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UDIENZA
GENERALE (8 GIUGNO 2011) |
Radio
Vaticana, 8 giugno 2011
Udienza
generale. Il Papa ricorda il viaggio in Croazia:
l’Europa non abbia paura di Dio e difenda la famiglia
L’Europa
non abbia paura di Dio, ma custodisca e rinnovi le sue
radici cristiane: è quanto affermato da Benedetto XVI
all’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata al
recente viaggio apostolico in Croazia. Il Papa si è
soffermato in particolare sul ruolo della famiglia
cristiana nella Chiesa e nella società di oggi. La fedeltà
coniugale, ha detto, “è diventata di per se stessa una
testimonianza” dell’amore di Cristo. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
L’Europa ha bisogno delle famiglie cristiane e di
aprirsi al Dio di Gesù che è Amore e Verità.
All’udienza generale, Benedetto XVI ha ripercorso i
momenti salienti del suo recente viaggio apostolico in
Croazia, che, ha rammentato, ha avuto come occasione
principale la celebrazione della Giornata nazionale delle
famiglie croate. Riecheggiando il Beato Karol Wojtyla ha
così ribadito il grande ruolo che la famiglia ha nella
Chiesa ed ha levato un vibrante appello:
“Nell’Europa di oggi, le Nazioni di solida
tradizione cristiana hanno una speciale responsabilità
nel difendere e promuovere il valore della famiglia
fondata sul matrimonio, che rimane comunque decisiva sia
nel campo educativo sia in quello sociale. Questo
messaggio aveva dunque una particolare rilevanza per la
Croazia, che, ricca del suo patrimonio spirituale, etico e
culturale, si appresta ad entrare nell’Unione
Europea”.
Soffermandosi sulla grande Messa a Zagabria con le
famiglie croate, il Papa ha affermato che di fronte al
“moltiplicarsi delle separazioni e dei divorzi, la
fedeltà dei coniugi è diventata di per se stessa una
testimonianza significativa dell’amore di Cristo”.
Quindi, ha sottolineato che “la prima educazione alla
fede consiste proprio nella testimonianza di questa fedeltà
al patto coniugale”:
“Da essa i figli apprendono senza parole che Dio
è amore fedele, paziente, rispettoso e generoso. La fede
nel Dio che è Amore si trasmette prima di tutto con la
testimonianza di una fedeltà all’amore coniugale, che
si traduce naturalmente in amore per i figli, frutto di
questa unione. Ma questa fedeltà non è possibile senza
la grazia di Dio, senza il sostegno della fede e dello
Spirito Santo”.
Il Papa non ha poi mancato di ricordare il momento
commovente della Veglia con i giovani. A loro, ha detto,
ho spiegato che la gioia della fede è “scoprire che Dio
ci ama per primo”:
“E’ una scoperta che ci mantiene sempre
discepoli, e quindi sempre giovani nello spirito! Questo
mistero, durante la Veglia, è stato vissuto nella
preghiera di adorazione eucaristica: nel silenzio, il
nostro essere 'insieme in Cristo' ha trovato la sua
pienezza. Così il mio invito a seguire Gesù è stato
un’eco della Parola che Lui stesso rivolgeva al cuore
dei giovani”.
Ha così ricordato la preghiera dinnanzi alla tomba del
Beato Stepinac, vescovo e martire croato. Egli, ha detto,
“in nome di Cristo, si oppose con coraggio prima ai
soprusi del nazismo e del fascismo e, dopo, a quelli del
regime comunista”. Alla luce della sua testimonianza,
dunque, ha incoraggiato i vescovi e i presbiteri ad un
rinnovato slancio apostolico. Il
Pontefice ha quindi rivolto il suo pensiero all’incontro
con la società civile al Teatro nazionale di Zagabria,
dove ha citato il grande scienziato gesuita Boskovic,
vissuto tre secoli fa:
“Ancora una volta è apparsa evidente a tutti noi
la più profonda vocazione dell’Europa, che è quella di
custodire e rinnovare un umanesimo che ha radici cristiane
e che si può definire 'cattolico', cioè universale ed
integrale”.
Serve, ha soggiunto, “un umanesimo che pone al centro
la coscienza dell’uomo, la sua apertura trascendente e
al tempo stesso la sua realtà storica, capace di ispirare
progetti politici diversificati ma convergenti alla
costruzione di una democrazia sostanziale, fondata sui
valori etici radicati nella stessa natura umana”.
Quindi, rivolgendosi al Vecchio Continente ha indicato
qual è la più grande sfida che interpella oggi i popoli
europei:
“Non avere paura di Dio, del Dio di Gesù Cristo,
che è Amore e Verità, e non toglie nulla alla libertà
ma la restituisce a se stessa e le dona l’orizzonte di
una speranza affidabile”.
Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha
ricordato che domenica prossima celebreremo la Solennità
della Pentecoste. Ed ha invitato i fedeli ad invocare lo
Spirito Santo:
“Vi esorto, cari giovani, ad invocare
frequentemente lo Spirito Santo, che vi rende intrepidi
testimoni di Cristo. Lo Spirito Consolatore aiuti voi,
cari malati, ad accogliere con fede il mistero del dolore
e ad offrirlo per la salvezza di tutti gli uomini; e
sostenga voi, cari sposi novelli, nel costruire la vostra
famiglia sul solido fondamento del Vangelo”.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle!
Oggi
vorrei parlarvi della Visita pastorale in Croazia, che ho
compiuto sabato e domenica scorsi. Un viaggio apostolico
breve, svoltosi interamente nella capitale Zagabria,
eppure ricco di incontri e soprattutto di intenso spirito
di fede, dal momento che i Croati sono un popolo
profondamente cattolico. Rinnovo il mio più vivo
ringraziamento al Cardinale Bozanić, Arcivescovo di
Zagabria, a Mons. Srakić, Presidente della Conferenza
Episcopale, e agli altri Vescovi della Croazia, come pure
al Presidente della Repubblica, per la calorosa
accoglienza che mi hanno riservato. La mia riconoscenza va
a tutte le Autorità civili e a quanti hanno collaborato
in diversi modi a tale evento, in modo speciale alle
persone che hanno offerto per questa intenzione preghiere
e sacrifici.
"Insieme
in Cristo": questo è stato il motto della mia
visita. Esso esprime innanzitutto l’esperienza di
ritrovarsi tutti uniti nel nome di Cristo, l’esperienza
dell’essere Chiesa, manifestata dal radunarsi del Popolo
di Dio intorno al Successore di Pietro. Ma "Insieme
in Cristo" aveva, in questo caso, un particolare
riferimento alla famiglia: infatti, l’occasione
principale della mia Visita era la Iª Giornata Nazionale
delle famiglie cattoliche croate, culminata nella
Concelebrazione eucaristica di domenica mattina, che ha
visto la partecipazione, nell’area dell’Ippodromo di
Zagabria, di un grande moltitudine di fedeli. E’ stato
per me molto importante confermare nella fede soprattutto
le famiglie, che il Concilio Vaticano II ha chiamato
"chiese domestiche" (cfr Lumen gentium,
11). Il beato Giovanni Paolo II, il quale ha visitato ben
tre volte la Croazia, ha dato grande risalto al ruolo
della famiglia nella Chiesa; così, con questo viaggio, ho
voluto dare continuità a questo aspetto del suo
Magistero. Nell’Europa di oggi, le Nazioni di solida
tradizione cristiana hanno una speciale responsabilità
nel difendere e promuovere il valore della famiglia
fondata sul matrimonio, che rimane comunque decisiva sia
nel campo educativo sia in quello sociale. Questo
messaggio aveva dunque una particolare rilevanza per la
Croazia, che, ricca del suo patrimonio spirituale, etico e
culturale, si appresta ad entrare nell’Unione Europea.
La Santa
Messa è stata celebrata nel peculiare clima spirituale
della novena di Pentecoste. Come in un grande
"cenacolo" a cielo aperto, le famiglie croate si
sono radunate in preghiera, invocando insieme il dono
dello Spirito Santo. Questo mi ha dato modo di
sottolineare il dono e l’impegno della comunione nella
Chiesa, come pure di incoraggiare i coniugi nella loro
missione. Ai nostri giorni, mentre purtroppo si constata
il moltiplicarsi delle separazioni e dei divorzi, la
fedeltà dei coniugi è diventata di per se stessa una
testimonianza significativa dell’amore di Cristo, che
permette di vivere il Matrimonio per quello che è, cioè
l’unione di un uomo e di una donna che, con la grazia di
Cristo, si amano e si aiutano per tutta la vita, nella
gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. La
prima educazione alla fede consiste proprio nella
testimonianza di questa fedeltà al patto coniugale: da
essa i figli apprendono senza parole che Dio è amore
fedele, paziente, rispettoso e generoso. La fede nel Dio
che è Amore si trasmette prima di tutto con la
testimonianza di una fedeltà all’amore coniugale, che
si traduce naturalmente in amore per i figli, frutto di
questa unione. Ma questa fedeltà non è possibile senza
la grazia di Dio, senza il sostegno della fede e dello
Spirito Santo. Ecco perché la Vergine Maria non cessa di
intercedere presso il suo Figlio affinché – come alle
nozze di Cana – rinnovi continuamente ai coniugi il dono
del "vino buono", cioè della sua Grazia, che
permette di vivere in "una sola carne" nelle
diverse età e situazioni della vita.
In questo
contesto di grande attenzione alla famiglia, si è
collocata molto bene la Veglia con i giovani, avvenuta la
sera di sabato nella Piazza Jelačić, cuore della
città di Zagabria. Là ho potuto incontrare la nuova
generazione croata, e ho percepito tutta la forza della
sua fede giovane, animata da un grande slancio verso la
vita e il suo significato, verso il bene, verso la libertà,
vale a dire verso Dio. E’ stato bello e commovente
sentire questi giovani cantare con gioia ed entusiasmo, e
poi, nel momento dell’ascolto e della preghiera,
raccogliersi in profondo silenzio! A loro ho ripetuto la
domanda che Gesù fece ai suoi primi discepoli: "Che
cosa cercate?" (Gv 1,38), ma ho detto loro che
Dio li cerca prima e più di quanto essi stessi cerchino
Lui. E’ questa la gioia della fede: scoprire che Dio ci
ama per primo! E’ una scoperta che ci mantiene sempre
discepoli, e quindi sempre giovani nello spirito! Questo
mistero, durante la Veglia, è stato vissuto nella
preghiera di adorazione eucaristica: nel silenzio, il
nostro essere "insieme in Cristo" ha trovato la
sua pienezza. Così il mio invito a seguire Gesù è stato
un’eco della Parola che Lui stesso rivolgeva al cuore
dei giovani.
Un altro
momento che possiamo dire di "cenacolo" è stata
la Celebrazione dei Vespri nella Cattedrale, con i
Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e i giovani in
formazione nei Seminari e nei Noviziati. Anche qui, in
modo particolare, abbiamo sperimentato il nostro essere
"famiglia" come comunità ecclesiale. Nella
Cattedrale di Zagabria si trova la monumentale tomba del
beato Cardinale Alojzije Stepinac, Vescovo e Martire.
Egli, in nome di Cristo, si oppose con coraggio prima ai
soprusi del nazismo e del fascismo e, dopo, a quelli del
regime comunista. Fu imprigionato e confinato nel
villaggio natio. Creato Cardinale dal Papa Pio XII, morì
nel 1960 per una malattia contratta in carcere. Alla luce
della sua testimonianza, ho incoraggiato i Vescovi e i
presbiteri nel loro ministero, esortandoli alla comunione
e allo slancio apostolico; ho riproposto ai consacrati la
bellezza e la radicalità della loro forma di vita; ho
invitato i seminaristi, i novizi e le novizie a seguire
con gioia Cristo che li ha chiamati per nome. Questo
momento di preghiera, arricchito dalla presenza di tanti
fratelli e sorelle che hanno dedicato la vita al Signore,
è stato per me di grande conforto, e prego perché le
famiglie croate siano sempre terreno fertile per la
nascita di numerose e sante vocazioni al servizio del
Regno di Dio.
Molto
significativo è stato anche l’incontro con esponenti
della società civile, del mondo politico, accademico,
culturale ed imprenditoriale, con il Corpo Diplomatico e
con i Leaders religiosi, radunati nel Teatro
Nazionale di Zagabria. In quel contesto, ho avuto la gioia
di rendere omaggio alla grande tradizione culturale
croata, inseparabile dalla sua storia di fede e dalla
presenza viva della Chiesa, promotrice lungo i secoli di
molteplici istituzioni e soprattutto formatrice di
illustri ricercatori della verità e del bene comune. Tra
questi ho ricordato in particolare il gesuita Padre Ruđer
Bošković, grande scienziato di cui ricorre
quest’anno il terzo centenario della nascita. Ancora una
volta è apparsa evidente a tutti noi la più profonda
vocazione dell’Europa, che è quella di custodire e
rinnovare un umanesimo che ha radici cristiane e che si può
definire "cattolico", cioè universale ed
integrale. Un umanesimo che pone al centro la coscienza
dell’uomo, la sua apertura trascendente e al tempo
stesso la sua realtà storica, capace di ispirare progetti
politici diversificati ma convergenti alla costruzione di
una democrazia sostanziale, fondata sui valori etici
radicati nella stessa natura umana. Guardare all’Europa
dal punto di vista di una Nazione di antica e solida
tradizione cristiana, che della civiltà europea è parte
integrante, mentre si appresta ad entrare nell’Unione
politica, ha fatto sentire nuovamente l’urgenza della
sfida che interpella oggi i popoli di questo Continente:
quella, cioè – di non avere paura di Dio, del Dio di
Gesù Cristo, che è Amore e Verità, e non toglie nulla
alla libertà ma la restituisce a se stessa e le dona
l’orizzonte di una speranza affidabile.
Cari
amici, ogni volta che il Successore di Pietro compie un
viaggio apostolico, tutto il corpo ecclesiale partecipa in
qualche modo del dinamismo di comunione e di missione
proprio del suo ministero. Ringrazio tutti coloro che mi
hanno accompagnato e sostenuto con la preghiera, ottenendo
che la mia visita pastorale si svolgesse ottimamente. Ora,
mentre ringraziamo il Signore per questo grande dono,
chiediamo a Lui, per intercessione della Vergine Maria,
Regina dei Croati, che quanto ho potuto seminare porti
frutti abbondanti, per le famiglie croate, per l’intera
Nazione e per tutta l’Europa.
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