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UDIENZA
GENERALE (16 GIUGNO 2010) |
Radio
Vaticana, 16 giugno 2010
Il
Papa all’udienza generale: se la legge naturale viene
negata si apre drammaticamente la via al relativismo etico
e al totalitarismo
◊ La verità
è accessibile alla ragione umana. Fede e ragione, anche
se si avvalgono di procedimenti conoscitivi differenti,
sono in accordo. E’ quanto ha sottolineato Benedetto XVI
stamani in Piazza San Pietro all’udienza generale,
incentrando la propria catechesi sulla figura di San
Tommaso d’Aquino. La distinzione tra fede e ragione –
ha aggiunto il Papa – assicura l’autonomia alle
scienze umane e a quelle teologiche. Ma tale autonomia non
equivale ad una separazione, implica piuttosto “una
reciproca e vantaggiosa collaborazione”. Il servizio di Amedeo
Lomonaco:
Il Papa, illustrando la figura di San Tommaso
d’Aquino, si è soffermato sui contenuti
dell’insegnamento e in particolare sul metodo teologico
dell’Aquinate, fondato sullo sforzo di discernere “la
coerenza delle verità della fede cristiana con l’aiuto
della ragione umana, sempre illuminata dalla fede”:
“La fede consolida, integra e illumina il
patrimonio di verità che la ragione umana da sé
acquisisce. La fiducia che San Tommaso accorda a questi
due strumenti della conoscenza – la fede e la ragione
– può essere ricondotta alla convinzione che entrambe
provengono dall’unica sorgente di ogni verità, il Logos
divino, che opera sia nell’ambito della creazione, sia
in quello della redenzione”.
Il Santo Padre, riferendosi all’insegnamento di San
Tommaso, ha quindi ricordato gli ambiti di fede e ragione:
“La ragione – ha detto – accoglie una verità in
forza della sua evidenza intrinseca, mediata o
immediata.” “La fede – ha aggiunto – accetta una
verità in base all’autorità della Parola di Dio che si
rivela”. Non c’è separazione, ma “una reciproca e
vantaggiosa collaborazione”:
“La fede, infatti, protegge la ragione da ogni
tentazione di sfiducia nelle proprie capacità, la stimola
ad aprirsi a orizzonti sempre più vasti, tiene viva in
essa la ricerca dei fondamenti e, quando la ragione stessa
si applica alla sfera soprannaturale del rapporto tra Dio
e uomo, arricchisce il suo lavoro”.
Ma non è solo la fede che aiuta la ragione:
“Anche la ragione, con i suoi mezzi, può fare
qualcosa di importante per la fede, rendendole un triplice
servizio che San Tommaso riassume nel proemio del suo
commento al De Trinitate di Boezio dove dice:
‘Dimostrare i fondamenti della fede; spiegare mediante
similitudini le verità della fede; respingere le
obiezioni che si sollevano contro la fede”.
Tutta la storia della teologia cristiana – ha
osservato il Papa – è in fondo “l’esercizio di
questo impegno di intelligenza, che mostra
l’intelligibilità della fede, la sua capacità di
promuovere il bene dell’uomo”. L’accordo tra ragione
umana e fede cristiana è poi ravvisato “in un altro
principio basilare dell’Aquinate: la Grazia divina non
annulla, ma suppone e perfeziona la natura umana”.
“La Grazia, elargita da Dio e comunicata
attraverso il Mistero del Verbo incarnato, è un dono
assolutamente gratuito con cui la natura viene guarita,
potenziata e aiutata a perseguire il desiderio innato nel
cuore di ogni uomo e di ogni donna: la felicità”.
La Grazia – ha aggiunto il Papa – accompagna,
sostiene e spinge l’impegno etico. Tutti gli uomini,
credenti e non credenti, sono chiamati a riconoscere le
esigenze della natura umana espresse nella legge naturale
e ad ispirarsi ad essa. In caso contrario, nella storia
dell’umanità si aprono drammatici scenari:
“Quando la legge naturale e la responsabilità
che essa implica sono negate, si apre drammaticamente la
via al relativismo etico sul piano individuale e al
totalitarismo dello Stato sul piano politico. La difesa
dei diritti universali dell’uomo e l’affermazione del
valore assoluto della dignità della persona postulano un
fondamento. Non è proprio la legge naturale questo
fondamento, con i valori non negoziabili che essa
indica?”.
Ricordando quanto scritto da Giovanni Paolo II nell’Evangelium
vitae, Benedetto XVI ha sottolineato che “urge per
l’avvenire della società e lo sviluppo di una sana
democrazia, riscoprire l’esistenza di valori umani e
morali essenziali e nativi (...) valori che nessun
individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno
mai creare, modificare o distruggere, ma dovranno solo
riconoscere, rispettare e promuovere”. Il Santo Padre,
riferendosi alla profondità del pensiero dell’Aquinate,
ha ricordato infine una preghiera in cui San Tommaso
chiede a Dio:
“Concedimi, ti prego, una volontà che ti
cerchi, una sapienza che ti trovi, una vita che ti
piaccia, una perseveranza che ti attenda con fiducia e una
fiducia che alla fine giunga a possederti”.
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 16 giugno 2010
[Video]
San
Tommaso d'Aquino (2)
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
vorrei continuare la presentazione di san Tommaso
d’Aquino, un teologo di tale valore che lo studio del
suo pensiero è stato esplicitamente raccomandato dal Concilio
Vaticano II in due documenti, il decreto Optatam
totius, sulla formazione al sacerdozio, e la
dichiarazione Gravissimum
educationis, che tratta
dell’educazione cristiana. Del resto, già nel 1880 il
Papa Leone
XIII, suo grande estimatore e promotore di studi
tomistici, volle dichiarare san Tommaso Patrono delle
Scuole e delle Università Cattoliche.
Il motivo
principale di questo apprezzamento risiede non solo nel
contenuto del suo insegnamento, ma anche nel metodo da lui
adottato, soprattutto la sua nuova sintesi e distinzione
tra filosofia e teologia. I Padri della Chiesa si
trovavano confrontati con diverse filosofie di tipo
platonico, nelle quali si presentava una visione completa
del mondo e della vita, includendo la questione di Dio e
della religione. Nel confronto con queste filosofie, loro
stessi avevano elaborato una visione completa della realtà,
partendo dalla fede e usando elementi del platonismo, per
rispondere alle questioni essenziali degli uomini. Questa
visione, basata sulla rivelazione biblica ed elaborata con
un platonismo corretto alla luce della fede, essi la
chiamavano la "filosofia nostra". La parola
"filosofia" non era quindi espressione di un
sistema puramente razionale e, come tale, distinto dalla
fede, ma indicava una visione complessiva della realtà,
costruita nella luce della fede, ma fatta propria e
pensata dalla ragione; una visione che, certo, andava
oltre le capacità proprie della ragione, ma che, come
tale, era anche soddisfacente per essa. Per san Tommaso
l'incontro con la filosofia pre-cristiana di Aristotele
(morto circa nel 322 a.C.) apriva una prospettiva nuova.
La filosofia aristotelica era, ovviamente, una filosofia
elaborata senza conoscenza dell’Antico e del Nuovo
Testamento, una spiegazione del mondo senza rivelazione,
per la sola ragione. E questa razionalità conseguente era
convincente. Così la vecchia forma della "filosofia
nostra" dei Padri non funzionava più. La relazione
tra filosofia e teologia, tra fede e ragione, era da
ripensare. Esisteva una "filosofia" completa e
convincente in se stessa, una razionalità precedente la
fede, e poi la “teologia”, un pensare con la fede e
nella fede. La questione pressante era questa: il mondo
della razionalità, la filosofia pensata senza Cristo, e
il mondo della fede sono compatibili? Oppure si escludono?
Non mancavano elementi che affermavano l'incompatibilità
tra i due mondi, ma san Tommaso era fermamente convinto
della loro compatibilità - anzi che la filosofia
elaborata senza conoscenza di Cristo quasi aspettava la
luce di Gesù per essere completa. Questa è stata la
grande “sorpresa” di san Tommaso, che ha determinato
il suo cammino di pensatore. Mostrare questa indipendenza
di filosofia e teologia e, nello stesso tempo, la loro
reciproca relazionalità è stata la missione storica del
grande maestro. E così si capisce che, nel XIX secolo,
quando si dichiarava fortemente l'incompatibilità tra
ragione moderna e fede, Papa Leone
XIII indicò san Tommaso come guida nel dialogo tra
l'una e l'altra. Nel suo lavoro teologico, san Tommaso
suppone e concretizza questa relazionalità. La fede
consolida, integra e illumina il patrimonio di verità che
la ragione umana acquisisce. La fiducia che san Tommaso
accorda a questi due strumenti della conoscenza – la
fede e la ragione – può essere ricondotta alla
convinzione che entrambe provengono dall’unica sorgente
di ogni verità, il Logos divino, che opera sia
nell’ambito della creazione, sia in quello della
redenzione.
Insieme
con l'accordo tra ragione e fede, si deve riconoscere,
d'altra parte, che esse si avvalgono di procedimenti
conoscitivi differenti. La ragione accoglie una verità in
forza della sua evidenza intrinseca, mediata o immediata;
la fede, invece, accetta una verità in base all’autorità
della Parola di Dio che si rivela. Scrive san Tommaso al
principio della sua Summa Theologiae: “Duplice è
l’ordine delle scienze; alcune procedono da principi
conosciuti mediante il lume naturale della ragione, come
la matematica, la geometria e simili; altre procedono da
principi conosciuti mediante una scienza superiore: come
la prospettiva procede da principi conosciuti mediante la
geometria e la musica da principi conosciuti mediante la
matematica. E in questo modo la sacra dottrina (cioè la
teologia) è scienza perché procede dai principi
conosciuti attraverso il lume di una scienza superiore,
cioè la scienza di Dio e dei santi” (I, q. 1, a.
2).
Questa
distinzione assicura l’autonomia tanto delle scienze
umane, quanto delle scienze teologiche. Essa però non
equivale a separazione, ma implica piuttosto una reciproca
e vantaggiosa collaborazione. La fede, infatti, protegge
la ragione da ogni tentazione di sfiducia nelle proprie
capacità, la stimola ad aprirsi a orizzonti sempre più
vasti, tiene viva in essa la ricerca dei fondamenti e,
quando la ragione stessa si applica alla sfera
soprannaturale del rapporto tra Dio e uomo, arricchisce il
suo lavoro. Secondo san Tommaso, per esempio, la ragione
umana può senz’altro giungere all’affermazione
dell’esistenza di un unico Dio, ma solo la fede, che
accoglie la Rivelazione divina, è in grado di attingere
al mistero dell’Amore di Dio Uno e Trino.
D’altra
parte, non è soltanto la fede che aiuta la ragione. Anche
la ragione, con i suoi mezzi, può fare qualcosa di
importante per la fede, rendendole un triplice servizio
che san Tommaso riassume nel proemio del suo commento al De
Trinitate di Boezio: “Dimostrare i fondamenti della
fede; spiegare mediante similitudini le verità della
fede; respingere le obiezioni che si sollevano contro la
fede” (q. 2, a. 2). Tutta la storia della teologia è,
in fondo, l’esercizio di questo impegno
dell’intelligenza, che mostra l’intelligibilità della
fede, la sua articolazione e armonia interna, la sua
ragionevolezza e la sua capacità di promuovere il bene
dell’uomo. La correttezza dei ragionamenti teologici e
il loro reale significato conoscitivo si basano sul valore
del linguaggio teologico, che è, secondo san Tommaso,
principalmente un linguaggio analogico. La distanza tra
Dio, il Creatore, e l'essere delle sue creature è
infinita; la dissimilitudine è sempre più grande che la
similitudine (cfr DS 806). Ciononostante, in tutta
la differenza tra Creatore e creatura, esiste un'analogia
tra l'essere creato e l'essere del Creatore, che ci
permette di parlare con parole umane su Dio.
San
Tommaso ha fondato la dottrina dell’analogia, oltre che
su argomentazioni squisitamente filosofiche, anche sul
fatto che con la Rivelazione Dio stesso ci ha parlato e ci
ha, dunque, autorizzato a parlare di Lui. Ritengo
importante richiamare questa dottrina. Essa, infatti, ci
aiuta a superare alcune obiezioni dell’ateismo
contemporaneo, il quale nega che il linguaggio religioso
sia fornito di un significato oggettivo, e sostiene invece
che abbia solo un valore soggettivo o semplicemente
emotivo. Questa obiezione risulta dal fatto che il
pensiero positivistico è convinto che l'uomo non conosce
l'essere, ma solo le funzioni sperimentabili della realtà.
Con san Tommaso e con la grande tradizione filosofica noi
siamo convinti, che, in realtà, l'uomo non conosce solo
le funzioni, oggetto delle scienze naturali, ma conosce
qualcosa dell'essere stesso - per esempio conosce la
persona, il Tu dell'altro, e non solo l'aspetto fisico e
biologico del suo essere.
Alla luce
di questo insegnamento di san Tommaso, la teologia afferma
che, per quanto limitato, il linguaggio religioso è
dotato di senso - perché tocchiamo l’essere -,
come una freccia che si dirige verso la realtà che
significa. Questo accordo fondamentale tra ragione umana e
fede cristiana è ravvisato in un altro principio basilare
del pensiero dell’Aquinate: la Grazia divina non
annulla, ma suppone e perfeziona la natura umana.
Quest’ultima, infatti, anche dopo il peccato, non è
completamente corrotta, ma ferita e indebolita. La Grazia,
elargita da Dio e comunicata attraverso il Mistero del
Verbo incarnato, è un dono assolutamente gratuito con cui
la natura viene guarita, potenziata e aiutata a perseguire
il desiderio innato nel cuore di ogni uomo e di ogni
donna: la felicità. Tutte le facoltà dell’essere umano
vengono purificate, trasformate ed elevate dalla Grazia
divina.
Un’importante
applicazione di questa relazione tra la natura e la Grazia
si ravvisa nella teologia morale di san Tommaso
d’Aquino, che risulta di grande attualità. Al centro
del suo insegnamento in questo campo, egli pone la legge
nuova, che è la legge dello Spirito Santo. Con uno
sguardo profondamente evangelico, insiste sul fatto che
questa legge è la Grazia dello Spirito Santo data a tutti
coloro che credono in Cristo. A tale Grazia si unisce
l’insegnamento scritto e orale delle verità dottrinali
e morali, trasmesso dalla Chiesa. San Tommaso,
sottolineando il ruolo fondamentale, nella vita morale,
dell’azione dello Spirito Santo, della Grazia, da cui
scaturiscono le virtù teologali e morali, fa comprendere
che ogni cristiano può raggiungere le alte prospettive
del “Sermone della Montagna” se vive un rapporto
autentico di fede in Cristo, se si apre all’azione del
suo Santo Spirito. Però – aggiunge l’Aquinate –
“anche se la grazia è più efficace della natura,
tuttavia la natura è più essenziale per l’uomo” (Summa
Theologiae, I-II, q. 94, a. 6, ad 2), per cui, nella
prospettiva morale cristiana, c’è un posto per la
ragione, la quale è capace di discernere la legge morale
naturale. La ragione può riconoscerla considerando ciò
che è bene fare e ciò che è bene evitare per il
conseguimento di quella felicità che sta a cuore a
ciascuno, e che impone anche una responsabilità verso gli
altri, e, dunque, la ricerca del bene comune. In altre
parole, le virtù dell’uomo, teologali e morali, sono
radicate nella natura umana. La Grazia divina accompagna,
sostiene e spinge l’impegno etico ma, di per sé,
secondo san Tommaso, tutti gli uomini, credenti e non
credenti, sono chiamati a riconoscere le esigenze della
natura umana espresse nella legge naturale e ad ispirarsi
ad essa nella formulazione delle leggi positive, quelle
cioè emanate dalle autorità civili e politiche per
regolare la convivenza umana.
Quando la
legge naturale e la responsabilità che essa implica sono
negate, si apre drammaticamente la via al relativismo
etico sul piano individuale e al totalitarismo dello Stato
sul piano politico. La difesa dei diritti universali
dell’uomo e l’affermazione del valore assoluto della
dignità della persona postulano un fondamento. Non è
proprio la legge naturale questo fondamento, con i valori
non negoziabili che essa indica? Il Venerabile Giovanni
Paolo II scriveva nella sua Enciclica Evangelium
vitae parole che rimangono di grande attualità:
“Urge dunque, per l'avvenire della società e lo
sviluppo di una sana democrazia, riscoprire l'esistenza di
valori umani e morali essenziali e nativi, che
scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano, ed
esprimono e tutelano la dignità della persona: valori,
pertanto, che nessun individuo, nessuna maggioranza e
nessuno Stato potranno mai creare, modificare o
distruggere, ma dovranno solo riconoscere, rispettare e
promuovere” (n.
71).
In
conclusione, Tommaso ci propone un concetto della ragione
umana largo e fiducioso: largo perché non è
limitato agli spazi della cosiddetta ragione
empirico-scientifica, ma aperto a tutto l’essere e
quindi anche alle questioni fondamentali e irrinunciabili
del vivere umano; e fiducioso perché la ragione
umana, soprattutto se accoglie le ispirazioni della fede
cristiana, è promotrice di una civiltà che riconosce la
dignità della persona, l'intangibilità dei suoi diritti
e la cogenza dei suoi doveri. Non sorprende che la
dottrina circa la dignità della persona, fondamentale per
il riconoscimento dell’inviolabilità dei diritti
dell’uomo, sia maturata in ambienti di pensiero che
hanno raccolto l’eredità di san Tommaso d’Aquino, il
quale aveva un concetto altissimo della creatura umana. La
definì, con il suo linguaggio rigorosamente filosofico,
come “ciò che di più perfetto si trova in tutta la
natura, cioè un soggetto sussistente in una natura
razionale” (Summa Theologiae, Ia, q. 29, a. 3).
La
profondità del pensiero di san Tommaso d’Aquino sgorga
– non dimentichiamolo mai – dalla sua fede viva e
dalla sua pietà fervorosa, che esprimeva in preghiere
ispirate, come questa in cui chiede a Dio: “Concedimi,
ti prego, una volontà che ti cerchi, una sapienza che ti
trovi, una vita che ti piaccia, una perseveranza che ti
attenda con fiducia e una fiducia che alla fine giunga a
possederti”.
Saluti:
Je suis
heureux de vous accueillir, chers pèlerins de langue française,
venus particulièrement de France et de Belgique. Que
votre pèlerinage à Rome soit pour vous l’occasion de découvrir
toujours plus profondément le visage du Seigneur. Que
Dieu vous bénisse!
I am
pleased to greet the English-speaking visitors present at
today’s audience, especially the many parish and student
groups. I offer a warm welcome to all who have come from
Hong Kong, Pakistan, the United Kingdom and the United
States of America. Upon all of you I invoke God’s
blessings of joy and peace!
Ganz
herzlich begrüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher. Bei aller Bewunderung für die denkerische
Leistung von Thomas von Aquin dürfen wir nicht vergessen,
daß er zuerst ein gläubiger und betender Ordensmann war.
So bringt es eines seiner Gebete zum Ausdruck: „Schenk
mir, o Gott, Verstand, der dich erkennt, Eifer, der dich
sucht, Weisheit, die dich findet, einen Wandel, der dir
gefällt, Beharrlichkeit, die gläubig dich erwartet,
Vertrauen, das am Ende dich umfängt.“ Dazu erbitte ich
euch und euren Familien Gottes reichen Segen.
Saludo
con afecto a los grupos de lengua española, en particular
a los peregrinos de la Arquidiócesis de Bogotá, así
como a los venidos de España, Nicaragua, Costa Rica, México
y otros países latinoamericanos. Os invito a pedir a Dios
por los que cultivan las ciencias sagradas para que, tras
las huellas de Santo Tomás de Aquino, las estudien con
constancia y las enseñen con fidelidad, imitando también
el ejemplo de su vida santa. Muchas gracias.
Saúdo
cordialmente todos os peregrinos lusófonos, em particular
os brasileiros da paróquia São Vicente Mártir de Porto
Alegre e os irmãos da Misericórdia de Maringá, como
também os professores e alunos portugueses do Centro
Cultural Sénior de Braga, para todos implorando uma
vontade que procure a Deus, uma sabedoria que O encontre,
uma vida que Lhe agrade, uma perseverança que por Ele
espere e a confiança de chegar a possuí-Lo. São os meus
votos e também a minha Bênção!
Saluto
in lingua croata:
Od srca
pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito
vjernike iz župe Svetoga Mihovila iz Drinovaca u Bosni i
Hercegovini. Nahranjeni otajstvima vjere na grobovima
apostola, tražite ono što dolazi od Duha Božjega kako
biste svoje vrijeme, bilo u radu ili odmoru, proživjeli
Bogu na slavu. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana
Di cuore
saluto tutti i pellegrini Croati, particolarmente i fedeli
provenienti dalla parrocchia di San Michele di Drinovci in
Bosnia ed Erzegovina. Nutriti dai misteri della fede
vicino alle tombe degli apostoli, cercate quello che viene
dallo Spirito di Dio perché il vostro tempo, nella fatica
e nel riposo, sia tutto orientato alla gloria di Dio.
Siano lodati Gesù e Maria!
Saluto
in lingua polacca:
Drodzy
pielgrzymi polscy. Jutro przypada wspomnienie świętego
Alberta Chmielowskiego. Pamiętając o jego poświęceniu
na rzecz biednych, bezdomnych, nieuleczalnie chorych, jak
on, otwórzmy serca na potrzeby naszych braci najbardziej
potrzebujących pomocy. Uczmy się od niego,
że „trzeba być dobrym jak chleb”. Naśladujmy
go w dążeniu do świętości. Niech
będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Cari
pellegrini polacchi. Domani si venera la memoria di San
Alberto Chmielowski. Ricordando la sua dedizione ai
poveri, ai senza tetto, ai malati incurabili, apriamo come
lui i nostri cuori alle necessità dei nostri fratelli più
bisognosi. Impariamo da lui “ad essere buoni come il
pane”. Imitiamolo nel tendere alla santità. Sia lodato
Gesù Cristo.
Saluto
in lingua slovacca:
Zo srdca
pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z farnosti Veľký
Lapáš a z Piaristickej školy Františka Hanáka
z Prievidze.
Bratia a sestry, v tomto období sú na Slovensku kňazské
vysviacky. Ďakujme Pánovi za dar novokňazov a
modlime sa za nich, aby boli služobníkmi podľa
Srdca Ježišovho.
S láskou žehnám vás i všetkých novokňazov.
Pochválený buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto di
cuore i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli
provenienti dalla parrocchia di Veľký Lapáš e
dalla Scuola František Hanák dei Padri Scolopi di
Prievidza.
Fratelli e sorelle, in questo periodo si svolgono in
Slovacchia le ordinazioni sacerdotali. Ringraziamo il
Signore per questo dono di sacerdoti novelli, e preghiamo
per loro perché siano ministri secondo il Cuore di Gesù.
Con affetto benedico voi e tutti i sacerdoti novelli.
Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto i sacerdoti novelli della diocesi di
Brescia assicurando la mia preghiera affinché il loro
ministero sia fecondo di preziosi frutti. Saluto il gruppo
dei Frati Minori Conventuali provenienti dall’Africa per
partecipare al Corso di Formazione Permanente: auspico che
l’esempio del Poverello di Assisi conduca ciascuno di
loro a conformarsi sempre di più a Cristo Signore. Saluto
anche gli Ufficiali ed i militari della Scuola delle
Trasmissioni e Informatica dell’Esercito Italiano ed i
militari del IX Stormo “Francesco Baracca” di
Grazzanise: auguro a tutti loro un proficuo impegno alla
luce dei valori umani e cristiani. Rivolgo il mio pensiero
ai partecipanti al Torneo Internazionale di Calcio
“Memorial Vincenzo Romano” ed auguro di diffondere
ovunque il perenne messaggio della solidarietà e della
fraterna convivenza.
Saluto,
infine, i giovani, i malati e gli sposi
novelli. Cari giovani attingete sempre da
Cristo presente nell’Eucaristia l’alimento spirituale
per avanzare nel cammino della santità; per voi, cari ammalati,
Cristo sia il sostegno ed il conforto nella prova e nella
sofferenza; e per voi, cari sposi novelli, il
sacramento che vi ha radicati in Cristo sia la fonte che
alimenta il vostro amore quotidiano.
©
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