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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
14 novembre 2007
Il
Papa all'udienza generale: una educazione integrale della
persona, culturale, morale e religiosa, esclude la
violenza. La catechesi dedicata a San Girolamo. Il saluto
ai familiari delle vittime di Nassirya e la preghiera
davanti alle reliquie di Santa Teresa di Lisieux
Una
sana e integrale educazione culturale, morale e religiosa
è condizione di ogni progresso che escluda la violenza.
E’ quanto ha detto stamani Benedetto XVI in Piazza San
Pietro durante l’udienza generale, anche oggi dedicata a
San Girolamo. Il Papa ha poi salutato i familiari delle
vittime di Nassirya presenti alla catechesi nel quarto
anniversario della morte dei loro cari. Circa 25 mila i
fedeli giunti in Piazza San Pietro nonostante la giornata
piovosa. Il servizio di Sergio Centofanti.
Il Papa ha
continuato la sua catechesi su San Girolamo, il Padre
della Chiesa, nato in Dalmazia nel 347 e morto a Betlemme
nel 420, che tradusse in latino la Bibbia: era un uomo
“veramente innamorato della Parola di Dio”, ha
sottolineato il Pontefice che sulla scia del Santo ha
invitato i fedeli a leggere con frequenza la Bibbia
ricordando che “ignorare la Sacra Scrittura è ignorare
Cristo”, vita e orientamento quotidiano dei credenti:
“La Bibbia, strumento «con cui ogni giorno Dio
parla ai fedeli» (Ep. 133,13), diventa così stimolo e
sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e
per ogni persona. Leggere la Scrittura è conversare con
Dio: «Se preghi, - egli scrive a una nobile giovinetta di
Roma - tu parli con lo Sposo; se leggi, è Lui che ti
parla» (Ep. 22,25). Lo studio e la meditazione della
Scrittura rendono l'uomo saggio e sereno (cfr In Eph.,
prol.)”.
Benedetto XVI ha sottolineato due fondamentali criteri
per capire la Sacra Scrittura: ecco il primo:
“Solo un profondo spirito di preghiera e l'aiuto
dello Spirito Santo possono introdurci alla comprensione
della Bibbia: «Nell'interpretazione della Sacra Scrittura
noi abbiamo sempre bisogno del soccorso dello Spirito
Santo» (In Mich. 1,1,10,15)”.
Il secondo criterio di interpretazione della Parola di
Dio è “la sintonia con il magistero della Chiesa”:
“Non possiamo mai da soli leggere la Scrittura.
Troviamo troppe porte chiuse e scivoliamo facilmente
nell’errore. La Bibbia è stata scritta dal Popolo di
Dio e per il Popolo di Dio, sotto l’ispirazione dello
Spirito Santo. Solo in questa comunione col Popolo di Dio
possiamo realmente entrare con il ‘noi’ nel nucleo
della verità che Dio stesso ci vuol dire. Per lui
un'autentica interpretazione della Bibbia doveva essere
sempre in armonica concordanza con la fede della Chiesa
cattolica”.
San Girolamo non trascurava poi l’aspetto etico, cioè
il dovere della coerenza cristiana di accordare la vita
con la Parola divina, un impegno di testimonianza per
tutti i fedeli ma in particolare per i predicatori:
“Così esorta il sacerdote Nepoziano: «Le tue
azioni non smentiscano le tue parole, perché non succeda
che, quando tu predichi in chiesa, qualcuno nel suo intimo
commenti: "Perché dunque proprio tu non agisci così?".
Carino davvero quel maestro che, a pancia piena,
disquisisce sul digiuno; anche un ladro può biasimare
l'avarizia; ma nel sacerdote di Cristo la mente e la
parola si devono accordare» (Ep. 52,7)”.
Coerenza che “deve tradursi in atteggiamenti di vera
carità perché – come diceva San Girolamo - in ogni
essere umano è presente la Persona stessa di Cristo”:
“A che scopo rivestire le pareti di pietre
preziose, se Cristo muore di fame nella persona di un
povero? (Ep. 58,7). Girolamo concretizza: bisogna vestire
Cristo nei poveri, visitarlo nei sofferenti, nutrirlo
negli affamati, alloggiarlo nei senza tetto (Ep.
130,14)”.
Il Papa ha poi ricordato con San Girolamo la necessità
di una educazione integrale della persona sia culturale
che morale e religiosa:
“E vediamo proprio oggi come l’educazione della
personalità nella sua integralità, l’educazione alla
responsabilità davanti a Dio e davanti all’uomo, sia la
vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di ogni
riconciliazione ed esclusione della violenza. Educazione
davanti a Dio e davanti all’uomo: è la Sacra Scrittura
che ci offre la guida dell’educazione e così del vero
umanesimo”.
Infine tra i saluti quelli rivolti con affetto ai
familiari delle vittime di Nassirya, presenti in Piazza
San Pietro nel quarto anniversario della tragica morte dei
loro cari:
“La memoria di questi nostri fratelli e di quanti
hanno sacrificato il bene supremo della vita per il nobile
intento della pace contribuisca a sostenere il cammino
della rinascita, piena di speranza, del caro popolo
iracheno”.
Al termine dell’udienza il Papa si è recato nella
sua cappella privata per pregare davanti alle reliquie di
Santa Teresa di Lisieux, portate in Vaticano in occasione
di un pellegrinaggio in Italia a 10 anni dalla
proclamazione della Santa a Dottore della Chiesa, nel 120.mo
anniversario del suo incontro con il Papa Leone XIII (20
novembre 1887) e nell’80.mo anniversario della sua
proclamazione a Patrona delle Missioni e dei Missionari,
con San Francesco Saverio; il pellegrinaggio è guidato
dal vescovo di Bayeux e Lisieux, mons. Pierre Pican e dal
rettore della Basilica di Lisieux, mons. Bernard Lagoutte.
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle!
Continuiamo
oggi la presentazione della figura di san Girolamo. Come
abbiamo detto mercoledì scorso, egli dedicò la sua vita
allo studio della Bibbia, tanto che fu riconosciuto da un
mio Predecessore, il Papa Benedetto XV, come «dottore
eminente nell'interpretazione delle Sacre Scritture».
Girolamo sottolineava la gioia e l'importanza di
familiarizzarsi con i testi biblici: «Non ti sembra di
abitare - già qui, sulla terra - nel regno dei cieli,
quando si vive fra questi testi, quando li si medita,
quando non si conosce e non si cerca nient'altro?» (Ep.
53,10). In realtà, dialogare con Dio, con la sua Parola,
è in un certo senso presenza del Cielo, cioè presenza di
Dio. Accostare i testi biblici, soprattutto il
Nuovo Testamento, è essenziale per il credente, perché
«ignorare la Scrittura è ignorare Cristo». E' sua
questa celebre frase, citata anche dal Concilio Vaticano
II nella Costituzione Dei Verbum (n. 25).
Veramente
"innamorato" della Parola di Dio, egli si
domandava: «Come si potrebbe vivere senza la scienza
delle Scritture, attraverso le quali si impara a conoscere
Cristo stesso, che è la vita dei credenti?» (Ep.
30,7). La Bibbia, strumento «con cui ogni giorno
Dio parla ai fedeli» (Ep. 133,13), diventa così
stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le
situazioni e per ogni persona. Leggere la Scrittura è
conversare con Dio: «Se preghi, - egli scrive a una
nobile giovinetta di Roma - tu parli con lo Sposo; se
leggi, è Lui che ti parla» (Ep. 22,25). Lo
studio e la meditazione della Scrittura rendono l'uomo
saggio e sereno (cfr In Eph., prol.). Certo, per
penetrare sempre più profondamente la Parola di Dio è
necessaria un'applicazione costante e progressiva. Così
Gerolamo raccomandava al sacerdote Nepoziano: «Leggi con
molta frequenza le divine Scritture; anzi, che il Libro
Santo non sia mai deposto dalle tue mani. Impara qui
quello che tu devi insegnare (Ep. 52,7). Alla
matrona romana Leta dava questi consigli per l'educazione
cristiana della figlia: «Assicurati che essa studi ogni
giorno qualche passo della Scrittura... Alla preghiera
faccia seguire la lettura, e alla lettura la preghiera...
Che invece dei gioielli e dei vestiti di seta, essa ami i
Libri divini» (Ep. 107,9.12). Con la meditazione e
la scienza delle Scritture si «mantiene l'equilibrio
dell'anima» (Ad Eph., prol.). Solo un profondo
spirito di preghiera e l'aiuto dello Spirito Santo possono
introdurci alla comprensione della Bibbia: «Nell'interpretazione
della Sacra Scrittura noi abbiamo sempre bisogno del
soccorso dello Spirito Santo» (In Mich. 1,1,10,15).
Un
appassionato amore per le Scritture pervase dunque tutta
la vita di Girolamo, un amore che egli cercò sempre di
destare anche nei fedeli. Raccomandava ad una sua figlia
spirituale: «Ama la Sacra Scrittura e la saggezza ti amerà;
amala teneramente, ed essa ti custodirà; onorala e
riceverai le sue carezze. Che essa sia per te come le tue
collane e i tuoi orecchini» (Ep. 130,20). E
ancora: «Ama la scienza della Scrittura, e non amerai i
vizi della carne» (Ep. 125,11).
Per
Girolamo un fondamentale criterio di metodo
nell'interpretazione delle Scritture era la sintonia con
il magistero della Chiesa. Non possiamo mai da soli
leggere la Scrittura. Troviamo troppe porte chiuse e
scivoliamo facilmente nell’errore. La Bibbia è stata
scritta dal Popolo di Dio e per il Popolo di Dio, sotto
l’ispirazione dello Spirito Santo. Solo in questa
comunione col Popolo di Dio possiamo realmente entrare con
il "noi" nel nucleo della verità che Dio stesso
ci vuol dire. Per lui un'autentica interpretazione della
Bibbia doveva essere sempre in armonica concordanza con la
fede della Chiesa cattolica. Non si tratta di
un’esigenza imposta a questo Libro dall’esterno; il
Libro è proprio la voce del Popolo di Dio pellegrinante e
solo nella fede di questo Popolo siamo, per così dire,
nella tonalità giusta per capire la Sacra Scrittura.
Perciò Girolamo ammoniva: "Rimani fermamente
attaccato alla dottrina tradizionale che ti è stata
insegnata, affinché tu possa esortare secondo la sana
dottrina e confutare coloro che la contraddicono» (Ep.
52,7). In particolare, dato che Gesù Cristo ha fondato la
sua Chiesa su Pietro, ogni cristiano – egli concludeva -
deve essere in comunione «con la Cattedra di san Pietro.
Io so che su questa pietra è edificata la Chiesa» (Ep.
15,2). Conseguentemente, senza mezzi termini,
dichiarava: «Io sono con chiunque sia unito alla Cattedra
di san Pietro» (Ep. 16).
Girolamo
ovviamente non trascura l'aspetto etico. Spesso anzi egli
richiama il dovere di accordare la vita con la Parola
divina e solo vivendola troviamo anche la capacità di
capirla. Tale coerenza è indispensabile per ogni
cristiano, e particolarmente per il predicatore, affinché
le sue azioni, quando fossero discordanti rispetto ai
discorsi, non lo mettano in imbarazzo. Così esorta il
sacerdote Nepoziano: «Le tue azioni non smentiscano le
tue parole, perché non succeda che, quando tu predichi in
chiesa, qualcuno nel suo intimo commenti: "Perché
dunque proprio tu non agisci così?". Carino davvero
quel maestro che, a pancia piena, disquisisce sul digiuno;
anche un ladro può biasimare l'avarizia; ma nel sacerdote
di Cristo la mente e la parola si devono accordare» (Ep.
52,7). In un'altra lettera Girolamo ribadisce: «Anche
se possiede una dottrina splendida, resta svergognata
quella persona che si sente condannare dalla propria
coscienza» (Ep. 127,4). Sempre in tema di
coerenza, egli osserva: il Vangelo deve tradursi in
atteggiamenti di vera carità, perché in ogni essere
umano è presente la Persona stessa di Cristo.
Rivolgendosi, ad esempio, al presbitero Paolino (che
divenne poi Vescovo di Nola e Santo), Girolamo così lo
consiglia: «Il vero tempio di Cristo è l'anima del
fedele: ornalo, questo santuario, abbelliscilo, deponi in
esso le tue offerte e ricevi Cristo. A che scopo rivestire
le pareti di pietre preziose, se Cristo muore di fame
nella persona di un povero?» (Ep. 58,7). Girolamo
concretizza: bisogna «vestire Cristo nei poveri,
visitarlo nei sofferenti, nutrirlo negli affamati,
alloggiarlo nei senza tetto» (Ep. 130,14). L'amore
per Cristo, alimentato con lo studio e la meditazione, ci
fa superare ogni difficoltà: «Amiamo anche noi Gesù
Cristo, ricerchiamo sempre l'unione con lui: allora ci
sembrerà facile anche ciò che è difficile» (Ep.
22,40).
Girolamo,
definito da Prospero di Aquitania «modello di condotta e
maestro del genere umano» (Carmen de ingratis,
57), ci ha lasciato anche un insegnamento ricco e
vario sull'ascetismo cristiano. Egli ricorda che un
coraggioso impegno verso la perfezione richiede una
costante vigilanza, frequenti mortificazioni, anche se con
moderazione e prudenza, un assiduo lavoro intellettuale o
manuale per evitare l'ozio (cfr Epp. 125,11 e
130,15), e soprattutto l'obbedienza a Dio: «Nulla...
piace tanto a Dio quanto l'obbedienza..., che è la più
eccelsa e l'unica virtù» (Hom. de oboedientia:
CCL 78,552). Nel cammino ascetico può rientrare anche
la pratica dei pellegrinaggi. In particolare, Girolamo
diede impulso a quelli in Terra Santa, dove i pellegrini
venivano accolti e ospitati negli edifici sorti accanto al
monastero di Betlemme, grazie alla generosità della
nobildonna Paola, figlia spirituale di Girolamo (cfr Ep.
108,14).
Non può
essere taciuto, infine, l'apporto dato da Girolamo in
materia di pedagogia cristiana (cfr Epp. 107 e
128). Egli si propone di formare «un'anima che deve
diventare il tempio del Signore» (Ep. 107,4), una
«preziosissima gemma» agli occhi di Dio (Ep. 107,13).
Con profondo intuito egli consiglia di preservarla dal
male e dalle occasioni peccaminose, di escludere amicizie
equivoche o dissipanti (cfr Ep. 107,4 e 8-9; cfr
anche Ep. 128,3-4). Soprattutto esorta i genitori
perché creino un ambiente di serenità e di gioia intorno
ai figli, li stimolino allo studio e al lavoro, anche con
la lode e l'emulazione (cfr Epp. 107,4 e 128,1), li
incoraggino a superare le difficoltà, favoriscano in loro
le buone abitudini e li preservino dal prenderne di
cattive perché – e qui cita una frase di Publilio Siro
sentita a scuola - «a stento riuscirai a correggerti di
quelle cose a cui ti vai tranquillamente abituando» (Ep.
107,8). I genitori sono i principali educatori dei
figli, i primi maestri di vita. Con molta chiarezza
Girolamo, rivolgendosi alla madre di una ragazza ed
accennando poi al padre, ammonisce, quasi esprimendo
un'esigenza fondamentale di ogni creatura umana che si
affaccia all'esistenza: «Essa trovi in te la sua maestra,
e a te guardi con meraviglia la sua inesperta
fanciullezza. Né in te, né in suo padre veda mai
atteggiamenti che la portino al peccato, qualora siano
imitati. Ricordatevi che... potete educarla più con
l'esempio che con la parola» (Ep. 107,9). Tra le
principali intuizioni di Girolamo come pedagogo si devono
sottolineare l'importanza attribuita a una sana e
integrale educazione fin dalla prima infanzia, la
peculiare responsabilità riconosciuta ai genitori,
l'urgenza di una seria formazione morale e religiosa,
l'esigenza dello studio per una più completa formazione
umana. Inoltre un aspetto abbastanza disatteso nei tempi
antichi, ma ritenuto vitale dal nostro autore, è la
promozione della donna, a cui riconosce il diritto ad una
formazione completa: umana, scolastica, religiosa,
professionale. E vediamo proprio oggi come l’educazione
della personalità nella sua integralità, l’educazione
alla responsabilità davanti a Dio e davanti all’uomo,
sia la vera condizione di ogni progresso, di ogni pace, di
ogni riconciliazione ed esclusione della violenza.
Educazione davanti a Dio e davanti all’uomo: è la Sacra
Scrittura che ci offre la guida dell’educazione e così
del verso umanesimo.
Non
possiamo concludere queste rapide annotazioni sul grande
Padre della Chiesa senza far cenno all’efficace
contributo da lui recato alla salvaguardia degli elementi
positivi e validi delle antiche culture ebraica, greca e
romana nella nascente civiltà cristiana. Girolamo ha
riconosciuto ed assimilato i valori artistici, la
ricchezza dei sentimenti e l'armonia delle immagini
presenti nei classici, che educano il cuore e la fantasia
a nobili sentimenti. Soprattutto, egli ha posto al centro
della sua vita e della sua attività la Parola di Dio, che
indica all'uomo i sentieri della vita, e gli rivela i
segreti della santità. Di tutto questo non possiamo che
essergli profondamente grati, proprio nel nostro oggi.