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UDIENZA
GENERALE (7 LUGLIO 2010) |
Radio
Vaticana, 7 luglio 2010
Il
Papa all'ultima udienza generale, prima della pausa estiva
a Castel Gandolfo: la fedeltà a Cristo può costare
ostilità e persecuzioni
◊ La
storia cristiana ha sempre annoverato persone che sono
rimaste fedeli alla Chiesa e al Papa nonostante le
persecuzioni. Uno di questi testimoni è stato il famoso
teologo medievale Giovanni Duns Scoto, al quale Benedetto
XVI ha dedicato la catechesi dell’udienza generale di
questa mattina, nell'Aula Paolo VI in Vaticano. Nel
pomeriggio, alle 18, il Papa si trasferirà nella
residenza estiva di Castel Gandolfo, dove per il resto del
mese di luglio, ad eccezione degli Angelus domenicali,
l’agenda pontificia resterà libera da impegni. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Il “grande sogno” dell’umanità di tutti i tempi
si chiama libertà. Un valore cercato ed enfatizzato
“particolarmente nell’epoca moderna”, ricordava un
anno e mezzo fa il Papa ai seminaristi di Roma. Ma quali
sono i confini di questo sogno, per inseguire e difendere
il quale innumerevoli persone hanno sacrificato tutto di
se stesse? Il Papa ha spiegato che il teologo scozzese del
13.mo secolo, Giovanni Duns Scoto, aveva chiarito un punto
sul quale gli intellettuali del tempo si arrovellavano: la
libertà, affermò, è una “qualità fondamentale della
volontà” umana, che tuttavia resterebbe incompiuta se
fosse assolutizzata e non si ponesse all’ascolto di Dio:
"La storia moderna, oltre alla nostra
esperienza quotidiana, ci insegna che la libertà è
autentica, e aiuta alla costruzione di una civiltà
veramente umana, solo quando è riconciliata con la verità.
Se è sganciata dalla verità, la libertà diventa
tragicamente principio di distruzione dell’armonia
interiore della persona umana, fonte di prevaricazione dei
più forti e dei violenti, e causa di sofferenze e di
lutti".
Invece, ha obiettato Benedetto XVI, “la libertà,
come tutte le facoltà di cui l’uomo è dotato”...
"...cresce e si perfeziona, afferma Duns Scoto,
quando l’uomo si apre a Dio, valorizzando quella
disposizione all’ascolto della Sua voce, che egli chiama
potentia oboedientialis: quando noi ci mettiamo in ascolto
della Rivelazione divina, della Parola di Dio, per
accoglierla, allora siamo raggiunti da un messaggio che
riempie di luce e di speranza la nostra vita e siamo
veramente liberi".
In precedenza, riflettendo su un episodio della vita di
Duns Scoto – che preferì l’esilio volontario
piuttosto che firmare un documento ostile al Papa, come
avrebbe preteso il re Filippo il Bello – il Papa ha
tratto questa considerazione:
"Cari fratelli e sorelle, questo fatto ci
invita a ricordare quante volte, nella storia della
Chiesa, i credenti hanno incontrato ostilità e subito
perfino persecuzioni a causa della loro fedeltà e della
loro devozione a Cristo, alla Chiesa e al Papa. Noi tutti
guardiamo con ammirazione a questi cristiani, che ci
insegnano a custodire come un bene prezioso la fede in
Cristo e la comunione con il Successore di Pietro e con la
Chiesa universale".
Benedetto XVI si è soffermato a
lungo sulle qualità intellettuali di Duns Scoto, che gli
valsero in tempi antichi l’appellativo di “Dottore
Sottile”, per l’acume che lo distingueva in campo
teologico, e in tempi più recenti l'ammirazione di
Giovanni Paolo II, che beatificandolo nel 1993 lo definì
“cantore del Verbo incarnato e difensore
dell’Immacolata Concezione”. Nel primo caso, Duns
Scoto avanzò un pensiero “sorprendente”: Cristo,
disse, “si sarebbe fatto uomo anche se l’umanità non
avesse peccato”. In altre parole, ha osservato Benedetto
XVI...
"Duns Scoto, pur consapevole che,
in realtà, a causa del peccato originale, Cristo ci ha
redenti con la sua Passione, Morte e Risurrezione,
ribadisce che l’Incarnazione è l’opera più grande e
più bella di tutta la storia della salvezza, e che essa
non è condizionata da nessun fatto contingente".
Ugualmente profondo l’argomento
portato a sostegno dell’Immacolata Concezione di Maria,
tanto che Pio IX lo adottò 500 anni dopo nel formularne
il dogma. Per Maria, asserì Duns Scoto, agì la
“Redenzione preventiva”: la Madre, cioè, fu il
“capolavoro” della Redenzione operata dal Figlio e per
questo fu “preservata dal peccato originale”. Questa
intuizione, in realtà, sublimava – ha detto il Papa –
ciò che la gente “credeva già spontaneamente sulla
Beata Vergine” e questo fatto ha suggerito a Benedetto
XVI una nuova riflessione sul lavoro dei teologi e sul
rispetto che esso deve al comune sentire della fede:
“Il Popolo di Dio precede i teologi e tutto questo
grazie a quel soprannaturale sensus fidei, cioè a
quella capacità infusa dallo Spirito Santo, che abilita
ad abbracciare la realtà della fede, con l’umiltà del
cuore e della mente. In questo senso, il Popolo di Dio è
‘magistero che precede’, e che poi deve essere
approfondito e intellettualmente accolto dalla teologia.
Possano sempre i teologi mettersi in ascolto di questa
sorgente della fede e conservare l’umiltà e la
semplicità dei piccoli”.
Il Beato Duns Scoto, ha concluso il Papa ci insegna in
definitiva “che nella nostra vita l’essenziale è
credere che Dio ci è vicino e ci ama in Cristo Gesù, e
coltivare, quindi, un profondo amore a Lui e alla sua
Chiesa”:
“Come a Manila il Papa Paolo VI, anch’io oggi
vorrei gridare al mondo: ‘[Cristo] è il rivelatore di
Dio invisibile, (…) è il fondamento di ogni cosa; Egli
è il Maestro dell’umanità, è il Redentore (…) Egli
è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui che
ci conosce e che ci ama; Egli è il compagno e l’amico
della nostra vita... Io non finirei più di parlare di
Lui”.
Benedetto XVI, al termine dei saluti nelle varie lingue
alle migliaia di fedeli nella piazza, ha rivolto un
pensiero all’Istituto dei Figli dell’Immacolata
Concezione, prossimo a celebrare il Capitolo generale e in
modo analogo ha salutato le Piccole Apostole della
Redenzione. Un augurio speciale, il Papa lo ha rivolto
alla Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva,
mentre in conclusione ha ricordato la memoria liturgica di
ieri, dedicata a Santa Maria Goretti, “una ragazza –
ha osservato – che, seppure giovanissima, seppe
dimostrare forza e coraggio contro il male”. E
accennando, infine, con i pellegrini polacchi al suo
trasferimento, nel pomeriggio, alla sua residenza estiva
ha concluso:
“Serdecznie was pozdrawiam, błogosławi...
Vi saluto di cuore, vi benedico e chiedo la vostra
preghiera nei giorni del mio soggiorno a Castel
Gandolfo”. (applausi)
UDIENZA
GENERALE
Giovanni
Duns Scoto
Cari
fratelli e sorelle,
questa
mattina - dopo alcune catechesi su diversi grandi teologi
- voglio presentarvi un’altra figura importante nella
storia della teologia: si tratta del beato Giovanni Duns
Scoto, vissuto alla fine del secolo XIII. Un’antica
iscrizione sulla sua tomba riassume le coordinate
geografiche della sua biografia: “l’Inghilterra lo
accolse; la Francia lo istruì; Colonia, in Germania, ne
conserva i resti; in Scozia egli nacque”. Non possiamo
trascurare queste informazioni, anche perché possediamo
ben poche notizie sulla vita di Duns Scoto. Egli nacque
probabilmente nel 1266 in un villaggio, che si chiamava
proprio Duns, nei pressi di Edimburgo. Attratto dal
carisma di san Francesco d’Assisi, entrò nella Famiglia
dei Frati minori, e nel 1291, fu ordinato sacerdote.
Dotato di un’intelligenza brillante e portata alla
speculazione - quell’intelligenza che gli meritò dalla
tradizione il titolo di Doctor subtilis, “Dottore
sottile”- Duns Scoto fu indirizzato agli studi di
filosofia e di teologia presso le celebri Università di
Oxford e di Parigi. Conclusa con successo la formazione,
intraprese l’insegnamento della teologia nelle Università
di Oxford e di Cambridge, e poi di Parigi, iniziando a
commentare, come tutti i Maestri del tempo, le Sentenze
di Pietro Lombardo. Le opere principali di Duns Scoto
rappresentano appunto il frutto maturo di queste lezioni,
e prendono il titolo dai luoghi in cui egli insegnò: Opus
Oxoniense (Oxford), Reportatio Cambrigensis
(Cambridge), Reportata Parisiensia (Parigi). Da
Parigi si allontanò quando, scoppiato un grave conflitto
tra il re Filippo IV il Bello e il Papa Bonifacio VIII,
Duns Scoto preferì l’esilio volontario, piuttosto che
firmare un documento ostile al Sommo Pontefice, come il re
aveva imposto a tutti i religiosi. Così – per amore
alla Sede di Pietro –, insieme ai Frati francescani,
abbandonò il Paese.
Cari
fratelli e sorelle, questo fatto ci invita a ricordare
quante volte, nella storia della Chiesa, i credenti hanno
incontrato ostilità e subito perfino persecuzioni a causa
della loro fedeltà e della loro devozione a Cristo, alla
Chiesa e al Papa. Noi tutti guardiamo con ammirazione a
questi cristiani, che ci insegnano a custodire come un
bene prezioso la fede in Cristo e la comunione con il
Successore di Pietro e, così, con la Chiesa universale.
Tuttavia,
i rapporti fra il re di Francia e il successore di
Bonifacio VIII ritornarono ben presto amichevoli, e nel
1305 Duns Scoto poté rientrare a Parigi per insegnarvi la
teologia con il titolo di Magister regens, oggi si
direbbe professore ordinario. Successivamente, i Superiori
lo inviarono a Colonia come professore dello Studio
teologico francescano, ma egli morì l’8 novembre del
1308, a soli 43 anni di età, lasciando, comunque, un
numero rilevante di opere.
A motivo
della fama di santità di cui godeva, il suo culto si
diffuse ben presto nell’Ordine francescano e il
Venerabile Papa Giovanni
Paolo II volle confermarlo
solennemente beato il 20 Marzo 1993, definendolo
“cantore del Verbo incarnato e difensore
dell’Immacolata Concezione”. In questa espressione è
sintetizzato il grande contributo che Duns Scoto ha
offerto alla storia della teologia.
Anzitutto,
egli ha meditato sul Mistero dell’Incarnazione e, a
differenza di molti pensatori cristiani del tempo, ha
sostenuto che il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo anche
se l’umanità non avesse peccato. Egli afferma nella “Reportata
Parisiensa”: “Pensare che Dio avrebbe rinunciato a
tale opera se Adamo non avesse peccato sarebbe del tutto
irragionevole! Dico dunque che la caduta non è stata la
causa della predestinazione di Cristo, e che - anche se
nessuno fosse caduto, né l’angelo né l’uomo - in
questa ipotesi Cristo sarebbe stato ancora predestinato
nella stessa maniera” (in III Sent., d. 7, 4).
Questo pensiero, forse un po’ sorprendente, nasce perché
per Duns Scoto l’Incarnazione del Figlio di Dio,
progettata sin dall’eternità da parte di Dio Padre nel
suo piano di amore, è compimento della creazione, e rende
possibile ad ogni creatura, in Cristo e per mezzo di Lui,
di essere colmata di grazia, e dare lode e gloria a Dio
nell’eternità. Duns Scoto, pur consapevole che, in
realtà, a causa del peccato originale, Cristo ci ha
redenti con la sua Passione, Morte e Risurrezione,
ribadisce che l’Incarnazione è l’opera più grande e
più bella di tutta la storia della salvezza, e che essa
non è condizionata da nessun fatto contingente, ma è
l’idea originale di Dio di unire finalmente tutto il
creato con se stesso nella persona e nella carne del
Figlio.
Fedele
discepolo di san Francesco, Duns Scoto amava contemplare e
predicare il Mistero della Passione salvifica di Cristo,
espressione dell’amore immenso di Dio, il Quale comunica
con grandissima generosità al di fuori di sé i raggi
della Sua bontà e del Suo amore (cfr Tractatus de
primo principio, c. 4). E questo amore non si rivela
solo sul Calvario, ma anche nella Santissima Eucaristia,
della quale Duns Scoto era devotissimo e che vedeva come
il Sacramento della presenza reale di Gesù e come il
Sacramento dell’unità e della comunione che induce ad
amarci gli uni gli altri e ad amare Dio come il Sommo Bene
comune (cfr Reportata Parisiensia, in IV Sent., d.
8, q. 1, n. 3).
Cari
fratelli e sorelle, questa visione teologica, fortemente
“cristocentrica”, ci apre alla contemplazione, allo
stupore e alla gratitudine: Cristo è il centro della
storia e del cosmo, è Colui che dà senso, dignità e
valore alla nostra vita! Come a
Manila il Papa Paolo VI, anch’io oggi vorrei gridare
al mondo: “[Cristo] è il rivelatore del Dio invisibile,
è il primogenito di ogni creatura, è il fondamento di
ogni cosa; Egli è il Maestro dell’umanità, è il
Redentore; Egli è nato, è morto, è risorto per noi;
Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui
che ci conosce e che ci ama; Egli è il compagno e
l’amico della nostra vita... Io non finirei più di
parlare di Lui” (Omelia,
29 novembre 1970).
Non solo
il ruolo di Cristo nella storia della salvezza, ma anche
quello di Maria è oggetto della riflessione del Doctor
subtilis. Ai tempi di Duns Scoto la maggior parte dei
teologi opponeva un’obiezione, che sembrava
insormontabile, alla dottrina secondo cui Maria Santissima
fu esente dal peccato originale sin dal primo istante del
suo concepimento: di fatto, l’universalità della
Redenzione operata da Cristo, a prima vista, poteva
apparire compromessa da una simile affermazione, come se
Maria non avesse avuto bisogno di Cristo e della sua
redenzione. Perciò i teologi si opponevano a questa tesi.
Duns Scoto, allora, per far capire questa preservazione
dal peccato originale, sviluppò un argomento che verrà
poi adottato anche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quando
definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione
di Maria. E questo argomento è quello della “Redenzione
preventiva”, secondo cui l’Immacolata Concezione
rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da
Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della
sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata
dal peccato originale. Quindi Maria è totalmente redenta
da Cristo, ma già prima della concezione. I Francescani,
suoi confratelli, accolsero e diffusero con entusiasmo
questa dottrina, e altri teologi – spesso con solenne
giuramento – si impegnarono a difenderla e a
perfezionarla.
A questo
riguardo, vorrei mettere in evidenza un dato, che mi pare
importante. Teologi di valore, come Duns Scoto circa la
dottrina sull’Immacolata Concezione, hanno arricchito
con il loro specifico contributo di pensiero ciò che il
Popolo di Dio credeva già spontaneamente sulla Beata
Vergine, e manifestava negli atti di pietà, nelle
espressioni dell’arte e, in genere, nel vissuto
cristiano. Così la fede sia nell’Immacolata Concezione,
sia nell’Assunzione corporale della Vergine era già
presente nel Popolo di Dio, mentre la teologia non aveva
ancora trovato la chiave per interpretarla nella totalità
della dottrina della fede. Quindi il Popolo di Dio precede
i teologi e tutto questo grazie a quel soprannaturale sensus
fidei, cioè a quella capacità infusa dallo Spirito
Santo, che abilita ad abbracciare la realtà della fede,
con l’umiltà del cuore e della mente. In questo senso,
il Popolo di Dio è “magistero che precede”, e che poi
deve essere approfondito e intellettualmente accolto dalla
teologia. Possano sempre i teologi mettersi in ascolto di
questa sorgente della fede e conservare l’umiltà e la
semplicità dei piccoli! L’avevo ricordato qualche mese
fa dicendo: “Ci sono grandi dotti, grandi specialisti,
grandi teologi, maestri della fede, che ci hanno insegnato
molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra
Scrittura… ma non hanno potuto vedere il mistero stesso,
il vero nucleo... L’essenziale è rimasto nascosto!
Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno
conosciuto tale mistero. Pensiamo a santa Bernardette
Soubirous; a santa
Teresa di Lisieux, con la sua nuova lettura della
Bibbia ‘non scientifica’, ma che entra nel cuore della
Sacra Scrittura” (Omelia.
S. Messa con i Membri della Commissione Teologica
Internazionale, 1 dicembre 2009).
Infine,
Duns Scoto ha sviluppato un punto a cui la modernità è
molto sensibile. Si tratta del tema della libertà e del
suo rapporto con la volontà e con l’intelletto. Il
nostro autore sottolinea la libertà come qualità
fondamentale della volontà, iniziando una impostazione di
tendenza volontaristica, che si sviluppò in contrasto con
il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista. Per
san Tommaso d’Aquino, che segue sant’Agostino, la
libertà non può considerarsi una qualità innata della
volontà, ma il frutto della collaborazione della volontà
e dell’intelletto. Un’idea della libertà innata e
assoluta collocata nella volontà che precede
l’intelletto, sia in Dio che nell’uomo, rischia,
infatti, di condurre all’idea di un Dio che non sarebbe
legato neppure alla verità e al bene. Il desiderio di
salvare l’assoluta trascendenza e diversità di Dio con
un’accentuazione così radicale e impenetrabile della
sua volontà non tiene conto che il Dio che si è rivelato
in Cristo è il Dio “logos”, che ha agito e agisce
pieno di amore verso di noi. Certamente, come afferma Duns
Scoto nella linea della teologia francescana, l’amore
supera la conoscenza ed è capace di percepire sempre di
più del pensiero, ma è sempre l’amore del Dio
“logos” (cfr Benedetto XVI, Discorso a Regensburg,
Insegnamenti di Benedetto XVI, II [2006], p. 261). Anche
nell’uomo l’idea di libertà assoluta, collocata nella
volontà, dimenticando il nesso con la verità, ignora che
la stessa libertà deve essere liberata dei limiti che le
vengono dal peccato.
Parlando
ai seminaristi romani - l’anno scorso - ricordavo
che “la libertà in tutti i tempi è stata il grande
sogno dell'umanità, sin dagli inizi, ma particolarmente
nell'epoca moderna” (Discorso
al Pontificio Seminario Romano Maggiore, 20 febbraio
2009). Però, proprio la storia moderna, oltre alla
nostra esperienza quotidiana, ci insegna che la libertà
è autentica, e aiuta alla costruzione di una civiltà
veramente umana, solo quando è riconciliata con la verità.
Se è sganciata dalla verità, la libertà diventa
tragicamente principio di distruzione dell’armonia
interiore della persona umana, fonte di prevaricazione dei
più forti e dei violenti, e causa di sofferenze e di
lutti. La libertà, come tutte le facoltà di cui l’uomo
è dotato, cresce e si perfeziona, afferma Duns Scoto,
quando l’uomo si apre a Dio, valorizzando quella
disposizione all’ascolto della Sua voce, che egli chiama
potentia oboedientialis: quando noi ci mettiamo in
ascolto della Rivelazione divina, della Parola di Dio, per
accoglierla, allora siamo raggiunti da un messaggio che
riempie di luce e di speranza la nostra vita e siamo
veramente liberi.
Cari
fratelli e sorelle, il beato Duns Scoto ci insegna che
nella nostra vita l’essenziale è credere che Dio ci è
vicino e ci ama in Cristo Gesù, e coltivare, quindi, un
profondo amore a Lui e alla sua Chiesa. Di questo amore
noi siamo i testimoni su questa terra. Maria Santissima ci
aiuti a ricevere questo infinito amore di Dio di cui
godremo pienamente in eterno nel Cielo, quando finalmente
la nostra anima sarà unita per sempre a Dio, nella
comunione dei santi.
Saluti:
J’accueille
avec joie les pèlerins francophones, surtout les jeunes.
Je vous exhorte, chers collégiens, lycéens et servants
d’autel, à faire croître votre amour pour le Saint
Sacrement et pour la Vierge Immaculée. Puissiez-vous
aussi vous laisser guider par l’Esprit Saint pour témoigner
joyeusement et librement des vérités de la foi chrétienne
! N’ayez pas honte de votre foi et soyez fiers d’être
catholiques ! Bon pèlerinage et bonnes vacances !
I offer a
warm welcome to the members of the General Chapter of the
Congregation of Holy Cross, together with my prayerful
good wishes for the spiritual fruitfulness of your
deliberations. Upon all the English-speaking visitors
present at today’s Audience, especially the groups from
Wales, Ireland, the Philippines, Canada and the United
States of America, I invoke God’s abundant blessings.
Ganz
herzlich begrüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher. Für den seligen Johannes Duns Scotus stand
Christus im Zentrum der Geschichte, und auf ihn hat er
auch sein eigenes Leben ausgerichtet und so die wahre
Freiheit gefunden. Das soll uns allen ein Ansporn sein,
uns gerade auch in den Sommermonaten mehr Zeit für das
Gebet zu nehmen, um Christus nahe zu sein und in der Liebe
zu ihm zu wachsen. Euch allen wünsche ich einen
gesegneten Aufenthalt in Rom.
Saludo a
los peregrinos de lengua española, en particular a los
fieles de la Parroquia de la Inmaculada Concepción de
Mengíbar, a los componentes de la Escolanía de la Santa
Iglesia Catedral de Jaén, así como a los demás grupos
venidos de España y Latinoamérica. Siguiendo a Juan Duns
Escoto, os invito a custodiar como un tesoro la fe en
Cristo y la comunión con el Sucesor de San Pedro. Muchas
gracias.
Uma saudação
cordial aos peregrinos de língua portuguesa, com votos de
que sejais sobre esta terra testemunhas do Amor de Cristo,
consolidando a fé que professais através da visita às
tumbas dos Apóstolos Pedro e Paulo. Que Deus vos abençoe!
Saluto
in lingua croata:
Radosno
pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike!
Vaše hodočašće u Rim i posjet grobovima
apostola neka učvrsti vašu vjeru kako biste oduševljeno
svjedočili kršćansku nadu i ljubili bližnje.
Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana
Con gioia
saluto e benedico tutti i pellegrini Croati. Il vostro
pellegrinaggio all’Urbe e la visita alle tombe degli
Apostoli rafforzi la vostra fede, affinché con entusiasmo
possiate testimoniare la speranza cristiana e amare gli
altri. Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua polacca:
Drodzy
pielgrzymi polscy! Wam obecnym tu dzisiaj i waszym rodakom,
bardzo dziękuję za to, że w ciągu roku
tak licznie przybywacie do Rzymu, do Grobów świętych
Apostołów i Sługi Bożego Jana Pawła
II. Umocnieni wiarą świętych, pamiętajcie
o chrześcijańskich korzeniach waszego życia.
Serdecznie was pozdrawiam, błogosławię i
proszę o modlitwę w dniach mojego pobytu w
Castel Gandolfo.
Traduzione
italiana:
Cari
pellegrini polacchi! A voi qui presenti oggi e ai vostri
connazionali esprimo il mio cordiale ringraziamento perché
durante tutto l’anno così numerosi giungete a Roma alle
tombe dei Santi Apostoli e a quella del Servo di Dio Giovanni
Paolo II. Confermati dalla fede dei santi conservate
la memoria delle radici della vostra vita. Vi saluto di
cuore, vi benedico e chiedo la vostra preghiera nei giorni
del mio soggiorno a Castel Gandolfo.
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Dlhého Poľa,
Soblahova a Mníchovej Lehoty.
Bratia a sestry, predvčerom Slovensko slávilo
sviatok svätých bratov Cyrila a Metoda. Oni sú pre vás
vzorom vernosti Kristovi a Apoštolskému Stolcu. Buďte
verní tomuto ich vznešenému odkazu. Ochotne žehnám vás
i vaše rodiny.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli
provenienti da Dlhé Pole, Soblahov e Mníchova Lehota.
Fratelli e sorelle, l’altro ieri la Slovacchia ha
celebrato la festa dei Santi fratelli Cirillo e Metodio.
Essi sono per voi modello di fedeltà a Cristo e alla Sede
Apostolica. Siate fedeli a questo sublime esempio.
Volentieri benedico voi e le vostre famiglie.
Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua ungherese:
Szeretettel
köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen azokat,
akik Győrből és Marosvásárhelyről érkeztek.
Mindannyiotoknak jó pihenést kívánok a nyári vakáció
alatt.
Kísérjen Benneteket apostoli áldásom.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto
con affetto i fedeli di lingua ungherese, specialmente i
Membri dei gruppi di Győr e di Trgu Mures. Auguro a
tutti voi delle buone vacanze.
Vi accompagni la mia Benedizione.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Sono
lieto di accogliere i Figli dell’Immacolata Concezione,
che si accingono a celebrare il Capitolo Generale. Cari
fratelli, il tema della vostra assemblea capitolare è una
parola forte di Dio rivolta al suo popolo: “Scegli la
vita” (Dt 30,19). Vi incoraggio ad operare, sulle
orme del Beato Luigi Monti, scelte sagge e generose al
servizio della vita. Vorrei estendere questo augurio anche
al Capitolo Generale delle Piccole Apostole della
Redenzione, che saluto con affetto.
Saluto
cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in
particolare la Delegazione della Provincia Monza Brianza,
istituita un anno fa, con l’auspicio di una proficua
attività a vantaggio del bene comune. Un augurio speciale
rivolgo anche alla Federazione Italiana Sport Disabilità
Intellettiva.
Infine il
mio pensiero va ai giovani, ai malati e agli sposi
novelli. Ieri ricorreva la memoria liturgica di santa
Maria Goretti, vergine e martire: una ragazza che, seppure
giovanissima, seppe dimostrare forza e coraggio contro il
male. La invoco per voi, cari giovani, perché vi aiuti a
scegliere sempre il bene, anche quando costa; per voi,
cari malati, perché vi sostenga nel sopportare le
sofferenze quotidiane; e per voi, cari sposi novelli,
affinché il vostro amore sia sempre fedele e colmo di
rispetto reciproco.
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