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UDIENZA
GENERALE (11 settembre 2011) |
Radio
Vaticana, 11 settembre 2011
Benedetto
XVI esorta a vincere la tentazione del dubbio, Dio ascolta
sempre il grido di chi è nel dolore e nell'angoscia
◊
Anche nei problemi e nelle oscurità della vita, “Dio è
sempre vicino, ascolta, risponde e salva”. È la
certezza con la quale Benedetto XVI ha concluso la
catechesi all’udienza di questa mattina. Il Papa è
tornato a presiederla in Piazza San Pietro di fronte a
migliaia di persone, riprendendo il filo delle sue
riflessioni sulla preghiera e ispirandosi in particolare
al Salmo 3. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
La storia universale del rapporto tra l’uomo e Dio
– tra la creatura che ha bisogno di sostegno e il
Creatore che la esaudisce – concentrata nella trama di
un Salmo. Accade spesso di rintracciarla in queste
antichissime composizioni, così come accade tra le
cadenze del Salmo 3, che Benedetto XVI ha ripercorso
strofa per strofa, facendo scaturire dalla poesia dei
versi la concretezza della vicinanza di Dio a ogni singola
persona. I toni d’apertura del Salmo, ha spiegato il
Papa, sono “fortemente drammatici”. Il re Davide è
stato usurpato del trono dal figlio Assalonne e fugge da
Gerusalemme in cerca di scampo, ma è tallonato da un
manipolo di aggressori. L’angoscia lo assale e le prime
parole del Salmo sono in realtà un lungo grido di aiuto
al cielo di un uomo solo, che pur vedendosi in estremo
pericolo tuttavia, ha osservato Benedetto XVI, “mantiene
saldo il rapporto con Dio”:
“Però i nemici tentano anche di spezzare questo
legame con Dio e di incrinare la fede della loro vittima.
Essi insinuano che il Signore non può intervenire,
affermano che neppure Dio può salvarlo (…) È
l’estrema tentazione a cui il credente è sottoposto, è
la tentazione di perdere la fede, la fiducia nella
vicinanza di Dio”.
L’attacco al re Davide, dunque, è subdolo. Non si
limita all’aggressione fisica, ma cerca di stroncare
anche le certezze interiori. La “crudeltà e il
sarcasmo” dei nemici del re – afferma il Papa –
saranno gli stessi che sperimenterà Gesù appeso alla
Croce. E sono gli stessi che, in alcune circostanze della
vita, può sperimentare chiunque:
“Mi sembra che qui ci tocca il Salmo molto
personalmente in tanti problemi. Siamo tentati di pensare
che forse anche Dio non mi salva, non mi conosce e forse
non ne ha la possibilità. La tentazione contro la fede è
l’ultima aggressione del nemico e a questo dobbiamo
resistere così troviamo Dio e troviamo la Vita”.
La fede del re Davide è ripagata. Dal Salmo a un certo
punto scompare la visione dei “molti” nemici ai quali,
ha detto il Pontefice, “si contrappone ora uno solo, ma
molto più grande e potente”:
“L’uomo non è più solo, i nemici non sono
imbattibili come sembravano, perché il Signore ascolta il
grido dell’oppresso e risponde dal luogo della sua
presenza, dal suo monte santo. L’uomo grida,
nell’angoscia, nel pericolo, nel dolore; l’uomo chiede
aiuto, e Dio risponde”.
“Questo intrecciarsi di grido umano e risposta divina
– ha soggiunto – è la dialettica della preghiera e la
chiave di lettura di tutta la storia della salvezza”:
“Il grido esprime il bisogno di aiuto e si appella
alla fedeltà dell’altro; gridare vuol dire porre un
gesto di fede nella vicinanza e nella disponibilità
all’ascolto di Dio. La preghiera esprime la certezza di
una presenza divina già sperimentata e creduta, che nella
risposta salvifica di Dio si manifesta in pienezza”.
A questo punto, il Salmista si sente al sicuro fra le
braccia di Dio, dipinto come un “custode” che veglia
sul suo protetto dopo aver sconfitto gli avversari. È la
metafora del rapporto che il credente di oggi, ha concluso
Benedetto XVI, deve mantenere con Dio attraverso la
preghiera:
“Nel dolore, nel pericolo, nell’amarezza
dell’incomprensione e dell’offesa, le parole del Salmo
aprono il nostro cuore alla certezza confortante della
fede. Dio è sempre vicino - anche nelle difficoltà, nei
problemi, nelle oscurità della vita - ascolta, risponde e
salva nel suo modo. Ma bisogna saper riconoscere la sua
presenza e accettare le sue vie”.
Nelle catechesi in sintesi, pronunciate in varie
lingue, il Papa ha ricordato in polacco i funerali del
cardinale Andrzej Maria Deskur, celebrati ieri.
Riferendosi alla stretta amicizia che il porporato
mantenne in vita con il Beato Giovanni Paolo II, Benedetto
XVI ha concluso: “Con la preghiera e con le sofferenze,
egli ha sostenuto il suo servizio papale, affidando sempre
la propria vita all’Immacolata”.
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 7 settembre 2011
Cari
fratelli e sorelle,
riprendiamo
oggi le Udienze in Piazza San Pietro e, nella “scuola
della preghiera” che stiamo vivendo insieme in queste
Catechesi del mercoledì, vorrei iniziare a meditare su
alcuni Salmi, che, come dicevo
nel giugno scorso, formano il “libro di preghiera”
per eccellenza. Il primo Salmo su cui mi soffermo è un
Salmo di lamento e di supplica pervaso di profonda
fiducia, in cui la certezza della presenza di Dio fonda la
preghiera che scaturisce da una condizione di estrema
difficoltà in cui si trova l’orante. Si tratta del Salmo
3, riferito dalla tradizione ebraica a Davide nel momento
in cui fugge dal figlio Assalonne (cfr v. 1): è uno degli
episodi più drammatici e sofferti nella vita del re,
quando suo figlio usurpa il suo trono regale e lo
costringe a lasciare Gerusalemme per salvarsi la vita (cfr
2Sam 15ss). La situazione di pericolo e di angoscia
sperimentata da Davide fa dunque da sottofondo a questa
preghiera e aiuta a comprenderla, presentandosi come la
situazione tipica in cui un tale Salmo può essere
recitato. Nel grido del Salmista, ogni uomo può
riconoscere quei sentimenti di dolore, di amarezza e
insieme di fiducia in Dio che, secondo la narrazione
biblica, avevano accompagnato la fuga di Davide dalla sua
città.
Il Salmo
inizia con un’invocazione al Signore:
«Signore,
quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
“Per lui non c’è salvezza in Dio!”» (vv. 2-3).
La
descrizione che l’orante fa della sua situazione è
quindi segnata da toni fortemente drammatici. Per tre
volte si ribadisce l’idea di moltitudine -
“numerosi”, “molti”, “tanti” - che nel testo
originale è detta con la stessa radice ebraica, così da
sottolineare ancora di più l’enormità del pericolo, in
modo ripetitivo, quasi martellante. Questa insistenza sul
numero e la grandezza dei nemici serve a esprimere la
percezione, da parte del Salmista, dell’assoluta
sproporzione esistente tra lui e i suoi persecutori, una
sproporzione che giustifica e fonda l’urgenza della sua
richiesta di aiuto: gli oppressori sono tanti, prendono il
sopravvento, mentre l’orante è solo e inerme, in balìa
dei suoi aggressori. Eppure, la prima parola che il
Salmista pronuncia è “Signore”; il suo grido inizia
con l’invocazione a Dio. Una moltitudine incombe e
insorge contro di lui, generando una paura che
ingigantisce la minaccia facendola apparire ancora più
grande e terrificante; ma l’orante non si lascia vincere
da questa visione di morte, mantiene saldo il rapporto con
il Dio della vita e a Lui per prima cosa si rivolge, in
cerca di aiuto. Però i nemici tentano anche di spezzare
questo legame con Dio e di incrinare la fede della loro
vittima. Essi insinuano che il Signore non può
intervenire, affermano che neppure Dio può salvarlo.
L’aggressione quindi non è solo fisica, ma tocca la
dimensione spirituale: “il Signore non può salvarlo”
- dicono -, il nucleo centrale dell’animo del Salmista
va aggredito. È l’estrema tentazione a cui il credente
è sottoposto, è la tentazione di perdere la fede, la
fiducia nella vicinanza di Dio. Il giusto supera l'ultima
prova, resta saldo nella fede e nella certezza della verità
e nella piena fiducia in Dio, e proprio così trova la
vita e la verità. Mi sembra che qui il Salmo ci tocchi
molto personalmente: in tanti problemi siamo tentati di
pensare che forse anche Dio non mi salva, non mi conosce,
forse non ne ha possibilità; la tentazione contro la fede
è l'ultima aggressione del nemico, e a questo dobbiamo
resistere così troviamo Dio e troviamo la vita.
L'orante
del nostro Salmo è quindi chiamato a rispondere con la
fede agli attacchi degli empi: i nemici – come ho detto
- negano che Dio possa aiutarlo, egli invece Lo invoca, Lo
chiama per nome, “Signore”, e poi si rivolge a Lui con
un “tu” enfatico, che esprime una rapporto saldo,
solido, e racchiude in sé la certezza della risposta
divina:
«Ma tu
sei mio scudo Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna» (vv. 4-5).
La
visione dei nemici ora scompare, non hanno vinto perché
chi crede in Dio è sicuro che Dio è il suo amico: resta
solo il “Tu” di Dio, ai “molti” si contrappone ora
uno solo, ma molto più grande e potente di molti
avversari. Il Signore è aiuto, difesa, salvezza; come
scudo protegge chi si affida a Lui, e gli fa sollevare la
testa, nel gesto di trionfo e di vittoria. L’uomo non è
più solo, i nemici non sono imbattibili come sembravano,
perché il Signore ascolta il grido dell’oppresso e
risponde dal luogo della sua presenza, dal suo monte
santo. L’uomo grida, nell’angoscia, nel pericolo, nel
dolore; l’uomo chiede aiuto, e Dio risponde. Questo
intrecciarsi di grido umano e risposta divina è la
dialettica della preghiera e la chiave di lettura di tutta
la storia della salvezza. Il grido esprime il bisogno di
aiuto e si appella alla fedeltà dell’altro; gridare
vuol dire porre un gesto di fede nella vicinanza e nella
disponibilità all’ascolto di Dio. La preghiera esprime
la certezza di una presenza divina già sperimentata e
creduta, che nella risposta salvifica di Dio si manifesta
in pienezza. Questo è rilevante: che nella nostra
preghiera sia importante, presente, la certezza della
presenza di Dio. Così, il Salmista, che si sente
assediato dalla morte, confessa la sua fede nel Dio della
vita che, come scudo, lo avvolge all’intorno con una
protezione invulnerabile; chi pensava di essere ormai
perduto può sollevare il capo, perché il Signore lo
salva; l’orante, minacciato e schernito, è nella
gloria, perché Dio è la sua gloria.
La
risposta divina che accoglie la preghiera dona al Salmista
una sicurezza totale; è finita anche la paura, e il grido
si acquieta nella pace, in una profonda tranquillità
interiore:
«Io mi
corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata» (vv. 6-7).
L’orante,
pur in mezzo al pericolo e alla battaglia, può
addormentarsi tranquillo, in un inequivocabile
atteggiamento di abbandono fiducioso. Intorno a lui gli
avversari si accampano, lo assediano, sono tanti, si
ergono contro di lui, lo deridono e tentano di farlo
cadere, ma egli invece si corica e dorme tranquillo e
sereno, sicuro della presenza di Dio. E al risveglio,
trova Dio ancora accanto a sé, come custode che non dorme
(cfr Sal 121,3-4), che lo sostiene, lo tiene per
mano, non lo abbandona mai. La paura della morte è vinta
dalla presenza di Colui che non muore. E proprio la notte,
popolata di timori atavici, la notte dolorosa della
solitudine e dell’attesa angosciata, ora si trasforma:
ciò che evoca la morte diventa presenza dell’Eterno.
Alla
visibilità dell’assalto nemico, massiccio, imponente,
si contrappone l’invisibile presenza di Dio, con tutta
la sua invincibile potenza. Ed è a Lui che di nuovo il
Salmista, dopo le sue espressioni di fiducia, rivolge la
preghiera: «Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!» (v. 8a).
Gli aggressori “si innalzavano” (cfr v. 2) contro la
loro vittima, chi invece “si alzerà” è il Signore, e
sarà per abbatterli. Dio lo salverà, rispondendo al suo
grido. Perciò il Salmo si chiude con la visione della
liberazione dal pericolo che uccide e dalla tentazione che
può far perire. Dopo la richiesta rivolta al Signore di
alzarsi a salvare, l’orante descrive la vittoria divina:
i nemici che, con la loro ingiusta e crudele oppressione,
sono simbolo di tutto ciò che si oppone a Dio e al suo
piano di salvezza vengono sconfitti. Colpiti alla bocca,
non potranno più aggredire con la loro distruttiva
violenza e non potranno più insinuare il male del dubbio
nella presenza e nell’azione di Dio: il loro parlare
insensato e blasfemo è definitivamente smentito e ridotto
al silenzio dall’intervento salvifico del Signore (cfr
v. 8bc). Così, il Salmista può concludere la sua
preghiera con una frase dalle connotazioni liturgiche che
celebra, nella gratitudine e nella lode, il Dio della
vita: «La salvezza viene dal Signore, sul tuo popolo la
tua benedizione» (v. 9).
Cari
fratelli e sorelle, il Salmo 3 ci ha presentato una
supplica piena di fiducia e di consolazione. Pregando
questo Salmo, possiamo fare nostri i sentimenti del
Salmista, figura del giusto perseguitato che trova in Gesù
il suo compimento. Nel dolore, nel pericolo,
nell’amarezza dell’incomprensione e dell’offesa, le
parole del Salmo aprono il nostro cuore alla certezza
confortante della fede. Dio è sempre vicino - anche nelle
difficoltà, nei problemi, nelle oscurità della vita -
ascolta, risponde e salva nel suo modo. Ma bisogna saper
riconoscere la sua presenza e accettare le sue vie, come
Davide nella sua fuga umiliante dal figlio Assalonne, come
il giusto perseguitato del Libro della Sapienza e,
ultimamente e compiutamente, come il Signore Gesù sul
Golgota. E quando, agli occhi degli empi, Dio sembra non
intervenire e il Figlio muore, proprio allora si
manifesta, per tutti i credenti, la vera gloria e la
definitiva realizzazione della salvezza. Che il Signore ci
doni fede, venga in aiuto della nostra debolezza e ci
renda capaci di credere e di pregare in ogni angoscia,
nelle notti dolorose del dubbio e nei lunghi giorni del
dolore, abbandonandoci con fiducia a Lui, che è nostro
“scudo” e nostra “gloria”. Grazie.
Saluti:
Je suis
heureux d’accueillir les personnes de langue française,
particulièrement les sœurs de Saint-Paul de Chartres et
les pèlerins du Sénégal, conduits par Mgr Benjamin iaye,
Évêque de Kaolack. Que votre pèlerinage à Rome soit un
temps privilégié pour reconnaître la présence de Dieu
dans vos vies et marcher avec confiance sur ses chemins.
Avec ma Bénédiction apostolique !
I am
pleased to welcome the English-speaking visitors and
pilgrims present at today’s Audience, including the
groups from Britain and Ireland, Denmark and the United
States of America. I extend a special greeting to the
Missionary Sisters Servants of the Holy Spirit, who have
come from Indonesia, and to the Ursuline Sisters.
Commending all of you to the intercession of Saints Peter
and Paul, I invoke God’s blessings upon you.
Sehr
herzlich begrüße ich alle Pilger und Besucher deutscher
Sprache. Das Gebet der Psalmen öffnet unser Herz der tröstlichen
Gewißheit des Glaubens: Gott ist da, Gott ist immer nahe,
auch in den Schwierigkeiten, Problemen und Dunkelheiten
des Lebens. Wir müssen lernen, seine Gegenwart zu
erkennen und seine Wege anzunehmen. So soll dieser Psalm
uns ermutigen zu bitten, daß der Herr uns Glauben schenke,
uns fähig mache, zu jeder Zeit zu beten und im Vertrauen
auf ihn zu leben und so wirkliches Leben zu finden. Gott
segne euch alle.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular a los fieles de la parroquia de San Francisco
Javier, de Oviedo; a la Coral Médica Pedro Pérez Velásquez
y al Coro Juvenil Cultural, de la Universidad Central de
Venezuela; a la Orquesta Sinfónica Juvenil “Batuta”,
de Bogotá, así como a los demás grupos provenientes de
España, Costa Rica, El Salvador, Venezuela, Argentina, México
y otros países Latinoamericanos. Invito a todos a vivir,
ante cualquier adversidad, una absoluta confianza en Dios
de quien procede toda bendición. Muchas gracias.
Amados
peregrinos de língua portuguesa, a minha saudação amiga
para todos, em particular para os fiéis de várias paróquias
das cidades de Santo Amaro, São João del Rei e São
Paulo, desejando que este Salmo três vos sirva de
portal na vossa peregrinação a Roma: da infinidade de
coisas – tantas vezes duras – da vida, aprendei a
elevar o coração até ao Pai do Céu, repousando no seio
da sua infinita bondade, e vereis que as dores e aflições
da vida vos farão menos mal. Sobre todos, e extensiva aos
familiares e comunidades eclesiais, desça a minha Bênção
Apostólica.
Saluto
in lingua polacca:
Witam
serdecznie pielgrzymów polskich. Bracia i Siostry!
Wczoraj podczas liturgii pogrzebowej pożegnaliśmy
kardynała Andrzeja Marię Deskura, waszego rodaka,
przyjaciela błogosławionego Jana Pawła II.
Modlitwą i cierpieniem wspierał przez lata jego
papieską posługę, zawierzając swe
życie Niepokalanej Matce. Niech wyjedna mu Ona radość
nieba. Polecając jego duszę waszym modlitwom, z
serca błogosławię wam tu obecnym i waszym
bliskim.
Traduzione
italiana:
Do il mio
benvenuto ai pellegrini polacchi. Fratelli e sorelle! Ieri
durante liturgia delle esequie abbiamo dato l’estremo
saluto al Cardinale Andrei Maria Deskur, vostro
connazionale, amico del beato Giovanni Paolo II. Con la
preghiera e con le sofferenze, egli ha sostenuto il suo
servizio papale, affidando sempre la propria vita
all’Immacolata. Ella implori per lui la gloria celeste.
Alle vostre preghiere affido la sua anima e benedico di
cuore voi qui presenti e i vostri cari.
Saluto
in lingua ceca:
S LÁSKOU
ZDRAVÍM POUTNÍKY Z ČESKÉ REPUBLIKY, ZVLÁŠTĚ
VĚŘÍCÍ Z FARNOSTI SVATÉHO PROKOPA V PRAZE. BUĎTE
RADOSTNÝMI SVĚDKY RYZÍCH DUCHOVNÍCH HODNOT. UDĚLUJI
VÁM SVÉ PAPEŽSKÉ POŽEHNÁNÍ. CHVÁLA KRISTU.
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i pellegrini di lingua ceca, in particolare i
fedeli della Parrocchia di San Procopio in Praga. Vi
incoraggio a testimoniare con gioia gli autentici valori
spirituali e volentieri vi imparto l’Apostolica
Benedizione. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
Radosno
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito učenike
i nastavnike Katoličke gimnazije iz Požege. Dragi
prijatelji, ne zaboravite da nam je Bog uvijek blizu.
Svojim životom posvjedočite Njegovu ljubav svima
koji Ga traže. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Saluto
con gioia i pellegrini Croati ed in modo particolare i
professori e gli studenti del Ginnasio Cattolico di Pozega.
Cari amici, non dimenticate che Dio è sempre vicino a
noi. Con la vostra vita testimoniate il Suo amore a tutti
coloro che Lo stanno cercando. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Pruského,
Žiliny a Prahy.
Bratia a sestry, v týchto dňoch sa začína nový
školský rok. Vyprosujme si od Ducha Svätého jeho vzácne
dary, predovšetkým pravú múdrosť, ktorá nás
vedie ku Kristovi. S týmto želaním vás zo srdca žehnám.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli
provenienti da Pruské, Žilina e Praha. Fratelli e
sorelle, in questi giorni inizia il nuovo anno scolastico.
Imploriamo dallo Spirito Santo i suoi preziosi doni,
specialmente la vera sapienza che ci conduce a Cristo. Con
questo auspicio di cuore vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar híveket, különösen is a miskolci
jezsuita gimnázium csoportját és azokat, akik Szatmárnémetiből
érkeztek. Kedves Fiatalok, tanuljatok meg evangéliumi
egyszerűségben élni és az életnek örvendeni. A
kassai szent vértanúk közbenjárását kérve szívesen
adom Rátok Apostoli Áldásomat. Dicsértessék a Jézus
Krisztus!
Traduzione
italiana:
Un saluto
cordiale ai pellegrini di lingua ungherese, specialmente
al gruppo del Liceo dei Gesuiti a Miskolc ed a coloro che
sono venuti da Satu Mare. Cari giovani, imparate a vivere
con semplicità evangelica e con gioia per la vita.
Chiedendo la intercessione dei santi martiri di Kosice,
imparto volentieri a voi la Benedizione Apostolica. Sia
lodato Gesù Cristo!
*
* *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i cresimati dell’Arcidiocesi di
Lucca, accompagnati dal loro Pastore Mons. Italo
Castellani; i giovani della Diocesi di Lamezia Terme; i
cresimandi del Vicariato di Villafranca in Verona; i
fedeli della Parrocchia S. Maria Assunta in Valle di
Avellino e quelli della Parrocchia Maria Santissima
Immacolata in Potenza. Cari amici, auguro che la vostra
visita alle tombe degli Apostoli vi rinsaldi nell'adesione
a Cristo e vi renda suoi testimoni nelle famiglie e nelle
comunità ecclesiali.
Saluto
infine i giovani, i malati e gli sposi novelli. Cari
giovani, tornando dopo le vacanze alle consuete attività,
sappiate trovare ogni giorno il tempo per il vostro
dialogo con Dio e diffondete attorno a voi la sua luce e
la sua pace. Voi, cari malati, trovate conforto nel
Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione
nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli,
imparate a pregare insieme, nell’intimità domestica,
affinché il vostro amore sia sempre più vero, fecondo e
duraturo.
©
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