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UDIENZA GENERALE  (6 DICEMBRE 2006) 

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 6 dicembre 2006

LA GRATITUDINE A DIO DI BENEDETTO XVI PER GLI ESITI DEL VIAGGIO APOSTOLICO IN TURCHIA. ALL’UDIENZA GENERALE, IL PAPA HA DEFINITO UNA “NUOVA PENTECOSTE” L’ESPERIENZA VISSUTA CON LE CHIESE ORTODOSSE E HA RIBADITO LA NECESSITA’ CHE IN TURCHIA SIA GARANTITA L’EFFETTIVA LIBERTA’ DI CULTO A CITTADINI E COMUNITA’ RELIGIOSE

L’udienza generale di questa mattina, come preannunciato all’Angelus di domenica scorsa, è stata dedicata da Benedetto XVI al racconto dei momenti salienti che hanno caratterizzato il suo recente viaggio in Turchia. Prima di condividerne le impressioni con le persone radunate in Aula Paolo VI, il Papa ha incontrato nella Basilica di San Pietro migliaia di fedeli italiani, in particolare quelli delle diocesi del Lazio, guidati dai loro vescovi in visita ad Limina. Il servizio di Alessandro De Carolis:

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Un viaggio apostolico giocato su tre livelli, “non facile sotto diversi aspetti” ma “accompagnato da Dio fin dal suo inizio” e alla fine arricchito da fondamentali momenti di fraternità ecumenica e di dialogo con l’islam. Benedetto XVI ha spiegato con un’immagine la particolare “geometria” del viaggio apostolico in Turchia, una visita svoltasi, ha detto, secondo quei tre “cerchi concentrici” che caratterizzano il ministero di un Papa: la conferma nella fede della comunità cattolica al cerchio più interno, il dialogo con gli altri cristiani nel cerchio intermedio, l’incontro con i non cristiani al più esterno. E da questo cerchio, dal confronto con l’islam, Benedetto XVI è partito con le sue personali valutazioni. Ribadendo la propria stima per le autorità turche, per la “cordialità” e la “simpatia” dimostrategli dalla popolazione, il Papa è andato al cuore di una delle questioni affrontate durante il viaggio - quella “dell’effettiva libertà di culto” da garantire a cittadini e comunità religiose - che proprio la Turchia, con la laicità dello Stato garantita per Costituzione, fa risaltare in modo paradigmatico:  

“E’ dunque un Paese emblematico in riferimento alla grande sfida che si gioca oggi a livello mondiale: da una parte, cioè, occorre riscoprire la realtà di Dio e la rilevanza pubblica della fede religiosa, e dall’altra assicurare che l’espressione di tale fede sia libera, priva di degenerazioni fondamentaliste, capace di ripudiare fermamente ogni forma di violenza”.  

Tra gli appuntamenti, densi, di quei giorni, Benedetto XVI ha definito provvidenziale, anche perché inizialmente non preventivato, quello trascorso alla Moschea Blu di Istanbul, uno dei centri più celebri della religione musulmana:  

“Sostando qualche minuto in raccoglimento in quel luogo di preghiera, mi sono rivolto all’unico Signore del cielo e della terra, Padre misericordioso dell’intera umanità. Possano tutti i credenti riconoscersi sue creature e dare testimonianza di vera fraternità”.  

Anche le vicende che hanno interessato il cerchio intermedio hanno fatto risaltare l’importanza del viaggio in Turchia. In rapida successione, il Papa ha rammentato le immagini dei suoi incontri con i capi delle Chiese ortodosse, suggellati dall’abbraccio di pace scambiato a Istanbul con il Patriarca Ecumenico, Bartolomeo I, nel giorno della festa di Sant’Andrea:  

“Sulle orme di Paolo VI, che incontrò il Patriarca Atenagora, e di Giovanni Paolo II, che fu accolto dal successore di Atenagora, Dimitrios I, ho rinnovato con Sua Santità Bartolomeo I questo gesto di grande valore simbolico, per confermare l’impegno reciproco di proseguire sulla strada verso il ristabilimento della piena comunione tra cattolici ed ortodossi”.        

“A sancire tale fermo proposito ho sottoscritto insieme con il Patriarca Ecumenico una Dichiarazione Congiunta, che costituisce un’ulteriore tappa in questo cammino”, ha affermato il Papa, che pensando alla presenza dei Patriarchi ortodossi alla Messa conclusiva del viaggio, nella Cattedrale dello Spirito Santo a Istanbul, ha soggiunto: “Abbiamo vissuto l’esperienza di una rinnovata Pentecoste”. Della liturgia eucaristica finale e più ancora della Messa celebrata a Efeso, nel gradino antistante il Santuario della Casa di Maria Madre  – ovvero, i momenti del viaggio dedicati al cerchio più interno – Benedetto XVI ha ricordato soprattutto la semplicità del piccolo e antichissimo centro di culto mariano:”Presso la ‘Casa di Maria’ – ha detto - ci siamo sentiti davvero ‘a casa’”.  

Nel tornare in Vaticano, il Papa ha affidato a Dio i frutti del viaggio apostolico, levando una preghiera e insieme un auspicio che ne riassumono il senso:  

“Aiuti Iddio onnipotente e misericordioso il popolo turco, i suoi governanti e i rappresentanti delle diverse religioni, a costruire insieme un futuro di pace, sì che la Turchia possa essere un ‘ponte’ di amicizia e di fraterna collaborazione fra l’Occidente e l’Oriente. Preghiamo inoltre perché, per intercessione di Maria Santissima, lo Spirito Santo renda fecondo questo viaggio apostolico, e animi nel mondo intero la missione della Chiesa, istituita da Cristo per annunciare a tutti i popoli il vangelo della verità, della pace e dell’amore”.  

Prima di rivolgersi ai fedeli nell’Aula Paolo VI, Benedetto XVI, verso le 10.30, aveva salutato brevemente i numerosi gruppi di fedeli italiani radunatisi nella Basilica di San Pietro. Rivolgendosi in particolare a quelli delle diocesi del Lazio – i cui vescovi sono in questi giorni impegnati nella visita ad Limina – il Papa li ha incoraggiati “ad approfondire sempre di più” la vita di fede, “tenendo ben presenti gli orientamenti emersi dal recente incontro della Chiesa Italiana a Verona”. “Una coraggiosa azione evangelizzatrice, ne siamo certi, susciterà – ha concluso - l’auspicato rinnovamento dell’impegno dei cattolici nella società, anche nel Lazio. Compito primario dell’evangelizzazione è indicare in Cristo Gesù il Salvatore di ogni uomo. Non stancatevi di affidarvi a Lui e di annunciarlo con la vostra vita in famiglia e in ogni ambiente. È questo che gli uomini anche oggi attendono dalla Chiesa”.

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BENEDETTO XVI

Udienza generale
Mercoledì, 6 dicembre  2006

Cari fratelli e sorelle!

Come è ormai consuetudine dopo ogni Viaggio apostolico, vorrei, nel corso di questa Udienza generale, ripercorrere le varie tappe del pellegrinaggio che ho compiuto in Turchia da martedì a venerdì della scorsa settimana. Una visita che, come sapete, si presentava non facile sotto diversi aspetti, ma che Dio ha accompagnato fin dall’inizio e che ha potuto così realizzarsi felicemente. Pertanto, come avevo chiesto di prepararla ed accompagnarla con la preghiera, ora vi domando di unirvi a me nel rendere grazie al Signore per il suo svolgimento e la sua conclusione. Affido a Lui i frutti che spero da essa possano scaturire sia per quanto riguarda i rapporti con i nostri fratelli ortodossi, che per il dialogo con i mussulmani. Sento, in primo luogo, di dover rinnovare l’espressione cordiale della mia riconoscenza al Presidente della Repubblica, al Primo Ministro e alle altre Autorità, che mi hanno accolto con tanta cortesia e hanno assicurato le condizioni necessarie perché tutto potesse svolgersi nel migliore dei modi. Ringrazio poi fraternamente i Vescovi della Chiesa cattolica in Turchia, con i loro collaboratori, per tutto ciò che hanno fatto. Un particolare ringraziamento dirigo al Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, che mi ha ricevuto nella sua casa, al Patriarca Armeno Mesrob II, al Metropolita Siro Ortodosso Mor Filüksinos e alle altre Autorità religiose. Lungo tutto il viaggio mi sono sentito spiritualmente sostenuto dai miei venerati predecessori, i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II, che hanno compiuto entrambi una memorabile visita in Turchia, e soprattutto dal beato Giovanni XXIII, che fu Rappresentante Pontificio in quel nobile Paese dal 1935 al ’44 lasciandovi un ricordo ricco di affetto e di devozione.

Rifacendomi alla visione che il Concilio Vaticano II presenta della Chiesa (cfr Cost. Lumen gentium 14-16), potrei dire che anche i viaggi pastorali del Papa contribuiscono a realizzare la sua missione che si snoda "a cerchi concentrici". Nel cerchio più interno il Successore di Pietro conferma nella fede i cattolici, in quello intermedio incontra gli altri cristiani, in quello più esterno si rivolge ai non cristiani e all’intera umanità. La prima giornata della mia Visita in Turchia si è svolta nell’ambito di questo terzo "cerchio", il più largo: ho incontrato il Primo Ministro, il Presidente della Repubblica e il Presidente per gli Affari Religiosi, rivolgendo a quest’ultimo il mio primo discorso; ho reso omaggio al Mausoleo del "padre della patria" Mustafa Kemal Atatürk; ho quindi avuto la possibilità di parlare al Corpo Diplomatico nella Nunziatura Apostolica di Ankara. Questa intensa serie di incontri ha costituito una parte importante della Visita, specialmente in considerazione del fatto che la Turchia è un Paese a larghissima maggioranza musulmana, regolato però da una Costituzione che afferma la laicità dello Stato. E’ dunque un Paese emblematico in riferimento alla grande sfida che si gioca oggi a livello mondiale: da una parte, cioè, occorre riscoprire la realtà di Dio e la rilevanza pubblica della fede religiosa, e dall’altra assicurare che l’espressione di tale fede sia libera, priva di degenerazioni fondamentaliste, capace di ripudiare fermamente ogni forma di violenza. Ho pertanto avuto l’occasione propizia per rinnovare i miei sentimenti di stima nei confronti dei musulmani e della civiltà islamica. Ho potuto, nel contempo, insistere sull’importanza che cristiani e musulmani si impegnino insieme per l’uomo, per la vita, per la pace e la giustizia, ribadendo che la distinzione tra la sfera civile e quella religiosa costituisce un valore e che lo Stato deve assicurare al cittadino e alle comunità religiose l’effettiva libertà di culto. Nell’ambito del dialogo interreligioso, la divina Provvidenza mi ha concesso di compiere, quasi alla fine del mio viaggio, un gesto inizialmente non previsto, e che si è rivelato assai significativo: la visita alla celebre Moschea Blu di Istanbul. Sostando qualche minuto in raccoglimento in quel luogo di preghiera, mi sono rivolto all’unico Signore del cielo e della terra, Padre misericordioso dell’intera umanità. Possano tutti i credenti riconoscersi sue creature e dare testimonianza di vera fraternità!

La seconda giornata mi ha portato ad Efeso, e dunque rapidamente mi sono trovato nel "cerchio" più interno del viaggio, a contatto diretto con la Comunità cattolica. Presso Efeso, infatti, in un’amena località chiamata "Collina dell’usignolo", prospiciente il Mare Egeo, si trova il Santuario della Casa di Maria. Si tratta di un’antica, piccola cappella sorta intorno ad una casupola che, secondo un’antichissima tradizione, l’apostolo Giovanni fece costruire per la Vergine Maria, dopo averla portata con sé ad Efeso. Era stato Gesù stesso ad affidarli l’uno all’altra quando, prima di morire in croce, aveva detto a Maria: "Donna, ecco il tuo figlio!", e a Giovanni: "Ecco la tua madre!" (Gv 19,26-27). Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che quel luogo è da tempo immemorabile un luogo di culto mariano, caro anche ai musulmani, che vi si recano abitualmente a venerare Colei che chiamano "Meryem Ana", la Madre Maria. Nel giardino antistante il Santuario ho celebrato la Santa Messa per un gruppo di fedeli, venuti dalla vicina città di Izmir e da altre parti della Turchia e anche dall’estero. Presso la "Casa di Maria" ci siamo sentiti davvero "a casa", e in quel clima di pace abbiamo pregato per la pace in Terra Santa e nel mondo intero. Lì ho voluto ricordare Don Andrea Santoro, prete romano, testimone in terra turca del Vangelo con il suo sangue.

Il "cerchio" intermedio, quello dei rapporti ecumenici, ha occupato la parte centrale di questo viaggio, avvenuto in occasione della festa di sant’Andrea, il 30 novembre. Tale ricorrenza ha offerto il contesto ideale per consolidare i rapporti fraterni tra il Vescovo di Roma, Successore di Pietro, e il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Chiesa fondata secondo la tradizione dall’apostolo sant’Andrea, fratello di Simon Pietro. Sulle orme di Paolo VI, che incontrò il Patriarca Atenagora, e di Giovanni Paolo II, che fu accolto dal successore di Atenagora, Dimitrios I, ho rinnovato con Sua Santità Bartolomeo I questo gesto di grande valore simbolico, per confermare l’impegno reciproco di proseguire sulla strada verso il ristabilimento della piena comunione tra cattolici ed ortodossi. A sancire tale fermo proposito ho sottoscritto insieme con il Patriarca Ecumenico una Dichiarazione Congiunta, che costituisce un’ulteriore tappa in questo cammino. E’ stato particolarmente significativo che questo atto sia avvenuto al termine della solenne Liturgia della festa di sant’Andrea, alla quale ho assistito e che si è conclusa con la duplice Benedizione impartita dal Vescovo di Roma e dal Patriarca di Costantinopoli, successori rispettivamente degli apostoli Pietro ed Andrea. In tal modo abbiamo manifestato che alla base di ogni sforzo ecumenico c’è sempre la preghiera e la perseverante invocazione dello Spirito Santo. Sempre in questo ambito, ad Istanbul ho avuto la gioia di fare visita al Patriarca della Chiesa Armena Apostolica, Sua Beatitudine Mesrob II, come pure di incontrare il Metropolita Siro-Ortodosso. Mi piace inoltre ricordare, in questo contesto, il colloquio avuto con il Gran Rabbino di Turchia.

La mia visita si è conclusa, proprio prima della partenza per Roma, ritornando al "cerchio" più interno, e cioè incontrando la Comunità cattolica presente in ogni sua componente nella Cattedrale latina dello Spirito Santo, ad Istanbul. Hanno assistito a questa Santa Messa pure il Patriarca Ecumenico, il Patriarca Armeno, il Metropolita Siro-Ortodosso e i Rappresentanti delle Chiese protestanti. Insomma, erano riuniti in preghiera tutti i cristiani, nella diversità delle tradizioni, dei riti e delle lingue. Confortati dalla Parola di Cristo, che promette ai credenti "fiumi di acqua viva" (Gv 7,38), e dall’immagine delle molte membra unite nell’unico corpo (cfr 1 Cor 12,12-13), abbiamo vissuto l’esperienza di una rinnovata Pentecoste.

Cari fratelli e sorelle, sono tornato qui, in Vaticano, con l’animo colmo di gratitudine verso Dio e con sentimenti di sincero affetto e stima per gli abitanti dell’amata nazione turca, dai quali mi sono sentito accolto e compreso. La simpatia e la cordialità di cui mi hanno circondato, nonostante le difficoltà inevitabili che la mia visita ha recato al normale svolgimento delle loro quotidiane attività, mi restano come un vivo ricordo che mi spinge alla preghiera. Aiuti Iddio onnipotente e misericordioso il popolo turco, i suoi governanti e i rappresentanti delle diverse religioni, a costruire insieme un futuro di pace, sì che la Turchia possa essere un "ponte" di amicizia e di fraterna collaborazione fra l’Occidente e l’Oriente. Preghiamo inoltre perché, per intercessione di Maria Santissima, lo Spirito Santo renda fecondo questo viaggio apostolico, e animi nel mondo intero la missione della Chiesa, istituita da Cristo per annunciare a tutti i popoli il vangelo della verità, della pace e dell’amore.

 

 

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