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UDIENZA
GENERALE (30 MAGGIO 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
30 maggio 2007
Benedetto
XVI all'udienza generale, dedicata all'opera di
Tertulliano: la speranza è il centro della vita
cristiana. Il Papa saluta i genitori della bambina inglese
rapita in Portogallo
La non
violenza è una regola di vita per i cristiani, sempre
animati dalla speranza: lo ha ricordato stamani Benedetto
XVI all’udienza generale, invitando ad accettare con
umiltà le proprie debolezze e quelle della Chiesa. Circa
50 mila i fedeli di ogni parte del mondo, raccolti in
Piazza San Pietro per incontrare il Papa: tra questi i
genitori della bimba inglese di 4 anni, Madeleine, rapita
in Portogallo, il 3 maggio scorso. Il servizio di Roberta
Gisotti:
Le opere di Tertulliano, che inaugura - tra la fine del
secondo e l’inizio del terzo secolo - la letteratura
cristiana in lingua latina, hanno offerto al Papa lo
spunto per esortare i fedeli a coltivare sempre la
speranza, così come fece ai suoi tempi il grande
letterato africano convertito al Cristianesimo. Speranza
che “non è semplicemente una virtù a se stante - ha
detto il Pontefice - ma una modalità che investe ogni
aspetto dell’esistenza cristiana”.
“Così la risurrezione del Signore viene
presentata come il fondamento della nostra futura
risurrezione, e rappresenta l'oggetto principale della
fiducia dei cristiani.”
Si è soffermato poi, Benedetto XVI, sul dramma umano
di Tertulliano, che “con il passare degli anni diventò
sempre più esigente nei confronti dei cristiani”.
Pretendeva da loro in ogni circostanza, e soprattutto
nelle persecuzioni, un comportamento eroico. Rigido nelle
sue posizioni, non risparmiava critiche pesanti e
inevitabilmente finì per trovarsi isolato”.
"A me fa molto pensare questa grande personalità
morale e intellettuale di quest'uomo, che ha dato tanto
contributo al pensiero cristiano. Ma si vede che alla fine
manca la semplicità, l'umiltà di inserirsi nella Chiesa,
di accettare le sue debolezze, di essere tollerante con
gli altri e con se stesso. Se si vede solo il proprio
pensiero nella sua grandezza, alla fine si perde la
grandezza. Una caratteristica essenziale di un grande
teologo deve sempre essere proprio l'umiltà di stare con
la Chiesa, di accettare le sue debolezze e le proprie,
perchè solo Dio è realmente Santo tutto e noi abbiamo
sempre bisogno del perdono".
Richiamando quindi l’esperienza dei primi cristiani
portatori di una “nuova cultura” rispetto all’eredità
classica, Benedetto XVI ha ribadito “la perenne
continuità” tra gli autentici valori umani e quelli
evangelici, in particolare la ‘non violenza’ come
regola di vita:
“e non è chi non veda la drammatica attualità di
questo insegnamento, anche alla luce dell'acceso dibattito
sulle religioni.”
Una scelta di fede ineludibile per cui “il cristiano
non può odiare nemmeno i propri nemici”. Parole che
certamente hanno commosso Gerry e Kate McCann, i genitori
della piccola Madeleine, sequestrata mentre era in vacanza
con la famiglia in una località balneare nel sud del
Portogallo. Sono giunti a Roma per pregare e ricevere una
parola di conforto dal Papa, al termine dell’udienza.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 30 maggio 2007
Tertulliano
Cari
fratelli e sorelle,
con la
catechesi di oggi riprendiamo il filo delle catechesi
abbandonato in occasione del viaggio in Brasile e
continuiamo a parlare delle grandi personalità della
Chiesa antica: sono maestri della fede anche per noi oggi
e testimoni della perenne attualità della fede cristiana.
Oggi parliamo di un africano, Tertulliano, che tra
la fine del secondo e l'inizio del terzo secolo inaugura
la letteratura cristiana in lingua latina. Con lui
comincia una teologia in tale lingua. La sua opera ha dato
frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare.
Il suo influsso si sviluppa su diversi piani: da quelli
del linguaggio e del recupero della cultura classica, a
quelli dell'individuazione di una comune “anima
cristiana” nel mondo e della formulazione di nuove
proposte di convivenza umana. Non conosciamo con esattezza
le date della sua nascita e della sua morte. Sappiamo
invece che a Cartagine, verso la fine del II secolo, da
genitori e da insegnanti pagani, ricevette una solida
formazione retorica, filosofica, giuridica e storica. Si
convertì poi al cristianesimo, attratto - come pare -
dall'esempio dei martiri cristiani. Cominciò a pubblicare
i suoi scritti più famosi nel 197. Ma una ricerca troppo
individuale della verità insieme con le intemperanze del
carattere — era un uomo rigoroso — lo condussero
gradualmente a lasciare la comunione con la Chiesa e ad
aderire alla setta del montanismo. Tuttavia,
l’originalità del pensiero unita all’incisiva
efficacia del linguaggio gli assicurano una posizione di
spicco nella letteratura cristiana antica.
Sono
famosi soprattutto i suoi scritti di carattere
apologetico. Essi manifestano due intenti principali:
quello di confutare le gravissime accuse che i pagani
rivolgevano contro la nuova religione, e quello - più
propositivo e missionario - di comunicare il messaggio del
Vangelo in dialogo con la cultura del tempo. La sua opera
più nota, l’Apologetico, denuncia il
comportamento ingiusto delle autorità politiche verso la
Chiesa; spiega e difende gli insegnamenti e i costumi dei
cristiani; individua le differenze tra la nuova religione
e le principali correnti filosofiche del tempo; manifesta
il trionfo dello Spirito, che alla violenza dei
persecutori oppone il sangue, la sofferenza e la pazienza
dei martiri: “Per quanto raffinata - scrive l'Africano
-, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per la nostra
comunità, essa è un invito. A ogni vostro colpo di falce
diveniamo più numerosi: il sangue dei cristiani è una
semina efficace! (semen est sanguis christianorum!)”
(Apologetico 50,13). Il martirio, la sofferenza per
la verità sono alla fine vittoriosi e più efficaci della
crudeltà e della violenza dei regimi totalitari.
Ma
Tertulliano, come ogni buon apologista, avverte nello
stesso tempo l’esigenza di comunicare positivamente
l’essenza del cristianesimo. Per questo egli adotta il
metodo speculativo per illustrare i fondamenti razionali
del dogma cristiano. Li approfondisce in maniera
sistematica, a cominciare dalla descrizione del “Dio dei
cristiani”: “Quello che noi adoriamo - attesta
l'Apologista - è un Dio unico”. E prosegue, impiegando
le antitesi e i paradossi caratteristici del suo
linguaggio: “Egli è invisibile, anche se lo si vede;
inafferrabile, anche se è presente attraverso la grazia;
inconcepibile, anche se i sensi umani lo possono
concepire; perciò è vero e grande!” (ibid., 17,1-2).
Tertulliano,
inoltre, compie un passo enorme nello sviluppo del dogma
trinitario; ci ha dato in latino il linguaggio adeguato
per esprimere questo grande mistero, introducendo i
termini “una sostanza” e “tre Persone”. In modo
simile, ha sviluppato molto anche il corretto linguaggio
per esprimere il mistero di Cristo Figlio di Dio e vero
Uomo.
L’Africano
tratta anche dello Spirito Santo, dimostrandone il
carattere personale e divino: “Crediamo che, secondo la
sua promessa, Gesù Cristo inviò per mezzo del Padre lo
Spirito Santo, il Paraclèto, il santificatore della fede
di coloro che credono nel Padre, nel Figlio e nello
Spirito” (ibid., 2,1). Ancora, nelle opere
dell’Africano si leggono numerosi testi sulla Chiesa,
che Tertulliano riconosce sempre come ‘madre’. Anche
dopo la sua adesione al montanismo, egli non ha
dimenticato che la Chiesa è la Madre della nostra fede e
della nostra vita cristiana. Egli si sofferma pure sulla
condotta morale dei cristiani e sulla vita futura. I suoi
scritti sono importanti anche per cogliere tendenze vive
nelle comunità cristiane riguardo a Maria santissima, ai
sacramenti dell’Eucaristia, del Matrimonio e della
Riconciliazione, al primato petrino, alla preghiera... In
modo speciale, in quei tempi di persecuzione in cui i
cristiani sembravano una minoranza perduta, l’Apologista
li esorta alla speranza, che - stando ai suoi scritti -
non è semplicemente una virtù a sé stante, ma una
modalità che investe ogni aspetto dell’esistenza
cristiana. Abbiamo la speranza che il futuro è nostro
perché il futuro è di Dio. Così la risurrezione del
Signore viene presentata come il fondamento della nostra
futura risurrezione, e rappresenta l’oggetto principale
della fiducia dei cristiani: “La carne risorgerà
- afferma categoricamente l'Africano -: tutta la carne,
proprio la carne, e la carne tutta intera. Dovunque si
trovi, essa è in deposito presso Dio, in virtù del
fedelissimo mediatore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo,
che restituirà Dio all’uomo e l’uomo a Dio” (Sulla
risurrezione dei morti 63,1).
Dal punto
di vista umano si può parlare senz’altro di un dramma
di Tertulliano. Con il passare degli anni egli diventò
sempre più esigente nei confronti dei cristiani.
Pretendeva da loro in ogni circostanza, e soprattutto
nelle persecuzioni, un comportamento eroico. Rigido nelle
sue posizioni, non risparmiava critiche pesanti e
inevitabilmente finì per trovarsi isolato. Del resto,
anche oggi restano aperte molte questioni, non solo sul
pensiero teologico e filosofico di Tertulliano, ma anche
sul suo atteggiamento nei confronti delle istituzioni
politiche e della società pagana. A me fa molto pensare
questa grande personalità morale e intellettuale, quest'uomo
che ha dato un così grande contributo al pensiero
cristiano. Si vede che alla fine gli manca la semplicità,
l'umiltà di inserirsi nella Chiesa, di accettare le sue
debolezze, di essere tollerante con gli altri e con se
stesso. Quando si vede solo il proprio pensiero nella sua
grandezza, alla fine è proprio questa grandezza che si
perde. La caratteristica essenziale di un grande teologo
è l'umiltà di stare con la Chiesa, di accettare le sue e
le proprie debolezze, perché solo Dio è realmente tutto
santo. Noi invece abbiamo sempre bisogno del perdono.
In
definitiva, l’Africano rimane un testimone interessante
dei primi tempi della Chiesa, quando i cristiani si
trovarono ad essere autentici soggetti di “nuova
cultura” nel confronto ravvicinato tra eredità classica
e messaggio evangelico. E’ sua la celebre affermazione
secondo cui la nostra anima “è naturaliter cristiana”
(Apologetico 17,6), dove Tertulliano evoca la
perenne continuità tra gli autentici valori umani e
quelli cristiani; e anche quell’altra sua riflessione,
mutuata direttamente dal Vangelo, secondo cui “il
cristiano non può odiare nemmeno i propri nemici” (cfr Apologetico
37), dove il risvolto morale, ineludibile, della
scelta di fede, propone la “non violenza” come regola
di vita: e non è chi non veda la drammatica attualità di
questo insegnamento, anche alla luce dell’acceso
dibattito sulle religioni.
Negli
scritti dell’Africano, insomma, si rintracciano numerosi
temi che ancor oggi siamo chiamati ad affrontare. Essi ci
coinvolgono in una feconda ricerca interiore, alla quale
esorto tutti i fedeli, perché sappiano esprimere in
maniera sempre più convincente la Regola della fede,
quella - per tornare ancora una volta a Tertulliano
– “secondo la quale noi crediamo che esiste un solo
Dio, e nessun altro al di fuori del Creatore del mondo:
egli ha tratto ogni cosa dal nulla per mezzo del suo
Verbo, generato prima di tutte le cose” (La
prescrizione degli eretici 13,1).

Saluti:
Je salue
cordialement les pèlerins de langue française, en
particulier les Frères membres du Chapitre général de
l’Institut des Frères des Écoles chrétiennes. Prenant
appui sur les authentiques valeurs culturelles, je vous
invite tous à témoigner pacifiquement de la joyeuse espérance
qui est vous.
I am
pleased to greet the English-speaking pilgrims, including
participants in a seminar organized by the Lay Centre
“Foyer Unitas”, graduates of the Classical Lyceum of
Turku, and pilgrims from the parish of the Immaculate
Conception in Devizes. Upon you and your loved ones,
I invoke the grace and peace of Almighty God.
Mit großer
Freude begrüße ich die zahlreichen Pilger und Besucher
aus dem deutschen Sprachraum. Unter ihnen heiße ich
besonders die Sänger und Musiker aus dem Bamberger Dom
willkommen, die uns ein Lied geschenkt haben. Desgleichen
die Musiker aus Traunstein und alle anderen, die uns hier
musikalisch begrüßt haben; und die zahlreichen
Jugendlichen und Ministranten, dabei besonders die
Ministrantengruppe der Regensburger Domspatzen. Der
Heilige Geist mache uns alle zu lebendigen Gliedern der
Kirche und zu mutigen Zeugen des Evangeliums. Euch allen wünsche
ich einen gesegneten Aufenthalt in Rom.
Saludo a
los peregrinos llegados de España, México y Chile. De
modo especial a la Asociación de Caballeros y Damas de
Nuestra Señora de Guadalupe, acompañados por el Señor
Cardenal Antonio Cañizares Llovera, Arzobispo de Toledo y
sus Obispos Auxiliares, así como a los Obispos y fieles
de las diócesis extremeñas, con ocasión del primer
centenario de la Declaración de la Nuestra Señora de
Guadalupe como Patrona de Extremadura. Que la imagen
de la Santísima Virgen que hoy traéis a Roma, tan
venerada en vuestro Monasterio guadalupano, y réplica de
la que el Papa San Gregorio Magno regaló a San Leandro de
Sevilla, siga acompañando las celebraciones jubilares y
bendiga a todo esa región española que tuvo una
participación tan activa en la obra de la evangelización
de América.
A minha
saudação a todos os peregrinos de língua portuguesa, de
modo especial aos brasileiros da cidade Ana Rech, no Rio
Grande do Sul, conhecida também pelo nome de “Vila dos
Presépios”, devido à ressonância que dela emana este
símbolo natalício em honra de Deus humanado. Com sua
vinda, a nossa pobre humanidade tornou-se morada da Santíssima
Trindade. Por Ela, sejam abençoadas as vossas famílias e
comunidades com o dom da unidade e da vida plena, na
solidariedade e na paz.
Saluto
in lingua polacca:
Pozdrawiam
wszystkich Polaków, a szczególnie księży z
Diecezji Włocławskiej, neoprezbiterów z
Archidiecezji Katowickiej oraz formatorów i alumnów Wyższego
Seminarium Duchownego w Tarnowie. Witam wszystkich, którzy
przybyli na kanonizację błogosławionego
Szymona z Lipnicy. Za jego wstawiennictwem módlmy się
o liczne i dobre powołania kapłańskie i
zakonne w Kościele w Polsce i na całym świecie.
Niech wam Bóg błogosławi!
Traduzione
italiana del saluto in lingua polacca:
Saluto
tutti i polacchi, e in modo particolare i sacerdoti della
Diocesi di Włocławek, i neopresbiteri
dell’Arcidiocesi di Katowice, nonché i formatori e i
seminaristi del Seminario Maggiore di Tarnów. Do il
benvenuto a tutti coloro che sono venuti per la prossima
canonizzazione del beato Szymon di Lipnica. Per sua
intercessione chiediamo al Signore numerose e buone
vocazioni sacerdotali e religiose nella Chiesa in Polonia
e in tutto il mondo. Dio vi benedica!
Saluto
in lingua croata:
Pozdravljam
sve hrvatske hodočasnike, a na poseban način
mlade iz župa Čapljina i Rotimlje s njihovim ovdje
prisutnim župnicima, skupinu vjernika iz Zadarske
nadbiskupije te udrugu „Hrvatska žena“ iz Krapine.
Gospodin vam bio oslonac u radosnom služenju njegovoj
Crkvi. Hvaljen Isus i Marija!
Traduzione
italiana del saluto in lingua croata:
Saluto i
pellegrini croati, in modo particolare i giovani delle
parrocchie di Čapljina e di Rotimlje con i loro
parroci qui presenti, il gruppo di fedeli
dell’arcidiocesi di Zadar e l’associazione “Dona
Croata” di Krapina. Il Signore vi sia di sostegno nel
servizio gioioso alla sua Chiesa! Siano lodati Gesù e
Maria!
Saluto
in lingua lituana:
Širdingai
sveikinu lietuvių piligrimus. Jums dėkoju, kad
atvykote į šį susitikimą ir meldžiuosi už
jus, už jūsų planus ir jūsų Tėvynę.
Tegu Viešpats palaimina jus visus! Tebūnie
pagarbintas Jėzus Kristus!
Traduzione
italiana del saluto in lingua lituana:
Saluto
cordialmente i pellegrini lituani! Vi ringrazio per la
vostra presenza a questo incontro ed assicuro un ricordo
nella preghiera per voi, per i vostri progetti di bene e
per la vostra Patria. Il Signore vi benedica tutti! Sia
lodato Gesù Cristo!
Saluto
in lingua slovacca:
S láskou
vítam slovenských pútnikov z farností Košice-Nad
Jazerom, Šenkvice, Hermanovce a Kokošovce. Bratia a
sestry, prajem vám, aby vaša návšteva posvätných
miest Ríma znamenala pre každého z vás obnovu kresťanskej
viery. Zo srdca žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený
buď Ježiš Kristus!
Traduzione
italiana del saluto in lingua slovacca:
Con
affetto do un cordiale benvenuto ai pellegrini slovacchi
provenienti dalle parrocchie Košice-Nad Jazerom, Šenkvice,
Hermanovce a Kokošovce. Fratelli e sorelle, vi auguro che
la vostra visita dei luoghi sacri di Roma rappresenti per
ciascuno di voi il rinnovamento della fede cristiana. Di
cuore benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù
Cristo!
* * *
Rivolgo
il mio cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana.
In particolare saluto i fedeli della diocesi di Pozzuoli,
accompagnati dal loro Pastore Mons. Gennaro Pascarella, e
quelli della diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata
dei Goti, con il loro Vescovo Mons. Michele De Rosa. Cari
amici, attingete costantemente dall'Eucarestia la forza
per essere testimoni del Vangelo della carità, seguendo
l'esempio e l'intercessione dei Santi che con la loro
fedeltà a Cristo hanno evangelizzato le vostre terre.
Saluto poi i membri del Pontificio Istituto Missioni
Estere, che celebrano in questi giorni il loro Capitolo
generale, ed auspico che quest'importante Assemblea sia
per tutti stimolo e incoraggiamento ad essere sempre più
segni eloquenti dell'amore di Dio e missionari della
sua pace.
Saluto,
infine, i malati, gli sposi novelli e i giovani,
e tra questi in special modo gli studenti del Liceo "Bonghi"
di Lucera. Nel vivo ricordo della Pentecoste, che abbiamo
celebrato domenica scorsa, vi esorto, cari giovani,
ad invocare costantemente lo Spirito Santo, perché siate
intrepidi apostoli di Cristo fra i vostri coetanei. Lo
Spirito Consolatore aiuti voi, cari malati, ad
accogliere con fede le sofferenze e la malattia offrendole
a Dio per la salvezza di tutti gli uomini, e conceda a
voi, cari sposi novelli, la gioia di costruire la
vostra famiglia sul solido fondamento del Vangelo.
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