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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
6 febbraio 2008
All'udienza
generale, Benedetto XVI parla della Quaresima e lancia un
appello alla riconciliazione per il Ciad. Il saluto del
Papa alla mamma di Ingrid Betancourt
La
Quaresima come “grande ritiro spirituale”, che
permette ai cristiani di fare esercizio di conversione e
di solidarietà con i poveri e così riscoprire che è
questo che dà gioia alla loro vita. Ma anche un appello
perché cessino le violenze in Ciad - al quale il Papa ha
fatto giungere una donazione tramite Cor Unum - e perché
la Terra Santa cammini verso la pace. E infine, un ricordo
di Pio IX, nel 130.mo della morte, definito un
“indomito” servitore della verità in un’epoca di
secolarizzazione. E’ stata un’udienza generale densa
di spunti, quella che Benedetto XVI ha tenuto questa
mattina in Aula Paolo VI, di fronte a circa cinquemila
fedeli. La cronaca, nel servizio di Alessandro De
Carolis:
La secolarizzazione non è un male solo contemporaneo.
La combatté con coraggio anche Pio IX un secolo e mezzo
fa. Ed è in queste epoche di erosione dei valori
cristiani che un periodo di riflessione, preghiera e
digiuno dal materialismo come la Quaresima possono
aiutare, anzitutto le persone di fede, a riscoprire che la
gioia che riempie il cuore sta nel confidare in Dio e
nell’aiutare i più poveri. Benedetto XVI ha spiegato
che i quaranta giorni prima della Pasqua - così come un
tempo la preparazione dei catecumeni rendeva più evidente
- sono un tempo di rinnovamento interiore proprio perché:
“Aiuta a mantenere desta la consapevolezza che
l’essere cristiani si realizza sempre come un nuovo
diventare cristiani: non è mai una storia conclusa che
sta alle nostre spalle, ma un cammino che esige sempre un
esercizio nuovo”.
Le parole-guida della Quaresima - conversione e
penitenza - sono, ha sostenuto il Papa, tanto più
stringenti oggi se si pensa a quanto la “suggestione
delle ricchezze materiali pervada in profondità la società
moderna”:
“Quando proclama la sua totale autonomia da Dio,
l’uomo contemporaneo diventa schiavo di sé stesso e
spesso si ritrova in una solitudine sconsolata. L’invito
alla conversione è allora una spinta a tornare tra le
braccia di Dio, Padre tenero e misericordioso, a fidarsi
di Lui, ad affidarsi a Lui come figli adottivi, rigenerati
dal suo amore”.
Del resto, ha incalzato poco dopo Benedetto XVI con le
parole del Vangelo di Marco, “che giova guadagnare il
mondo intero, se poi si perde la propria anima?”:
“La conquista del successo, la bramosia del
prestigio e la ricerca delle comodità, quando assorbono
totalmente la vita sino ad escludere Dio dal proprio
orizzonte, conducono veramente alla felicità? Ci può
essere felicità autentica a prescindere da Dio?
L’esperienza dimostra che non si è felici perché si
soddisfano le attese e le esigenze materiali. In realtà,
la sola gioia che colma il cuore umano è quella che viene
da Dio: abbiamo infatti bisogno della gioia infinita”.
Antidoto, quasi, all’avidità accesa dal miraggio
della ricchezza o del benessere ad oltranza è il suo
contrario: il dono di beni, il dono di se stessi a chi è
nel bisogno. Il Papa lo ha sottolineato parlando
dell’elemosina, elemento tipicamente quaresimale e al
centro del recente Messaggio dedicato dal Pontefice a
questo tempo liturgico. Se l’elemosina, ha affermato,
viene “praticata con profondo spirito di fede, diviene
un mezzo per capire e realizzare meglio la nostra stessa
vocazione cristiana”:
“Quando infatti, gratuitamente offre se stesso, il
cristiano testimonia che non è la ricchezza materiale a
dettare le leggi dell’esistenza, ma l’amore”.
Ricco anche il dopo-catechesi, con Benedetto XVI a più
riprese impegnato sul versante della cronaca
internazionale, a cominciare da questo appello per lo
Stato del Ciad, uno degli ultimi teatri africani
insanguinati da conflitti intestini e patria di migliaia
di civili in fuga:
“Affido anche alla vostra preghiera e alla vostra
solidarietà questi fratelli e sorelle che soffrono,
chiedendo che siano loro risparmiate ulteriori violenze e
venga assicurata la necessaria assistenza umanitaria,
mentre rivolgo un accorato appello a deporre le armi e a
percorrere la via del dialogo e della riconciliazione”.
Poco prima il Papa, rivolgendosi a un gruppo di
funzionari di governo libanesi, iracheni e giordani
presenti in Aula Paolo VI, li aveva esortati a promuovere
la riconciliazione, la giustizia e la pace nella regione
del Medio Oriente. Poi, terminata l’udienza, è stata la
volta di Yolanda Betancourt - mamma di Ingrid, la
candidata alle elezioni presidenziali colombiane da sei
anni ostaggio della guerriglia locale - accogliere
l’incoraggiamento del Pontefice per questa lunga e
dolorosa vicenda.
Infine, ampio risalto è stato dato da Benedetto XVI al
130.mo anniversario della morte di Pio IX. Il Papa ha
salutato la delegazione del Comitato omonimo, proveniente
da Senigallia, è si è soffermato con parole di grande
apprezzamento sulla figura di un Pontefice che, ha detto,
“espletò con eroica carità la missione di pastore
universale della Chiesa, avendo sempre come obiettivo la
salvezza delle anime”:
“Nel suo lungo pontificato, segnato da avvenimenti
burrascosi, egli cercò di riaffermare con forza le verità
della fede cristiana di fronte a una società esposta ad
una progressiva secolarizzazione. La sua testimonianza di
indomito e coraggioso servitore di Cristo e della Chiesa
costituisce anche oggi un luminoso insegnamento per
tutti”.
BENEDETTO XVI
UDIENZA
GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì delle Ceneri, 6 febbraio 2008
Tempo
quaresimale
Cari
fratelli e sorelle,
quest’oggi,
Mercoledì delle Ceneri, riprendiamo, come ogni anno, il cammino
quaresimale animati da un più intenso spirito di
preghiera e di riflessione, di penitenza e di digiuno.
Entriamo in un tempo liturgico “forte” che, mentre ci
prepara alle celebrazioni della Pasqua – cuore e centro
dell’anno liturgico e dell’intera nostra esistenza –
ci invita, anzi potremmo dire ci provoca, a imprimere un
più deciso impulso alla nostra esistenza cristiana. Poiché
gli impegni, gli affanni e le preoccupazioni ci fanno
ricadere nell’abitudine, ci espongono al rischio di
dimenticare quanto straordinaria sia l’avventura nella
quale Gesù ci ha coinvolti, abbiamo bisogno, ogni giorno,
di iniziare nuovamente il nostro esigente itinerario di
vita evangelica, rientrando in noi stessi mediante pause
ristoratrici dello spirito. Con l’antico rito
dell’imposizione delle ceneri, la Chiesa ci introduce
nella Quaresima come in un grande ritiro spirituale che
dura quaranta giorni.
Entriamo
dunque nel clima quaresimale, che ci aiuta a riscoprire il
dono della fede ricevuta con il Battesimo e ci spinge ad
accostarci al sacramento della Riconciliazione, ponendo il
nostro impegno di conversione sotto il segno della
misericordia divina. In origine, nella Chiesa primitiva,
la Quaresima era il tempo privilegiato per la preparazione
dei catecumeni ai sacramenti del Battesimo e
dell’Eucaristia, che venivano celebrati nella Veglia di
Pasqua. La Quaresima veniva considerata come il tempo del
divenire cristiani, che non si attuava in un solo momento,
ma esigeva un lungo percorso di conversione e di
rinnovamento. A questa preparazione si univano anche i già
battezzati riattivando il ricordo del Sacramento ricevuto,
e disponendosi a una rinnovata comunione con Cristo nella
celebrazione gioiosa della Pasqua. Così, la Quaresima
aveva, ed ancor oggi conserva, il carattere di un
itinerario battesimale, nel senso che aiuta a mantenere
desta la consapevolezza che l’essere cristiani si
realizza sempre come un nuovo diventare cristiani:
non è mai una storia conclusa che sta alle nostre spalle,
ma un cammino che esige sempre un esercizio nuovo.
Imponendo
sul capo le ceneri il celebrante dice: “Ricordati che
sei polvere e in polvere ritornerai” (cfr Gen
3,19), oppure ripete l’esortazione di Gesù:
“Convertitevi e credete al Vangelo” (cfr Mc
1,15). Entrambe le formule costituiscono un richiamo alla
verità dell’esistenza umana: siamo creature limitate,
peccatori bisognosi sempre di penitenza e di conversione.
Quanto è importante ascoltare ed accogliere questo
richiamo in questo nostro tempo! Quando proclama la sua
totale autonomia da Dio, l’uomo contemporaneo diventa
schiavo di sé stesso e spesso si ritrova in una
solitudine sconsolata. L’invito alla conversione è
allora una spinta a tornare tra le braccia di Dio, Padre
tenero e misericordioso, a fidarsi di Lui, ad affidarsi a
Lui come figli adottivi, rigenerati dal suo amore. Con
sapiente pedagogia la Chiesa ripete che la conversione è
anzitutto una grazia, un dono che apre il cuore
all’infinita bontà di Dio. Egli stesso previene con la
sua grazia il nostro desiderio di conversione e accompagna
i nostri sforzi verso la piena adesione alla sua volontà
salvifica. Convertirsi vuol dire allora lasciarsi
conquistare da Gesù (cfr Fil 3,12) e con Lui
“ritornare” al Padre.
La
conversione comporta quindi porsi umilmente alla scuola di
Gesù e camminare seguendo docilmente le sue orme.
Illuminanti sono al riguardo le parole con cui Egli stesso
indica le condizioni per essere suoi veri discepoli. Dopo
aver affermato che “chi vorrà salvare la propria vita,
la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia
e del vangelo, la salverà”, aggiunge: “Che giova
infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi
perde la propria anima”? (Mc 8,35-36). La
conquista del successo, la bramosia del prestigio e la
ricerca delle comodità, quando assorbono totalmente la
vita sino ad escludere Dio dal proprio orizzonte,
conducono veramente alla felicità? Ci può essere felicità
autentica a prescindere da Dio? L’esperienza dimostra
che non si è felici perché si soddisfano le attese e le
esigenze materiali. In realtà, la sola gioia che colma il
cuore umano è quella che viene da Dio: abbiamo infatti
bisogno della gioia infinita. Né le preoccupazioni
quotidiane, né le difficoltà della vita riescono a
spegnere la gioia che nasce dall’amicizia con Dio.
L’invito di Gesù a prendere la propria croce e a
seguirlo in un primo momento può apparire duro e
contrario a quanto noi vogliamo, mortificante per il
nostro desiderio di realizzazione personale. Ma guardando
più da vicino possiamo scoprire che non è così: la
testimonianza dei santi dimostra che nella Croce di
Cristo, nell’amore che si dona, rinunciando al possesso
di se stesso, si trova quella profonda serenità che è
sorgente di generosa dedizione ai fratelli, specialmente
ai poveri e ai bisognosi. E questo dona gioia anche a noi
stessi. Il cammino quaresimale di conversione, che
oggi intraprendiamo con tutta la Chiesa, diventa pertanto
l’occasione propizia, “il momento favorevole” (cfr 2
Cor 6,2) per rinnovare il nostro abbandono filiale
nelle mani di Dio e per mettere in pratica quanto Gesù
continua a ripeterci: “Se qualcuno vuole venire dietro
di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua” (Mc 8,34), e così si inoltri sulla strada
dell’amore e della vera felicità.
Nel tempo
quaresimale la Chiesa, facendo eco al Vangelo, propone
alcuni specifici impegni che accompagnano i fedeli in
questo itinerario di rinnovamento interiore: la preghiera,
il digiuno e l’elemosina. Nel Messaggio
per la Quaresima di quest’anno, pubblicato pochi
giorni fa, ho voluto soffermarmi “sulla pratica
dell’elemosina, che rappresenta un modo concreto di
venire in aiuto a chi è nel bisogno e, al tempo stesso,
un esercizio ascetico per liberarsi dall’attaccamento ai
beni terreni” (n. 1). Noi sappiamo quanto purtroppo la
suggestione delle ricchezze materiali pervada in profondità
la società moderna. Come discepoli di Gesù Cristo siamo
chiamati a non idolatrare i beni terreni, ma ad
utilizzarli come mezzi per vivere e per aiutare gli altri
che sono nel bisogno. Indicandoci la pratica
dell’elemosina, la Chiesa ci educa ad andare incontro
alle necessità del prossimo, ad imitazione di Gesù, che,
come nota san Paolo, si è fatto povero per arricchirci
della sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). “Alla sua
scuola - ho scritto ancora nel citato Messaggio
– possiamo imparare a fare della nostra vita un dono
totale; imitandolo riusciamo a renderci disponibili, non
tanto a dare qualcosa di ciò che possediamo, bensì noi
stessi”. Ed ho aggiunto: “L’intero Vangelo non si
riassume forse nell’unico comandamento della carità?
Ecco allora che l’elemosina, praticata con profondo
spirito di fede, diviene un mezzo per capire e realizzare
meglio la nostra stessa vocazione cristiana. Quando
infatti, gratuitamente offre se stesso, il cristiano
testimonia che non è la ricchezza materiale a dettare le
leggi dell’esistenza, ma l’amore” (n. 5).
Cari
fratelli e sorelle, chiediamo alla Madonna, Madre di Dio e
della Chiesa, di accompagnarci nel cammino quaresimale,
perché sia cammino di vera conversione. Lasciamoci
condurre da Lei e giungeremo, interiormente rinnovati,
alla celebrazione del grande mistero della Pasqua di
Cristo, rivelazione suprema dell’amore misericordioso di
Dio.
Buona
Quaresima a tutti!

Saluti:
Je suis
heureux de vous accueillir, chers pèlerins francophones.
Je salue particulièrement les jeunes et le groupe de l’International
Police Association, Avec ma Bénédiction apostolique.
This
morning I am especially pleased to greet the delegation of
government leaders from Lebanon, Iraq and Jordan, and I
offer my prayerful good wishes for their efforts to
promote reconciliation, justice and peace in the region.
My warm greeting and prayerful encouragement also goes to
the participants in the Graduate School of the Bossey
Ecumenical Institute. I thank the choir for their praise
of God in song. Upon all the English-speaking pilgrims,
especially those from England and the United States, I
cordially invoke God’s blessings of joy and peace.
Ganz
herzlich heiße ich die Pilger und Besucher aus
Deutschland, Österreich, der Schweiz und Südtirol
willkommen. Die Liturgie des Aschermittwochs verkündet
uns in Wort und Zeichen, daß wir Geschöpfe sind, die die
Gnade der Bekehrung brauchen, immer wieder. Gebet, Fasten
und Almosengeben mögen uns helfen, unsere christliche
Berufung tiefer zu erkennen und zu leben. Euch allen wünsche
ich eine gesegnete Fastenzeit!
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española. En
particular, a los fieles venidos de San Sebastián, de las
parroquias de El Salvador de La Roda y de San Juan
Bautista de Carballo, a la Asociación “Palabra culta y
buenas costumbres”, así como a los demás grupos
procedentes de España, México y de otros países
latinoamericanos. Dejémonos guiar por la Virgen María en
el camino cuaresmal y llegaremos, renovados interiormente,
a la celebración de la Pascua de Cristo, revelación
suprema del amor misericordioso de Dios. Os deseo a todos
una Santa Cuaresma. Muchas gracias.
Queridos
peregrinos de língua portuguesa, saúdo cordialmente a
todos, nomeadamente os grupos das paróquias de Espinho e
Ameal no Porto, de Nogueiró e Tenões em Braga, da
diocese de Bragança-Miranda e ainda o Colégio Rainha
Santa Isabel de Coimbra. De bom augúrio é este nosso
encontro ao início da Quaresma, que a todos chama a uma
conversão mais profunda, deixando-nos conquistar por
Jesus e, com Ele, regressar aos braços de Deus, Pai terno
e misericordioso. Aí temos a alegria que não morre;
repletos da mesma, será impossível não transbordar como
uma festa de Deus para os outros. Eu desejo a cada um de vós
esta festa de Deus, deixando a Deus o tempo e o cuidado de
insistir com os demais para que entrem na festa. Uma santa
Quaresma!
Saluto
in lingua polacca:
Drodzy
bracia i siostry! Rozpoczynamy Wielki Post. Niech to będzie
czas prawdziwego nawrócenia, abyśmy odnowieni
duchowo mogli uczestniczyć w tajemnicy odkupienia i
radować się w dniu zmartwychwstania. Niech to będzie
czas zawierzenia miłosierdziu Boga. Serdecznie wam błogosławię.
Traduzione
italiana:
Cari
fratelli e sorelle! Iniziamo la Quaresima. Sia questo un
tempo di vera conversione, affinché, rinnovati nello
spirito, possiamo partecipare al mistero della redenzione
e gioire nel giorno della risurrezione. Sia questo un
tempo di affidamento alla misericordia di Dio. Vi benedico
cordialmente.
Saluto
in lingua ceca:
Srdečně
zdravím farníky z Losin a Rapotína. Přijetím posvátného
popelce dnes zahajujeme postní dobu, drahocenný čas
modlitby a pokání, který nás vede k obrácení. Využijte
tohoto období milosti! Rád vám všem žehnám. Chvála
Kristu!
Traduzione
italiana:
Un
cordiale saluto ai fedeli della Parrocchia di Losiny e di
Rapotín. Oggi, con l'imposizione delle sacre ceneri,
stiamo entrando nella Quaresima, tempo prezioso di
preghiera e di penitenza, che ci porta alla conversione.
Cogliamo con profitto questo tempo di grazia! Volentieri
vi benedico tutti. Sia lodato Gesù Cristo!
* * *
Rivolgo
un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In
particolare, saluto voi, Piccoli cantori di Merano,
grazie per il vostro canto e vi incoraggio a proseguire
con gioia il vostro impegno di animazione liturgica.
Saluto voi, rappresentanti del Comitato Pio IX, di
Senigallia, convenuti a Roma in occasione del 130°
anniversario della morte del beato Pio IX, la cui memoria
liturgica si celebra domani. Vi ringrazio per il vostro
generoso impegno teso a richiamare l'attenzione sulla
figura e sull'esemplarità delle virtù di questo grande
Pontefice, che espletò con eroica carità la missione di
pastore universale della Chiesa, avendo sempre come
obiettivo la salvezza delle anime. Nel suo lungo
pontificato, segnato da avvenimenti burrascosi, egli cercò
di riaffermare con forza le verità della fede cristiana
di fronte a una società esposta ad una progressiva
secolarizzazione. La sua testimonianza di indomito e
coraggioso servitore di Cristo e della Chiesa costituisce
anche oggi un luminoso insegnamento per tutti. Auspico di
cuore che questa significativa ricorrenza contribuisca a
far conoscere meglio lo spirito e il "volto" di
questo mio beato predecessore e a farne apprezzare ancor
più la sapienza evangelica e la fortezza interiore.
Saluto
infine i giovani, i malati e gli sposi
novelli, invitando tutti ad accogliere con prontezza e
attuare con generosa perseveranza l'invito alla
conversione, che la Chiesa oggi ci rivolge in modo
singolare.

APPELLO
DEL SANTO PADRE PER IL CIAD
In questi
giorni sono particolarmente vicino alle care popolazioni
del Ciad, sconvolte da dolorose lotte intestine, che hanno
causato numerose vittime e la fuga di migliaia di civili
dalla Capitale. Affido anche alla vostra preghiera e alla
vostra solidarietà questi fratelli e sorelle che
soffrono, chiedendo che siano loro risparmiate ulteriori
violenze e venga assicurata la necessaria assistenza
umanitaria, mentre rivolgo un accorato appello a deporre
le armi e a percorrere la via del dialogo e della
riconciliazione.
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