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UDIENZA
GENERALE (7 MAGGIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
7 maggio 2008
Aprite
il cuore alle sofferenze del Myanmar: l’appello del Papa
all’udienza generale. In Piazza San Pietro, Benedetto
XVI e Karekin II rinnovano l’impegno per il dialogo
ecumenico
Aprite
il cuore alla generosità verso il popolo sofferente del
Myanmar: è l’accorato appello levato stamani dal Papa
in Piazza San Pietro, durante il tradizionale appuntamento
con i pellegrini del mercoledì. Benedetto XVI ha colto
l’occasione della presenza all’udienza generale del
Catholicos di tutti gli armeni Karekin II per rinnovare
l’impegno a rafforzare il dialogo ecumenico. In questi
giorni di preparazione alla Pentecoste, è stata
l’esortazione del Papa ai 30 mila fedeli presenti,
ravviviamo la speranza nell’aiuto dello Spirito Santo
“per avanzare sulla strada dell’ecumenismo”. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
La comunità internazionale dimostri la sua generosità
verso il popolo del Myanmar devastato dal ciclone “Nargis”:
in Piazza San Pietro, il pensiero del Papa va a quanti
soffrono nel Paese asiatico. Il Santo Padre rinnova il
messaggio di solidarietà inviato al presidente della
conferenza episcopale del Myanmar con un vibrante appello
al cuore di ogni uomo di buona volontà:
“Faccio mio il grido di dolore e di aiuto della
cara popolazione del Myanmar, che ha visto improvvisamente
distrutte dalla sconvolgente violenza del ciclone Nargis
numerosissime vite, oltre a beni e mezzi di sussistenza
(…) Vorrei inoltre ripetere a tutti l’invito ad aprire
il cuore alla pietà e alla generosità affinché, grazie
alla collaborazione di quanti sono in grado e desiderano
prestare soccorso, si possano alleviare le sofferenze
causate da così immane tragedia”.
L’udienza generale, conclusasi con questo appello, è
stata arricchita dalla presenza del Patriarca e Catholicos
di tutti gli Armeni Karekin II, accolto da Benedetto XVI
sul sagrato della Basilica vaticana, tra gli applausi dei
pellegrini. Karekin II è arrivato sul sagrato dalla
Basilica di San Pietro. Prima dell’udienza generale,
infatti, ha reso omaggio alla tomba di Giovanni Paolo II
ed ha salutato la statua di San Gregorio l’Illuminatore,
fondatore della Chiesa armena, collocata in una nicchia
della Basilica. Benedetto XVI ha ringraziato Karekin II
per il suo impegno personale nel rafforzamento
dell’amicizia tra la Chiesa apostolica armena e quella
cattolica. Quindi, ha ricordato le “dure persecuzioni”
sofferte dai cristiani armeni, specie nel secolo scorso:
“Armenia’s many martyrs are a sign of the power
of the Holy Spirit…”
I tanti martiri dell’Armenia, ha detto il Papa, sono
uno segno della potenza dello Spirito Santo che lavora in
tempi di oscurità ed è promessa di speranza per i
cristiani in ogni luogo. Dal canto suo, Karekin II ha
ricordato che gli armeni sono sopravvissuti ad uno
sterminio ed ha levato un appello affinché tutte le
nazioni condannino gli stermini del passato e del presente
e si impegnino nella costruzione della pace.
(canti)
Dopo il momento dei saluti, in un clima di grande
cordialità, il Papa ha svolto la sua catechesi. La
presenza di Karekin II, ha detto ai pellegrini, “ci
ravviva nella speranza di piena unità di tutti i
cristiani”. Una visita che avviene dopo il recente
viaggio in Armenia del cardinale segretario di Stato,
Tarcisio Bertone. Il Pontefice ha riconosciuto gli sforzi
compiuti dalla Chiesa apostolica armena per il dialogo
ecumenico. Quindi, ha messo l’accento sul significato
della Solennità di Pentecoste sulla strada
dell’ecumenismo:
“Noi abbiamo la certezza che il Signore Gesù non
ci abbandona mai nella ricerca dell’unità poiché il
suo Spirito è instancabilmente all’opera per sostenere
i nostri sforzi tesi a superare ogni divisione e a
ricucire ogni lacerazione nel vivo tessuto della
Chiesa”.
Nel giorno della Pentecoste, ha detto, il dono che Gesù
aveva affidato ai suoi la sera di Pasqua, l’assistenza
dello Spirito Santo, divenne palese e pubblico. Da allora,
ha proseguito, la Chiesa è sempre, “per così dire, in
stato di Pentecoste: raccolta nel Cenacolo prega
incessantemente per ottenere sempre nuove effusioni dei
doni dello Spirito Santo”:
“Ecco perché, pur di fronte alle difficoltà e
alle divisioni, i cristiani non possono rassegnarsi né
cedere allo scoraggiamento. Questo chiede a noi il
Signore: perseverare nella preghiera per mantenere viva la
fiamma della speranza e l’anelito verso la piena unità.
Ut unum sint!”
“La Chiesa – ha detto il Papa a braccio - parla,
fin dal primo momento della sua esistenza, in tutte le
lingue, grazie alla forza dello Spirito Santo, e vive in
tutte le culture. La Chiesa non distrugge niente dei
propri doni, della propria storia, ma riassume tutto in
una nuova unità che riconcilia unità e diversità”:
“Nei giorni dopo l’Ascensione del Signore fino
alla domenica di Pentecoste, i discepoli con Maria erano
riuniti nel Cenacolo per pregare. Loro sapevano che non
potevano da loro stessi creare, organizzare la Chiesa; che
la Chiesa non può essere organizzata ma deve nascere; che
la Chiesa non è una Creatura nostra, ma è dono di Dio. E
così solo crea anche unità e cresce unita”.
Un invito all’unità rilanciato dal Papa anche nel
viaggio negli Stati Uniti, dove ha ribadito la
“centralità della preghiera nel movimento ecumenico”.
Benedetto XVI ha invocato lo Spirito Santo affinché i
cristiani, nel loro “comune e generoso servizio al
Vangelo, possano essere nel mondo segno dell’amore di
Dio per l’umanità”. In questa prima udienza generale
nel mese mariano, il Papa ha invitato i giovani, i malati
e gli sposi novelli ad affidarsi alla protezione della
Santa Vergine.
Al momento dei saluti ai fedeli nelle diverse lingue,
il Papa ha rivolto un pensiero speciale ai pellegrini
della Chiesa “Nostra Signora del Rosario” di Doha, in
Qatar, al momento prima ed unica chiesa nel Paese arabo.
Un augurio particolare ai polacchi che domani festeggiano
San Stanislao, patrono della Polonia. Salutando i fedeli
di lingua italiana, il Papa ha rivolto un cordiale
pensiero ai partecipanti al Pellegrinaggio promosso dalle
Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento e ai
rappresentanti delle Scuole delle Maestre Pie Venerini.
Infine, un saluto all’Inter, squadra di calcio italiana
che festeggia il centenario di fondazione.
Nell’occasione, Benedetto XVI ha sottolineato
“l’importanza dei valori morali dello sport
nell’educazione delle nuove generazioni”.
UDIENZA
GENERALE
UDIENZA
GENERALE
Piazza San
Pietro
Mercoledì, 7 maggio 2008
Parole di benvenuto del Santo Padre
al Catholicos Karekin II
Con
grande gioia saluto oggi Sua Santità il Catholicos
Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli
Armeni, e la distinta delegazione che l'accompagna. Santità,
prego affinché la luce dello Spirito Santo illumini il
suo pellegrinaggio sulle tombe degli Apostoli Pietro e
Paolo, gli importanti incontri che avrà qui e, in
particolare, i nostri colloqui personali. Chiedo a quanti
sono presenti oggi di pregare affinché Dio benedica
questa visita.
Santità,
la ringrazio per l'impegno personale profuso nella
crescente amicizia fra Chiesa apostolica armena e Chiesa
cattolica. Nel 2000, subito dopo la sua elezione, è
venuto a Roma per incontrare Papa Giovanni Paolo II e, un
anno dopo, lo ha affabilmente ricevuto nella Santa
Etchmiadzin. Per le sue esequie è venuto di nuovo a Roma
insieme a numerosi responsabili ecclesiali d'oriente e
d'occidente. Sono certo che questo spirito di amicizia
verrà ulteriormente approfondito nei prossimi giorni.
Una
nicchia esterna della Basilica di San Pietro ospita
l'elegante statua di san Gregorio l'Illuminatore,
fondatore della Chiesa armena. Ci ricorda le dure
persecuzioni subite dai cristiani armeni, in particolare
nello scorso secolo. Molti martiri armeni sono un segno
della forza dello Spirito Santo all'opera in tempi bui e
un pegno di speranza per i cristiani ovunque.
Santità,
cari Vescovi e cari amici, insieme a voi imploro Dio
Onnipotente, mediante l'intercessione di san Gregorio
l'Illuminatore, di aiutarci a crescere nell'unità, in un
unico, santo vincolo di fede, speranza e amore cristiani.
* * *
Pentecoste
Cari
fratelli e sorelle,
come
vedete, è tra noi questa mattina Sua Santità il
Catholicos Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di
tutti gli Armeni, accompagnato da una distinta
delegazione. Rinnovo l’espressione della mia gioia per
la possibilità che mi è data stamani di accoglierLo:
l’odierna sua presenza ci ravviva nella speranza della
piena unità di tutti i cristiani. Colgo volentieri
l’occasione per ringraziarLo anche dell’amabile
accoglienza che Egli ha riservato di recente in Armenia al
mio Cardinale Segretario di Stato. E’ un piacere per me
fare altresì memoria dell’indimenticabile visita che il
Catholicos compì a Roma nell’anno Duemila, appena dopo
la sua elezione. IncontrandoLo, il mio amato Predecessore
Giovanni Paolo II, Gli consegnò una insigne reliquia di
San Gregorio l’Illuminatore e in seguito si recò in
Armenia per restituirGli la visita.
È noto
l’impegno della Chiesa Apostolica Armena per il dialogo
ecumenico, e sono certo che anche l’attuale visita del
venerato Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli
Armeni contribuirà ad intensificare i rapporti di
fraterna amicizia che legano le nostre Chiese. Questi
giorni di immediata preparazione alla Solennità di
Pentecoste ci stimolano a ravvivare la speranza
nell’aiuto dello Spirito Santo per avanzare sulla strada
dell’ecumenismo. Noi abbiamo la certezza che il Signore
Gesù non ci abbandona mai nella ricerca dell’unità,
poiché il suo Spirito è instancabilmente all’opera per
sostenere i nostri sforzi tesi a superare ogni divisione e
a ricucire ogni lacerazione nel vivo tessuto della Chiesa.
Proprio
questo Gesù promise ai discepoli negli ultimi giorni
della sua missione terrena, come abbiamo sentito poc’anzi
nel brano del Vangelo: assicurò loro l’assistenza dello
Spirito Santo, che Egli avrebbe mandato perché
continuasse a far loro sentire la sua presenza (cfr Gv
14,16-17). Tale promessa divenne realtà quando, dopo la
risurrezione, Gesù entrò nel Cenacolo, salutò i
discepoli con le parole «La pace sia con voi» e,
alitando su di loro, disse: "Ricevete lo Spirito
Santo" (Gv 20,22). Li autorizzava a rimettere
i peccati. Lo Spirito Santo, quindi, appare qui come forza
del perdono dei peccati, del rinnovamento dei nostri cuori
e della nostra esistenza; e così Egli rinnova la terra e
crea unità dov'era divisione. Poi, nella festa di
Pentecoste, lo Spirito Santo si mostra attraverso altri
segni: attraverso il segno di un vento gagliardo, di
lingue di fuoco, e gli Apostoli parlano in tutte le
lingue. Questo è un segno che la dispersione babilonica,
frutto della superbia che separa gli uomini, è superata
nello Spirito che è carità e che dà unità nella
diversità. Dal primo momento della sua esistenza la
Chiesa parla in tutte le lingue — grazie alla
forza dello Spirito Santo e alle lingue di fuoco —
e vive in tutte le culture, non distrugge niente dei vari
doni, dei diversi carismi, ma riassume tutto in una grande
e nuova unità che riconcilia: unità e multiformità.
Lo
Spirito Santo, che è la carità eterna, il legame
dell'unità nella Trinità, unisce con la sua forza nella
carità divina gli uomini dispersi, creando così la
multiforme e grande comunità della Chiesa in tutto il
mondo. Nei giorni dopo l'Ascensione del Signore fino alla
domenica di Pentecoste, i discepoli con Maria erano
riuniti nel Cenacolo per pregare. Sapevano di non poter
essi stessi creare, organizzare la Chiesa: la Chiesa deve
nascere ed essere organizzata dall’iniziativa divina,
non è una creatura nostra, ma è dono di Dio. E solo così
essa crea anche unità, una unità che deve crescere. La
Chiesa in ogni tempo — in particolare, in questi
nove giorni tra l'Ascensione e la Pentecoste — si unisce
spiritualmente nel Cenacolo con gli Apostoli e con Maria
per implorare incessantemente l'effusione dello Spirito
Santo. Sospinta dal suo vento gagliardo essa potrà così
essere capace di annunciare il Vangelo sino agli estremi
confini della terra.
Ecco
perché, pur di fronte alle difficoltà e alle divisioni,
i cristiani non possono rassegnarsi né cedere allo
scoraggiamento. Questo chiede a noi il Signore:
perseverare nella preghiera per mantenere viva la fiamma
della fede, della carità e della speranza, a cui si
alimenta l’anelito verso la piena unità. Ut unum
sint! dice il Signore. Sempre risuona nel nostro cuore
questo invito di Cristo; invito che ho avuto modo di
rilanciare nel mio recente Viaggio apostolico negli Stati
Uniti d’America, dove ho fatto riferimento alla
centralità della preghiera nel movimento ecumenico. In
questo tempo di globalizzazione e, insieme, di
frammentazione, “senza preghiera, le strutture, le
istituzioni e i programmi ecumenici sarebbero privi del
loro cuore e della loro anima”. Rendiamo grazie al
Signore per i traguardi raggiunti nel dialogo ecumenico
grazie all’azione dello Spirito Santo; restiamo docili
all’ascolto della sua voce, affinché i nostri cuori,
ricolmi di speranza, percorrano senza sosta il cammino che
conduce alla piena comunione di tutti i discepoli di
Cristo.
San
Paolo, nella Lettera ai Galati, ricorda che “il
frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”
(5,22-23). Sono questi doni dello Spirito Santo che
invochiamo anche noi oggi per tutti i cristiani, perché
nel comune e generoso servizio al Vangelo, possano essere
nel mondo segno dell’amore di Dio per l’umanità.
Volgiamo fiduciosi lo sguardo a Maria, Santuario dello
Spirito Santo, e per mezzo di Lei preghiamo: “Vieni,
Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in
essi il fuoco del tuo amore”. Amen!
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