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UDIENZA
GENERALE (9 novembre 2011) |
Radio
Vaticana, 9 novembre 2011
Il
Papa ai sacerdoti: riscoprite la bellezza del celibato.
L'udienza generale dedicata al Salmo 119
◊
La legge di Dio non chiede di essere seguita con
l’obbedienza di un servo, ma con l’ascolto di un
figlio. Lo ha affermato Benedetto XVI commentando
all’udienza generale di questa mattina in Piazza San
Pietro il Salmo 119. Nella sua riflessione, il Papa ha
anche invitato i sacerdoti a riscoprire “la bellezza e
la forza” del celibato. Il servizio di Alessandro De
Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Un lungo Salmo, dalla costruzione letteraria complessa,
per esprimere con la forza evocativa della poesia una
semplice e profonda realtà della fede: che chi ascolta
Dio e segue la sua Parola ha tutto, vita, speranza,
consolazione. Benedetto XVI ha affrontato davanti alle
migliaia di persone in Piazza San Pietro “l’imponente
e solenne” canto che si condensa nei 176 versi del Salmo
119, secondo la tradizione ebraica (118 secondo quella
greco-latina). Un canto “unico nel suo genere”, ha
detto, tutto dedicato alla grandezza della Torah, cioè
della legge divina:
“Di amore per la Parola di Dio è tutto pervaso
questo Salmo, che ne celebra la bellezza, la forza
salvifica, la capacità di donare gioia e vita. Perché la
Legge divina non è giogo pesante di schiavitù, ma dono
di grazia che fa liberi e porta alla felicità”.
Una legge che rende liberi e non schiavi. La Madonna,
ha osservato Benedetto XVI, è stata la prima creatura a
comprendere e a vivere con pienezza questa verità; Lei
che – ha soggiunto – è stata della Parola di Dio
“attenta e amorosa custode” e che sempre insegna al
cristiano quale atteggiamento assumere davanti ai comandi
di Dio:
“La Legge di Dio chiede l’ascolto del cuore, un
ascolto fatto di obbedienza non servile, ma filiale,
fiduciosa, consapevole. L’ascolto della Parola è
incontro personale con il Signore della vita, un incontro
che deve tradursi in scelte concrete e diventare cammino e
sequela”.
Proseguendo nella sua riflessione, il Papa ha si è
voluto soffermare su un versetto particolare di un Salmo
che, ha commentato, è come un “vocabolario del rapporto
fiducioso del credente con Dio”. Il versetto in
questione, il 57 – che afferma: “Il Signore è mia
parte di eredità” – si riferisce in particolare ai
sacerdoti della tribù ebraica di Levi i quali, ha
spiegato Benedetto XVI, in quanto “mediatori del
sacro”, non potevano essere “proprietari di terre”
poiché Dio era “la loro terra” e dunque a Lui
dovevano affidare ogni necessità:
“Questi versetti sono di grande importanza anche
oggi per tutti noi. Innanzitutto per i sacerdoti, chiamati
a vivere solo del Signore e della sua Parola, senza altre
sicurezze, avendo Lui come unico bene e unica fonte di
vera vita. In questa luce si comprende la libera scelta
del celibato per il Regno dei cieli da riscoprire nella
sua bellezza e forza”.
Per tutti i fedeli, questi stessa parte del Salmo è un
richiamo alla “radicalità del Vangelo”, a confidare
nel Signore e nella sua Parola – ha concluso il Papa –
e a vivere con Lui “nella comunione e nella gioia”:
“Lasciamo dunque che il Signore ci metta nel cuore
questo amore per la sua Parola, e ci doni di avere sempre
al centro della nostra esistenza Lui e la sua santa volontà.
Chiediamo che la nostra preghiera e tutta la nostra vita
siano illuminate dalla Parola di Dio, lampada per i nostri
passi e luce per il nostro cammino, come dice il Salmo
119, così che il nostro andare sia sicuro, nella terra
degli uomini”.
Al termine delle catechesi nelle altre lingue,
Benedetto XVI ha rivolto fra gli altri un saluto ai
Missionari Verbiti e ai militari della Brigata Granatieri
di Sardegna di stanza a Roma, che hanno intonato le note
di una marcetta.
UDIENZA
GENERALE
Piazza
San Pietro
Mercoledì, 9 novembre 2011
Il
grande canto della "Legge"
Salmo 119 (118)
Cari
fratelli e sorelle,
nelle
passate catechesi abbiamo meditato su alcuni Salmi che
sono esempi dei generi tipici della preghiera: lamento,
fiducia, lode. Nella catechesi di oggi vorrei soffermarmi
sul Salmo 119 secondo la tradizione ebraica, 118 secondo
quella greco-latina: un Salmo molto particolare, unico nel
suo genere. Anzitutto lo è per la sua lunghezza: è
composto infatti da 176 versetti divisi in 22 strofe di
otto versetti ciascuna. Poi ha la peculiarità di essere
un “acrostico alfabetico”: è costruito, cioè,
secondo l’alfabeto ebraico, che è composto di 22
lettere. Ogni strofa corrisponde ad una lettera di
quell’alfabeto, e con tale lettera inizia la prima
parola degli otto versetti della strofa. Si tratta di una
costruzione letteraria originale e molto impegnativa, in
cui l’autore del Salmo ha dovuto dispiegare tutta la sua
bravura.
Ma ciò
che per noi è più importante è la tematica centrale di
questo Salmo: si tratta infatti di un imponente e solenne
canto sulla Torah del Signore, cioè sulla sua
Legge, termine che, nella sua accezione più ampia e
completa, va compreso come insegnamento, istruzione,
direttiva di vita; la Torah è rivelazione, è
Parola di Dio che interpella l’uomo e ne provoca la
risposta di obbedienza fiduciosa e di amore generoso. E di
amore per la Parola di Dio è tutto pervaso questo Salmo,
che ne celebra la bellezza, la forza salvifica, la capacità
di donare gioia e vita. Perché la Legge divina non è
giogo pesante di schiavitù, ma dono di grazia che fa
liberi e porta alla felicità. «Nei tuoi decreti è la
mia delizia, non dimenticherò la tua parola», afferma il
Salmista (v. 16); e poi: «Guidami sul sentiero dei tuoi
comandi, perché in essi è la mia felicità» (v. 35); e
ancora: «Quanto amo la tua legge! La medito tutto il
giorno» (v. 97). La Legge del Signore, la sua Parola, è
il centro della vita dell’orante; in essa egli trova
consolazione, ne fa oggetto di meditazione, la conserva
nel suo cuore: «Ripongo nel cuore la tua promessa per non
peccare contro di te» (v. 11), è questo il segreto della
felicità del Salmista; e poi ancora: «Gli orgogliosi mi
hanno coperto di menzogne, ma io con tutto il cuore
custodisco i tuoi precetti» (v. 69).
La fedeltà
del Salmista nasce dall’ascolto della Parola, da
custodire nell’intimo, meditandola e amandola, proprio
come Maria, che «custodiva, meditandole nel suo cuore»
le parole che le erano state rivolte e gli eventi
meravigliosi in cui Dio si rivelava, chiedendo il suo
assenso di fede (cfr Lc 2,19.51). E se il nostro
Salmo inizia nei primi versetti proclamando “beato” «chi
cammina nella Legge del Signore» (v. 1b) e «chi
custodisce i suoi insegnamenti» (v. 2a), è ancora la
Vergine Maria che porta a compimento la perfetta figura
del credente descritto dal Salmista. E’ Lei, infatti, la
vera “beata”, proclamata tale da Elisabetta perché «ha
creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha
detto» (Lc 1,45), ed è a Lei e alla sua fede che
Gesù stesso dà testimonianza quando, alla donna che
aveva gridato «Beato il grembo che ti ha portato»,
risponde: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola
di Dio e la osservano!» (Lc 11,27-28). Certo,
Maria è beata perché il suo grembo ha portato il
Salvatore, ma soprattutto perché ha accolto l’annuncio
di Dio, perché è stata attenta e amorosa custode della
sua Parola.
Il Salmo
119 è dunque tutto intessuto intorno a questa Parola di
vita e di beatitudine. Se il suo tema centrale è la
“Parola” e la “Legge” del Signore, accanto a
questi termini ricorrono in quasi tutti i versetti dei
sinonimi come “precetti”, “decreti”,
“comandi”, “insegnamenti”, “promessa”,
“giudizi”; e poi tanti verbi ad essi correlati come
osservare, custodire, comprendere, conoscere, amare,
meditare, vivere. Tutto l’alfabeto si snoda attraverso
le 22 strofe di questo Salmo, e anche tutto il vocabolario
del rapporto fiducioso del credente con Dio; vi troviamo
la lode, il ringraziamento, la fiducia, ma anche la
supplica e il lamento, sempre però pervasi dalla certezza
della grazia divina e della potenza della Parola di Dio.
Anche i versetti maggiormente segnati dal dolore e dal
senso di buio rimangono aperti alla speranza e sono
permeati di fede. «La mia vita è incollata alla polvere:
fammi vivere secondo la tua parola» (v. 25), prega
fiducioso il Salmista; «Io sono come un otre esposto al
fumo, non dimentico i tuoi decreti» (v. 83), è il grido
di credente. La sua fedeltà, anche se messa alla prova,
trova forza nella Parola del Signore: «A chi mi insulta
darò una risposta, perché ho fiducia nella tua parola»
(v. 42), egli afferma con fermezza; e anche davanti alla
prospettiva angosciante della morte, i comandi del Signore
sono il suo punto di riferimento e la sua speranza di
vittoria: «Per poco non mi hanno fatto sparire dalla
terra, ma io non ho abbandonato i tuoi precetti» (v. 87).
La legge
divina, oggetto dell’amore appassionato del Salmista e
di ogni credente, è fonte di vita. Il desiderio di
comprenderla, di osservarla, di orientare ad essa tutto il
proprio essere è la caratteristica dell’uomo giusto e
fedele al Signore, che la «medita giorno e notte», come
recita il Salmo 1 (v. 2); è una legge, quella di Dio, da
tenere «sul cuore», come dice il ben noto testo dello Shema
nel Deuteronomio:
Ascolta,
Israele … Questi precetti che oggi ti do, ti stiano
fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai
quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via,
quando ti coricherai e quando ti alzerai (6,4.6-7).
Centro
dell’esistenza, la Legge di Dio chiede l’ascolto del
cuore, un ascolto fatto di obbedienza non servile, ma
filiale, fiduciosa, consapevole. L’ascolto della Parola
è incontro personale con il Signore della vita, un
incontro che deve tradursi in scelte concrete e diventare
cammino e sequela. Quando gli viene chiesto cosa fare per
avere la vita eterna, Gesù addita la strada
dell’osservanza della Legge, ma indicando come fare per
portarla a completezza: «Una cosa sola ti manca: va’,
vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro
in cielo; e vieni! Seguimi!» (Mc 10,21 e par.). Il
compimento della Legge è seguire Gesù, andare sulla
strada di Gesù, in compagnia di Gesù.
Il Salmo
119 ci porta dunque all’incontro con il Signore e ci
orienta verso il Vangelo. C’è in esso un versetto su
cui vorrei ora soffermarmi: è il v. 57: «La mia parte è
il Signore; ho deciso di osservare le tue parole». Anche
in altri Salmi l’orante afferma che il Signore è la sua
“parte”, la sua eredità: «Il Signore è mia parte di
eredità e mio calice», recita il Salmo 16 (v. 5a), «Dio
è roccia del mio cuore, mia parte per sempre» è la
proclamazione del fedele nel Salmo 73 (v. 23 b), e ancora,
nel Salmo 142, il Salmista grida al Signore: «Sei tu il
mio rifugio, sei tu la mia eredità nella terra dei
viventi» (v. 6b).
Questo
termine “parte” evoca l’evento della ripartizione
della terra promessa tra le tribù d’Israele, quando ai
Leviti non venne assegnata alcuna porzione del territorio,
perché la loro “parte” era il Signore stesso. Due
testi del Pentateuco sono espliciti a tale riguardo,
utilizzando il termine in questione: «Il Signore disse ad
Aronne: “Tu non avrai alcuna eredità nella loro terra e
non ci sarà parte per te in mezzo a loro. Io sono
la tua parte e la tua eredità in mezzo agli
Israeliti”», così dichiara il Libro dei Numeri
(18,20), e il Deuteronomio ribadisce: «Perciò Levi non
ha parte né eredità con i suoi fratelli: il
Signore è la sua eredità, come gli aveva detto il
Signore, tuo Dio» (Dt 10,9; cfr. Dt 18,2; Gs
13,33; Ez 44,28).
I
sacerdoti, appartenenti alla tribù di Levi, non possono
essere proprietari di terre nel Paese che Dio donava in
eredità al suo popolo portando a compimento la promessa
fatta ad Abramo (cfr. Gen 12,1-7). Il possesso
della terra, elemento fondamentale di stabilità e di
possibilità di sopravvivenza, era segno di benedizione,
perché implicava la possibilità di costruire una casa,
di crescervi dei figli, di coltivare i campi e di vivere
dei frutti del suolo. Ebbene i Leviti, mediatori del sacro
e della benedizione divina, non possono possedere, come
gli altri israeliti, questo segno esteriore della
benedizione e questa fonte di sussistenza. Interamente
donati al Signore, devono vivere di Lui solo, abbandonati
al suo amore provvidente e alla generosità dei fratelli,
senza avere eredità perché Dio è la loro parte di
eredità, Dio è la loro terra, che li fa vivere in
pienezza.
E ora,
l’orante del Salmo 119 applica a sé questa realtà: «La
mia parte è il Signore». Il suo amore per Dio e per la
sua Parola lo porta alla scelta radicale di avere il
Signore come unico bene e anche di custodire le sue parole
come dono prezioso, più pregiato di ogni eredità, e di
ogni possesso terreno. Il nostro versetto infatti ha la
possibilità di una doppia traduzione e potrebbe essere
reso pure nel modo seguente: «La mia parte, Signore, io
ho detto, è di custodire le tue parole». Le due
traduzioni non si contraddicono, ma anzi si completano a
vicenda: il Salmista sta affermando che la sua parte è il
Signore ma che anche custodire le parole divine è la sua
eredità, come dirà poi nel v. 111: «Mia eredità per
sempre sono i tuoi insegnamenti, perché sono essi la
gioia del mio cuore». È questa la felicità del
Salmista: a lui, come ai Leviti, è stata data come
porzione di eredità la Parola di Dio.
Carissimi
fratelli e sorelle, questi versetti sono di grande
importanza anche oggi per tutti noi. Innanzitutto per i
sacerdoti, chiamati a vivere solo del Signore e della sua
Parola, senza altre sicurezze, avendo Lui come unico bene
e unica fonte di vera vita. In questa luce si comprende la
libera scelta del celibato per il Regno dei cieli da
riscoprire nella sua bellezza e forza. Ma questi versetti
sono importanti anche per tutti i fedeli, popolo di Dio
appartenente a Lui solo, “regno di sacerdoti” per il
Signore (cfr. 1Pt 2,9; Ap 1,6; 5,10),
chiamati alla radicalità del Vangelo, testimoni della
vita portata dal Cristo, nuovo e definitivo “Sommo
Sacerdote” che si è offerto in sacrificio per la
salvezza del mondo (cfr. Ebr 2,17; 4,14-16; 5,5-10;
9,11ss). Il Signore e la sua Parola: questi sono la nostra
“terra”, in cui vivere nella comunione e nella gioia.
Lasciamo
dunque che il Signore ci metta nel cuore questo amore per
la sua Parola, e ci doni di avere sempre al centro della
nostra esistenza Lui e la sua santa volontà. Chiediamo
che la nostra preghiera e tutta la nostra vita siano
illuminate dalla Parola di Dio, lampada per i nostri passi
e luce per il nostro cammino, come dice il Salmo 119 (cfr
v. 105), così che il nostro andare sia sicuro, nella
terra degli uomini. E Maria, che ha accolto e generato la
Parola, ci sia di guida e di conforto, stella polare che
indica la via della felicità.
Allora
anche noi potremo gioire nella nostra preghiera, come
l’orante del Salmo 16, dei doni inaspettati del Signore
e dell’immeritata eredità che ci è toccata in sorte:
Il
Signore è mia parte di eredità e mio calice …
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda (Sal 16,5.6).
Saluti:
Je suis
heureux d’accueillir les pèlerins francophones,
particulièrement l’Hospitalité Bordelaise Notre Dame
de Lourdes, les Frères de Saint-Jean ainsi que les pèlerins
venus de France et du Canada. Que le Seigneur mette dans
vos cœurs l’amour de sa Parole pour qu’elle soit la
lampe de vos pas et la lumière de votre route ! Bon séjour
à tous !
I welcome
the priest jubilarians from England and Wales and I assure
them of my prayers for the spiritual fruitfulness of their
ministry. I also greet the Sisters of Saint Paul of
Chartres taking part in a programme of spiritual renewal.
I also greet the members of American Society of the
Italian Legion of Merit, and I thank the members of the
brass ensemble from Malta for their musical offering. Upon
all the English-speaking pilgrims present, especially
those from England, Denmark, the Philippines, Canada and
the United States, I invoke God’s blessings of joy and
peace!
Mit
Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher. Besonders heiße ich natürlich heute die Gäste
aus der Gemeinde Natz-Schabs in Südtirol willkommen. Ich
freue mich. Vergelt’s Gott! Laßt uns wie die heilige
Jungfrau Maria das Wort Gottes hören, aufnehmen und
befolgen (vgl. Lk 11,28), mit ihm inwendig eins
werden und so glückselig werden, weil sich dann an uns
der Plan Gottes erfüllt. Dazu stärke uns der Heilige
Geist mit seiner Liebe und seiner Freude.
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española, en
particular al grupo de peregrinos de Segovia, con su
Obispo, Monseñor Ángel Rubio Castro, así como los demás
grupos venidos de España, Argentina, México y otros países
latinoamericanos. En Ecuador comienza hoy el Congreso
Nacional de las Familias. Saludo desde aquí a los
participantes y pido a todos una oración para que también
las familias escuchen al Señor y cumplan su designio
salvador. Muchas gracias.
Com
cordial afecto, saúdo todos os peregrinos de língua
portuguesa, em especial os brasileiros da paróquia de
Nossa Senhora da Glória. Que o Senhor vos encha o coração
de um grande amor pela sua Palavra, para poderdes colocar
a sua vontade no centro da vossa vida, como a Virgem
Maria. Ela que acolheu e gerou a Palavra divina, seja o
vosso guia e conforto, o astro luminoso que aponta o
caminho da felicidade. Em penhor do muito bem que vos
quero, dou-vos a minha Bênção Apostólica.
Saluto
in lingua polacca:
Witam i
pozdrawiam polskich pielgrzymów, a szczególnie wiernych
ze Świdnicy, z Biskupami i Kapitułą
katedralną, z okazji 10-lecia utworzenia diecezji.
Jednoczę się z wami w dziękczynieniu i
zawierzam was opiece błogosławionych patronów
Jana Pawła II i Gerharda Hirschfeldera. Wszystkim tu
obecnym niech Bóg błogosławi. Niech będzie
pochwalony Jezus Chrystus!
Traduzione
italiana:
Do il
benvenuto e saluto i pellegrini polacchi, e in particolare
i fedeli di Świdnica, con i Vescovi e il Capitolo
Cattedrale, in occasione del 10° anniversario
dell’erezione della Diocesi. Mi unisco a voi nel
ringraziamento e vi affido alla protezione dei beati
patroni Giovanni Paolo II e Gerhard Hirschfelder. Dio
benedica tutti voi qui presenti. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
zdravím poutníky z České republiky. Vyzývám vás,
abyste stavěli svůj život na Kristu – pevné
skále, a s odvahou hlásali jeho Slovo lidem naší doby.
Chvála Kristu.
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale saluto ai pellegrini della Repubblica Ceca e
li incoraggio a fondare la loro vita sulla salda roccia di
Cristo, per essere coraggiosi annunciatori della sua
Parola agli uomini del nostro tempo. Sia lodato Gesù
Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Isten
hozta a magyar híveket! Nagy szeretettel köszöntelek
Benneteket, különösen is azokat, akik Mogyoródról és
Csíkszeredáról érkeztek. Megköszönöm, hogy ilyen
messzi eljöttetek és biztosítalak benneteket imáimról.
Szívesen adom rátok, jószándékaitokra és hazátokra
Apostoli Áldásomat. Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini ungheresi, specialmente i fedeli
che sono arrivati da Mogyoród e Csíkszereda. Vi
ringrazio per la vostra presenza a questo incontro ed
assicuro un ricordo nella preghiera per voi. Vi imparto
volentieri a voi la mia benedizione per i vostri progetti
di bene e per la vostra Patria. Sia lodato Gesù Cristo!
APPELLO
In questo
periodo, varie parti del mondo, a partire dall’America
Latina - specie quella Centrale - fino al Sud-est
asiatico, sono state colpite da alluvioni, allagamenti,
frane, che hanno provocato numerosi morti, dispersi, senza
tetto. Ancora una volta desidero manifestare la mia
vicinanza a tutti coloro che soffrono per questi disastri
naturali, mentre invito alla preghiera per le vittime e i
loro familiari e alla solidarietà, affinché le
istituzioni e gli uomini di buona volontà collaborino,
con spirito generoso, a soccorrere le migliaia di persone
provate da tali calamità.
* * *
Rivolgo
ora un cordiale pensiero ai pellegrini di lingua italiana.
In particolare, saluto i Missionari Verbiti che operano
nei diversi Continenti ed auspico che questo incontro
susciti in ciascuno un rinnovato entusiasmo
nell’annunciare Cristo a tutti i popoli. Saluto i fedeli
della Diocesi di Aversa, accompagnati dal Vescovo Mons.
Angelo Spinillo, ed auguro loro di attingere dalla
preghiera nuovo slancio apostolico, per una sempre più
incisiva testimonianza cristiana. Saluto i militari della
brigata Granatieri di Sardegna, di stanza a Roma e
l’Associazione sportiva “Pierantonio Calcio”: per
tutti assicuro la mia preghiera affinché ognuno possa
essere operatore di pace, testimoniando i valori della
comprensione, della fraternità e del rispetto del
prossimo.
Il mio
pensiero si rivolge, infine, ai giovani, ai malati e agli
sposi novelli. Cari giovani, progettate il futuro in piena
fedeltà al Vangelo, e crescete secondo l’insegnamento e
l’esempio di Gesù. Voi, cari ammalati, offrite la
vostra sofferenza al Signore, perché grazie anche alla
vostra partecipazione ai suoi patimenti, Egli possa
estendere la sua azione salvifica nel mondo. Nel cammino
che avete intrapreso, possiate, cari sposi novelli, essere
guidati da una fede gioiosa per servire sempre la vita,
che è dono di Dio.
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