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UDIENZA GENERALE  (28 NOVEMBRE 2007) 

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Radio Vaticana, 28 novembre  2007

All'udienza generale, appello di Benedetto XVI per i malati di AIDS. La catechesi dedicata a Sant'Efrem, teologo e poeta del IV secolo 

"Cetra dello Spirito Santo": così il Papa ricorda Sant'Efrem il Siriaco, con un’espressione della tradizione cristiana. Sceglie di dedicare a lui la catechesi dell’udienza generale, a conclusione della quale lancia un appello per la giornata Mondiale contro l’AIDS, che ricorrerà il 1 dicembre. Il servizio di Fausta Speranza:
 
“Usando in modo sbagliato la sua libertà, l’uomo capovolge l’ordine del cosmo”: così afferma il Papa ricordando gli insegnamenti di Efrem sul tema di Dio creatore. “Niente nella Creazione è isolato, e il mondo è, accanto alla Sacra Scrittura, una Bibbia di Dio”: questo l’insegnamento del rappresentante più emblematico del cristianesimo in lingua siriaca, il poeta più rinomato di tutta l’epoca patristica. Benedetto XVI ricorda la figura di Efrem, nato nel 306 e morto per aver contratto la peste curando dei malati, per soffermarsi sul suo impegno che definisce di “servitore”. “Apparteneva - afferma - a quella categoria di persone che si consacrano pienamente a Cristo nel servizio della comunità ecclesiale, abbracciando la verginità e la povertà”. Il Papa aggiunge che Sant'Efrem scelse di restare diacono per tutta la vita, definendola “una scelta decisiva ed emblematica”. Con una particolarità che “può sorprendere”, dice Benedetto XVI: Sant'Efrem ha approfondito la riflessione teologica attraverso la poesia, con paradossi e immagini.
 
“Teologia, riflessione della fede, poesia, canto, lode di Dio vanno insieme e proprio in questo carattere liturgico della sua teologia appare con limpidezza la verità divina”.
 
Un’abbondantissima simbologia - sottolinea il Papa - magistralmente impiegata”. L’impegno teologico è cantato in poesia con “immagini e simboli presi dalla natura, dalla vita quotidiana e dalla Bibbia, spiega Benedetto XVI, sottolineando il valore catechetico e affermando che “è pienamente attuale per la vita delle varie Chiese cristiane”. Il Papa ricorda anche che nell’opera di Efrem “è rilevante il ruolo della donna”, affermando che “il modo in cui ne parla è sempre ispirato a sensibilità e rispetto: la dimora di Gesù nel seno della donna - aggiunge - ha innalzato grandemente la dignità della donna”. Benedetto XVI accenna a qualche immagine usata dal teologo poeta: la brace o il carbone ardente e la perla.
 
Dopo i saluti in varie lingue, Benedetto XVI ha voluto ricordare quanti soffrono per “la terribile malattia dell’AIDS e come pure le loro famiglie, in particolare quelle colpite dalla perdita di un congiunto”. Ha ricordato la Giornata mondiale contro l’AIDS che ricorre il primo dicembre:
 
“Desidero esortare tutte le persone di buona volontà a moltiplicare gli sforzi per fermare la diffusione del virus HIV, a contrastare lo spregio che sovente colpisce quanti ne sono affetti, e a prendersi cura dei malati, specialmente quando sono ancora fanciulli”.
 
Infine, un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, i religiosi Fatebenefratelli, le Suore della Carità Domenicane della Presentazione, i partecipanti alla Scuola di formazione promossa dal Movimento dei Focolari, i rappresentanti del Centro Italiano di Solidarietà di Viterbo e i fedeli provenienti da Cervia. Con l’augurio, ha detto il Papa, “che la sosta presso i luoghi sacri rinsaldi nell’adesione a Cristo e alimenti la carità” nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità. Saluto particolare anche agli incaricati della diffusione nel mondo de L’Osservatore Romano, accompagnati dal direttore responsabile, il prof. Giovanni Maria Vian, e dal direttore generale, don Elio Torrigiani. Accompagnato da un ringraziamento speciale: per l’impegno “nel promuovere gli insegnamenti del Papa in tutto il mondo”. Infine, un pensiero di Benedetto XVI è andato ai giovani, ai malati e agli sposi novelli: “La figura dell’apostolo Andrea, la cui festa si celebrerà nei prossimi giorni, sia per voi, cari giovani - ha auspicato il Papa - un modello di fedele e coraggiosa testimonianza cristiana. Sant’Andrea interceda per voi, cari ammalati, affinché la consolazione divina promessa da Gesù agli afflitti riempia i vostri cuori e vi fortifichi nella fede”. E agli sposi novelli, l’invito a corrispondere sempre al progetto di amore del matrimonio.

UDIENZA GENERALE

Cari fratelli e sorelle,

secondo l'opinione comune di oggi, il cristianesimo sarebbe una religione europea, che avrebbe poi esportato la cultura di questo Continente in altri Paesi. Ma la realtà è molto più complessa, poiché la radice della religione cristiana si trova nell'Antico Testamento e quindi a Gerusalemme e nel mondo semitico. Il cristianesimo si nutre sempre a questa radice dell'Antico Testamento. Anche la sua espansione nei primi secoli si è avuta sia verso occidente – verso il mondo greco-latino, dove ha poi ispirato la cultura europea – sia verso oriente, fino alla Persia, all'India, contribuendo così a suscitare una specifica cultura, in lingue semitiche, con una propria identità. Per mostrare questa pluriformità culturale dell’unica fede cristiana degli inizi, nella catechesi di mercoledì scorso ho parlato di un rappresentante di questo altro cristianesimo, Afraate il saggio persiano, da noi quasi sconosciuto. Nella stessa linea vorrei parlare oggi di sant'Efrem Siro, nato a Nisibi attorno al 306 in una famiglia cristiana. Egli fu il più importante rappresentante del cristianesimo di lingua siriaca e riuscì a conciliare in modo unico la vocazione del teologo e quella del poeta. Si formò e crebbe accanto a Giacomo, Vescovo di Nisibi (303-338), e insieme a lui fondò la scuola teologica della sua città. Ordinato diacono, visse intensamente la vita della locale comunità cristiana fino al 363, anno in cui Nisibi cadde nelle mani dei Persiani. Efrem allora emigrò a Edessa, dove proseguì la sua attività di predicatore. Morì in questa città l’anno 373, vittima del contagio contratto nella cura degli ammalati di peste. Non si sa con certezza se era monaco, ma in ogni caso è sicuro che è rimasto diacono per tutta la sua vita ed ha abbracciato la verginità e la povertà. Così appare nella specificità della sua espressione culturale la comune e fondamentale identità cristiana: la fede, la speranza — questa speranza che permette di vivere povero e casto in questo mondo ponendo ogni aspettativa nel Signore — e infine la carità, fino al dono di se stesso nella cura degli ammalati di peste.

Sant'Efrem ci ha lasciato una grande eredità teologica: la sua considerevole produzione si può raggruppare in quattro categorie: opere scritte in prosa ordinaria (le sue opere polemiche, oppure i commenti biblici); opere in prosa poetica; omelie in versi; infine gli inni, sicuramente l’opera più ampia di Efrem. Egli è un autore ricco e interessante per molti aspetti, ma specialmente sotto il profilo teologico. La specificità del suo lavoro è che in esso si incontrano teologia e poesia. Volendoci accostare alla sua dottrina, dobbiamo insistere fin dall’inizio su questo: sul fatto cioè che egli fa teologia in forma poetica. La poesia gli permette di approfondire la riflessione teologica attraverso paradossi e immagini. Nello stesso tempo la sua teologia diventa liturgia, diventa musica: egli era infatti un grande compositore, un musicista. Teologia, riflessione sulla fede, poesia, canto, lode di Dio vanno insieme; ed è proprio in questo carattere liturgico che nella teologia di Efrem appare con limpidezza la verità divina. Nella sua ricerca di Dio, nel suo fare teologia, egli segue il cammino del paradosso e del simbolo. Le immagini contrapposte sono da lui largamente privilegiate, perché gli servono per sottolineare il mistero di Dio.

Non posso adesso presentare molto di lui, anche perchè la poesia è difficilmente traducibile, ma per dare almeno un'idea della sua teologia poetica vorrei citare in parte due inni. Innanzitutto, anche in vista del prossimo Avvento, vi propongo alcune splendide immagini tratte dagli inni Sulla natività di Cristo. Davanti alla Vergine Efrem manifesta con tono ispirato la sua meraviglia:

"Il Signore venne in lei
per farsi servo.
Il Verbo venne in lei
per tacere nel suo seno.
Il fulmine venne in lei
per non fare rumore alcuno.
Il pastore venne in lei
ed ecco l’Agnello nato, che sommessamente piange.
Poiché il seno di Maria
ha capovolto i ruoli:
Colui che creò tutte le cose
ne è entrato in possesso, ma povero.
L’Altissimo venne in lei (Maria),
ma vi entrò umile.
Lo splendore venne in lei,
ma vestito con panni umili.
Colui che elargisce tutte le cose
conobbe la fame.
Colui che abbevera tutti
conobbe la sete.
Nudo e spogliato uscì da lei,
egli che riveste (di bellezza) tutte le cose"

 

 

 

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