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UDIENZA
GENERALE (27 AGOSTO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
27 agosto 2008
All’udienza
generale, l’appello di Benedetto XVI per la fine delle
violenze anticristiane nello Stato indiano dell’Orissa.
La catechesi dedicata alla vita di San Paolo, modello per
l’annuncio del Vangelo
Rispettare
la sacralità della vita umana, impegnandosi a ristabilire
l’armonia e la convivenza pacifica: all’udienza
generale, Benedetto XVI ha levato un accorato appello
contro le violenze nello Stato indiano dell’Orissa, che
stanno duramente provando la comunità cristiana. Le
parole del Pontefice sulla situazione in India sono giunte
al termine di una catechesi dedicata alla vita di San
Paolo. Quella di oggi è la prima udienza generale in
Vaticano dal 2 luglio scorso. Benedetto XVI ha ripreso il
filo proprio da quell’udienza, che – nel contesto
dell’Anno Paolino - ha inaugurato un ciclo di catechesi
sulla figura dell’Apostolo delle Genti. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Il
cuore di Benedetto XVI è vicino ai cristiani vittime
della violenza nello Stato indiano dell’Orissa.
All’udienza generale, il Papa confida ai fedeli di aver
appreso “con profonda tristezza” le notizie delle
“violenze contro le comunità cristiane” di quello
Stato, “scoppiate - rileva - in seguito al deplorevole
assassinio del leader indù Swami Lakshmananda Saraswati”.
Di fronte all’uccisione di alcune persone e al ferimento
di molte altre, dinnanzi alla distruzione di centri di
culto, di proprietà della Chiesa, e di abitazioni
private, il Santo Padre ha chiesto con forza che la vita
umana venga sempre rispettata:
“Mentre condanno con fermezza ogni attacco alla
vita umana, la cui sacralità esige il rispetto di tutti,
esprimo spirituale vicinanza e solidarietà ai fratelli e
alle sorelle nella fede così duramente provati. Imploro
il Signore che li accompagni e sostenga in questo tempo di
sofferenza e dia loro la forza di continuare nel servizio
d’amore in favore di tutti. Invito i leaders religiosi e
le autorità civili a lavorare insieme per ristabilire tra
i membri delle varie comunità la convivenza pacifica e
l’armonia che sono sempre state segno distintivo della
società indiana”.
Prima dell’appello per l’Orissa, il Papa ha offerto
ai fedeli una riflessione sulle tappe principali della
vita di San Paolo. Una vita straordinaria, ha detto,
dedicata “all’annuncio del Vangelo senza risparmio di
energie”, che lo portò ad affrontare le prove più
gravose. Benedetto XVI ha descritto così la grandezza
dell’Apostolo delle Genti:
"Vediamo un impegno che si spiega soltanto con
un'anima realmente affascinata dalla luce del Vangelo,
innamorata di Cristo, un’anima sostenuta da una
convinzione profonda: è necessario portare al mondo la
luce di Cristo, annunciare il Vangelo a tutti".
La riflessione del Papa è partita dalla nascita di
Paolo, intorno all’8 dopo Cristo, datazione, ha
spiegato, da cui deriva la celebrazione in questo 2008
dell'Anno Paolino. Nato a Tarso, dove era stato proconsole
anche Cicerone, Paolo è un ebreo della diaspora che
parlava greco e aveva un nome di origine latina ed era
insignito della cittadinanza romana:
"Paolo appare quindi collocato sulla frontiera
di tre culture diverse, e forse anche per questo era
disponibile a feconde aperture universalistiche, come si
rivelerà nel corso della vita”.
San Paolo, ha proseguito, imparò
anche un lavoro manuale, quello di “fabbricatore di
tende”. Il Papa si è soffermato soprattutto sulla
formazione giovanile di Paolo, che verso i 12-13 anni
lasciò Tarso per recarsi a Gerusalemme dove fu educato da
Gamaliele il Vecchio, “secondo le più rigide norme del
fariseismo e acquisendo un grande zelo per la Torah
mosaica”:
"Sulla base di questa ortodossia profonda che
aveva imparato alla scuola di Hillèl, in Gerusalemme,
intravide nel nuovo movimento che si richiamava a Gesù di
Nazaret un rischio, una minaccia per l'identità giudaica,
per la vera ortodossia dei padri".
Ecco perché, ha aggiunto, Paolo ha “fieramente
perseguitato la Chiesa di Dio”. Il suo fu comunque un
atteggiamento di intolleranza. Tuttavia, proprio in questo
contesto si colloca la Conversione sulla via di Damasco.
Evento che, ha anticipato il Papa, sarà affrontato nella
prossima udienza generale. Benedetto XVI ha così rivolto
il pensiero ai viaggi missionari di San Paolo, il primo
dei quali fu in realtà affidato a Barnaba. Il secondo
viaggio viene invece intrapreso in prima persona da Paolo,
dopo il cosiddetto Concilio di Gerusalemme, in cui gli
Apostoli decidono di non imporre ai pagani convertiti
l’osservanza della legge mosaica. Durante il terzo
viaggio, a Corinto, ha poi rammentato, Paolo scrive la più
grande delle sue Lettere, quella ai Romani, che
rappresenta la sintesi del suo annuncio. Durante questo
viaggio, San Paolo viene arrestato e successivamente
condotto prigioniero a Roma. Benedetto XVI ha preso spunto
dai viaggi di San Paolo per esortare i fedeli a seguire il
suo esempio:
"Preghiamo affinché il Signore, che ha fatto
vedere la sua luce a Paolo, gli ha fatto sentire la sua
Parola, ha toccato il suo cuore intimamente, faccia vedere
anche a noi la sua luce, perché anche il nostro cuore sia
toccato dalla sua Parola e possiamo così anche noi dare
al mondo di oggi, che ne ha sete, la luce del Vangelo e la
verità di Cristo".
Dopo la catechesi, salutando i pellegrini di lingua
francese, il Papa ha espresso un auspicio di pace:
“Possa l'esempio di San Paolo - ha detto - insegnarci a
testimoniare infaticabilmente Cristo e affrontare con
coraggio le prove della vita per metterle sotto lo sguardo
di Cristo. Mettiamo, come lui, gli affanni delle nazioni
nelle nostre preghiere e nel nostro impegno
missionario”. Parlando in italiano, il Papa ha rivolto
un pensiero speciale ai Seminaristi partecipanti
all’incontro estivo degli alunni dei Seminari Maggiori:
"Vi auguro di prepararvi spiritualmente,
teologicamente e pastoralmente ad esercitare con solidità
il vostro futuro ministero nel contesto dell’odierna
società in gran parte secolarizzata".
Infine, il consueto saluto ai giovani, ai malati e agli
sposi novelli. “L’esempio di Santa Monica che
ricordiamo oggi, e di suo figlio Agostino, che celebreremo
domani - ha concluso il Papa - vi aiutino a guardare con
fiducia indomita a Cristo, luce nelle difficoltà,
sostegno nelle prove e guida in ogni momento dell’umana
esistenza.
In occasione dell’udienza generale di stamani, il Papa
ha benedetto un mosaico raffigurante Giovanni Paolo II,
realizzato nello Studio del Mosaico Vaticano.
L’esecuzione dei lavori è stata supervisionata dal
cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica
Vaticana. L’opera d’arte, composta di 25 mila tessere,
delle dimensioni di 130x145cm, rappresenta Papa Wojtyla in
atto di preghiera e sarà collocata sulla parete esterna
della cappella di San Carlo Borromeo nella chiesa di
Niepolomice, nell’arcidiocesi di Cracovia. Questa città,
riferisce l’agenzia Zenit, ha sempre avuto un legame
speciale con Giovanni Paolo II. Durante il suo ministero
episcopale, infatti, Karol Wojtyla si è recato più volte
nella parrocchia di Niepolomice a pregare il suo Santo
Patrono. La solenne inaugurazione del mosaico avrà luogo
il 2 ottobre, a Niepolomice, e sarà presieduta dal
cardinale arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz.
UDIENZA
GENERALE
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 27 agosto 2008
San
Paolo
Cari
fratelli e sorelle,
nell’ultima
catechesi prima delle vacanze – due mesi fa, ai primi di
luglio – avevo iniziato una nuova serie di tematiche in
occasione dell’anno paolino, considerando il mondo in
cui visse san Paolo. Vorrei oggi riprendere e continuare
la riflessione sull’Apostolo delle genti, proponendo una
sua breve biografia. Poiché dedicheremo il prossimo
mercoledì all'evento straordinario che si verificò sulla
strada di Damasco, la conversione di Paolo, svolta
fondamentale della sua esistenza a seguito dell’incontro
con Cristo, oggi ci soffermiamo brevemente sull’insieme
della sua vita. Gli estremi biografici di Paolo li abbiamo
rispettivamente nella Lettera a Filemone, nella
quale egli si dichiara “vecchio” (Fm 9: presbýtes)
e negli Atti degli Apostoli, che al momento della
lapidazione di Stefano lo qualificano “giovane” (7,58:
neanías). Le due designazioni sono evidentemente
generiche, ma, secondo i computi antichi, “giovane”
era qualificato l’uomo sui trent’anni, mentre
“vecchio” era detto quando giungeva sulla sessantina.
In termini assoluti, la data della nascita di Paolo
dipende in gran parte dalla datazione della Lettera a
Filemone. Tradizionalmente la sua redazione è posta
durante la prigionia romana, a metà degli anni 60. Paolo
sarebbe nato l'anno 8, quindi avrebbe avuto più o meno
sessant'anni, mentre al momento della lapidazione di
Stefano ne aveva 30. Dovrebbe essere questa la cronologia
giusta. E la celebrazione dell'anno paolino che facciamo
segue proprio questa cronologia. È stato scelto il 2008
pensando a una nascita più o meno nell'anno 8. In ogni
caso, egli nacque a Tarso in Cilicia (cfr At 22,3).
La città era capoluogo amministrativo della regione e nel
51 a.C. aveva avuto come Proconsole nientemeno che Marco
Tullio Cicerone, mentre dieci anni dopo, nel 41, Tarso era
stato il luogo del primo incontro tra Marco Antonio e
Cleopatra. Ebreo della diaspora, egli parlava greco pur
avendo un nome di origine latina, peraltro derivato per
assonanza dall'originario ebraico Saul/Saulos, ed era
insignito della cittadinanza romana (cfr At
22,25-28). Paolo appare quindi collocato sulla frontiera
di tre culture diverse — romana, greca, ebraica — e
forse anche per questo era disponibile a feconde aperture
universalistiche, a una mediazione tra le culture, a una
vera universalità. Egli apprese anche un lavoro manuale,
forse derivato dal padre, consistente nel mestiere di
“fabbricatore di tende” (cfr At 18,3: skenopoiòs),
da intendersi probabilmente come lavoratore della lana
ruvida di capra o delle fibre di lino per farne stuoie o
tende (cfr At 20,33-35). Verso i 12-13 anni, l'età
in cui il ragazzo ebreo diventa bar mitzvà
(“figlio del precetto”), Paolo lasciò Tarso e si
trasferì a Gerusalemme per essere educato ai piedi di
Rabbì Gamaliele il Vecchio, nipote del grande Rabbì Hillèl,
secondo le più rigide norme del fariseismo e acquisendo
un grande zelo per la Toràh mosaica (cfr Gal 1,14;
Fil 3,5-6; At 22,3; 23,6; 26,5).
Sulla
base di questa ortodossia profonda che aveva imparato alla
scuola di Hillèl, in Gerusalemme, intravide nel nuovo
movimento che si richiamava a Gesù di Nazaret un rischio,
una minaccia per l'identità giudaica, per la vera
ortodossia dei padri. Ciò spiega il fatto che egli abbia
fieramente “perseguitato la Chiesa di Dio”, come per
tre volte ammetterà nelle sue Lettere (1 Cor 15,9;
Gal 1,13; Fil 3,6). Anche se non è facile
immaginarsi concretamente in che cosa consistesse questa
persecuzione, il suo fu comunque un atteggiamento di
intolleranza. È qui che si colloca l'evento di Damasco,
su cui torneremo nella prossima catechesi. Certo è che,
da quel momento in poi, la sua vita cambiò ed egli diventò
un apostolo instancabile del Vangelo. Di fatto, Paolo passò
alla storia più per quanto fece da cristiano, anzi da
apostolo, che non da fariseo. Tradizionalmente si
suddivide la sua attività apostolica sulla base dei tre
viaggi missionari, a cui si aggiunse il quarto dell'andata
a Roma come prigioniero. Tutti sono raccontati da Luca
negli Atti. A proposito dei tre viaggi missionari, però,
bisogna distinguere il primo dagli altri due.
Del
primo, infatti (cfr At 13-14), Paolo non ebbe la
diretta responsabilità, che fu affidata invece al
cipriota Barnaba. Insieme essi partirono da Antiochia
sull'Oronte, inviati da quella Chiesa (cfr At
13,1-3), e, dopo essere salpati dal porto di Seleucia
sulla costa siriana, attraversarono l'isola di Cipro da
Salamina a Pafo; di qui giunsero alle coste meridionali
dell'Anatolia, oggi Turchia, e toccarono le città di
Attalìa, Perge di Panfilia, Antiochia di Pisidia, Iconio,
Listra e Derbe, da cui ritornarono al punto di partenza.
Era così nata la Chiesa dei popoli, la Chiesa dei pagani.
E nel frattempo, soprattutto a Gerusalemme, era nata una
discussione dura fino a quale punto questi cristiani
provenienti dal paganesimo fossero obbligati ad entrare
anche nella vita e nella legge di Israele (varie
osservanze e prescrizioni che separano Israele dal resto
del mondo) per essere partecipi realmente delle promesse
dei profeti e per entrare effettivamente nell’eredità
di Israele. Per risolvere questo problema fondamentale per
la nascita della Chiesa futura si riunì a Gerusalemme il
cosiddetto Concilio degli Apostoli, per decidere su questo
problema dal quale dipendeva la effettiva nascita di una
Chiesa universale. E fu deciso di non imporre ai pagani
convertiti l'osservanza della legge mosaica (cfr At
15,6-30): non erano cioè obbligati alle norme del
giudaismo; l’unica necessità era essere di Cristo, di
vivere con Cristo e secondo le sue parole. Così, essendo
di Cristo, erano anche di Abramo, di Dio e partecipi di
tutte le promesse. Dopo questo avvenimento decisivo, Paolo
si separò da Barnaba, scelse Sila e iniziò il secondo
viaggio missionario (cfr At 15,36-18,22).
Oltrepassata la Siria e la Cilicia, rivide la città di
Listra, dove accolse con sé Timoteo (figura molto
importante della Chiesa nascente, figlio di un’ebrea e
di un pagano), e lo fece circoncidere, attraversò
l'Anatolia centrale e raggiunse la città di Troade sulla
costa settentrionale del Mar Egeo. E qui si ebbe di nuovo
un avvenimento importante: in sogno vide un macedone
dall'altra parte del mare, cioè in Europa, che diceva,
“Vieni e aiutaci!”. Era l'Europa futura che chiedeva
l'aiuto e la luce del Vangelo. Sulla spinta di questa
visione entrò in Europa. Di qui salpò per la Macedonia
entrando così in Europa. Sbarcato a Neapoli, arrivò a
Filippi, ove fondò una bella comunità, poi passò a
Tessalonica, e, partito di qui per difficoltà
procurategli dai Giudei, passò per Berea, giunse ad
Atene. In questa capitale dell'antica cultura greca predicò,
prima nell'Agorà e poi nell'Areòpago, ai pagani e ai
greci. E il discorso dell'Areòpago, riferito negli Atti
degli Apostoli, è modello di come tradurre il Vangelo in
cultura greca, di come far capire ai greci che questo Dio
dei cristiani, degli ebrei, non era un Dio straniero alla
loro cultura ma il Dio sconosciuto aspettato da loro, la
vera risposta alle più profonde domande della loro
cultura. Poi da Atene arrivò a Corinto, dove si fermò un
anno e mezzo. E qui abbiamo un evento cronologicamente
molto sicuro, il più sicuro di tutta la sua biografia,
perché durante questo primo soggiorno a Corinto egli
dovette comparire davanti al Governatore della provincia
senatoriale di Acaia, il Proconsole Gallione, accusato di
un culto illegittimo. Su questo Gallione e sul suo tempo a
Corinto esiste un'antica iscrizione trovata a Delfi, dove
è detto che era Proconsole a Corinto tra gli anni 51 e
53. Quindi qui abbiamo una data assolutamente sicura. Il
soggiorno di Paolo a Corinto si svolse in quegli anni.
Pertanto possiamo supporre che sia arrivato più o meno
nel 50 e sia rimasto fino al 52. Da Corinto, poi, passando
per Cencre, porto orientale della città, si diresse verso
la Palestina raggiungendo Cesarea Marittima, di dove salì
a Gerusalemme per tornare poi ad Antiochia sull’Oronte.
Il terzo
viaggio missionario (cfr At 18,23-21,16) ebbe
inizio come sempre ad Antiochia, che era divenuta il punto
di origine della Chiesa dei pagani, della missione ai
pagani, ed era anche il luogo dove nacque il termine «cristiani».
Qui per la prima volta, ci dice San Luca, i seguaci di Gesù
furono chiamati «cristiani». Da lì Paolo puntò dritto
su Efeso, capitale della provincia d'Asia, dove soggiornò
per due anni, svolgendo un ministero che ebbe delle
feconde ricadute sulla regione. Da Efeso Paolo scrisse le
lettere ai Tessalonicesi e ai Corinzi. La popolazione
della città però fu sobillata contro di lui dagli
argentieri locali, che vedevano diminuire le loro entrate
per la riduzione del culto di Artemide (il tempio a lei
dedicato a Efeso, l'Artemysion, era una delle sette
meraviglie del mondo antico); perciò egli dovette fuggire
verso il nord. Riattraversata la Macedonia, scese di nuovo
in Grecia, probabilmente a Corinto, rimanendovi tre mesi e
scrivendo la celebre Lettera ai Romani.
Di qui
tornò sui suoi passi: ripassò per la Macedonia, per nave
raggiunse Troade e poi, toccando appena le isole di
Mitilene, Chio, Samo, giunse a Mileto dove tenne un
importante discorso agli Anziani della Chiesa di Efeso,
dando un ritratto del pastore vero della Chiesa, cfr At
20. Di qui ripartì facendo vela verso Tiro, di dove
raggiunse Cesarea Marittima per salire ancora una volta a
Gerusalemme. Qui fu arrestato in base a un malinteso:
alcuni Giudei avevano scambiato per pagani altri Giudei di
origine greca, introdotti da Paolo nell’area templare
riservata soltanto agli Israeliti. La prevista condanna a
morte gli fu risparmiata per l’intervento del tribuno
romano di guardia all’area del Tempio (cfr At
21,27-36); ciò si verificò mentre in Giudea era
Procuratore imperiale Antonio Felice. Passato un periodo
di carcerazione (la cui durata è discussa), ed essendosi
Paolo, come cittadino romano, appellato a Cesare (che
allora era Nerone), il successivo Procuratore Porcio Festo
lo inviò a Roma sotto custodia militare.
Il
viaggio verso Roma toccò le isole mediterranee di Creta e
Malta, e poi le città di Siracusa, Reggio Calabria e
Pozzuoli. I cristiani di Roma gli andarono incontro sulla
Via Appia fino al Foro di Appio (ca. 70 km a sud della
capitale ) e altri fino alle Tre Taverne (ca. 40 km). A
Roma incontrò i delegati della comunità ebraica, a cui
confidò che era per “la speranza d'Israele” che
portava le sue catene (cfr At 28,20). Ma il
racconto di Luca termina sulla menzione di due anni
passati a Roma sotto una blanda custodia militare, senza
accennare né a una sentenza di Cesare (Nerone) né tanto
meno alla morte dell'accusato. Tradizioni successive
parlano di una sua liberazione, che avrebbe favorito sia
un viaggio missionario in Spagna, sia una successiva
puntata in Oriente e specificamente a Creta, a Efeso e a
Nicopoli in Epiro. Sempre su base ipotetica, si congettura
di un nuovo arresto e una seconda prigionia a Roma (da cui
avrebbe scritto le tre Lettere cosiddette Pastorali, cioè
le due a Timoteo e quella a Tito) con un secondo processo,
che gli sarebbe risultato sfavorevole. Tuttavia, una serie
di motivi induce molti studiosi di san Paolo a terminare
la biografia dell'Apostolo con il racconto lucano degli
Atti.
Sul suo
martirio torneremo più avanti nel ciclo di queste nostre
catechesi. Per ora, in questo breve elenco dei viaggi di
Paolo, è sufficiente prendere atto di come egli si sia
dedicato all’annuncio del Vangelo senza risparmio di
energie, affrontando una serie di prove gravose, di cui ci
ha lasciato l’elenco nella seconda Lettera ai Corinzi (cfr
11,21-28). Del resto, è lui che scrive: “Tutto faccio
per il Vangelo” (1 Cor 9,23), esercitando con
assoluta generosità quella che egli chiama
“preoccupazione per tutte le Chiese” (2 Cor
11,28). Vediamo un impegno che si spiega soltanto con
un'anima realmente affascinata dalla luce del Vangelo,
innamorata di Cristo, un’anima sostenuta da una
convinzione profonda: è necessario portare al mondo la
luce di Cristo, annunciare il Vangelo a tutti. Questo mi
sembra sia quanto rimane da questa breve rassegna dei
viaggi di san Paolo: vedere la sua passione per il
Vangelo, intuire così la grandezza, la bellezza, anzi la
necessità profonda del Vangelo per noi tutti. Preghiamo
affinché il Signore, che ha fatto vedere la sua luce a
Paolo, gli ha fatto sentire la sua Parola, ha toccato il
suo cuore intimamente, faccia vedere anche a noi la sua
luce, perché anche il nostro cuore sia toccato dalla sua
Parola e possiamo così anche noi dare al mondo di oggi,
che ne ha sete, la luce del Vangelo e la verità di
Cristo.

Saluti:
Je salue
cordialement les pèlerins francophones présents, en
particulier les pèlerins venus d’Égypte, les pèlerins
belges de Louvain et de Lavaux-Sainte-Anne ainsi que le
groupe du sanctuaire « Notre-Dame des Anges » de Pignans
en France. Avec ma Bénédiction apostolique.
I offer a
warm welcome to all the English-speaking pilgrims and
visitors present at today’s Audience, including the
Augustinian Spinellian Lay Associates from Malta, and also
the groups from Scotland, Ireland, Denmark, Dominica and
the United States of America. May your pilgrimage renew
your love for the Lord and his Church, after the example
of the Apostle Saint Paul. May God bless you all!
Sehr
herzlich grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern
deutscher Sprache, die vielen jungen Menschen und
besonders die Ministranten aus der Steiermark. Der heilige
Paulus sei uns allen ein Vorbild, mutige Zeugen des
Evangeliums in Wort und Tat zu sein. Ich wünsche euch von
Herzen eine gute Zeit in Rom.
Saludo a
los peregrinos de lengua española, en particular, al
grupo de sacerdotes y seminaristas de la Diócesis de
Plasencia, acompañados por el Señor Obispo, Monseñor
Amadeo Rodríguez Magro. A imitación de San Pablo,
anunciad el Evangelio con generosidad y convicción, sin
dejaros amedrentar por las dificultades. Que Dios os
bendiga.
Amados
Irmãos e Irmãs de língua portuguesa, Saúdo a todos,
desejando muitas felicidades, paz e graça no Senhor! Saúdo
em particular o grupo de brasileiros de vários Estados do
Brasil, tendo à frente o Senhor Arcebispo de Aracajú, D.
José Palmeira Lessa. Sede bem-vindos! Que a luz de Cristo
anime sempre a vossa fé, esperança e caridade, numa vida
digna, cristã e repleta de alegrias. E dou-vos de coração,
extensiva aos vossos familiares e pessoas amigas, a minha
Bênção.
Saluto
in lingua polacca:
Pozdrawiam
pielgrzymów z Polski. W roku św. Pawła Apostoła
polecam jego wstawiennictwu wasze wspólnoty kościelne,
wasze rodziny i was samych. Jego oddanie sprawie Chrystusa
niech będzie dla nas wszystkich przykładem i
umocnieniem. Serdecznie wam błogosławię.
Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.
Traduzione
italiana:
Saluto i
pellegrini provenienti dalla Polonia. Nell’anno di San
Paolo Apostolo affido alla sua intercessione le vostre
comunità ecclesiali, le vostre famiglie e voi stessi. La
sua dedizione alla causa di Cristo sia per tutti noi di
esempio e di sostegno. Vi benedico cordialmente. Sia
lodato Gesù Cristo.
Saluto
in lingua ungherese:
Szeretettel
köszöntöm a magyar híveket, különösen is a galántai
zarándokokat. Kívánom nektek, hogy a most kezdődő
iskolaévben és a társadalom különböző pontjain
tanúságot tudjatok tenni hitetekről. Apostoli áldásommal.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i fedeli ungheresi, particolarmente i
pellegrini che provengono di Galanta. Vi incoraggio a
proseguire con generosità nel vostro impegno di
testimonianza cristiana nella scuola e nella società. Con
la mia benedizione. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovacca:
Srdečne
pozdravujem pútnikov zo Slovenska: spevokol z Vysokej pri
Morave, cyklo-púť Slovenského Orla z Bratislavy ako
aj farnosti Prievidza-Zapotôčky a Sklené Teplice.
Bratia a sestry, prajem vám, aby ste boli odvážnymi
svedkami Krista v prostredí, v ktorom žijete a pracujete.
Ochotne žehnám vás i vašich drahých. Pochválený buď
Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana:
Saluto
cordialmente i pellegrini provenienti dalla Slovacchia: il
coro da Vysoká pri Morave, il ciclo-pellegrinaggio di
Slovenský Orol da Bratislava come pure le parrocchie di
Prievidza-Zapotôčky e Sklené Teplice. Fratelli e
sorelle, vi auguro di essere coraggiosi testimoni di
Cristo nell’ambiente in cui vivete e operate. Volentieri
benedico voi ed i vostri cari. Sia lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua croata:
Srdačnu
dobrodošlicu upućujem hrvatskim hodočasnicima,
osobito vjernicima iz Sinja i Zagreba te učenicima i
nastavnicima Nadbiskupijske Klasične Gimnazije iz
Splita. Pohodeći grob apostola Petra, nasljedujte
njegovo svjedočanstvo vjere prepoznavajući u
Isusu iz Nazareta Sina Božjega i svoga Spasitelja.
Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana:
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini croati,
particolarmente ai fedeli di Sinj e Zagabria, agli allievi
ed agli insegnanti del Liceo Classico Arcidiocesano di
Spalato. Visitando la tomba dell’apostolo Pietro,
seguite la sua testimonianza di fede, riconoscendo in Gesù
di Nazaret il Figlio del Dio e il vostro Salvatore. Siano
lodati Gesù e Maria!
* * *
Mi
rivolgo ora con affetto ai pellegrini di lingua italiana.
Saluto specialmente voi, Delegate al Capitolo Generale
delle Suore Scolastiche Francescane di Cristo Re,
ed auspico che i lavori capitolari siano per il vostro
Istituto un’occasione di rinnovamento spirituale e
missionario. Saluto voi, cari Seminaristi partecipanti
all’incontro estivo degli alunni dei Seminari Maggiori e
vi auguro di prepararvi spiritualmente, teologicamente e
pastoralmente ad esercitare con solidità il vostro futuro
ministero nel contesto dell’odierna società in gran
parte secolarizzata.
Ed
infine, come di consueto, è a voi, cari giovani,
malati e sposi novelli, che indirizzo il mio
pensiero. L’esempio di Santa Monica, che ricordiamo
oggi, e di suo figlio Agostino, che celebreremo domani, vi
aiutino a guardare con fiducia indomita a Cristo, luce
nelle difficoltà, sostegno nelle prove e guida in ogni
momento dell’umana esistenza.

APPELLO
PER LA SITUAZIONE IN INDIA
Ho
appreso con profonda tristezza le notizie circa le
violenze contro le comunità cristiane nello Stato indiano
dell’Orissa, scoppiate in seguito al deplorevole
assassinio del leader indù Swami Lakshmananda Saraswati.
Sono state finora uccise alcune persone e ne sono state
ferite diverse altre. Si è avuta inoltre la distruzione
di centri di culto, proprietà della Chiesa, e di
abitazioni private. Mentre condanno con fermezza ogni
attacco alla vita umana, la cui sacralità esige il
rispetto di tutti, esprimo spirituale vicinanza e
solidarietà ai fratelli e alle sorelle nella fede così
duramente provati. Imploro il Signore che li accompagni e
sostenga in questo tempo di sofferenza e dia loro la forza
di continuare nel servizio d’amore in favore di tutti.
Invito i leaders religiosi e le autorità civili a
lavorare insieme per ristabilire tra i membri delle varie
comunità la convivenza pacifica e l’armonia che sono
sempre state segno distintivo della società indiana.
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