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UDIENZA
GENERALE (5 ottobre 2011) |
Radio
Vaticana, 5 ottobre 2011
Il
Papa all'udienza generale: nel deserto del razionalismo
Dio è la guida che custodisce la sua Chiesa
◊
“Quando Dio apre la sua tenda per accoglierci, nulla può
farci del male”. È un messaggio di assoluta fiducia
quello che Benedetto XVI ricava dalla meditazione del
celebre Salmo 23, quello del “Buon Pastore”. Il Papa
ne ha parlato all’udienza generale di questa mattina, in
Piazza San Pietro, affermando che la presenza di Dio è
certa anche nel “deserto del razionalismo”. Benedetto
XVI ha poi concluso ricordando la prossima festa della
Madonna del Rosario e invitando i cristiani a
“riscoprire” questa preghiera mariana. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Non manco di nulla”. Un versetto che la Chiesa
intona da duemila anni, ripetendo una ancor più antica
preghiera e soprattutto una certezza: quella della
indefettibile benevolenza di Dio. Benedetto XVI ha seguito
e riflettuto sugli elementi descrittivi e paesaggistici
che compongono il Salmo 23 mettendo in rilievo come – in
un ambiente desertico come quello narrato dal Salmista –
il riferimento “ai pascoli erbosi” ai quali il Buon
Pastore conduce il suo gregge rimanda al profondo
“bene” che il Pastore stesso nutre per i suoi armenti:
“Cari fratelli e sorelle, anche noi, come il
Salmista, se camminiamo dietro al ‘Pastore buono’, per
quanto difficili, tortuosi o lunghi possano apparire i
percorsi della nostra vita, spesso anche in zone
desertiche spiritualmente, senza acqua e con un sole di
razionalismo cocente, sotto la guida del pastore buono,
Cristo, siamo certi di andare sulle strade ‘giuste’ e
che il Signore ci guida e ci è sempre vicino e non ci
mancherà nulla”.
A un certo punto sul gregge cala il buio della notte;
“c’è il rischio – osserva il Papa – di inciampare
oppure di allontanarsi e di perdersi”. Tuttavia il
Salmista, prosegue il Pontefice, non è assalito da alcun
timore, si sente rassicurato, come dovrebbero sentirsi
allo stesso modo la Chiesa e ogni singolo credente:
“Quel ‘tu sei con me’ è una proclamazione di
fiducia incrollabile, e sintetizza l’esperienza di fede
radicale; la vicinanza di Dio trasforma la realtà, la
valle oscura perde ogni pericolosità, si svuota di ogni
minaccia. Il gregge ora può camminare tranquillo,
accompagnato dal rumore familiare del bastone che batte
sul terreno e segnala la presenza rassicurante del
pastore”.
Dopo l’erba e l’acqua, la scena del Salmo si sposta
all’interno di una tenda, quella dove il pastore vive
con il suo gregge e dove il Salmista viene accolto – ha
sottolineato Benedetto XVI – con una “generosa
ospitalità”. Anche qui si respira un’atmosfera di
grande serenità:
“Il Salmista è fatto oggetto di tante attenzioni,
per cui si vede come un viandante che trova riparo in una
tenda ospitale, mentre i suoi nemici devono fermarsi a
guardare, senza poter intervenire, perché colui che
consideravano loro preda è stato messo al sicuro, è
diventato ospite sacro, intoccabile. E il Salmista siamo
noi se siamo realmente credenti in comunione con Cristo.
Quando Dio apre la sua tenda per accoglierci, nulla può
farci del male”.
Il Papa ha concluso la catechesi ricordando come
l’antica figura del Buon Pastore abbia trovato in Gesù
“la sua pienezza di significato”:
“Gesù è il ‘Buon Pastore’ che va in cerca
della pecora smarrita, che conosce le sue pecore e dà la
vita per loro, Egli è la via, il giusto cammino che ci
porta alla vita, la luce che illumina la valle oscura e
vince ogni nostra paura (…) Chi va col Signore anche
nelle vali oscure della sofferenza, dell'incertezza e di
tutti i problemi umani, si sente sicuro. Tu sei con me:
questa è la nostra certezza, quella che ci sostiene”.
Al momento dei ringraziamenti, Benedetto XVI ne ha
rivolto uno speciale in lingua inglese alla delegazione
della Facoltà di Teologia dell’Università greca di
Salonicco, che ha voluto insignire il Papa della medaglia
d’oro “Apostle Jason”. Il Pontefice si è detto
“profondamente onorato” del gesto, riconoscendovi
“un segno eloquente della crescente comprensione e del
dialogo esistente tra cattolici e ortodossi”. Oltre a
rivolgere un saluto, fra gli altri, al cardinale
arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo – a Roma con i
vescovi siciliani a un anno dalla visita pastorale del
Papa alla città – Benedetto XVI ha ricordato, in lingua
slovacca, la memoria liturgica di dopodomani della Beata
Vergine Maria del Rosario. “Riscoprite – ha detto –
il valore della preghiera del Rosario come via per un
incontro personale con Cristo”.
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 5 ottobre 2011
Salmo
23
Cari
fratelli e sorelle,
rivolgersi
al Signore nella preghiera implica un radicale atto di
fiducia, nella consapevolezza di affidarsi a Dio che è
buono, «misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco
di amore e di fedeltà» (Es 34,6-7; Sal 86,15;
cfr Gl 2,13; Gn 4,2; Sal 103,8;
145,8; Ne 9,17). Per questo oggi vorrei riflettere
con voi su un Salmo tutto pervaso di fiducia, in cui il
Salmista esprime la sua serena certezza di essere guidato
e protetto, messo al sicuro da ogni pericolo, perché il
Signore è il suo pastore. Si tratta del Salmo 23 -
secondo la datazione greco latina 22 - un testo familiare
a tutti e amato da tutti.
«Il
Signore è il mio pastore: non manco di nulla»: così
inizia questa bella preghiera, evocando l’ambiente
nomade della pastorizia e l’esperienza di conoscenza
reciproca che si stabilisce tra il pastore e le pecore che
compongono il suo piccolo gregge. L’immagine richiama
un’atmosfera di confidenza, intimità, tenerezza: il
pastore conosce le sue pecorelle una per una, le chiama
per nome ed esse lo seguono perché lo riconoscono e si
fidano di lui (cfr Gv 10,2-4). Egli si prende cura
di loro, le custodisce come beni preziosi, pronto a
difenderle, a garantirne il benessere, a farle vivere in
tranquillità. Nulla può mancare se il pastore è con
loro. A questa esperienza fa riferimento il Salmista,
chiamando Dio suo pastore, e lasciandosi guidare da Lui
verso pascoli sicuri:
«Su
pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome» (vv. 2-3).
La
visione che si apre ai nostri occhi è quella di prati
verdi e fonti di acqua limpida, oasi di pace verso cui il
pastore accompagna il gregge, simboli dei luoghi di vita
verso cui il Signore conduce il Salmista, il quale si
sente come le pecore sdraiate sull’erba accanto ad una
sorgente, in situazione di riposo, non in tensione o in
stato di allarme, ma fiduciose e tranquille, perché il
posto è sicuro, l’acqua è fresca, e il pastore veglia
su di loro. E non dimentichiamo qui che la scena evocata
dal Salmo è ambientata in una terra in larga parte
desertica, battuta dal sole cocente, dove il pastore
seminomade mediorientale vive con il suo gregge nelle
steppe riarse che si estendono intorno ai villaggi. Ma il
pastore sa dove trovare erba e acqua fresca, essenziali
per la vita, sa portare all’oasi in cui l’anima “si
rinfranca” ed è possibile riprendere le forze e nuove
energie per rimettersi in cammino.
Come dice
il Salmista, Dio lo guida verso «pascoli erbosi» e «acque
tranquille», dove tutto è sovrabbondante, tutto è
donato copiosamente. Se il Signore è il pastore, anche
nel deserto, luogo di assenza e di morte, non viene meno
la certezza di una radicale presenza di vita, tanto da
poter dire: «non manco di nulla». Il pastore, infatti,
ha a cuore il bene del suo gregge, adegua i propri ritmi e
le proprie esigenze a quelli delle sue pecore, cammina e
vive con loro, guidandole per sentieri “giusti”, cioè
adatti a loro, con attenzione alle loro necessità e non
alle proprie. La sicurezza del suo gregge è la sua
priorità e a questa obbedisce nel guidarlo.
Cari
fratelli e sorelle, anche noi, come il Salmista, se
camminiamo dietro al “Pastore buono”, per quanto
difficili, tortuosi o lunghi possano apparire i percorsi
della nostra vita, spesso anche in zone desertiche
spiritualmente, senza acqua e con un sole di razionalismo
cocente, sotto la guida del pastore buono, Cristo, siamo
certi di andare sulle strade “giuste” e che il Signore
ci guida e ci è sempre vicino e non ci mancherà nulla.
Per
questo il Salmista può dichiarare una tranquillità e una
sicurezza senza incertezze né timori:
«Anche
se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza» (v. 4).
Chi va
col Signore anche nelle vali oscure della sofferenza,
dell'incertezza e di tutti i problemi umani, si sente
sicuro. Tu sei con me: questa è la nostra certezza,
quella che ci sostiene. Il buio della notte fa paura, con
le sue ombre mutevoli, la difficoltà a distinguere i
pericoli, il suo silenzio riempito di rumori
indecifrabili. Se il gregge si muove dopo il calar del
sole, quando la visibilità si fa incerta, è normale che
le pecore siano inquiete, c’è il rischio di inciampare
oppure di allontanarsi e di perdersi, e c’è ancora il
timore di possibili aggressori che si nascondano
nell’oscurità. Per parlare della valle “oscura”, il
Salmista usa un’espressione ebraica che evoca le tenebre
della morte, per cui la valle da attraversare è un luogo
di angoscia, di minacce terribili, di pericolo di morte.
Eppure, l’orante procede sicuro, senza paura, perché sa
che il Signore è con lui. Quel «tu sei con me» è una
proclamazione di fiducia incrollabile, e sintetizza
l’esperienza di fede radicale; la vicinanza di Dio
trasforma la realtà, la valle oscura perde ogni
pericolosità, si svuota di ogni minaccia. Il gregge ora
può camminare tranquillo, accompagnato dal rumore
familiare del bastone che batte sul terreno e segnala la
presenza rassicurante del pastore.
Questa
immagine confortante chiude la prima parte del Salmo, e
lascia il posto ad una scena diversa. Siamo ancora nel
deserto, dove il pastore vive con il suo gregge, ma adesso
siamo trasportati sotto la sua tenda, che si apre per dare
ospitalità:
«Davanti
a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca» (v. 5).
Ora il
Signore è presentato come Colui che accoglie l’orante,
con i segni di una ospitalità generosa e piena di
attenzioni. L’ospite divino prepara il cibo sulla
“mensa”, un termine che in ebraico indica, nel suo
senso primitivo, la pelle di animale che veniva stesa per
terra e su cui si mettevano le vivande per il pasto in
comune. È un gesto di condivisione non solo del cibo, ma
anche della vita, in un’offerta di comunione e di
amicizia che crea legami ed esprime solidarietà. E poi
c’è il dono munifico dell’olio profumato sul capo,
che dà sollievo dall’arsura del sole del deserto,
rinfresca e lenisce la pelle e allieta lo spirito con la
sua fragranza. Infine, il calice ricolmo aggiunge una nota
di festa, con il suo vino squisito, condiviso con
generosità sovrabbondante. Cibo, olio, vino: sono i doni
che fanno vivere e danno gioia perché vanno al di là di
ciò che è strettamente necessario ed esprimono la
gratuità e l'abbondanza dell’amore. Proclama il Salmo
104, celebrando la bontà provvidente del Signore: «Tu
fai crescere l’erba per il bestiame e le piante che
l’uomo coltiva per trarre cibo dalla terra, vino che
allieta il cuore dell’uomo, olio che fa brillare il suo
volto e pane che sostiene il suo cuore» (vv. 14-15). Il
Salmista è fatto oggetto di tante attenzioni, per cui si
vede come un viandante che trova riparo in una tenda
ospitale, mentre i suoi nemici devono fermarsi a guardare,
senza poter intervenire, perché colui che consideravano
loro preda è stato messo al sicuro, è diventato ospite
sacro, intoccabile. E il Salmista siamo noi se siamo
realmente credenti in comunione con Cristo. Quando Dio
apre la sua tenda per accoglierci, nulla può farci del
male.
Quando
poi il viandante riparte, la protezione divina si prolunga
e lo accompagna nel suo viaggio:
«Sì,
bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni» (v. 6).
La bontà
e la fedeltà di Dio sono la scorta che accompagna il
Salmista che esce dalla tenda e si rimette in cammino. Ma
è un cammino che acquista un nuovo senso, e diventa
pellegrinaggio verso il Tempio del Signore, il luogo santo
in cui l’orante vuole “abitare” per sempre e a cui
anche vuole “ritornare”. Il verbo ebraico qui
utilizzato ha il senso di “tornare”, ma, con una
piccola modifica vocalica, può essere inteso come
“abitare”, e così è reso dalle antiche versioni e
dalla maggior parte delle traduzioni moderne. Ambedue i
sensi possono essere mantenuti: tornare al Tempio e
abitarvi è il desiderio di ogni Israelita, e abitare
vicino a Dio nella sua vicinanza e bontà è l’anelito e
la nostalgia di ogni credente: poter abitare realmente
dove è Dio, vicino a Dio. La sequela del Pastore porta
alla sua casa, è quella la meta di ogni cammino, oasi
desiderata nel deserto, tenda di rifugio nella fuga dai
nemici, luogo di pace dove sperimentare la bontà e
l’amore fedele di Dio, giorno dopo giorno, nella gioia
serena di un tempo senza fine.
Le
immagini di questo Salmo, con la loro ricchezza e
profondità, hanno accompagnato tutta la storia e
l’esperienza religiosa del popolo di Israele e
accompagnano i cristiani. La figura del pastore, in
particolare, evoca il tempo originario dell’Esodo, il
lungo cammino nel deserto, come un gregge sotto la guida
del Pastore divino (cfr Is 63,11-14; Sal
77,20-21; 78,52-54). E nella Terra Promessa era il re ad
avere il compito di pascere il gregge del Signore, come
Davide, pastore scelto da Dio e figura del Messia (cfr 2Sam
5,1-2; 7,8; Sal 78,70-72). Poi, dopo l’esilio di
Babilonia, quasi in un nuovo Esodo (cfr Is 40,3-5.9-11;
43,16-21), Israele è riportato in patria come pecora
dispersa e ritrovata, ricondotta da Dio a rigogliosi
pascoli e luoghi di riposo (cfr Ez 34,11-16.23-31).
Ma è nel Signore Gesù che tutta la forza evocativa del
nostro Salmo giunge a completezza, trova la sua pienezza
di significato: Gesù è il “Buon Pastore” che va in
cerca della pecora smarrita, che conosce le sue pecore e dà
la vita per loro (cfr Mt 18,12-14; Lc
15,4-7; Gv 10,2-4.11-18), Egli è la via, il giusto
cammino che ci porta alla vita (cfr Gv 14,6), la
luce che illumina la valle oscura e vince ogni nostra
paura (cfr Gv 1,9; 8,12; 9,5; 12,46). È Lui
l’ospite generoso che ci accoglie e ci mette in salvo
dai nemici preparandoci la mensa del suo corpo e del suo
sangue (cfr Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc
22,19-20) e quella definitiva del banchetto messianico nel
Cielo (cfr Lc 14,15ss; Ap 3,20; 19,9). È
Lui il Pastore regale, re nella mitezza e nel perdono,
intronizzato sul legno glorioso della croce (cfr Gv
3,13-15; 12,32; 17,4-5).
Cari
fratelli e sorelle, il Salmo 23 ci invita a rinnovare la
nostra fiducia in Dio, abbandonandoci totalmente nelle sue
mani. Chiediamo dunque con fede che il Signore ci conceda,
anche nelle strade difficili del nostro tempo, di
camminare sempre sui suoi sentieri come gregge docile e
obbediente, ci accolga nella sua casa, alla sua mensa, e
ci conduca ad «acque tranquille», perché,
nell’accoglienza del dono del suo Spirito, possiamo
abbeverarci alle sue sorgenti, fonti di quell’acqua viva
«che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14; cfr
7,37-39). Grazie.
Saluti:
Je salue
les pèlerins francophones, particulièrement la Communauté
du Séminaire Français de Rome, les Sœurs de la Présentation
de Marie réunies en Chapitre général et les groupes
venus du Canada, de Suisse, et des Iles de la Réunion et
de la Martinique. Chers amis, plaçons toute notre
confiance en Dieu. Demandons-lui de marcher toujours sur
ses sentiers, à la suite de Jésus, notre Bon Pasteur.
Que la Vierge du Rosaire nous accompagne. A tous je
souhaite un bon pèlerinage.
I welcome
all the English-speaking pilgrims and visitors present at
today’s Audience, especially those from England,
Scotland, Denmark, Norway, Sweden, Nigeria, Singapore, the
Philippines and the United States. My special greeting
goes to the alumni and friends celebrating the fiftieth
anniversary of the Pontifical Filipino College. I also
greet the new students from the Pontifical Beda College,
and I offer prayerful good wishes to the deacon class of
the Pontifical North American College and their families.
Upon all of you I invoke God’s blessings of joy and
peace.
In a special way, I would like to greet the Delegation of
the Theology Faculty of the University of Thessaloniki,
who have wished to confer upon me the Apostle Jason of
Thessaloniki Gold Medal. I am deeply honoured by this
gracious gesture, which is an eloquent sign of the growing
understanding and dialogue between Catholic and Orthodox
Christians. I pray that it will be a harbinger of ever
greater progress in our efforts to respond in fidelity,
truth and charity to the Lord’s summons to unity. I
thank the Delegation most cordially, and I offer my
prayerful good wishes for their teaching and research. God
bless you all!
Ganz
herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Gäste,
besonders die Kirchenchöre aus dem Eichsfeld, die mich an
den schönen Besuch bei der Muttergottes in Etzelsbach
erinnern, sowie die jungen Freunde aus der Schweiz, die an
der Informationswoche »meiner« Schweizergarde teilnehmen.
Willkommen! Liebe Brüder und Schwestern, der Psalm 23 lädt
uns ein, unser Vertrauen auf Gott zu erneuern und uns ganz
in seine Hände zu geben. Bitten wir ihn also mit
Zuversicht, daß er uns nahe sei, daß er uns an lebendige
Wasser führe und daß wir aus der Quelle trinken dürfen,
die ewiges Leben schenkt. Jesus Christus, der Gute Hirt,
segne und behüte euch alle.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los sacerdotes del Pontificio Colegio
Mexicano y a las Hermanas del Sagrado Corazón de Jesús y
de los Santos Ángeles, así como a los grupos
provenientes de España, México, Chile, Argentina,
Colombia, Paraguay y otros países latinoamericanos. Os
invito, queridos hermanos, a intensificar vuestra vida de
oración, acudiendo con confianza al Señor, que es bueno
y misericordioso, lento a la ira y rico en piedad. Muchas
gracias.
Saúdo
cordialmente todos os peregrinos de língua portuguesa
presentes nesta Audiência, nomeadamente o grupo de diáconos
permanentes vindos de Lisboa e os sacerdotes da
Arquidiocese de Diamantina, acompanhados de seu bispo.
Possa cada um de vós, guiado pelo Bom Pastor, ser por
todo o lado um zeloso mensageiro do amor de Deus e uma
testemunha corajosa da fé. Que Deus vos abençoe!
Saluto
in lingua polacca:
Witam
serdecznie wszystkich Polaków. Szczególnie pozdrawiam
pielgrzymkę Civitas Christiana ze Szczecina,
organizatorów znanego w Polsce Marszu dla Życia.
Niech wasza coroczna inicjatywa przypomina wszystkim o
potrzebie szacunku dla rodzącego się życia
ludzkiego i o godności jego przekazywania. Wam tu
obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.
Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Do il mio
cordiale benvenuto a tutti i Polacchi. In modo particolare
saluto i pellegrini della Civitas Cristiana di
Stettino, organizzatori della Marcia per la Vita
conosciuta in Polonia. La vostra iniziativa annuale
ricordi a tutti il rispetto dovuto alla vita nascente e
alla dignità della sua trasmissione. Voi tutti qui
presenti e i vostri cari benedico di cuore. Sia lodato Gesù
Cristo.
Saluto
in lingua slovacca:
Srdečne
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Nitry a
okolia.
Bratia a sestry, pozajtra budeme v liturgii sláviť
spomienku Panny Márie Ružencovej. Znovu objavte hodnotu
modlitby Ruženca ako cesty k osobnému stretnutiu s
Kristom. S týmto želaním žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini slovacchi, specialmente quelli
provenienti da Nitra e dintorni.
Fratelli e sorelle, dopodomani celebreremo la memoria
liturgica della Beata Vergine Maria del Rosario.
Riscoprite il valore della preghiera del Rosario come via
per un incontro personale con Cristo.
Con questo auspicio benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ucraina:
Щиро
вітаю
семінаристів
Мукачівської
греко-католицької
єпархії
та їхніх
вихователів,
паломників
до гробів
святих
Апостолів
та
місцями
блаженного
Теодора
Ромжі. Мої
дорогі,
заохочую
вас, за
прикладом
блаженного,
дедалі
більше
уподібнювати
своє
життя до
Христа
для
великодушного
служіння
Церкві.
Від
щирого
серця вас
благословляю.
Слава
Ісусу
Христу!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i Seminaristi dell'Eparchia di Mukacevo di
Rito Bizantino ed i loro Formatori, pellegrini a Roma alle
Tombe degli Apostoli e sui luoghi del Beato Teodor Romzha.
Carissimi, vi incoraggio, seguendo l'esempio del beato, a
conformare sempre più la vostra vita a Cristo per un
generoso servizio alla Chiesa. Vi benedico di cuore. Sia
lodato Gesù Cristo!
APPELLO
Non
cessano di giungere drammatiche notizie circa la carestia
che ha colpito la regione del Corno d’Africa. Saluto il
Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio
Consiglio “Cor Unum” e Mons. Giorgio Bertin,
Amministratore Apostolico di Mogadiscio, presenti a
quest’udienza insieme ad alcuni rappresentanti di
organizzazioni caritative cattoliche, che si incontreranno
per verificare e dare ulteriore impulso alle iniziative
tese a fronteggiare tale emergenza umanitaria. Parteciperà
all’incontro anche un rappresentante dell’Arcivescovo
di Canterbury, il quale ha pure lanciato un appello in
favore delle popolazioni colpite. Rinnovo il mio accorato
invito alla Comunità Internazionale perché continui il
suo impegno verso quei popoli e invito tutti a offrire
preghiere e aiuto concreto per tanti fratelli e sorelle
così duramente provati, in particolare per i bambini che
ogni giorno muoiono in quella regione per malattie e
mancanza di acqua e di cibo.
* * *
Rivolgo
adesso il mio affettuoso saluto ai pellegrini di
lingua italiana, in particolare ai partecipanti al
pellegrinaggio delle Diocesi della Sicilia, presieduto dal
Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, ed
accompagnato da tutti i Vescovi Siciliani in occasione
dell’anniversario della mia Visita
pastorale del 3 ottobre 2010. Carissimi, la sosta
presso le Tombe degli Apostoli rafforzi in tutti voi i
propositi di fedele adesione a Cristo e di generosa
testimonianza evangelica.
Saluto i
fedeli della Diocesi di Adria-Rovigo, accompagnati dal
loro Vescovo Mons. Lucio Soravito de Franceschi, qui
convenuti al termine del Sinodo diocesano. Carissimi, vi
assicuro la mia preghiera perché possiate realizzare con
generoso impegno le disposizioni sinodali, per una
rinnovata vitalità spirituale, ed essere fermento nella
società civile.
Saluto
anche i pellegrini della Diocesi di Lucera-Troia, con il
Vescovo Mons. Domenico Cornacchia, che, unitamente ai
Frati Minori Conventuali di Puglia, concludono l’anno
giubilare per il venticinquesimo anniversario della
canonizzazione di San Francesco Antonio Fasani. Cari
Pastori e fedeli, l’esempio del vostro “Padre
Maestro” susciti in tutti il desiderio di corrispondere
alla chiamata universale alla santità.
Sono
particolarmente lieto di accogliere le Suore di carità
dell’Immacolata Concezione di Ivrea, che domenica scorsa
hanno avuto la gioia di vedere innalzata agli onori degli
Altari la loro Fondatrice Madre Antonia Maria Verna.
Auspico che il luminoso esempio della nuova Beata rafforzi
lo slancio di una vita totalmente donata e, per quanti ne
condividono il carisma, rinnovata fedeltà agli impegni di
vita cristiana.
Saluto
pure i Formatori e gli alunni del Pontificio Collegio
Internazionale Mater Ecclesiae, e la Fondazione
Opera Edimar di Padova.
Infine,
mi rivolgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli.
San Francesco d’Assisi, di cui abbiamo celebrato ieri la
festa liturgica, aiuti ciascuno di voi a vivere il
Vangelo in carità e letizia. A tutti la mia Benedizione.
©
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