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UDIENZA
GENERALE (6 APRILE 2011) |
Radio
Vaticana, 6 aprile 2011
Appello
del Papa per Costa d'Avorio e Libia: violenza e odio sono
sempre una sconfitta. Udienza generale dedicata a Teresa
di Lisieux
Benedetto
XVI è in “apprensione” per i drammi che in questi
giorni stanno vivendo le popolazioni della Costa
d’Avorio e della Libia, e chiede alle parti in causa di
fare “opera di pacificazione e di dialogo”.
L’appello ha concluso l’udienza generale di questa
mattina in Piazza San Pietro, tenuta davanti a circa 20
mila persone, durante la quale il Papa ha presentato la
figura di Santa Teresa di Lisieux. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Chi fa parlare le armi per ottenere una vittoria ha già
perso, perché la scelta della violenza “è sempre una
sconfitta”. È stato perentorio Benedetto XVI
nell’esortare alla pace chi in questo momento sta
fomentando l’odio in Libia e in Costa d’Avorio:
“Mi auguro, inoltre, che il cardinale Turkson, che
avevo incaricato di recarsi in Costa d’Avorio per
manifestare la mia solidarietà, possa presto entrare nel
Paese. Prego per le vittime e sono vicino a tutti coloro
che stanno soffrendo. La violenza e l’odio sono sempre
una sconfitta! Per questo rivolgo un nuovo e accorato
appello a tutte le parti in causa, affinché si avvii
l’opera di pacificazione e di dialogo e si evitino
ulteriori spargimenti di sangue”.
La preoccupazione per la situazione dei due Stati
africani era stata preceduta dalla passione che ha animato
le parole del Pontefice nel parlare di una delle Sante più
amate al mondo, Teresa di Lisieux. Anima innamorata senza
misura di Cristo e di ogni persona, dai sacerdoti ai
lontani, la Santa carmelitana ha “illuminato tutta la
Chiesa con la sua profonda dottrina spirituale”, ha
affermato Benedetto XVI. Come in altre occasioni, il Papa
ha raccontato per sommi capi la vita della protagonista
della sua riflessione. Ma in questo caso, descrivere la
storia di una Santa diventata celebre per la sua
autobiografica “Storia di un’anima” ha dato alla
catechesi un sapore particolare. Prendendo spunto da
queste pagine-capolavoro, il Papa ha subito esortato:
“E’ un libro che ebbe subito un enorme successo,
fu tradotto in molte lingue e diffuso in tutto il mondo.
Vorrei invitarvi a riscoprire questo piccolo-grande
tesoro, questo luminoso commento del Vangelo pienamente
vissuto! La Storia di un'anima, infatti, è una
meravigliosa storia d'Amore, raccontata con una tale
autenticità, semplicità e freschezza che il lettore non
può non rimanerne affascinato! Ma qual è questo Amore
che ha riempito tutta la vita di Teresa, dall’infanzia
fino alla morte? Cari amici, questo Amore ha un Volto, ha
un Nome, è Gesù!”.
Di grazia in grazia, Teresa arriva a scegliere il
convento dopo aver scoperto la forza del suo amore per il
Crocifisso, e la certezza che le sue preghiere non restano
inascoltate, nemmeno quando implorano pietà per un
criminale incallito, come le accade di fare a soli 14
anni. Ha osservato il Papa:
“E' la sua prima e fondamentale esperienza di
maternità spirituale: ‘Tanta fiducia avevo nella
Misericordia Infinita di Gesù’, scrive. Con Maria
Santissima, la giovane Teresa ama, crede e spera con ‘un
cuore di madre’”.
Adolescente e già madre spirituale. L’esperienza del
chiostro comincia per lei a quindici anni, su dispensa di
Leone XIII. Il giorno della professione religiosa, Teresa
è una “sposa” di Cristo assolutamente raggiante:
“Lo stesso giorno, la Santa scrive una preghiera
che indica tutto l'orientamento della sua vita: chiede a
Gesù il dono del suo Amore infinito, di essere la più
piccola, e sopratutto chiede la salvezza di tutti gli
uomini: ‘Che nessuna anima sia dannata oggi’”.
Nel Carmelo di Lisieux, Teresa diventa una guida, una
“scienziata” del dono di sé e Giovanni Paolo II a
questo pensava quando la proclamò Dottore della Chiesa
nel 1997. E qui, Benedetto XVI si è rivolto ai dottori di
oggi, i teologi, invitandoli ad avere la grandezza
dell’umiltà di Santa Teresa:
“Con l'umiltà e la carità, la fede e la
speranza, Teresa entra continuamente nel cuore della Sacra
Scrittura che racchiude il Mistero di Cristo. E tale
lettura della Bibbia, nutrita dalla scienza dell’amore,
non si oppone alla scienza accademica. La scienza dei
santi, infatti, di cui lei stessa parla nell'ultima pagina
della Storia di un'anima, è la scienza più alta”.
Un’anima di fuoco non può che bruciare le tappe che
portano alla santità. In nove anni, Teresa traccia quella
“piccola via” nella quale risplende la sua grandezza.
La “dolorosissima prova della fede” e il declino della
salute, che vive a partire dal 1896, l’anno prima della
morte, non spengono – ha ricordato Benedetto XVI – la
“sua carità amabile e sorridente”. “La mia gioia è
amare Te”, scrive Teresa riferendosi a Gesù, e quello
è il “segreto” della sua felicità, ha detto il Papa.
Un amore infinito per Cristo unito a una esemplare fiducia
nella sua misericordia:
"Fiducia e Amore sono dunque il punto finale
del racconto della sua vita, due parole che come fari
hanno illuminato tutto il suo cammino di santità, per
poter guidare gli altri sulla stessa sua ‘piccola via di
fiducia e di amore’, dell’infanzia spirituale”.
Tra i saluti indirizzati ai
gruppi presenti all’udienza, Benedetto XVI ne ha rivolto
uno, in lingua inglese, alla delegazione del Collegio di
Difesa della Nato e un altro al folto gruppo di fedeli
legati da una forte devozione al Santuario della
Santissima Trinità di Vallepietra, non lontano da
Subiaco. “Carissimi – ha detto loro il Papa – nel
ringraziarvi per la vostra presenza, vi esorto a tenere
viva la tradizione del pellegrinaggio a tale Santuario,
tanto radicata nella vostra terra”.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei parlarvi di santa Teresa di Lisieux, Teresa di Gesù
Bambino e del Volto Santo, che visse in questo mondo solo
24 anni, alla fine del XIX secolo, conducendo una vita
molto semplice e nascosta, ma che, dopo la morte e la
pubblicazione dei suoi scritti, è diventata una delle
sante più conosciute e amate. La "piccola
Teresa" non ha mai smesso di aiutare le anime più
semplici, i piccoli, i poveri e i sofferenti che la
pregano, ma ha anche illuminato tutta la Chiesa con la sua
profonda dottrina spirituale, a tal punto che il
Venerabile Papa Giovanni Paolo II, nel 1997, ha voluto
darle il titolo di Dottore della Chiesa, in aggiunta a
quello di Patrona delle Missioni, già attribuitole da Pio
XI nel 1939. Il mio amato Predecessore la definì
"esperta della scientia amoris" (Novo
Millennio ineunte, 27). Questa scienza, che
vede risplendere nell'amore tutta la verità della fede,
Teresa la esprime principalmente nel racconto della sua
vita, pubblicato un anno dopo la sua morte sotto il
titolo di Storia di un'anima. E’ un libro che
ebbe subito un enorme successo, fu tradotto in molte
lingue e diffuso in tutto il mondo. Vorrei invitarvi a
riscoprire questo piccolo-grande tesoro, questo luminoso
commento del Vangelo pienamente vissuto! La Storia di
un'anima, infatti, è una meravigliosa storia
d'Amore, raccontata con una tale autenticità,
semplicità e freschezza che il lettore non può non
rimanerne affascinato! Ma qual è questo Amore che ha
riempito tutta la vita di Teresa, dall’infanzia fino
alla morte? Cari amici, questo Amore ha un Volto, ha un
Nome, è Gesù! La Santa parla continuamente di Gesù.
Vogliamo ripercorrere, allora, le grandi tappe della sua
vita, per entrare nel cuore della sua dottrina.
Teresa
nasce il 2 gennaio 1873 ad Alençon, una città della
Normandia, in Francia. E' l'ultima figlia di Luigi e Zelia
Martin, sposi e genitori esemplari, beatificati insieme il
19 ottobre 2008. Ebbero nove figli; di essi quattro
morirono in tenera età. Rimasero le cinque figlie, che
diventarono tutte religiose. Teresa, a 4 anni, rimase
profondamente ferita dalla morte della madre (Ms A, 13r).
Il padre con le figlie si trasferì allora nella città di
Lisieux, dove si svolgerà tutta la vita della Santa. Più
tardi Teresa, colpita da una grave malattia nervosa, guarì
per una grazia divina, che lei stessa definisce il
"sorriso della Madonna" (ibid., 29v-30v).
Ricevette poi la Prima Comunione, intensamente vissuta (ibid.,
35r), e mise Gesù Eucaristia al centro della sua
esistenza.
La
"Grazia di Natale" del 1886 segna la grande
svolta, da lei chiamata la sua "completa
conversione" (ibid., 44v-45r). Guarisce,
infatti, totalmente dalla sua ipersensibilità infantile e
inizia una "corsa da gigante". All'età di 14
anni, Teresa si avvicina sempre più, con grande fede, a
Gesù Crocifisso, e si prende a cuore il caso,
apparentemente disperato, di un criminale condannato a
morte e impenitente (ibid., 45v-46v). "Volli
ad ogni costo impedirgli di cadere nell'inferno",
scrive la Santa, con la certezza che la sua preghiera lo
avrebbe messo a contatto con il Sangue redentore di Gesù.
E' la sua prima e fondamentale esperienza di maternità
spirituale: "Tanta fiducia avevo nella
Misericordia Infinita di Gesù", scrive. Con Maria
Santissima, la giovane Teresa ama, crede e spera con
"un cuore di madre" (cfr PR 6/10r).
Nel
novembre del 1887, Teresa si reca in pellegrinaggio a Roma
insieme al padre e alla sorella Celina (ibid.,
55v-67r). Per lei, il momento culminante è l'Udienza del
Papa Leone XIII, al quale domanda il permesso di entrare,
appena quindicenne, nel Carmelo di Lisieux. Un anno dopo,
il suo desiderio si realizza: si fa Carmelitana, "per
salvare le anime e pregare per i sacerdoti" (ibid.,
69v). Contemporaneamente, inizia anche la dolorosa ed
umiliante malattia mentale di suo padre. E’ una grande
sofferenza che conduce Teresa alla contemplazione del
Volto di Gesù nella sua Passione (ibid., 71rv).
Così, il suo nome da Religiosa - suor Teresa di Gesù
Bambino e del Volto Santo - esprime il programma di
tutta la sua vita, nella comunione ai Misteri centrali
dell'Incarnazione e della Redenzione. La sua professione
religiosa, nella festa della Natività di Maria, l’8
settembre 1890, è per lei un vero matrimonio spirituale
nella "piccolezza" evangelica, caratterizzata
dal simbolo del fiore: "Che bella festa la Natività
di Maria per diventare la sposa di Gesù! - scrive - Era
la piccola Vergine Santa di un giorno che
presentava il suo piccolo fiore al piccolo Gesù"
(ibid., 77r). Per Teresa essere religiosa significa
essere sposa di Gesù e madre delle anime (cfr Ms
B, 2v). Lo stesso giorno, la Santa scrive una preghiera
che indica tutto l'orientamento della sua vita: chiede a
Gesù il dono del suo Amore infinito, di essere la più
piccola, e sopratutto chiede la salvezza di tutti gli
uomini: "Che nessuna anima sia dannata oggi" (Pr
2). Di grande importanza è la sua Offerta all'Amore
Misericordioso, fatta nella festa della Santissima
Trinità del 1895 (Ms A, 83v-84r; Pr 6): un'offerta che
Teresa condivide subito con le sue consorelle, essendo già
vice maestra delle novizie.
Dieci
anni dopo la "Grazia di Natale", nel 1896, viene
la "Grazia di Pasqua", che apre l'ultimo periodo
della vita di Teresa, con l'inizio della sua passione in
unione profonda alla Passione di Gesù; si tratta della
passione del corpo, con la malattia che la condurrà alla
morte attraverso grandi sofferenze, ma soprattutto si
tratta della passione dell'anima, con una dolorosissima prova
della fede (Ms C, 4v-7v). Con Maria accanto alla Croce
di Gesù, Teresa vive allora la fede più eroica, come
luce nelle tenebre che le invadono l’anima. La
Carmelitana ha coscienza di vivere questa grande prova per
la salvezza di tutti gli atei del mondo moderno, chiamati
da lei "fratelli". Vive allora ancora più
intensamente l'amore fraterno (8r-33v): verso le sorelle
della sua comunità, verso i suoi due fratelli spirituali
missionari, verso i sacerdoti e tutti gli uomini,
specialmente i più lontani. Diventa veramente una
"sorella universale"! La sua carità amabile e
sorridente è l'espressione della gioia profonda di cui ci
rivela il segreto: "Gesù, la mia gioia è amare
Te" (P 45/7). In questo contesto di sofferenza,
vivendo il più grande amore nelle più piccole cose della
vita quotidiana, la Santa porta a compimento la sua
vocazione di essere l’Amore nel cuore della Chiesa (cfr
Ms B, 3v).
Teresa
muore la sera del 30 settembre 1897, pronunciando le
semplici parole "Mio Dio, vi amo!", guardando il
Crocifisso che stringeva nelle sue mani. Queste ultime
parole della Santa sono la chiave di tutta la sua
dottrina, della sua interpretazione del Vangelo. L'atto
d'amore, espresso nel suo ultimo soffio, era come il
continuo respiro della sua anima, come il battito del suo
cuore. Le semplici parole "Gesù Ti amo"
sono al centro di tutti i suoi scritti. L'atto d'amore a
Gesù la immerge nella Santissima Trinità. Ella scrive:
"Ah tu lo sai, Divin Gesù Ti amo, / Lo Spirito
d'Amore m'infiamma col suo fuoco, / E' amando Te che io
attiro il Padre" (P 17/2).
Cari
amici, anche noi con santa Teresa di Gesù Bambino
dovremmo poter ripetere ogni giorno al Signore che
vogliamo vivere di amore a Lui e agli altri, imparare alla
scuola dei santi ad amare in modo autentico e totale.
Teresa è uno dei "piccoli" del Vangelo che si
lasciano condurre da Dio nelle profondità del suo
Mistero. Una guida per tutti, soprattutto per coloro che,
nel Popolo di Dio, svolgono il ministero di teologi. Con
l'umiltà e la carità, la fede e la speranza, Teresa
entra continuamente nel cuore della Sacra Scrittura che
racchiude il Mistero di Cristo. E tale lettura della
Bibbia, nutrita dalla scienza dell’amore, non si
oppone alla scienza accademica. La scienza dei santi,
infatti, di cui lei stessa parla nell'ultima pagina della Storia
di un'anima, è la scienza più alta "Tutti i
santi l'hanno capito e in modo più particolare forse
quelli che riempirono l'universo con l'irradiazione della
dottrina evangelica. Non è forse dall'orazione che i
Santi Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso
d'Aquino, Francesco, Domenico e tanti altri illustri Amici
di Dio hanno attinto questa scienza divina che
affascina i geni più grandi?" (Ms C, 36r).
Inseparabile dal Vangelo, l'Eucaristia è per Teresa il
Sacramento dell'Amore Divino che si abbassa all'estremo
per innalzarci fino a Lui. Nella sua ultima Lettera,
su un'immagine che rappresenta Gesù Bambino nell'Ostia
consacrata, la Santa scrive queste semplici parole:
"Non posso temere un Dio che per me si è fatto così
piccolo! (...) Io Lo amo! Infatti, Egli non è che Amore e
Misericordia!" (LT 266).
Nel
Vangelo, Teresa scopre soprattutto la Misericordia di Gesù,
al punto da affermare: "A me Egli ha dato la sua
Misericordia infinita, attraverso essa contemplo e adoro
le altre perfezioni divine! (...) Allora tutte mi paiono
raggianti d'amore, la Giustizia stessa (e forse ancor più
di qualsiasi altra) mi sembra rivestita d'amore" (Ms
A, 84r). Così si esprime anche nelle ultime righe della Storia
di un'anima: "Appena do un'occhiata al Santo
Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù e so
da che parte correre... Non è al primo posto, ma
all'ultimo che mi slancio… Sì lo sento, anche se avessi
sulla coscienza tutti i peccati che si possono commettere,
andrei, con il cuore spezzato dal pentimento, a gettarmi
tra le braccia di Gesù, perché so quanto ami il figliol
prodigo che ritorna a Lui" (Ms C, 36v-37r).
"Fiducia e Amore" sono dunque il punto finale
del racconto della sua vita, due parole che come fari
hanno illuminato tutto il suo cammino di santità, per
poter guidare gli altri sulla stessa sua "piccola via
di fiducia e di amore", dell’infanzia spirituale (cf
Ms C, 2v-3r; LT 226). Fiducia come quella del bambino che
si abbandona nelle mani di Dio, inseparabile dall'impegno
forte, radicale del vero amore, che è dono totale di sé,
per sempre, come dice la Santa contemplando Maria:
"Amare è dare tutto, e dare se stesso" (Perché
ti amo, o Maria, P 54/22). Così Teresa indica a tutti
noi che la vita cristiana consiste nel vivere pienamente
la grazia del Battesimo nel dono totale di sé all'Amore
del Padre, per vivere come Cristo, nel fuoco dello Spirito
Santo, il Suo stesso amore per tutti gli altri.
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