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UDIENZA
GENERALE (14 FEBBRAIO 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
14 febbraio 2007
Il
contributo delle donne allo sviluppo del Cristianesimo è
stato fondamentale: è quanto sottolineato da Benedetto
XVI all’udienza generale in Aula Paolo VI. Nella
Basilica Vaticana, l’incontro del Papa con i fedeli
marchigiani ai quali ha chiesto di rinnovare l’impegno
di annuncio del Vangelo
Va
riconosciuto il ruolo fondamentale delle figure femminili
nella storia del Cristianesimo: è la riflessione offerta
ai fedeli da Benedetto XVI, che nell’Aula Paolo
VI ha dedicato il tradizionale appuntamento dell’udienza
generale del mercoledì proprio alle donne che hanno
annunciato il Vangelo nella prima generazione cristiana.
Prima di recarsi in Aula Paolo VI, il Papa ha incontrato,
nella Basilica Vaticana, un folto gruppo di fedeli delle
Marche guidati dai presuli della loro regione. Il servizio
di Alessandro Gisotti:
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Le
donne a servizio del Vangelo sono state al centro della
catechesi di Benedetto XVI. Il Papa ha sottolineato il
ruolo “effettivo e prezioso” svolto da molte figure
femminili nella diffusione del Vangelo. Una testimonianza,
che “non può essere dimenticata”:
“La
storia del Cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben
diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte
donne. Per questo, come ebbe a scrivere il mio venerato e
caro Predecessore Giovanni Paolo II nella Lettera
Apostolica Mulieris dignitatem, ‘la Chiesa rende grazie
per tutte le donne e per ciascuna… La Chiesa ringrazia
per tutte le manifestazioni del ‘genio’ femminile
apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli
e nazioni”.
Il
Papa ha, così, distinto il ruolo delle donne nel
Cristianesimo primitivo, durante la vita terrena di Gesù
e durante le vicende della prima generazione cristiana.
“Anche se Gesù scelse tra i suoi discepoli dodici
uomini”, ha ricordato, “nel numero dei discepoli erano
annoverate pure molte donne”:
“Donne
che hanno svolto un ruolo attivo nel quadro della missione
di Gesù. In primo luogo, il pensiero va naturalmente alla
Vergine Maria, che con la sua fede e la sua opera materna
collaborò in modo unico alla nostra Redenzione”.
Ma
sono varie le donne, ha proseguito, che a diverso titolo
gravitarono attorno alla figura di Gesù con funzioni di
responsabilità. Il Papa cita Giovanna, Susanna, le
sorelle Marta e Maria. E poi la Maddalena, che non solo
presenziò alla Passione, ma fu anche la prima testimone e
annunciatrice del Risorto, tanto che a lei San Tommaso
d’Aquino riserva la singolare qualifica di “apostola
degli apostoli”. Anche nell’ambito della Chiesa
primitiva, ha aggiunto, la presenza femminile è tutt’altro
che secondaria. L’Apostolo Paolo, rileva, “ammette
come cosa normale che nella comunità cristiana la donna
possa profetare
cioè pronunciarsi apertamente sotto l’influsso dello
Spirito”. Pertanto, è il richiamo del Papa, “la
successiva esortazione a che le donne nelle assemblee
tacciano va piuttosto relativizzata”. D’altro canto,
ricorda che le donne “a differenza dei dodici, non
abbandonarono Gesù nell’ora della Passione”.
Ancora,
il Pontefice rammenta che l’Apostolo delle Genti
menziona una certa Febe,
qualificata come diakonos
di una cittadina portuale a est di Corinto, segno
dell’“esercizio di responsabilità” da parte di
questa donna a favore di quella comunità cristiana.
All’udienza
generale hanno preso parte anche i famigliari dei soldati
israeliani rapiti l’estate scorsa in Libano e a Gaza,
che hanno consegnato una lettera al Santo Padre. Presente
anche un gruppo di 70 bambini iracheni ospitati in Spagna
dall’associazione “Messaggeri della Pace”. Al
momento dei saluti, rivolgendosi ai fedeli polacchi,
Benedetto XVI ha ricordato l’odierna memoria dei santi
fratelli, apostoli degli Slavi, Cirillo e Metodio, Patroni
d’Europa. “Per loro intercessione – ha detto –
preghiamo Dio affinché le nazioni europee” siano
“sempre più consapevoli delle loro radici cristiane”.
La
mattinata di Benedetto XVI era iniziata con l’incontro
nella Basilica di San Pietro con ben 12 mila fedeli
marchigiani, convenuti a Roma in occasione della visita ad
Limina dei presuli delle Marche. A loro, che lo hanno
accolto in modo particolarmente festoso, il Papa ha
rivolto una viva esortazione:
“Nell’attuale
clima di pluralismo culturale e religioso, ci si rende
conto che il messaggio di Gesù non è conosciuto da
tutti. Pertanto ogni cristiano è chiamato ad un rinnovato
e coraggioso impegno di annuncio e testimonianza del
Vangelo”.
Di
qui, l’invito ai presuli affinché dedichino “ogni
sforzo perché la formazione cristiana di base” sia ben
curata, “perché tutte le categorie di fedeli siano
preparate a ricevere con frutto i Sacramenti,
indispensabile nutrimento della crescita nella fede”.
Tuttavia, ha concluso, non va tralasciata
“un’istruzione religiosa solida che resista senza
affievolirsi alle diffuse sfide e sollecitazioni d’una
società ormai largamente secolarizzata”.
**********
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle delle Diocesi Marchigiane!
Vi saluto
tutti con affetto e con grande gioia. La Chiesa è
riempita dal Popolo di Dio con la gioia della fede. Grazie
per la vostra presenza! Saluto tutti, ad iniziare dai
Vescovi convenuti a Roma per la Visita ad limina
Apostolorum. Un deferente saluto rivolgo alle Autorità
civili che non hanno voluto mancare a questo significativo
incontro. Benvenuti! Con pensiero grato saluto i
sacerdoti, i seminaristi, le persone consacrate. E sono
molti: si vede che la Chiesa vive ed è giovane! Saluto
poi gli operatori pastorali e voi tutti, membri del Popolo
di Dio che vive nella Regione delle Marche. Nell’attuale
clima di pluralismo culturale e religioso, ci si rende
conto che il messaggio di Gesù non è conosciuto da
tutti. Pertanto ogni cristiano è chiamato ad un rinnovato
e coraggioso impegno di annuncio e testimonianza del
Vangelo. Vogliamo portare a tutti questa luce, che è luce
per la vita personale e segnale indicatore di orientamento
per la vita sociale.
Cari
Fratelli nell’Episcopato, continuate a dedicare ogni
sforzo perché la formazione cristiana di base sia curata
ugualmente nelle città come nei centri minori; perché
tutte le categorie di fedeli siano preparate a ricevere
con frutto i Sacramenti, indispensabile nutrimento della
crescita nella fede; perché con la pratica dei Sacramenti
non si tralasci un’istruzione religiosa solida che
resista senza affievolirsi alle diffuse sfide e
sollecitazioni d’una società ormai largamente
secolarizzata. Gardiamo al futuro con speranza e lavoriamo
con appassionata fiducia nella vigna del Signore!
La
Vergine Madre di Dio e della Chiesa, guidi e protegga i
vostri sforzi e i vostri progetti pastorali. A Lei, a
Maria, ci rivolgiamo ora tutti insieme con la preghiera,
che ho preparato in vista dell’incontro dei giovani, in
programma a Loreto nel prossimo mese di settembre. Ci
vedremo dunque nelle Marche, a Loreto. Preghiamo insieme:
Maria,
Madre del sì, tu hai ascoltato Gesù
e conosci il timbro della sua voce e il battito del suo
cuore.
Stella del mattino, parlaci di Lui
e raccontaci il tuo cammino per seguirlo nella via della
fede.
Maria,
che a Nazareth hai abitato con Gesù,
imprimi nella nostra vita i tuoi sentimenti,
la tua docilità, il tuo silenzio che ascolta
e fa fiorire la Parola in scelte di vera libertà.
Maria,
parlaci di Gesù, perché la freschezza della nostra fede
brilli nei nostri occhi e scaldi il cuore di chi ci
incontra,
come Tu hai fatto visitando Elisabetta
che nella sua vecchiaia ha gioito con te per il dono della
vita.
Maria,
Vergine del Magnificat,
aiutaci a portare la gioia nel mondo e, come a Cana,
spingi ogni giovane, impegnato nel servizio ai fratelli,
a fare solo quello che Gesù dirà.
Maria,
poni il tuo sguardo sull'Agorà dei giovani,
perché sia il terreno fecondo della Chiesa italiana.
Prega perché Gesù, morto e risorto, rinasca in noi
e ci trasformi in una notte piena di luce, piena di Lui.
Maria,
Madonna di Loreto, porta del cielo,
aiutaci a levare in alto lo sguardo.
Vogliamo vedere Gesù. Parlare con Lui.
Annunciare a tutti il Suo amore.
CATECHESI
DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA
Cari
fratelli e sorelle,
oggi
siamo arrivati al termine del nostro percorso tra i
testimoni del cristianesimo nascente che gli scritti
neo-testamentari menzionano. E usiamo l’ultima tappa di
questo primo percorso per dedicare la nostra attenzione
alle molte figure femminili che hanno svolto un effettivo
e prezioso ruolo nella diffusione del Vangelo. La loro
testimonianza non può essere dimenticata, conformemente a
quanto Gesù stesso ebbe a dire della donna che gli unse
il capo poco prima della Passione: «In verità vi dico,
dovunque sarà predicato questo vangelo nel mondo intero,
sarà detto anche ciò che costei ha fatto, in memoria di
lei» (Mt 26,13; Mc 14,9). Il Signore vuole
che questi testimoni del Vangelo, queste figure che hanno
dato un contributo affinchè crescesse la fede in Lui,
siano conosciute e la loro memoria sia viva nella Chiesa.
Possiamo storicamente distinguere il ruolo delle donne nel
Cristianesimo primitivo, durante la vita terrena di Gesù
e durante le vicende della prima generazione cristiana.
Gesù
certamente, lo sappiamo, scelse tra i suoi discepoli
dodici uomini come Padri del nuovo Israele, gli scelse
perché «stessero con lui e anche per mandarli a
predicare» (Mc 3,14-l5). Questo fatto è evidente,
ma, oltre ai Dodici, colonne della Chiesa, padri del nuovo
Popolo di Dio, sono scelte nel numero dei discepoli anche
molte donne. Solo molto brevemente posso accennare a
quelle che si trovano sul cammino di Gesù stesso,
cominciando con la profetessa Anna (cfr Lc 2,36-38)
fino alla Samaritana (cfr Gv 4,1-39), alla donna
siro-fenicia (cfr Mc 7,24-30), all’emorroissa (cfr
Mt 9,20-22) e alla peccatrice perdonata (cfr Lc
7,36-50). Non mi riferisco neppure alle protagoniste di
alcune efficaci parabole, ad esempio alla massaia che fa
il pane (Mt 13,33), alla donna che perde la dracma
(Lc 15,8-10), alla vedova che importuna il giudice
(Lc 18,1-8). Più significative per il nostro
argomento sono quelle donne che hanno svolto un ruolo
attivo nel quadro della missione di Gesù. In primo luogo,
il pensiero va naturalmente alla Vergine Maria, che con la
sua fede e la sua opera materna collaborò in modo unico
alla nostra Redenzione, tanto che Elisabetta poté
proclamarla «benedetta fra le donne» (Lc 1,42),
aggiungendo: «beata colei che ha creduto» (Lc
1,45). Divenuta discepola del Figlio, Maria manifestò a
Cana la totale fiducia in Lui (cfr Gv 2,5) e lo
seguì fin sotto la Croce, dove ricevette da Lui una
missione materna per tutti i suoi discepoli di ogni tempo,
rappresentati da Giovanni (cfr Gv 19,25-27).
Ci sono
poi varie donne, che a diverso titolo gravitarono attorno
alla figura di Gesù con funzioni di responsabilità. Ne
sono esempio eloquente le donne che seguivano Gesù per
assisterlo con le loro sostanze e di cui Luca ci tramanda
alcuni nomi: Maria di Magdala, Giovanna, Susanna e «molte
altre» (cfr Lc 8,2-3). Poi i Vangeli ci informano
che le donne, a differenza dei Dodici, non abbandonarono
Gesù nell’ora della Passione (cfr Mt 27,56.61; Mc
15,40). Tra di esse spicca in particolare la Maddalena,
che non solo presenziò alla Passione, ma fu anche la
prima testimone e annunciatrice del Risorto (cfr Gv
20,1.11-18). Proprio a Maria di Magdala San Tommaso d'Aquino
riserva la singolare qualifica di «apostola degli
apostoli» (apostolorum apostola), dedicandole
questo bel commento: «Come una donna aveva annunciato al
primo uomo parole di morte, così una donna per prima
annunziò agli apostoli parole di vita» (Super Ioannem,
ed. Cai, § 2519).
Anche
nell’ambito della Chiesa primitiva la presenza femminile
è tutt'altro che secondaria. Non insistiamo sulle quattro
figlie innominate del "diacono" Filippo,
residenti a Cesarea Marittima e tutte dotate, come ci dice
san Luca, del «dono della profezia», cioè della facoltà
di intervenire pubblicamente sotto l'azione dello Spirito
Santo (cfr At 21,9). La brevità della notizia non
permette deduzioni più precise. Piuttosto dobbiamo a san
Paolo una più ampia documentazione sulla dignità e sul
ruolo ecclesiale della donna. Egli parte dal principio
fondamentale, secondo cui per i battezzati non solo «non
c'è più né giudeo né greco, né schiavo, né libero»,
ma anche «né maschio, né femmina». Il motivo è che «tutti
siamo uno solo in Cristo Gesù» (Gal 3,28), cioè
tutti accomunati nella stessa dignità di fondo, benché
ciascuno con funzioni specifiche (cfr 1 Cor
12,27-30). L’Apostolo ammette come cosa normale che
nella comunità cristiana la donna possa «profetare» (1
Cor 11,5), cioè pronunciarsi apertamente sotto
l'influsso dello Spirito, purché ciò sia per
l’edificazione della comunità e fatto in modo
dignitoso. Pertanto la successiva, ben nota, esortazione a
che «le donne nelle assemblee tacciano» (1 Cor
14,34) va piuttosto relativizzata. Il conseguente
problema, molto discusso, della relazione tra la prima
parola – le donne possono profetare nell’assemblea –
e l’altra – non possono parlare -, della relazione tra
queste due indicazioni, apparentemente contraddittorie, lo
lasciamo agli esegeti. Non è da discutere qui. Mercoledì
scorso abbiamo già incontrato la figura di Prisca o
Priscilla, sposa di Aquila, la quale in due casi viene
sorprendentemente menzionata prima del marito (cfr At
18,18; Rm 16,3): l’una e l’altro comunque sono
esplicitamente qualificati da Paolo come suoi sun-ergoús
«collaboratori» (Rm 16,3).
Alcuni
altri rilievi non possono essere trascurati. Occorre
prendere atto, ad esempio, che la breve Lettera a
Filemone in realtà è indirizzata da Paolo anche a
una donna di nome «Affia» (cfr Fm 2). Traduzioni
latine e siriache del testo greco aggiungono a questo nome
"Affia" l’appellativo di "soror
carissima" (ibid.) e si deve dire
che nella comunità di Colossi ella doveva occupare un
posto di rilievo; in ogni caso, è l'unica donna
menzionata da Paolo tra i destinatari di una sua lettera.
Altrove l'Apostolo menziona una certa «Febe»,
qualificata come diákonos della Chiesa di Cencre,
la cittadina portuale a est di Corinto (cfr Rm
16,1-2). Benché il titolo in quel tempo non abbia ancora
uno specifico valore ministeriale di tipo gerarchico, esso
esprime un vero e proprio esercizio di responsabilità da
parte di questa donna a favore di quella comunità
cristiana. Paolo raccomanda di riceverla cordialmente e di
assisterla «in qualunque cosa abbia bisogno», poi
aggiunge: «essa infatti ha protetto molti, anche me
stesso». Nel medesimo contesto epistolare l’Apostolo
con tratti di delicatezza ricorda altri nomi di donne: una
certa Maria, poi Trifena, Trifosa e Perside «carissima»,
oltre a Giulia, delle quali scrive apertamente che «hanno
faticato per voi» o «hanno faticato nel Signore» (Rm
16,6.12a.12b.15), sottolineando così il loro forte
impegno ecclesiale. Nella Chiesa di Filippi poi dovevano
distinguersi due donne di nome «Evodia e Sìntiche» (Fil
4,2): il richiamo che Paolo fa alla concordia vicendevole
lascia intendere che le due donne svolgevano una funzione
importante all’interno di quella comunità.
In buona
sostanza, la storia del cristianesimo avrebbe avuto uno
sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso
apporto di molte donne. Per questo, come ebbe a scrivere
il mio venerato e caro Predecessore Giovanni Paolo Il
nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem, «la
Chiesa rende grazie per tutte le donne e per ciascuna...
La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del
"genio" femminile apparse nel corso della
storia, in mezzo a tutti i popoli e nazioni; ringrazia per
tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne
nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che
essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia
per tutti i frutti della santità femminile» (n. 31).
Come si vede, l’elogio riguarda le donne nel corso della
storia della Chiesa ed è espresso a nome dell’intera
comunità ecclesiale. Anche noi ci uniamo a questo
apprezzamento ringraziando il Signore, perché egli
conduce la sua Chiesa, generazione dopo generazione,
avvalendosi indistintamente di uomini e donne, che sanno
mettere a frutto la loro fede e il loro battesimo per il
bene dell’intero Corpo ecclesiale, a maggior gloria di
Dio.
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