|
UDIENZA
GENERALE (7 dicembre 2011) |
Radio
Vaticana, 7 dicembre 2011
Benedetto
XVI all'udienza generale: per essere felici abbiamo
bisogno di incontrare Dio, solo i piccoli lo capiscono
◊
Un cuore senza presunzione e capace di una gioiosa
confidenza con Dio: da questo può scaturire una preghiera
davvero cristiana. Lo ha affermato Benedetto XVI
all’udienza generale di questa mattina in Aula Paolo VI,
presentando alle migliaia di persone presenti il
cosiddetto “Inno di giubilo” di Cristo contenuto nei
Vangeli, in cui il Signore benedice il Padre perché ha
tenuto nascosto il suo messaggio ai sapienti e agli
intelligenti e lo ha rivelato ai piccoli. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Come ci si rivolge a Dio con una preghiera? Imitando
Gesù. Benedetto XVI lo ha detto con chiarezza presentando
quello che ha definito “un gioiello della preghiera di
Gesù”, presente nei Vangeli di Matteo e Luca e
solitamente chiamato “Inno di giubilo” o “Inno di
giubilo messianico”. C’è un verbo rivelatore che Gesù
usa all’inizio della sua preghiera e che vuol dire, ha
spiegato il Papa, “riconoscere fino in fondo”, ma
anche “trovarsi d’accordo”. Con ciò, ha indicato,
Cristo riconosce “fino in fondo, pienamente, l’agire
di Dio Padre, e, insieme, il suo essere in totale,
consapevole e gioioso accordo con questo modo di agire,
con il progetto del Padre”:
“Ogni conoscenza tra le persone - lo sperimentiamo
tutti nelle nostre relazioni umane – comporta un
coinvolgimento, un qualche legame interiore tra chi
conosce e chi è conosciuto, a livello più o meno
profondo. Non si può conoscere senza la comunione
dell’essere. Nell’Inno di giubilo, come in tutta la
sua preghiera, Gesù mostra che la vera conoscenza di Dio
presuppone la comunione con Lui”.
Ecco il primo passo. Solo attraverso Gesù – che con
Dio è in perfetta comunione – l’uomo può “accedere
a Dio” e sperimentare la gioia di sentirsi figlio. Ma
accostarsi a Dio, ha continuato Benedetto XVI, significa
conoscere i suoi “misteri”, che Dio preferisce
rivelare non a tutti gli uomini indistintamente, ma a una
categoria prediletta:
“La rivelazione divina non avviene secondo la
logica terrena, per la quale sono gli uomini colti e
potenti che possiedono le conoscenze importanti e le
trasmettono alla gente più semplice, ai piccoli. Dio ha
usato tutt’altro stile: i destinatari della sua
comunicazione sono stati proprio i ‘piccoli’. Questa
è la volontà del Padre, e il Figlio la condivide con
gioia”.
E questa gioia, condivisa tra Padre e Figlio, si
propaga anche a chi, come Gesù, è “in sintonia con la
volontà del Padre”:
“Gesù, pertanto, in questo Inno di giubilo
esprime la volontà di coinvolgere nella sua conoscenza
filiale di Dio tutti coloro che il Padre vuole renderne
partecipi; e coloro che accolgono questo dono sono i
‘piccoli’. Ma che cosa significa ‘essere piccoli’,
semplici? (...) E’ la purezza del cuore quella che
permette di riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo;
è avere il cuore semplice come quello dei bambini, senza
la presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di
non avere bisogno di nessuno, neppure di Dio”.
C’è ancora un passo da compiere. “La strada della
sapienza del Vangelo”, ha affermato il Papa, “non è
una dottrina da imparare o una proposta etica, ma una
Persona da seguire”, Gesù. E Gesù, ha osservato,
“gioisce partendo dall’intimo di se stesso, in ciò
che ha di più profondo: la comunione unica di conoscenza
e di amore con il Padre, la pienezza dello Spirito
Santo”:
“Anche noi, con il dono del suo Spirito, possiamo
rivolgerci a Dio, nella preghiera, con confidenza di
figli, invocandolo con il nome di Padre, ‘Abbà’. Ma
dobbiamo avere il cuore dei piccoli, dei ‘poveri in
spirito’, per riconoscere che non siamo autosufficienti,
che non possiamo costruire la nostra vita da soli, ma
abbiamo bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di
ascoltarlo, di parlargli.
Dopo la sintesi della catechesi nelle altre lingue,
Benedetto XVI ha rivolto come di consueto alcuni saluti ai
gruppi in Aula Paolo VI. Diversi anche gli “stacchi”
musicali offerti al Papa, come quello dell’Orchestra
Filarmonica di Casarano, alla quale il Papa ha augurato
“che l’imminenza del Natale del Signore sia occasione
propizia di un incontro profondo e di rinnovata adesione
di fede in Gesù”. Quindi, il Pontefice ha terminato
l’udienza generale ricordando la solennità
dell’Immacolata di domani e affidando alla sua
intercessione i giovani, invitati a “imitarla con cuore
puro e limpido”, gli ammalati e i nuovi sposi:
“Voi (…) che volete edificare la vostra dimora
sulla grazia di Dio, rendete la vostra casa, ad imitazione
di quella di Nazareth, un focolare di amore e di pietà”.
UDIENZA
GENERALE
Aula
Paolo VI
Mercoledì, 7 dicembre 2011
Il
gioiello dell'Inno di giubilo
Cari
fratelli e sorelle,
gli
evangelisti Matteo e Luca (cfr Mt 11,25-30 e Lc
10, 21-22) ci hanno tramandato un «gioiello» della
preghiera di Gesù, che spesso viene chiamato Inno di
giubilo o Inno di giubilo messianico. Si tratta
di una preghiera di riconoscenza e di lode, come abbiamo
ascoltato. Nell’originale greco dei Vangeli il verbo con
cui inizia questo inno, e che esprime l’atteggiamento di
Gesù nel rivolgersi al Padre, è exomologoumai,
tradotto spesso con «rendo lode» (Mt 11,25 e Lc
10,21). Ma negli scritti del Nuovo Testamento questo verbo
indica principalmente due cose: la prima è «riconoscere
fino in fondo» – ad esempio, Giovanni
Battista chiedeva di riconoscere fino in fondo i propri
peccati a chi andava da lui per farsi battezzare (cfr Mt
3,6) –; la seconda cosa è «trovarsi d’accordo».
Quindi, l’espressione con cui Gesù inizia la sua
preghiera contiene il suo riconoscere fino in fondo,
pienamente, l’agire di Dio Padre, e, insieme, il suo essere
in totale, consapevole e gioioso accordo con questo
modo di agire, con il progetto del Padre. L’Inno di
giubilo è l’apice di un cammino di preghiera in cui
emerge chiaramente la profonda e intima comunione di Gesù
con la vita del Padre nello Spirito Santo e si manifesta
la sua filiazione divina.
Gesù si
rivolge a Dio chiamandolo «Padre». Questo termine
esprime la coscienza e la certezza di Gesù di essere «il
Figlio», in intima e costante comunione con Lui, e questo
è il punto centrale e la fonte di ogni preghiera di Gesù.
Lo vediamo chiaramente nell’ultima parte dell’Inno,
che illumina l’intero testo. Gesù dice: «Tutto è
stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il
Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il
Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (Lc
10, 22). Gesù quindi afferma che solo «il Figlio»
conosce veramente il Padre. Ogni conoscenza tra le persone
- lo sperimentiamo tutti nelle nostre relazioni umane –
comporta un coinvolgimento, un qualche legame interiore
tra chi conosce e chi è conosciuto, a livello più o meno
profondo: non si può conoscere senza una comunione
dell'essere. Nell’Inno di giubilo, come in tutta la sua
preghiera, Gesù mostra che la vera conoscenza di Dio
presuppone la comunione con Lui: solo essendo in comunione
con l'altro comincio a conoscere; e così anche con Dio,
solo se ho un contatto vero, se sono in comunione, posso
anche conoscerlo. Quindi la vera conoscenza è riservata
al « Figlio», l’Unigenito che è da sempre nel seno
del Padre (cfr Gv 1,18), in perfetta unità con
Lui. Solo il Figlio conosce veramente Dio, essendo in
comunione intima dell'essere; solo il Figlio può rivelare
veramente chi è Dio.
Il nome
«Padre» è seguito da un secondo titolo, «Signore del
cielo e della terra». Gesù, con questa espressione,
ricapitola la fede nella creazione e fa risuonare le prime
parole della Sacra Scrittura: «In principio Dio creò il
cielo e la terra» (Gen 1,1). Pregando, Egli
richiama la grande narrazione biblica della storia di
amore di Dio per l’uomo, che inizia con l’atto della
creazione. Gesù si inserisce in questa storia di amore,
ne è il vertice e il compimento. Nella sua esperienza di
preghiera, la Sacra Scrittura viene illuminata e rivive
nella sua più completa ampiezza: annuncio del mistero di
Dio e risposta dell’uomo trasformato. Ma attraverso
l’espressione «Signore del cielo e della terra»
possiamo anche riconoscere come in Gesù, il Rivelatore
del Padre, viene riaperta all’uomo la possibilità di
accedere a Dio.
Poniamoci
adesso la domanda: a chi il Figlio vuole rivelare i
misteri di Dio? All’inizio dell’Inno Gesù esprime la
sua gioia perché la volontà del Padre è quella di
tenere nascoste queste cose ai dotti e ai sapienti e
rivelarle ai piccoli (cfr Lc 10,21). In questa
espressione della sua preghiera, Gesù manifesta la sua
comunione con la decisione del Padre che schiude i suoi
misteri a chi ha il cuore semplice: la volontà del Figlio
è una cosa sola con quella del Padre. La rivelazione
divina non avviene secondo la logica terrena, per la quale
sono gli uomini colti e potenti che possiedono le
conoscenze importanti e le trasmettono alla gente più
semplice, ai piccoli. Dio ha usato tutt’altro stile: i
destinatari della sua comunicazione sono stati proprio i
«piccoli». Questa è la volontà del Padre, e il Figlio
la condivide con gioia. Dice il Catechismo
della Chiesa Cattolica: «Il suo trasalire «Sì,
Padre!» esprime la profondità del suo cuore, la sua
adesione al beneplacito del Padre, come eco al «Fiat» di
sua Madre al momento del suo concepimento e come preludio
a quello che egli dirà al Padre durante la sua agonia.
Tutta la preghiera di Gesù è in questa amorosa adesione
del suo cuore di uomo al “mistero della ... volontà”
del Padre (Ef 1,9)» (2603).
Da qui deriva l’invocazione che rivolgiamo a Dio nel Padre
nostro: «sia fatta la tua volontà come in cielo così
in terra»: insieme con Cristo e in Cristo, anche noi
chiediamo di entrare in sintonia con la volontà del
Padre, diventando così anche noi suoi figli. Gesù,
pertanto, in questo Inno di giubilo esprime la volontà di
coinvolgere nella sua conoscenza filiale di Dio tutti
coloro che il Padre vuole renderne partecipi; e coloro che
accolgono questo dono sono i «piccoli».
Ma che
cosa significa «essere piccoli», semplici? Qual è «la
piccolezza» che apre l’uomo all’intimità filiale con
Dio e ad accogliere la sua volontà? Quale deve essere
l’atteggiamento di fondo della nostra preghiera?
Guardiamo al «Discorso della montagna», dove Gesù
afferma: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt
5,8). E’ la purezza del cuore quella che permette di
riconoscere il volto di Dio in Gesù Cristo; è avere il
cuore semplice come quello dei bambini, senza la
presunzione di chi si chiude in se stesso, pensando di non
avere bisogno di nessuno, neppure di Dio.
E’
interessante anche notare l’occasione in cui Gesù
prorompe in questo Inno al Padre. Nella narrazione
evangelica di Matteo è la gioia perché, nonostante le
opposizioni e i rifiuti, ci sono dei «piccoli» che
accolgono la sua parola e si aprono al dono della fede in
Lui. L’Inno di giubilo, infatti, è preceduto dal
contrasto tra l’elogio di Giovanni il Battista, uno dei
«piccoli» che hanno riconosciuto l’agire di Dio in
Cristo Gesù (cfr Mt 11,2-19), e il rimprovero per
l’incredulità delle città del lago «nelle quali era
avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi» (cfr Mt
11,20-24). Il giubilo quindi è visto da Matteo in
relazione alle parole con cui Gesù constata l’efficacia
della sua parola e della sua azione: «Andate e riferite a
Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la
vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i
sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato
il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di
scandalo!» (Mt 11,4-6).
Anche san
Luca presenta l’Inno di giubilo in connessione con un
momento di sviluppo dell’annuncio del Vangelo. Gesù ha
inviato i «settantadue discepoli» (Lc 10,1) ed
essi sono partiti con un senso di paura per il possibile
insuccesso della loro missione. Anche Luca sottolinea il
rifiuto incontrato nelle città in cui il Signore ha
predicato e ha compiuto segni prodigiosi. Ma i settantadue
discepoli tornano pieni di gioia, perché la loro missione
ha avuto successo; essi hanno constatato che, con la
potenza della parola di Gesù, i mali dell’uomo vengono
vinti. E Gesù condivide la loro soddisfazione: «in
quella stessa ora», in quel momento, Egli esultò di
gioia.
Ci sono
ancora due elementi che vorrei sottolineare.
L’evangelista Luca introduce la preghiera con
l’annotazione: «Gesù esultò di gioia nello Spirito
Santo» (Lc 10,21). Gesù gioisce partendo
dall’intimo di se stesso, in ciò che ha di più
profondo: la comunione unica di conoscenza e di amore con
il Padre, la pienezza dello Spirito Santo. Coinvolgendoci
nella sua figliolanza, Gesù invita anche noi ad aprirci
alla luce dello Spirito Santo, perché – come afferma
l’apostolo Paolo - «(Noi) non sappiamo … come pregare
in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con
gemiti inesprimibili … secondo i disegni di Dio» (Rm
8,26-27) e ci rivela l’amore del Padre. Nel Vangelo di
Matteo, dopo l’Inno di Giubilo, troviamo uno degli
appelli più accorati di Gesù: «Venite a me, voi tutti
che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt
11,28). Gesù chiede di andare a Lui che è la vera
sapienza, a Lui che è «mite e umile di cuore»; propone
«il suo giogo», la strada della sapienza del Vangelo che
non è una dottrina da imparare o una proposta etica, ma
una Persona da seguire: Egli stesso, il Figlio Unigenito
in perfetta comunione con il Padre.
Cari
fratelli e sorelle, abbiamo gustato per un momento la
ricchezza di questa preghiera di Gesù. Anche noi, con il
dono del suo Spirito, possiamo rivolgerci a Dio, nella
preghiera, con confidenza di figli, invocandolo con il
nome di Padre, «Abbà». Ma dobbiamo avere il cuore dei
piccoli, dei «poveri in spirito» (Mt 5,3), per
riconoscere che non siamo autosufficienti, che non
possiamo costruire la nostra vita da soli, ma abbiamo
bisogno di Dio, abbiamo bisogno di incontrarlo, di
ascoltarlo, di parlargli. La preghiera ci apre a ricevere
il dono di Dio, la sua sapienza, che è Gesù stesso, per
compiere la volontà del Padre sulla nostra vita e trovare
così ristoro nelle fatiche del nostro cammino. Grazie.
Saluti:
Je salue
les pèlerins francophones, particulièrement le groupe
des élus de la Sarthe, avec Mgr Yves Le Saux, Évêque du
Mans. Nous aussi nous avons besoin de Dieu, de le
rencontrer, de l’écouter et de lui parler dans la prière.
Adressons-nous à lui d’un cœur simple et ouvert.
Invoquons avec confiance celui que nous pouvons appeler «
notre Père » ! Je vous bénis de grand cœur.
I offer a
warm welcome to the Missionaries of Charity and their
families. Upon all the English-speaking visitor present,
including the various pilgrimage groups from the United
States, I cordially invoke God’s blessings of joy and
peace!
Herzlich
willkommen sage ich allen Pilgern und Besuchern aus den Ländern
deutscher Sprache. In Christus dürfen wir mit kindlichem
Vertrauen, wie er gesagt hat, Gott den Vater nennen. Im
Gebet wollen wir unser Herz einfach machen, offen werden für
Gottes Gaben und bereit, den Willen Gottes zu erfüllen,
und so auch dann die innere Ruhe, die Freude finden.
Nutzen wir dazu diese Zeit des Advents! Der Herr möge
euch alle segnen, gesegneten Advent euch schenken!
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular, a la delegación del Gobierno autónomo de
Navarra y a la Escolanía de la Catedral de Palencia, así
como a los otros grupos provenientes de España, México y
otros países latinoamericanos. Invito a todos a orar
buscando la comunión con Cristo, al que conocemos y
amamos como fruto del Espíritu recibido, sintiendo que en
su intimidad está ya nuestra alegría. Dios os bendiga.
Muchas gracias.
A todos
os presentes de língua portuguesa, a minha grata saudação
de boas-vindas a este nosso encontro, que tem lugar na véspera
da festa da Imaculada Conceição de Nossa Senhora. Sobre
os passos da vossa peregrinação terrena, vele carinhosa
a Virgem Mãe para, com Ela e como Ela, serdes os «pequeninos»
de Deus e deste modo sairdes vencedores das ciladas da
serpente infernal. Como penhor dos favores do Alto para vós
e vossos entes queridos, dou-vos a minha Bênção.
Saluto
in lingua polacca:
Witam
serdecznie pielgrzymów polskich. Liturgia Adwentu zachęca
nas do czujności i modlitwy. Jak mamy się modlić
uczy nas Chrystus. Wie, że bez pomocy Bożego
Ducha nie umiemy się modlić tak, jak trzeba.
Dlatego, gdy Go przyjmujemy przenika nasze serca, a „znając
zamiar Ducha, wie, że przyczynia się za nami
zgodnie z wolą Bożą” (Rz 8, 27).
Razem z Chrystusem módlmy się do Ojca zawsze z
żywą wiarą i synowską śmiałością.
Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini polacchi. La liturgia
d’Avvento ci esorta alla vigilanza e alla preghiera.
Cristo ci insegna come dobbiamo pregare. Sa che senza
l’assistenza dello spirito santo non siamo capaci di
pregare come si deve. Perciò, quando Lo riceviamo pervade
i nostri cuori e “sapendo quali sono le aspirazioni
dello Spirito, intercede per noi secondo Dio” (cfr Rm
8, 27). Insieme con Cristo preghiamo sempre il Padre con
viva fede e filiale coraggio. Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
zdravím české poutníky, zejména studenty Gymnázia
Jana Valeriána Jirsíka z Českých Budějovic.
Drazí bratři a sestry, přeji vám, abyste tento
adventní čas prožili jako Panna Maria v radostném
očekávání Spasitelova příchodu. S radostí
žehnám vám a vašim rodinám. Chvála Kristu!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini cechi, in particolare gli alunni
del ginnasio Jan Valerian, di České Budĕjovice.
Cari fratelli e sorelle, vi auguro di vivere questo tempo
di Avvento come la Vergine Maria nella gioiosa attesa del
Salvatore che viene. Volentieri benedico voi e le vostre
famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
infine un caloroso benvenuto ai pellegrini di lingua
italiana. Saluto i gruppi parrocchiali, in particolare
quelli convenuti in occasione di ricorrenze particolari:
la Parrocchia San Pietro Apostolo in Ceccano, a 50 anni
dalla ricostruzione della Chiesa parrocchiale distrutta
nei bombardamenti aerei del 1943; e la Parrocchia Santa
Maria ad nives in Atella, a 10 anni dalla barbara
uccisione in Sudafrica del concittadino Padre Michele D’Annucci,
missionario stimmatino. Saluto inoltre le scolaresche, le
associazioni e l’Orchestra Filarmonica di Casarano, con
l’augurio che l’imminenza del Natale del Signore sia
occasione propizia di un incontro profondo e di rinnovata
adesione di fede in Gesù nostro Salvatore.
Rivolgo
infine un pensiero affettuoso ai giovani, ai malati e agli
sposi novelli. La solennità dell'Immacolata, che domani
celebreremo, ci ricorda la singolare adesione di Maria al
progetto salvifico di Dio. Preservata da ogni ombra di
peccato per essere dimora tutta santa del Verbo
incarnato, Ella si è sempre fidata pienamente del
Signore. Cari giovani, sforzatevi di imitarla con cuore
puro e limpido, lasciandovi plasmare da Dio che anche in
voi intende "fare grandi cose" (cfr Lc
1,49). Cari ammalati, con l'aiuto di Maria fidatevi sempre
del Signore, il quale conosce le vostre sofferenze e,
unendole alle Sue, le offre per la salvezza del mondo. E
voi, cari sposi novelli, che volete edificare la vostra
dimora sulla grazia di Dio, rendete la vostra casa, ad
imitazione di quella di Nazareth, un focolare di amore e
di pietà.
©
Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana
|
|