Benedetto
XVI ai terremotati dell’Abruzzo: verrò a trovarvi
appena possibile. Il Papa invita i fedeli ad aprire i
cuori al Mistero Pasquale
Non
siete soli, il Papa è con voi: all’udienza generale di
stamani in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha espresso,
commosso, la sua vicinanza alle popolazioni abruzzesi
sconvolte dal terremoto ed ha annunciato la sua visita
all’Aquila appena possibile. Il Papa ha assicurato la
sua preghiera ed ha incoraggiato quanti stanno portando
aiuto e conforto ai terremotati. Nella catechesi il
Pontefice ha spiegato l’importanza dei riti della
Settimana Santa, fulcro dell’intero anno liturgico. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
L’Abruzzo sconvolto dal terremoto è nel cuore di
Benedetto XVI che spera di poter presto visitare le
popolazioni colpite. All’udienza il Papa rinnova la sua
vicinanza spirituale alla “cara comunità dell’Aquila
e degli altri paesi” sconvolti dal sisma che ha seminato
morte e distruzione: “Ancora una volta desidero dire a quelle care
popolazioni che il Papa condivide la loro pena e le loro
preoccupazioni. Carissimi, appena possibile spero di
venire a trovarvi. Sappiate che il Papa prega per tutti,
implorando la misericordia del Signore per i defunti, e
per i familiari e i superstiti il conforto materno di
Maria e il sostegno della speranza cristiana”. “La sollecitudine con cui autorità, forze
dell’ordine, volontari e altri operatori stanno
soccorrendo questi nostri fratelli – ha detto ancora il
Pontefice – dimostra quanto sia importante la solidarietà
per superare insieme prove così dolorose”. Prima delle
parole sull’Abruzzo, il Papa ha offerto la sua
riflessione sulla Settimana Santa che, ha detto, ci
permette di immergerci negli eventi centrali della
Redenzione, aprendo i nostri cuori “alla comprensione
del dono inestimabile che è la salvezza ottenutaci dal
sacrificio di Cristo”: “Quanto meraviglioso, e insieme sorprendente, è
questo mistero! Gesù, pur essendo Dio, non volle fare
delle sue prerogative divine un possesso esclusivo; non
volle usare il suo essere Dio, la sua dignità gloriosa e
la sua potenza, come strumento di trionfo e segno di
distanza da noi. Al contrario ‘svuotò se stesso’
assumendo la misera e debole condizione umana”. La “condivisione radicale e vera” della nostra
natura, in tutto fuorché nel peccato, ha spiegato il
Papa, condusse Cristo "fino a quella frontiera che è
il segno della nostra finitezza, la morte”. Ma, ha
sottolineato, tutto questo non è stato frutto di una
cieca fatalità, “ma piuttosto di una sua libera scelta,
per generosa adesione al disegno salvifico del Padre”: “Tutto questo il Signore dell’universo lo ha
compiuto per amore nostro: per amore ha voluto ‘svuotare
se stesso' e farsi nostro fratello; per amore ha condiviso
la nostra condizione quella di ogni uomo e di ogni
donna”. Benedetto XVI si è quindi soffermato sul significato
dei riti che caratterizzano la settimana più importante
dell’anno. Preludio del Triduo Pasquale, ha ricordato,
è la solenne Messa Crismale, nella mattina del Giovedì
Santo. In questa solenne celebrazione, ha detto,
“vengono rinnovate le promesse sacerdotali pronunciate
il giorno dell’Ordinazione”. E’ un’occasione, ha
aggiunto, “quanto mai propizia in cui i sacerdoti
ribadiscono la propria fedeltà a Cristo che li ha scelti
come suoi ministri”. Quest’incontro sacerdotale, ha
rilevato, è quasi “una preparazione all’Anno
sacerdotale” indetto in occasione del 150.mo
anniversario della morte del Santo Curato d’Ars. Con la
Messa in Coena Domini nel pomeriggio, ha proseguito, la
Chiesa commemora l’istituzione dell’Eucaristia, il
Sacerdozio ministeriale e il Comandamento nuovo della
Carità. “Sotto le specie del pane e del vino”, è
stata la riflessione del Papa, Cristo “si rende presente
col suo corpo dato e col suo sangue versato”: “E’ il sacrificio della nuova e definitiva
alleanza offerta a tutti, senza distinzione di razza e di
cultura. E di questo rito sacramentale, che consegna alla
Chiesa come prova suprema del suo amore, Gesù costituisce
ministri i suoi discepoli e quanti ne proseguiranno il
ministero nel corso dei secoli”. Il Giovedì Santo, ha soggiunto, “costituisce
pertanto un rinnovato invito a rendere grazie a Dio per il
sommo dono dell’Eucaristia, da accogliere con devozione
e da adorare con viva fede”. Per questo, ha detto, la
Chiesa incoraggia, dopo la celebrazione della Santa Messa
a vegliare in presenza del Santissimo Sacramento. E siamo
così al Venerdì Santo, giorno in cui, ha ribadito, ci
poniamo in silenzio di fronte a Gesù appeso al legno
della Croce, che “ha voluto offrire la sua vita in
sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità”: “Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte
alla passione e morte di Gesù in Croce il mistero si fa
insondabile per la ragione umana. Siamo posti davanti a
qualcosa che umanamente potrebbe apparire assurdo: un Dio
che non solo si fa uomo, non solo soffre per salvare
l’uomo caricandosi di tutta la tragedia dell’umanità,
ma muore per l’uomo”. La morte di Cristo, ha aggiunto, “richiama il cumulo
di dolore e di mali che grava sull’umanità di ogni
tempo: il peso schiacciante del nostro morire, l’odio e
la violenza che ancora oggi insanguinano la terra. La
Passione del Signore continua nella sofferenza degli
uomini”. Il Venerdì Santo, ha costatato, è “giorno
pieno di tristezza”, ma al tempo stesso giorno “quanto
mai propizio per ridestare la nostra fede” e
“rinsaldare la nostra speranza e il coraggio di portare
ciascuno la nostra croce, con umiltà, fiducia ed
abbandono in Dio”. Una speranza, è stata la sua
riflessione, che “si alimenta nel grande silenzio del
Sabato Santo, in attesa della Risurrezione di Gesù”: “Il raccoglimento e il silenzio del Sabato Santo
ci condurranno nella notte alla solenne Veglia Pasquale,
‘madre di tutte le veglie’, quando proromperà in
tutte le chiese e comunità il canto della gioia per la
risurrezione di Cristo. Ancora una volta, verrà
proclamata la vittoria della luce sulle tenebre, della
vita sulla morte, e la Chiesa gioirà nell’incontro con
il suo Signore”. Il
Papa ha quindi invitato i fedeli a vivere intensamente il
Triduo Santo “per essere sempre più profondamente
partecipi del Mistero di Cristo”. Al momento dei saluti
ai pellegrini, il Santo Padre ha rivolto un pensiero
speciale agli oltre 4 mila partecipanti al Convegno
internazionale UNIV, promosso dalla Prelatura dell’Opus
Dei. “Cari amici – ha detto il Papa - vi esorto a
rispondere con gioia alla chiamata del Signore per dare un
senso pieno alla vostra vita: nello studio, nei rapporti
con i colleghi, in famiglia e nella società”.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 8 aprile 2009
Cari
fratelli e sorelle,
la Settimana
Santa, che per noi cristiani è la settimana più
importante dell’anno, ci offre l’opportunità di
immergerci negli eventi centrali della Redenzione, di
rivivere il Mistero pasquale, il grande Mistero della
fede. A partire da domani pomeriggio, con la Messa in
Coena Domini, i solenni riti liturgici ci aiuteranno a
meditare in maniera più viva la passione, la morte e la
risurrezione del Signore nei giorni del Santo Triduo
pasquale, fulcro dell'intero anno liturgico. Possa la
grazia divina aprire i nostri cuori alla comprensione del
dono inestimabile che è la salvezza ottenutaci dal
sacrificio di Cristo. Questo dono immenso lo troviamo
mirabilmente narrato in un celebre inno contenuto nella Lettera
ai Filippesi (cfr 2,6-11),
che in Quaresima
abbiamo più volte meditato. L’apostolo ripercorre, in
modo tanto essenziale quanto efficace, tutto il mistero
della storia della salvezza accennando alla superbia di
Adamo che, pur non essendo Dio, voleva essere come Dio. E
contrappone a questa superbia del primo uomo, che tutti
noi sentiamo un po' nel nostro essere, l'umiltà del vero
Figlio di Dio che, diventando uomo, non esitò a prendere
su di sé tutte le debolezze dell'essere umano, eccetto il
peccato, e si spinse fino alla profondità della morte. A
questa discesa nell'ultima profondità della passione e
della morte segue poi la sua esaltazione, la vera gloria,
la gloria dell'amore che è andato fino alla fine. Ed è
perciò giusto – come dice Paolo – che «nel nome di
Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e
sotto terra, e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è
Signore!» (2,
10-11). San Paolo accenna, con queste parole, a una
profezia di Isaia dove Dio dice: Io sono il Signore, ogni
ginocchio si pieghi davanti a me nei cieli e nella terra (cfr
Is
45, 23). Questo – dice Paolo – vale per Gesù
Cristo. Lui realmente, nella sua umiltà, nella vera
grandezza del suo amore, è il Signore del mondo e davanti
a Lui realmente ogni ginocchio si piega.
Quanto
meraviglioso, e insieme sorprendente, è questo mistero!
Non possiamo mai sufficientemente meditare questa realtà.
Gesù, pur essendo Dio, non volle fare delle sue
prerogative divine un possesso esclusivo; non volle usare
il suo essere Dio, la sua dignità gloriosa e la sua
potenza, come strumento di trionfo e segno di distanza da
noi. Al contrario, «svuotò se stesso» assumendo la
misera e debole condizione umana - Paolo usa, a questo
riguardo, un verbo greco assai pregnante per indicare la kénosis,
questa discesadi Gesù. La forma (morphé)
divina si nascose in Cristo sotto la forma umana, ossia
sotto la nostra realtà segnata dalla sofferenza, dalla
povertà, dai nostri limiti umani e dalla morte. La
condivisione radicale e vera della nostra natura,
condivisione in tutto fuorché nel peccato, lo condusse
fino a quella frontiera che è il segno della nostra
finitezza, la morte. Ma tutto ciò non è stato frutto di
un meccanismo oscuro o di una cieca fatalità: fu
piuttosto una sua libera scelta, per generosa adesione al
disegno salvifico del Padre. E la morte a cui andò
incontro – aggiunge Paolo - fu quella di croce, la più
umiliante e degradante che si potesse immaginare. Tutto
questo il Signore dell’universo lo ha compiuto per amore
nostro: per amore ha voluto “svuotare se stesso” e
farsi nostro fratello; per amore ha condiviso la nostra
condizione, quella di ogni uomo e di ogni donna. Scrive in
proposito un grande testimone della tradizione orientale,
Teodoreto di Ciro: «Essendo Dio e Dio per natura e avendo
l’uguaglianza con Dio, non ha ritenuto questo qualcosa
di grande, come fanno coloro che hanno ricevuto qualche
onore al di sopra dei loro meriti, ma nascondendo i suoi
meriti, ha scelto l’umiltà più profonda e ha preso la
forma di un essere umano» (Commento all’epistola ai
Filippesi, 2,6-7).
Preludio
al Triduo pasquale, che incomincerà domani – come
dicevo - con i suggestivi riti pomeridiani del Giovedì
Santo, è la solenne Messa Crismale, che nella
mattinata il Vescovo celebra con il proprio presbiterio, e
nel corso della quale insieme vengono rinnovate le
promesse sacerdotali pronunciate il giorno dell’
Ordinazione. E’ un gesto di grande valore,
un’occasione quanto mai propizia in cui i sacerdoti
ribadiscono la propria fedeltà a Cristo che li ha scelti
come suoi ministri. Quest’incontro sacerdotale assume
inoltre un significato particolare, perché è quasi una
preparazione all’Anno Sacerdotale, che ho indetto in
occasione del 150 anniversario della morte del Santo
Curato d’Ars e che avrà inizio il prossimo 19 giugno.
Sempre nella Messa Crismale verranno poi benedetti
l’olio degli infermi e quello dei catecumeni, e sarà
consacrato il Crisma. Riti questi con i quali sono
simbolicamente significate la pienezza del Sacerdozio di
Cristo e quella comunione ecclesiale che deve animare il
popolo cristiano, radunato per il sacrificio eucaristico e
vivificato nell’unità dal dono dello Spirito Santo.
Nella
Messa del pomeriggio, chiamata in Coena Domini, la
Chiesa commemora l’istituzione dell’Eucaristia, il
Sacerdozio ministeriale ed il Comandamento nuovo della
carità, lasciato da Gesù ai suoi discepoli. Di quanto
avvenne nel Cenacolo, la vigilia della passione del
Signore, san Paolo offre una delle più antiche
testimonianze. «Il Signore Gesù, - egli scrive,
all'inizio degli anni cinquanta, basandosi su un testo che
ha ricevuto dall’ambiente del Signore stesso - nella
notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver
reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio
corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”.
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice,
dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio
sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria
di me» (1
Cor 11, 23-25). Parole cariche di mistero, che
manifestano con chiarezza il volere di Cristo: sotto le
specie del pane e del vino Egli si rende presente col suo
corpo dato e col suo sangue versato. E’ il sacrificio
della nuova e definitiva alleanza offerta a tutti, senza
distinzione di razza e di cultura. E di questo rito
sacramentale, che consegna alla Chiesa come prova suprema
del suo amore, Gesù costituisce ministri i suoi discepoli
e quanti ne proseguiranno il ministero nel corso dei
secoli. Il Giovedì Santo costituisce pertanto un
rinnovato invito a rendere grazie a Dio per il sommo dono
dell’Eucaristia, da accogliere con devozione e da
adorare con viva fede. Per questo, la Chiesa incoraggia,
dopo la celebrazione della Santa Messa, a vegliare in
presenza del Santissimo Sacramento, ricordando l’ora
triste che Gesù passò in solitudine e preghiera nel
Getsemani, prima di essere arrestato per poi venire
condannato a morte.
E siamo
così al Venerdì Santo, giorno della passione e della
crocifissione del Signore. Ogni anno, ponendoci in
silenzio di fronte a Gesù appeso al legno della croce,
avvertiamo quanto siano piene di amore le parole da Lui
pronunciate la vigilia, nel corso dell’Ultima Cena.
“Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato
per molti” (cfr Mc
14, 24). Gesù ha voluto offrire la sua vita in
sacrificio per la remissione dei peccati dell’umanità.
Come di fronte all’Eucaristia, così di fronte alla
passione e morte di Gesù in Croce il mistero si fa
insondabile per la ragione. Siamo posti davanti a qualcosa
che umanamente potrebbe apparire assurdo: un Dio che non
solo si fà uomo, con tutti i bisogni dell'uomo, non solo
soffre per salvare l’uomo caricandosi di tutta la
tragedia dell’umanità, ma muore per l’uomo.
La morte
di Cristo richiama il cumulo di dolore e di mali che grava
sull’umanità di ogni tempo: il peso schiacciante del
nostro morire, l’odio e la violenza che ancora oggi
insanguinano la terra. La passione del Signore continua
nella sofferenze degli uomini. Come giustamente scrive
Blaise Pascal, “Gesù sarà in agonia fino alla fine del
mondo; non bisogna dormire durante questo tempo” (Pensieri,
553). Se il Venerdì Santo è giorno pieno di tristezza,
è dunque al tempo stesso, giorno quanto mai propizio per
ridestare la nostra fede, per rinsaldare la nostra
speranza e il coraggio di portare ciascuno la nostra croce
con umiltà, fiducia ed abbandono in Dio, certi del suo
sostegno e della sua vittoria. Canta la liturgia di questo
giorno: O Crux, ave, spes unica – Ave, o croce,
unica speranza!” .
Questa
speranza si alimenta nel grande silenzio del SabatoSanto,
in attesa della risurrezione di Gesù. In questo giorno le
Chiese sono spoglie e non sono previsti particolari riti
liturgici. La Chiesa veglia in preghiera come Maria e
insieme a Maria, condividendone gli stessi sentimenti di
dolore e di fiducia in Dio. Giustamente si raccomanda di
conservare durante tutta la giornata un clima orante,
favorevole alla meditazione e alla riconciliazione; si
incoraggiano i fedeli ad accostarsi al sacramento della
Penitenza, per poter partecipare realmente rinnovati alle
Feste Pasquali.
Il
raccoglimento e il silenzio del Sabato Santo ci
condurranno nella notte alla solenne Veglia Pasquale,
“madre di tutte le veglie”, quando proromperà in
tutte le chiese e comunità il canto della gioia per la
risurrezione di Cristo. Ancora una volta, verrà
proclamata la vittoria della luce sulle tenebre, della
vita sulla morte, e la Chiesa gioirà nell’incontro con
il suo Signore. Entreremo così nel clima della Pasqua di
Risurrezione.
Cari
fratelli e sorelle, disponiamoci a vivere intensamente il
Triduo Santo, per essere sempre più profondamente
partecipi del Mistero di Cristo. Ci accompagna in questo
itinerario la Vergine Santa, che ha seguito in silenzio il
Figlio Gesù fino al Calvario, prendendo parte con grande
pena al suo sacrificio, cooperando così al mistero della
Redenzione e divenendo Madre di tutti i credenti (cfr Gv
19, 25-27). Insieme a Lei entreremo nel Cenacolo,
resteremo ai piedi della Croce, veglieremo idealmente
accanto al Cristo morto attendendo con speranza l’alba
del giorno radioso della risurrezione. In questa
prospettiva, formulo fin d’ora a tutti voi i più
cordiali auguri di una lieta e santa Pasqua, insieme con
le vostre famiglie, parrocchie e comunità.
Saluti:
Je salue
avec joie les pèlerins francophones, particulièrement
les jeunes du Foyer vocationnel Jean-Paul II de Vannes
ainsi que ceux du Collège Saint-Joseph de Lectoure. Pour
que les fêtes pascales portent un fruit abondant,
laissez-vous accompagner par Marie dans l’attente de
l’aube de la résurrection. À vous tous, à vos
familles, à vos communautés, bonnes et saintes fêtes de
Pâques
I am
pleased to greet the English-speaking pilgrims present at
today’s Audience. May your visit to Rome during this
Holy Week fill you with the peace, hope and joy of Christ
Jesus!
Einen
herzlichen Gruß richte ich an alle deutschsprachigen
Pilger und Besucher. Bereiten wir unser Herz, um in diesen
heiligen Kar- und Ostertagen in der Liturgie und in den
Sakramenten – besonders auch in einer guten Osterbeichte
– unserem Erlöser Jesus Christus zu begegnen. Nehmen
wir uns Zeit für die Betrachtung der Passionsgeschichte
in den Evangelien und gehen wir diesen Weg mit Maria, die
sich ganz vom Leiden ihres Sohnes und von der Freude über
seine Auferstehung erfüllen ließ. In diesem Sinne wünsche
ich euch schon heute gesegnete Ostern.
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española, en
particular a las Hermanas de la Caridad Dominicas de la
Presentación, a los grupos venidos de España, México,
Puerto Rico y otros países latinoamericanos, así como a
los participantes en el Congreso Universitario
Internacional UNIV dos mil nueve, deseándoles que estos días
en Roma les ayuden a renovar su amistad con Jesucristo y a
seguirlo como Maestro de vida. Deseo a todos una feliz y
santa Pascua, junto a vuestras familias, parroquias y
comunidades. Muchas gracias.
Saúdo os
peregrinos de língua portuguesa, nomeadamente os
estudantes brasileiros de Londrina e todos os
participantes no encontro universitário internacional
UNIV 2009, formulando os votos mais cordiais de uma feliz
e santa Páscoa para cada um dos presentes, suas famílias
e comunidades de estudo e de fé. Possam os dias do Tríduo
Pascal fortalecer em todos a esperança e a coragem de
levar a sua cruz com humildade, confiança e abandono em
Deus, certos do seu apoio e da sua vitória. Com estes
votos, dou-vos a minha Bênção Apostólica.
Saluto
in lingua croata:
Najljepše
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, posebno
profesore i učenike iz Druge gimnazije iz Splita!
Predragi, Isus nas je ljubio do kraja! Ovih će nam se
dana pred očima ponovo ocrtati otajstvo razapete
Ljubavi. Slijedite Gospodina predanim srcem i zahvalite mu
pouzdanom vjerom i vjernom ljubavi, kako bi se u vama očitovala
silna snaga Uskrsloga. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Saluto di
cuore tutti i pellegrini croati in modo particolare i
professori e studenti del Secondo ginnasio di Split!
Carissimi, Gesù ci amò sino alla fine! In questi giorni
ai nostri occhi si rinnoverà il mistero dell’amore
crocifisso. Seguite il Signore con cuore fiducioso e
ringraziatelo con fede sicura e con amore fedele, affinché
si manifesterà in voi la forza portentosa del Risorto.
Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua polacca:
Serdecznie
pozdrawiam Polaków. Na progu świętego triduum
paschalnego życzę, aby przeżywanie w wierze
tajemnic męki, śmierci i zmartwychwstania
Chrystusa pozwoliło wszystkim doświadczyć
miłości Boga i budziło nadzieję na
udział w Jego chwale. Błogosławionych
świąt! Niech będzie pochwalony Jezus
Chrystus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i polacchi. Alla soglia del Sacro Triduo
pasquale auguro che il vivere nella fede i misteri della
passione, della morte e della risurrezione di Cristo
permetta a tutti di sperimentare l’amore di Dio e
risvegli la speranza della partecipazione alla sua gloria.
Buona Pasqua! Sia lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua ungherese:
Köszöntöm
a magyar zarándokokat, különösen a pécsi és a szentmártoni
csoport tagjait!
Ezekben a szent napokban megtapasztaljuk annak a
szeretetnek a nagyságát, amelyben megmutatkozott Isten
egyszülött Fia: szenvedésével, kereszthalálával és
dicsőséges föltámadásával. Hittel és
szeretettel adjunk hálát érte.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto di
cuore i pellegrini di lingua ungherese, specialmente i
gruppi di Pécs e di Szentmárton!
In questi santi giorni sentite la grandezza dell’amore
che ci ha mostrato il Figlio di Dio con la sua dolorosa
passione, con la morte sulla croce e con la sua gloriosa
risurrezione. Ringraziatelo con fede sicura e con amore
fedele.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
primo luogo rinnovo la mia vicinanza spirituale alla cara
comunità de L’Aquila e degli altri paesi, duramente
colpiti dal violento fenomeno sismico dei giorni scorsi,
che ha provocato numerose vittime, tanti feriti e ingenti
danni materiali. La sollecitudine con cui Autorità, forze
dell’ordine, volontari e altri operatori stanno
soccorrendo questi nostri fratelli dimostra quanto sia
importante la solidarietà per superare insieme prove così
dolorose. Ancora una volta desidero dire a quelle care
popolazioni che il Papa condivide la loro pena e le loro
preoccupazioni. Carissimi, appena possibile spero di
venire a trovarvi. Sappiate che il Papa prega per tutti,
implorando la misericordia del Signore per i defunti, e
per i familiari e i superstiti il conforto materno di
Maria e il sostegno della speranza cristiana. Saluto poi i
partecipanti al Convegno internazionale UNIV,
promosso dalla Prelatura dell’Opus Dei. Cari amici, vi
esorto a rispondere con gioia alla chiamata del Signore
per dare un senso pieno alla vostra vita: nello studio,
nei rapporti con i colleghi, in famiglia e nella società.
“Dal fatto che tu e io –diceva san Josémaria Escivà–
ci comportiamo come Dio vuole, non dimenticarlo, dipendono
molte cose grandi” (Cammino, 755). Saluto i fedeli della
parrocchia San Giovanni Battista, in Campagnano di
Roma, e i dirigenti, gli insegnanti e i numerosi giovani
studenti del Circolo didattico Don Milani, di
Galatone. Auguro che la visita alle tombe degli Apostoli
susciti in tutti il desiderio di servire sempre più
generosamente Cristo e i fratelli.
Saluto i giovani,
i malati e gli sposi novelli. Domani
entreremo nel Sacro Triduo che ci farà rivivere i
misteri centrali della nostra salvezza. Invito voi, cari giovani,
a trarre dalla Croce la luce necessaria per camminare
sulle orme del Redentore. Per voi, cari malati, la
Passione del Signore, culminante nel trionfo della Pasqua,
costituisca sempre sorgente di speranza. E voi, cari sposi
novelli, vivendo il Mistero pasquale, fate della
vostra esistenza diventi un dono reciproco.