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UDIENZA
GENERALE (2 MAGGIO 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
2 maggio 2007
LA
VIA MIGLIORE PER CONOSCERE DIO E' L'AMORE: COSI' IL PAPA
ALL'UDIENZA GENERALE
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“La
via privilegiata per conoscere Dio è l’amore”:
è quanto ha detto Benedetto XVI stamani durante
l’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata
anche oggi ad Origene, “grande maestro
alessandrino” della Chiesa antica. Il Papa,
facendo riferimento al
mese di maggio dedicato in particolare a Maria,
ha affidato i fedeli alla protezione materna
della Vergine. Circa 30 mila i pellegrini presenti
nonostante la giornata piovosa.
Il servizio di Sergio Centofanti. |
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''Prendiamo
la
pioggia come una benedizione, si parla molto della siccita'
quindi il Signore dà un segno della grazia''.
Il
Papa scherza sulla pioggia che cade abbondante in Piazza
San Pietro, interrompendo brevemente la sua meditazione
che continua ad incentrarsi sulle grandi personalità
della Chiesa antica. Anche questo mercoledì come la
settimana scorsa ha approfondito la figura di Origene,
brillante scrittore e teologo, vissuto tra il primo e il
secondo secolo, torturato crudelmente durante la
persecuzione di Decio nel 250 e morto qualche anno dopo,
non ancora settantenne, fiaccato dalle sofferenze subite. Benedetto
XVI ha sottolineato due aspetti della dottrina origeniana
che considera tra i più importanti e attuali: il primo è
relativo al fatto che un così grande conoscitore e
studioso delle Sacre Scritture come Origene ritenga che
“il più alto livello della conoscenza di Dio …
scaturisce dall’amore”:
“A
suo parere, infatti, l’intelligenza delle Scritture
richiede, più ancora che lo studio, l’intimità con
Cristo e la preghiera. E se è vero che Cristo è il vero
e ultimo autore con lo Spirito Santo della Scrittura è
anche evidente che solo in un contatto vivo con Cristo si
può comprendere la Scrittura.
Origene è convinto che la via privilegiata per
conoscere Dio è l’amore, e che non si dia
un’autentica scientia Christi
senza innamorarsi di Lui”.
“Anche
tra gli uomini – aggiunge il Papa a braccio – uno
conosce realmente in profondità un altro solo se c’è
amore, se si aprono i cuori”. E per dimostrare la sua
tesi Origene si fonda su un significato dato talvolta al
verbo “conoscere” in ebraico, quando cioè viene
utilizzato per esprimere l’atto dell’amore umano:
“Così
viene suggerito che l’unione
nell’amore procura la conoscenza più autentica. Come
l’uomo e la donna sono ‘due in una sola carne’
così Dio e il credente diventano ‘due in uno stesso spirito’.
In questo modo la preghiera dell’Alessandrino approda ai
livelli più alti della mistica”.
Origene – sottolinea inoltre il Papa – svolge un ruolo
primordiale nella storia della lectio
divina, la lettura orante della Parola di Dio: è questo
teologo infatti uno dei primi
ad affermare
che insieme ad una lettura perseverante e fiduciosa
della Sacra Scrittura è assolutamente necessaria la
preghiera per comprendere le cose Dio. A questo proposito
Benedetto XVI cita l’insegnamento di Giovanni Paolo II
sulla preghiera:
“Egli
mostrava ai fedeli ‘come la preghiera possa progredire,
quale vero e proprio dialogo d’amore, fino a rendere la
persona umana totalmente posseduta dall’Amato divino,
vibrante al tocco dello Spirito, filialmente
abbandonata nel cuore del Padre…Si tratta’,
proseguiva Giovanni Paolo II, ‘di
un cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede
tuttavia forte impegno spirituale e conosce anche dolorose
purificazioni, ma che approda, in diverse forme possibili,
all’indicibile gioia vissuta dai mistici come unione sponsale’”.
Il
secondo insegnamento di Origene riguarda il sacerdozio
comune dei fedeli che richiede a tutti
i credenti purezza e onestà di vita e soprattutto
fede e accoglienza e studio della Parola di Dio. Si tratta
– afferma il Papa - di un cammino di perfezione al cui
vertice si colloca il martirio: significa, in profondità,
rinunciare a tutto per prendere la propria croce e seguire
Cristo. Una via percorribile solo tenendo fisso lo sguardo
del cuore su di Lui.
Dopo
la catechesi il Papa, salutando i fedeli nelle varie
lingue, ha ricordato il suo ormai imminente viaggio
apostolico in Brasile (partirà il 9 maggio) per
inaugurare la quinta Conferenza generale dell’Episcopato
latinoamericano e caraibico,
auspicando che questo importante incontro ecclesiale possa
produrre abbondanti frutti di evangelizzazione e
testimonianza cristiana.
Quindi,
Benedetto XVI, ricordando che siamo all’inizio del mese
tradizionalmente dedicato alla Vergine, ha voluto affidare
tutti i fedeli alla protezione della Madre di Dio:
“Cari giovani, mettetevi ogni giorno alla
scuola di Maria Santissima per imparare da Lei a compiere
la volontà di Dio. Contemplando la Madre di Cristo
crocifisso, voi, cari malati, sappiate cogliere il valore
salvifico di ogni croce, anche di quelle più pesanti. E
voi, cari sposi novelli, invocate la sua protezione
materna, perché nella vostra famiglia regni sempre il
clima della casa di Nazareth”.
Infine,
un particolare saluto il Papa lo ha rivolto ai
rappresentanti della Società delle Missioni Africane,
alla comunità del Pontificio Collegio Pio Romeno di Roma,
che celebra in questi giorni il 70° anniversario di
fondazione, e all’Azione Cattolica di Tempio-Ampurias,
guidata dal vescovo Sebastiano Sanguinetti.
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BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Cari
fratelli e sorelle,
la
catechesi di mercoledì scorso era dedicata alla grande
figura di Origene, dottore alessandrino del II-III secolo.
In quella catechesi abbiamo preso in considerazione la
vita e la produzione letteraria del grande maestro
alessandrino, individuando nella "triplice
lettura" della Bibbia, da lui condotta, il nucleo
animatore di tutta la sua opera. Ho lasciato da parte -
per riprenderli oggi - due aspetti della dottrina
origeniana, che considero tra i più importanti e attuali:
intendo parlare dei suoi insegnamenti sulla preghiera e
sulla Chiesa.
In verità
Origene - autore di un importante e sempre attuale
trattato Sulla preghiera - intreccia costantemente
la sua produzione esegetica e teologica con esperienze e
suggerimenti relativi all’orazione. Nonostante tutta la
ricchezza teologica di pensiero, non è mai una
trattazione puramente accademica; è sempre fondata
sull'esperienza della preghiera, del contatto con Dio. A
suo parere, infatti, l’intelligenza delle Scritture
richiede, più ancora che lo studio, l’intimità con
Cristo e la preghiera. Egli è convinto che la via
privilegiata per conoscere Dio è l’amore, e che non si
dia un’autentica scientia Christi senza
innamorarsi di Lui. Nella Lettera a Gregorio Origene
raccomanda: "Dedicati alla lectio delle divine
Scritture; applicati a questo con perseveranza. Impegnati
nella lectio con l’intenzione di credere e di
piacere a Dio. Se durante la lectio ti trovi
davanti a una porta chiusa, bussa e te l’aprirà quel
custode, del quale Gesù ha detto: «Il guardiano gliela
aprirà». Applicandoti così alla lectio divina,
cerca con lealtà e fiducia incrollabile in Dio il
senso delle Scritture divine, che in esse si cela con
grande ampiezza. Non ti devi però accontentare di bussare
e di cercare: per comprendere le cose di Dio ti è
assolutamente necessaria l'oratio. Proprio per
esortarci ad essa il Salvatore ci ha detto non soltanto:
«Cercate e troverete», e «Bussate e vi sarà aperto»,
ma ha aggiunto: «Chiedete e riceverete»" (Ep. Gr.
4). Balza subito agli occhi il "ruolo
primordiale" svolto da Origene nella storia della lectio
divina. Il Vescovo Ambrogio di Milano - che imparerà
a leggere le Scritture dalle opere di Origene - la
introduce poi in Occidente, per consegnarla ad Agostino e
alla tradizione monastica successiva.
Come già
abbiamo detto, il più alto livello della conoscenza di
Dio, secondo Origene, scaturisce dall’amore. È così
anche tra gli uomini: uno conosce realmente in profondità
l'altro solo se c'è amore, se si aprono i cuori. Per
dimostrare questo egli si fonda su un significato dato
talvolta al verbo conoscere in ebraico, quando cioè
viene utilizzato per esprimere l’atto
dell’amore umano: "Adamo conobbe Eva, sua sposa, la
quale concepì" (Gn. 4,1). Così viene
suggerito che l’unione nell’amore procura la
conoscenza più autentica. Come l’uomo e la donna sono
"due in una sola carne", così Dio e il credente
diventano "due in uno stesso spirito". In questo
modo la preghiera dell’Alessandrino approda ai livelli
più alti della mistica, come è attestato dalle sue Omelie
sul Cantico dei Cantici. Viene a proposito un
passaggio della prima Omelia, dove Origene
confessa: "Spesso - Dio me ne è testimone - ho
sentito che lo Sposo si accostava a me in massimo grado;
dopo egli se ne andava all’improvviso, e io non potei
trovare quello che cercavo. Nuovamente mi prende il
desiderio della sua venuta, e talvolta egli torna, e
quando mi è apparso, quando lo tengo tra le mani, ecco
che ancora mi sfugge, e una volta che è svanito mi metto
ancora a cercarlo..." (Hom. Cant. 1,7).
Torna
alla mente ciò che il mio venerato Predecessore scriveva,
da autentico testimone, nella Novo millennio ineunte,
là dove egli mostrava ai fedeli "come la
preghiera possa progredire, quale vero e proprio dialogo
d’amore, fino a rendere la persona umana totalmente
posseduta dall’Amato divino, vibrante al tocco dello
Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre... Si
tratta", proseguiva Giovanni Paolo II, "di un
cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede
tuttavia forte impegno spirituale e conosce anche dolorose
purificazioni, ma che approda, in diverse forme possibili,
all’indicibile gioia vissuta dai mistici come «unione
sponsale»" (n. 33).
Veniamo,
infine, a un insegnamento di Origene sulla Chiesa, e
precisamente – all’interno di essa - sul sacerdozio
comune dei fedeli. Infatti, come l’Alessandrino afferma
nella sua nona Omelia sul Levitico, "questo
discorso riguarda tutti noi" (Hom. Lev. 9,1).
Nella medesima Omelia Origene - riferendosi al
divieto fatto ad Aronne, dopo la morte dei suoi due figli,
di entrare nel Sancta sanctorum "in qualunque
tempo" (Lv 16,2) - così ammonisce i fedeli:
"Da ciò si dimostra che se uno entra a qualunque ora
nel santuario, senza la dovuta preparazione, non rivestito
degli indumenti pontificali, senza aver preparato le
offerte prescritte ed essersi reso Dio propizio, morirà...
Questo discorso riguarda tutti noi. Ordina infatti che
sappiamo come accedere all’altare di Dio. O non sai che
anche a te, cioè a tutta la Chiesa di Dio e al popolo dei
credenti, è stato conferito il sacerdozio? Ascolta come
Pietro parla dei fedeli: ‘Stirpe eletta’, dice,
‘regale, sacerdotale, nazione santa, popolo che Dio si
è acquistato’. Tu dunque hai il sacerdozio perché sei
‘stirpe sacerdotale’, e perciò devi offrire a Dio il
sacrificio... Ma perché tu lo possa offrire degnamente,
hai bisogno di indumenti puri e distinti dagli indumenti
comuni agli altri uomini, e ti è necessario il fuoco
divino" (ivi).
Così da
una parte i "fianchi cinti" e gli
"indumenti sacerdotali", vale a dire la purezza
e l’onestà della vita, dall’altra la "lucerna
sempre accesa", cioè la fede e la scienza delle
Scritture, si configurano come le condizioni
indispensabili per l’esercizio del sacerdozio
universale, che esige purezza e onestà di vita, fede e
scienza delle Scritture. A maggior ragione tali condizioni
sono indispensabili, evidentemente, per l'esercizio del
sacerdozio ministeriale. Queste condizioni - di integra
condotta di vita, ma soprattutto di accoglienza e di
studio della Parola - stabiliscono una vera e propria
"gerarchia della santità" nel comune sacerdozio
dei cristiani. Al vertice di questo cammino di perfezione
Origene colloca il martirio. Sempre nella nona Omelia
sul Levitico allude al "fuoco per
l'olocausto", cioè alla fede e alla scienza delle
Scritture, che mai deve spegnersi sull’altare di chi
esercita il sacerdozio. Poi aggiunge: "Ma ognuno di
noi ha in sé" non soltanto il fuoco; ha "anche
l’olocausto, e dal suo olocausto accende l'altare, perché
arda sempre. Io, se rinuncio a tutto ciò che possiedo e
prendo la mia croce e seguo Cristo, offro il mio olocausto
sull’altare di Dio; e se consegnerò il mio corpo perché
arda, avendo la carità, e conseguirò la gloria del
martirio, offro il mio olocausto sull’altare di
Dio" (Hom. Lev. 9,9).
Questo
inesausto cammino di perfezione "riguarda tutti
noi", purché "lo sguardo del nostro cuore"
sia rivolto alla contemplazione della Sapienza e della
Verità, che è Gesù Cristo. Predicando sul discorso di
Gesù a Nazaret - quando "gli occhi di tutti nella
sinagoga stavano fissi sopra di lui" (Lc
4,16-30) – Origene sembra rivolgersi proprio a noi:
"Anche oggi, se lo volete, in questa assemblea i
vostri occhi possono fissare il Salvatore. Quando infatti
tu rivolgerai lo sguardo più profondo del cuore verso la
contemplazione della Sapienza, della Verità e del Figlio
unico di Dio, allora i tuoi occhi vedranno Dio. Felice
assemblea, quella di cui la Scrittura attesta che gli
occhi di tutti erano fissi su di lui! Quanto desidererei
che questa assemblea ricevesse una simile testimonianza,
che gli occhi di tutti, dei non battezzati e dei fedeli,
delle donne, degli uomini e dei fanciulli, non gli occhi
del corpo, ma quelli dell’anima, guardassero Gesù! …
Impressa su di noi è la luce del tuo volto, o Signore, a
cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli dei
secoli. Amen!" (Hom. Lc. 32,6).
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