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UDIENZA
GENERALE (4 gennaio 2012) |
Radio
Vaticana, 4 gennaio 2012
Il
Papa all'udienza generale: la Chiesa non è la luce, ma
riceve la luce di Cristo per diffonderla nel mondo
◊
Portare nel mondo la luce e la gioia della Nascita di
Cristo: è questo in sintesi l’invito che Benedetto XVI
ha rivolto davanti a oltre 7mila persone nella prima
udienza generale del 2012 che si è tenuta nell’Aula
Paolo VI in Vaticano. “Il Natale celebra il fatto
storico della nascita di Gesù a Betlemme”, ricorda il
Papa, ed è la festa in cui Dio rivela all’uomo “la
sua dignità più profonda: quella di essere figlio di
Dio”. Il servizio di Debora Donnini.
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Da una parte il nascondimento di Dio nell’umiltà
della condizione umana, nel Bambino di Betlemme;
dall’altra il suo apparire attraverso questa stessa
umanità: due realtà sottolineate rispettivamente nel
Natale e nell’Epifania, sottolinea il Papa nella prima
udienza generale del nuovo anno. Una festa, l’Epifania,
che ricorda l’adorazione dei Magi e, in quanto
manifestazione, richiama anche il Battesimo di Gesù e le
Nozze di Cana. Benedetto XVI pone l’accento su due
aspetti di queste feste: la gioia e la luce. La gioia e lo
stupore di contemplare “il volto di quell’umile
bambino perché sappiamo che è il Volto di Dio presente
per sempre nell’umanità, per noi e con noi”:
"Il Natale è gioia perché vediamo e siamo
finalmente sicuri che Dio è il bene, la vita, la verità
dell’uomo e si abbassa fino all’uomo, per innalzarlo a
Sé: Dio diventa così vicino da poterlo vedere e
toccare".
La teologia e la spiritualità del Natale parlano di un
“mirabile scambio” fra la divinità e l’umanità:
Dio assume la nostra umanità, condivide l’atto di
nascere e rivela così all’uomo “la sua dignità più
profonda: quella di essere figlio di Dio”:
"E così il sogno dell’umanità cominciando
in Paradiso - vorremmo essere come Dio - si realizza in
modo inaspettato non per la grandezza dell’uomo che non
può farsi Dio, ma per l’umiltà di Dio che scende e così
entra in noi nella sua umiltà e ci eleva alla vera
grandezza del suo essere".
Uno scambio che si rende presente in modo reale
nell’Eucaristia. L’invito del profeta Isaia: Alzati,
rivestiti di luce…” è rivolto alla Chiesa e a
ciascuno di noi, ricorda Benedetto XVI. Ed è un invito a
prendere sempre più coscienza della missione di portare
“la luce nuova del Vangelo”:
"Il Vangelo è la luce da non nascondere, da
mettere sulla lucerna. La Chiesa non è la luce, ma riceve
la luce di Cristo, la accoglie per esserne illuminata e
per diffonderla in tutto il suo splendore. E questo deve
avvenire anche nella nostra vita personale".
Anche oggi la luce di Cristo dirada le tenebre del
mondo, ricorda Benedetto XVI:
"Celebrare il Natale è quindi manifestare la
gioia, la novità, la luce che questa Nascita ha portato
in tutta la nostra esistenza, per essere anche noi
portatori della gioia, della vera novità, della luce di
Dio agli altri".
L’esortazione centrale di Benedetto XVI è dunque
quella di annunciare il Vangelo e accogliere in noi stessi
quel Bambino “per vivere della sua stessa vita, per far
sì che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni,
siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le nostre
azioni”. Infine a tutti i presenti il Papa rivolge i
suoi auguri di Natale:
"Ancora a tutti l’augurio di un tempo
natalizio benedetto dalla presenza di Dio!"
(Applausi)
Nei saluti finali il Papa rivolge un pensiero ai
ministranti della diocesi di Asti e li esorta a svolgere
con amore l’importante servizio all’altare che
permette di essere particolarmente vicini al Signore.
Quindi saluta le Suore Figlie della Misericordia e della
Croce che celebrano in questi giorni il loro Capitolo
Generale, assicurando la sua preghiera “affinché esso
susciti nell’intero Istituto un rinnovato ardore
apostolico”. E ancora i gruppi dell’Azione Cattolica
di Pompei e di San Marzano sul Sarno e i giovani
dell’Oratorio inter-parrocchiale di Mortara.
UDIENZA
GENERALE
Aula
Paolo VI
Mercoledì, 4 gennaio 2012
Il
Natale del Signore: Mistero di gioia e di luce
Cari
fratelli e sorelle,
sono
lieto di accogliervi in questa prima Udienza generale del
nuovo anno e di tutto cuore porgo a voi e alle vostre
famiglie i miei affettuosi voti augurali: Dio, che nella
nascita di Cristo suo Figlio ha inondato di gioia il mondo
intero, disponga opere e giorni nella sua pace. Siamo nel tempo
liturgico del Natale, che inizia la sera del 24
dicembre con la vigilia e si conclude con la celebrazione
del Battesimo del Signore. L’arco dei giorni è breve,
ma denso di celebrazioni e di misteri e si raccoglie tutto
intorno alle due grandi solennità del Signore: Natale ed
Epifania. Il nome stesso di queste due feste ne indica la
rispettiva fisionomia. Il Natale celebra il fatto storico
della nascita di Gesù a Betlemme. L’Epifania, nata come
festa in Oriente, indica un fatto, ma soprattutto un
aspetto del Mistero: Dio si rivela nella natura umana di
Cristo e questo è il senso del verbo greco epiphaino,
farsi visibile. In tale prospettiva, l’Epifania
richiama una pluralità di eventi che hanno come oggetto
la manifestazione del Signore: in modo particolare
l’adorazione dei Magi, che riconoscono in Gesù il
Messia atteso, ma anche il Battesimo nel fiume Giordano
con la sua teofania – la voce di Dio dall’alto - e il
miracolo alle Nozze di Cana, come primo “segno”
operato da Cristo. Una bellissima antifona della Liturgia
delle Ore unifica questi tre avvenimenti intorno al tema
delle nozze tra Cristo e la Chiesa: “Oggi la Chiesa si
unisce al suo Sposo celeste, perché nel Giordano Cristo
ha lavato i suoi peccati; i Magi corrono con doni alle
nozze regali, e i convitati gioiscono vedendo l’acqua
mutata in vino” (Antifona delle Lodi).
Possiamo quasi dire che nella festa del Natale si
sottolinea il nascondimento di Dio nell’umiltà della
condizione umana, nel Bambino di Betlemme.
Nell’Epifania, invece, si evidenzia il suo manifestarsi,
l’apparire di Dio attraverso questa stessa umanità.
In questa
Catechesi, vorrei richiamare brevemente qualche tema
proprio della celebrazione del Natale del Signore affinché
ciascuno di noi possa abbeverarsi alla fonte inesauribile
di questo Mistero e portare frutti di vita.
Anzitutto,
ci domandiamo: qual è la prima reazione davanti a questa
straordinaria azione di Dio che si fa bambino, si fa uomo?
Penso che la prima reazione non può essere altro che
gioia. “Rallegriamoci tutti nel Signore, perché è nato
nel mondo il Salvatore”: così inizia la Messa della
notte di Natale, e abbiamo appena sentito le parole
dell’Angelo ai pastori: “Ecco. Io vi annuncio una
grande gioia” (Lc 2,10). E’ il tema che apre il
Vangelo, ed è il tema che lo chiude perché Gesù Risorto
rimprovererà agli Apostoli proprio di essere tristi (cfr Lc
24,17) – incompatibile con il fatto che Lui rimane Uomo
in eterno. Ma facciamo un passo avanti: da dove nasce
questa gioia? Direi che nasce dallo stupore del cuore nel
vedere come Dio ci è vicino, come Dio pensa a noi, come
Dio agisce nella storia; è una gioia, quindi, che nasce
dal contemplare il volto di quell’umile bambino perché
sappiamo che è il Volto di Dio presente per sempre
nell’umanità, per noi e con noi. Il Natale è gioia
perché vediamo e siamo finalmente sicuri che Dio è il
bene, la vita, la verità dell’uomo e si abbassa fino
all’uomo, per innalzarlo a Sé: Dio diventa così vicino
da poterlo vedere e toccare. La Chiesa contempla questo
ineffabile mistero e i testi della liturgia di questo
tempo sono pervasi dallo stupore e dalla gioia; tutti i
canti di Natale esprimo questa gioia. Natale è il punto
in cui Cielo e terra si uniscono, e varie espressioni che
sentiamo in questi giorni sottolineano la grandezza di
quanto è avvenuto: il lontano – Dio sembra lontanissimo
– è diventato vicino; “l’inaccessibile volle essere
raggiungibile, Lui che esiste prima del tempo cominciò ad
essere nel tempo, il Signore dell’universo, velando la
grandezza della sua maestà, prese la natura di servo” -
esclama san Leone Magno (Sermone 2 sul Natale,
2.1). In quel Bambino, bisognoso di tutto come lo sono i
bambini, ciò che Dio è: eternità, forza, santità,
vita, gioia, si unisce a ciò che siamo noi: debolezza,
peccato, sofferenza, morte.
La
teologia e la spiritualità del Natale usano
un’espressione per descrivere questo fatto, parlano di admirabile
commercium, cioè di un mirabile scambio tra la
divinità e l’umanità. Sant’Atanasio di Alessandria
afferma: “il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci
Dio” (De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192),
ma è soprattutto con san Leone Magno e le sue celebri
Omelie sul Natale che questa realtà diventa oggetto di
profonda meditazione. Afferma, infatti, il santo
Pontefice: “Se noi ci appelliamo alla inesprimibile
condiscendenza della divina misericordia che ha indotto il
Creatore degli uomini a farsi uomo, essa ci eleverà alla
natura di Colui che noi adoriamo nella nostra” (Sermone
8 sul Natale: CCL 138,139). Il primo atto di
questo meraviglioso scambio si opera nell’umanità
stessa del Cristo. Il Verbo ha assunto la nostra umanità
e, in cambio, la natura umana è stata elevata alla dignità
divina. Il secondo atto dello scambio consiste nella
nostra reale ed intima partecipazione alla divina natura
del Verbo. Dice San Paolo: “Quando venne la pienezza del
tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto
la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge,
perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal
4,4-5). Il Natale è pertanto la festa in cui Dio si fa
così vicino all’uomo da condividere il suo stesso atto
di nascere, per rivelargli la sua dignità più profonda:
quella di essere figlio di Dio. E così il sogno
dell’umanità cominciando in Paradiso - vorremmo essere
come Dio - si realizza in modo inaspettato non per la
grandezza dell’uomo che non può farsi Dio, ma per
l’umiltà di Dio che scende e così entra in noi nella
sua umiltà e ci eleva alla vera grandezza del suo essere.
Il Concilio
Vaticano II in proposito ha detto così: “In realtà,
soltanto nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce
il mistero dell’uomo” (Gaudium
et spes, 22); altrimenti rimane un enigma: che
cosa vuole dire questa creatura uomo? Solo vedendo che Dio
è con noi possiamo vedere luce per il nostro essere,
essere felici di essere uomini e vivere con fiducia e
gioia. E dove si rende presente in modo reale questo
meraviglioso scambio, perché operi nella nostra vita e la
renda un’esistenza di veri figli di Dio? Diventa molto
concreta nell’Eucaristia. Quando partecipiamo alla Santa
Messa noi presentiamo a Dio ciò che è nostro: il pane e
il vino, frutto della terra, perché Egli li accetti e li
trasformi donandoci Se stesso e facendosi nostro cibo,
affinché ricevendo il suo Corpo e il suo Sangue
partecipiamo alla sua vita divina.
Vorrei
soffermarmi, infine, su un altro aspetto del Natale.
Quando l’Angelo del Signore si presenta ai pastori nella
notte della Nascita di Gesù, l’Evangelista Luca annota
che “la gloria del Signore li avvolse di luce” (2,9);
e il Prologo del Vangelo di Giovanni parla del Verbo fatto
carne come della luce vera che viene nel mondo, la luce
capace di illuminare ogni uomo (cfr Gv 1,9). La
liturgia natalizia è pervasa di luce. La venuta di Cristo
dirada le tenebre del mondo, riempie la Notte santa di un
fulgore celeste e diffonde sul volto degli uomini lo
splendore di Dio Padre. Anche oggi. Avvolti dalla luce di
Cristo, siamo invitati con insistenza dalla liturgia
natalizia a farci illuminare la mente e il cuore dal Dio
che ha mostrato il fulgore del suo Volto. Il primo
Prefazio di Natale proclama: “Nel mistero del Verbo
incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce
nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio
visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle
realtà invisibili”. Nel Mistero dell’Incarnazione
Dio, dopo aver parlato ed essere intervenuto nella storia
mediante messaggeri e con segni, “è apparso”, è
uscito dalla sua luce inaccessibile per illuminare il
mondo.
Nella
Solennità dell’Epifania, 6 gennaio, che celebreremo tra
pochi giorni, la Chiesa propone un brano molto
significativo del profeta Isaia: “Alzati, rivestiti di
luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore
brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la
terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te splende
il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno le
genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo
sorgere” (60,1-3). E’ un invito rivolto alla Chiesa,
la Comunità di Cristo, ma anche a ciascuno di noi, a
prendere ancora più viva coscienza della missione e della
responsabilità verso il mondo nel testimoniare e portare
la luce nuova del Vangelo. All’inizio della Costituzione
Lumen
gentium del Concilio
Vaticano II troviamo le seguenti parole: “Essendo
Cristo la luce delle genti, questo santo Concilio, adunato
nello Spirito Santo, ardentemente desidera con la luce di
Lui, splendente sul volto della Chiesa, illuminare tutti
gli uomini annunziando il Vangelo a ogni creatura” (n.
1). Il Vangelo è la luce da non nascondere, da mettere
sulla lucerna. La Chiesa non è la luce, ma riceve la luce
di Cristo, la accoglie per esserne illuminata e per
diffonderla in tutto il suo splendore. E questo deve
avvenire anche nella nostra vita personale. Ancora una
volta cito San Leone Magno che ha detto nella Notte Santa:
“Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe
della natura divina, non voler ricadere alla condizione
spregevole di un tempo con una condotta indegna. Ricordati
chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati
che, strappato dal potere delle tenebre, sei stato
trasferito nella luce e nel Regno di Dio” (Sermone 1
sul Natale, 3,2: CCL 138,88).
Cari
fratelli e sorelle, il Natale è fermarsi a contemplare
quel Bambino, il Mistero di Dio che si fa uomo
nell’umiltà e nella povertà, ma è soprattutto
accogliere ancora di nuovo in noi stessi quel Bambino, che
è Cristo Signore, per vivere della sua stessa vita, per
far sì che i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue
azioni, siano i nostri sentimenti, i nostri pensieri, le
nostre azioni. Celebrare il Natale è quindi manifestare
la gioia, la novità, la luce che questa Nascita ha
portato in tutta la nostra esistenza, per essere anche noi
portatori della gioia, della vera novità, della luce di
Dio agli altri. Ancora a tutti l’augurio di un tempo
natalizio benedetto dalla presenza di Dio!
Saluti:
Je suis
heureux d’accueillir les pèlerins de langue française.
Je salue particulièrement les Oblates Missionnaires de
Marie Immaculée, à l’occasion du cinquantième
anniversaire de leur fondation. À travers toute votre
existence, soyez des porteurs de la joie, de la nouveauté
et de la lumière de Dieu parmi les autres ! Qu’en ce
temps de Noël Dieu vous bénisse de sa présence !
I am
pleased to greet all the English-speaking visitors present,
including the pilgrimage groups from Wales, Australia and
the United States. I offer a special greeting to the
priests and seminarians of the Pontifical College
Josephinum. My welcome also goes to the La Salette
Brothers taking part in a programme of spiritual renewal.
I thank the choirs for their praise of God in song. Upon
all of you and your families I invoke the Lord’s
blessings of joy, peace and prosperity for the year which
has just begun. Happy New Year!
Mit
Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher und danke den Allgäuer Bläsern für ihre
wunderschöne Musik. Nehmen wir Christus, das Kind, in dem
Gott Mensch geworden ist, immer wieder neu in uns selber,
in unsere Herzen auf. Lassen wir ihn in uns leben, damit
seine Gedanken unsere Gedanken, sein Handeln unser Handeln
wird. Dann werden auch wir von seiner Freude und seinem
Licht erfüllt sein. Euch allen wünsche ich ein
gesegnetes und gutes neues Jahr.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los grupos venidos de España, México,
Bolivia y otros países latinoamericanos. Deseo a todos
que en este tiempo de Navidad os detengáis a contemplar
este Misterio de Dios que se hace hombre en la humildad y
pobreza, y que lo acojáis en vuestros corazones viviendo
de su misma vida y manifestando a los demás la alegría,
la novedad y la luz que su nacimiento ha traído a nuestra
existencia y al mundo entero. Felices Fiestas.
Queridos
peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! O Natal
é um convite a contemplar no Menino Jesus o Mistério de
Deus que se faz homem na humildade e pobreza, e, sobretudo,
a acolher em nós mesmos este Menino, que é o Cristo
Senhor, para fazer com que os seus sentimentos,
pensamentos e ações sejam também os nossos. Portanto,
sede portadores da alegria, novidade e luz de Deus
manifestadas no Natal. De todo o coração, desejo-vos um
Ano Novo abençoado!
Saluto
in lingua polacca:
Witam
serdecznie Polaków, uczestników pierwszej w nowym roku
audiencji. Nasze serca przenika radość z
narodzin Zbawiciela. W Chrystusie Bóg Ojciec okazał
nam swą miłość. W Nim zostaliśmy
nazwani dziećmi Bożymi i rzeczywiście nimi
jesteśmy (por. 1 J 3,1). Niech światło
Chrystusa płynące z Betlejem rozjaśnia
drogi waszego życia, niech umacnia wasze serca
nadzieją, miłością i pokojem. Wam i
waszym bliskim z serca błogosławię.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i Polacchi partecipanti a questa prima
udienza dell’anno nuovo. I nostri cuori sono pieni di
gioia per la nascita del Salvatore. In Cristo, Dio Padre
ci ha mostrato il Suo amore. In Lui siamo chiamati figli
di Dio e lo siamo realmente (cfr. 1 Gv 3,1). Che la
luce di Cristo che proviene da Betlemme illumini le vie
della vostra vita, rafforzi i vostri cuori con la
speranza, con l’amore e con la pace. A voi tutti e ai
vostri cari imparto una benedizione di cuore.
Saluto
in lingua croata:
Srdačno
pozdravljam hrvatske hodočasnike! Gospodin Isus, koji
nam je svojim rođenjem darovao spasenje, neka vas
svojim blagoslovom i mirom prati kroz sve dane nove
godine! Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini croati! Il Signore Gesù, che
con la sua nascita ci ha donato la salvezza, vi accompagni
con la sua benedizione e la sua pace in tutti i giorni
dell’Anno Nuovo! Siano lodati Gesù e Maria!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini italiani, ed auguro a
tutti voi serenità e pace per il nuovo anno. In
particolare saluto i ministranti della diocesi di Asti, e
li esorto a svolgere con amore e devozione l’importante
servizio all’altare che permette di essere
particolarmente vicini al Signore e di crescere in
un’amicizia vera e profonda con Gesù. Saluto le Suore
Figlie della Misericordia e della Croce che celebrano in
questi giorni il loro Capitolo Generale, ed assicuro la
mia preghiera affinché esso susciti nell’intero
Istituto un rinnovato ardore apostolico. Saluto i gruppi
dell’Azione Cattolica di Pompei e di San Marzano sul
Sarno, invitando ciascuno a rendere dappertutto una
incisiva testimonianza cristiana. E saluto con particolare
affetto i giovani dell’Oratorio inter-parrocchiale di
Mortara e li incoraggio ad affrontare le importanti tappe
della vita fondando ogni progetto sulla fedeltà a Dio e
al Vangelo.
Il mio
pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi
novelli. A voi, cari giovani, auguro di saper considerare
ogni giorno come un dono di Dio, da accogliere con
riconoscenza e vivere con rettitudine. Per voi, cari
malati, il nuovo anno porti consolazione nel corpo e nello
spirito. E voi, cari sposi novelli, sforzatevi di imitare
la Santa Famiglia di Nazareth, realizzando un’autentica
comunione d’amore e di vita.
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