giorni di riflessione e di preghiera
costituiscano per voi, cari giovani, un invito a imitare
l’eroismo dei Santi, che hanno speso la vita a servizio
di Dio e del prossimo. Siano di grande conforto per voi,
cari ammalati, associati al mistero della passione di
Cristo. Diventino un’occasione propizia per voi, cari
sposi novelli, per comprendere sempre meglio che siete
chiamati a testimoniare con la vostra reciproca fedeltà
l’amore infinito con cui Dio circonda ogni uomo".
UDIENZA
GENERALE
Margherita
d'Oingt
Cari
fratelli e sorelle,
con
Margherita d'Oingt, di cui vorrei parlarvi oggi,
siamo introdotti nella spiritualità certosina, che si
ispira alla sintesi evangelica vissuta e proposta da san
Bruno. Non ci è nota la sua data di nascita, benché
qualcuno la collochi intorno al 1240. Margherita
proviene da una potente famiglia di antica nobiltà del
Lionese, gli Oingt. Sappiamo che la madre si chiamava
pure Margherita, che aveva due fratelli - Guiscardo e
Luigi - e tre sorelle: Caterina, Isabella e Agnese.
Quest’ultima la seguirà in monastero, nella Certosa,
succedendole poi come priora.
Non
abbiamo notizie circa la sua infanzia, ma dai suoi
scritti possiamo intuire che sia trascorsa tranquilla,
in un ambiente familiare affettuoso. Infatti, per
esprimere l’amore sconfinato di Dio, ella valorizza
molto immagini legate alla famiglia, con particolare
riferimento alle figure del padre e della madre. In una
sua meditazione prega così: “Bel dolce Signore,
quando penso alle speciali grazie che mi hai fatto per
tua sollecitudine: innanzi tutto, come mi hai custodita
fin dalla mia infanzia, e come mi hai sottratta dal
pericolo di questo mondo e mi hai chiamata a dedicarmi
al tuo santo servizio, e come mi hai provvista in tutte
quelle cose che mi erano necessarie per mangiare, bere,
vestire e calzare, (e lo hai fatto) in tal modo che non
ho avuto occasione di pensare in tutte queste cose che
alla tua grande misericordia” (Margherita d’Oingt, Scritti
spirituali, Meditazione V, 100, Cinisello Balsamo
1997, p. 74).
Sempre
dalle sue meditazioni, intuiamo che entrò nella Certosa
di Poleteins in risposta alla chiamata del Signore,
lasciando tutto e accettando la severa regola certosina,
per essere totalmente del Signore, per stare sempre con
Lui. Ella scrive: “Dolce Signore, io ho lasciato mio
padre e mia madre e i miei fratelli e tutte le cose di
questo mondo per tuo amore; ma questo è pochissimo,
poiché le ricchezze di questo mondo non sono che spine
pungenti; e chi più ne possiede più è sfortunato. E
per questo mi sembra di non aver lasciato altro che
miseria e povertà; ma tu sai, dolce Signore, che se io
possedessi mille mondi e potessi disporne a mio
piacimento, abbandonerei tutto per amore tuo; e
quand'anche tu mi dessi tutto ciò che possiedi in cielo
e in terra, non mi riterrei appagata finché non avessi
te, perché tu sei la vita dell'anima mia, né ho né
voglio avere padre e madre fuori di te” (ibid.,
Meditazione II, 32, p. 59).
Anche
della sua vita nella Certosa possediamo pochi dati.
Sappiamo che nel 1288 ne divenne la quarta priora,
incarico che mantenne fino alla morte, avvenuta l’11
febbraio 1310. Dai suoi scritti, comunque, non emergono
particolari svolte nel suo itinerario spirituale. Ella
concepisce tutta la vita come un cammino di
purificazione fino alla piena configurazione a Cristo.
Cristo è il Libro che va scritto, va inciso
quotidianamente nel proprio cuore e nella propria vita,
in particolare la sua passione salvifica. Nell’opera Speculum,
Margherita, riferendosi a se stessa in terza persona,
sottolinea che per grazia del Signore “aveva inciso
nel suo cuore la santa vita che Dio Gesù Cristo
condusse sulla terra, i suoi buoni esempi e la sua buona
dottrina. Ella aveva messo così bene il dolce Gesù
Cristo nel suo cuore che le sembrava perfino che questi
le fosse presente e che tenesse un libro chiuso nella
sua mano, per istruirla” (ibid., I, 2-3, p.
81). “In questo libro ella trovava scritta la vita che
Gesù Cristo condusse sulla terra, dalla sua nascita
all'ascesa al cielo” (ibid., I, 12, p. 83).
Quotidianamente,
fin dal mattino, Margherita si applica allo studio di
questo libro. E, quando l’ha ben guardato, inizia a
leggere nel libro della propria coscienza, che rivela le
falsità e le menzogne della sua vita (cfr ibid.,
I, 6-7, p. 82); scrive di sé per giovare agli altri e
per fissare più profondamente nel proprio cuore la
grazia della presenza di Dio, per far sì, cioè, che
ogni giorno la sua esistenza sia segnata dal confronto
con le parole e le azioni di Gesù, con il Libro della
vita di Lui. E questo perché la vita di Cristo sia
impressa nell’anima in modo stabile e profondo, fino a
poter vedere il Libro all’interno, ossia fino a
contemplare il mistero di Dio Trinità (cfr ibid.,
II, 14-22; III, 23-40, p. 84-90).
Attraverso
i suoi scritti, Margherita ci offre qualche spiraglio
sulla sua spiritualità, permettendoci di cogliere
alcuni tratti della sua personalità e delle sue doti di
governo. È una donna molto colta; scrive abitualmente
in latino, la lingua degli eruditi, ma scrive pure in
franco provenzale e anche questo è una rarità: i suoi
scritti sono, così, i primi, di cui si ha memoria,
redatti in questa lingua. Vive un’esistenza ricca di
esperienze mistiche, descritte con semplicità,
lasciando intuire l’ineffabile mistero di Dio,
sottolineando i limiti della mente nell’afferrarlo e
l’inadeguatezza della lingua umana nell’esprimerlo.
Ha una personalità lineare, semplice, aperta, di dolce
carica affettiva, di grande equilibrio e acuto
discernimento, capace di entrare nelle profondità dello
spirito umano, di coglierne i limiti, le ambiguità, ma
pure le aspirazioni, la tensione dell’anima verso Dio.
Mostra una spiccata attitudine al governo, coniugando la
sua profonda vita spirituale mistica con il servizio
alle sorelle e alla comunità. In questo senso è
significativo un passo di una lettera a suo padre:
“Mio dolce padre, vi comunico che mi trovo tanto
occupata a causa dei bisogni della nostra casa, che non
mi è possibile applicare lo spirito in buoni pensieri;
infatti ho tanto da fare che non so da quale lato
girarmi. Noi non abbiamo raccolto grano nel settimo mese
dell'anno e i nostri vigneti sono stati distrutti dalla
tempesta. Inoltre, la nostra chiesa si trova in così
cattive condizioni che siamo obbligati in parte a
rifarla” (ibid., Lettere, III, 14, p. 127).
Una
monaca certosina delinea così la figura di Margherita:
“Attraverso la sua opera ci rivela una personalità
affascinante, dall’intelligenza viva, orientata verso
la speculazione e, allo stesso tempo, favorita da grazie
mistiche: in una parola, una donna santa e saggia che sa
esprimere con un certo umorismo un’affettività tutta
spirituale” (Una Monaca Certosina, Certosine,
in Dizionario degli Istituti di Perfezione, Roma
1975, col. 777). Nel dinamismo della vita mistica,
Margherita valorizza l’esperienza degli affetti
naturali, purificati dalla grazia, quale mezzo
privilegiato per comprendere più profondamente ed
assecondare con più prontezza e ardore l'azione divina.
Il motivo risiede nel fatto che la persona umana è
creata ad immagine di Dio, e perciò è chiamata a
costruire con Dio una meravigliosa storia d’amore,
lasciandosi coinvolgere totalmente dalla sua iniziativa.
Il Dio
Trinità, il Dio amore che si rivela nel Cristo
l’affascina, e Margherita vive un rapporto di amore
profondo verso il Signore e, per contrasto, vede
l’ingratitudine umana fino alla viltà, fino al
paradosso della croce. Ella afferma che la croce di
Cristo è simile alla tavola del parto. Il dolore di Gesù
sulla croce è paragonato a quello di una madre. Scrive:
“La madre che mi portò in grembo, soffrì fortemente,
nel darmi alla luce, per un giorno o per una notte, ma
tu, bel dolce Signore, per me sei stato tormentato non
una notte o un giorno soltanto ma per più di trent'anni
[…]; quanto amaramente hai patito a causa mia per
tutta la vita! E allorché giunse il momento del parto,
il tuo travaglio fu tanto doloroso che il tuo santo
sudore divenne come gocce di sangue che scorrevano per
tutto il tuo corpo fino a terra” (ibid.,
Meditazione I, 33, p. 59).
Margherita,
evocando i racconti della Passione di Gesù, contempla
questi dolori con profonda compassione: “Tu sei stato
deposto sul duro letto della croce, in modo tale da non
poterti muovere o girare o agitare le tue membra così
come suol fare un uomo che patisce un grande dolore,
poiché sei stato completamente steso e ti sono stati
conficcati i chiodi […] e […] sono stati lacerati
tutti i tuoi muscoli e le tue vene. […] Ma tutti
questi dolori […] ancora non ti bastavano, tanto che
volesti che il tuo fianco venisse squarciato dalla
lancia così crudelmente da far sì che il tuo
docile corpo fosse del tutto arato e straziato; e il tuo
prezioso sangue sgorgava con tanta violenza da formare
una larga strada, quasi fosse un grande ruscello”.
Riferendosi a Maria afferma: “Non c'era da
meravigliarsi che la spada che ti ha spezzato il corpo
sia anche penetrata nel cuore della tua gloriosa madre
che tanto amava sostenerti […] poiché il tuo amore è
stato superiore a tutti gli altri amori” (ibid.,
Meditazione II, 36-39.42, p 60s).
Cari
amici, Margherita d’Oingt ci invita a meditare
quotidianamente la vita di dolore e di amore di Gesù e
quella di sua Madre, Maria. Qui è la nostra speranza,
il senso del nostro esistere. Dalla contemplazione
dell’amore di Cristo per noi nascono la forza e la
gioia di rispondere con altrettanto amore, mettendo la
nostra vita a servizio di Dio e degli altri. Con
Margherita diciamo anche noi: “Dolce Signore, tutto ciò
che hai compiuto, per amore mio e di tutto il genere
umano, mi provoca ad amarti, ma il ricordo della tua
santissima passione dona un vigore senza eguali alla mia
potenza d'affetto per amarti. E’ per questo che mi
sembra […] di aver trovato ciò che ho così tanto
desiderato: non amare niente altro che te o in te o per
amore tuo” (ibid., Meditazione II, 46, p. 62).
A prima
vista questa figura di certosina medievale, come pure
tutta la sua vita, il suo pensiero, appaiono molto
lontani da noi, dalla nostra vita, dal nostro modo di
pensare e di agire. Ma se guardiamo all'essenziale di
questa vita, vediamo che tocca anche noi e dovrebbe
divenire essenziale anche nella nostra esistenza.
Abbiamo
sentito che Margherita ha considerato il Signore come un
libro, ha fissato lo sguardo sul Signore, lo ha
considerato come uno specchio nel quale appare anche la
propria coscienza. E da questo specchio è entrata luce
nella sua anima: ha lasciato entrare la parola, la vita
di Cristo nel proprio essere e così è stata
trasformata; la coscienza è stata illuminata, ha
trovato criteri, luce ed è stata pulita. Proprio di
questo abbiamo bisogno anche noi: lasciare entrare le
parole, la vita, la luce di Cristo nella nostra
coscienza perché sia illuminata, capisca ciò che è
vero e buono e ciò che è male; che sia illuminata e
pulita la nostra coscienza. La spazzatura non c'è solo
in diverse strade del mondo. C'è spazzatura anche nelle
nostre coscienze e nelle nostre anime. È solo la luce
del Signore, la sua forza e il suo amore che ci pulisce,
ci purifica e ci dà la retta via. Quindi seguiamo santa
Margherita in questo sguardo verso Gesù. Leggiamo nel
libro della sua vita, lasciamoci illuminare e pulire,
per imparare la vera vita. Grazie.
Saluti:
J’accueille
avec joie les pèlerins francophones présents ce matin,
en particulier le Collège Hellénique de Thessalonique,
en Grèce. Recueillant le message de Sainte Marguerite
d’Oingt, je vous invite à contempler chaque jour la vie
de Jésus et de sa Mère, Marie. Vous y trouverez le sens
de l’existence, et vous aurez la force et la joie de
vous mettre au service de Dieu et du prochain. Bon pèlerinage
à tous!
As I
welcome all the English-speaking visitors this morning, I
am especially pleased to greet the delegation from the
Anti-Defamation League, as well as the representatives of
Pittsburgh’s Jewish and Catholic communities. Upon them
and upon all the English-speaking visitors present at
today’s Audience, especially the pilgrim groups from
Ireland, Denmark, Sweden, Japan, the Philippines, Canada
and the United States of America, I invoke the
Almighty’s abundant blessings of grace and peace.
Ganz
herzlich begrüße ich die Pilger und Besucher deutscher
Sprache, und natürlich heute besonders die Seminaristen
des Erzbischöflichen Studienseminars St. Michael in
Traunstein, mein eigenes Seminar, wie ihr wißt.
Marguerite d’Oingt sei uns ein Vorbild, der Liebe Gottes
zu uns mit einem freudigen Einsatz für unsere Mitmenschen
zu antworten. Der Herr begleite euch auf allen euren Wegen.
Saludo a
los grupos de lengua española, en particular a los
peregrinos de Alcobendas, así como a los demás fieles
provenientes de España, México y otros países
latinoamericanos. Os invito a que me acompañéis con
vuestra ferviente oración durante el próximo fin de
semana, en el que realizaré una visita pastoral a
Santiago de Compostela, uniéndome así a los peregrinos
que llegan hasta los pies del Apóstol en este Año Santo.
Iré también a Barcelona, donde tendré la alegría de
dedicar el maravilloso templo de la Sagrada Familia, obra
del genial arquitecto Antoni Gaudí. Voy como testigo de
Cristo Resucitado, con el deseo de llevar a todos su
Palabra, en la que pueden encontrar luz para vivir con
dignidad y esperanza para construir un mundo mejor. Muchas
gracias.
Prezados
peregrinos de língua portuguesa, a minha saudação amiga
para todos, de modo particular para os fiéis brasileiros
das dioceses de Bragança Paulista e de Passo Fundo. Sei
que buscais a imensidade de Deus para os horizontes
demasiado estreitos, onde a vida por vezes se perde e
agoniza. Cristo é o caminho para o infinito que buscais:
pode parecer estreita a passagem, mas o resultado é
maravilhoso, como no-lo asseguram os Santos. De coração
vos dou a minha Bênção, extensiva às vossas famílias.
Saluto
in lingua polacca:
Serdecznie
witam polskich pielgrzymów. Minione dni, w których
wspominaliśmy wszystkich świętych i
wszystkich wiernych zmarłych, uświadomiły
nam na nowo, że nasze życie „zmienia się,
ale się nie kończy”, a wszyscy jesteśmy
wezwani do świętości. Oby każdy dzień
przeżywany w miłości Boga i bliźniego
przybliżał nas do chwały świętych
w niebie. Na tej drodze niech wam towarzyszy Boże błogosławieństwo.
Traduzione
italiana:
Do un
cordiale benvenuto ai pellegrini polacchi. I giorni
scorsi, nei quali abbiamo commemorato tutti i santi e
tutti i fedeli defunti, di nuovo ci hanno ricordato che la
nostra vita “non è tolta ma trasformata”, e che tutti
siamo chiamati alla santità. Ogni giorno vissuto
nell’amore di Dio e del prossimo ci avvicini alla gloria
dei santi in cielo. In questo cammino vi accompagni sempre
la benedizione di Dio.
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar zarándokokat! Szeretettel köszöntelek
Benneteket, elsősorban a győri, a bágyogszováti
és a szombathelyi csoportot. Tegnapelőtt tartottuk
Mindenszentek ünnepét, megemlékezve mindazokról, akik
számunkra utat mutatnak a mennyei dicsőség felé.
Az ő példájuk nyomán törekedjünk mi is az evangélium
melletti tanúságtételre.§
Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Il mio
saluto ai pellegrini ungheresi, specialmente ai membri dei
gruppi venuti da Győr, Bágyogszovát e da
Szombathely. L’altroieri abbiamo celebrato la solennità
di Tutti i santi che ci hanno preceduto nella gloria
celeste. Possa il loro esempio spingerci ad una vita di
autentica testimonianza del Vangelo. Volentieri vi imparto
la Benedizione Apostolica. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
Radosno
pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike!
U vjeri i ljubavi proživite ovozemaljski život čineći
dobro te se jednom pridružili Svima Svetima u nebeskoj
slavi. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Con gioia
saluto e benedico tutti i pellegrini Croati. Vivete su
questa terra nella fede e nell’amore, facendo il bene,
affinché un giorno possiate unirvi a tutti i santi nella
gloria celeste. Siano lodati Gesù e Maria!
* * *
Rivolgo
ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana,
in particolare alla delegazione della città di Manoppello,
guidata dal Vescovo di Chieti-Vasto, Mons. Bruno Forte, e
alle Suore della Presentazione di Maria Santissima al
Tempio. Cari amici, vi ringrazio di cuore per la
vostra presenza, ed auspico che quest’incontro rafforzi
in voi generosi propositi di testimonianza evangelica e di
impegno nel servizio del bene comune.
Rivolgo
il mio saluto ai giovani, ai malati ed
agli sposi novelli. La Solennità di Tutti i
Santi e la Commemorazione dei fedeli defunti, che abbiamo
appena celebrato, come pure la prossima memoria di San
Carlo Borromeo, di cui ricorre il quarto anniversario
della canonizzazione, ci offrono l’opportunità di
riflettere, ancora una volta, sull’autentico significato
dell’esistenza terrena e sul suo valore per l’eternità.
Questi
giorni di riflessione e di preghiera costituiscano per
voi, cari giovani, un invito a imitare
l’eroismo dei Santi, che hanno speso la vita a servizio
di Dio e del prossimo. Siano di grande conforto per voi,
cari ammalati, associati al mistero della
passione di Cristo. Diventino un’occasione propizia per
voi, cari sposi novelli, per comprendere sempre
meglio che siete chiamati a testimoniare con la vostra
reciproca fedeltà l’amore infinito con cui Dio circonda
ogni uomo.
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