Radio Vaticana,
27 marzo 2008
Benedetto
XVI all'udienza generale: la Risurrezione di Gesù ha
cambiato il corso della storia, la vita delle persone e
dei popoli, ma ancora oggi qualcuno la pone in dubbio
La
certezza e la gioia della Risurrezione di Cristo,
“evento sorprendente”, “chiave di volta del
cristianesimo”: ne ha parlato oggi il Papa, rivolto ai
numerosi fedeli - circa 30 mila - raccolti per l’udienza
generale in piazza San Pietro, in questo primo mercoledì
di primavera. Benedetto XVI è giunto in Vaticano,
stamani, a bordo di un elicottero da Castel Gandolfo, dove
sta trascorrendo un periodo di riposo pasquale e dove farà
ritorno al termine dell’udienza per restarvi fino a
domenica prossima. Il servizio di Roberta Gisotti:
“Nella Chiesa tutto si comprende - ha spiegato il
Papa - a partire da questo grande mistero che ha cambiato
il corso della storia e che si rende attuale in ogni
celebrazione eucaristica”. Ma è nel “tempo
pasquale” che questa “realtà centrale della fede
cristiana” “viene proposta ai fedeli in modo più
intenso, perché sempre più la riscoprano e più
fedelmente la vivano”. Pasqua è anche la nostra Pasqua,
perché nel Cristo risorto ci è data la certezza della
nostra risurrezione finale:
"E’ importante ribadire questa verità
fondamentale della nostra fede, la cui verità storica è
ampiamente documentata anche se oggi, come in passato, non
manca chi in modi diversi la pone in dubbio o addirittura
la nega".
Da qui, il monito di Benedetto XVI: “Nella Chiesa
tutto si ferma, tutto si sfalda” se viene meno la fede
nella Risurrezione di Gesù che rende “debole la
testimonianza dei credenti”. Al contrario, l’adesione
a Cristo morto e resuscitato cambia la vita e illumina
l’intera esistenza delle persone e dei popoli:
"Non è forse la certezza che Cristo è
risorto, a imprimere coraggio, audacia profetica e
perseveranza ai martiri di ogni epoca? Non è l’incontro
con Gesù vivo a convertire e ad affascinare tanti uomini
e donne che fin dall’inizio del cristianesimo continuano
a lasciare tutto per seguirlo e mettere la propria vita a
servizio del Vangelo?".
“Se Cristo non è resuscitato - ha aggiunto il Papa
citando l’apostolo Paolo - allora è vana la nostra
predicazione ed è vana anche la nostra fede”:
"Soprattutto, lasciamoci conquistare dal
fascino della sua Risurrezione. Ci aiuti Maria ad essere
messaggeri della luce e della gioia della Pasqua per tanti
nostri fratelli".
Nei saluti finali nella varie lingue, il Santo Padre ha
ricordato il centenario della Parrocchia romana di
Ognissanti, affidata da San Pio X a San Luigi Orione, e si
è poi rivolto in particolare ai giovani giunti numerosi a
Roma dalla diocesi di Milano:
"Siate entusiasti protagonisti nella Chiesa -
vedo che siete entusiasti! (applausi) – protagonisti
nella Chiesa e nella società!".
Tra i fedeli in piazza San Pietro anche un gruppo di
bambini di Beslan, località nell’Ossezia del Nord,
sopravvissuti alla strage consumata nella loro scuola
attaccata nel settembre 2004 da terroristi islamici e
separatisti ceceni. In quella tragica vicenda, ci furono
centinaia di morti, tra cui 186 piccoli scolari. I bimbi
di Beslan sono ospiti in questi giorni dell’associazione
"Reset" di Graffignano, in provincia di Viterbo.
Al
termine dell’udienza, Benedetto XVI ha ricevuto in una
saletta adiacente l’Aula Paolo VI il presidente
dell’Assemblea generale dell’ONU, il macedone Srgjan
Kerim. Ricordiamo che il Papa si recherà in visita al
Palazzo di vetro dell’ONU, a New York, il 18 aprile
prossimo.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle!
"Et
resurrexit tertia die secundum Scripturas – il terzo
giorno è risuscitato secondo le Scritture". Ogni
domenica, con il Credo, rinnoviamo la nostra professione
di fede nella risurrezione di Cristo, evento sorprendente
che costituisce la chiave di volta del cristianesimo.
Nella Chiesa tutto si comprende a partire da questo grande
mistero, che ha cambiato il corso della storia e che si
rende attuale in ogni celebrazione eucaristica. Esiste però
un tempo liturgico in cui questa realtà centrale della
fede cristiana, nella sua ricchezza dottrinale e
inesauribile vitalità, viene proposta ai fedeli in modo
più intenso, perché sempre più la riscoprano e più
fedelmente la vivano: è il tempo pasquale. Ogni anno, nel
"Santissimo Triduo del Cristo crocifisso, morto e
risorto", come lo chiama sant’Agostino, la Chiesa
ripercorre, in un clima di preghiera e di penitenza, le
tappe conclusive della vita terrena di Gesù: la sua
condanna a morte, la salita al Calvario portando la croce,
il suo sacrificio per la nostra salvezza, la sua
deposizione nel sepolcro. Il "terzo giorno",
poi, la Chiesa rivive la sua risurrezione: è la Pasqua,
passaggio di Gesù dalla morte alla vita, in cui si
compiono in pienezza le antiche profezie. Tutta la
liturgia del tempo pasquale canta la certezza e la gioia
della risurrezione del Cristo.
Cari
fratelli e sorelle, dobbiamo costantemente rinnovare la
nostra adesione al Cristo morto e risorto per noi: la sua
Pasqua è anche la nostra Pasqua, perché nel Cristo
risorto ci è data la certezza della nostra risurrezione.
La notizia della sua risurrezione dai morti non invecchia
e Gesù è sempre vivo; e vivo è il suo Vangelo. "La
fede dei cristiani – osserva sant’Agostino – è la
risurrezione di Cristo". Gli Atti degli Apostoli
lo spiegano chiaramente: "Dio ha dato a tutti gli
uomini una prova sicura su Gesù risuscitandolo da
morte" (17,31). Non era infatti sufficiente la morte
per dimostrare che Gesù è veramente il Figlio di Dio,
l’atteso Messia. Nel corso della storia quanti hanno
consacrato la loro vita a una causa ritenuta giusta e sono
morti! E morti sono rimasti. La morte del Signore dimostra
l’immenso amore con cui Egli ci ha amati sino a
sacrificarsi per noi; ma solo la sua risurrezione è
"prova sicura", è certezza che quanto Egli
afferma è verità che vale anche per noi, per tutti i
tempi. Risuscitandolo, il Padre lo ha glorificato. San
Paolo così scrive nella Lettera ai Romani:
"Se confesserai con la bocca che Gesù è il Signore
e crederai con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai
morti sarai salvo" (10,9).
E’
importante ribadire questa verità fondamentale della
nostra fede, la cui verità storica è ampiamente
documentata, anche se oggi, come in passato, non manca chi
in modi diversi la pone in dubbio o addirittura la nega.
L’affievolirsi della fede nella risurrezione di Gesù
rende di conseguenza debole la testimonianza dei credenti.
Se infatti viene meno nella Chiesa la fede nella
risurrezione, tutto si ferma, tutto si sfalda. Al
contrario, l’adesione del cuore e della mente a Cristo
morto e risuscitato cambia la vita e illumina l’intera
esistenza delle persone e dei popoli. Non è forse la
certezza che Cristo è risorto a imprimere coraggio,
audacia profetica e perseveranza ai martiri di ogni epoca?
Non è l’incontro con Gesù vivo a convertire e ad
affascinare tanti uomini e donne, che fin dagli inizi del
cristianesimo continuano a lasciare tutto per seguirlo e
mettere la propria vita a servizio del Vangelo? "Se
Cristo non è risuscitato, diceva l’apostolo Paolo,
allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la
nostra fede" (1 Cor 15, 14). Ma è
risuscitato!
L’annuncio
che in questi giorni riascoltiamo costantemente è proprio
questo: Gesù è risorto, è il Vivente e noi lo possiamo
incontrare. Come lo incontrarono le donne che, al mattino
del terzo giorno, il giorno dopo il sabato, si erano
recate al sepolcro; come lo incontrarono i discepoli,
sorpresi e sconvolti da quanto avevano riferito loro le
donne; come lo incontrarono tanti altri testimoni nei
giorni che seguirono la sua risurrezione. E, anche dopo la
sua Ascensione, Gesù ha continuato a restare presente tra
i suoi amici come del resto aveva promesso: "Ecco, io
sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo" (Mt 28,20). Il Signore è con noi, con
la sua Chiesa, fino alla fine dei tempi. Illuminati dallo
Spirito Santo, i membri della Chiesa primitiva hanno
incominciato a proclamare l’annuncio pasquale
apertamente e senza paura. E quest’annuncio,
tramandatosi di generazione in generazione, è giunto sino
a noi e risuona ogni anno a Pasqua con potenza sempre
nuova.
Specialmente
in quest’Ottava di Pasqua la liturgia ci invita ad
incontrare personalmente il Risorto e a riconoscerne
l’azione vivificatrice negli eventi della storia e del
nostro vivere quotidiano. Oggi mercoledì, ad esempio, ci
viene riproposto l’episodio commovente dei due discepoli
di Emmaus (cfr Lc 24,13-35). Dopo la crocifissione
di Gesù, immersi nella tristezza e nella delusione, essi
facevano ritorno a casa sconsolati. Durante il cammino
discorrevano tra loro di ciò che era accaduto in quei
giorni a Gerusalemme; fu allora che Gesù si avvicinò, si
mise a discorrere con loro e ad ammaestrarli: "Stolti
e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti…
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze
per entrare nella sua gloria?" (Lc 24,25 -26).
Cominciando poi da Mosè e da tutti i profeti, spiegò
loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
L’insegnamento di Cristo – la spiegazione delle
profezie – fu per i discepoli di Emmaus come una
rivelazione inaspettata, luminosa e confortante. Gesù
dava una nuova chiave di lettura della Bibbia e tutto
appariva adesso chiaro, orientato proprio verso questo
momento. Conquistati dalle parole dello sconosciuto
viandante, gli chiesero di fermarsi a cena con loro. Ed
Egli accettò e si mise a tavola con loro. Riferisce
l’evangelista Luca: "Quando fu a tavola con loro,
prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede
loro" (Lc 24,29-30). E fu proprio in quel
momento che si aprirono gli occhi dei due discepoli e lo
riconobbero, "ma lui sparì dallo loro vista" (Lc
24,31). Ed essi, pieni di stupore e di gioia,
commentarono: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto
mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci
spiegava le Scritture?" (Lc 24,32).
In tutto
l’anno liturgico, particolarmente nella Settimana Santa
e nella Settimana di Pasqua, il Signore è in cammino con
noi e ci spiega le Scritture, ci fa capire questo mistero:
tutto parla di Lui. E questo dovrebbe far ardere anche i
nostri cuori, così che possano aprirsi anche i nostri
occhi. Il Signore è con noi, ci mostra la vera via. Come
i due discepoli riconobbero Gesù nello spezzare il pane,
così oggi, nello spezzare il pane, anche noi riconosciamo
la sua presenza. I discepoli di Emmaus lo riconobbero e si
ricordarono dei momenti in cui Gesù aveva spezzato il
pane. E questo spezzare il pane ci fa pensare proprio alla
prima Eucaristia celebrata nel contesto dell’Ultima
Cena, dove Gesù spezzò il pane e così anticipò la sua
morte e la sua risurrezione, dando se stesso ai discepoli.
Gesù spezza il pane anche con noi e per noi, si fa
presente con noi nella Santa Eucaristia, ci dona se stesso
e apre i nostri cuori. Nella Santa Eucaristia,
nell’incontro con la sua Parola, possiamo anche noi
incontrare e conoscere Gesù, in questa duplice Mensa
della Parola e del Pane e del Vino consacrati. Ogni
domenica la comunità rivive così la Pasqua del Signore e
raccoglie dal Salvatore il suo testamento di amore e di
servizio fraterno. Cari fratelli e sorelle, la gioia di
questi giorni renda ancor più salda la nostra fedele
adesione a Cristo crocifisso e risorto. Soprattutto,
lasciamoci conquistare dal fascino della sua risurrezione.
Ci aiuti Maria ad essere messaggeri della luce e della
gioia della Pasqua per tanti nostri fratelli. Ancora a
tutti voi cordiali auguri di Buona Pasqua.
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